sabato, giugno 12, 2021

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, INFLUENCER E METODI DI INDOTTRINAMENTO ANCHE POLITICO. CLAIRE ELISE BOUCHER: "CON LA TECNOLOGIA ARRIVEREMO AL COMUNISMO".


Oristano 12 giugno 2021

Cari amici,

Claire Elise Boucher

Di recente, certa Claire Elise Boucher, cantante canadese nota al pubblico con il nome d'arte di “Grimes”, nonché moglie del miliardario Elon Musk, ha pubblicato sul web alcune sorprendenti dichiarazioni di natura politica sull'Intelligenza Artificiale (IA), salutando quest'ultima come “la strada per arrivare al comunismo”. Le affermazioni fatte da Grimes, che mescola concetti sui pregi dell'high-tech con delle elucubrazioni filosofico-politiche, sono state diffuse su Internet dall'artista nativa di Vancouver attraverso il social network TikTok e hanno riscosso centinaia di migliaia di like.

Si, per quanto a molti le affermazioni fatte dalla cantante appaiano ‘provocatorie’, Grimes in una diretta su TikTok ha ribadito, con la convinzione di una vera “Influencer”, che la moderna tecnologia, fatta di robot sempre più perfezionati da superare le capacità dell’uomo, sarà la via per giungere al comunismo. Le affermazioni da lei fatte su Tik Tok, uno dei social network più in voga tra i più giovani su un argomento così delicato (se pensiamo che la via per giungere al comunismo è stata cercata dall’uomo dalla fine del Milleottocento), oltre a conseguire un fortissimo numero di like, ha fatto riflettere non poco.

Grimes, nativa di Vancouver, conosce bene l’intelligenza artificiale, in quanto moglie di Elon Musk, leader di Tesla e di SpaceX. Donna intelligente e capace, ha un pubblico numeroso che la segue, non solo come cantante (ha interpretato numerosi singoli di successo nel corso della sua carriera, giungendo addirittura a firmare la colonna sonora del film “Suicide Squad”) ma anche come valida “Influencer”. C’è da dire, cari amici, che, giorno dopo giorno, gli abitanti della terra stanno  diventando soggetti sempre più “eterodiretti”, quasi che tutti noi fossimo diventati incapaci di gestire e costruire idee e progetti con il nostro cervello, diventato praticamente obsoleto e non al passo coi tempi.

Tornando al concetto espresso da Claire Elise Boucher, che vanta certamente un’esperienza di non poco conto sulla futura tecnologia robotica, essa cerca di avallare l’ipotesi che questa moderna tecnologia possa riuscire a trasformare anche la politica; secondo lei, proprio grazie allo sviluppo dell’intelligenza artificiale il mondo potrà trasformarsi radicalmente, facendo nascere una società comunista. A molti potrebbe sembrare una battuta fatta per farci sorridere, ma potrebbe non essere così. Le sue parole (frasi certamente gradite se avallate da 185mila like) hanno scatenato un vero e proprio dibattito sul web, facendo rapidamente il giro del mondo, tanto che sono approdate sino alle nostre latitudini, dove la fama di Grimes, tra l’altro, non è ancora così accentuata. Parole che potrebbero conseguire altro gradimento, facendo ulteriormente impennare verso l’alto i like. Per i più curiosi, ecco il testo di quanto dichiarato da Claire Elise Boucher su Tik Tok.

“Ho una proposta per i comunisti. Allora, buona parte dei comunisti che conosco non sono grandi fan dell’intelligenza artificiale. Ma, se ci pensate, l’intelligenza artificiale è in realtà la via più veloce per arrivare al comunismo”. Secondo la moglie di Elon Musk, infatti, nessuno dovrebbe più lavorare e a tutti sarebbero forniti i mezzi di sostentamento necessari per vivere un’esistenza confortevole. L’intelligenza artificiale, per esempio, potrebbe automatizzare l’intero settore dell’agricoltura, eliminando non solo gli sprechi ma la corruzione sistemica,  arrivando in questo modo, il più vicino possibile, ad una vera uguaglianza.

Cari amici, personalmente considero l’idea di Claire Elise Boucher un’utopia punto e basta. Se davvero, nel caso che domani i robot potranno essere in grado di sostituire l’uomo nella gran parte dei lavori attuali, i pochi nuovi “padroni del mondo”, in primis personaggi proprio come il marito Elon Musk, ridurrebbero il mondo alla stregua di un “Nuovo regno tecnologico”, un Olimpo con pochi eletti e un’infinità di miseri, ai quali verrebbe impedito anche di pensare, garantendo loro solo “la razione di cibo quotidiana”. Credo che in un ipotetico mondo così concepito l’estinzione dell’umanità non tarderebbe ad arrivare.

A domani.

Mario
GLI IPOTETICI, FUTURI NUOVI SCHIAVI



venerdì, giugno 11, 2021

TORTA VELOCE (QUICK) DI ZUCCHINE, PROSCIUTTO, FORMAGGIO E UOVA. UNA RICETTA DELIZIOSA, CAPACE IN POCO TEMPO DI RISOLVERE UN VELOCE PRANZO O UNA CENA.


Oristano 12 giugno 2021

Cari amici,

Con l’avanzare della primavera, e l’aumentare del caldo che spazza via il grigiore del periodo invernale, godere degli spazi esterni e uscire di casa è diventato praticamente un imperativo, in particolare dopo questo triste periodo di forzato fermo pandemico, che ha ridotto le relazioni fisiche con amici, parenti e conoscenti. Ora, dopo le prime riaperture, appare già una certa luce di speranza, che consente, seppure con prudenza, la ripresa delle relazioni in presenza, facendo rinascere gli scambi d’amicizia con aperitivi e inviti casalinghi, anche per fast lunch e cenette in compagnia (seppure limitata), cosa che stimola i padroni di casa a servire agli ospiti alcune ricette sfiziose, in particolare se veloci e non troppo difficili da preparare. 

Una delle gradite ricette che mi viene in mente è questa: “QUICK DI ZUCCHINE, PROSCIUTTO, FORMAGGIO E UOVA”, una ricetta deliziosa, capace in poco tempo di risolvere un veloce un aperitivo, pranzo o una cenetta. Perfetta come antipasto o da servire con un aperitivo (magari in piccole monoporzioni), risulta ottima anche per la cena di famiglia con amici; un piatto che può essere preparato in una manciata di minuti ma che farà fare alla padrona di casa un figurone. Questa quiche alle zucchine con prosciutto cotto e scamorza che sto per descrivervi vi saprà conquistare al primo assaggio. Con il suo involucro croccante ed il suo ripieno cremoso sarà un piatto letteralmente strepitoso e buono, perfetto per tutti. La preparazione, inoltre, è molto semplice e veloce, il che rende questa ricetta adatta davvero a tutti, anche a chi non ha molto tempo e/o particolare abilità ai fornelli. Scopriamo insieme come procedere passo dopo passo.

TEMPI: PREPARAZIONE, 25min, COTTURA 40min.

 INGREDIENTI (CALCOLATI PER 6 PERSONE): 1 rotolo di pasta sfoglia, 2/3 zucchine lunghe, 150 g di prosciutto cotto, 150 g di scamorza (o dolce sardo), 160 g di Philadelphia, 2 uova, 30 g di parmigiano reggiano, 100 ml di latte, q.b. di sale.

PREPARAZIONE

Per iniziare la preparazione di questo piatto dovete partire dalle zucchine. Lavatele e spuntatele e poi grattugiatele utilizzando una grattugia a fori larghi. Cospargete ora con del sale e fate riposare per circa 20 minuti, prima di strizzare con un canovaccio ben pulito. In questo modo, infatti, le zucchine perderanno il liquido di vegetazione e risulteranno ben asciutte. Fatto questo potete dedicarvi agli altri ingredienti. Il prosciutto cotto e la scamorza dovrete ridurli in cubetti.

Prendete ora una ciotola, aggiungete le uova, il parmigiano reggiano grattugiato, il philadelphia ed il latte e mescolate per bene, utilizzando una forchetta o una frusta. In questo modo otterrete una pastella ben liscia. Aggiungete anche le zucchine strizzate, il prosciutto e la scamorza ed amalgamate il tutto con una forchetta. Prendete poi la pasta sfoglia, apritela sul piano di lavoro ed utilizzatela per foderare una teglia sul fondo e sui bordi. Bucherellate poi la pasta con i rebbi di una forchetta.

Versate ora dentro la teglia il composto (la pastella appena preparata) e ripiegate i bordi della pasta verso l’interno. Preparate ora il forno: portatelo a 180°C  e fate cuocere a per circa 40 minuti. Una volta dorata in superficie potete sfornare, fare freddare e poi servire ai vostri ospiti. Se ne avete cucinato in abbondanza, quanto resta si può conservare in frigorifero per un paio di giorni. Tolta dal frigo, potrete riscaldarla ripassandola in forno per una decina di minuti, oppure, se preferite mangiarla fredda, dopo averla tenuta a temperatura ambiente per circa 30 minuti prima di servirla.

Cari amici, come accennato prima, sono sicuro che, in caso abbiate ospiti a cui far assaggiare questo piatto, farete una gran bella figura, perché ha davvero un gusto speciale, dato dall’amalgama degli ingredienti. Potete servire a tavola accompagnando questo piatto con un buon vino come un Karmis o un Montiprama (Azienda vinicola Contini- Cabras). Buon appetito!

A domani.

Mario

 

 

giovedì, giugno 10, 2021

TUTTO IL MONDO È PAESE: NON SOLO IN ITALIA (COL REDDITO DI CITTADINANZA), MA ANCHE IN USA (CON I SUSSIDI DI DISOCCUPAZIONE), IL RISULTATO NON CAMBIA: CALA LA VOGLIA DI LAVORARE.


Oristano 10 giugno 2021

Cari amici,

Il Presidente Biden

Ormai l’affermazione che sta scomparendo “la voglia di lavorare” non è in bocca solo a noi italiani ma anche agli americani, visto che lo stesso fenomeno che viene riscontrato in Italia si sta diffondendo pure negli Stati Uniti, complice a quanto pare il “Sussidio di disoccupazione”, che corrisponde, grosso modo  al nostro Reddito di cittadinanza. “La gente non vuole più lavorare”, questa la frase che si sente ripetere più spesso non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti e in diversi altri Paesi, facendo emergere la crescita di un ‘rifiuto al lavoro’ che turba e impensierisce non poco.

Un fenomeno preoccupante,  considerato il fatto che l’interesse a coprire certi lavori vacanti, manifestato prima dello scatenarsi della pandemia,  sembra praticamente tramontato. Ora, a certe candidature che in precedenza sarebbero state accettate anche volentieri, in pochissimi rispondono, manifestando assoluto disinteresse. Un comportamento, quest’ultimo, che ha fatto puntare il dito proprio contro i sussidi di disoccupazione, colpevoli, secondo alcuni, di aver reso le persone molto più “pigre” che in passato.

In realtà, dunque, a questo preoccupante fenomeno vengono attribuite non più ragioni economiche, ma altre, di matrice psicologica e sociale. Ragioni forti, aggravate anche da un’altra ragione: il fatto che la pandemia, con chiusure in casa e non poche restrizioni, ha dato a molti l’occasione di ripensare alla propria vita e al proprio lavoro, modificando le “coordinate” precedenti, che davano maggior peso al lavoro e meno valore al tempo libero e alla famiglia. Ora, con i così detti “sussidi”, erogati per il mantenimento di chi non svolge lavoro, se da un lato hanno consentito di mantenere un minimo di dignità alle famiglie, hanno fatto assaporare il piacere di guadagnare senza lavorare.

Dai primi anni di erogazione degli interventi di “cassa integrazione” in poi, il ricevere dei soldi senza far nulla, credetemi, ha incentivato la voglia di vivere senza avere l’impegno lavorativo! Se, invece, si fosse optato per la concessione degli stessi soldi, chiedendo in cambio del lavoro svolto per pubblica utilità, certamente le cose avrebbero girato meglio, a mio modesto giudizio. Abbiamo un gran numero di Comuni, dai piccoli ai più grandi, che avrebbero potuto utilizzare i beneficiari dei “ristori pubblici” (dalla cassa integrazione al reddito di cittadinanza) in una miriade di attività sociali. Invece si è voluto dare senza nulla chiedere in cambio!

Nel mio recente post sui grandi errori fatti in Italia con il “Reddito di Cittadinanza”, ho cercato di esternare tutta la mia perplessità su questa “fabbrica di nullafacenti”, che rifiutano il lavoro che prima sognavano, in quanto è molto più semplice ricevere i soldi oziando! Il post di cui parlo è del 2 giugno, e chi vuole può andare a leggerlo o rileggerlo; ecco il link: http://amicomario.blogspot.com/2021/06/il-fallimento-del-reddito-di.html. Amici, non c’è più voglia di lavorare, se i soldi arrivano a casa senza dover faticare, alzandosi all’alba e combattendo i problemi quotidiani.

Eppure, nonostante a mio avviso ciò appaia chiaro, basta guardare con attenzione ad alcuni, recenti, temi del dibattito politico in corso. Partiamo dalla proposta del Segretario del Partito Democratico Enrico Letta, che ventila un aumento delle tasse di successione con lo scopo di dare una dote a molti diciottenni senza lavoro. Chi cerca di opporsi lo fa ribadendo che non è giusto dare soldi ai giovani “per fare nulla”. Non è la sua una proposta che agevolerebbe l’eventuale apertura di un’impresa, una Start-Up, oppure il ristoro ad un’azienda che li assume mitigando i contributi, ma un semplice “regalo per non lavorare”!

Se poi entriamo nel campo del “Lavoro femminile mancato”, la musica non cambia. Si parla degli sforzi in atto per “dare un lavoro” alle donne, eppure nella grande maggioranza dei casi non è che esse se ne stiano a casa con le mani in mano! Pensate che non sia un lavoro la cura familiare, l’impegno per la tutela della Comunità, la cura dei figli, l’accudire un genitore malato e fare volontariato? Eppure chi ha mai parlato di “remunerare questo impegno”? Credo nessuno, perché il lavoro domestico mica è considerato un lavoro! Infatti, oggi una donna che amministra la casa, cresce dei figli, si occupa dei propri anziani, nelle nostre statistiche appare come “persona inattiva”. Se a Voi questo sembra giusto…

Cari amici, credo che ogni ulteriore commento sia davvero superfluo!

A domani.

Mario
Di Maio, le ultime parole famose...

mercoledì, giugno 09, 2021

LA “3A”DI ARBOREA, LA PIÙ GRANDE INDUSTRIA SARDA DEL LATTE, HA LANCIATO “A.YO”, IL PRIMO YOGURT VACCINO – OVINO D’ITALIA.


Oristano 9 giugno 2021

Cari amici,

Da tempo la “3A” di Arborea è proiettata verso l’innovazione, sia con la ricerca di nuovi mercati che con la realizzazione di prodotti innovativi. Uno degli ultimi tasselli posti nel puzzle della loro crescita è la realizzazione del  primo yogurt vaccino – ovino d’Italia! Oramai obiettivo della 3A è quello di continuare ad innovare il prodotto, utilizzando le più moderne tecniche e strategie,  tutte tese alla valorizzazione della produzione: il latte e i suoi derivati, ma con l’utilizzo non solo di quello vaccino ma anche di quello di pecora, che in Sardegna, come sappiamo, da sempre riveste un ruolo centrale, sia in ambito economico che culturale.

La strategia adottata dalla 3A per mettere insieme i due tipi di latte, utilizzati per confezionare uno yogurt “misto”, è da considerarsi certamente “un colpo di genio” (tra l’altro primo in Italia), realizzato creando una miscela di latte vaccino e ovino, che ha consentito di coniugare le proprietà nutrizionali del primo con la carica proteica del secondo. Un mix reso possibile da uno speciale processo di lavorazione, che lo ha reso naturalmente cremoso. Il felice risultato è uno yogurt che è stato chiamato “A.Yo”, sigla che se da un lato sta per indicare “Arborea-yogurt”, dall’altro richiama la tipica esclamazione in sardo.

Si, amici, sicuramente è un’idea bella e vincente, che tra l’altro vede utilizzati solo prodotti sardi: il latte vaccino di Arborea, prodotto nell’Isola e fornito dalle oltre 200 imprese socie di Arborea e, quello ovino fornito da un selezionato gruppo di allevatori della cooperativa CAO di Siamanna, partner di Arborea, già fornitore per latte e derivati a marchio GIRAU. La gamma di “ A.Yo ” si compone di 4 referenze di yogurt bianco: il cremoso bianco intero, il cremoso Zero% Grassi; il cremoso senza lattosio e il cremoso bianco dolce con miele. Tutte le varianti si contraddistinguono per l’alto contenuto proteico rispetto alla media del segmento di mercato di riferimento e il particolare profilo organolettico, derivante dal mix tra il latte di pecora e di mucca. Innovativo anche il packaging, 100% riciclabile.

La 3A di Arborea è una cooperativa che raggruppa circa 200 aziende agricole, ed è presente sul mercato lattiero caseario con i marchi Arborea - L’isola felice delle mucche, Girau Fattorie di Sardegna e S. Ginese. Il Gruppo è specializzato nella raccolta e trasformazione di latte vaccino, ovino e caprino. Nel dettaglio nel 2020 ha raccolto 206 milioni di litri di latte vaccino, 7 di latte caprino e 2 milioni di latte ovino. Ha chiuso il bilancio 2020 con 193,7 milioni di euro di fatturato e una crescita del 5,7%. Buona parte dei formaggi e latticini marchiati dalla cooperativa sarda sono infatti venduti nella Grande distribuzione (55%), seguita dal canale discount (13%), industria (12%), Horeca (7%), ingrosso (5%),Negli anni scorsi ha dato grande importanza alla scoperta di nuovi mercati, tra cui la Cina, fornendo il latte a diverse scuole di Pechino.

Intervistato per il lancio dello yogurt “A.YO“, il Presidente della 3A Gianfilippo Contu ha così commentato l’iniziativa: “Da specialisti del latte continuiamo a investire nell’innovazione di prodotto, capitalizzando le attività di ricerca e sviluppo. Da questo è nato A.Yo , il primo yogurt con latte di mucca e pecora, un prodotto che innova il segmento del bianco con una proposta di rottura che intercetta i trend più importanti del settore come l’attenzione alle materie prime e la predilezione verso cibi sani e alto-proteici prodotti in maniera sostenibile. A.Yo ha nell’integrazione di due filiere il proprio punto di forza: quella bovina, strutturata e forte e di maggiore notorietà, incontra e sostiene quella ovina”.

Cari amici, plaudo al costante avanzare, sia tecnologico che di mercato, della Cooperativa 3A di Arborea; l’unica cosa che mi meraviglia è che in Sardegna la loro apertura mentale, l'opera meritoria di lungimiranza e di investimento, non sia stata seguita e imitata a dovere da altre attività, che avrebbero potuto meglio crescere, non solo in campo agro pastorale. Questa azienda, nonostante il difficile periodo che si sta attraversando per la pandemia creata dal coronavirus, continua caparbiamente ad andare avanti, nonostante le difficoltà che anche il comparto lattiero caseario ha manifestato e ancora presenta. La cooperativa Arborea, senza timore, prosegue caparbiamente nel suo percorso di consolidamento, aspettando che torni il buon vento della ripresa!

A domani, amici.

Mario

martedì, giugno 08, 2021

ALIMENTAZIONE E AMBIENTE. L’OLIO DI PALMA: SE PENSAVI CHE L’ESTRAZIONE INDUSTRIALE FOSSE ORMAI CESSATA, SAPPI CHE PURTROPPO CONTINUA.


Oristano 8 giugno 2021

Cari amici,

La battaglia, lunga e defatigante, messa in atto sia per eliminare questo pericoloso grasso dall’alimentazione umana che per diminuire la deforestazione nelle zone di produzione, purtroppo non è ancora finita! Illusi dalla martellante pubblicità che in lungo e in largo ora reclamizza i nuovi prodotti (dove prima veniva largamente utilizzato l’olio di palma) con la scritta “Non contiene olio di palma”, in tanti abbiamo pensato che la coltivazione di questa pianta fosse se non proprio cessata almeno fortemente diminuita. Ma purtroppo così non è stato.

Il fatto che l’Olio di palma sia (in particolar modo in Italia) praticamente sparito dalle nostre tavole significa ben poco, perché quest'olio risulta ancora alquanto presente. Attualmente sugli scaffali dei supermercati italiani compaiono sempre più prodotti reclamizzati come “senza olio di palma”, e questo noi italiani possiamo considerarlo una bella vittoria alimentare, ma guardando all’estero non è così. L’olio di palma, in realtà, continua ad essere prodotto su larga scala, e il 60% dell’olio di palma importato in Europa, seppure non venga ora utilizzato per il cibo lo è per produrre energia, sia sotto forma di agro-combustibile (45%), cioè combustibile ricavato da processi e da prodotti dell’agricoltura, che per produrre calore ed elettricità (il restante 15%).

La realtà, amici, è che seppure in Italia siamo riusciti ad eliminarlo da moltissimi cibi, la campagna di boicottaggio messa in atto non ha risolto molto, in quanto la produzione continua alla grande, avendo solo cambiato destinazione! Questo sta a significare che i danni causati dalla deforestazione (dall’Amazzonia all’Indonesia) non sono affatto cessati, ma continuano senza sosta. Questo comportamento ha fatto sì che Legambiente avviasse una campagna di sensibilizzazione, chiamata “Stop agli oli di palma e di soia per biocarburanti e elettricità”.

Grazie ad un emendamento proposto dall’Associazione e presentato agli organi istituzionali, la produzione industriale di olio di palma e di soia (maggiore responsabile della deforestazione) sarà, per fortuna, esclusa dalla produzione di biocarburanti e di elettricità; a partire dal 1° gennaio 2023, grazie ad una norma approvata il 31 marzo in Parlamento, la proposta verrà inclusa dall’esecutivo nella prossima legge sulle energie rinnovabili, in un contesto di transizione ecologica in pronta attuazione.

Cari amici, l’estrazione industriale dell’olio di palma di danni ne continua a fare diversi, diretti e indiretti. In primis il danno alimentare,  accertato da un’indagine svolta dall’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) su alcuni contaminanti tossici che si formano nelle sostanze grasse e oleose sottoposte a trattamenti di raffinazione ad elevate temperature, e a seguire il danno ambientale, in quanto la produzione industriale di olio di palma è responsabile di una deforestazione significativa, che, tra l’altro contribuisce alla scomparsa di molte specie animali come gli oranghi. In che modo, direte Voi?

La palma da olio cresce solo nella zona equatoriale. Con l’85% della produzione mondiale, l’Indonesia e la Malesia dominano il mercato. Queste aree sono anche quelle dei grandi bacini di fitte foreste; attualmente la domanda sta esplodendo: negli ultimi dieci anni la produzione di olio di palma è aumentata di quasi l’83%! Ogni giorno, quindi, migliaia di ettari vengono bruciati per far crescere queste famose palme, rendendo questa coltura una delle principali cause di disboscamento nel sud-est asiatico, ma anche, più recentemente, in Africa.

L’Indonesia è diventata così il terzo più grande produttore di CO2 al mondo, in particolare a causa di questi incendi boschivi. Dopo aver bruciato le foreste, i produttori industriali creano la monocoltura: superfici gigantesche sono così ricoperte dalle sole palme. Le piante e gli animali che vivevano lì stanno perdendo il loro habitat e stanno scomparendo ad alta velocità. La popolazione degli oranghi, per esempio, è diminuita di oltre il 90% in un secolo sull’isola di Sumatra, dove si è diffusa la piantagione dell’olio di palma.

Altro problema di non poco conto è l’uso indiscriminato di pesticidi e fertilizzanti chimici, come il paraquat, comunemente usato in queste piantagioni. Tale prodotto altamente tossico, vietato dal 2007 nell’Unione Europea, è chiaramente identificato come cancerogeno e danneggia i sistemi riproduttivi degli animali, compreso l’uomo. L’uso intensivo e su larga scala di prodotti tossici ha conseguenze disastrose per l’ambiente e i suoi abitanti: influenzando anche la salute dei residenti, contaminando il suolo, l’acqua e l’aria.

Cari amici, continuando con l’egoismo del profitto a tutti i costi, stiamo lasciando un mondo invivibile alle nuove generazioni. L’olio di palma rappresenta davvero un doppio rischio: quello di minare la nostra salute (secondo le stime e leggendo l’etichetta della Nutella, quasi il 70% della composizione del barattolo era solo zucchero e olio di palma), con aumento dell’obesità, diabete ma anche malattie cardiovascolari e ostruzione dei vasi sanguigni, e quelli dei danni, spesso irreversibili, all’ambiente. Purtroppo, a tutt'oggi, la sfida su questo fronte è ancora lontana dall’essere vinta.

A domani.

Mario

lunedì, giugno 07, 2021

MARCO TULLIO CICERONE: UNA STRAORDINARIA FIGURA, FRA LE PIÙ RILEVANTI DELL’ANTICA ROMA. FILOSOFO, SCRITTORE, ORATORE E POLITICO DI RANGO, CHE POSSSIAMO CONSIDERARE ATTUALE ANCHE OGGI.


Oristano 7 giugno 2021

Cari amici,

Oggi voglio parlare con Voi di una grande figura del passato dell’antica Roma: Marco Tullio Cicerone. Nato il 3 gennaio del 106 a.C. in un borgo della campagna romana, nel comune di Arpinum, antica città di collina fondata dai Volsci, Cicerone apparteneva alla classe equestre, ovvero alla piccola nobiltà locale; la sua famiglia era composta dal padre Marco Tullio Cicerone il Vecchio, uomo colto ma di origine sconosciuta, dalla madre Elvia, di nobile casato e integri costumi, e dal fratello Quinto. Il suo curioso “cognomen Cicero” era il soprannome attribuito ad un suo antenato abbastanza noto, che aveva una verruca sul naso, che ricordava nella forma un cece (cicer, ciceris è il termine latino per cece).

Cicerone fu una delle figure più rilevanti di tutta l'antichità romana. La sua vasta cultura, che spaziava dalla filosofia alla retorica, dalla cultura politica a quella legale, gli consentì di scrivere numerosissimi libri e trattati, lasciando ai posteri un prezioso ritratto della società romana, in particolare degli ultimi, travagliati anni della Repubblica. Tra le sue opere straordinarie, una fu fondamentale per la comprensione del mondo latino di allora: le “Lettere” (Epistolae Familiares), in particolare quelle dirette all'amico Tito Pomponio Attico, che offrono numerosissime riflessioni sui più svariati avvenimenti, permettendo così di comprendere meglio quali fossero le reali linee politiche dell'aristocrazia romana.

Cicerone occupò per molti anni anche un ruolo di primaria importanza nel mondo della politica romana: dopo aver salvato la repubblica dal tentativo eversivo di Lucio Sergio Catilina, intervento che gli fruttò l'appellativo di “Pater patriae” (padre della patria), ricoprì un ruolo di primissima importanza all'interno della fazione degli Optimates. Fu, infatti, Cicerone che, negli anni delle guerre civili, difese strenuamente, fino alla morte, una repubblica giunta ormai all'ultimo respiro e destinata a trasformarsi nel “Principatus augusteo”.

Amici, quelli vissuti da Cicerone non erano certo tempi molto democratici. Il periodo da lui vissuto, come realtà storica e come concezione politica, seppure scosso da movimenti popolari contro il forte potere senatoriale, democraticamente cominciava ad evaporare sotto forti spinte totalitarie. Ebbene, amici, le nostre analisi di, oggi, cosa ci consentono di sostenere sulla figura di Marco Tullio Cicerone, nato ad Arpino 106 a.C. e morto il 43 a.C. assassinato sulla spiaggia di Gaeta? Possiamo dire che fosse un democratico oppure no? Non è facile rispondere con un SI o un NO secco, in quanto è preferibile esprimersi un po’ con un sì e anche con un no.

Cicerone, però, c'è da dire che era uomo che cercava sempre di trovare l’equilibrio tra le Istituzioni repubblicane, ritenendo che questo dovesse essere costruito sulla base del consenso tra le diverse compagini sociali attive, specialmente tra i senatori aristocratici, gli optimates e gli equites, i borghesi del ceto equestre, come fece quando fu console nel 63 a.C., amato e rispettato per i fantastici risultati politici di buona amministrazione che ottenne. In questo senso Cicerone può essere annoverato, anche se in piccola parte, tra gli autori della democrazia di allora, quando in realtà la democrazia mancava a Roma da molto tempo. Ebbene, amici, perché possiamo dire che la figura di Cicerone è ancora oggi abbastanza attuale? Vediamo insieme il perché partendo dai fatti della sua epoca.

Nell’anno 43, quello della sua morte tragica in quanto viene ucciso da ‘proscritto’, Cicerone fu accusato di aver usato un sistema machiavellico per colpire Marco Antonio (succeduto a Cesare a capo dei cesariani), servendosi del giovanissimo Ottaviano. Bruto, l’uccisore di Cesare, detestava Ottaviano, essendo molto amico di Marco Antonio e non lesinò rimproveri a Cicerone per la benevolenza mostrata verso il debole Ottaviano. Gli scrisse una cosa tremenda: “tu non vuoi la libertas, tu vuoi un padrone buono e smentisci te stesso”. In realtà, lungi dall’essere un opportunista, Cicerone nutriva la generosa speranza di poter ricondurre la repubblica romana al patto di fondazione, che definiva e connotava il così detto ‘bene pubblico’.

Perché, dunque, noi oggi possiamo considerare Cicerone ancora attuale come pensiero e come agire? La ragione primaria sta nel fatto inconfutabile  che il grande Marco Tullio Cicerone aveva  in sé quel gran senso dello Stato, e delle istituzioni, che oggi possiamo affermare che si è perduto quasi definitivamente, a causa dei grandi uomini di potere, veri titolari di clan che, una volta saliti al comando, hanno cancellato il valore del ‘bene pubblico’ per soddisfare le brame e gli interessi privati e di bottega; il potere delle caste, delle classi dominanti e privilegiate, è oggi molto simile a quello del periodo romano che Cicerone combatteva senza timore. Amici, come possiamo vedere tutti i giorni, il potere statale moderno non è altro che un comitato che amministra gli affari comuni di tutta la classe borghese al potere; il vero “Bene pubblico” è sempre più un bene utopico, obsoleto, quando nelle sedi istituzionali si opera solo per salvaguardare privilegi e caste.

Cari amici, invito chi consulta quanto scrivo a leggere o rileggere il testamento filosofico e spirituale di Cicerone, il “De officiis”, un Trattato sui doveri di amministratori e cittadini, che mira a delineare il comportamento ideale da tenere in società. In quest’opera, che ha un tono diverso dalle sue precedenti trattazioni filosofiche, i precetti e gli ammonimenti presenti, mirano a fornire alle future generazioni insegnamenti di vita volti ad arginare la corruzione morale e politica. In questo libro possiamo leggere quale era veramente il suo pensiero e l’azione politica necessaria per la tutela del ‘bene comune’, evidenziando la sua fede nella libertà repubblicana. Ecco perché Cicerone è ancora oggi così attuale.

A domani, amici.

Mario