sabato, agosto 30, 2025

UN CURIOSO INTELLETTUALE CHE SI MUOVE IN BICICLETTA NELLA SONNOLENTA ORISTANO: BRUNO BROVELLI.


Oristano 30 agosto 2025

Cari amici,

Ho avuto il piacere di incontrare e conoscere personalmente, nei giorni scorsi, Bruno BROVELLI, l’intellettuale oristanese arrivato ormai alle 90 primavere, ma portate con quello spirito sportivo che gli consente di girare con calma per Oristano in bicicletta con il suo capello a falde calcato in testa e un cestino di libri nel piccolo portabagagli posteriore. Bruno è un oristanese che ha la passione per le cose del passato, che raccoglie e mette da parte in modo meticoloso; soggetto alquanto curioso, mette da parte materiale di ogni genere, col tempo diventato obsoleto (oggi si usa il termine straniero vintage), che consente, però, di conservarne la memoria, in un mondo che, ormai, ha da tempo adottato l’usa e getta!

La sua casa è una immensa biblioteca, colma di libri e di materiale di ogni tipo: antichi documenti, materiale fotografico del passato di notevole interesse etnico e storico; tutti pezzi che testimoniano in modo preciso la vita domestica e lavorativa del passato. Bruno non si limita a “raccogliere” le cose, gli oggetti del passato: essendo in possesso di una bella cultura ha anche scritto diversi libri, su Oristano e sul suo territorio, come “
FATTUS IN DOMU” e “Santu Giuanni e Turri ‘e Seu” (editi da editrice EPDO - Oristano).

Nella sua ultima opera, che parla con amore della Penisola del Sinis, (definita “Un continente che s’adimanda su Sinis… tottu cantu su Sinis”), fa una bella riflessione personale su questo nostro territorio, che lui così definisce “… Selvaggio, ricco, misterioso e soave, in particolare le zone umide, lo stagno, le paludi e gli acquitrini che ne occupano una buona parte. Per poterlo apprezzare e goderne tutta la sua bellezza, bisogna viverci alcuni giorni. La notte al chiaro di luna con il mare di fronte e i campi di grano alle spalle. Poi al levar del sole, incamminarsi  per i sentieri tra la macchia mediterranea, stando attenti a non calpestare qualche tartaruga e ammirare i nastri d’argento che le lumache hanno seminato lungo il loro percorso tra un cespuglio e l’altro, alla ricerca di cibo”.

Sono davvero "Parole d’amore" quelle di Bruno Brovelli su questo luogo meraviglioso, magico, che Egli conosce alla perfezione; un'ammirazione che estende anche all’amico pescatore, quando sottolinea che “… Lillicu il pescatore, oltre a saper confezionare “Sa M’reca”, conosce tutti i fondali marini; ma nel Sinis, ci sono anche tanti ettari di terreno coltivati a grano e altri campi coltivati a meloni, tant’è che dire “meloni del Sinis, è garanzia di qualità. Altra coltura sono i carciofi, tant' che diversi, restanti terreni, sono coltivati a carciofi”.

Nel libro, il colto, intellettuale Brovelli si sofferma anche a parlare dei commerci che anticamente si svolgevano nelle coste del Sinis e i contatti che questo luogo, meraviglioso e produttivo, aveva avuto con Giaffa, Tiro, Sidone, Malta e Roma; accennata anche l’importanza che ebbe sul territorio la diffusione del Cristianesimo, come testimoniano le antiche vasche battesimali che si possono ammirare in diversi centri come Nurachi, San Giovanni di Sinis e Cornus. Di Bruno Brovelli ebbe occasione di parlare anche il grande scrittore e giornalista recentemente scomparso, Gianpiero Pinna. Nello scrivere “LA STORIA DEL TEATRO SAN MARTINO DI ORISTANO, GIOIELLO LIBERTY DEL 1874”, Gianpiero intervistò anche Bruno Brovelli. Ecco cosa scrisse.

Bruno Brovelli, figlio di uno dei musicisti che, con le orchestrine, suonava nelle feste danzanti del Teatro San Martino, così ricorda il locale: “Io ho fatto appena in tempo a conoscerlo come cinematografo e come locale per feste danzanti, perché cessò l’attività quando ero ancora ragazzino, ma mio padre me ne parlava spesso, anche perché vi suonava spesso con le varie orchestrine che si esibivano durante le serate mondane. Con altri due amici, formava un trio molto affiatato e le loro esibizioni, non mancavano di riscuotere un certo successo, specialmente nell’immediato dopoguerra, quando una nuova voglia di vivere e divertirsi, aveva invaso gli oristanesi. I suoi strumenti preferiti erano il mandolino e la tromba, che suonava anche nella banda musicale cittadina e in occasione della Sartiglia, per dare il via alla partenza dei cavalieri durante la corsa alla stella e alle pariglie. Ho sentito dire anche che l’interno fu restaurato dallo scultore Francesco Serra. Era proprio un piccolo gioiellino liberty, che i vecchi oristanesi ricordano con grande nostalgia”.

Cari amici, oggi Bruno Brovelli, nonostante i suoi 90 anni, ha una mente ancora super-sveglia, alla grande! Ogni giorno, dopo aver trascorso una parte del suo tempo nella sua biblioteca (che dichiara composta da circa 10mila libri) prende la sua bici e, a passo lento, si muove nella sua amata Oristano. La città, come è successo con altri suoi uomini illustri, lo tratta con sufficienza, tant'è che di recente qualche stupido e incolto oristanese gli ha rubato la bicicletta con il suo cesto di libri, fortunatamente poi ritrovata. Lui, però, senza rancore, continua per la sua strada! Si ferma sempre a chiacchierare con grande piacere con gli amici, ed è proprio in questo modo che ho avuto il piacere di conoscerlo e conversare con lui! Mi ha chiesto subito se ero oristanese, e alla mia risposta che ero di Bauladu, mi ha detto che il mio era un paese che gli piaceva molto. Durante la chiacchierata gli ho parlato anche del mio libro “MARIEDDU”, dove raccontavo la vita e i fatti salienti della mia infanzia; vistolo incuriosito e interessato, gli ho detto che, se gradiva, gliene avrei regalato una copia. Facemmo strada insieme, fino a casa, e l'accettò volentieri, invitandomi a casa sua per farmi vedere la sua biblioteca! Lo farò volentieri!

A domani amici lettori.

Mario

 

venerdì, agosto 29, 2025

LA STRAORDINARIA IMPORTANZA DELLA NUTRIZIONE: SIAMO IL CIBO CHE MANGIAMO! IL FORMIDABILE ESEMPIO CHE CI VIENE DAL MONDO DELLE API.


Oristano 29 agosto 2025

Cari amici,

C’è una branca delle genetica, “L'EPIGENETICA”, che dimostra come determinati fattori esterni, come ad esempio l'alimentazione, possano influenzare il comportamento dei nostri geni, senza alterare, però, la sequenza del DNA. In parole povere, focalizzando il nostro ragionamento sul cibo con cui ci alimentiamo, questo può "accendere" o "spegnere" alcuni geni, influenzando il corso della nostra vita, il nostro stato di salute e la possibilità di contrarre certe malattie. Questo dimostra l’importanza della qualità della nostra alimentazione, in quanto il cibo che mangiamo contiene dei nutrienti che possono interagire con il nostro DNA, modificandone l'attività attraverso processi come la metilazione del DNA. Vediamo in che modo.

La METILAZIONE è un processo epigenetico che comporta l'aggiunta di un gruppo metile (CH3) a una base di citosina nel DNA, che modifica l'espressione genica senza però alterare la sequenza del DNA stesso. Ad esempio, alcune vitamine e minerali, come l'acido folico, forniscono i mattoni per la metilazione, mentre i polifenoli, presenti in frutta e verdura, possono modulare l'espressione genica in modo positivo. In natura uno degli esempi più eclatanti sull’importanza e sulla qualità dell’alimentazione è quello, indubbiamente straordinario, presente nel complesso mondo delle api, dove una particolare alimentazione trasforma una semplice ape operaia in APE REGINA!

Ad effettuare questa straordinaria trasformazione è la PAPPA REALE,  un particolarissimo alimento che svolge un ruolo cruciale nella trasformazione di un'ape operaia in ape regina. In questo straordinario regno animale, nel momento in cui avviene la morte della regina nell'alveare, le api si riorganizzano. Iniziano con un’attenta selezione delle pupe, le api formazione, e, una di queste viene alimentata con la pappa reale, che agisce come un catalizzatore epigenetico, modificando l'espressione genica della semplice ape operaia! In questo modo viene modificato il destino di questa piccola ape: nella pupa si sviluppano delle nuove, particolari caratteristiche fisiche e comportamentali, rispetto al suo status precedente di ape operaia, trasformandola incredibilmente in APE REGINA.

Questa novella “Ape Regina”, che era nata per svolgere il suo ruolo di operaia, nutrita fin da piccolissima solo con pappa reale, alimento speciale che la rende il doppio più grande, si trasforma: ha una vita più lunga, anziché di poche settimane, e inizia a produrre e deporre uova (ne depone fino a 2.000 al giorno). Le sue sorelle, pur avendo lo stesso identico DNA, non avranno mai queste capacità: vivranno poco, non si riprodurranno e lavoreranno tutta la vita! Amici, tutto questo per la modifica del cibo assunto! Un processo alimentare addirittura straordinario, uno dei casi più incredibili di epigenetica: ciò che viene mangiato può “accendere” o “spegnere” i geni, cambiando profondamente il destino iniziale… senza toccare il DNA!

Amici, questo particolarissimo processo dovrebbe far riflettere anche noi umani, pensando seriamente all’importante ruolo svolto dal cibo nella nostra alimentazione, ovvero a ciò che noi portiamo in tavola per alimentarci. A volte basta cambiare il cibo di cui ci nutriamo, per riscrivere il corso della nostra vita. Quanto avviene nel complesso mondo delle api dimostra inequivocabilmente il grande potere dell'alimentazione nell'influenzare l'espressione genica e il nostro stato di salute, sottolineando l'importanza di scelte alimentari consapevoli.

Amici, l’importanza dell'alimentazione deve essere presa in considerazione fin dalla più tenera età: ad esempio, una nutrizione precoce squilibrata può aumentare il rischio di malattie croniche come obesità, diabete e malattie cardiovascolari. Il cibo, amici, non è solo nutrimento, ma molto altro. Scegliere alimenti sani e seguire uno stile di vita equilibrato può avere un impatto positivo sulla nostra salute e sul nostro benessere, influenzando l'espressione dei nostri geni e modulando il nostro rischio di malattie.

Le nostre scelte alimentari sono della massima importanza, in quanto favoriscono l’espressione di geni benefici. Le verdure crucifere come broccoli e cavoli, ad esempio, contengono sostanze che attivano i nostri sistemi naturali di detossificazione e protezione cellulare, i colorati frutti di bosco, con i loro potenti antiossidanti, aiutano a regolare importanti processi genetici e combattono l’invecchiamento cellulare, il pesce azzurro, ricco di omega-3, invia segnali anti-infiammatori ai nostri geni. Invece, alimenti come gli zuccheri raffinati, i cibi ultra-processati e l’alcol in eccesso, possono attivare quei geni associati all’infiammazione cronica e allo stress ossidativo, promuovendo processi che accelerano l’invecchiamento e aumentano il rischio di malattie.

Cari amici, non dimentichiamo mai che la nostra tavola, imbandita in modo sano per nutrirci, è un potente strumento di prevenzione dei mali che ci possono colpire. Mangiare sempre sano e di qualità non è solo  un “nutrire il nostro corpo”, in quanto il cibo che consumiamo svolge una funzione molto più complessa; ogni pasto è un’opportunità per inviare messaggi positivi ai nostri geni, influenzando in modo tangibile il nostro benessere presente e futuro. Insomma, non dimentichiamo mai che NOI SIAMO IL CIBO CHE MANGIAMO!

A domani.

Mario

giovedì, agosto 28, 2025

LE PROPRIETÀ STRAORDINARIE DELLA NATURA: L'EQUISETO, PER ESEMPIO, UNA PIANTA SOPRAVVISSUTA 400 MILIONI DI ANNI, STUPISCE ANCORA OGGI GLI STUDIOSI.


Oristano 28 agosto 2025

 Cari amici,

Nel cuore del deserto del Nuovo Messico, ai margini del fiume Rio Grande, cresce una pianta che sembra uscita da un mondo perduto. A prima vista è solo una piccola erba verde, sottile e allungata, ma dietro il suo aspetto semplice si nasconde un meccanismo affascinante e unico nel regno vegetale. Si chiama EQUISETO, questa pianta, ma molti la conoscono come “coda cavallina”, ed è più antica dei dinosauri. L’equiseto, noto scientificamente come Equisetum robustum, è una pianta ancora oggi utilizzata in alcune zone del Messico per le sue proprietà antiblenorragiche (contro la blenorragia) e diuretiche, oltre che, come in passato, per scopi culinari (impanato e fritto, o condito con aceto). Ma vediamo le numerose, straordinarie proprietà di questa pianta!

Presente sulla terra da oltre 400 milioni di anni, questa straordinaria pianta è un vero miracolo della natura. Uno studio portato avanti da un team dell’Università del Nuovo Messico ha scoperto che l’equiseto modifica l’acqua al suo interno in modo molto particolare. Il suo fusto è cavo ed è diviso in segmenti: l’acqua che risale dalle radici subisce continui cicli di evaporazione e condensazione, e in questo modo cambia il rapporto tra i diversi isotopi dell’ossigeno. Questi cambiamenti sono così marcati che l’acqua in cima alla pianta sembra simile a quella trovata nei meteoriti!

Il geochimico Zachary Sharp così descrive questa pianta: “È Un cilindro perfetto, pieno di minuscoli fori, dotato di un sistema così ingegnoso da non poter essere replicato nemmeno in laboratorio; insomma, un capolavoro di ingegneria naturale che la scienza ha appena iniziato a comprendere”. Per anni i ricercatori non capivano perché i campioni d’acqua delle piante del deserto non combaciassero con i modelli teorici. Ora, grazie agli studi sull’equiseto, il motivo è chiaro: la pianta trasforma l’acqua internamente con un processo naturale che i modelli scientifici non avevano mai considerato.

Questo ingegnoso sistema ci aiuta a capire meglio come funzionano gli ecosistemi nei deserti e in altri ambienti estremi. All’interno dell’equiseto ci sono i fitoliti, minuscoli granelli di silice che si conservano per milioni di anni. I fitoliti mantengono una “firma” chimica dell’acqua del passato e permettono di ricostruire il clima delle ere geologiche, persino al tempo dei dinosauri. Una volta, questi equiseti erano alti fino a 30 metri e probabilmente i loro fitoliti oggi fossili conservano dati su umidità, temperature ed evaporazione di epoche antichissime. Sempre secondo lo studioso  Zachary Sharp, queste piante possono diventare “igrometri del passato”, utili per capire i cambiamenti climatici di milioni di anni fa, e magari dare indizi anche sul futuro.

Durante la conferenza internazionale di geochimica Goldschmidt, a Praga, il geochimico Zachary Sharp ha spiegato perché questa pianta è così straordinaria. Perché in realtà è dotata di un distillatore naturale: mentre l’acqua risale nel fusto cavo della pianta, questa viene sottoposta, anello dopo anello, a continui processi di evaporazione e condensazione, alterando i rapporti tra gli isotopi dell’ossigeno. Gli isotopi sono versioni diverse dello stesso elemento, e il loro comportamento cambia durante l’evaporazione. Gli equiseti, però, portano questo processo all’estremo: l’acqua che arriva alla sommità del fusto ha una composizione isotopica talmente “spinta” da assomigliare più all’acqua trovata nei meteoriti che a quella normalmente presente sulla Terra.

Lo studioso è rimasto così meravigliato dalle proprietà di questa pianta da considerare la sua struttura come Un cilindro perfetto, pieno di minuscoli fori, talmente ingegnoso da non poter essere replicato nemmeno in laboratorio, un capolavoro di ingegneria naturale così straordinario che la scienza ha appena iniziato a comprendere”. Ma, come accennato prima, questa pianta, oltre a possedere un laboratorio chimico straordinario, è anche dotata di proprietà mediche eccellenti, particolarmente utili all’uomo!  Ecco le sue proprietà benefiche.

L’equiseto ha proprietà diuretiche e detossinanti. Aiuta a favorire l'eliminazione di liquidi e tossine in eccesso, è utile in caso di ritenzione idrica, infezioni urinarie e gonfiore. È Remineralizzante: Grazie all'alto contenuto di silice e minerali, rinforza ossa, denti, capelli e unghie, prevenendo l'osteoporosi e migliorando la salute del tessuto connettivo. È anche Cicatrizzante ed emostatico: La silice presente nell'equiseto favorisce la rigenerazione dei tessuti, accelerando la guarigione di ferite e ulcere, e ha un'azione astringente ed emostatica.

Possiede un alto contenuto Antinfiammatorio e antidolorifico: L'equiseto può essere utile nel trattamento di artrite, artrosi e altre infiammazioni articolari, oltre che per ridurre le infiammazioni delle mucose. Come cosmetico, grazie alla sua azione sulla sintesi del collagene, viene utilizzato in prodotti anti-età per migliorare l'elasticità della pelle e ridurre le rughe, ed è utile per la cura di capelli e pelle grassa. Ha anche proprietà digestive: aiuta ad alleviare disturbi gastrointestinali come indigestione e reflusso. Infine, è un coadiuvante nel trattamento dell'ipertensione, favorendo la diuresi, e contribuendo ad una diminuzione della pressione sanguigna.

Amici, in erboristeria possiamo trovare Infusi e Tisane, Tintura madre o Macerato glicerico, utile per il drenaggio dei liquidi corporei, oltre a confezioni per Impacchi e lozioni: Per ferite, infiammazioni e problemi della pelle; Integratori: Per rinforzare capelli, unghie e ossa. E molto altro. Chiudo il post, cari fedeli lettori, ricordando a tutti Voi che l’uso degli estratti di piante medicinali va autorizzato dal medico, perché ciascuno di noi può essere allergico a determinati prodotti. Qualunque rimedio, va preso sempre dietro consiglio del proprio medico!

Cari amici, ribadisco, per l’ennesima volta, che in natura c’è tutto per la salute dell’uomo, ma l’utilizzo va fatto sempre “Cum Judicio”.

A domani.

Mario

mercoledì, agosto 27, 2025

COME ACCUMULARE L'ENERGIA PRODOTTA DALLE RINNOVABILI? USANDO UN PARTICOLARE SISTEMA: LE “BATTERIE AL SALE”.


Oristano 27 agosto 2025

Cari amici,

Che il mondo abbia sempre più bisogno di energie rinnovabili è una realtà indiscussa. Produrre energia con i pannelli solari, o altre fonti che derivano dal sole e dal vento, però, non è possibile 24 ore al giorno, per cui ci sono momenti in cui la produzione cessa; è, inoltre, presente la necessità di conservare questa energia quando è abbondante e non viene utilizzata. Questa realtà necessita, quindi, di strutture capaci di conservare l’energia quando è in eccesso, mettendola in rete quando invece non c’è produzione.

In commercio esistono moltissime tecnologie per stoccare energia ma, tra tutte, quella oggi più particolare e interessante è probabilmente la “BATTERIA AL SALE”. Per dirla in termini più tecnici si tratta di batterie ai sali fusi, che accumulano energia sotto forma di calore, per cui si parla di batterie termiche. All'interno di questi dispositivi di conservazione quelli che hanno attirato più attenzione sono quelli che contengono nichel e cloruro di sodio, cioè il comunissimo "sale da cucina". Cerchiamo di capire assieme come sono fatte queste batterie, come funzionano e quali sono i pro e i contro di questa tecnologia alternativa al litio.

Conosciute anche come ZEBRA, dal progetto iniziale chiamato "ZEolite Battery Reasearch Africa", le batterie al sale sono costituite da diversi componenti. Nello stato carico ogni cella è costituita da un elettrodo di sodio liquido e un elettrodo solido di nichel e cloruro di nichel. Un tubo ceramico separa i due elettrodi, chiamato elettrolita ceramico beta-alluminato [β-Al2O3]. Per garantire il contatto tra l'elettrodo positivo solido e l'elettrolita ceramico viene utilizzato un elettrolita secondario fuso, chiamato tetracloroalluminato (NaAlCl4) vicino all'elettrodo positivo.

Queste batterie al sale funzionano, come accennato, sfruttando il movimento di ioni tra anodo e catodo attraverso un elettrolita fuso, immagazzinando e rilasciando energia. In sostanza, durante la fase di carica, gli ioni si spostano dall'anodo al catodo, mentre durante la scarica, il processo si inverte. Queste batterie raggiungono la loro temperatura operativa, che può essere di circa 250°C, e una volta raggiunta, possono mantenere il calore internamente senza ulteriori fonti esterne, garantendo un funzionamento efficiente. Le “BATTERIA AL SALE, a differenza di quelle al litio, sono realizzate con materiali abbondanti e non tossici, e possono essere completamente riciclate, riducendo l'impatto ambientale.

In Germania di recente è stata attivata una “BATTERIA AL SALE” che conserva calore pulito per mesi senza emissioni! Alla periferia di Amburgo, in una struttura silenziosa ma rivoluzionaria, la Germania ha messo in modo una tecnologia che potrebbe cambiare il futuro dell’energia rinnovabile! Una batteria termica capace di immagazzinare calore per mesi e rilasciarlo su richiesta, ad emissioni zero. La batteria, realizzata dall’azienda Kraftblock, utilizza sale riciclato da scarti industriali.

Quando c'è abbondanza di energia rinnovabile (da sole o vento), enormi serbatoi coibentati riscaldano il sale fino a temperature superiori ai 1.000°C. Questo calore viene poi conservato con perdite minime per settimane o addirittura mesi. Quando invece serve energia, ad esempio durante l’inverno o in assenza di vento/sole, il calore viene rilasciato per alimentare industrie o sistemi di teleriscaldamento locali. Il calore accumulato può essere convertito in Vapore.

Cari amici, quello delle batterie al sale appare essere un sistema che possiamo considerare rivoluzionario! In primis perché usa materiali riciclati, poi perchè non ha nessuna emissione durante l'uso, immagazzina energia a lungo termine, ed è un impianto resistente, durevole, scalabile. Insomma, un sistema che risolve uno dei problemi più complessi della transizione energetica: accumulare energia rinnovabile quando non è immediatamente necessaria, e rilasciarla quando serve, anche mesi dopo. Un passo concreto verso un futuro energetico più pulito, efficiente e resiliente.

A domani.

Mario

martedì, agosto 26, 2025

UN PRIMO PIATTO ESTIVO, (MA DA CONSIDERARE ANCHE PIATTO UNICO): LA PARMIGIANA DI MELANZANE E ZUCCHINE.


Oristano 26 agosto 2025

Cari amici,

LA PARMIGIANA DI MELANZANE E ZUCCHINE è un classico piatto estivo, in quanto le sapide verdure di stagione sono abbondanti sulla nostra tavola. È l'estate, infatti, la stagione che ci regala un’ampia varietà di verdure, che con la loro ricchezza di sapori e profumi, oltre che di grande gusto, riescono ad accontentare i palati più raffinati.  Ebbene oggi voglio proporvi una meravigliosa ricetta che vede protagoniste le zucchine e le melanzane, verdure capaci, con il loro sapido gusto unico, di creare una vera sinfonia sulle nostre papille gustative.

La Parmigiana da sempre utilizza in larga misura le melanzane, così come c’è pure chi preferisce la Parmigiana di zucchine; allora, perché non provare a preparare un unico piatto dove siano presenti entrambe queste due verdure? Io posso dirvi che questa deliziosa ricetta mista risulta doppiamente golosa e invitante! Ecco perché oggi voglio riportarvi questa gustosissima ricetta, sicuro che appagherà certamente il Vostro palato, il vostro gusto, e – ne sono certo – non vedrete l’ora di prepararla anche ai Vostri ospiti! Cominciamo!

INGREDIENTI  - 3 melanzane, 3 zucchine, 250 grammi di polpa di pomodoro, 30 ml. di olio EVO, sale q.b., 200 grammi di mozzarella (o formaggio dolce), 150 grammi di parmigiano Reggiano DOP, 3 uova, farina q.b., 60 ml. di acqua, alcune foglie di basilico fresco. Ingredienti per friggere: q. b. olio di semi di girasole.

.PREPARAZIONE. Iniziamo con le melanzane; per prima cosa le laviamo e asciughiamo. Poi, con un coltello eliminiamo il picciolo e le affettiamo per il senso della lunghezza, ottenendo delle fette spesse 3 – 4 mm. Cospargiamo, man mano le fette con del sale e continuiamo fino ad ultimare tutte le melanzane. Disponiamo le fette all’interno di uno scolapasta e mettiamoci sopra un piatto con un peso: in questo modo le melanzane potranno spurgare l’acqua in eccesso. Li lasciamo così per il tempo che impiegheremo a preparare le zucchine.

Passiamo alle zucchine. Le laviamo, tagliamo le estremità e ricaviamo delle fette di circa 3 – 4 mm, utilizzando un coltello o una mandolina. Una volta finite le zucchine, torniamo alle fette di melanzane: le passiamo nella farina e successivamente nelle uova sbattute con poca acqua e procediamo con la cottura. Cospargiamo ora di sale tutte le fette di zucchine, le passiamo nella farina in modo da infarinare entrambi i lati. Mettiamo ora l’olio a scaldare in una padella larga, e passiamo man mano le zucchine infarinate nell’uovo sbattuto con poca acqua

Quando l’olio ha raggiunto la temperatura, immergiamo alcune fette per volta: per prima friggiamo le zucchine e poi le melanzane, per pochi minuti, fino a che risulteranno ben dorate. Poi le scoliamo e le posizioniamo su un piato foderato con carta assorbente, per eliminare l’olio in eccesso. Prepariamo ora la mozzarella (o il formaggio dolce) che taglieremo a cubetti. Teniamo pronta anche la polpa di pomodoro.

Prendiamo ora una teglia rettangolare (circa 33 x 22 cm) e distribuiamo sul fondo un po’ di polpa di pomodoro. A questo punto disponiamo le zucchine una di fianco all’altra, leggermente sovrapposte solo per metà della teglia. Sull’altra metà disponiamo le melanzane. Ricopriamo con uno strato di polpa di pomodoro, condiamo con parmigiano grattugiato e cubetti di mozzarella o formaggio dolce. Proseguiamo fino a finire tutte le zucchine e le melanzane, completando con polpa di pomodoro, parmigiano e dadini di formaggio.

Amici, siamo praticamente arrivati al termine: ora è tempo di infornare: Cuociamo in forno preriscaldato a 180° per circa 20 – 25 minuti. Al termine, sforniamo la parmigiana di zucchine e melanzane e la lasciamo riposare. Prima di servirla la tagliamo a quadrati e la impiattiamo con un paio di foglie di basilico fresco e profumato! Un mio consiglio? A tavola accompagnate questo piatto con un vino frizzante: un NIEDDERA rosato fresco! Se ne avanza: la parmigiana di melanzane e zucchine è buonissima anche l’indomani! Buon appetito, amici lettori!

A domani.

Mario

lunedì, agosto 25, 2025

LAVORARE SENZA SODDISFAZIONE. PERCHÉ SEMPRE PIÙ SPESSO, SEPPURE INSODDISFATTI, SI DECIDE DI NON CAMBIARE LAVORO. LA SCELTA DEL “JOB CUFFING”.


Oristano 25 agosto 2025

Cari amici,

Nel passato, quando superato un concorso si entrava in azienda, questo lavoro durava tutta la vita lavorativa, restando “dipendenti” di quell’azienda fino al collocamento in pensione. Erano altri tempi, perché oggi, nel panorama professionale contemporaneo, la mobilità lavorativa è diventata una realtà sempre più diffusa. Oggi, cambiare lavoro è praticamente una necessità, derivante dalle trasformazioni del mercato e dall’evoluzione tecnologica, oltre che dalle rinnovate esigenze personali di concreta realizzazione e appagamento personale, in quanto "il cambio" risulta essere una nuova fonte di serenità e di benessere.

Tuttavia, nonostante queste concrete esigenze, l’idea di cambiare lavoro è sempre una decisione che nel lavoratore crea ansia e stress, in quanto "il cambio" lo sottopone ad un carico emotivo significativo: è l'ansia che deriva dal pericolo creato dall’ignoto, costituito dal nuovo lavoro, dal nuovo ambiente, dalla necessità di stabilire nuove relazioni professionali soddisfacenti, oltre che dalle preoccupazioni di natura economica. Cambiare lavoro, insomma, è visto dal nostro cervello come “un salto nel vuoto”, perché la nostra mente è programmata per cercare stabilità, per cui quando ci troviamo di fronte a situazioni nuove e potenzialmente rischiose, il nostro sistema nervoso reagisce andando in panico.

È proprio per non correre questi stress emotivi, che per molti cambiare lavoro risulta difficile. È stato accertato, in un recente studio, che il 72% dei dipendenti resta al lavoro anche se questo non lo soddisfa. Questo atteggiamento di paura è definito JOB CUFFING (letteralmente mantellamento del lavoro), ed è una realtà che appare in costante crescita. Si, amici, il "job cuffing" definisce l'atteggiamento dei dipendenti che, per paura, decidono di mantenere la propria posizione in azienda, nonostante la mancanza di soddisfazione o interesse, semplicemente per un forte bisogno di sicurezza; insomma, preferiscono la stabilità, seppure insoddisfacente, all'assunzione di nuovi rischi, soprattutto in periodi come quello attuale, gravido di incertezza economica.

Secondo gli esperti, questa paura dell’ignoto, questa avversione al rischio è in gran parte dovuta alla paura della disoccupazione, considerata anche l’attuale precarietà del mercato del lavoro, ma anche da altre motivazioni; in conseguenza di ciò, molti dipendenti, per quanto validi e capaci di cimentarsi in un nuovo lavoro più soddisfacente e più appagante, rimangono "ammanettati" al loro posto di lavoro, erroneamente convinti che non ci siano alternative valide. Una delle conseguenze è che molti settori che necessitano di forze nuove e capaci, non riescono a trovare la forza lavoro richiesta a causa proprio della mancanza di candidati.

Amici, il JOB CUFFING, nel mondo del lavoro risulta un fattore altamente negativo. Seppure la paura del futuro sia un male difficile da combattere, per chi ha le capacità e, soprattutto, non ama il lavoro che sta svolgendo, cambiare lavoro sarebbe molto positivo! Aprirsi ad un nuovo impegno lavorativo, capace di migliorare la carriera ed il benessere personale, sarebbe molto più appagante, anziché restare al lavoro insoddisfatti. Comprendere questi possibili, futuri benefici, aiuterebbe il soggetto a bilanciare la paura e vincere lo stress, riflettendo e riuscendo a valutare con maggiore obiettività le opportunità di cambiamento.

Amici, il primo vantaggio significativo nel cimentarsi in una nuova realtà è la crescita professionale, che raggiungerebbe livelli più elevati. Ogni nuovo ambiente lavorativo offre occasioni di apprendimento, esposizione a metodologie diverse, oltre alla possibilità di sviluppare competenze che, in un contesto professionale statico, potrebbero rimanere inespresse. Le ricerche di mercato dimostrano che i professionisti che cambiano lavoro con una certa frequenza tendono ad acquisire una gamma più ampia di competenze e una maggiore adattabilità rispetto a chi rimane nella stessa posizione per decenni.

Senza trascurare, inoltre, i notevoli vantaggi dal punto di vista economico. Il cambiamento strategico di lavoro, infatti, spesso porta a incrementi salariali significativi. Statisticamente, il metodo più efficace per aumentare sostanzialmente il proprio compenso non è attendere promozioni interne, ma passare a nuove opportunità professionali. Secondo recenti studi, chi cambia lavoro ogni 2-3 anni può arrivare a guadagnare, nell’arco della carriera, fino al 50% in più rispetto a chi mantiene lo stesso impiego.

Cari amici, lavorare nella realtà odierna è molto diverso rispetto al passato. Viviamo in un mondo dove la tecnologia avanza velocemente e la fa da padrone; se vogliamo davvero raggiungere i nostri obiettivi è necessario spiccare il volo, anche rischiando! Evitiamo, dunque, di rimanere ancorati a “quella mortificante posizione” che ci avvilisce, e, con coraggio, spezziamo questo circolo vizioso di paura dell’ignoto! Ampliamo la visione del mercato del lavoro, informiamoci sui settori che presentano carenze e dialoghiamo senza timore con le nuove realtà. La vita lavorativa di oggi va vissuta con coraggio, forza e determinazione, perché la soddisfazione nel lavoro è appagante, e si ripercuote positivamente nella vita familiare e sociale!

A domani.

Mario