venerdì, settembre 01, 2017

RISPARMIO E INVESTIMENTI. LE FAMIGLIE ITALIANE CONTINUANO A "TENERE FERMI" I RISPARMI IN BANCA. IN UN ANNO SI SONO AGGIUNTI ULTERIORI 26 MILIARDI DI EURO. LA CIRCOLAZIONE SI È FERMATA PER LA CRISI CHE SPAVENTA.



Oristano 1 Settembre 2017
Cari amici,
Sono ormai lontani i tempi nei quali si era attratti dai grandi investimenti (anche ad alto rischio); il popolo dei risparmiatori utilizzava quanto accantonato in abbondanza per comprare BOT, CCT, BTB, OBBLIGAZIONI, tanto per citare le scelte più note, oltre ovviamente gli investimenti azionari, sia italiani che esteri. Ora invece la crisi (purtroppo da tempo) continua a mordere in modo forte e la paura attanaglia sempre più la gran parte delle famiglie italiane. Tutto questo ha comportato, in attesa di tempi migliori, la decisione delle famiglie di parcheggiare nelle banche i risparmi dell'ultimo anno, dove dalle ultime statistiche risultano 'ulteriormente affluiti' oltre 26 miliardi di euro.
La crisi che impaurisce le famiglie non ha lasciato indenni neanche le imprese che, colpite dallo stesso male, non investono a sufficienza (mentre le famiglie non spendono); come conseguenza i risparmi, sia familiari che aziendali, accumulati in banca sono così cresciuti in un anno: come detto oltre 26 miliardi di euro da parte delle famiglie e circa 21 miliardi di fondi accantonati dalle imprese, incrementando di oltre 50 miliardi di euro le riserve depositate nei forzieri bancari.
L’indagine che ha evidenziato tutto questo è stata portata avanti dal Centro studi di Unimpresa, secondo la quale, in totale, negli ultimi 12 mesi nei conti correnti sono stati accumulati 78 miliardi di euro in più rispetto all'anno precedente. Ecco i dati. Da Maggio 2016 a Maggio 2017 il totale dei depositi di cittadini, aziende, assicurazioni e ONLUS è aumentato di oltre il 4% passando da 1.248 miliardi a 1.299 miliardi. 
Le famiglie dunque hanno timore a spendere e hanno lasciato in banca ulteriori 26 miliardi in un anno (+3%), e anche le aziende (che non investono) hanno depositati i loro fondi che sono cresciuti di oltre 21 miliardi (+9%); le imprese familiari hanno visto crescere i loro fondi di 4 miliardi (+7%). Le riserve delle assicurazioni sono calate di 1 miliardo (-4%). Nella globalità, dunque, i conti correnti, cresciuti di oltre 78 miliardi negli ultimi dodici mesi, sono passati da 915 miliardi a 993 miliardi.
A prescindere dall’attuale momento di paura, gli italiani restano un popolo di formichine: la somma totale del risparmio degli italiani ammonta a 4.117 miliardi di euro, così ripartiti: circa 1.200 miliardi in depositi bancari; 442 miliardi in titoli obbligazionari (dei quali 131,5 del debito pubblico e 187 obbligazioni bancarie); 456 miliardi in fondi comuni; 957 miliardi in azioni italiane ed estere; 864 miliardi in assicurazioni e fondi pensione; 297 miliardi in altre attività (conti postali, biglietti e monete ecc.).
Cari amici, se questa somma fosse divisa pro-capite per i 60 milioni circa di abitanti, ogni italiano avrebbe un “tesoretto” di 68 mila euro. Purtroppo, però non è così: se da un lato ci sono 281 mila famiglie che dispongono di più di un milione di euro, sull'altro fronte ve ne sono oltre 5 milioni che non arrivano a possedere 10 mila euro in banca. 
Certo, la paura che domina sia famiglie che le imprese appare pienamente giustificata. “A frenare consumi, investimenti e credito sono rispettivamente la paura di nuove tasse, l’assenza di certezze sul futuro”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Maria Concetta Cammarata, secondo la quale “i nostri dati sono in linea con quelli diffusi dall’Istat relativi al commercio al dettaglio, in calo nell’ultimo anno”.
A preoccupare è soprattutto lo stato di salute della nostra economia: non passa quasi giorno senza che arrivi un nuovo dato sul PIL, l’inflazione, la produzione, l’occupazione, i voucher, la disoccupazione giovanile, l’export, le tasse, le cartelle “rottamate” di Equitalia, i crediti deteriorati delle banche, le vendite di case e i bilanci delle famiglie. È chiaro che questo costante bombardamento crea panico e preoccupazione: anche gli specialisti fanno fatica a raccapezzarsi tra questa selva di numeri e percentuali. In occasione della 92^ Giornata mondiale del risparmio, un piccolo squarcio interpretativo su come stiano veramente le cose lo ha offerto l’Acri (Associazione delle Casse di risparmio Italiane), diffondendo un rapporto dal titolo “La cultura del risparmio per la crescita”.
Da questa ingarbugliata situazione emerge un quadro in chiaroscuro. Infatti, se da un lato la ricerca effettuata mette in luce che gli italiani che riescono a risparmiare sono in aumento, dall’altro la ripresa in atto appare molto contenuta: un modesto 0,8 per cento, se andrà bene. Poca cosa, in rapporto ad altri Paesi europei e soprattutto agli Usa, Cina, India e così via. Inoltre questa timidissima ripresa non sta riguardando tutti: c’è prevalentemente al nord Italia, e in poche aree del centro e pochissime del sud. Tutto questo si traduce in un perdurante pessimismo di fondo, dove l’86% dei nostri concittadini percepisce la crisi come tuttora “grave” e dalla quale si pensa non si possa uscire prima del 2021-22. Aumentano gli sfiduciati anche verso l’Unione Europea (54%).
Cari amici, credo che non ci siano ulteriori commenti da fare. La crisi c’è e morde senza tregua, per cui senza interventi strutturali di grande portata sarà difficile tornare a rivedere miglioramenti sostanziali in tempi brevi.
Grazie, amici, a domani.
Mario

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