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domenica, gennaio 01, 2017

SAPERI E SAPORI DI SARDEGNA: L’INTERESSANTE LIBRO DI GIAN PIERO PINNA, “STORIA DELLA CUCINA SARDA E ORISTANESE”, PRESENTATO DI RECENTE AD ARDAULI.



Oristano 1 Gennaio 2016
Cari amici,
Voglio inziare questo nuovo anno facendo gli AUGURI a tutti Voi, per un anno ricco di serenità, salute e voglia di continuare caparbiamente la strada che tutti, Voi ed io, stiamo percorrendo. Come primo post di quest'anno mi piace parlare con Voi dell’amico scrittore e giornalista Gian Piero Pinna, che oltre che valente uomo di penna è anche un "sardo autentico", fine cultore della nostra superba arte culinaria, che risale al nostro antico periodo nuragico. Passione, quella di Gian Piero, che ha voluto puntigliosamente mantenere anche dopo la sua piena affermazione giornalistica. Già dagli anni della gioventù è rimasto attratto dalla cucina sarda, alla quale subito si appassiona; decide così, nonostante abbia già conseguito il diploma di ragioniere, di frequentare la scuola alberghiera ESIT sull’Ortobene a Nuoro; ma questo è solo l’inizio. Da Nuoro sbarca a Sassari, dove frequenta l’Istituto Alberghiero Statale diplomandosi a pieni voti. Il suo sogno pare coronato da successo: inizia infatti una brillante carriera professionale nel settore alberghiero, che lo porta, nel 1973, a diventare chef executive nel più esclusivo albergo della Costa Smeralda, l’Hotel Pitrizza.
Non si considera, però, ancora arrivato al traguardo. Non si ferma al diploma conseguito e si iscrive all’Università, dove frequenta brillantemente il corso di Economia e Gestione dei Servizi Turistici (attivato dall’Università di Cagliari ad Oristano). La sua passione per l’arte culinaria, unita alla competenza acquisita con gli studi, lo portano a far parte di diverse giurie in concorsi enogastronomici in tutta la Sardegna. Si specializza anche come sommelier e nel 2000, a Roma, viene insignito della prestigiosa onorificenza di Maestro di Cucina. I suoi alti meriti professionali lo portano ad insegnare in diverse scuole alberghiere, non solo della Sardegna ma anche della penisola.
Ora Gian Piero si divide tra le sue passioni: quella culinaria e quella di provetto giornalista, collaborando con diverse testate regionali e nazionali. Unendo insieme le due competenze ha pubblicato diversi libri, tra cui “Viaggio nei sapori antichi dell’Arci – Grighine”, “Ardauli: Pani e piatti della tradizione”, “Storia della Cucina sarda e oristanese” e “La Vernaccia di Oristano”.  Nel 2012 ha partecipato con successo al progetto “Dietro le quinte dell’alta cucina”, organizzato dalla Scuola Internazionale di Cucina italiana ALMA Italian Experience, di Gualtiero Marchesi.
Il suo interessante libro dal titolo “Storia della cucina sarda e oristanese”, è stato presentato lo scorso Novembre ad Ardauli, nei locali della biblioteca comunale. Relatrici alla presentazione, dopo una breve introduzione di Mario Di Rubbo (Presidente dell’Associazione “Più Sardegna” organizzatrice dell’evento in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Ardauli), Maria Giovanna Meles e Vilma Urru. Alla presentazione del libro, oltre ad un buon numero di spettatori, è intervenuto anche il sindaco Roberto Putzolu.
La ‘storia’ raccontata nel libro parte dai ritrovamenti di “Sa Osa”, venuti alla luce durante i lavori di scavo del villaggio nuragico individuato in località “Sa Osa”, tra Oristano e Cabras. L’analisi dei semi ritrovati mette in luce la grande varietà alimentare dei nostri progenitori nuragici. I ritrovamenti – come ha sostenuto Gian Piero – “potrebbero far riscrivere la storia del vino e della civiltà alimentare dell’intera Sardegna”. I reperti, come ho avuto modo di scrivere in altro post di questo blog, risalgono al 1200 a. C. e la grande quantità di semi rinvenuta, in particolare semi di uva frammisti a quelli di fico, ci fanno tranquillamente ipotizzare che la Sardegna sia stata la terra madre del vino e che, anche in epoca nuragica, in Sardegna ci fosse una notevole ricchezza e varietà di uve, ma soprattutto c'era la diffusa conoscenza dei segreti della vinificazione.
"La nostra Isola – come ha spiegato Pinna rispondendo ad una precisa domanda di Maria Giovanna Meles – fin dall'epoca nuragica era molto importante nel Mediterraneo. Una delle più singolari tecniche gastronomiche, ancora praticata nella nostra Isola, l’abbiamo sicuramente ereditata dalla civiltà nuragica: si tratta della cottura sotterranea delle carni, detta “a carraxiu”, anche se personalmente preferisco il maialetto cucinato allo spiedo”. “Ma per avere notizie storiche certe – ha continuato – riguardanti ciò che si mangiava all’epoca in Sardegna, bisogna prendere come punto di riferimento un pranzo preparato per la prima messa di don Antioco Marcello, Rettore di Mamoiada, ai primi del Milleseicento e descritto in una relazione fatta dal canonico Martin Carrillo a Filippo III di Spagna”.
“Per allestire il banchetto in onore di Don Antioco Marcello, continua Gian Piero nel libro,  il Carrillo riferisce che furono necessarie: 22 vacche grandi, 26 vitelli, 28 capi di cacciagione tra cinghiali e caprioli, 740 castrati, 300 tra agnelli, porchetti e capretti, 600 pollastri e galline, 65 pani di zucchero, 50 libre (oltre dieci chili) di pepe, chiodi di garofano e zafferano; occorsero circa 280 starelli di grano per la panificazione, un quintale di riso, un quintale di datteri, 50 piatti di mangiar bianco, 5000 uova, più di 3000 pesci tra grandi e piccoli, 25 grosse botti di vini di diverso tipo e una grande quantità di confetti e dolciumi”. Insomma un piccolo pranzetto…tra amici!
Cari amici, nell’interessante libro sono tante le curiosità gastronomiche che il lettore può trovare, riportate in modo accattivante da Gian Piero, che da fine giornalista riesce sempre ad interessare in modo appropriato il lettore; Gian Piero, che nell’opera ha messo ben a frutto tutta la sua esperienza professionale, derivante dalle sue ricerche e dai suoi studi andati avanti per oltre trenta anni, riesce a dare al lettore un visione davvero pregnante dei “grandi saperi e sapori della nostra Sardegna”. Una cosa sola, da sardo, mi rattrista: che tutto questo ben di Dio, fatto di cultura, storia, tradizioni e tanto altro, non sia, purtroppo, da noi  saputo valorizzare a dovere!
A domani.
Mario

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