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giovedì, maggio 02, 2013

PIANETA GIOVANI. MODA E ABBIGLIAMENTO: UN FENOMENO DI “DIFFERENZIAZIONE E CATALOGAZIONE”, UN VERO E PROPRIO CODICE DI APPARTENENZA.”


Oristano 2 Maggio 2013
Cari amici, ho deciso di dedicare il mese di Maggio, mese particolarmente consono, per parlare di “rinascita” in tutti i campi, a partire proprio dai giovani, vera rinascita del mondo. Maggio è il mese del “risveglio” della natura che, uscita dall’inverno, esplode in tutta la sua potenza con luci, colori e profumi. Quattro gli argomenti che voglio affrontare, tutti dedicati ai giovani: moda e abbigliamento, chirurgia estetica, tatuaggi e sesso. Sono tutti argomenti importanti che i giovani, spesso in controtendenza con il mondo degli adulti, vivono creando non pochi problemi di convivenza e conflittualità. Oggi parto dall’argomento più antico ed importante, quello relativo alla Moda ed all’Abbigliamento, da sempre “mezzi differenziatori “ delle varie classi delle Comunità, adottati per evidenziare lo stacco sia sociale che generazionale. Buona lettura.
L’uomo quando per ragioni sia climatiche che sociali iniziò a coprirsi non badava certo a farlo in maniera estetica: la prima funzione della copertura corporea era certamente quella di ripararsi dalle intemperie, dalle variazioni climatiche, fredde o calde che fossero. Lentamente, poi, con lo sviluppo delle attività di filatura e confezione dei tessuti destinati a coprire il nudo corpo, iniziò a pensare anche alla funzione estetica di quanto indossato. Partendo dalle classi più elevate la qualità dell’abbigliamento crebbe in continuazione, attribuendo allo stesso quella funzione di “differenziazione tra individui”, che nel tempo andrà sempre più in crescendo.







Questo fenomeno di differenziazione nel modo di vestirsi tra individui di diversa classe sociale è stato interpretato dagli studiosi come un meccanismo di "imitazione/differenziazione", capace di mettere in luce i vari livelli di potere, in una società costruita a struttura piramidale: secondo questa teoria, l’abito adottato dagli esponenti della classe al vertice non solo ne evidenzia il diverso rango ma crea, successivamente, il bisogno, il desiderio di emulazione, da parte degli altri strati sociali inferiori che, progressivamente, cercano di imitarlo, dando luogo a un processo di diffusione che, se da un lato invoglia gli strati inferiori all’imitazione, dall’altro toglie al capo originario la sua caratteristica di “status symbol” della classe superiore che per prima lo aveva adottato. I ceti superiori vengono così spinti a ricercare continuamente nuovi stili propri, che a loro volta, col tempo, vengono adottati o imitati, avviando così un processo a catena.
I primi fenomeni di variazione della moda nel campo dell'abbigliamento si sono riscontrati in Italia e in Francia alla fine del Medioevo. E’ con lo sviluppo dell'epoca moderna, infatti che inizia un processo di sempre maggiore diversificazione tra l'abbigliamento maschile e quello femminile, sempre partendo dagli strati sociali più elevati. Una volta, come del resto accade ancora tutt’ora, non tutte le persone avevano la possibilità di vestirsi come sognato o desiderato. Fino all’Ottocento, infatti, l’abbigliamento delle classi popolari si modificava molto più lentamente considerati gli alti costi artigianali di produzione. Fu la rivoluzione industriale del Novecento a rendere più semplice ed economica la produzione di tessuti e abiti, creando le premesse per una più larga e meno costosa diffusione. Si assistette, così, ad un maggior uso dell’abbigliamento ricercato, soprattutto femminile, legato allo sviluppo dell'alta moda: nacquero infatti i primi atelier dei grandi sarti.
Alla prima rivoluzione, portata nella storia della moda dalle classi sociali elevate, si aggiunse ben presto, soprattutto a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, quella giovanile. Rivoluzione, quella dei giovani, importati dagli USA, con l’arrivo dei film e dei documentari americani che mettevano in luce un altro mondo, ben diverso da quello vissuto, fino ad allora, dai giovani europei. Un fenomeno che andò in continua crescita, esplodendo, intorno agli anni sessanta, con la progressiva affermazione dell'informalità del “vestire casual”, della funzionalità dell'abbigliamento sportivo e, in particolare, dei blue-jeans. Oggi la tendenza dei giovani a differenziarsi dagli adulti nell’abbigliamento non è solo quel bisogno di praticità, quel vestire “casual”, che fa leva  sull’improvvisazione, sull’invenzione creativa, ma anche quel bisogno di “catalogazione”, ovvero un vero e proprio segno di appartenenza. La moda quindi trasformata in veicolo capace di “fare tendenza”, di evidenziare l’appartenenza ad un gruppo sociale definito. Moda, quindi, “fenomeno importante”, che consente di etichettare e di catalogare individui e gruppi. Tra le regole che i giovani seguono, per il fatto di entrare a fare parte di un gruppo, vi è quella dell’uniformarsi, dell’assimilare e acquisire alcune delle caratteristiche comuni, come il modo di vestire, che rende il gruppo uniforme e coeso.

Si dice che i giovani siano particolarmente ricettivi ai richiami esterni, soprattutto quelli dei Media. A “dettar moda”, infatti non sono solo gli stilisti, ma i talkshow, capaci di trasmettere messaggi alquanto negativi ai giovani (da un uso di italiano scorretto o a un linguaggio volgare come nei reality show), lanciando mode e tendenze bizzarre, capaci di imporre in modo molto forte la loro volontà e, soprattutto, creando dipendenza. Sono messaggi spesso discutibili e pericolosi:  bisogna essere magri, palestrati, vestiti in maniera “trendy” o “fashion”, per imitare l’idolo musicale o l’attore del momento. Sotto la spinta delle pubblicità martellante vengono suggeriti sempre nuovi prodotti: creme antirughe, o snellenti, mascara per ciglia sempre lunghissime, rossetti per labbra voluminose. Fino ad arrivare alla chirurgia estetica, per essere sempre più simili ai loro idoli.
Ma il desiderio di essere o diventare un icona tra gli amici, comporta anche a gravi disturbi che nel passato neanche esistevano: come l’anoressia, ad esempio. La ricerca in tutti i modi, da parte delle giovanissime, del perfetto fisico da “top model” sembra portare, nella gran  grande parte dei casi, a conseguenze disastrose. La molla scatenante è proprio il trasmesso stimolo a “conformarsi”, ad essere simili ai modelli suggeriti (ragazze sottili, alte ed affascinanti senza badare all’aspetto interiore), che  le spinge ad obbedire senza riflettere.
Concludendo, penso che se è pur vero che i giovani, da molte generazioni, hanno cercato di distinguersi dagli adulti, per avere una loro individualità, è anche vero che qualsiasi cambiamento ha dei limiti che è meglio non superare. Vestirsi in un certo “diverso” modo, mettersi in “altri panni”, avere altri gusti è lecito e ammissibile. Ognuno credo sia libero di usare i jeans a vita bassa, coprirsi o scoprirsi la pancia, farsi un tatuaggio o un piercing ma ci sono limiti da non valicare: mai metter in gioco la salute e l’intelletto puntando solo sull’aspetto fisico, dimenticando cose ben più importanti che, alla fine, rendono unica la vita. Cose come lo stare bene fisicamente, la serena vita in famiglia, l’affetto degli amici, un lavoro onesto; in sintesi cose che consentono di godersi la vita, senza farsi condizionare dal bombardamento della pubblicità e da chi utilizza tutto questo non per migliorare gli altri ma “per farsi” del bene, per arricchirsi.
La prossima riflessione su questo blog, sempre dedicata al “Pianeta Giovani”, sarà su:
" GIOVANI E CHIRURGIA ESTETICA "

Grazie della Vostra attenzione.
Mario

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