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sabato, febbraio 25, 2017

LA SARTIGLIA. LA CAMELIA NELL’ABBIGLIAMENTO DE SU COMPONIDORI. SIMBOLO D’AMORE, COLTO ANCHE DA FILIPPO MARTINEZ PER DEDICARE IL PREMIO “LA CAMELIA” ALLE DONNE DELLA SARTIGLIA.



Oristano 25 Febbraio 2017
Cari amici,
Domani, Domenica 26 Febbraio, si corre ad Oristano la Sartiglia. Chi conosce a fondo il rituale della “vestizione” de su Componidori, sa che al termine del lungo e tradizionale rito, viene applicata sopra la mantiglia (il velo bianco preziosamente ricamato da mani sapienti) una camelia: rosa per il capocorsa del Gremio dei falegnami e rossa per il Componidori del Gremio dei Contadini. Ogni capo indossato da Su Componidori ha una sua funzione, un preciso significato (anche scaramantico), a partire dai gesti di chi porta a compimento la vestizione: Sa massaia manna e i massaieddas. Su questa antica e magica liturgia ho fatto qualche anno fa (nel 2014) una riflessione su questo blog (chi vuole può andare e leggerla: http://amicomario.blogspot.it/2014/02/sartiglia-di-oristano-lantico-e-magico.html) e oggi quindi non voglio ripetermi, intendendo solo soffermarmi sul particolare significato che la camelia, fiore ben augurante, riveste nella preparazione del capo corsa, Su Componidori, semidio per un giorno.
Come il linguaggio dei fiori da tempo afferma, alla camelia è attribuito il potere magico di portare fortuna a chi la indossa; essa è un simbolo che ha una funzione importante: è capace di aiutare chi la porta ad ingraziarsi la sorte, simbolo com’è di ‘rinascita’, di ritorno alla primavera. Entrando nei dettagli, il significato insito di questo fiore indica la passione, l’amore dato senza riserve, con dedizione e sacrificio. La Camelia è un pegno e allo stesso tempo un impegno ad affrontare ogni sacrificio in nome dell'amore. Nel linguaggio dei fiori la camelia testimonia il senso della stima e dell’ammirazione senza riserve verso qualcuno. Nel nostro caso questo ci porta a pensare che indossata dal Componidori rappresenti la sua passione per il ruolo, il suo grande impegno fatto di stima e d’amore verso il Gremio, che Egli rappresenta, e verso la città di cui è messaggero, portatore delle istanze umane alla divinità, semidio per un giorno, deputato ad invocare al cielo la concessione di copiose grazie e buone annate.
Anche il colore della camelia ha la sua particolare valenza, perché rappresenta un segno identitario, di appartenenza, capace trasmette il messaggio del mittente: il rosa è il colore che identifica il Gremio dei falegnami, che unitamente all’azzurro ritroviamo nello stendardo che riporta l’effigie del S. Patrono S. Giuseppe e nei nastri legati al braccio del Componidori; questo colore, oltre all’identità, indica anche il nostalgico desiderio del componenti del Gremio di ritrovarsi uniti insieme, per meglio affrontare coraggiosamente la sorte; il rosso, invece, è il colore della camelia del Gremio dei contadini, colore forte, che ricorda il sangue del martire patrono S. Giovanni; tonalità robusta, che sta anche a significare la fiamma della passione, del forte amore che i componenti del Gremio dei contadini hanno versa la terra, Dea-madre, che nutre e dà sostentamento.
Colori pregni di simbologia quelli inerenti la Sartiglia, rosa e il rosso nel caso della camelia, due tonalità che entrambe rappresentano, anche se con sfumature diverse, l’amore vero, quello puro e incondizionato: l’unione fraterna di uomini e donne che operano senza timore e con sacrificio a fin di bene, esorcizzando il male e confidando con fiducia e speranza nella buona sorte e nell’aiuto divino. Ecco, dunque, il valore del simbolo della camelia, fiore che accompagna il Componidori nella sua sfida alla sorte, per poter premiare il suo Gremio e ottenere il bene e l’abbondanza per la città: Oristano.
Filippo Martinez, straordinaria figura di uomo di “multiforme ingegno”, capace di mille mestieri: regista, scrittore, pittore, uomo di teatro, inventore dell’Università di Aristan, solo per citare gli appellativi più noti, ha dedicato alla Sartiglia sguardi e pensieri d’autore, riflessioni particolarmente efficaci e studi seri. Dopo aver a lungo riflettuto sul paziente e certosino lavoro delle donne della Sartiglia, nel 2015 ha ideato per loro un premio, da assegnare annualmente ad una figura femminile particolare. Per fare questo ha pensato sapete a che cosa? Ma alla camelia!
Si, Filippo dopo l’invenzione dell’Università di Aristan, ha fatto uscire dalla sua straordinaria “Lampada di Aladino” un innovativo premio dedicato alle donne della Sartiglia, che ha voluto chiamare “La Camelia”. Ecco il Suo commento prima della consegna nel 2015, primo anno di assegnazione: “La Camelia è il riconoscimento annuale a una donna per celebrare tutte le donne che vivono attivamente e appassionatamente i colori, i profumi, i suoni, i cerimoniali, le tensioni, la gioia e l'ebbrezza della Sartiglia”. Poi ha aggiunto: “La Camelia 2015 sarà assegnata ad Angela Solinas, dal 1967 per 9 volte Massaiedda e per 9 volte Massaia Manna. Bisogna aggiungere altro?”.
Il premio è proseguito poi l’anno successivo, nel 2016, premiando Gabriella Collu, mentre Maria Teresa Mereu (moglie del mitico cavaliere Antonio Fiori, più noto come ‘Melanzana’) è la Camelia 2017. Maria Teresa Mereu ha ricevuto quest’anno la Camelia 2017 (realizzata in ceramica da Alessandra Raggio), lo scorso Giovedì grasso, consegnatale da Gabriella Collu (Camelia 2016) e Angela Solinas (Camelia 2015). Al termine della bella cerimonia Roger Emi, etimologo e storico ‘bandidori’ della Sartiglia ha dissertato, nel suo particolare, forbito linguaggio, su “La camelia nella Sartiglia”.
Cari amici, come sostiene Filippo, con il suo particolare, sfizioso senso riflessivo e allo stesso tempo innovativo, facendo un’analisi dei tempi che viviamo ha detto: “Questi sono tempi duri per la capacità degli umani di percepire il senso del sacro”. Credo che per entrare veramente nel cuore della Sartiglia, per comprenderne a fondo la sua sacralità, dovremmo analizzare e metabolizzare il suo speciale ‘Decalogo’, parte integrante del manifesto “Il cavaliere e la Sartiglia” che Filippo ha voluto dedicare alla manifestazione. Eccolo.

Manifesto de “Il Cavaliere e la Camelia”:
*La Sartiglia pretende energia, equilibrio e destrezza, ma non è uno sport né, tantomeno, una gara a squadre.
*La Sartiglia sfila, ma non è una sfilata; ha colori, costumi e suoni antichi ma non c’entra niente col folclore.
*La Sartiglia coinvolge sponsor, stimola i media e riempie gli alberghi ma non è stata concepita per il turismo.
*La Sartiglia ha le maschere e si conclude durante il carnevale ma non è il carnevale.
*La Sartiglia è una sfida;
*La Sartiglia è una lezione di stile.
*La Sartiglia è una festa per ciascuno e per tutti;
*Tutti possiamo essere La Sartiglia;
*Tutti possiamo dimenticare il tempo, dilatare lo spazio, invadere piazze e strade, nuvole e sabbia, cuori e sguardi.
*Tutti, quasi senza accorgercene, possiamo perderci nella misteriosa dimensione del sacro.

‘Il Cavaliere e la Camelia’ è una breve visita guidata nell’anima della Sartiglia.

Grazie amici, e Buona Sartiglia a tutti Voi!
Mario

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