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domenica, aprile 24, 2016

LA DEMOCRAZIA E L’ISTITUTO DEL REFERENDUM. USI, ABUSI E CONSIGLI FRAUDOLENTI. UNA RIFLESSIONE SULL'ULTIMA CONSULTAZIONE REFERENDARIA.



Oristano 24 Aprile 2016
Cari amici,
i ripetuti e a volte anche esagerati scontri che hanno riempito recentemente le pagine dei giornali coinvolgendo praticamente tutti i media, in relazione sia alla partecipazione che all'espressione del SI o del NO nell'ultimo referendum (detto delle trivelle), credo che imponga un'attenta riflessione sullo stato attuale dell'Istituto giuridico della consultazione popolare. Sicuramente da molti osannato e da altri vilipeso (anche se per alcuni addirittura sconosciuto o ignorato), il referendum è certamente uno strumento importante, nato nelle moderne democrazie rappresentative per consentire al popolo sovrano di esprimere la sua opinione (positiva o negativa) sulle misure poste in essere dai suoi rappresentanti eletti: deputati e senatori, e, di conseguenza anche dal Governo e dalle altre Istituzioni. Prima però di entrare nel merito dell’ultima nostra avventura referendaria, rivediamo insieme cos'è esattamente questo importante strumento di democrazia diretta.
Il referendum, termine ricavato dal gerundivo del verbo latino refero «riporto», «riferisco», è un Istituto giuridico elettorale riservato al popolo. In virtù di questa facoltà il corpo elettorale esprime il proprio consenso o dissenso rispetto a una decisione in atto, da prendere o già presa dagli Organi di governo. I referendum, infatti, possono essere di diverso tipo: propositivi, abrogativi, deliberativi e legislativi. In sintesi: quelli propositivi sono relativi ad una proposta di nuova legge, quelli consultivi, per esprimere la volontà popolare circa una determinata questione politica, quelli confermativi, per poter esprimere il consenso popolare su una legge o una norma costituzionale, prima che essa possa entrare in vigore.
L’esercizio della sovranità popolare è sancito all'art. 1 della nostra Costituzione. L'esito del referendum è reso ufficiale con Decreto del Presidente della Repubblica e costituisce un vincolo per i legislatori, chiamati al rispetto della volontà espressa dal popolo. Le forme ed i limiti di questa sovranità sono contenuti nella nostra Costituzione, in quanto non tutte le materie sono sottoponibili a referendum. La ratifica di trattati internazionali, per esempio, così come l'adesione a organizzazioni internazionali e sovra-nazionali restano compiti esclusivi del Parlamento, e non possono essere sottoposti a consultazione referendaria.
Fatta questa precisazione veniamo ora a parlare dei nostri fatti recenti. Questo residuale frammento di democrazia diretta rappresentato dal referendum, visto in un quadro generale di democrazia rappresentativa, pur valido, presenta aspetti di poca equità, insomma delle falle che necessitano di essere colmate, per evitare di essere considerato un semplice meccanismo di facciata. Tra queste "falle", a mio avviso, le più importanti sono: la necessità di una migliore regolamentazione del diritto-dovere di partecipazione, (modalità, doveri dell'elettore, astensione, esistenza o meno del quorum), la legittimità o meno delle interferenze sui chiamati al voto alla consultazione referendaria, in particolare se messe in atto dagli organi parlamentari o di governo.
Secondo il mio modesto pensiero, se la democrazia è il governo del popolo, se la sovranità della nazione appartiene davvero al popolo, di conseguenza tutti dovrebbero avere non solo il diritto ma l’obbligo di partecipare. Ma d’altra parte, all'interno di una libera democrazia, al cittadino dovrebbe essere consentito anche di astenersi, non essere 'obbligato' ad interessarsi di politica! Allora, però, dovremmo, per equità, abolire il quorum! Chi si astiene, lo fa per libera scelta, delegando gli altri ad occuparsi politicamente anche di lui, per cui chi va a votare impegna anche lui. Lasciare la palla in mano agli altri non è mai stato positivo, ma astenersi, se è vero che è un diritto, deve avere anche la sua contropartita: accettare la decisione degli altri! La democrazia diretta, molto marcata in Svizzera dove i referendum sono pane quotidiano, non prevede nessun Quorum: votare è un diritto-dovere, chi non ci va da agli altri una delega in bianco. Se pensiamo in particolare alle forme di Stato del passato, queste hanno sempre sostenuto la necessità di partecipazione, e quindi l’obbligo, se non altro morale, di esprimere politicamente la propria opinione.
Cari amici, oggi la forma di democrazia in atto è praticamente solo quella rappresentativa fondata sulla delega, attraverso la quale mandiamo con il nostro voto i rappresentanti in Parlamento; al popolo è rimasto un solo scampolo di democrazia diretta, quello del referendum. Stante questo, chi ci governa ha il sacrosanto dovere di fare tutto il possibile perché il cittadino partecipi alla consultazione, attivando ogni mezzo, non semplicemente limitandosi a indire il referendum, in particolare stabilendo un “Quorum” che spesso serve proprio a rendere vana la consultazione. Allora io dico: non gettiamo alle ortiche questo nostro potere diretto residuale: partecipare ai referendum deve essere considerato da tutti un vero e proprio “dovere civico”, da esercitare non da abbandonare e ignorare. Un vero Stato democratico potrà essere considerato in buona salute, solo se i suoi cittadini avranno una solida cultura politica, e la capacità di ammonire sempre i loro rappresentanti, esprimendo il loro assenso o dissenso, anche attraverso i referendum, chiara manifestazione di accettazione o rifiuto.
Tornando al recente referendum sulle trivelle, due cose mi hanno creato forte delusione e grande disagio e imbarazzo: in primo luogo la scarsissima partecipazione popolare (quasi non importasse niente a nessuno) anche in quelle Regioni che la consultazione l'avevano caldeggiata e proposta, e, a seguire, gli inopportuni interventi invitanti alla defezione operati dagli Organi dello Stato, in primis Presidente del Consiglio e Presidente emerito della Repubblica. A mio avviso, è stato messo in atto un 'gioco sporco': anziché fare di tutto per convincere il popolo ad esprimersi, gli uomini di Stato hanno cercato di dissuadere i cittadini dal partecipare, trovando mille scuse per allontanarli dalla loro democratica espressione di voto! In questo modo non si è fatto altro che allontanare ulteriormente il cittadino dalle Istituzioni, aumentandone la disaffezione e facendo crescere in maniera esponenziale il numero di quelli che non vanno più a votare. Errore credo madornale, perché certe politiche non pagano!
Cari amici, un’ultima considerazione. Renzi anche di recente (dopo il fallimento dell'ultimo referendum), riferendosi alla prossima consultazione referendaria, prevista per Ottobre, per la ratifica della riforma costituzionale in atto, ha detto “Se perdo il referendum me ne vado”. Comportamento a dir poco pretestuoso il suo, frutto dell'applicazione della politica dei "due forni", ovvero dei due pesi e delle due misure! Un bell'invito ai cittadini a partecipare massicciamente, dopo aver "consigliato" pochi giorni fa agli stessi elettori di non andare a votare. Vorrei ricordargli che un vecchio e saggio proverbio, però, afferma che il diavolo fa le pentole e Manon i coperchi. Stia attento, perché chi di spada ferisce di spada perisce! Non vorrei che quei milioni di cittadini che si sono sentiti traditi dalle Istituzioni (da lui per primo) per il fallito ultimo referendum, facessero di tutto (complice il già grande astensionismo che l’Italia vanta) per boicottare (a ragione) il prossimo, a cui lui tiene tanto! Allora, volente o nolente credo che sarebbe davvero costretto ad andare a casa! O forse no? Collodi una volta scrisse un bel libro che parlava di un certo Pinocchio...
Ciao amici, a domani.
Mario

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