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mercoledì, marzo 23, 2016

L’UNIVERSITÀ, È ENTRATA IN CRISI. ABBANDONATA DA UNA CLASSE POLITICA INEFFICIENTE, CHIEDE A GRAN VOCE UNA NUOVA PRIMAVERA. LE DUE UNIVERSITÀ SARDE, IN PRIMA LINEA.

Oristano 23 Marzo 2016
Cari amici,
Il motto è chiaro e forte: “LA CONOSCENZA LIBERA IL FUTURO DEL PAESE”. Con questo slogan la gran parte delle Università italiane, con in testa, oltre gli studenti, i Rettori e gli altri Organi degli Atenei, hanno sfilato nelle varie città, reclamando a gran voce una maggiore attenzione per l’istruzione universitaria che, senza fondi, corre il rischio di andare a fondo.
Lo scorso 21 Marzo si è svolta in tutto il territorio nazionale una manifestazione di protesta “simbolica e non aggressiva”, nella quale la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), ha chiamato a raccolta tutti gli atenei per lanciare un allarme sul serio rischio di perdita, per le università italiane, di competitività internazionale. A questo proposito è stato elaborato uno speciale “Decalogo”, con 10 punti chiave, che gli 80 atenei aderenti alla Conferenza dei Rettori hanno voluto mettere in evidenza. La data simbolica del 21 Marzo è stata definita giornata di “Primavera dell’Università”.  Ecco il decalogo che è stato distribuito dai ragazzi nelle varie manifestazioni svoltesi nelle più importanti città italiane.

1). L’istruzione universitaria crea individui più liberi e più forti. La laurea aumenta la possibilità di trovare occupazione e consente di guadagnare di più. Fatto 100 lo stipendio di un diplomato, quello di un laureato è pari a 143. Un tasso di disoccupazione pari al 30% per i diplomati, scende al 17,7% per il laureati.
2). La presenza di un’università genera territori più ricchi. Attraverso trasferimenti di tecnologia, contaminazione di conoscenza, divulgazione, sanità e servizi per i cittadini, posti di lavoro diretti e indiretti, consumi dei residenti temporanei, miglior qualità della vita culturale. 1 euro investito nell’università frutta almeno 1 euro al territorio.
3). Grazie all’università il paese è più innovativo e competitivo. Nonostante crisi e sotto-finanziamento l’Italia si colloca all’8° posto tra i paesi OCSE e davanti alla Cina per quantità assoluta e qualità della produzione scientifica.
4). L’Italia ha il numero di laureati più basso d’Europa (e non solo). UK 42%; OCSE 33%; UE21 32%; Francia 32%; G20 28%; Germania 27%; Italia 17%
5). L’Italia non investe nell’università. Investimento in euro per abitante: Singapore 573, Corea del Sud 628, Giappone 331, Francia 303 e Germania 304. Italia 109.
6). L’Italia ha applicato l’austerity all’università. Fondi pubblici nel 2009: 7.485 mln. Nel 2016: 6.556 (-9.9%). Fondi pubblici 2010-2013: Francia + 3,6% Germania +20%
7). L’università è in declino. Meno studenti, meno docenti, meno dottori di ricerca. 130.000 studenti in meno su 1.700.000 negli ultimi 5 anni. 10.000 docenti e ricercatori in meno su 60.500 dal 2008 al 2015. 5000 dottori di ricerca in meno negli ultimi 5 anni.
8). Il diritto allo studio non è più garantito. Italia 0%-9% degli studenti usufruisce degli strumenti di supporto allo studio. In Germania il 10%-30% degli studenti. In Francia fra il 40% e l’80%. Inoltre in Italia il numero degli aventi diritto supera la disponibilità delle risorse.
9). Personale tecnico-amministrativo e docenti non sono incentivati. Il contratto di lavoro del personale tecnico-amministrativo è fermo al 2009, gli stipendi dei docenti al 2010. Le retribuzioni sono fra le più basse d’Europa.
10). Norme bizantine impediscono all’Università di essere competitiva.

Anche le Università sarde (Cagliari e Sassari), hanno partecipato con convinzione alla manifestazione. Con in testa i Rettori degli atenei, i cortei, con grandi striscioni, hanno compostamente sfilato per le vie cittadine, distribuendo i volantini che spiegavano i motivi della protesta. Neanche Oristano si è sottratta all’impegno: in città, infatti, il Consorzio Uno gestisce corsi delle 2 università sarde.
Cari amici, il potere politico spesso dimentica che le nostre Università per poter competere ad armi pari nella didattica e nella ricerca con avversari internazionali di ben altro spessore, devono averne i mezzi. Gli altri atenei d’Europa, oltre ad avere maggiori risorse, risultano essere anche più snelli ed efficaci, meno burocratici e più competitivi di noi. Senza un serio piano che porti ad una competizione paritaria, il futuro delle nostre università non appare chiaro e luminoso ma addirittura segnato. È necessario individuare gli strumenti (a partire da quelli finanziari), capaci di consentire le nuove sfide con gli altri partner internazionali. I giovani capaci e con voglia di crescere ci sono, sta a noi dare loro gli strumenti necessari.

In questo delicato momento, anche la mala sorte si è accanita sul mondo universitario. Il terribile incidente avvenuto in Spagna, che ha coinvolto diversi studenti partecipanti all’Erasmus, annovera tra le 13 vittime anche 7 delle nostre meravigliose ragazze. Nel doloroso ricordo della loro scomparsa siamo tutti vicini alle loro famiglie, costernate per la loro perdita. La giornata del 21 Marzo è stata dedicata, in segno di lutto, alla loro memoria. Cari amici, la loro tragica sorte è stata una perdita immensa, che ha privato tutti noi di qualcosa di veramente importante: del loro sorriso, della loro voglia di vivere, di fare, di operare, per cercare di cambiare in meglio non solo il loro futuro, oggi così incerto, ma anche quello dell'Italia. La nostra commozione è grande e siamo tutti convinti che, ora, da lassù, esse veglieranno ancora su tutti noi, sulle loro famiglie, e in particolare su quel mondo giovanile che continua ad aspettare, spesso invano, un futuro migliore.
A domani.

Mario

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