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domenica, marzo 31, 2013

RISCOPRIRE IL PASSATO CI AIUTA A VIVERE MEGLIO IL PRESENTE. UNA NOVELLA CHE DEVE FARCI RIFLETTERE.


Oristano 31 Marzo 2013
Cari amici,
oggi è il giorno della Pasqua di Resurrezione del Signore! Auguri a tutti Voi che possiate trascorrerla in serenità, pace, gioia e armonia. In questo giorno beato mi piace, come è mio solito, fare con Voi una piccola ma interessante riflessione sul moderno che avanza, spesso a scapito dell’antico: antico e moderno non sono antagonisti ma complementari, l’uno deve essere di supporto all’altro. La storiella che sto per riportarvi (reperita su Internet e riportata da Giancarlo Beltrame) è molto più vera di quanto apparentemente possa sembrare. Leggiamola insieme.
C'era una volta un contadino che aveva uno splendido giardino, nel quale coltivava ogni specie di alberi da frutta. Ciascuna stagione aveva la sua delizia: mele, pere, ciliegie, albicocche, prugne, susine, noci, mandorle, fichi... Nulla mancava in quel piccolo Eden. L'unico cruccio per l'agricoltore era un roveto, proprio all'ingresso. Germogliava selvatico e disordinato, resistendo a qualsivoglia tentativo di impedirne la crescita. A nulla erano servite le reiterate potature e anche i diserbanti avevano fallito. Imperterrito, seguendo la propria natura, lo spinoso cespuglio continuava a spingere i suoi serpentini rami spinosi ovunque, andando a ricoprire i muri a secco, allungandosi verso l'alto e invadendo persino la strada.
Un giorno passò di lì un inglese. Guardò con compiacente cortesia i filari perfettamente ordinati delle piante, studiò con malcelata ammirazione i sistemi di sicurezza per impedire il furto dei frutti maturi, ma rimase affascinato soprattutto dal caos magmatico e pungente del roveto. Chiese al contadino se poteva occuparsene per un po' lui. Costui, al quale non sembrava vero di liberarsi di quell'intrigo di fastidiose ramaglie, gli disse che se voleva era tutto suo.
Trascorse del tempo e l’inglese, un colpo di forbice qui, due spuntatine di là, una ripulitura in basso, trasformò in modo eccellente il roveto che cominciò a produrre delle belle, grosse e succose more. La bontà del prodotto era tale che l'inglese iniziò a vendere i frutti raccolti a prezzi che mai il contadino aveva spuntato per tutti gli altri frutti del suo giardino. Un bel mattino, per esternare al contadino la sua riconoscenza, l’inglese si presentò a casa sua con un cestino pieno delle preziose more. «Questo è un dono per te», gli disse, di fronte agli amici che si trovavano con lui, «perché sei stato tu a farmi venire l'ispirazione di far prosperare questo bendidio. Io continuerò a coltivare e vendere more e, per dimostrarti la mia riconoscenza, ti prometto che a tutti dirò che l'idea mi è nata qui, nella tua campagna». Il contadino, pur con un forzato sorriso, capì la lezione: mai rigettare l’antico per il moderno. Sono le nostre radici che ci aiutano ad andare avanti e trovare nuove strade.
Cari amici la riscoperta del passato, che spesso gettiamo proprio alle ortiche, falsamente convinti che non ci riguardi, è spesso l’antidoto per i nuovi mali, frutto di quella “modernità” che sembra aver rinnegato sistemi e modi di vivere che per secoli ci hanno accompagnato. La precedente mia riflessione su questo blog, che riguardava quella brillante iniziativa presa a Verona per evitare la deturpazione di uno dei suoi angoli più belli, conferma la validità dell’affermazione che non c’è futuro senza passato. La scala della crescita dell’uomo sulla terra, è costituita da tanti gradini che, uno dietro l’altro, lo accompagnano nella crescita. Ma tutti i gradini sono necessari: nessun operaio taglia i gradini più bassi, una volta arrivato in cima alla scala! Il passato è quel grande contenitore dove è concentrato l’antico sapere, quel grande “dizionario” dove in ogni voce possiamo trovare l’esperienza maturata da chi ci ha preceduto e che può aiutarci a vivere il presente orientandoci verso il futuro.

Dio ci ha dato un mondo meraviglioso. Un giardino dell’Eden dove l’uomo ha a disposizione quanto e forse anche più di quello che gli necessita per una vita sana e serena. Non abusiamo di questo regalo. Anche il nuovo Papa Francesco, già dai primi sui discorsi al mondo, ha chiesto all’uomo di salvaguardare il creato e di usare più equamente i frutti che questo meraviglioso giardino ci fornisce. Nella nostra ansiosa corsa verso il “nuovo”, verso il cambiamento, imboccando spesso sentieri sconosciuti e pericolosi, imitando e pensando anche di sostituirci a Dio, ricordiamoci che il mondo non è “nostro” ma ci è stato affidato e che dovremo riconsegnarlo migliorato, come la “parabola dei talenti” ha cercato fortemente di farci capire. Nel difficile momento che stiamo vivendo, particolarmente impegnativo sia dal punto di vista sociale che economico, deve prevalere il nostro massimo senso di responsabilità. Mettiamo da parte l’accentuazione delle differenze, non inaspriamo le diverse visioni che ciascuno di noi ha sulla strada da seguire, cerchiamo invece, con ponderata tolleranza, di trovare “insieme” la strada per uscire dalle difficoltà.
Riflettiamo tutti con serietà e grande senso di responsabilità, pensando in modo particolare ai più deboli.
Rinnovo a tutti gli auguri di una splendida Pasqua!
Mario

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