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sabato, marzo 30, 2013

CHEWING GUM ART: COME TRASFORMARE UN PERICOLOSO RIFIUTO IN RISORSA. LA MAREA DI CHEWING GUM, CHE A VERONA HA IMBRATTATO PER ANNI LA CASA DI GIULIETTA E ROMEO, TRASFORMATA IN OPERE D’ARTE.


Oristano 30 Marzo 2013

Cari amici,

la notizia che riporto non è solo curiosa ma di una genialità incredibile. Un artista famoso trasforma in quadri le numerose espressioni “graffitare” che milioni di innamorati continuano a realizzare a Verona nella famosa casa Capuleti, quella che vide sbocciare l’amore tra Giulietta e Romeo. Vediamo nei dettagli questo fatto curioso.

Che l’esuberanza dei giovani si trasformi spesso in gravi problematiche per le città di tutto il mondo è ormai cosa nota. Graffiti realizzati con lo spray o con robusti pennarelli dai colori forti ed indelebili, capaci di deturpare facciate storiche e preziose, tonnellate di chewing gum masticato, sputato con disinvoltura e appiccicato per le  strade,  su storiche facciate o  monumenti ed opere d’arte, sono quotidiane manifestazioni senza soluzione. Azioni irresponsabili che creano una desolante immagine di degrado, oltre che comportare spese non indifferenti alle Amministrazioni per la ripulitura o la rimozione.
A Verona l’amministrazione comunale, dopo innumerevoli tentativi fatti per impedire l’indecorosa visione della facciata di casa Capuleti, in gran parte ricoperta di scritte, chewing gum e foglietti adesivi, visto che neanche le multe salate ottenevano lo scopo, ha deciso, per preservarle dal degrado, di ricoprire le pareti incriminate con dei panelli mobili, facilmente rimovibili e periodicamente sostituiti. Questo artifizio ha non solo protetto le pareti ma anche creato dei risparmi sui costi di pulitura, considerata la facilità di ricambio dei pannelli. E’ l’assessore all’Edilizia pubblica del Comune, Vittorio Di Dio, che ha avuto la brillante idea di chiedere alla Casa di Produzione del film "Letters to Juliet" (realizzato proprio nella famosa casa Capuleti)  di ottenere gratuitamente i fondali di cartongesso con i quali era stato rivestito il porticato della casa di Giulietta in occasione delle riprese del film. Lo scopo dell’assessore era quello di utilizzare quei fondali per proteggere le pareti retrostanti dall’aggressione dei pennarelli e dalla montagna di chewing gum dei visitatori. Inoltre si era convinto che le ampie superfici “pulite” avrebbero invogliato i visitatori a riempirle con fantasia, dissuadendoli dall’imbrattare le pareti originali.
L’idea geniale ebbe successo: l’adozione di questi pannelli risultò vincente, catturando subito i “love writers” che li presero d’assalto. Ma un’idea ingegnosa, come spesso capita, ne scatena delle altre, proprio come la reazione a catena! Una mente ancora più intrigante di quella dell’assessore, quella di un artista, ha messo in atto un’idea ancora più geniale: trasformare quelle multicolori “opere collettive”, realizzate da migliaia di innamorati, in vere e proprie opere d’arte.
Marc Quinn, guru inglese dell’arte contemporanea, capì subito che proprio quelle scritte, più che banali vandalismi, erano da considerarsi vere e proprie opere d’arte, preziose a tal punto da meritarsi un posto nei più importanti musei del mondo.

Marc Quinn, col suo genio d’artista, studiò di sovrapporre ai fondali di cartongesso delle tele bianche di diverso formato, creando nelle pareti del portico di accesso alla casa di Giulietta un formidabile grande studio creativo, dove migliaia di estemporanei artisti si sarebbero cimentati in competizione per depositare le loro fantasie amorose, attraverso l’utilizzo di migliaia di chewing gum multicolori, pennarelli, bigliettini autoadesivi e scritte amorose. Un’opera «collettiva», realizzata con passione giovanile, frutto dello spontaneo e ribollente grafismo spontaneo, che sempre ha caratterizzato l’accesso alla mitica dimora dei Capuleti. Grafismo che Quinn, da artista qual è (oltre che un po’ mercante), ha sfruttato a proprio favore, scegliendo le parti migliori delle opere realizzate e apponendo la propria firma sul retro delle tele, per attestare la proprietà intellettuale dell’opera finita. Un’opera multipla quindi, con le firme, oltre che del noto artista, delle decine e decine di esibizionisti della passione amorosa, immortalati sulla parte esterna, visibile, del quadro. Lo stesso Marc Quinn ha chiamato «Love Painting» questa nuova forma d’espressione artistica, battezzando ogni quadro con una delle tante frasi impresse dagli innamorati. Le tele esposte alla mostra si sono rivelate un vero e proprio affare per l’artista. Quelle di grandi dimensioni hanno quotato anche oltre 200 mila euro, mentre tele più piccole sono state acquistate da appassionati per cifre sotto i 100 mila euro, anche se alcune sono state vendute per cifre meno impegnative. Una fra le più importanti è stata donata dall'artista al Comune di Verona.
Cari amici, io sono sicuro che certi problemi tipici delle società fortemente industrializzate, anche quelli più spinosi e di più difficile soluzione come lo smaltimento dei rifiuti di lunga durata, possono essere risolti proprio con soluzioni intelligenti ed ingegnose. La brillante idea nata a Verona si può certamente esportare in molte altre città, compresa la nostra Oristano. Se passeggiando nel centro storico abbassiamo lo sguardo, sui lastroni di granito è difficile vedere il colore delle pietre perché oscurato dalle migliaia di gomme appiccicate. Se alziamo lo sguardo le facciate dei palazzi, anche i più importanti, sono deturpate da una miriade di scritte multicolori, senza tralasciare monumenti, cartelli indicativi e quant’altro. Credo che l’idea di realizzare dei pannelli mobili, da sostituire di tanto in tanto, e da collocare nei punti strategici, dove maggiore è la concentrazione dei gruppi giovanili, sia un modo intelligente per invogliare questi “artisti di strada” a cimentarsi nella loro arte esuberante in modo più corretto. Se domani, anche ad Oristano, potessimo curiosamente osservare dei multicolori ampi pannelli, realizzati con migliaia di chewing gum, scritte e foglietti, sarebbe già un successo, a prescindere dalla qualità pittorica e dei collage dei novelli artisti e dei creativi realizzatori. Sarebbero, comunque, molte migliaia di chewing gum che non si attaccherebbero più alle nostre scarpe e molti metri quadri di facciate risparmiate dall’imbrattamento. Inoltre, bandendo qualche concorso di creatività, potremo, con i pannelli rimossi, realizzare delle mostre sull’arte di strada, ottenendo non solo maggiore pulizia e decoro nella città ma anche il risultato di stimolare e correggere l’esuberante passione artistica giovanile.

Che ne pensate? Giro il quesito anche al nostro Sindaco, che ritengo sensibile al decoro della nostra città.

Grazie della Vostra attenzione.

Mario

                          

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