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lunedì, marzo 25, 2013

IL PRIMO, FORTE, INVITO DEL PAPA ALLA CHIESA ED AL MONDO: “CAMMINARE, COSTRUIRE, CONFESSARE”. RIVOLTO, POI, AI GIOVANI, LA DOMENICA DELLE PALME, LI ESORTA: “NON LASCIATEVI RUBARE LA SPERANZA!”

Oristano, 25 Marzo 2013,

Cari amici,

inizio questa mia riflessione rincuorato dall’invito, dall’incitamento del nuovo Papa, rivolto alla Chiesa ed al mondo: quello di non mollare, di avere fiducia, di continuare a percorrere la strada giusta, nonostante le difficoltà. Francesco è un Papa che investe nel futuro, in particolare quello dei giovani, ai quali rivolge un pressante quanto accorato invito: “ non lasciatevi rubare la speranza!

                         
Motivi di scoraggiamento non ne mancano, lo sappiamo, in tutto il mondo. Senza allontanarci troppo basta dare uno sguardo alla nostra situazione italiana. Un Paese diviso, contaminato da ruberie, indifferenza verso le classi più deboli, gravato da un debito pubblico che è un pesante macigno che ci sovrasta pericolosamente e che nessuno è disposto a rimuovere. Nessuno sembra disponibile a fare anche il minimo sacrificio in favore “degli altri”, dei più deboli. Senza addentrarci nell’argomento “lavoro”, in particolare quello dei giovani, dove ormai anche le più tenui speranze sembrano tramontate. E’ di ieri la notizia che oltre 200mila giovani, con fior di laurea e di master, seri e preparati, non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro, perché è il lavoro che manca! In questo triste momento di “vacche magre”, per usare una citazione biblica, nessuno può tirare i remi in barca, nessuno può nascondersi “lavandosene le mani”, a partire dai nostri rappresentanti appena eletti in Parlamento e da noi delegati a governare questa Italia, a governare questa barca ormai acciaccata da molte tempeste, e con “di fronte” non poche bufere ancora da superare, a partire da quelle della finanza e dell’economia. La nostra proverbiale conflittualità, le nostre divisioni, anche solo ideologiche, stanno spingendo il nostro Paese verso il baratro. E’ tempo che, se vogliamo bene ai nostri figli, se crediamo in un possibile futuro migliore, riprendiamo il cammino litigiosamente interrotto, senza abbandonare la speranza.
Le prime parole di conforto, di invito a riprendere il cammino interrotto, ci vengono proprio dal nuovo Pontefice, da Papa Francesco. Celebrando nella Cappella Sistina la Santa Messa «pro Ecclesia» (per la Chiesa) con i cardinali elettori che hanno partecipato al Conclave, dopo la proclamazione del Vangelo nel commentare le letture (Isaia 2, 2-5; Pietro 2, 4-9; Matteo 16, 13-19), Papa Francesco ha tenuto una straordinari omelia. Le tre letture, ha detto il Papa, sono legate tra di loro da un importante “filo comune”: il movimento. Nella prima il movimento nel cammino, nella seconda il movimento nell’edificazione della Chiesa, nella terza, nel Vangelo, il movimento nella confessione. Camminare, Edificare, Confessare, questo il cammino dell’uomo! Continua il Pontefice: «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Isaia 2,5). Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: “…Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile…”. Ma… come? Ecco la riflessione di Papa Francesco.

Camminare. La nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.

Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare.

Confessare. Il terzo punto è riferito alla consapevolezza del nostro essere cristiani. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo, se non professiamo Gesù Cristo, a nulla valgono i nostri sforzi. Saremo una delle tante Organizzazioni assistenziali, una ONG, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre, cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, alla prima onda, al primo soffio di vento. Papa Francesco ha ricordato nell’omelia le parole di Léon Bloy: «Chi non prega il Signore, prega il diavolo». Quando non si testimonia Gesù Cristo, si accetta la mondanità del diavolo, si condivide la mondanità del demonio.

Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, dobbiamo avere sempre presente Gesù Cristo, che ha versato il Suo sangue per noi sulla croce. E’ un cammino che dobbiamo percorrere portando su di noi quella croce! “Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando professiamo Cristo senza il carico della Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore”, ha affermato Papa Francesco.

                         

Parole davvero pesanti come macigni, monito di grande forza verso una Umanità intera, che vive con superficialità, anche nelle strutture vicine e addirittura parte viva della Chiesa. Papa Francesco con il suo nuovo stile umile, francescano, umano e semplice, vuole scendere dal podio, amalgamarsi con la gente comune, come fece Gesù, amando gli umili e abbracciando l’uomo peccatore. Stile diverso quello di Francesco, anche dai sui più immediati predecessori. Dal "non abbiate paura" di Giovanni Paolo II, alla reazione "dell'uomo davanti al male" di Benedetto alla "tenerezza" di Francesco. Differenze ed allo stesso tempo analogie tra i vari pontificati, che, pur nei diversi stili, hanno cercato e cercano di riportare l’uomo, allontanatosi da Dio, sulla retta via.

Tenerezza, quella espressa da Papa Francesco, che parte dall’elogio e dall’imitazione di Francesco il santo della povertà; tenerezza che riporta alla gioia evangelica della povertà ("Oh come vorrei una Chiesa povera e per i poveri"), dell’amore, della pace, del rispetto del creato. L'attenzione dell'ormai ex arcivescovo della metropoli argentina, ora Pontefice Romano, per i poveri e i diseredati, le sue abitudini umili, il tratto umano di grande semplicità, sono segnali fortissimi di cambiamento, in questi tempi di crisi. E che ad impersonarli sia il capo della Chiesa universale riporta il cattolicesimo alle sue umili e forti origini: alla profondità di un messaggio di vicinanza alla gente comune, alle prese con i disagi di tempi grami, tra congiuntura economica, recessione e mancanza di lavoro. Sono i giovani, in particolare, la sua grande preoccupazione.

                            
Nell’omelia fatta durante la messa della “Domenica delle Palme”, ieri 24 marzo, Il Papa rivolto ai giovani presenti in Piazza S. Pietro ha detto loro: “Non lasciatevi rubare la speranza, per favore, non lasciatevi mai rubare la speranza”. Portate la “gioia” di Cristo “in tutto il mondo, fino alle periferie”. Non fatevi illudere dalla “sete di denaro”, “nessuno lo può portare con sé, il denaro lo deve lasciare”. “Il denaro - aggiunge citando poi le parole che gli aveva detto sua nonna quando era piccolo - nessuno può portarlo con sé, deve lasciarlo, perché il sudario non ha tasche”. Tra inserti a braccio e testo scritto Papa Francesco valorizza con spontaneità il suo primo discorso ai giovani fatto nella “Domenica delle Palme”, giorno in cui la Chiesa celebra in tutte le Diocesi la Giornata della gioventù. Ogni due o tre anni, poi, è previsto l'incontro mondiale di tutti i giovani con il Papa; il prossimo, come ha annunciato ufficialmente Papa Francesco nell’omelia, si terrà in Brasile dal 23 al 28 luglio. Ha poi continuato, rivolto soprattutto ai giovani,: "…non siate mai uomini, donne tristi: un cristiano non può mai esserlo. Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento". "La nostra - ha spiegato Francesco - non e' una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma dall'aver incontrato una Persona: Gesù, dal sapere che con Lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti".

Il grido di dolore di Papa Francesco, rivolto al mondo intero oltre che ai giovani, ha con preoccupazione evidenziato e denunciato il forte rischio che nel mondo di oggi si ceda allo scoraggiamento, non solo da parte dei laici ma anche dalla Chiesa di Cristo. E’ tempo, ha detto il papa, di respingere “Satana”, di abbandonare le tentazioni terrene, da parte di tutti, anche da parte degli esponenti della Chiesa, sgombrando il campo da “carrierismo, affarismo e omertà".

                          
Congedandosi dagli oltre 250mila fedeli presenti in Piazza S. Pietro il Papa, salutando la moltitudine dei giovani presenti, ha dato loro appuntamento a Rio de Janeiro il prossimo Luglio, utilizzando per la prima volta ben 5 lingue: "A luglio a Rio. Preparatevi spiritualmente il cuore. Buon cammino a tutti", ha detto in tedesco, polacco, spagnolo, francese e inglese. E alla fine ha concluso con un italianissimo "Così sia" invece del previsto "Amen" in latino.

Spero che questo Papa Francesco con la Sua grande sensibilità, rispetto per la povertà e per i più deboli, riesca a far ragionare anche i nostri rappresentanti politici che arroccati nel loro Aventino continuano, proprio per “carrierismo, affarismo e omertà", a lasciare il popolo che li ha eletti davanti ad un precipizio che potrebbe avere conseguenze non solo drammatiche ma irreversibili.

Non perdiamo mai la speranza!

Grazie della Vostra attenzione.

Mario

                         

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