lunedì, novembre 28, 2011

LA NOSTRA MAGICA E SCARAMANTICA CULTURA MILLENARIA: LE PIETRE E GLI ANTICHI RITI CONTRO IL MALOCCHIO.





Oristano 28 Novembre 2011

Carissimi e fedeli lettori,

oggi, da sardo convinto, vorrei ripercorrere con Voi un sentiero antico...ma tuttora in uso: quello della magia.

Ho pensato a questo mentre carezzavo con le mani un mucchietto di occhi di Santa Lucia, preziosi e colorati opercoli che ci riportano indietro nel tempo, anche per il significato magico attribuito. Ecco ora, per Voi, la storia ed il significato di questa tradizione.

PEDRAS CONTRA S’OCRU MALU. Pietre contro il malocchio.

La Sardegna non si può dire che non sia ricca di pietre! Il culto della pietra affonda le sue radici nella notte dei tempi e certamente tutta la cultura a noi nota, a partire da quella nuragica, ne è permeata. Il culto del betile era diffusissimo in Sardegna: nel santuario nuragico di Serri un vasto ambiente circolare era dedicato al culto del cosiddetto doppio betile, un blocco di pietra dove sono raffigurati in rilievo la dea madre ed il suo corrispondente maschile. Caratteristico anche il betile ritrovato nella curia di Barumini, la cui forma richiama il nuraghe, a simboleggiare lo spirito della guerra. I betili, come i menhir, erano sedi di liturgie religiose; attorno ad essi si raccoglievano i ministri del culto ed il popolo per invocare gli spiriti della pietra. Un sottile filo continuo lega la tradizione prenuragica a quella nuragica, punica, romana e, infine, cristiana. Cambia la divinità ma rimane costante il sentimento religioso del popolo ed il valore che viene riconosciuto al luogo in cui il culto si esprime nelle sue forme esteriori.

D'altra parte millenni di storia e di preistoria non possono certo essere facilmente dimenticati, soprattutto da parte di un popolo come quello sardo, da sempre costretto, per l'isolamento geografico, alla costante rielaborazione della propria cultura, solo intaccata, qua e la, dalle influenze esterne delle varie dominazioni.Tutto questo ha comportato una metabolizzazione dei riti degli antenati e dei loro valori magico-religiosi attribuiti alle antiche pietre. Nell'isola non vi è roccia particolare per forma o dimensione, cui non sia legata una qualche leggenda. Attraverso queste storie, antichi significati si sono potuti conservare anche successivamente all’avvento della cultura cristiana. Basti pensare alle varie pratiche per scongiurare il malocchio o alle misteriose preghiere per tornare in possesso di oggetti smarriti o rubati; o, ancora, ai riti compiuti in occasione di numerose feste religiose.

Dalle antiche e possenti pietre nuragiche alle piccole e comunque “potenti” pietre, più o meno preziose e capaci di scongiurare la “mala sorte”, il passo è stato breve. “Sa Perda de s' Ogu”, usata contro il malocchio, diviene S'ogu de Santa Luxia (l'occhio di Santa Lucia) e la pratica scaramantica viene ripetuta utilizzando l'acqua attinta direttamente da sa picca (l'acquasantiera) e compiendo segni di croce sull'orlo del recipiente. Anche oggi a distanza di molti secoli i riti scaramantici di lontanissima origine sono vivi e vegeti nella cultura sarda. Tra i più noti ed usati ‘oggetti’ scaramantici proprio l’occhio di Santa Lucia, una piccola conchiglia bella e colorata è diventata un potente e ricercato talismano. Questo “occhio benefico”, è stato ritenuto capace di sconfiggere “l’occhio del male” e le forze negative in esso contenute. Sa ‘perda ‘e ocru’, secondo la tradizione, scongiurava il malocchio e l’invidia ed è ancora oggi destinata ad essere indispensabile talismano da portare sempre addosso, soprattutto dei piccoli, sia delle bambine che dei bambini appena nati. E’ una consolidata tradizione della Barbagia fare dono ai neonati, da parte della madrina o del padrino, di un gioiello contenente un occhio di S. Lucia. Si, l'occhio abbinato al gioiello, perché l’arte orafa, da secoli, ha valorizzato ed impreziosito la conchiglia portafortuna.

Prendas contra s’ocru malu, è la denominazione, in dialetto gavoese, data agli amuleti della tradizione sarda, in Barbagia particolarmente forte e sentita. Il Comune di Gavoi ha di recente acquisito la collezione dell’orafo gavoese Giovanni Rocca, che discende da una antica famiglia di argentieri che operavano a Gavoi già dal 1798, disponendo la collezione, a disposizione del pubblico, presso “Casa Lai” nel suggestivo centro storico di Gavoi. Nanni Rocca che oggi ha bottega e laboratorio ad Oristano, riproduce, rielabora e reinventa i motivi della nostra tradizione sarda. Egli insieme al figlio porta avanti una magica tradizione familiare di argentieri iniziata alla fine del ‘700.


Fatta questa breve passeggiata “sulle pietre” vorrei, ora approfondire con Voi la conoscenza della famosa conchiglia nota come “Occhio di Santa Lucia”. Partiamo dalle origini.

L’"occhio di Santa Lucia" è la piccola porta di casa (opercolo) di un mollusco: l’ "Astrea rugosa". L'Astrea rugosa è chiamata anche trottola rugosa per la sua conchiglia grande a forma di trottola. Negli esemplari giovani la conchiglia presenta delle spine pronunciate. Ha una colorazione beige e il margine dell'asse è rosso-arancione. L'opercolo calcareo di questa specie è chiamato ‘occhio di Santa Lucia’ ed è sempre stato ritenuto un portafortuna. Vive su fondali rocciosi, dove si nutre di alghe. L'animale secerne, oltre alla conchiglia che è la sua abitazione e la sua protezione, un opercolo calcareo ricoperto di uno strato corneo che utilizza come "porta di casa" quando si ritira completamente all'interno della conchiglia. E' proprio l'opercolo che ha reso famoso e quindi molto ricercato il nostro soggetto. L'occhio ha una colorazione intensa e molto bella che può variare dall'arancio, al rossiccio, al bruno; la forma è tondeggiante-ellittica, spiralata piatta e bianca nel lato unito all'animale, convessa e colorata quella esterna. Da sempre l'occhio di Santa Lucia ha trovato impiego in gioielleria e bigiotteria nella realizzazione di deliziosi "gioielli marini" come ciondoli, orecchini, anelli, spille, gemelli ecc. Fino a qualche decennio fa veniva pescato casualmente dai pescatori nelle cui reti rimaneva impigliato. Oggi, in molte zone ove il mollusco era comune, è divenuto assai raro e di piccole dimensioni. Non è ancora a rischio estinzione ma sarebbe necessario rallentarne la cattura. Per fare questo, anziché pescarlo, potremo attendere che la selezione naturale ci faccia avere, attraverso le onde che portano a riva, gli stupendi opercoli colorati. Capita, infatti, frequentemente di trovarlo passeggiando lungo le nostre spiagge, soprattutto al mattino, quando le mareggiate della notte hanno portato a rive oltre che ghiaia colorata queste piccole conchiglie con il classico “ricciolo” nella parte bianca: proprio gli stupendi occhi di Santa Lucia!

A cosa deve il suo nome questa bella conchiglia? L'occhio di Santa Lucia è certamente cosi denominato per la sua forma, vagamente somigliante ad un occhio. Occhio positivo, ritenuto capace di opporsi all’altro, quello negativo e malefico, e per questo divenuto uno degli amuleti più popolari che la tradizione sarda ha utilizzato ed ancora utilizza contro il malocchio.

Questa credenza, che attribuisce ad alcuni la capacità di trasmettere malefici attraverso gli occhi, è di lontana origine. Diverse le modalità di trasmissione del flusso negativo, che, come lascia intendere la parola, passa dallo sguardo: infatti si dice che gli occhi abbiano la capacità di trasmettere all’esterno le forze nascoste nel corpo.

Si parla di Malocchio anche nella mitologia dei antichi popoli. Lo sguardo rabbioso delle donne dell'Illiria poteva uccidere, il gigante Balor delle leggende celtiche poteva addirittura trasformare il suo unico occhio in un'arma letale e Medusa aveva la capacità di tramutare in pietra chiunque incontrasse il suo sguardo. Questo magnetico potere posseduto dagli occhi viene attribuito soprattutto agli esseri umani sospettati di stregoneria, in particolar modo alle donne. Nel tempo si è sempre cercato un antidoto a questo terribile male che scatenava, nei soggetti colpiti, malesseri e malattie. Era necessario, quindi, contrapporre il potere di un “occhio buono”, capace di bloccare ogni altro occhio malevolo. Per trovare il giusto rimedio sono stati studiati riti particolari, consolidatisi nel tempo, capaci di preparare l’antidoto contro i malefici. Il rito magico-terapeutico più conosciuto contro l'aggressione dell'occhio è quello detto della "medicina dell'occhio".
Gli strumenti e le formule per il suo utilizzo vengono acquisiti ed appresi normalmente in famiglia, anche se è possibile riceverli da parte di estranei. È opinione diffusa che tutti potenzialmente sono nella condizione di scatenare l'aggressione dell'occhio, il cui verificarsi o meno dipende dalla concomitanza di fattori diversi. Molti sostengono che il prendere occhio è un fenomeno dovuto al sangue, per cui vi sono persone che appartengono ad un ceppo familiare che per tradizione esercita questo influsso in maniera forte e continua. Sono portatori di aggressione anche i guerci e coloro che hanno gli occhi verdi. Nella provincia di Cagliari, di quelli che suscitano questo particolare stato di crisi, si dice che hanno la capra nell'occhio, oppure che hanno l'occhio di capra, cioè l'occhio del diavolo. In tutti i casi, ciò che determina lo scatenarsi della crisi è un atto istantaneo, immediato, difficile da controllare, quale l'incontro degli sguardi, precisamente l'incontro delle pupille.

Per far fronte all'aggressione dell'occhio sono previsti numerosi interventi di prevenzione e un numero ancora più elevato di riti terapeutici. Per quanto riguarda la terapia per il superamento della crisi provocata dall'aggressione dell'occhio, sono stati registrati ben ventiquattro modi diversi di esecuzione del rito terapeutico, modi nei quali si riscontra la presenza, diversamente combinata, dei seguenti elementi: i "brebus", preghiere quali il Padre Nostro, l'Ave Maria, la recitazione del Credo, spesso assieme all'uso di grano, acqua, sale, olio, orzo, riso, pietra, corno (di muflone, di cervo, di bue), occhio di Santa Lucia, carbone, carta. Per conseguire la guarigione il rito va ripetuto da un minimo di tre ad un massimo di nove volte. Per la risoluzione dei casi più gravi in genere è previsto l'intervento di tre diversi operatori.

Nei paesi sardi la donna ha la prerogativa di essere sia soggetto che oggetto del malocchio: è colei che è più esposta al rischio del malocchio ma è anche colei che getta il malocchio più potente. È sempre in linea femminile che vengono ereditati gli oggetti magici, gli amuleti, che preservano dal malocchio ed è sempre la donna che gestisce la vita e la morte attraverso la pratica della “medicina dell’occhio”.

Pur in tempi moderni, all’interno di un mondo ormai totalmente globalizzato, la superstizione non ha abbandonato l’uomo. La Chiesa, nell’intento di sconfiggere le abitudini idolatriche, ha cercato di “assorbirle”, rivestendole di significato cristiano. Gesti e riti arcaici si sono incorporati nelle preghiere della nuova religione, ma la magia non ha abbandonato e, credo, non abbandonerà mai l’uomo. Il detto “non ci credo ma…non si sa mai!” continua ad avere la sua validità e la sua applicazione.

Ecco perché anche l’estate scorsa non pochi turisti, passeggiando in riva al mare, anziché guardare l’orizzonte e bearsi di uno splendido tramonto, continuavano con lo sguardo a frugare tra i granelli di sabbia nella segreta speranza di trovare i bellissimi “Occhi di Santa Lucia” !

Grazie della Vostra sempre graditissima attenzione.

Mario


8 commenti:

Anonimo ha detto...

complimenti per la ricerca è stata molto interessante

Anonimo ha detto...

Molto bella questa ricerca.mi a fatto capire.tanti significati...di cui non ero informata.

Anonimo ha detto...

grazie molto interessante

Anonimo ha detto...

Grazie mille...

Unknown ha detto...

E stata una ricerca molto bella e interessante e saperne di più è sempre bello.

Unknown ha detto...

SiddiSatta della spiegazione Sì impara sempre qualcosa

Unknown ha detto...

Grazie ilteressantissima storia

uccheddu scultore ha detto...

Grazie. Molto interessante per me.