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martedì, dicembre 18, 2012

IMMORTALATO NELLA LEGGENDA E NELLA STORIA L’ARCO HA TRIONFALMENTE ATTRAVERSATO I SECOLI. LA LUNGA STORIA DI UNO STRUMENTO DI CACCIA, GUERRA E SPORT.

Oristano 18 Dicembre 2012
Cari amici,
oggi voglio ripercorrere con Voi la lunga storia dell’arco. Questo desiderio mi è venuto da quando tutte le settimane accompagno mio figlio Santino agli allenamenti di tiro con l’arco. Spesso sto a lungo in osservazione e mi affascina non solo il meccanismo ma la potenza del tiro. La mia mente torna indietro nel tempo ed immagina l’uomo preistorico che con astuzia si confezionò il primo arco, capace di lanciare con forza frecce in grado di uccidere l'animale senza rischiare di morire con il “corpo a corpo” con la preda. Ecco ora la lunga storia di uno strumento straordinario che dopo millenni mantiene ancora intatta la sua vitalità.

Dopo la scoperta del fuoco e della ruota credo che nella storia umana l'invenzione dell’arco sia una delle scoperte più rilevanti. A partire dal Neolitico e fino all'avvento delle armi da fuoco nel XVI secolo, l'arco ha contribuito in modo determinante allo sviluppo ed al progresso dell’uomo, sia come efficace strumento da caccia che come arma da guerra. La scoperta dell’arco si è dimostrata fondamentale in tutte le culture delle varie parti del mondo: dall’Asia all’Europa, dall’Africa alle Americhe. I nomadi dell' Asia centrale grazie alla forza da combattimento dell’arco fondarono vasti imperi e giunsero a dominare la Cina; gli eserciti medievali combatterono efficacemente con l’arco in tutta Europa, gli Inglesi studiarono un efficace modello di “arco lungo”, mentre gli indiani d’America studiarono un modello corto per usarlo comodamente lanciati al galoppo con il cavallo. L’arco, introdotto da tutte le culture, nel corso dei secoli fu modificato profondamente e, da strumento rudimentale qual'era, costituito da un ramo e una corda, divenne nel tempo un dispositivo meccanico altamente sofisticato. 

Com’è fatto essenzialmente un arco? Fondamentalmente un arco è una molla a due bracci mantenuta in tensione da una corda che ne unisce le estremità. Quando lo si tende, il dorso (la parte esterna della curvatura) è sottoposto a uno sforzo di trazione mentre il ventre (la parte interna della curvatura) subisce una forza di compressione. L'arco deve adattarsi a queste forze per evitare di spezzarsi e per poter scagliare lontano la freccia. Nei flettenti di un arco completamente teso è immagazzinata una grande energia potenziale, che viene trasferita alla freccia e le dà impulso quando si lascia andare la corda. Dal semplice originario arco del Paleolitico una lenta evoluzione ha costantemente modificato lo strumento, seguendo due filoni distinti nella progettazione degli archi, uno europeo e uno asiatico. Nessuno dei due può essere considerato intrinsecamente migliore dell'altro; ciascun progetto di arco rappresenta invece una possibile soluzione al problema di scagliare con precisione un dardo piccolo e leggero imprimendogli forza di penetrazione. Questo processo graduale di miglioramento dell'arco ha richiesto millenni e ha coinvolto molte culture, a partire da quelle preistoriche. Basti un esempio: alcuni studiosi ritenevano che l'arco lungo inglese fosse stato inventato nel Medioevo dagli anglosassoni, dai normanni o dai gallesi, mentre in realtà se ne sono scoperti antecedenti che risalgono ad almeno 8000 anni fa. Alcuni dati fanno pensare che l'equipaggiamento per l'arciere sia apparso all'inizio del Paleolitico superiore (35 000-8000 a.C. circa).
Il legno preferibilmente utilizzato per i primi archi era il tasso. In questo legno sono facilmente distinguibili due strati: l'alburno, di colore biancastro, che è lo strato esterno dell'albero, fisiologicamente attivo, e il durame, di colore rosso-arancione, che è la parte morta centrale. L'alburno è elastico e ha una buona resistenza alla tensione, mentre il durame è più adatto a sopportare gli sforzi di compressione.

Al di fuori dell'Europa l'evoluzione dell'arco seguì una via abbastanza differente. Le sue varianti più complesse ebbero origine in Asia. Mentre in Europa si studiavano forme e tipi di legno, in Asia,  al contrario, i costruttori sembrarono concentrarsi non tanto sulla forma dei bracci, quanto su altri materiali di supporto da impiegare. In particolare, in Asia si utilizzarono adesivi ricavati da pelli e dalla vescica natatoria di pesci per incollare tendini di animali al dorso degli archi. Il tendine ha una elevata resistenza alla trazione, valutabile in circa 20 chilogrammi per millimetro quadrato, ossia più o meno quattro volte quella dei legni da arco. L'uso del tendine consente di costruire un arco notevolmente più corto senza sacrificare l'estensione della corda e senza aumentare il rischio di rottura. Facili da maneggiare stando in sella, questi archi corti rinforzati con tendine vennero utilizzati in Asia settentrionale e in Estremo Oriente, ma anche alcune tribù indiane delle pianure del Nord America svilupparono e usarono archi di questo tipo. Gli antichi costruttori di archi in Asia orientale e occidentale non si limitarono a rinforzare gli archi con tendine; alcuni si resero conto che in natura esistono materiali più resistenti del legno. Essi idearono, cosi, l'arco composto o a struttura mista, di maggiore complessità meccanica, la cui costruzione richiedeva una perizia notevole. Come indica il nome, questo tipo di arco combina materiali diversi: nella sua forma classica, è costituito da un sottile «cuore» in legno rinforzato con tendine sul dorso e corno, di solito di bufalo indiano, sul ventre. Modernamente questo tipo di arco è stato spesso definito laminato o rinforzato. L'arco composto sfrutta pienamente le proprietà dei materiali impiegati nella sua costruzione. Il tendine incollato al dorso sopporta bene lo sforzo di trazione; il corno, che ha una resistenza massima di circa 13 chilogrammi per millimetro quadrato, all'incirca il doppio di quella dei legni duri usati in precedenza. Prove effettuate dimostrano che un arco composto con una potenza di 27 chilogrammi può imprimere a una freccia la stessa velocità (circa 50 metri al secondo) di un arco lungo medievale in legno di tasso con una potenza di 36 chilogrammi.


L’arco composto è stato ampiamente modificato nel tempo. Verso il XVII secolo, nuove varianti alla struttura di base dell'arco composto vennero introdotte dai turchi ottomani e dalle tribù turche dell'Iran. Si sperimentarono modifiche su archi lunghi solamente 111-116 centimetri: eliminando l'impugnatura arretrata e le montature di osso o corno che rinforzavano le parti terminali dei flettenti degli esemplari più antichi, si otteneva un arco dall'impugnatura rigida e dai bracci che formavano una curvatura aggraziata terminante con estremità leggermente ricurve. Questi archi corti avevano una grande estensione della corda ed erano straordinariamente potenti: la loro potenza andava da 36 a più di 45 chilogrammi, ed era quindi paragonabile a quello dell'arco lungo inglese, che ha dimensioni quasi doppie. Armata con l'arco turco, la cavalleria ottomana si dimostrò formidabile e fu la forza trainante della conquista dell'Europa orientale nel Medioevo. Il declino dell’arco come arma da guerra si ebbe con l’invenzione della polvere da sparo e dei fucili che resero obsoleto l’arco come strumento bellico, che però sopravvisse come strumento adatto all’attività sportiva: caccia e tiro al bersaglio.
Nel 1537, il re Enrico VIII promosse il tiro con l'arco sportivo in Inghilterra, incaricando Sir Christopher Morris di istituire una società arcieristica, la Guild of St. George. Società arcieristiche vennero fondate durante tutto il diciassettesimo secolo e l'indizione di frequenti tornei confermarono il tiro con l'arco come uno sport da competizione: il torneo "Ancien Scorton Silver Arrow" si tenne per la prima volta nel 1673 nello Yorkshire, in Inghilterra e si svolge ancora oggi. Anche le donne si unirono agli uomini nelle competizioni e nel 1787, per la prima volta, furono ammesse in una società arcieristica. La prima società arcieristica Nord Americana, gli United Bowmen di Filadelfia, fu istituita nel 1828; l'entusiasmo per il tiro di campagna, un tipo di competizione che simula la caccia, e la caccia vera e propria, portarono alla fondazione della National Field Artchery Association nel 1939; nel 1979 fu fondata la National Archery Association che iniziò a tenere tornei di tiro alla targa. Il tiro con l'arco fu presente alle Olimpiadi per la prima volta a Parigi, nel 1900; si tirò con l'arco anche nel 1904 a St. Louis, nel 1908 in Inghilterra, e nel 1920 in Belgio. Solo nel 1972 il tiro con l'arco fu di nuovo ammesso alla Olimpiadi. Per organizzare meglio il tiro con l'arco competitivo, gli arcieri polacchi si impegnarono negli anni 30, nella fondazione di un organismo internazionale, la Federation Internationale de Tir L'Arc, meglio conosciuta come FITA, che stabilì un regolamento universale e un tipo di torneo che con il tempo fu adottato sia dagli uomini che dalle donne nelle Olimpiadi moderne. In Italia questo sport è affiliato alla FITARCO, Federazione Italiana Tiro con l’Arco.

Naturalmente gli archi attuali sono ben diversi dagli archi usati nel tempo: il progresso tecnico nella struttura degli archi e delle frecce ha incrementato la loro precisione e la loro robustezza, quindi l'interesse nel tiro con l'arco.
Oggi sono organizzate gare con diversi tipi di arco:
-    arco Long Bow, il tipo di arco più simile all’arco tradizionale, anche se di solito realizzato in base a disegni studiati a fondo e con tecniche moderne: incollaggio di diversi strati di legni di essenze diverse, eventualmente rinforzati da lamine di materiale sintetico;
-    arco cosiddetto “Olimpico”, perché archi di questo tipo sono usati per le gare olimpiche; non più costruiti in legno ma in tre parti distinte, da montare prima del tiro: un riser centrale in metallo e due flettenti, realizzati con materiali sintetici; per il tiro questo arco è equipaggiato con mirino ed altri ausili per il tiro;
-    arco compound, inventato dall’americano H. W. Allen nel 1966: questo arco si serve di pulegge eccentriche o camme, montate alle estremità dei flettenti, e di una incordatura particolare per ridurre la forza necessaria per tenere aperto l’arco e poter usare così archi più potenti. Ideato per la caccia (per poter tirare frecce più lontano e con potere di penetrazione maggiore) questo arco, molto popolare nel Nord America, è usato anche per le gare di tiro, sia alla targa che nel tiro di campagna. Equipaggiato con diversi ausili ed usato con uno sgancio meccanico permette di effettuare tiri di notevole precisione.

La competizione olimpionica con l’arco, definita appunto "Divisione Olimpica", è limitata all'arco ricurvo, mentre le altre forme di arco sono praticate in numerose competizioni sportive in tutte le parti del mondo.
Voglio chiudere questa mia breve storia dell’arco ricordando a tutti Voi che l’arco, oltre che strumento potente di difesa ed offesa, ha sempre avuto per l’uomo un significato simbolico importante. L’arco, dunque, come simbolo che, unito alle frecce, è ovunque un simbolo d’amore. Il dio Amore, il Sole, Shiva hanno tutti l’arco, la faretra, le frecce. L’arco di Ulisse rappresenta il potere di re, in Giobbe è la forza (“nella mia mano l’arco riprenderà la forza”). Nel Sagittario è la sublimazione dei desideri. L’arcobaleno è il simbolo della speranza, del legame tra cielo e terra “E Dio disse, io ho messo il mio arco nella nuvola ed esso sarà per segno del patto tra me e la terra. Ed avverrà che quando io avrò coperto la terra di nuvole, l’arco apparirà nella nuvola” (Genesi 9, 13-14).


Cari amici, spero che la storia dell’arco e del suo cammino a fianco all’uomo abbia riaperto anche in Voi quei file che, spesso, restano dormienti nella nostra mente. In me questo è avvenuto e posso dirvi, senza retorica, che il tiro con l’arco è un vero e proprio allenamento non solo fisico ma mentale. La freccia che scagliata dall’arco vola dritta verso il bersaglio, identifica la nostra  determinazione al raggiungimento del risultato; il gesto fisico è parte integrante del gesto mentale,  gesto che richiede agilità, armonia, fermezza, costanza e determinazione insieme. In ognuno di noi c’è un bersaglio interiore da colpire, e a quello deve tendere il dardo scagliato, facendo in modo che esso colpisca nel segno e non si disperda, appagando il nostro Io e consentendo, alla nostra mente ed al nostro braccio, di raggiungere il risultato cercato. Il tiro con l’arco è una sfida continua, una gara tesa come la corda stessa dell’arco, giocata dall'arciere in lotta con se stesso! E’ proprio in questa gara continua, tra noi ed il nostro Io, che sta la vera essenza di questo nobile sport.
Alle soglie delle festività giunga a tutti Voi il mio più sincero augurio di
B U O N E   F E S T E !
Mario


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