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lunedì, dicembre 10, 2012

BERLUSCONI E L’IMPOSSIBILE RITORNO AL PASSATO. COSTRUIRE IL FUTURO SIGNIFICA ANCHE ESSERE CAPACI DI “PASSARE LA MANO”, NON ARROCARSI NELLA ERRATA CONVINZIONE DI ESSERE INDISPENSABILI.

Oristano, 9 Dicembre 2012
Cari amici,
credo che solo qualche giorno fa nessuno pensasse ad una incombente crisi di governo. 
Invece, con un gran botto, in poche ore questo è avvenuto. La bomba delle imminenti ed ormai decise dimissioni del Presidente del Consiglio Mario Monti, uomo certamente oggi tra i più stimati in Europa, scuote e fa impensierire non solo l’Italia ma l’intera Europa, oltre che buona parte del resto del mondo.  Gli equilibri instabili, lo sappiamo, hanno il difetto di poter vacillare e precipitare in qualsiasi momento, e che il governo italiano si reggesse su equilibri alquanto instabili (il sostegno dato al governo tecnico dai due partiti avversi, PD e PDL non era certo frutto d’amore ma di convenienza), era cosa nota. Il Presidente del Consiglio Monti ha assunto l’inaspettata decisione di lasciare l’incarico dopo aver rilevato dalle  dichiarazioni rese in Parlamento dal Segretario del PDL on. Angelino Alfano, conseguenti all’astensione del suo partito su alcuni provvedimenti governativi, che l’appoggio finora dato al Governo era terminato.

Dichiarazioni, quelle di Alfano, che esprimendo un giudizio negativo sull’operato del Governo ne determinavano “la sfiducia” sulle sue linee d’azione. Il Presidente del Consiglio di un “governo tecnico” come il suo non poteva certamente restare indifferente a questo giudizio e ne ha tratto le conseguenti conclusioni: considerare esaurito il compito del governo tecnico, comunicandone prontamente  la decisione  al Capo dello Stato. Così è stato ed ora la palla passa nelle mani del “grande vecchio”, il Presidente Napolitano. Monti, con coerenza, ha ufficializzato che si dimetterà dopo l’approvazione della Legge di Stabilità.  Dimissioni, quindi,  una volta approvata la legge di stabilità, sempre che non si voglia andare all'esercizio provvisorio. La contromossa di Mario Monti allo 'strappo' di Silvio Berlusconi ha spiazzato persino Giorgio Napolitano che, ora, pare pensi già ad una accelerazione della data del voto, previsto per Marzo. Le urne potrebbero aprirsi in anticipo a febbraio. Un'evoluzione inattesa, quella generata da PDL, che ha portato il Premier a fare una mossa rapida e forse imprevista,  dettata dalla volontà di non farsi "impallinare" né "logorare" in Parlamento, da un partito che, accusandolo di aver danneggiato l'economia del Paese, lo ha di fatto "sfiduciato", prima della conclusione concordata del programma di risanamento, avviato circa un anno fa.

Chi non ricorda la travagliata nascita di questo governo che veniva chiamato ad operare in un momento cosi drammatico per la vita democratica del nostro Paese? Chi non ricorda i terribili momenti di tensione derivati dalle dichiarate ma non  presentate “dimissioni” di Berlusconi rimaste in “forse”…per giorni? Decisione certo sofferta, quella di Berlusconi, ma poi arrivata con grande sollievo e formalmente da Lui annunciata come “un passo indietro per il bene del Paese”. Non sta a me, che non sono un esperto politologo, entrare nel merito delle alchimie della politica. Certamente il Paese risentirà di questo improvviso cambiamento. Forse tanti provvedimenti portati avanti con grande sacrificio e pronti per essere approvati, andranno in fumo. I decreti, pronti da trasformare in legge e giacenti in Parlamento, sono numerosi. Il primo che non vedrà la luce è il decreto sulla crescita ribattezzato anche ‘Crescitalia’. Senza dimenticare il ripetuto decreto ‘milleproroghe’, quello per la ‘delega fiscale’, quello sulla legge sulla concorrenza, quello per l’abolizione delle Province ed, infine, il decreto sulla presentazione di ‘liste pulite’, ovvero sulla incandidabilità dei condannati per reati importanti.  Che dire, poi, del tormentato iter per modificare la legge elettorale attuale ben nota come “Porcellum” ?

Cari amici, faccio da “cittadino” questa riflessione con Voi, senza astio e partigianeria, da persona che ‘da sempre’ ha avuto la convinzione che ognuno di noi, piccolo o grande che sia, è nei confronti della Società a cui appartiene uno strumento utile ma non indispensabile. Utilità quella fornita sia dal cittadino-amministratore che dal cittadino-amministrato, nella logica altruistica e mai egoistica; collaborazione e “servizio” prestati da ciascuno, nella logica dell'apporto "utile" alla Società, senza mai considerarsi "indispensabili"! Nessuno, dal più importante al più umile, può arrogarsi il diritto di ritenersi indispensabile! Il mondo esisteva prima di noi ed esisterà, certamente anche dopo, quando noi non ci saremo. Credo che ognuno di noi sia tenuto a fare la sua parte, per il periodo giusto, passando poi necessariamente il testimone ad altri. Questo mio concetto, però, non è condiviso da tutti. C’è chi pensa invece di essere “unico”, considerando gli altri incapaci di sostituirlo.

Sono convinto che Berlusconi ha nei confronti di se stesso questa convinzione. Un anno fa dopo aver “fatto finta” di passare la mano, dopo aver consegnato il partito al “giovane” Angelino Alfano, aveva ufficialmente dichiarato di voler staccare la spina, di essere per il suo partito solo un buon “consigliere”, un po’ come avviene nelle aziende con la figura del “Presidente Onorario”. Così non è stato. Silvio Berlusconi, dopo aver fatto finta di ‘mettersi in pensione’ ha deciso di tornare in campo, per rimettersi a giocare davvero “sul serio”. Nel corso di un recente incontro ad Arcore con Angelino Alfano e Gianni Letta, l’ex premier ha spiegato che la sua “fase di attesa” era terminata. Arringando il suo “segretario” Alfano lo ha così apostrofato: “Angelino, adesso basta con questa farsa delle primarie. Io a metà dicembre faccio saltare tutto: governo, primarie e pure Pdl. E mi candido premier. E non ho intenzione di chiedere il permesso a un partito che ho fondato io”.  Sono parole che, credo, non abbiano bisogno di commenti.
Un ritorno, quello di Berlusconi che ha spiazzato non pochi, per primi quelli del suo partito. Tutti da Bersani a Grillo, da Casini a Fini sono sconcertati.  Berlusconi è tornato in campo come un carro armato: non per sedere ancora in Parlamento come deputato, ma per insediarsi nuovamente come Premier. "Io non entro in gara per avere un buon posizionamento, entro per vincere. L'opinione di tutti era che ci volesse un leader come un Berlusconi del 1994 ma non c'era. E non è che non l'abbiamo cercato. L'abbiamo cercato". Così si è espresso l'ex premier parlando nei giorni scorsi con i cronisti a Milanello dove era andato a seguire l'allenamento del Milan. 










I commenti acidi si sprecano. Grillo, portatore di una grossa fetta del malessere che serpeggia tra gli italiani ed accreditato per un forte successo alle prossime elezioni politiche, dopo le dichiarazioni di Berlusconi si è così espresso: "Aveva fatto un passo indietro per il bene della Nazione, ma adesso tre in avanti per la condanna a 4 anni di reclusione per frode fiscale perché 'Obbligato' a rimanere per riformare il pianeta giustizia". Nel suo contatto Facebook e sul sito web, Grillo ha così commentato il ritorno in campo di Berlusconi: “Condannato e resuscitato. Ancora tu? Non dovevamo vederci più?”; aggiungendo, poi, “”Non sono passati neppure i tre giorni canonici ed è già uscito dalla tomba prima che la Santanché e Bugs Bunny Alfano potessero avvolgerlo nel sudario e levarselo dalle palle per sempre, è già risorto!”. I commenti caustici non sono limitati a quelli di Grillo. Pier Luigi Bersani così commenta: «Sono preoccupato di questa posizione di Berlusconi, perché di populismi ne abbiamo già un bel po’...». Casini, invece sostiene che: «Berlusconi ha devastato, in questi anni, l’unità dei moderati. Ieri ha dimostrato che su quella base si può creare un partito populista di destra che non ha nulla a che fare con il partito popolare europeo e con i moderati». Potrei citarne altre ma credo sia superfluo, inutile.

Cari amici, la situazione che vive il nostro Paese è davvero molto seria. Non è più tempo di individualismi  e di egoismi personali che possono portare la Nazione e tutti noi verso un baratro da cui sarebbe molto difficile risollevarsi. Non è tempo, soprattutto, di “ritorni al passato”. Io non sono un antiberlusconiano, non lo sono mai stato. Berlusconi ha certamente fatto negli anni la sua parte, ma il suo compito, per mille ragioni, è ora terminato. E’ tempo che lasci il campo ad altri: non faccia il padre-padrone, perché perderebbe anche quel poco credito che gli è rimasto. Non dimentichi mai che gli avversari, che lui ben conosce, sono sempre più agguerriti e pronti a fargli pagare le antiche colpe. Un ritiro dignitoso sarebbe certamente preferibile ad una cocente senile sconfitta. Lasciare il campo necessita di lungimiranza, altruismo, acume, intelligenza e saggezza. Questo non è riferibile solo a Berlusconi ma anche ai tanti dinosauri della politica: sia a destra che a sinistra, senza dimenticare Bersani e  D’Alema. Il cambio generazionale è possibile basta volerlo.
Mi viene in mente, prima di chiudere questa mia riflessione, una delle favole di Fedro (Gaio Giulio Fedro, 20 a.C. circa – 51 d.C. ca., è stato uno scrittore romano, autore di celebri favole) che, da saggio osservatore della sua epoca, utilizzava gli animali per mettere a nudo i vizi degli uomini: quella del vecchio leone morente, validissima anche oggi. Eccola, per gli appassionati, sia in latino che in italiano.
Testo latino:
“Quicumque amisit dignitatem pristinam, ignavis etiam iocus est in casu gravi”.
Defectus annis et desertus viribus leo cum iaceret spiritum extremum trahens, aper fulmineis spumans venit dentibus, et vindicavit ictu veterem iniuriam. Infestis taurus mox confodit cornibus hostile corpus. Asinus, ut vidit ferum inpune laedi, calcibus frontem extudit.
At ille exspirans  «Fortis indigne tuli mihi insultare: te, naturae dedecus, quod ferre certe cogor bis videor mori».

Libera traduzione in italiano:

“Chi perde il suo potere, anche il più vile si prende gioco della sua rovina”.
Tradito dalle forze e dall'età il leone covava la sua fine. A vendicarsi d'un'antica offesa venne il cinghiale dal fulmineo dente. Poi venne il toro, e le sue corna ostili scavarono in quel corpo di nemico. L'asino vide i colpi non puniti e gli sferrò il suo calcio nella fronte.
Il leone spirò. Ma prima disse: «Amaro fu l'assalto di quei forti. Ma dopo il tuo, viltà della natura, mi sembra di morire anche due volte».

Credo che anche Berlusconi dovrebbe temere non solo l’assalto dei “forti” ma anche quello dei “deboli”, oggi rappresentati da quella vasta platea di scontenti che si ritrovano sotto un cielo a “Cinque stelle”…!
Grazie a tutti Voi dell’attenzione.
Mario


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