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domenica, ottobre 30, 2011

TRADIZIONE O INNOVAZIONE? COSTRUIRE IL FUTURO CON LE “PIETRE” DEL PASSATO.


Oristano 30 Ottobre 2011

Cari amici,
l'argomento di oggi per quanto possa apparire semplice, quasi banale, ha a mio avviso un significato ben più profondo dell'apparenza. Che il mondo cambi è da tempo una cosa nota, direi una necessità. Cosa ben più complessa è, invece, la "mania" del cambiare, a tutti i costi, a prescindere dalla sua utilità. Questo argomento mi ha portato a riflettere: tradizione o innovazione? Problema apparentemente semplice ma sostanzialmente complesso.

Prima di esternarvi questa mia riflessione vorrei analizzare con Voi questi due termini che, sotto molti aspetti, sono antitetici.
Esaminiamo prima il termine “Tradizione”.

“Tradizione” deriva dal latino “traditio” che indica l'atto di tradere, da trans-dare, con il significato di consegnare ed anche “trasmettere”, come un'eredità, una memoria, una notizia, un insegnamento sia a parole che per scritto. Il significato, quindi, della parola tradizione ci porta al termine ‘trasmettere’, consegnare. Una sorta di passaggio, un qualcuno che dà ad un altro qualcosa. Mi viene in mente una staffetta, dove per arrivare al traguardo si susseguono vari corridori che si passano un testimone.
Nel linguaggio comune "tradizione" significa, anche e soprattutto, "abitudine" e "tradizionale" è ciò che è entrato a far parte delle consuetudine, come certi aspetti del costume o della moda e persino certe abitudini alimentari. Il termine non nasconde un'accezione dispregiativa in quanto spesso è usato ad indicare ciò che appartiene al passato (ad esempio la "morale tradizionale") e che va dunque combattuto in nome del progresso. Allo stesso tempo la parola "tradizione" si presta ad infondere un certo senso di sicurezza e stabilità, ispira “fiducia”, evocando la romantica immagine del buon tempo passato in un momento in cui si guarda con crescente apprensione e diffidenza verso certi discutibili aspetti del "progresso".

Veniamo ora al termine “Innovazione”.

Innovazione è un termine non facile da definire. Capita spesso di chiedersi cosa davvero significhi innovazione. Se ci affidiamo ad un vocabolario tra i più quotati possiamo leggere che il verbo innovare significa “mutare qualcosa, aggiungendo nuovi elementi”. La definizione non è del tutto soddisfacente, perché troppo generica ed indefinita. Cerchiamo allora di approfondire.

Leggendo il ‘keynote’ di Eric Reiss sul tema “Invenzione, innovazione e futuro dell’architettura dell’informazione”, troviamo una definizione più chiara, più definita. Reiss, contrapponendo il termine innovazione a quello di invenzione, dà una definizione di innovazione tanto semplice quanto esaustiva: “Innovare significa trasformare i problemi in soluzioni”. Reiss porta uno splendido esempio, la ruota. Alla ruota e alla sua rotondità è legata una delle più grandi scoperte della storia dell’uomo, che ha permesso di “risolvere” il problema del trasporto di merci e persone da un luogo all’altro. E questa è innovazione pura. Potremo definire quindi l’innovazione come quel processo di crescita, di modifica e miglioramento dell’esistente, adattandolo costantemente alle nuove, mutate esigenze. Innovazione quindi come il contrario di immobilismo, di rifiuto dell’aggiornamento; in sintesi ‘innovazione vista come “azione” e non come “rassegnazione”.
Mettiamoli ora a confronto questi due termini con i quali giornalmente abbiamo un po’ tutti a che fare.

Tradizione o innovazione? Vecchio o nuovo? Molto spesso oggi ci troviamo di fronte a questa domanda. La scelta dei giovani va sicuramente verso il “nuovo”, verso il cambiamento. Questo rappresenta appieno la tendenza del momento storico, dove la tecnologia la fa da padrone. Ma i giovani non possono essere lasciati soli a fare la loro scelta, spesso frutto di mancanza di solide e razionali basi di scelta e confronto.

A ben pensare, riflettere, i due termini prima esaminati, pur essendo ‘antitetici’, non è detto che non possano, in qualche modo coesistere, fare strada insieme. Spesso mi sono posto queste domande: È possibile portare avanti la tradizione innovando? Ancora: è possibile innovare senza la tradizione? Siamo proprio sicuri che una escluda l'altra? Oggi c'è una sorta di mania a ‘cambiare tanto per cambiare’, a ricercare il nuovo solo perché è una novità, senza riflettere se questo cambiamento, questa innovazione sia, davvero, utile, migliorativa, rispetto all'esistente.

La vera innovazione, cari amici, non è questa! Innovare non significa stravolgere, gettare via l’esistente, sostituendolo con qualcos’altro. L'innovazione si aggancia al processo esistente, lo perfeziona, lo migliora, lo rende più fruibile. La vera innovazione parte dalla tradizione, non la getta via ma la perfeziona, rendendola più adatta ai bisogni dell’uomo, della Società.

L'innovazione, se di vera, reale, innovazione si tratta, è quella che tiene conto del grande patrimonio delle generazioni precedenti, che ne ha un grande rispetto e che vuole conservare tutto ciò che c'è di buono, cercando di trasmettere questa "tradizione" in un modo nuovo, più proficuo, ma senza stravolgerla o gettarla in un cestino. Questo è il forte messaggio che tutti, nessuno escluso, dobbiamo dare ai nostri giovani che, allettati da mille sirene, rifiutano, per principio i grandi valori del passato, solo perché considerati ‘vecchi’, ‘obsoleti’.

Ricordiamo con forza ai nostri giovani che oggi rifiutano alcuni valori positivi solo perché vengono da una determinata tradizione, che è proprio questa “tradizione” che rappresenta la nostra identità, le nostre radici! Non rifiutino il ‘vecchio’ solo perché è antico, e non accettino il ‘nuovo’, solo perché è una novità. La tanta confusione che viviamo oggi deriva proprio da questo: sia il rifiuto che l’accettazione sono fatti ‘senza verifica’, senza riflessione, senza un vero e proprio desiderio di cambiare in meglio, senza logica e senza un'etica. Qualsiasi cosa assume un aspetto positivo solo perché è nuova, non perché ha una solida bontà intrinseca. Buono e nuovo non sono termini intercambiabili.

La vera sfida, che i giovani dovranno affrontare e vincere, è quella di riuscire a cavalcare il cambiamento senza falsi miti, senza illusioni, e senza rinnegare la ‘tradizione’, tutti valori culturali e sociali che hanno ricevuto dalle generazioni precedenti. Dovranno non solo conservare ma amare tutti questi valori positivi, che dovranno prima accogliere e poi se possibile migliorare, con modalità nuove, innovative, entusiasmanti, grandiose. Questa è la magnifica sfida, l’entusiasmante duello tra “tradizione” e “innovazione”, che, se vorranno, i giovani potranno magnificamente vincere, e costruire, unitamente alle generazioni che verranno dopo di loro, un mondo migliore per l’intera umanità!

Grazie della Vostra splendida attenzione.

Mario


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