lunedì, ottobre 06, 2025

CERVELLO E INVECCHIAMENTO. ECCO I “SUPERAGER”, PARTICOLARI UOMINI E DONNE CHE ANCHE A 80 ANNI MANTENGONO UNA MEMORIA DA CINQUAQNTENNI!


Oristano 6 ottobre 2025

Cari amici,

Gli studiosi hanno coniato un termine nuovo: «SUPERAGER», che sta ad indicare quegli anziani speciali che hanno mantenuto capacità cognitive eccezionali per l'età, paragonabili a quelle di persone di 20 o 30 anni più giovani. A studiare questi eccezionali “Senior” è la Northwestern University di Chicago (Usa), che, da circa 25 anni studia e cerca di approfondirne le cause, le motivazioni, di questa super capacità. Ora, un primo bilancio del lavoro svolto, è stato pubblicato su Alzheimer's & Dementia, la rivista dell'Alzheimer's Association.

Lo studio in parola ha rivelato che questi «Superager» sono dotati di particolari caratteristiche psicologiche e neuro-biologiche, alquanto diverse rispetto alla norma, ovvero quelle dei coetanei con capacità cognitive nella media. Gli autori dello studio, guidati dalla docente TAMAR GEFEN, ordinaria di Psichiatria e Scienze comportamentali al Mesulam Institute for Cognitive Neurology and Alzheimer’s Disease della Northwestern University, hanno condotto minuziose ricerche per concretizzare il «Super Aging Program» di questa Università, durato ben 25 anni, nei quali 80 super-anziani hanno donato il proprio tessuto cerebrale alla ricercatrice Gefen e ai colleghi, permettendo loro di giungere a scoperte affascinanti.

Numerosi i test a cui gli anziani sono stati sottoposti, tra cui il «Rey Auditory Verbal Learning», che consentiva loro di ricordare almeno 9/15 parole dopo mezzora; un punteggio che è nella media per le persone dai 56 ai 66 anni, ma considerevolmente superiore alla media per un 80enne (5/15). I ricercatori hanno scoperto che la struttura cerebrale di questi Superager ha delle interessanti peculiarità: mantenimento dei volumi corticali (quantità di materia grigia presente nella corteccia cerebrale) simili a quelli degli adulti di 20-30 anni più giovani, a differenza dei loro coetanei che mostravano un restringimento correlato all'età.

In questi Superager, poi, una regione del cervello chiamata corteccia cingolata risultava particolarmente spessa; inoltre il cervello presentava un minor numero di alterazioni cerebrali tipiche della malattia di Alzheimer, oltre a cellule più grandi e sane nella corteccia entorinale, un'area essenziale per la memoria e l'apprendimento (è una delle prime aree del cervello ad essere colpita dalla malattia di Alzheimer); presente anche una minore quantità di microglia attivata (sono le cellule immunitarie residenti nel cervello; la microglia si attiva solitamente se c'è una malattia, ma in alcuni casi diventa iperattiva e va in tilt causando infiammazione e possibili danni); inoltre, era presente anche una maggiore densità dei particolari neuroni, chiamati «di von Economo».

Come ha spiegato la Gefen alla CNN, «Per essere ammessa nel nostro programma, una persona deve avere più di 80 anni e sottoporsi a test cognitivi approfonditi. La memoria episodica, ovvero la capacità di ricordare eventi quotidiani e la propria storia personale passata, deve essere pari o superiore a quella di persone tra i 50 e i 60 anni. In questi anni abbiamo selezionato quasi duemila persone considerate Superager, ma meno del 10% ha soddisfatto i nostri criteri. Una caratteristica fondamentale dei super-anziani è che sembrano essere persone molto socievoli, apprezzano le relazioni interpersonali e sono spesso attivi nelle loro Comunità.  

La Gefen ha anche aggiunto: «Sappiamo che l'isolamento è un fattore di rischio per lo sviluppo della demenza, quindi rimanere socialmente attivi è una caratteristica protettiva. Un altro tratto comune è il senso di autonomia, libertà e indipendenza: i Superager prendono decisioni e vivono la vita nel modo che desiderano. Peraltro, non tutti seguono comportamenti salutari: abbiamo Superager con malattie cardiache, diabete, che non sono fisicamente attivi, che non mangiano in modo particolarmente sano».

Gli studi di Gefen hanno anche messo in luce che «I super-anziani sono persone concentrate, in grado di prestare molta attenzione agli altri, interessati a partecipare e ascoltare attivamente. E ciò è dimostrato dal fatto che possono ricordare fino a 13 parole su 15 dopo 30 minuti!». Un'altra scoperta ha riguardato un'area del cervello responsabile dell'attenzione, della motivazione e dell'impegno cognitivo, nota come corteccia cingolata, risultata più spessa nei Superager, anche rispetto a quella delle persone tra i 50 e i 60 anni.

Ci si domanda: Ma per essere un Superager, quanto conta LA GENETICA? «Non si tratta solo di avere o meno un gene, ma di come l'ambiente interno ed esterno interagiscono per influenzare l'attivazione o l'espressione di un gene: alcuni possono essere più espressi, altri meno - ha concluso la ricercatrice -. C'è un elenco di geni candidati che stiamo iniziando a studiare con molta attenzione, geni che hanno anche un ruolo in aspetti quali la longevità, la senescenza, la riparazione cellulare e la riserva cognitiva (ovvero la capacità del cervello di resistere e compensare gli effetti di danni neurologici o dell'invecchiamento).

Cari amici, in conclusione, i Superager hanno la fortuna di avere una buona morfologia cerebrale, tendono a essere socievoli, appaiono resistenti alla degenerazione neurofibrillare (aggregati anomali di proteine, in particolare della proteina tau) e resilienti alle sue conseguenze, hanno un sistema colinergico più robusto, presentano più neuroni di von Economo e una minore attività microgliale infiammatoria. Chissà che lo studio, che continua, non metta in luce future possibilità di promuovere la longevità cognitiva e la protezione dall'Alzheimer!

A domani, cari lettori.

Mario

domenica, ottobre 05, 2025

ANALFABETISMO INFORMATICO. È PRESENTE ANCHE TRA I NATIVI DIGITALI: OLTRE UN MILIONE DI GIOVANI TRA I 15 E I 19 ANNI NON HA DIMESTICHEZZA COL COMPUTER.


Oristano 5 ottobre 2025

Cari amici,

Sembra incredibile, ma purtroppo è vero! Non si fa altro che ribadire il fatto che i “SENIOR” (ovvero “NOI”, che rappresentiamo la generazione precedente alla nascita dell’informatica), sono poco informatizzati, poco esperti di informatica, ma la realtà è che ad essere poco abili al computer sono anche quelli delle nuove generazioni! Si, anche non pochi “NATIVI DIGITALI” spesso dimostrano di non essere esperti di informatica! A scuola quasi uno studente su tre non sa scaricare un file dalla piattaforma scolastica! Lo conferma una recente indagine di Save the Children, che rivela una preoccupante mancanza di competenze digitali di base tra i giovani studenti.

Il sondaggio di SAVE THE CHILDREN prima richiamato, condotto su 772 ragazzi di 13 anni in diverse città italiane, ha evidenziato che: il 29,3% non sa scaricare un file da una piattaforma scolastica, il 32,8% non sa utilizzare un browser per l’attività didattica, l’11% non è in grado di condividere lo schermo durante una videochiamata. Tali dati allarmanti, in un contesto in cui la didattica a distanza (DAD) è diventata sempre più rilevante (partita durante la recente pandemia), sollevano seri interrogativi sulla reale capacità dei giovani di navigare e utilizzare al meglio ed in modo efficace gli strumenti digitali.

Amici, questa indagine sui giovani “ANALFABETI DIGITALI”, poco capaci di operare mediante un computer, ovvero di leggere, scrivere e reperire criticamente informazioni in Internet, preoccupa non poco. Se è pur vero che il grado di analfabetismo informatico può variare a seconda dell'età, sesso, religione, abitudini e nazione, rilevare che un terzo dei giovani è in queste condizioni non fa presagire niente di buono per il futuro. Un analfabeta informatico non è solo quello che non conosce la tecnologia, ma anche l'individuo che ignora la terminologia di settore, essendo questa ampiamente utilizzata oggi da tutti i mezzi di comunicazione di massa.

Si, amici, in Italia la realtà è che una porzione significativa di giovani presenta competenze digitali di base scarse o nulle. Mentre la maggior parte dei giovani ha accesso a internet e utilizza dispositivi digitali, molti non possiedono le competenze necessarie per un uso consapevole e sicuro della tecnologia. Questo fenomeno, che riguarda sia l'utilizzo di base che le competenze più avanzate, è un problema alquanto diffuso, con differenze significative tra le diverse fasce d'età e tra le aree geografiche.

Questa scarsa conoscenza dell’informatica, come appare ovvio, crea pericolosi “Rischi di esclusione”: la mancanza di competenze digitali adeguate può portare a esclusione sociale, a difficoltà di accesso al mondo del lavoro, oltre a trovare difficoltà nel partecipare pienamente alla vita digitale. Inoltre, ulteriori rischi derivano dall’improprio utilizzo di Internet, con possibili conseguenze negative sia sulla salute fisica che mentale, oltre all’esposizione a contenuti dannosi e pericoli presenti online.

Un ruolo davvero importante nell’alfabetizzazione dei ragazzi lo dovrebbe svolgere la scuola. Si, la scuola ha un ruolo fondamentale nel colmare il gap digitale dei ragazzi, offrendo loro un'adeguata istruzione digitale, promuovendo un uso consapevole e responsabile della tecnologia. In sintesi, sebbene i giovani siano spesso definiti "nativi digitali", è importante riconoscere che molte lacune nelle competenze digitali persistono, con implicazioni significative per il loro futuro.

Perché l’ALFABETIZZAZIONE DIGITALE è importante? Il perché è semplice: l'alfabetizzazione digitale permette di comprendere e analizzare meglio i messaggi e i contenuti mediatici, contribuisce a salvaguardare il pluralismo e l'indipendenza dei mezzi di comunicazione, consente di esprimere opinioni diverse in rappresentanza di vari gruppi sociali e favorisce lo sviluppo dei valori di tolleranza e di dialogo. È importante imparare ad usare il computer concentrandosi sui contenuti, sui bisogni delle persone e del territorio, sugli obiettivi di un progetto, di una comunità (scuola, turismo, sociale, attività produttive, arte, tempo libero, stranieri, giovani, anziani, associazioni ecc.). In questo modo l'informatica diventa lo strumento per l'incontro e il confronto con gli altri.

Cari amici, io non sono un nativo digitale (ho di recente compiuto i miei primi 80 anni) ma conosco e apprezzo l’informatica, considerandola non solo utile ma indispensabile. Proprio per questo invito i giovani a conoscerla meglio e apprezzarla, perché il loro futuro passa proprio attraverso questa via!

A domani.

Mario

sabato, ottobre 04, 2025

LA COMUNICAZIONE NEL MONDO VEGETALE. LE PIANTE COMUNICANO TRA DI LORO PER DIFENDERSI DALLE AGGRESSIONI. L'INTERESSANTE CASO DEL MAIS.


Oristano 4 ottobre 2025

Cari amici,

Se è pur vero che le piante non hanno il dono della parola, e nemmeno quello dell’espressione vocale, presente in quasi tutti gli animali, la realtà è che anche le piante “COMUNICANO”! Si, il mondo animale non è l’unico ad avere la “capacità di comunicazione”, perché anche nel mondo vegetale esiste un particolarissimo sistema comunicativo. La microbiologa Mamta Rawat, direttrice del programma della National Science Foundation – NSF (è un'agenzia federale indipendente del governo degli Stati Uniti che promuove e finanzia la ricerca e l'istruzione scientifica, tecnologica, ingegneristica e matematica (STEM) negli Stati Uniti), si è espressa in modo chiaro.

Ecco cosa ha dichiarato Mamta Rawat:Gli studi da noi effettuati dimostrano che, per quanto complessa, nel mondo vegetale esiste una forma di comunicazione importante, che eguaglia quella presente nelle forme di vita animale; credo che ci sia ancora molto da scoprire, e, quello che sappiamo, è solo la punta dell’iceberg”. Un altro studio sull’argomento, pubblicato nel 2023, ad esempio, dimostra che molte specie di piante diverse producono emissioni a ultrasuoni per comunicare una loro condizione di stress. Ciò dimostra, in modo alquanto evidente, che le piante hanno delle modalità comunicative tali da riuscire a lanciare allarmi, attraverso diversi loro organismi, per difendersi dai predatori o da possibili danni.

I sistemi comunicativi adottati sono innumerevoli. Le piante comunicano attraverso varie parti: radici, stelo, foglie, fiori e frutti. Le foglie, ad esempio, rilevano i predatori o i cambiamenti di luminosità o sonori, mentre le radici monitorano le condizioni sotterranee (problemi a livello di nutrienti, acqua e – anche qui – predatori). I segnali elettrici inviati viaggiano attraverso il movimento delle sostanze chimiche presenti in questi “tubi”, come spiega la biologa Courtney Jahn, direttrice del programma dell’NSF che studia le interazioni tra le piante. Le radici, ad esempio, possono rilevare una condizione di siccità e dire alle foglie di limitare la traspirazione e risparmiare l’acqua.

Una recente scoperta scientifica fatta sul MAIS ha svelato un meccanismo di difesa particolarmente ingegnoso, portato avanti dalla pianta e che coinvolge segnali chimici e modifiche del terreno, in modo da aumentare la resistenza agli attacchi esterni. Quando le piante di mais si sentono in pericolo, avvertono le piante vicine emettendo LINALOLO, una sostanza volatile che attiva le difese. Questo segnale spinge le radici a rilasciare più benzossazinoidi, molecole che modificano i microrganismi del terreno e rafforzano la protezione contro parassiti e malattie. L’allarme lanciato con il LINALOLO allerta anche le piante vicine.

Lo studio, pubblicato su SCIENCE, mostra che questo sistema dell'utilizzo del LINALOLO parte in fretta – già dopo tre giorni – e dura nel tempo, aiutando anche le colture successive. Il terreno condizionato dal mais denso riduce danni da insetti, nematodi e patogeni anche nelle piantagioni future. I ricercatori considerano questa difesa naturale alquanto importante, capace anche di ridurre l’uso di pesticidi. Questa scoperta apre a nuove strategie in agricoltura: varietà più intelligenti, prodotti microbici mirati e gestione della densità colturale adattata a clima e zona. Un passo avanti, dunque, nella comprensione di come le piante comunicano e collaborano con il suolo per difendersi.

Amici, la natura è davvero straordinaria! Le difese messe in atto dal MAIS si attivano attraverso un sistema di comunicazione aerea molto raffinato: Quando le molecole profumate di Linalolo si diffondono nell’aria, queste agiscono come un messaggio d’allarme per le piantine vicine. Appena la concentrazione di questa molecola nell’aria raggiunge livelli significativi, le piante adiacenti ricevono l’informazione e attivano immediatamente i loro meccanismi di protezione. La risposta non si limita alle parti aeree: passano alle radici. che modificano drasticamente la loro attività chimica.

Cari amici, questa interessante ricerca, pubblicata sulla rivista Science, dimostra che le difese delle piante di mais vanno ben oltre le semplici barriere fisiche o chimiche individuali. Il sistema di comunicazione basato sul LINALOLO rivela un livello di coordinamento e cooperazione che trasforma il campo coltivato in un ecosistema interconnesso. La natura, amici lettori, è davvero uno straordinario, complesso sistema, un mondo grandioso, del quale noi umani abbiamo iniziato a leggere solo alcune pagine iniziali…

A domani.

Mario

venerdì, ottobre 03, 2025

COME COMBATTERE L'ANSIA E LA DEPRESSIONE NEL TERZO MILLENNIO? IN MODO SEMPLICE MA EFFICACE, RIPORTANDO IN AUGE LA “GARDEN THERAPY”.


Oristano 3 ottobre 2025

Cari amici,

Che la NATURA abbia un rimedio per tutti i mali è ormai cosa alquanto nota! Si, man mano che, secolo dopo secolo, l’uomo si è ritrovato a vivere ritmi di lavoro sempre più pressanti, che gli creavano forte ansia e stress, diventati mali sempre più ricorrenti, è stato necessario trovare rimedi più adeguati per cercare di porre rimedio. Ebbene, i più recenti studi consigliano di riportare in auge alcuni antichi rimedi, adottati in passato dai nostri antenati, che essi utilizzavano per dare ristoro al corpo e allo spirito, come ad esempio la “GARDEN THERAPY”. Questa terapia del giardino fu adottata già nel 590 a.C., con la realizzazione dei “GIARDINI PENSILI DI BABILONIA”, considerati, poi, tra le sette meraviglie del mondo classico.

Le origini della GARDEN THERAPY, infatti, risalgono alle antiche civiltà: già allora i giardini erano considerati spazi di guarigione, come in Persia e nell'antico Egitto. Poi, nel XIX secolo, la garden therapy diventò una pratica corrente, in particolare nel mondo anglosassone. In Inghilterra e negli Stati Uniti iniziò a essere usata addirittura nei sanatori psichiatrici, come attività riabilitativa per i pazienti con disturbi mentali. Negli Usa si iniziò a parlare di “Horticultural therapy”, grazie al lavoro congiunto di terapeuti e agronomi che svilupparono una serie di trattamenti specifici, considerati la base di partenza della moderna Garden therapy, oggi praticata in tantissimi campi: dai percorsi riabilitativi in ospedali, case di cura, scuole e carceri a quelli individuali, praticati autonomamente.

Si, amici, l’Hobby rilassante del giardinaggio può diventare una vera e propria terapia contro ansia e depressione oltre che per la salute della mente in generale (anche del corpo, visto che comporta sempre un certo esercizio fisico). La  “Garden therapy”, è una disciplina che utilizza le attività legate alla cura delle piante per promuovere appunto il benessere psicofisico. Stare in contatto con la natura fa bene in tutti i sensi, sia nel proprio giardino che nell’orto fuori città. Si può fare addirittura adottando un’aiuola pubblica, considerato che molte Città hanno invitato i propri cittadini ad “Adottare un giardino”.

La Garden therapy, cari lettori, è una terapia semplice, che si concretizza su un principio base: “amare la natura”, e, di conseguenza, interagire con le piante, prendendosene cura e osservandone la crescita; questo impegno, che regala calma e serenità, è una specie di percorso di crescita fatto insieme alle piante: dalla preparazione del terreno alla semina, dalla somministrazione dell’acqua ai concimi, fino al completo sviluppo di fiori e frutti. Questa attenta cura produce effetti positivi sulla salute fisica che mentale. Per quest’ultima in particolare, in quanto riesce a migliorare l’umore, ridurre l’ansia e combattere la depressione.

Con l’età che avanza, poi, il giardinaggio terapeutico diviene una eccellente medicina per stimolare e rafforzare le capacità cognitive e motorie, che, nelle persone anziane, diminuiscono notevolmente, riuscendo a contrastare la pericolosa evoluzione della demenza senile e dell’Alzheimer. La Garden therapy risulta di grande aiuto anche in ambito pediatrico, in quanto riesce a migliorare i disturbi dello spettro autistico o quelli di bambini con difficoltà di apprendimento.

Amici, gli studi più avanzati confermano che il giardinaggio, in tutti i casi, fa sempre bene. Ecco perché anche nella normalità della vita quotidiana, dove gli stress di certo non mancano, il giardinaggio va considerato un modo semplice ma potente per prendersi cura, anche a livello individuale, della propria salute utilizzando la bellezza e la forza rigenerante della natura! Non servono grandi spazi né competenze da giardiniere esperto per avere un benefico effetto terapeutico: uno studio condotto alla Wageningen University (Olanda) ha infatti evidenziato che bastano 30 minuti dedicati alle piante per ridurre significativamente i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e avere un generale miglioramento dell’umore.

Cari amici lettori, viviamo un inizio di millennio fortemente tecnologico, dove la fretta ha preso il posto della calma e della lentezza, dove produrre risulta più importante del vivere! Allora ritagliamoci  i nostri momenti di calma e relax, utilizziamo la “Garden therapy”, rilassiamoci curando fiori e piante, ne trarrà grande vantaggio il nostro benessere psicofisico. Stare in contatto con la natura è salutare, e... fa davvero sempre bene!

A domani.

Mario

giovedì, ottobre 02, 2025

NEL REGNO UNITO PORTATO AVANTI UN PROGETTO PER LA PROTEZIONE DELLE API SOLITARIE: LE NUOVE COSTRUZIONI URBANE DEBBONO PREVEDERE L’INSTALLAZIONE DI “MATTONI D’APE”!


Oristano 2 ottobre 2025

Cari amici,

Nel Regno Unito, precisamente nella città di Brighton and Hove, una nota stazione balneare sulla costa meridionale britannica, l’ufficio tecnico ha introdotto l’obbligo di includere nelle nuove costruzioni in muratura degli speciali mattoni forati, chiamati i "MATTONI D'APE", per ospitare le numerose specie di api che non risiedono in alveari. Sono le cosiddette “API SOLITARIE”, che costituiscono quasi 250 delle circa 270 specie di api presenti in Inghilterra. Dal 1900 il Regno Unito ha perso 13 specie, mentre altre 35 sono considerate a rischio di estinzione, mettendo in pericolo le produzioni che dipendono dall’impollinazione fornita da queste api.

Questi particolarissimi "Mattoni d'ape", sono realizzati in calcestruzzo misto a materiale riciclato: sono dei particolari mattoni dotati di piccoli fori  rotondi, con una cavità interna strutturata come un piccolo alveare, destinato ad ospitare le api solitarie. A differenza delle api mellifere, questi impollinatori solitari sono ormai presenti nelle città, e preferiscono piccoli buchi comodi dove deporre le uova in sicurezza. Questi particolari mattoni-alveare, infatti, vengono integrati direttamente nelle pareti di case, scuole e uffici di nuova costruzione. I loro fori poco profondi imitano le fessure naturali che le api in natura cercano in legno o pietra, ma questi “di città” sono realizzati in un formato gradevole, che si adatta al design moderno.

Indubbiamente è un’idea geniale, che favorisce le esigenze naturali di queste api, offrendo loro protezione dai predatori, dalla pioggia e dal tempo rigido; curiosamente si potrebbe dire che per loro sono dei veri “appartamenti” a misura di api di città! La cosa positiva è che quest’invenzione è una efficace risposta al rapido declino degli impollinatori, dovuto alla perdita dell'habitat. Incorporando la biodiversità negli edifici, le città diventano non solo a misura dell'uomo, ma anche a misura degli altri abitanti della natura. È un passo semplice ma potente: questo piccolo mattone pieno di cavità, aiuta a ripristinare gli ecosistemi vitali, dove le api possono prosperare, anche nelle giungle di cemento.

La designer Faye Clifton, direttrice di Green&Blue, una delle aziende che fabbricano i “Bee bricks”, ha spiegato che i “mattoni per le api” ricreano  un genere di nido adatto alle api solitarie che cercano un rifugio in città, ma sempre più difficile da trovare a causa della “precisione” delle costruzioni moderne. Anche Robert Nemeth, consigliere comunale di Brighton, ha detto: “Le api solitarie nidificano in malte fatiscenti e vecchi mattoni, ma gli edifici moderni sono così perfetti che tutte le cavità sono tappate”.

Si, amici, la nuova regolamentazione urbana di Brighton and Hove si applica a tutti gli stabili più alti di cinque metri, e va ad aggiungersi all’obbligo già esistente di comprendere nella muratura spazi che permettano la nidificazione agli uccelli per incoraggiare la riproduzione delle specie, che non trovano più luoghi adatti nelle costruzioni di tipo più moderno. Mentre i “mattoni per i rondoni” – “swift bricks” – risultano già abbastanza utilizzati anche nelle altre aree urbane britanniche, quelli per le api non sono ancora d’uso comune. La novità dovrebbe comunque favorire ulteriormente la biodiversità a Brighton and Hove.

L’iniziativa è davvero lodevole, in particolare dal punto di vista ambientale, ma è anche vero che, mentre rondini e rondoni non presentano grandi rischi per il pubblico, le punture di api, vespe e calabroni possono – seppure solo occasionalmente – risultare fatali per le persone vulnerabili. Comunque sia, questa soluzione ripristina una “sinergia” naturale che si era perduta da tempo: questi particolari mattoni per api, infatti, sono stati sviluppati in collaborazione con esperti di settore, e mimano un ambiente naturale.

Cari amici, a me l’iniziativa è apparsa davvero eccellente, perché l’uomo col passare del tempo ha modificato, spesso in modo irreversibile, i millenari cicli naturali. Ben venga dunque questa lodevole iniziativa. Come ha affermato con convinzione Robert Nemeth, il consigliere comunale prima citato, primo promotore dell’iniziativa: “I mattoni per le api sono una delle diverse misure che dovrebbero essere attuate per affrontare i problemi di biodiversità che sono emersi, come risulta chiaramente dopo anni di abbandono dell’ambiente naturale”,.

A domani, amici lettori.

Mario

mercoledì, ottobre 01, 2025

POTERE, POLITICA E NEPOTISMO. QUANDO I POLITICI UTILIZZANO IL POTERE PER SISTEMARE, FIGLI, AMICI E I LORO GRANDI ELETTORI.


Oristano 1 ottobre 2025

Cari amici,

Inizio i post di ottobre, riflettendo su uno dei mali più pericolosi nella vita dell'uomo: IL NEPOTISMO. Se andiamo a consultare un dizionario, per conoscere con esattezza il significato del termine “NEPOTISMO”, troveremo scritto ”Favoreggiamento di parenti e amici da parte di persone autorevoli, in particolare nella vita politica o nel settore pubblico dell'economia, al fine di far loro ottenere cariche o uffici”. Significato chiaro e lampante, e, dicendola tutta, nella nostra realtà italiana il Nepotismo è ben radicato, in particolare nell’ambiente politico. La sistemazione del “Parente” del potente di turno non è rara, e questo viene collocato in posizione apicale, ovvero in un incarico di alto livello, spesso senza avere non solo i titoli giusti, ma anche le necessarie capacità.

Amici lettori, che un genitore, padre o madre che sia, cerchi di ottenere per i propri figli (o anche familiari) quanto di meglio e nel modo più consono per il loro avvenire, è certamente un comportamento doveroso. Spesso, però, l’applicazione esula dalle regole, e quel principio, più noto come quello della continuità generazionale, è ben visibile in particolare all’interno della Pubblica Amministrazione italiana. Attribuire indistintamente colpe ai potenti della P. A. è un luogo comune, spesso privo di fondamento, ma il nepotismo è praticato, e a dimostrarlo sono i numerosi fatti che continuano da sempre.  È in particolare la letteratura scientifica che attesta con lucida certezza che il FENOMENO DEL NEPOTISMO è endemico nell’Amministrazione pubblica del nostro Paese.

Per contrastare in Italia il Nepotismo c’è addirittura chi afferma, con grande convinzione, che “Bisognerebbe approvare una legge che stabilisca che i figli dei parlamentari non dovrebbero poter ricoprire incarichi dirigenziali di altissimo livello (da 100 o 200 mila euro l’anno)”, vietando, un po’ come avviene con i finanzieri, che non possono avere conflitti d’interesse. Di esempi se ne potrebbero fare tanti, presi da Comuni piccoli e grandi, da amministratori di Province e Regioni, e, ovviamente dai rappresentanti in Parlamento. 

Amici, il Nepotismo imperversa e dilaga. Basta leggere le tante notizie di stampa e on line, per rendersi conto che diversi posti di lavoro e consulenze continuano ad essere affidate ai figli e ad altri familiari di politici di ogni colore. Insomma, nel nostro Paese il potere politico è spesso usato con troppa disinvoltura per scopi che nulla hanno a che fare con il mandato ricevuto dagli elettori. Quando il potere politico, anziché occuparsi con impegno e onestà della cura della Res pubblica, cerca, invece, di trarre beneficio privato dal potere che si ritrova, lucrando vantaggi economici o acquisendo posti di lavoro di alto livello per i propri parenti o amici, questo comportamento risulta altamente illecito.

Amici lettori, la “Raccomandazione” in Italia è sempre esistita, come ben sappiamo. In tanti alti posti di comando di aziende pubbliche o semi-pubbliche, sia ieri che oggi continuano ad essere collocati dei “mega direttori galattici”, che potrebbero essere meglio definiti dei “Mega raccomandati”; sono personaggi con preparazione all’acqua di rose, che hanno scavalcato tanti titolati e capaci ragazzi, nati in famiglie non ricche che si spaccano la schiena per pagare l’università ai figli. Alla fine, però, seppure laureati anche con 110 e lode, essi si vedono scavalcati dai figli dei politici, la cui preparazione era a dir poco approssimativa.

Quando certi comportamenti superano il livello di guardia, è necessario trovare il giusto rimedio. Il nepotismo nella Pubblica Amministrazione, amici, è un comportamento deleterio, che, in buona sostanza, significa, “privatizzare i profitti e socializzare  i costi”. Mettere ai posti di comando gli incapaci raccomandati, meno competenti e capaci di quelli che avrebbero con pieno titolo potuto occupare quella posizione, significa aumentare le spese e diminuire l’efficienza complessiva dell’Amministrazione Pubblica che li ha in carico. Introdurre logiche meritocratiche in seno alla Pubblica Amministrazione, è un traguardo che non si è mai raggiunto (o voluto raggiungere…), perchè nessuna riforma ha concretamente affrontato finora il problema.

Cari amici, fare questo difficile passo credo sia non solo utile ma necessario, perchè aumenterebbe la produttività e l’efficienza nelle strutture pubbliche del nostro Paese. Spero che non rimanga un sogno, anche se a me i dubbi permangono! Mi sembra di rivedere “Don Chisciotte” che lotta contro i mulini a vento…

A domani.

Mario