sabato, agosto 15, 2026

LA RESPONSABILITÀ DEI MINORI IN UN MONDO CHE LI VEDE SEMPRE PIÙ VIOLENTI. CONFRONTO E ANALISI SUI DIBATTITI IN CORSO. L’OPINIONE DI PAOLO CREPET.


Oristano 15 agosto 2026

Cari amici,

Che la violenza stia contagiando sempre più la fascia minorile è una realtà che possiamo toccare con mano tutti i giorni. Risse, ferimenti e anche omicidi stanno creando situazioni così gravi da impensierire sempre di più.  Il recente “via libera” dato dal Consiglio dei ministri al disegno di legge (cosiddetto “anti-maranza”), che propone seri interventi sull’attuale soglia di imputabilità dei minori, introducendo una presunzione di capacità di intendere e di volere per chi abbia compiuto 14 anni, è ora al centro dell’infuocato dibattito politico.

L’opinione pubblica è fortemente impegnata nel dibattito sull'abbassamento dell'età della responsabilità legale e penale come ora regolamentata, che tocca sia la sfera penale che l'autonomia digitale dei giovani, un tema tornato al centro dell'attenzione, dopo i recentissimi fatti di sangue che hanno fortemente preoccupato. Il Governo ora si appresta a modificare lo Status Quo: Il Consiglio dei ministri ha già approvato un disegno di legge che inverte la regola sull'imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni: la capacità di intendere e di volere si presume sempre, stabilendo un'inversione dell'onere della prova che spetta ora alla difesa per dimostrare il contrario.

Il testo, varato dal Governo a fine luglio 2026, modifica l'impostazione tradizionale della giustizia minorile: Presunzione di imputabilità: Per i ragazzi dai 14 ai 18 anni non serve più che il giudice accerti caso per caso la maturità e la capacità di intendere e di volere al momento del fatto; Inversione della prova: Si parte dall'idea che il minore sia capace di intendere e di volere, come avviene per gli adulti; spetta agli avvocati dimostrare l'eventuale difetto di maturità del ragazzo; Misure complementari: Il pacchetto di interventi sulla sicurezza minorile affianca a questa norma altre strette, come l'arresto in flagranza per i minorenni sorpresi con armi, restrizioni sulla vendita e il possesso di coltelli, e sanzioni più pesanti per i danneggiamenti commessi in gruppo.

Il provvedimento è un Disegno di legge (DDL), per cui deve completare l'esame e l'approvazione in Parlamento (Camera e Senato), prima di diventare legge a tutti gli effetti. Diverse associazioni e organizzazioni sociali (tra cui Save the Children e Antigone) hanno espresso forti dubbi sul Provvedimento, criticando il rischio di un'eccessiva "adultizzazione" del sistema penale minorile e sottolineando che la sola risposta punitiva non risolve i problemi legati al disagio sociale o alla devianza giovanile.

Sul Provvedimento in atto, che sta creando un forte dibattito, è intervenuto il noto psichiatra e sociologo PAOLO CREPET, una delle voci più ascoltate e discusse in Italia su temi legati all'educazione, alla psicologia dei giovani, alla famiglia e al disagio sociale. Sulla così detta “Stretta anti-maranza” Crepet ha così commentato: “Reprimere non basta, cercando di ‘abbassare la maggiore età’. I ragazzi vanno responsabilizzati dando loro diritti e doveri "Ormai agiscono come vogliono, ma quando fa comodo tornano bambini". Alla domanda: “Professore, che cosa ne pensa di questo disegno di legge? Egli risponde così: "È un provvedimento assolutamente parziale e insufficiente. Il mondo della politica, e parlo di tutti, maggioranza e opposizione, continua a sfuggire ad una responsabilità fondamentale: avere il coraggio di abbassare la maggiore età a 16 anni. È lì che bisognerebbe intervenire". Poi continua cercando di far capire meglio il nodo del problema.

"La libertà ha sempre un prezzo. Se ragazzi e ragazze di 13 o 14 anni stanno in piazza fino alle due di notte, come si vede in piazza Santa Croce a Firenze, se fanno le ‘seratone’, vivono come adulti, allora bisogna essere coerenti. Abbassare la maggiore età significa riconoscere diritti, come votare o prendere una casa in affitto, ma anche doveri. Se ti ubriachi, fai del male a qualcuno o vai in giro con un coltello, devi rispondere delle tue azioni esattamente come un quarantenne. Oggi invece questi ragazzi fanno quello che vogliono, ma quando fa comodo tornano ad essere bambini, figli di mamma e papà. Dobbiamo decidere quale delle due strade vogliamo seguire".

L’analisi di Crepet appare forte e ragionata. Continuando sul D.L. precisa: "Sì, il provvedimento è una risposta parziale. È una misura prevalentemente repressiva e non basta. Quando ero giovane, la politica ebbe il coraggio di abbassare l’età per il diritto di voto da 21 a 18 anni. Sia da parte del Governo che dal Parlamento (anche dall’opposizione) ci fu la consapevolezza che il Paese stava cambiando e che bisognava accompagnare quel cambiamento. Oggi serve un altro passo avanti. Bisogna avere il coraggio di riconoscere la maggiore età a 16 anni". Alla domanda se il problema degli adolescenti violenti va oltre il tema dei coltelli o delle baby gang, Crepet risponde così: "Certamente. Non si può costruire una legge pensando soltanto a chi porta un coltello. Sarebbe un errore. Il punto è molto più ampio: bisogna avere il coraggio di essere autorevoli nei confronti dei giovani. Se chiedono libertà, allora bisogna essere disposti a dare anche responsabilità. Questo, oggi, non lo sento dire da nessuno".

Cari amici, personalmente credo che abbia proprio ragione!

A domani.

Mario

 

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