Oristano 15 marzo 2026
Cari amici,
L'ANSIA è una risposta
fisiologica del nostro corpo in presenza di situazioni di allarme, stress o
pericolo percepito. Si manifesta come una inconscia reazione che anticipa un ipotetico
pericolo futuro, oppure un evento negativo, allertando il corpo per predisporre
una risposta al possibile attacco o la fuga. In realtà l’ansia incontrollata
(stato di allerta) diventa un serio pericolo, quando risulta sproporzionato
rispetto alla situazione reale. Senza controllo, l’ansia-allerta diventa
"tormento", trasformandosi in una sensazione di minaccia costante,
irrequietezza e iperattività.
La Psicologia studia da
tempo l’ansia, suggerendo i possibili meccanismi per controllarla. Tuttavia provare
a disciplinare i pensieri che ci creano allarme, provare a cacciare l’ansia è
un compito alquanto difficile, considerati i molteplici impegni che ci
tormentano nella giornata. La lista di cose da fare è sempre numerosa, e
chiudere fuori lo sconforto con un semplice “dai, passa” non è semplice! La
realtà, alquanto amara, è che la vita non si lascia comandare! Uno psicologo
afferma: «La vita cambia davvero quando smetti di combattere contro questo
meccanismo interiore»
Amici lettori, siamo in
tanti a dover affrontare il serio problema dell’ansia, e, seppure proviamo in
continuazione a scacciarla, essa torna comunque a bussare con prepotenza. Funziona
così anche con le emozioni: lottare per non sentirle le irrigidisce, come se
fossero stampelle che si piantano nella mente e fanno attrito. Alla fine non
fai altro che imparare a conviverci. Quello che noi chiamiamo “accettazione”
non è rassegnazione né una triste resa. È un gesto atletico mentale: fai spazio
a ciò che arriva, poi scegli la prossima micro-azione sotto il tuo controllo.
Accetti la pioggia e prendi l’ombrello, non ti fermi nel vialetto a insultare
il cielo. In terapia lo chiamano anche “defusione cognitiva”, ovvero una
modifica, un cambiamento di prospettiva sui propri contenuti mentali.
La psicologia
indubbiamente aiuta. Secondo gli esperti “La vita cambia quando smetti di
combattere contro quello che non puoi controllare e inizi a coltivare quello
che puoi scegliere negli spazi stretti.” È necessario smettere di
incollarsi ai pensieri come verità assolute, osservarli passare come scritte su
un display. Serve allenamento, non eroismo, bisogna cercare di fare pace con se
stessi. Certo, arrivare a praticare questa pace non è semplice. Forse la parte
più controintuitiva è questa: quando smetti di combattere, non succede come una
magia.
Succede che ritrovi un
certo spazio. Uno spazio per sentire senza affogare, per scegliere senza farti
trascinare, per smettere di interpretare ogni scossa come un terremoto. Vivi la
stessa vita di prima, ma cambi il modo in cui la attraversi. La libertà
comincia dove finisce l’ossessione del controllo. Qualcuno se ne accorge? Forse
no. Però tu te ne puoi accorgere, per esempio, quando all’improvviso ti arriva
una mail imprevista che finalmente non riesce a travolgerti, ma ragioni che è
solo traffico. E inizi a capire che fare pace non è un atto unico, è un nuovo
modo di vivere discreto, che si impara a piccoli gesti.
Ecco un piccolo Vademecum
che dovremmo tutti imparare a memoria per combattere l’ANSIA. Accettare non
è rassegnarsi. La rassegnazione spegne la scelta, l’accettazione la rende
possibile. Accogli ciò che non dipende da te e sposta le energie su ciò che
puoi fare nei prossimi dieci minuti. Come accetto un’ingiustizia senza
subirla? Riconosci il dolore e l’ingiustizia, respira nello spazio che
apre, poi scegli un’azione proporzionata: chiedere aiuto, documentare, porre
limiti. Faccia serena, schiena dritta. E se l’ansia è fortissima, tipo
un’onda che travolge? Lavora sul corpo prima delle idee: acqua, aria,
movimento lento, una superficie fresca sul viso. Poi parole brevi: “Sto qui”,
“Passa”. Quando cala un poco, scegli la micro-azione.
Il problema sono gli
altri: come smetto di combattere con loro? Non puoi cambiare le teste
altrui. Puoi definire confini chiari, cambiare il tuo raggio d’azione, decidere
quando dire no e quando non rispondere. Fermezza gentile, ripetuta. Quanto
tempo serve per sentire un cambio vero? Spesso poche settimane di pratica
quotidiana bastano a percepire più spazio interno. Gli scivoloni arrivano, e
fanno parte del gioco. La costanza corta vince sulla perfezione lunga.
Cari amici, le cose
difficili sono impegnative… ma per arrivare al risultato bisogna provare a
combatterle!
A domani cari lettori.
Mario








Nessun commento:
Posta un commento