domenica, marzo 29, 2026

IL PERCORSO E L’EVOLUZIONE STORICA DEL MODO DI RIVOLGERSI AGLI INTERLOCUTORI NELLE DIVERSE EPOCHE. LA STORIA DEL PERCHÉ CI DIAMO DEL TU, DEL VOI E DEL LEI.


Oristano 29 marzo 2026

Cario amici,

Credo che la relazione umana, fin dalle sue origini, abbia previsto un unico modo per rivolgersi agli altri componenti la Comunità: semplice e cordiale. Un approccio che, idealmente, posso immaginare costituito da un semplice “TU”. Storicamente, focalizzando l’attenzione sul primo periodo della vita dell’Impero Romano, è accertato che tutti interagivano usando un antenato del "TU" italiano, ossia quel pronome che si usa  per indicare una singola persona. Non c'era alcun tipo di distinzione di classe o di ruoli: si dava del "TU" al padre, al magistrato, al prefetto e perfino all'imperatore, e loro rispondevano nel medesimo modo.

Col consolidarsi dell'Impero Romano, che si espanse in modo crescente verso l’Oriente, da cui derivarono importanti contatti con le grandi monarchie come quelle della Persia e dell'Armenia, durante il regno dell'imperatore Diocleziano, si iniziò ad introdurre il "VOI", aggiungendolo al TU, riservando il Voi nei confronti dell'imperatore. Era come se, in sostanza, ci si rivolgesse a lui come rappresentante di più persone, facendo una distinzione che esiste ancora nelle lingue neolatine. L'imperatore, invece, continuava a rivolgersi agli altri usando il "TU", mentre, quando parlava di “SE STESSO”, usava il "NOI", proprio come se parlasse non solo per se stesso ma per tutti i suoi amministrati.

Nel periodo medievale il TU era assolutamente interdetto: il “tu” stava ad indicare familiarità o inferiorità, ed era del tutto inadatto a rapporti asimmetrici. Per marcare, evidenziare la distanza, e dare il dovuto rispetto agli esponenti altolocati, si ricorreva a forme indirette, spesso perifrastiche. E allora erano usuali appellativi come “vostra signoria”, “vostra grazia”, “vostra eccellenza”. Si trattava di titoli onorifici che collocavano l’interlocutore su un piano superiore, senza nominarlo direttamente.

In parallelo, nel periodo tra il XIII° e XIV° secolo, si affermò il “VOI” di cortesia, importato dalla cultura cortese della vicina Francia. Il francese VOUS, a sua volta, affondava le radici nel latino tardo e nel plurale maiestatis, cioè l’uso del plurale per indicare autorità, dignità e superiorità. Dire “VOI” a una sola persona significava, simbolicamente, riconoscerle una statura che trascendeva l’individuo. Questo uso attecchì soprattutto nell’Italia centro-settentrionale, dove il “VOI” divenne il pronome formale per eccellenza nei secoli a venire.

Amici la diffusione dell’uso del VOI nel rivolgersi agli esponenti importanti, ebbe come conseguenza la nascita della forma corrispondente: il PLURALIS MAIESTATIS, della persona che riceveva il VOI. “NOS” fu per lungo tempo una prerogativa del potere. L’esempio che balza subito in mente è quello dei Papi, dei Re, dei principi e degli imperatori, i quali parlavano di sé non come soggetti singoli, quindi con l’IO, ma usando il NOI (il NOS latino), incarnando l’idea che l’autorità non fosse personale ma istituzionale. Non è un caso che questo uso sopravviva fino al Novecento, sia in ambito ecclesiastico che giuridico.

Con il passare dei decenni, il "VOI" si estese rapidamente, rivolgendosi anche agli esponenti delle famiglie altolocate, alle alte cariche dello Stato, ai Patrizi e in tutti i rapporti con persone di una certa importanza. Nell'Alto Medioevo si iniziò, addirittura a dare del "VOI" anche ai genitori e alle persone autorevoli; questa allargata forma di cortesia e rispetto, però, non era una vincolante regola fissa, tanto che il "TU" rimase la forma più usata al di fuori dei contesti ufficiali e di corte e in simili consessi. Poi, lentamente ma inesorabilmente, il “VOI” iniziò a diventare marginale.

Quanto al “LEI”, la sua introduzione inizia in Italia nel periodo della dominazione spagnola. Il LEI è una sorta di copiatura dell'USTED spagnolo, in sostanza una forma di cortesia che si rivolge ad una singola persona, nella sostanza identico al "tu" che diventa rapidamente popolare. Per lungo tempo “VOI” e “LEI” coesistettero, con una distribuzione geografica e sociale: il “voi” più diffuso al Nord e nei contesti tradizionali, il “lei” più presente al Sud e nei registri urbani e borghesi.

Prima di chiudere questa riflessione, riporto una curiosità. Nel 1938 il regime fascista guidato da Mussolini impose per legge l’uso del “VOI” negli atti pubblici, nella scuola e nei mezzi di comunicazione, bollando il “LEI” come straniero, e per questo poco italico, poco virile, infine decadente. La scelta non era linguistica, converrete con me, ma strettamente ideologica. Dare del “VOI” evocava un senso di gerarchia, disciplina e romanità. Valori abbastanza cari alla retorica fascista.

Cari amici, nel nostro Pese, con la caduta della dittatura, il “VOI”, considerato segno di autoritarismo, finì presto dimenticato, soppiantato dal “LEI”, considerato più neutro e meno gerarchico, imponendosi come forma standard della cortesia nell’Italia repubblicana. Oggi il “LEI” continua ad essere usato nei contesti formali, lavorativi e istituzionali. mentre, quanto all’uso del “TU”, questo è ben utilizzato nella comunicazione digitale e nei rapporti informali.

A domani, amici lettori.

Mario

 

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