Oristano 16 marzo 2026
Cari amici,
C’è una “NUOVA
SOLITUDINE” che colpisce, in modo crescente, i giovani tra i 18 e i 24 anni; in
buona parte studenti universitari, essi preoccupano non poco i docenti, per
il serio pericolo incombente sulla loro salute. I dati statistici, infatti, evidenziano che il 38% dei
ragazzi intervistati risulta colpito da questa particolare solitudine, che li
estranea in gran parte dalla partecipazione alla vera socialità di gruppo, arroccandosi
nel virtuale, ovvero trascorrendo molto tempo nell’utilizzo dei social, che praticamente
sostituiscono quelle consolidate interazioni fisiche reali, a tutti ben note.
Questa nuova solitudine
presente nei giovani è un fenomeno complesso, che non è alimentato solo
dall'uso eccessivo dei social, ma anche da fattori psicologici e sociali, tra
cui il ritiro volontario (hikikomori), la pressione performativa, l'ansia e, in
particolare, il “cambio di vita” derivante dall’abbandono della casa, dove sono cresciuti con la famiglia, e il raggiungimento di una lontana sede
universitaria, dove, da soli, iniziano a sperimentare un nuovo sistema di vita, alimentato dalle prime esperienze: una vera transizione dalla comoda
vita di casa a quella solitaria e responsabile.
Una recente ricerca
effettuata negli USA ha analizzato il crescente rapporto tra gli studenti
universitari e i social media. Se è pur vero che i Social hanno ampliato tante
possibilità e capacità, come contatti, creatività, nuove competenze e contenuti
anche utili, oltre ad aggiornamenti approfonditi, è anche vero che questo connubio con i Social non è immune da difetti, e, tra questi, anche quello di aumentare in chi li usa il “senso di solitudine”,
monopolizzando i giovani in relazioni virtuali a scapito di quelle reali. L’analisi
fatta dai ricercatori ha cercato di approfondire questo nesso: sono i social a
generare solitudine o i giovani si sentono già soli a prescindere?
La vasta ricerca ha
analizzato ben 64.988 studenti tra i 18 e i 24 anni, ubicati in oltre 120
college. Tutti hanno partecipato ad un sondaggio nazionale. Il 54% ha
dichiarato che i social non c’entrano nulla con la loro solitudine, era una
condizione che già prima vivevano o percepivano. Da questa analisi sono stati ricavati
dati sconvolgenti: il 19% di questi giovani ha dichiarato di utilizzare i
social dalle 16 fino alle 20 ore settimanali e che, data la quantità di tempo dedicata
ai social, questo incideva fortemente sul "praticare" la vera relazione sociale.
Questo interessante
studio, dopo un'attenta revisione paritaria, è stato pubblicato sul Journal of
American College Health. A seguito dei risultati di questa ricerca le Istituzioni
accademiche sono state spinte dagli autori (in primis la dottoressa Madelyn
Hill ricercatrice, professoressa e autrice principale della ricerca), a creare
corsi di informazione e scambio sui social media, sui limiti di tempo da
stabilire sull’uso dei social, sulle potenzialità ma anche sugli aspetti
negativi derivanti per la salute dei giovani che si affacciano all'ingresso nell'età adulta.
La dottoressa Madelyn
Hill nel 2025, alla fine del suo dottorato, scriveva: “Sappiamo che le
persone sole hanno maggiori probabilità di soffrire di depressione. Sappiamo
anche che chi è solo ha maggiori probabilità di morire prematuramente. La prima
età adulta è il periodo di molti cambiamenti, dal lasciare casa per la prima
volta, all’iniziare l’università e stringere nuove amicizie“. Se è pur vero
che ci sono stati altri studi più specifici, su Instagram, Facebook e Snapchat,
la ricercatrice ha ribadito l’importanza di creare delle nuove possibilità agli
studenti per fare amicizie, nuove esperienze, mai, però, trascurando la vita e la
socialità reale, usando il digitale sempre responsabilmente.
Cari amici, nessuno nega l’importanza
della comunicazione digitale, ma per il suo corretto uso è sempre necessaria la giusta dose: il problema è la responsabilità del suo utilizzo. Ogni strumento ha la sua validità e la sua importanza, e, in
conclusione, la crescente solitudine in atto tra gli studenti è un fatto
complesso: è la combinazione di una dipendenza da un mondo virtuale che non
soddisfa il bisogno di socialità reale, oltre ad una profonda crisi psicologica
preesistente che porta all'isolamento.
A domani.
Mario








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