Oristano 6 marzo 2026
Cari amici,
Viviamo un inizio di
Millennio caratterizzato da un forte avanzare della tecnologia, diventata sempre
più forte e fagocitante! Grazie all’Intelligenza Artificiale, che sembra aver spodestato l’uomo
come fonte del sapere, la tecnologia governa anche il sapere e l'educazione, priva di controllo. Soprattutto in campo giovanile la tendenza sempre più diffusa è quella di rivolgersi ALL'INTELLIGENZA
ARTIFICIALE (IA), piuttosto che agli adulti, per ottenere aiuto e supporto; è questo un fenomeno in continua crescita, che sta spodestando genitori e insegnanti
dal ruolo svolto in precedenza.
Una recente indagine portata avanti da Save the Children ha evidenziato che circa il 41,8% degli
adolescenti in difficoltà ha cercato e continua a cercare aiuto, conforto o risposte nell'Intelligenza
Artificiale, configurandola spesso come una sorta di "amico e
consigliere" virtuale. Questo ricorso all’A.I., che evita il confronto con
gli adulti, risulta una risorsa da loro alquanto
gradita, in quanto immediata, sempre disponibile sette giorni su 7, e fornita
in forma anonima e, soprattutto, priva di giudizi. Per questo è preferita, in
quanto permette ai giovani di affrontare temi sensibili (come solitudine,
insicurezza, problemi personali, etc.) senza i traumi derivanti dalla relazione con gli
adulti.
Come appare chiaro ed
evidente dal nuovo “RAPPORTO INDIFESA 2026”, realizzato da Terre des
Hommes insieme alla Community di Scomodo, che ha raccolto i dati e le
motivazioni profonde presenti dietro questo fenomeno, l’Intelligenza
Artificiale è entrata silenziosamente nella quotidianità dei più giovani, ma
non solo come strumento tecnologico. Accade infatti, con sempre maggiore
frequenza, che venga usata come spazio di ascolto, consiglio e supporto emotivo.
Un segnale che solleva interrogativi importanti sul benessere psicologico delle
nuove generazioni e sul loro modo di porsi nel mondo.
Sempre secondo l’edizione
2026 dell’Osservatorio Indifesa, un giovane su due dichiara di essersi
rivolto almeno una volta a un sistema di Intelligenza Artificiale per chiedere
aiuto o suggerimenti legati a problemi sentimentali, di salute o di natura
psicologica. Gli adolescenti utilizzano chatbot (come ChatGPT) per esplorare
emozioni, confidarsi e ricevere supporto emotivo, non limitandosi a richieste
didattiche o scolastiche. I giovani, dunque, si dissociano dalle generazioni
precedenti cambiando interlocutore: scelgono la macchina anziché l’uomo.
Amici, ciò dimostra la presenza
di un crescente malessere giovanile, di una grande solitudine interiore, che
mette in luce la percezione di un forte "distacco" o incapacità di
comprensione, da parte loro, del mondo adulto. L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale
come “consulente” personale non indica necessariamente una fiducia cieca nella
tecnologia, ma il ricorso può essere letto come un segnale di bisogno di
ascolto anonimo, in un contesto, quello genitoriale e scolastico, percepito
come poco sicuro o fortemente giudicante.
Il problema è più serio
di quanto appaia. Il crescente ricorso dei giovani in formazione all’Intelligenza
Artificiale, sostitutiva del consulto con gli adulti, dovrebbe allertare non
poco genitori e insegnanti, facendoli riflettere. Essi dovrebbero essere più
disponibili all'ascolto, riducendo i giudizi, per evitare che i ragazzi
cerchino conforto in una macchina. L'I.A., come ben sostengono gli esperti, non
è uno strumento valido e capace di sostituire l'empatia umana; l'uso eccessivo
può, infatti, portare ad un maggiore isolamento dei giovani, creando in loro
una forte “dipendenza da un "amico digitale"”, col rischio di
ricevere consigli errati o pericolosi.
Cari amici, il pericolo è
davvero concreto! In sintesi, l'Intelligenza Artificiale si sta inserendo in
quel pericoloso “vuoto relazionale” esistente tra giovani e adulti, agendo come
uno specchio rassicurante e immediato, considerate le fragilità delle nuove
generazioni. Generazioni dipendenti dalla nuova tecnologia, alquanto informata
ma mancante di empatia e sentimenti, che rende i giovani sempre più soli, e che
può dare loro consigli non consoni e pericolosi, in un’età ancora in
formazione. Comprendere questo pericolo da parte degli adulti è una necessità
impellente, per poter intervenire sui giovani in maniera rassicurante, garantendo
loro aiuto e protezione, e dando all’A.I. il giusto valore, non quello, pericoloso ed eccessivo, dato dai
giovani.
A domani.
Mario








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