venerdì, gennaio 09, 2026

IL DIFFICILE PASSAGGIO DEL TESTIMONE ALLE NUOVE GENERAZIONI. PER I GIOVANI DI OGGI “L'ASCENSORE SOCIALE” È FERMO, BLOCCATO!.


Oristano 9 gennaio 2026

Cari amici,

Credo che un po’ tutti conosciamo il proverbio popolare "IL MONDO È FATTO A SCALE, C'È CHI SCENDE E C'È CHI SALE".  In realtà questo antico detto sta proprio ad indicare che nel mondo l’uguaglianza è solo teorica, in quanto le disuguaglianze sociali sono una realtà nota e consolidata da millenni. Esiste, ed è onnipresente, una “Gerarchia sociale” basata su “Sistemi di disuguaglianza strutturata” (stratificazione sociale), consolidata storicamente e culturalmente, che divide la popolazione in gruppi, in strati superiori (privilegiati, ricchi, potenti) e inferiori (meno privilegiati).

I principali criteri adottati da questa gerarchia sono: la ricchezza, il potere, lo status, l’istruzione (classi sociali: alta, media, operaia), o status ereditari (caste, ceti), influenzati da fattori economici (Marx), economici/culturali/politici (Weber) e dal "rango" psicologico-sociale; con il risultato che la società moderna è divisa in classi distinte. Stante queste diversità, in particolare nelle classi svantaggiate, alberga nelle famiglie un forte desiderio di riuscire a far passare i propri figli alla classe superiore, ovvero utilizzare quello che di norma è definito un “ASCENSORE SOCIALE”.

L'ascensore sociale, amici, è una metafora che sta ad indicare quella mobilità sociale indirizzata verso l’alto, nel senso di creare le condizioni per riuscire a migliorare la propria condizione socio-economica e, di conseguenza, cambiare posizione all'interno della gerarchia sociale di appartenenza (es. passare da un ceto più basso a uno più alto). È questo un processo che mira a creare le opportunità di crescita, istruzione e carriera, nel senso di cercare di salire caparbiamente la scala sociale, migliorando in questo modo il proprio futuro.

Ebbene, perché questo passaggio possa avvenire deve essere presente una variabile invisibile che decide il destino delle persone e delle nazioni ben più del Pil: LA VITALITÀ. Questo termine indica la capacità di un “Sistema-Paese” di proiettarsi nel futuro, di rischiare, di investire energia nervosa prima ancora che finanziaria. Non è esoterismo! L’economista John Maynard Keynes chiamava questa Vitalità “Animal Spirits”, ovvero mettere in atto tutti quegli impulsi psicologici che spingono ad intraprendere; oggi il Nobel Robert Shiller, con la sua “Narrative Economics”, dimostra che le economie crescono o crollano in base alle storie che la gente si racconta sul proprio domani.

Ebbene, amici, da noi in Italia questa Vitalità appare alquanto bassa, cosa che ci distingue non poco dai partner europei. Questa “stanchezza tecnica” è figlia di trent’anni di erosione che nessuno ha saputo invertire. Il problema non è solo biologico (fare pochi figli), è psicosociale. L’algoritmo vede l’Italia come un paradosso vivente. Siamo un organismo ricchissimo: seconda manifattura d’Europa, top 5 export mondiale, posizione geografica invidiabile e risparmio privato formidabile. I soldi ci sono, le competenze anche. Abbiamo il motore di una Ferrari, ma la mappa dice che la guidiamo col freno a mano tirato. Abbiamo barattato il rischio con la sicurezza. Il risultato è un ascensore sociale guasto, e i nostri giovani che scappano non solo per lo stipendio basso, ma per cercare un’aria diversa.

Si, amici, quando è "L’ascensore sociale è bloccato" i primi a fuggire sono i giovani, che cercano altrove ciò che non trovano in Italia. Tuttavia l’Italia non è finita, è solo bloccata! Per risalire la classifica per riprendere vigore, anzi meglio dire la “VITALITÀ”, serve una “Missione-Paese”. Serve un cambio di narrazione radicale. È già successo altrove, in Arabia Saudita per esempio, che dopo un lungo immobilismo e tanta gerontocrazia è stato lanciato il progetto “Vision 2030”, diventato alquanto dinamico e coinvolgente da attrarre capitali importanti.

Cari amici, in Italia uno dei possibili progetti economicamente rivitalizzanti riguarda l’”Economia del Mare”. Non solo turismo, dunque, ma Blue Economy strategica! Siamo la piattaforma logistica ed energetica del Mediterraneo, il ponte naturale tra l’Europa “stanca” e l’Africa “vitale”. Rimettere al centro il mare significa investire in infrastrutture, porti, dorsali energetiche, gestione dati, diplomazia. Significa trasformare il Sud da problema a motore e offrire ai giovani una sfida alla loro altezza. Siamo ricchi di passato. Ma la vitalità è l’arte di costruire il futuro. Come insegna il premio Nobel Robert Shiller, le narrazioni economiche diventano profezie che si auto-avverano. Se iniziamo a raccontarci come il ponte d’Europa e l’hub del Mediterraneo, l’algoritmo cambierà colore molto in fretta.

A domani.

Mario

giovedì, gennaio 08, 2026

LO SFRUTTAMENTO DELL’UOMO NEL LAVORO. MAI DIMENTICARE CHE IL RISPETTO DELLA PERSONA È ALLA BASE DELL’ESISTENZA UMANA.


Oristano 8 gennaio 2026

Cari amici,

Che l’uomo sia un “animale sociale” è noto fin dagli albori della sua esistenza. I Cristiani lo sanno bene, in quanto lo trovano scritto già nella Bibbia, dove, il Signore, parlando della creazione, dice: “Non è bene che l’uomo stia solo”. Anche Aristotele, nel IV secolo a.C., affermava la tendenza dell’essere umano alla socialità: “Siamo per natura portati a stare in contatto con l’altro, che addirittura è parte essenziale del definirsi della nostra identità”.

In effetti, che l’essere umano è un animale sociale, lo affermano pienamente le ricerche nell’ambito delle neuroscienze e della psicologia, che confermano anche che il nostro comportamento e la nostra identità sono strettamente costruiti sul rapporto con l’altro. La ricerca è addirittura arrivata alla conclusione che lo sviluppo cerebrale che ci ha trasformati da primati a uomini non sia solo la conseguenza del miglioramento dei processi di ragionamento, ma più specificatamente che esso sia avvenuto seguendo il filo logico del gioco sociale: ovvero con il costante confronto con i nostri simili.

Ebbene, amici, la realtà è che uno degli aspetti più importanti della socialità è quello di interagire con gli altri; sono le interazioni tra i componenti del gruppo che si fondano su una serie di aspettative circa il comportamento dei membri, nel senso che il rispetto dell’uno verso l’altro non debbono mai mancare, in quanto sono alla base dell’esistenza umana. Il bisogno di rispetto è una necessità reciproca, e la sua mancanza, in qualunque forma essa sia rappresentata, non dovrebbe mai essere presente sia nelle relazioni personali che professionali.

È proprio nel mondo del lavoro che la mancanza di rispetto è purtroppo sempre più presente, arrivando a livelli di vero sfruttamento di grande spessore. Sull’argomento Raffaele Alberto Ventura, saggista italiano che scrive sul quotidiano Domani e sulla rivista francese Esprit, nel suo nuovo saggio "LA CONQUISTA DELL’INFELICITÀ", pubblicato da Einaudi, analizza con dovizia di particolari com’è cambiato il rapporto dell’uomo col lavoro. L’analisi riguarda sia i lavoratori della classe media del settore terziario, che i liberi professionisti sotto un certo reddito, oltre ai soggetti creativi, che scelgono il lavoro inseguendo un senso di libera realizzazione personale, al di là del guadagno economico.

Quanto ai "soggetti creativi", questi sono delle persone particolari, nel senso che operano accettando di essere pagati molto meno che in passato, scambiando più o meno serenamente la promessa di riconoscimento, visibilità e gratificazione, a cui tanto ambiscono, seppure con un certo grado di sfruttamento. Amici, con la pandemia del 2020, che ha accelerato la diffusione del “lavoro da remoto”, quindi effettuato in gran parte operando da casa, si è riusciti a trasformare in ufficio anche la camera da letto! Ciò ha creato una confusione temporale anomala: non più orari di lavoro e altri di riposo e relax, ma un continuum di 7 giorni su 7 a giornata intera.

Si, è proprio un passo indietro nel tempo quello che si è fatto! È come se il lavoro, che le lotte operaie del secolo scorso erano riuscite a circoscrivere entro determinati spazi e tempi, con regole sempre più stringenti, fosse infine riuscito a svincolarsi per riconquistare il dominio perduto sulle nostre esistenze. Purtroppo, cercando il meglio, nel mondo del lavoro siamo riusciti ad arrivare proprio alla “Conquista dell’infelicità”, come ha ben descritto e affermato Raffaele Alberto Ventura.

Cari amici, complice anche la tecnologia, l’uomo anziché lavorare per vivere ha raggiunto il pericoloso culmine di “Vivere per lavorare”, senza orari e senza controllo, arrivando allo sfruttamento senza misura. L’intrusione del lavoro nel contesto domestico ha rivoluzionato le regole, incidendo notevolmente, con il sovraccarico di mansioni, sulla salute fisica e mentale dei lavoratori, con effetti deleteri come esaurimento nervoso, ansia e burnout. È questa la più classica scena da film horror: la vittima cerca di fuggire dal sovraccarico di lavoro rifugiandosi a casa, convinta finalmente di essere al sicuro, ma invano: il male è già dentro casa, nel computer e nel cellulare di ultima generazione.

A domani.

Mario

mercoledì, gennaio 07, 2026

LA GENERAZIONE Z NON CREDE NEL FUTURO: PER L LORO IL MONDO È UN CAOS SENZA FINE E “SENZA PROSPETTIVE”.


Oristano 7 gennaio 2026

Cari amici,

Che nella società umana “IL CAMBIAMENTO” sia una costante che non si arresta mai è una verità indiscutibile. Col passare del tempo la società lentamente ma inesorabilmente cambia, si evolve. Si, addirittura con l’arrivo nel Terzo Millennio, connotato da una tecnologia galoppante, i cambiamenti avvengono sempre più in fretta, dato il costante avanzare della rivoluzione tecnologica che sembra scavare solchi enormi tra una generazione e l’altra. Ebbene, in un contesto così effervescente, vediamo come vivono questi velocissimi cambiamenti le nuove generazioni.

Un’interessante analisi del CDC (Center for Disease Control) statunitense ha di recente effettuato uno studio, in cui vengono ripercorsi tutti i trend più importanti sui comportamenti delle nuove generazioni nell’arco degli ultimi trent’anni. Dal fumo all’uso di alcol e droghe, dall’educazione sessuale alle ore di sonno, dal binge watching (maratona televisiva o abbuffata di serie TV) all’ uso dei dispositivi elettronici e della salute mentale; questi sono solo alcuni degli aspetti più rilevanti analizzati nei vari sondaggi effettuati all’interno delle scuole statunitensi.

Amici, ma la cosa che più sconcerta (in quanto molto diverso da quello delle precedenti generazioni) è il comportamento passivo delle nuove generazioni, in particolare quelli della cosiddetta Generazione Z, che comprende (all’incirca) gli individui nati negli anni 1997-2012 (quindi di età compresa tra 12 e 28 anni), considerati i primi veri «nativi digitali». Secondo una recente indagine, presentata a Washington alla Conferenza 2025 della Society for Risk Analysis, un'organizzazione multidisciplinare globale dedicata al progresso della scienza e della pratica dell'analisi del rischio, la Generazione Z vede il mondo attuale come un posto «spaventoso».

L’indagine portata avanti ha spaziato dalla politica alle convinzioni sul mondo, dai diritti alle prospettive future, ma anche a quelle legate all’eventuale percezione del rischio; la maggior parte degli intervistati ha dato risposte che hanno evidenziato che «La Generazione Z vede il mondo come un posto spaventoso» e la maggior parte di loro la pensava così anche in prima persona. Si, per la Generazione Z il mondo sarebbe proprio «spaventoso», a causa dei diversi fattori capaci di creare in loro quel “senso di impotenza” dovuto alla convinzione di non poter cambiare le cose.

Questo scarsa possibilità di controllo sulla propria vita spinge oggi la Generazione Z ad avere una visione negativa del futuro, accompagnata da sentimenti di stress o depressione su temi per i quali non esistono soluzioni facili (come il cambiamento climatico). I rischi più importanti e pressanti identificati dalla Generazione Z sono stati: Le sparatorie a scuola e la presenza di armi da fuoco, Il panorama dei social media e l’uso dei dati personali da parte delle aziende di social networking, La discriminazione e i diritti dell'immigrazione, Le divisioni politiche (in particolare legate alla leadership presidenziale), I problemi di salute mentale, La sicurezza percepita e i tassi di criminalità, Le preoccupazioni economiche.

Gli esiti della ricerca hanno rivelato che la Generazione Z percepisce il rischio in bianco e nero, valutando le situazioni come «sicure» o «pericolose», piuttosto che comprendere che i rischi coprono un ampio spettro di possibilità e possono essere valutati e gestiti. Ciò contribuisce ad avere una visione del mondo in cui i giovani «percepiscono il rischio ovunque si girino». La ricerca ha rivelato impatti particolarmente gravi di percezione del rischio sulle giovani donne: quasi tutte ritengono minacciati o lesi i propri diritti di scelta riguardo alla procreazione.

Sulla base delle sue ricerche precedenti, il gruppo di lavoro ha osservato un reale cambiamento di prospettiva nella Generazione Z, che sarebbe diventata più negativa, cinica e spaventata. «Sono molto sorpreso dal crescente cinismo - ha affermato Gabriel Rubin, Professore di studi sulla giustizia presso la Montclair State University -. Quando ho iniziato questa ricerca nel 2022, le interviste erano ottimistiche, tuttavia, con il passare del tempo, le opinioni della Generazione Z stanno cambiando e c'è la sensazione generale che essere motori di cambiamenti sia difficile».

Cari amici, che le Nuove Generazioni abbiano sempre faticato a trovare la loro strada, sempre diversa da quella della generazione precedente, è una realtà assodata, ma quest’ultima, ovvero la Generazione Z, credo che trovi difficoltà alquanto più serie. 

A domani.

Mario

martedì, gennaio 06, 2026

IL FENOMENO DELL'IPOGAMIA: QUANDO LA RELAZIONE DI COPPIA VEDE DONNE DI ALTA CULTURA SCEGLIERE UOMINI MENO QUALIFICATI E PREPARATI.


Oristano 6 gennaio 2026

Cari amici,

In questo millennio ipertecnologico si sta sviluppando un fenomeno che rovescia in modo forte i dettami del passato sulle unioni matrimoniali. Per millenni, nella dominante cultura patriarcale, in famiglia l’uomo era identificato come la persona più istruita e capace, mentre la donna era una sua succube creatura, a lui devota e da lui dipendente in tutto, anche come cultura. Si, storicamente, l'IPERGAMIA, ovvero il matrimonio di una donna con un uomo di status sociale o di istruzione più elevato, era la norma. Ebbene, in questo millennio questa tendenza si sta gradualmente invertendo.

Sia in Europa che nel Nuovo Mondo, in primis negli Stati Uniti, secondo la sociologa Christine Schwartz, dell'Università del Wisconsin, la percentuale di coppie in cui la donna ha un livello di istruzione più alto del partner è aumentata dal 39% del 1980 al 62% del 2020. In Francia, uno studio dell'Istituto nazionale di studi demografici (INED) indica che, a partire dalle coorti nate alla fine degli anni '50, le donne sono più spesso più qualificate dei loro coniugi, segnando così un'inversione di tendenza. Si, dall’Ipergamia, siamo arrivati all’IPOGAMIA, ovvero alla dominanza culturale femminile.

Questo fenomeno, chiamato appunto IPOGAMIA, riflette un forte cambiamento nelle dinamiche sentimentali e nelle norme sociali. Diversi elementi spiegano questo cambio che potremmo considerare epocale, in quanto, a mio avviso, mette all’angolo la precedente dominanza maschile. Una delle prime cause è certamente la massificazione dell'istruzione superiore, che ha portato ad un aumento significativo del numero delle donne con la laurea. Nel 2024, in Belgio, il 56,9% delle donne di età compresa tra 25 e 34 anni aveva un diploma di istruzione superiore, rispetto al 44,4% degli uomini.

Questa disparità crea, statisticamente parlando, una curiosa situazione: essendo in percentuale le donne istruite più numerose dei loro colleghi maschi, giocoforza risulta necessario, per le donne, prendere in considerazione dei partner meno istruiti; a ciò si aggiunge anche il problema del cambiamento dei ruoli (spesso molti uomini hanno il capo donna), cosa che non fa altro che giocare a favore dell’uguaglianza di genere (per tanto tempo negata) sia nel lavoro che nella relazione sociale.

Questo cambio di ruoli, a dire il vero, non risulta sia stato facilmente digerito dal genere maschile. Nonostante le percentuali prima indicate, le sfide portate avanti dalle donne non appaiono facili. Le norme sociali tradizionali, consolidatesi nel tempo, continuano a resistere, e possono ancora influenzare le dinamiche delle coppie oggi diventate ipogame. Ad esempio, uno studio della sociologa Nadia Steiber evidenzia che "gli uomini meno istruiti tendono ad avere una visione di genere più tradizionale, il che può creare tensioni nella coppia".

Amici, si è combattuto per molto tempo (e si combatte tuttora…) per l’uguaglianza retributiva tra uomini e donne, a parità di funzioni. Ebbene, anche oggi, le disparità di reddito permangono, quindi non sempre favoriscono le donne con un livello di istruzione più elevato. Secondo Christine Schwartz, "queste donne, spesso, guadagnano quanto o più dei loro mariti, ma questa non è la norma". L'Ipogamia, per ora, riflette quindi una ridefinizione dei criteri soprattutto relativamente alla scelta romantica. Le donne di successo danno sempre più priorità alla compatibilità emotiva, ai valori condivisi e al sostegno reciproco, rispetto allo status sociale o al livello di istruzione. Questo cambiamento riflette una ricerca di autenticità e uguaglianza nelle relazioni, nonostante permangano le barriere culturali e sociali prima accennate.

Cari amici, sono i giovani quelli che si adattano meglio alle nuove realtà, e affrontano con disinvoltura anche il passaggio dall’Ipergamia all’Ipogamia. Insomma, cari lettori, l’avanzare dell’IPOGAMIA può davvero essere un forte stimolo al cambiamento, nel senso del raggiungimento di quella parità di genere finora rimasta solo un sogno!

A domani.

Mario

lunedì, gennaio 05, 2026

LA CURIOSA, NUOVA MODA DEGLI “ADULTI INSICURI” (I KIDULT): TORNARE A GIOCARE COME QUANDO ERANO BAMBINI. È SOLO UN VEZZO O QUALCOSA DI DIVERSO?


Oristano 5 gennaio 2026

Cari amici,

In questo millennio ipertecnologico, si sta sviluppando un fenomeno alquanto curioso. Un numero sempre maggiore di Adulti risulta attratto e acquista dei giocattoli non per i propri figli ma per se stessi! Sono persone che vengono definite "KIDULT", e c’è da dire che rappresentano, pensate, il 28% del mercato ludico! Lo strano fenomeno è osservato da diverse angolazioni, cercando di capire perché questa nuova moda si sta sviluppando così velocemente. C’è chi ipotizza che gli adulti che cercano questi giocattoli sono spinti dal bisogno di ridurre lo stress quotidiano, e lo fanno cercando di rivivere con nostalgia quel particolare, gratificante periodo dell'infanzia.

Si, potrebbe essere un cercare di riconnettersi con i ricordi giovanili più cari, quindi, più che una regressione, una ricerca di benessere e creatività, utilizzando il gioco come strumento di self-care e socializzazione. L’analisi sociologica ha evidenziato che le ragioni principali per cui gli adulti riprendono a giocare sono diverse. In primis la gestione dello stress e la ricerca del benessere mentale: Il gioco funge da via di fuga salutare dalle responsabilità e dalle pressioni quotidiane, migliorando in questo modo la salute emotiva e sociale.

A seguire, contano anche la nostalgia e i legami con il passato: molti adulti cercano di riattivare i piacevoli ricordi d'infanzia, riavvicinandosi a passioni mai dimenticate. Anche la creatività e l’espressione di sé risultano importanti: giocare permette di esprimere la propria individualità in modo diverso rispetto al mondo del lavoro. Infine, il gioco facilita la socializzazione: Il gioco diventa un'attività per connettersi con altri adulti, ad esempio attraverso giochi da tavola o comunità di appassionati. Si, tornare ai giochi giovanili ha un indubbio effetto gratificante: Il gioco genera euforia e gratificazione immediata, simile a una scarica di dopamina che aiuta a rilassarsi.

Amici, ci si chiede: questo comportamento può essere considerato una tendenza passeggera, oppure un sintomo di un più profondo disagio generazionale? Essendo una tendenza culturale in rapida espansione, è probabile che prevalga l’ipotesi del disagio generazionale, considerato anche che il fenomeno ha un impatto economico significativo, in quanto sostiene economicamente l'intero comparto dei giocattoli. Tra i prodotti più acquistati dai Kidult si trovano: Giochi da tavolo, Prodotti legati a mondi fantastici e avventurosi, Articoli da collezione come le macchinine Hot Wheels.

I Kidult, oramai, non possono essere considerati un fenomeno marginale, dato il fatto che, come accennato prima, sono in crescita significativa. Nel 2023, secondo uno studio della società britannica Mintel , il 28% degli adulti di età compresa tra 25 e 44 anni ha dichiarato di acquistare giocattoli per sé. Questa cifra è in costante aumento dal 2019. I marchi lo hanno capito chiaramente: Lego, ad esempio, ha lanciato "gamme premium" specificamente progettate per gli adulti, che fondono nostalgia e raffinatezza.

Le analisi sul fenomeno evidenziano anche il fatto che diversi critici lo vedono come un'estensione della società dei consumi, dove tutto è mercificato, persino la nostalgia. Per loro, il fenomeno dei Kidult viene sfruttato dai marchi come strumento di marketing. In effetti, i prodotti mirati – spesso costosi – sono più orientati al collezionismo che all'uso quotidiano e talvolta contribuiscono a un'immagine autopromozionale sui social media.

Amici, questa interpretazione, tuttavia, trascura un aspetto importante: per molti Kidult, questi oggetti non sono solo un capriccio o una tendenza da postare su Instagram; incarnano, infatti, una parte della loro identità. Diventano veicoli di espressione personale, di connessione sociale e talvolta persino di resilienza psicologica. In questo senso, essere un Kidult può anche essere un atto di riappropriazione culturale! Nonostante il riferimento alla "Sindrome di Peter Pan", il Kidulting è riconosciuto come un modo per staccare la spina e riscoprire la gioia e la spensieratezza dell'infanzia.

A domani.

Mario

domenica, gennaio 04, 2026

L'IMPORTANZA DELLA RESPIRAZIONE. REGOLARLA NEL MODO GIUSTO CI LIBERA DALLO STRESS E DALLE EMOZIONI FORTI. PRATICHIAMO IL ” BREATHWORK”.


Oristano 4 gennaio 2026

Cari amici,

Viviamo un inizio di Millennio “perennemente di corsa”, sempre più indaffarati, con sempre meno tempo a disposizione. Nell’attività lavorativa ogni giorno siamo chiamati a risolvere problemi legati ai tempi di esecuzione, quindi da svolgere in gran fretta, subendo continue ondate di stress. Sono situazioni che debbono essere opportunamente valutate, mai ignorate! Le tecniche per rilassarsi sono diverse, e una di queste è proprio il BREATHWORK, che valorizza il potere del respiro, costituito da un insieme di tecniche di respirazione consapevole, che usa il respiro come strumento per contrastare il male del secolo: lo STRESS.

Il BREATHWORK, è dimostrato, è in grado di migliorare il nostro benessere fisico, mentale ed emotivo, riducendo stress e ansia, aumentando l'energia e la chiarezza, e sbloccando le nostre emozioni trattenute, trasformando il nostro automatico respiro in una leva di auto-guarigione e consapevolezza interiore. Questa tecnica serve a calmare il nostro sistema nervoso, ossigenare al meglio il corpo, oltre a mettere in  connessione mente e corpo. Le tecniche di BREATHWORK includono pratiche come la respirazione profonda, la respirazione alternata a narici, oltre ad altri approcci. Queste tecniche sono la prosecuzione migliorata e adattata alle moderne esigenze di benessere, di quelle praticate nell’antichità, tramandate dalla tradizione nei secoli.

Proviamo a vedere insieme come funziona una sessione di Breathwork. Intanto esistono molti approcci diversi, ma l'idea principale è quella di usare il respiro intenzionalmente per influenzare il nostro stato interiore. Questo può includere una respirazione rapida o lenta, a diverse intensità e volumi, attraverso il naso o la bocca, muovendo il petto o la pancia. Ogni sessione viene suddivisa in due fasi: 30 minuti di respirazione circolare, consapevole e connessa, con due inspirazioni e un'espirazione attraverso la bocca, seguita dall'integrazione, un momento essenziale del Breathwork, per tornare alla calma respirazione naturale e lasciarsi andare per integrare completamente l'esperienza.

Il Breathwork, amici, riesce ad avere un impatto diretto sul nostro cervello e sul sistema nervoso, promuovendo uno stato di calma e concentrazione. Aumentando il flusso di ossigeno al cervello, ci aiuta a ridurre stress e ansia, liberando la nebbia mentale che molti di noi sperimentano. Una pratica regolare può portare a una maggiore concentrazione, aiutandoci a elaborare le informazioni in modo più efficiente. Una tecnica da provare è la respirazione diaframmatica. Ci si siede comodamente, si inspira profondamente attraverso il naso, lasciando che l'addome si espanda. Espiriamo lentamente, sentendo il rilascio della tensione. Ripetiamo per diversi minuti e già possiamo sperimentare un cambiamento evidente.

Durante una sessione di Breathwork, il sistema nervoso viene deliberatamente sbilanciato, come spiegano gli esperti. Questo processo crea uno stato di coscienza alterato, che ci permette di accedere a sensazioni profonde e di esplorare dimensioni interne spesso altrimenti inaccessibili. Questo metodo di respirazione ci aiuta a gestire lo stress e l'ansia, indipendentemente dalla loro intensità. Il Breathwork non mira a eliminare lo stress, ma a insegnarci a gestirlo meglio. A differenza dei metodi di rilassamento tradizionali, inizia inducendo deliberatamente lo stress nel corpo, al fine di allenare il sistema nervoso a gestirlo meglio. Questo approccio trasforma il modo in cui percepiamo lo stress e rafforza la nostra resilienza di fronte alle sfide quotidiane.

La pratica regolare del Breathwork, amici, può aiutarci ad accogliere e vivere meglio le nostre emozioni, invece di reprimerle o di lasciarci sopraffare! Gran parte dello stress deriva dal nostro tentativo di controllare ciò che è fuori dal nostro controllo, spiegano gli esperti. Il lavoro sul respiro ci insegna a lasciarci andare, mostrandoci che non abbiamo bisogno di lottare contro tutto. Inoltre, il Breathwork può aiutare a riconnettersi con se stessi, ad ascoltare la propria intuizione, ad avere le idee chiare e soprattutto a metterle in pratica.

Cari amici, praticando il Breathwork, il respiro funge da ponte verso una maggiore chiarezza mentale e creatività, offrendoci benefici che possono migliorare ogni aspetto della nostra vita. Dedicando anche una piccola quantità di tempo ogni giorno alla respirazione consapevole, possiamo uscire dal guado dello STRESS, migliorando i nostri livelli di concentrazione. Proviamo, dunque, a mettere in atto questi esercizi, e scopriremo che queste tecniche miglioreranno le nostre giornate, il nostro rendimento, e, in sintesi, la nostra vita!

A domani.

Mario

sabato, gennaio 03, 2026

COME VIVERE UNA VITA FELICE SECONDO SENECA: VALORIZZARE IL PRESENTE, EVITANDO DI SPERARE PASSIVAMENTE NEL DOMANI.


Oristano 3 gennaio 2026

Cari amici,

Siamo appena entrati nel nuovo anno 2026, e ogni giorno ci rinnoviamo gli AUGURI, sperando che il futuro (il domani) ci riservi più gioie che dolori, ovvero che sia alquanto migliore dell'anno appena trascorso. Se è pur vero che la speranza è quel desiderio che sempre ci accompagna, auspicando giorni migliori di quelli di oggi, è necessario evitare le false speranze, restando - nei liniti del possibile - con i piedi per terra! A questo proposito voglio oggi riflettere con Voi sul pensiero di un grande del passato: LUCIO ANNEO SENECA, il grande filosofo, drammaturgo e politico romano.

Questo eclettico filosofo, più noto come Seneca il Giovane, a Roma svolse anche un’attiva vita pubblica: fu senatore e questore durante l'età Giulio-Claudia. Era un uomo che concepiva la vita dando un grande valore al presente, evitando le facili illusioni e le speranze di un domani migliore. Egli suggeriva di vivere ogni giorno come un nuovo inizio, propiziandolo con buoni pensieri per liberare l'animo, focalizzandosi sulla valorizzazione del tempo presente (essere "padroni dell'oggi"), piuttosto che sperare passivamente nel domani migliore. Il vero augurio, per lui, era quello di trovare ogni giorno la gioia interiore nella proprie virtù e non nei beni esteriori.

Nella sua filosofia pratica i pensieri di Seneca, per l’inizio di un Nuovo Anno, erano questi: Ogni giorno è un nuovo inizio, nel senso che Egli considerava ogni giorno come l'inizio di un nuovo anno, cercando di propiziarselo con pensieri positivi capaci di liberare l'anima dalle meschinità. Dunque era importante Vivere il presente! Era questo un insegnamento chiave, nel senso di non sprecare il tempo, poiché è l'unica cosa che ci appartiene veramente. "Sarai meno schiavo del domani, se ti sarai reso padrone dell'oggi", sosteneva con convinzione.

Quanto alla “Felicità”, questa non dipende mai da ciò che accade all'esterno, ovvero frutto di eventi fortuiti, ma dal lavoro interiore, dalla virtù e dall'armonia con i propri principi morali; "la vera felicità deriva dalla gioia interiore"! Inoltre, la sua convinzione era quella di mai dipendere dagli eventi esterni: per Seneca l’augurio migliore è quello di godere di ciò che è proprio (l'animo e la coscienza) e non dei beni esteriori che possono essere tolti dal caso. Per questo grande filosofo il modo più profondo per fare gli AUGURI, in linea di massima, potrebbe essere questo: «Che tu possa vivere ogni giorno di questo nuovo anno come un inizio, prendendo possesso del tuo tempo e trovando la vera gioia nella forza della tua virtù».

Amici, per Seneca un nuovo anno pieno di gioia è quello privo di ambiguità: “Godi di ciò che è tuo”, che non significa accontentarsi di poco né di rinunciare al mondo. Uno dei suoi più famosi scritti è l’epistolario “LETTERE MORALI A LUCILIO”. Nell'Epistola 31 a lui diretta, il modo di Seneca di fare gli auguri si distingue radicalmente dalle convenzioni sociali del suo tempo (e… del nostro). Ecco i punti cardine del suo pensiero: al primo punto “Il rifiuto dei desideri comuni”: Seneca invita a non augurare ricchezza, piaceri o successo mondano; definisce questi "beni" come ingannevoli e potenzialmente dannosi, poiché incatenano l'anima a bisogni insaziabili [1, 2]. Al secondo punto “L'augurio di autosufficienza”: Il miglior augurio che si possa fare a un amico è che egli "non abbia bisogno di nulla" se non di se stesso. Seneca scrive: "Ti auguro di essere padrone di te stesso" [2, 3]. Al terzo punto: “L'elevazione dello spirito”: Per Seneca, l'unico vero bene è la virtù. Augura quindi a Lucilio di innalzarsi sopra le contingenze umane, cercando una felicità che non dipenda dalla fortuna, ma dalla propria ragione e integrità morale [2, 4].

Al quarto punto “La formula stoica”: Invece di augurare "buona fortuna", Seneca augura la forza interiore per affrontare qualunque sorte. Il vero augurio è che l'anima sia in grado di disprezzare ciò che la folla ammira, e di desiderare solo ciò che è onesto [3, 4]. In sintesi, per Seneca fare gli auguri significa auspicare che l'altro raggiunga la libertà spirituale, l'unico stato in cui l'uomo diventa simile a un dio [2]. Insomma, amici, per Seneca è felice solo chi è contento della propria condizione, qualsiasi essa sia, e gode di quello che ha!

Cari amici lettori, io credo che la filosofia di questo grande personaggio romano, Lucio Anneo Seneca, ci debba far riflettere anche oggi. Egli insegna, oggi come ieri, che la vita felice è l'equivalente di un'esistenza basata sulla concretezza. Non serve, dunque, porsi domande su che cosa siamo, quale senso ha la vita, che cosa ci riserverà il futuro...Perchè la felicità non è un elenco di giudizi ben definiti da applicare alla vita, ma una maniera di viverla. Non aspettiamo, dunque, la fortuna, ma viviamo con gioia la nostra posizione, qualunque essa sia! Questa è la vera felicità.

A domani.

Mario