Oristano 8 febbraio 2026
Cari amici,
Vivere a contatto con gli
altri, relazionarsi socialmente con gli amici, i vicini e i conoscenti, è un
modo di vivere che ci gratifica a tutte le età, facendoci sentire parte di un
gruppo. Arrivati all’età senile, poi, vivere questa SOCIALITÀ diventa
cruciale, perché contribuisce a combattere la solitudine, evita la depressione,
migliorando la nostra salute mentale e cognitiva (prevenendo declino e
Alzheimer), aumentando l'autostima e il senso di appartenenza al gruppo. La
socialità può persino contribuire ad allungarci la vita, mantenendo corpo e
mente attivi attraverso le attività di gruppo e instaurando relazioni
significative, arrivando a ridurre lo stress e favorendo uno stile di vita sano.
Amici, il CONVIVIO
è uno dei modi più graditi dello “stare insieme”, e le tavolate con amici e
parenti sono un piacevole modo di riunirsi e gratificarsi, a tutte le età. Il
rito del mangiare insieme, superata una certa età, diventa addirittura ancora
più importante, perché per le persone anziane mangiare in compagnia è fonte di
importanti benefici, sia per la salute fisica che mentale. Ciò è stato
ulteriormente dimostrato da uno studio condotto da ricercatori della Flinders
University di Adelaide, in Australia.
Questa ricerca della Flinders University, pubblicata
sulla rivista scientifica Appetite, ha infatti elaborato quanto emerso
da 24 studi internazionali, che hanno analizzato il legame tra mangiare da soli
e il benessere complessivo nelle persone di oltre 65 anni che vivono in
comunità. I risultati hanno evidenziato che gli anziani che mangiano
abitualmente da soli hanno più probabilità di avere valori nutrizionali e
parametri sanitari peggiori rispetto ai coetanei che mangiano invece in
compagnia.
Come accennato in
premessa, socializzare con gli altri risulta positivo ad ogni età, e mangiare abitualmente in compagnia in senilità aggiunge tutta una serie di benefici. Mangiare da soli,
invece, man mano che si va avanti con gli anni, risulta alquanto negativo. Come
ha evidenziato lo studio prima ricordato, mangiare in solitudine può produrre
"cambiamenti nella funzione fisiologica, nell'ambiente fisico, sociale ed
economico", tale da poter influenzare l'assunzione dei nutrienti, e di
conseguenza la salute generale delle persone anziane.
Gli autori di questo
studio, inoltre, hanno anche voluto indagare ancora più a fondo, arrivando a
misurare l’entità degli effetti di questi cambiamenti nelle abitudini
alimentari sulla salute degli anziani. Analizzando complessivamente i dati di
oltre 80.000 anziani in 12 Paesi, è emerso che mangiare da soli rappresenta un serio
fattore di rischio per la salute complessiva degli anziani: la maggior parte
degli studi analizzati ha infatti dimostrato che gli anziani che mangiano da
soli hanno più probabilità di fare scelte alimentari peggiori con effetti sulla
propria salute generale. Gli anziani che mangiano
da soli, in particolare, potrebbero ad esempio non assumere abbastanza alimenti
proteici, che sono invece fondamentali – hanno sottolineato i ricercatori – per
proteggere la capacità muscolare e funzionale. Non solo, secondo alcuni degli
studi analizzati, mangiare da soli sembrerebbe associato anche a un rischio
maggiore di perdita eccessiva di peso e fragilità, oltre a creare quella
depressione che deriva dall'isolamento sociale.
Sempre secondo i
ricercatori questi risultati non vanno sottovalutati, perché suggeriscono che
oltre ai cambiamenti fisiologici legati all'invecchiamento, come la perdita di
appetito e il gusto alterato, anche i fattori sociali, quindi ad esempio la
solitudine, potrebbero essere altrettanto importanti nell'influenzare l'alimentazione
degli anziani e quindi la loro salute fisica e psichica. Questa consapevolezza
potrebbe – confermano i ricercatori – favorire programmi di screening per
individuare le persone esposte a un maggior rischio nutrizionale oppure
potrebbe favorire la creazione di iniziative sociali, come pasti comunitari,
che favoriscano il contatto tra gli anziani.
Cari amici, la senilità
andrebbe sempre vissuta partecipando pienamente alla vita sociale, in tutte le
fasi della giornata, e principalmente durante il convivio, momento alquanto
propizio per la socializzazione. A prescindere dall'impatto sull'alimentazione,
l'isolamento sociale negli anziani è un fattore di rischio anche per altre
condizioni di salute, tra cui il declino cognitivo: in un ampio studio
pubblicato su The Lancet nel 2020 gli scarsi contatti sociali sono stati
indicati, infatti, tra i 12 fattori che possono influenzare il rischio di
demenza. Il vivere socialmente con gli altri è indubbiamente la scelta più
consona per una vita sana e possibilmente lunga e felice!
A domani.
Mario






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