martedì, giugno 02, 2026

LA STORIA INSEGNA! DALLA GURRA DEL PELOPONNESO AL CONFLITTO FRA LE GRANDI POTENZE DEL 3° MILLENNIO. LA “TRAPPOLA DI TUCIDIDE” TRA USA E CINA.


Oristano 2 giugno 2026

Cari amici,

Oggi, 2 giugno, l'Italia festeggia gli 80 anni della nascita della Repubblica: auguri a tutti noi, perchè la libertà continui ad essere protagonista, in quanto, fin dai tempi più remoti, l'idea dell'uomo di dominare sugli altri non è mai tramontata. Si, da sempre, i vari i comportamenti dell’uomo verso i suoi simili hanno cercato di essere in prevalenza "dominanti". Ogni tribù cercò di predominare sulle altre, istituzionalizzando la guerra per poter dimostrare la propria, superiore forza dominante. Col passare del tempo, la realtà bellicosa mai si spense, ed è contenuta nel celebre detto latino "SI VIS PACEM, PARA BELLUM" (se vuoi la pace, prepara la guerra), espressione che esprime chiaramente il principio del dominio. Il detto prima ricordato evidenziava la necessità di mostrare forza e capacità superiori, per cercare di dissuadere i potenziali nemici dall'attaccare. Amici lettori, tornando, storicamente parlando, ancora più indietro, ne troviamo ulteriore conferma. Al tempo della “Guerra del Peloponneso” (431-404 a.C.), per esempio, guerra che fu combattuta tra la Lega peloponnesiaca, guidata da Sparta, e la Lega di Delo, capeggiata da Atene, ne abbiamo un fedele resoconto e conferma dallo storico Tucidide, generale ateniese durante il conflitto, che ne scrisse le reali motivazioni.

Si, lo storico e militare ateniese dell'età classica greca Tucidide, sentenziò, nei suoi scritti, che lo scoppio della guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta fu causato dal timore spartano per la crescente egemonia territoriale ateniese. Insomma, le vere cause del conflitto, ben evidenziate da Tucidide, derivarono da questo timore, cause che furono successivamente definite “LA TRAPPOLA DI TUCIDIDE”. Quest'espressione fu coniata dal politologo statunitense Graham Allison in un articolo per il Financial Times del 2012, successivamente ripresa nel suo libro "Destinati alla guerra". La Trappola di Tucidide, amici, è, in realtà, un concreto concetto geopolitico, che descrive l'alto rischio di guerra quando una potenza emergente (come può essere la Cina oggi) minaccia di soppiantare una potenza attualmente dominante (come gli USA).

Oggi, infatti, come succedeva ieri, sui motivi che scatenarono la Guerra del Peloponneso descritta dallo storico greco, il problema si ripone in modo concreto. Questa dinamica suggerisce che il conflitto è spesso causato dalla paura strutturale della possibile perdita di potenza, non solo dalla volontà delle parti. Ci si domanda: "Oggi, possono l’America e la Cina sfuggire alla “Trappola di Tucidide?". Difficile che possa succedere, perché, come lucidamente scrisse nel suo libro Graham Allison, le tensioni che si manifestano tra due grandi Stati in competizione, quando una nuova potenza emergente tenta di sostituire una potenza già consolidatasi come egemone, risulta molto difficile evitare il conflitto.

Amici, che La Trappola di Tucidide valga oggi come ieri, è dimostrato dal fatto che questa 'espressione è stata addirittura ripresa dal Leader cinese Xi Jinping, in occasione dell'incontro con Donald Trump tenutosi il 14 maggio 2026. La battuta del Presidente cinese in occasione dell’atteso faccia a faccia con il capo della Casa Bianca è un modo abbastanza chiaro per confermare quanto prima affermato sulla attuale rivalità tra Washington e Pechino. "La Cina e gli Stati Uniti possono superare la trappola di Tucidide e creare un nuovo paradigma di relazioni tra grandi Paesi?", ha chiesto Xi riferendosi all'espressione resa celebre dal politologo di Harvard Graham Allison per indicare il rischio che il confronto tra una potenza in ascesa e una potenza già dominante degeneri in guerra.

Amici, il futuro sulle relazioni tra gli USA e Pechino rimane di certo "in dubbio". Lo stesso Graham Allison nel suo libro non affermò che il conflitto è sempre “inevitabile”, ma solo a condizione che entrambe le parti riconoscano la natura strutturale della competizione e la governino politicamente. Il Presidente cinese parla di un mondo arrivato ad un "nuovo crocevia", attraversato da trasformazioni "mai viste in un secolo" e da una situazione internazionale "fluida e turbolenta". È una formula che Pechino usa da tempo per descrivere il passaggio da un ordine globale a guida occidentale (USA) a un sistema nel quale la Cina rivendica un ruolo da grande potenza.

Nel suo messaggio a Trump, Xi presenta la Cina come una potenza responsabile, interessata a evitare lo scontro frontale e a collaborare sui dossier globali, e chiede implicitamente agli Stati Uniti di non trattare la sua ascesa come una minaccia da contenere. "Superare" la trappola di Tucidide significa quindi, per Pechino, costruire una relazione tra pari, con meno competizione ideologica, meno pressione militare nel Pacifico, oltre ad un maggiore riconoscimento degli interessi cinesi su dossier sensibili come Taiwan, commercio, tecnologia e sicurezza regionale.

Cari amici, a volte l’apparenza inganna! I sorrisi tra Trump e Xi ci sono e sembrano anche significativi, ma ci sarà ancora margine per evitare che il destino delle relazioni tra Usa e Cina sfoci in un conflitto anche militare? Un esito positivo potrà avvenire solo se entrambe le due potenze accetteranno di definire precise regole di convivenza, riconoscendosi come grandi potenze. Come consuetudine nella retorica cinese, la formula resta ambigua. Per Washington può suonare come un invito alla prudenza, ma anche come una richiesta di accettare la proiezione globale della Cina, mentre per Pechino è il modo per sostenere che il vero pericolo non sarebbe l'ascesa cinese in sé, ma la reazione americana. Cari lettori, è alquanto difficile predire il futuro!

A domani.

Mario

lunedì, giugno 01, 2026

IL PASSO INDIETRO DELLA CULTURA DI MASSA: CON L’AVANZARE DELLA TECNOLOGIA STIAMO PERDENDO LA CAPACITÀ DI LETTURA, COME AVVERTE LO STORICO AMERICANO ADAM GARFINKLE.


Oristano 1° giugno 2026

Cari amici,

Ho voluto iniziare i post di giugno parlando con Voi, cari lettori, del futuro della cultura. L'avanzare travolgente della tecnologia, sta minando anche le nostre capacità di lettura, tanto che i LIBRI stanno diventando oggetti obsoleti. Di recente, sul trimestrale americano conservatore “NATIONAL AFFAIRS” è apparso un interessante articolo scritto dallo storico e politologo statunitense Adam Garfinkle. Il pezzo, intitolato “The erosion of the deep Literacy” (l’erosione della capacità di leggere in profondità), afferma che esiste un nesso diretto tra il calo nella pratica della lettura e l’attuale decadenza della politica. Secondo Garfinkle, da tempo alquanto vicino alla politica, avendo, in passato, scritto discorsi per George W. Bush e Condoleezza Rice, il crescente aumento del populismo negli USA (e non solo) è una conseguenza diretta della sempre più scarsa propensione a leggere libri impegnativi, attività sostituita  sia dalla TV che dal crescente uso di computer e smartphone.

Lo storico e politologo Adam Garfinkle, a dimostrazione di quanto affermato nel libro, ha citato diverse fonti politiche, dal suo vecchio mentore Henry Kissinger («questo nuovo modo di pensare distrugge il contesto, disgrega ogni cosa, il che rende di fatto impossibile qualsiasi riflessione strategica sull’ordine del mondo») alla neuro-linguista Maryanne Wolf, che nel libro “Lettore, vieni a casa” (edito in Italia da Vita e pensiero) analizza la perdita della «pazienza cognitiva», confermando che la precedente diffusione della lettura immersiva, fondata sulla capacità di astrazione, era l’elemento-chiave, grazie al quale nei secoli scorsi si è sviluppato il pensiero liberal-democratico.

La cultura, amici, iniziò a diffondersi con la stampa a caratteri mobili, perfezionata da Johannes Gutenberg intorno al 1450-1455 a Magonza, in Germania. L'evento chiave fu la pubblicazione della famosa "Bibbia a 42 linee" (Bibbia di Gutenberg) il 23 febbraio 1455, primo libro significativo stampato con questa tecnica rivoluzionaria. La stampa a caratteri mobili fu l’inizio di una grande rivoluzione culturale, che non si limitò a modificare le modalità di circolazione dell’informazione, ma operò alla grande per la sua piena diffusione,  trasformando gli assetti normativi della conoscenza.

Proprio dalla grande diffusione culturale iniziò il tramonto dei vecchi imperi, a cui seguì quella grande fase di sconvolgimenti caotici, che portarono ad una più moderna visione del mondo e la nascita di modelli politici propri della modernità. In Francia nell'estate del 1789, con straordinaria rapidità, scoppiò la “Rivoluzione Francese”, un periodo di sconvolgimento sociale, politico e culturale estremo, che cercò di instaurare i principi e le regole di una società nuova, fondata sull'autonomia degli individui e sull'ottimistica convinzione che la legge, finalmente fosse uguale per tutti. Era l’inizio delle società democratiche.

Amici, cosa succederà, ora, con la perdita della capacità di lettura, sostituita da una arida tecnologia? L’abbandono del libro crea certamente le premesse per la perdita delle nostre capacità cognitive, quelle che permettono il sano mantenimento della democrazia di massa. Cosa fare, dunque, per evitare che la dittatura dell’intelligenza artificiale, derivata della tecnocrazia, traghetti i popoli dalla democrazia ad un governo tecnocratico?

Lo studioso ADAM GARFINKLE nel suo libro si chiede: “Ma ora che la situazione sta cambiando, è possibile che una società post-lettura-immersiva, emotivamente più instabile, possa regredire fino ad accettare, o addirittura preferire, forme di governance meno evolute?». Ebbene, negli USA ha iniziato a prendere piede “La lettura collettiva a distanza”. A Seattle, per esempio, è nato il “Virtual Silent Reading Party”, un raduno globale di persone che – previo pagamento di un biglietto tra i 5 e i 20 dollari all’organizzatore, il giornale The Stranger – si incontrano su Zoom per leggere in silenzio. Ognuno a casa propria, inquadrato dalla webcam mentre sfoglia il suo libro, spesso con un gatto in grembo o un bicchiere di vino in mano.

Come commenta sulla rivista New York Times Book Review Gal Beckerman, adepto di questa gigantesca sala di lettura virtuale: «Leggere è un atto talmente solitario… non mi aspettavo che mi sarebbe mancato così tanto farlo insieme ad altri». Sarà la chiusura delle biblioteche, ma sono in molti a cercare un contatto, sia pure a distanza, con altri lettori. Sono affollate le presentazioni virtuali e proliferano i gruppi di lettura via schermo. Beckerman ne cita uno che, organizzato dallo “Hannah Arendt Center” presso il Bard College, è attivo in realtà già da sei anni e si concentra sui testi della pensatrice tedesca, raccogliendo figure eterogenee, come accademici, pensionati e studenti.

Cari amici, accettare di diventare schiavi della tecnologia credo sia  il più grave errore che l’uomo del Terzo Millennio possa fare. L’abbandono della lettura è la rinuncia alla conoscenza, alla cultura ed al costante confronto e riferimento tra l’oggi ed il passato, nell'intento di evitare gli errori in futuro! Evitiamo, dunque, di cancellare strumenti senza i quali potremmo allontanarci dalla democrazia di massa, diventando semplici pedine governate dall’intelligenza artificiale!

A domani.

Mario

domenica, maggio 31, 2026

TRIONFO DEI CANNONAU DI SARDEGNA NELLA 14^ EDIZIONE DEL GRENACHES DU MONDE. CONQUISTATE 37 MEDAGLIE: 22 ORI E 12 ARGENTI.


Oristano 31 maggio 2026

Cari amici,

Questo è l'ultimo post del mese di maggio, e lo voglio dedicare alla nostra meravigliosa SARDEGNA, che soffre non poco nonostante il suo grande potenziale economico in gran parte poco utilizzato! Uno dei settori purtroppo trascurati è l'agricoltura, in particolare la viticoltura, che annovera qualità di grande valore. Il vitigno "CANNONAU", per esempio, nel mondo più noto come "GRENACHE", produce vini di altissima qualità, che di recente hanno ottenuto eccellenti riconoscimenti a livello internazionale. 

Tra i grandi concorsi enologici internazionali riservati ai migliori vini, il
GRENACHES DU MONDE è uno dei più prestigiosi.  Il concorso, che si svolge in modo itinerante, è dedicato esclusivamente ai vini prodotti con uve della famiglia del Grenache (conosciuto in Italia, e in particolare in Sardegna, come CANNONAU). Il Grenache è il settimo vitigno più coltivato al mondo e il concorso – che nel 2026 ha celebrato la sua 14ª edizione ad Argelès-sur-Mer, nel cuore del Roussillon (Francia meridionale), mira a valorizzare la straordinaria biodiversità ed eccellenza di questo vino straordinario.

L'edizione di Argelès-sur-Mer si è tenuta dal 10 al 13 maggio 2026, tornando nella regione storica in cui fu fondato nel 2013. La rassegna ha visto un enorme trionfo della viticoltura sarda. I vini Cannonau di Sardegna hanno infatti ottenuto ben 37 riconoscimenti: 22 medaglie d'oro, 12 medaglie d'argento e 3 altri riconoscimenti di prestigio. La giuria, infatti, ha assegnato tre Double Gold, ovvero un punteggio superiore ai 96 centesimi, assegnando, come accennato, 22 ori e 12 argenti: in tutto 37 premi per l'Isola, sui 47 assegnati ai vini nazionali. Questi eccellenti risultati dimostrano l'altissima qualità raggiunta dai produttori isolani (tra cui cantine storiche come Argiolas e Santadi), capaci di primeggiare anche nella categoria dei vini rosati contro la grande tradizione provenzale.

Il massimo riconoscimento se lo sono aggiudicato la Cantina Argiolas di Serdiana (con Arjola 2025, cannonau di Sardegna Rosato Doc e anche Senes 2022, cannonau di Sardegna Riserva Doc) e Cantina di Santadi con Festa Noria, vino liquoroso non millesimato. Nella patria dei rosé è salito dunque sul gradino più alto del podio anche un rosato made in Sardegna. «Ciò dimostra che anche il rosato cannonau può essere premiato tra le eccellenze e reggere quindi benissimo il confronto con i grandi rosé provenienti da zone ben più blasonate per la produzione di questa tipologia, aprendo nuove opportunità commerciali», ha commentato Mariano Murru, Presidente Assoenologi Sardegna.

Amici lettori, i vini premiati provengono da diversi areali dell'Isola e sono stati apprezzati nelle diverse tipologie di vinificazione, dai classici rossi strutturati, ai vini freschi e fruttati, ancora, passiti, liquorosi e bollicine. «Tipologie che aprono nuovi scenari e guardano a un nuovo pubblico di consumatori, soprattutto giovane», ha aggiunto il Presidente Assoenologi Mariano Murru. La lista dei vini premiati è consultabili sul sito www.grenachesdumonde.com.

Il Grenache, ovvero detto alla sarda il CANNONAU, con una superficie di 163.000 ettari di vigneti, è il settimo vitigno più coltivato al mondo. È la varietà emblematica dei Paesi mediterranei, soprattutto Spagna e Francia, che insieme rappresentano quasi il 90% della superficie vitata mondiale. Spagna, Francia e Italia sono i tre principali Paesi produttori, ma il Grenache è molto diffuso in tutto il mondo: Nord e Sud Africa, Australia, Nord e Sud America, Croazia, Grecia, Libano, ecc.

Cari amici, credo fermamente che anche nel settore enologico la Sardegna possa portare sul mercato un grande prodotto di qualità. Personalmente credo nei giovani, e sono certo che se essi iniziassero a  smettere di emigrare, e ritornassero all’amore per la terra, la scommessa sarebbe vinta; perché la nostra isola può dare loro, davvero, grandi soddisfazioni! È tempo che i giovani smettano di lasciare l’isola attirati da chimere che poi lasciano loro l’amaro in bocca! La Regione, in questo campo, gioca un ruolo essenziale, assolutamente primario!

A domani.

Mario

 

sabato, maggio 30, 2026

LE FONTI ENERGETICHE DEL FUTURO: NON SOLO PANNELLI SOLARI E PALE EOLICHE, MA ANCHE NUCLEARE SENZA URANIO.


Oristano 30 maggio 2026

Cari amici,

Il mondo è alla continua ricerca di nuove fonti energetiche non inquinanti, per poter dare corso – in modo definitivo – all’abbandono del carbone e delle altre fonti che stanno mettendo in serio pericolo la vita del nostro pianeta. L’esperienza del nucleare e delle sue pericolose radiazioni, che hanno convinto molte nazioni al suo abbandono, ha incentivato il ricorso alle fonti energetiche pulite, derivate dal sole e dal vento, ma tutto ciò è dimostrato che non è sufficiente. Si, amici, le fonti energetiche del futuro puntano sì su un mix di rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, geotermico), ma non escludono l’utilizzo di tecnologie avanzate, tra cui un “nucleare pulito”, ovvero senza il pericoloso uranio.

Questo particolare “NUCLEARE AVANZATO”, che utilizza la fusione nucleare però senza uranio, promette energia pulita e praticamente inesauribile. Indubbiamente una soluzione rivoluzionaria, capace di integrare la necessità di una stabilità energetica, superando l'intermittenza di sole e vento. Un Nucleare Avanzato (Senza Uranio/Alternativo) è considerata la fonte energetica del futuro, che riproduce il processo del Sole, utilizzando deuterio e trizio (derivati da acqua e litio) anziché uranio, senza produrre, dunque, scorie dalla vita lunghissima. Questi “Reattori Autofertilizzanti” (Breeder Reactors) convertono materiali non fissili in combustibile, riducendo drasticamente il fabbisogno di uranio naturale e la quantità di scorie.

Amici, a sentire gli esperti, contrariamente alle credenze, il nucleare è tra le fonti energetiche più pulite durante il suo ciclo di vita, emettendo meno CO2 rispetto a molte rinnovabili e garantendo continuità (carico di base), fondamentale quando il sole non brilla e il vento non soffia. Il nucleare ha inoltre un rendimento energetico tra il 33% e il 36%, superiore alla media del fotovoltaico. Ebbene, in questo settore strategico l’azienda “PROMETHEUS”, una startup milanese inserita nel Kilometro Rosso, ha già sviluppato un piccolo reattore nucleare che produce energia e idrogeno a temperatura ambiente, utilizzando solo acqua ed elettricità. L’azienda vuole, quanto prima, portarlo nelle nostre case.

Curiosamente possiamo immaginare un reattore nucleare alquanto semplice, eppure rivoluzionario: un reattore che non necessita di uranio o altri elementi radioattivi, ma solo di acqua salata ed elettricità, che opera a temperatura ambiente e che può essere utilizzato perfino nelle case, al posto degli scaldabagni tradizionali! Insomma sarebbe davvero un futuro fantascientifico!  Si, amici, questo è un reattore che non prevede fissione, né fusione; avvierebbe però una reazione con grandi potenzialità, che si basa sulle cosiddette LENR, sigla che sta per low-energy nuclear reactions. Questa la straordinaria invenzione della startup italiana prima indicata: la Prometheus, nata nel 2021, con sede a Milano, inserita nel Kilometro Rosso, il distretto dell’innovazione di Bergamo.

La preparazione del nuovo Reattore procede velocemente. Nel giro dei prossimi tre anni la Prometheus conta di portare sul mercato la versione per uso domestico del REATTORE UM per la produzione di calore e di idrogeno; come detto, è una sorta di caldaia elettrica, o di scaldabagno, ma funziona in tutt’altra maniera. L’elettricità fa scoccare una scintilla in acqua e libera l’idrogeno, il quale, entrando a contatto con il metallo di cui sono fatti gli elettrodi del reattore, genera calore; o perlomeno questa è una delle spiegazioni.

Amici, In aggiunta al dispositivo domestico, Prometheus sta lavorando anche a un reattore per i mezzi di trasporto che sia capace di produrre idrogeno in mobilità e alimentare tanto i motori a combustione interna quanto le fuel cell nei motori ibridi, o anche di generare lavoro meccanico nei motori a pistoni e a turbina. “Produrre in mobilità l’idrogeno e produrlo solo quando ti serve, senza doverlo stoccare, è una cosa importantissima”, come ha spiegato l’amministratore delegato di Prometheus, Fabrizio Petrucci.

Cari amici lettori, personalmente sono convinto che l’uomo troverà le giuste soluzioni per il futuro energetico della nostra amata terra, riuscirà ad abbandonare il pericoloso uso delle fonti energetiche inquinanti e utilizzerà il sole e le tecnologie avanzate per garantire un solido futuro alle nuove generazioni. Il futuro potrebbe essere meno incerto!

A domani.

Mario

venerdì, maggio 29, 2026

IL “KID ROTTING”: IL RITORNO ALLA LIBERTÀ NELL'EDUCAZIONE DEI PROPRI FIGLI ADOLESCENTI. DALL'IPER PROGRAMMAZIONE ALL'ANTICO, DOLCE FAR NIENTE.


Oristano 29 maggio 2026

Cari amici,

Che i sistemi educativi applicati nella crescita dei propri figli abbia subito, tempo per tempo, dei cambiamenti spesso radicali, è una realtà che è a tutti certamente nota. Chi fa parte della mia generazione, per esempio,  ricorda, spesso con nostalgia, che il tempo libero dallo studio era vissuto senza interferenze da parte dei genitori, ed era trascorso in libertà, inventandosi giochi di ogni tipo, senza suggerimenti da parte dei genitori-sorveglianti. Gli unici input da rispettare erano quelli di non allontanarsi troppo da casa, rispettando l’orario di rientro imposto per cenare tutti insieme.

Poi, a partire dalle generazioni successive, questo “tempo libero”, prima autonomamente gestito, è stato sottratto alla programmazione giovanile per essere programmato, spesso anche in modo asfissiante, dai genitori. Tempo libero, dunque, fagocitato dai genitori, che, fin dall’inizio dell’attività scolastica, organizzano e programmano una serie di attività di vario tipo. Poi, con grande anticipo rispetto all’estate (periodo senza impegni scolastici), si iniziano ad organizzare camp estivi per i propri figli, a prescindere dai loro desideri. Insomma, il nuovo input genitoriale è quello di organizzare ogni momento libero dei propri figli, riempiendolo di corsi di inglese, lezioni di tennis, campi estivi e molto altro.

Ora, invece, l’orizzonte educativo risulta nuovamente cambiato. Negli ultimi tempi, un’espressione insolita sta emergendo, ribaltando le precedenti prospettive: accantonare l’iper programmazione, che toglie qualsiasi possibilità di scelta, tornando ad una nuova libertà adolescenziale che a qualcuno appare addirittura esagerata! Si, amici, questa tendenza ha preso il nome di “KID ROTTING”. Il Kid rotting (letteralmente "marciare dei bambini") è una tendenza emergente, spesso di marca prevalentemente estiva, che propone un forte cambio di paradigma educativo: il passaggio dall'iper-programmazione prima descritta alla piena libertà concessa ai figli, anche a costo di annoiarsi e non fare nulla.

Senza dare peso agli scettici, che parlano di “abbandono dei giovani”, questa rinnovata libertà mira a stimolare negli adolescenti creatività, autonomia e salute mentale. Scartata l'Iper-programmazione, i genitori, dopo un anno scolastico vissuto a ritmi frenetici, adottano nei confronti dei figli il KID ROTTING, una libertà che permette loro di "decomporsi" nel proprio tempo libero, senza orari prestabiliti o attività strutturate. Questa nuova “Noia Creativa”, da non confondere col banale  “non fare niente", è visto come un motore dell'ingegno, che costringe i ragazzi a inventare giochi, esplorare e pensare, anziché essere costantemente stimolati. A ben vedere, un vero ritorno al passato!

È un modo per ridare loro Autonomia: senza un adulto-sorvegliante, che monitora ogni momento, i bambini imparano a prendere decisioni, a gestire liberamente il tempo (anche la noia) e risolvere i piccoli problemi da soli. Insomma, un forte passaggio dall'Iper-programmazione alla Libertà, un passaggio dalla Pressione alla Calma: I genitori scelgono di ridurre i loro interventi per far riposare i figli. In un periodo in cui la tecnologia la fa da padrone, il Kid Rotting rappresenta anche un primo distacco dall’uso eccessivo di tablet/smartphone; il vero kid Rotting pedagogico, insomma, incoraggia il gioco libero e non digitale, permettendo ai bambini di "vivere" come nel passato: insieme agli altri, oppure addirittura restare senza fare nulla!

Amici, il Kid Rotting, a sentire gli esperti, consente una positiva riduzione dello stress infantile, genera  un buon aumento della creatività, contribuisce a sviluppare l'autonomia e la capacità di auto-regolarsi. In sintesi, il Kid Rotting consente, dopo aver constatato che l’Iper-programmazione può fare più danno che guadagno, di far riscoprire agli adolescenti il valore del tempo "vuoto", permettendo loro di godere della libertà di essere semplicemente bambini, senza la costante  pressione genitoriale di dover vivere la loro infanzia totalmente e costantemente indirizzata.

Cari amici, come è stato recentemente evidenziato in un articolo del New York Times, oggi il “Kid Rotting” sta assumendo una nuova, sorprendente sfumatura, soprattutto in vista delle vacanze estive. È, in realtà, come accennavo in premessa, una specie di “ritorno all’infanzia del passato”, che molti adulti ricordano con nostalgia: le belle, lunghe estati trascorse senza impegni fissi, dedicate al gioco libero e alla scoperta di amici e di giochi nuovi. Per me, amici lettori, è una scelta consapevole, quella fatta dai genitori che decidono di lasciare ai propri figli la libertà di trascorrere il tempo libero anche senza far niente!

A domani.

Mario

 

giovedì, maggio 28, 2026

CONTINUA LO SPOPOLAMENTO DELLA SARDEGNA: NEGLI ULTIMI 10 ANNI CIRCA 100 MILA RESIDENTI IN MENO. UN VERO DISASTRO, MA COME REAGIRE?


Oristano 28 maggio 2026

Cari amici,

La SARDEGNA, purtroppo, continua a spopolarsi! Negli ultimi 10 anni, la nostra isola ha perso esattamente 103.648 residenti, portando la popolazione a quota 1.554.490 abitanti. I dati ISTAT, diffusi il 31 marzo 2026, confermano un trend demografico in calo costante, con l’isola che risulta tra le realtà più in difficoltà in Italia. Al 1° gennaio i residenti erano, come accennato, 1 milione e 554 mila, contro 1 milione e 561 mila dell’anno precedente. Il problema principale resta la diminuzione delle nascite: nel 2025 sono venuti al mondo circa 6.400 bambini, con un calo dell’8,8% rispetto all’anno prima.

Ancora più significativo il dato sulla fecondità: 0,85 figli per donna, ben al di sotto della media nazionale pari a 1,14. È l'isola, infatti, a registrare il tasso di fecondità più basso d'Italia (circa 0,85 figli per donna). Anche l’età media evidenzia una popolazione sempre più anziana: in Sardegna si attesta a 49,6 anni, contro i 47 del resto d’Italia. I giovani fino ai 14 anni rappresentano appena il 9,4% dei residenti, confermandosi come l'unica area insulare del Mediterraneo soggetta a un continuo spopolamento. Nel 2025 la speranza di vita alla nascita è di 80,6 anni per gli uomini e 85,7 per le donne. Il punto centrale resta invariato: si nasce sempre meno e la popolazione continua a invecchiare, con un equilibrio generazionale sempre più sbilanciato.

Amici, di fronte ad una situazione così allarmante, Mauro Carta, Presidente di Acli Sardegna, commenta i DATI ISTAT e avanza proposte concrete per nuove politiche di sviluppo che fermino l'emorragia di abitanti in atto, in particolare giovani, “Perché «non è un problema di risorse economiche, bensì di scelte politiche», afferma. Gli impietosi dati Istat evidenziano che, a livello nazionale, la Sardegna è la terza regione per popolazione persa in soli dodici mesi, superata soltanto dalla Basilicata (-0,9%) e dal Molise (-0,66%).

Entrando nei dettagli, viene evidenziato che la distribuzione della popolazione per fasce d’età vede un’ulteriore riduzione della percentuale di under 15, che ora è pari al 9,37% della popolazione complessiva. Vent’anni fa, tale dato era assestato al 12,90%, in linea con molte altre regioni italiane e con ben sei regioni che avevano una percentuale di giovani inferiore alla Sardegna, la quale oggi è all’ultimo posto ed è la meno giovane d’Italia. Anche perché, nel frattempo, continua ad aumentare la quota di over 65 anni, a fronte di una popolazione attiva che rimane pressoché stabile. Come amaramente commenta il Presidente ACLI regionale Mauro Carta, «Il dramma sta proprio qui: non solo perdiamo popolazione in senso assoluto, ma perdiamo soprattutto i giovani sardi, che sempre più numerosi lasciano l’isola. Siamo gli ultimi in Italia, vent’anni fa eravamo al 14° posto per popolazione giovane. Non si riesce ad incrementare la popolazione attiva, quella che lavora e, con tasse e contributi, sostiene il sistema del welfare pubblico. Tra quindici anni, il sistema arriverà alla paralisi».

Nella nostra amata Sardegna la densità di popolazione risulta sempre stata bassa: sempre più persone abbandonano le zone interne per andare a vivere nella costa o comunque nelle città più grandi, a cominciare dai capoluoghi. Sono 132 i Comuni con meno di 1.000 residenti! Una polverizzazione che non lascia molte speranze per il futuro, visto che i morti sono quasi il triplo dei nati vivi. La maggior parte della popolazione risiede nella Città metropolitana di Cagliari (534.219 abitanti, pari al 34,37% del totale, nonostante un calo dello 1,2%), seguita dalla Città metropolitana di Sassari (311.128) e dalla Gallura-Nord Est (159.460, cioè il 10,26%, l’unica che cresce dello 0,15%). L’Ogliastra pesa appena il 3,38% della popolazione regionale.

La Sardegna dell’interno, dunque, sempre più deserta! Entrando nei dettagli, soltanto 26 comuni superano i diecimila abitanti: il più popoloso è Cagliari (145.981) che pure ha perso lo 0,44% rispetto al 2025; seguono Sassari (120.231), Quartu Sant’Elena (67.869) e Olbia (61.739). Undici comuni hanno meno di 200 abitanti: i meno popolosi sono Baradili (80 abitanti, ma l’anno scorso erano addirittura 76), Monteleone Rocca Doria (105) e Bidonì (112 abitanti). Anche relativamente agli stranieri presenti in Sardegna, al 1° gennaio 2026, risultavano residenti 57.754 stranieri, pari al 3,72% (ma la media italiana è del 9,43%: anche in questa graduatoria, la Sardegna è ultima).

Cari amici, di fronte ad una situazione così drammatica, le Acli Sardegna hanno deciso di avviare, con le pubbliche strutture, la strada del confronto, partendo dalle necessarie proposte. In primis, affermano, è necessario “Combattere il lavoro povero: Con gli stipendi troppo bassi, o si va verso l’emigrazione o si rimanda all’infinito la scelta di mettere su famiglia. Con 1.200 euro al mese, soprattutto se si tratta di famiglia monoreddito, non si hanno molte scelte: devi emigrare. Se poi hai figli a carico, è un dramma. A seguire, Preparare nuove politiche per l’inserimento dei giovani. «Se non si investe sulle nuove generazioni, per esempio dando alle giovani coppie la possibilità di acquistare una casa, come si pretende di invertire il trend della natalità? Bisogna dare loro la possibilità di accedere al credito, oggi possono permetterselo in pochi.

Terzo: “Avviare un programma di riqualificazione degli immobili nei piccoli Comuni”. Ormai, il 50% del patrimonio di queste piccole comunità non viene utilizzato. Molti emigrati, o almeno i loro figli, potrebbero tornare se avessero degli incentivi. In Sardegna potrebbero venire molti giovani in grado di dare una professionalità di qualità, per esempio nel mondo della ricerca e nell’imprenditorialità: tra pochi anni, la popolazione attiva non basterà a coprire i contributi necessari per pagare le pensioni. E i vecchi non potranno certamente soddisfare l’intero sistema economico. Altre isole del Mediterraneo, come Cipro e Malta, sono diventate attrattive portando avanti interessanti e innovative iniziative. Perché non possiamo farlo anche noi?

Quarto punto, la Formazione professionale. «È indispensabile intervenire sulla dispersione scolastica», prosegue Carta. «Da troppi anni non esiste un sistema stabile e di qualità, senza il quale la percentuale di esclusi è troppo elevata nell’Isola, tanto da farci rimanere tra gli ultimi. Bisogna favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta per lavoratori qualificati, con l’obiettivo di creare nuovi processi socioeconomici. Molte professionalità sono ormai introvabili, significa che non c’è un vero raccordo tra imprese, scuole, università e formazione, come invece accade in altri mercati».

Infine, Potenziare il settore sociosanitario. «Bisogna prendere atto del fatto che la cura delle persone diventerà sempre più un ambito di lavoro, perciò occorre formare i giovani sardi o attrarre famiglie dall’estero, piuttosto che i singoli lavoratori. Pagandoli adeguatamente. È un percorso strutturale che va costruito e non lasciato alla occasionalità». Mauro Carta, così conclude: «Guardate, non è un problema di soldi, bensì di scelte importanti in capo alla classe politica. Abbiamo tantissime risorse a disposizione, sia comunitarie, sia statali e regionali. Occorrono programmazione e capacità di attuare serie politiche di sviluppo».

Cari amici,  sarà in grado la Sardegna di uscire dal guado? Credo che sarà possibile solo con l’aiuto di tutti: se pubblico e privato, insieme, opereranno in sintonia e alla luce del sole!

A domani.

Mario