Oristano 27 maggio 2026
Cari amici,
Il Terzo Millennio in futuro verrà certamente ricordato per il forte avanzare della
tecnologia, che riuscì a modificare, in modo stravolgente e senza ritorno, la
centenaria composizione delle famiglie, in precedenza attestate per molti anni con importante numero di figli. Poi però, lentamente ma inesorabilmente, tutto è cambiato. In questa
prima metà del secolo, per esempio, cresce senza sosta “LA SINGLE ECONOMY”, costituita
da oltre 6,3 milioni di persone che vivono sole in Italia, superando il numero
di coppie con figli. Questo fenomeno strutturale, che tocca il 33% delle
famiglie italiane, sta modificando fortemente il precedente modi di vivere, trasformando
le normali relazioni sociali in solitudine e modificando in modo netto i consumi.
Come ben rileva il Sole
24 ORE, la domanda alimentare si sposta verso prodotti monodose, utilizzo dei servizi
ad alto valore aggiunto, soluzioni immobiliari ridotte e offerte turistiche
personalizzate. È l’avanzare della SINGLE ECONOMY, che in Italia ha mosso nel
2024 circa 235 miliardi di euro, influenzando profondamente il mercato. Oltre
il costante aumento della solitudine, con una caduta verticale delle relazioni
fisiche, sostituite da quelle virtuali, vivere da soli comporta costi ben più
alti, con una spesa media per la vita che può essere superiore del 64% rispetto
alla media.
A fotografare con
precisione questa SINGLE ECONOMY ci ha pensato un’interessante analisi, svolta all’interno
dello studio “Solitudine” del Think Tank Sandwich Club, fondato
dall’onorevole Giulio Centemero, che ha evidenziato come negli ultimi decenni,
la composizione delle famiglie è cambiata in modo significativo. In Europa, nel
2024, il 33% dei nuclei familiari è composto da una sola persona, mentre in
Italia, secondo i dati ISTAT, la quota ha raggiunto il 36,2%, in crescita
rispetto ai primi anni Duemila. Le proiezioni indicano che entro il 2030 una
persona su tre vivrà da sola, mentre entro il 2050 questa potrebbe diventare la
forma abitativa prevalente nelle grandi città.
Questa silenziosa ma
profonda trasformazione sta ridefinendo le basi economiche e sociali delle
Comunità, facendo diventare normale la solitudine, che è in gran parte da attribuire
in primis alla precarietà lavorativa, seguita dall’aumento dei costi abitativi,
dall’allungamento dell’aspettativa di vita e dalla digitalizzazione delle
relazioni sociali, problematiche che, insieme, hanno fortemente contribuito all’isolamento degli
individui. In Europa, EUROSTAT ha rilevato che i nuclei unipersonali senza
figli sono cresciuti del 16,9% tra 2015 e 2024, mentre in Italia le famiglie
unipersonali passeranno in maniera certa dal 36,8% del 2024 ad almeno il 41,1%
entro il 2050.
Amici lettori, la cruda
realtà è che “LA SOLITUDINE CONTEMPORANEA”, come ben osservano i diversi studi
in corso, non coincide necessariamente con l’isolamento fisico. È che in realtà c'è anche dell'altro: per mille
ragioni siamo diventati sempre più aridi, sempre meno socievoli, e, seppure circondati,
sia nel mondo del lavoro che nella vita sociale, da persone, ci muoviamo come
se non li conoscessimo affatto! David Riesman definisce questo nostro errato
comportamento “La folla solitaria”, in quanto sempre immersi nei nostri pensieri,
miscelati tra la gente nelle grandi città, ma senza essere disposti al dialogo e senza scambi
relazionali.
David Riesman nel suo celebre
saggio del 1950 “The Lonely Crowd” (pubblicato in Italia come La folla
solitaria), coglie perfettamente il paradosso della società moderna e
post-industriale. Egli descrive il passaggio da un uomo "autodiretto"
(guidato da valori interiorizzati) a un uomo "eterodiretto". Questo
nuovo individuo sociale orienta le proprie azioni, gusti e opinioni in base alle
aspettative degli altri e ai messaggi dei mass media, piuttosto che ai propri
principi. Un cambio epocale che fa riflettere non poco!
Cari amici, la Single
Economy, quanto alla solitudine, ha trasformato le relazioni sociali da reali in
virtuali. Oggi nel nostro Paese il 32% degli italiani fra i 18 e i 34 anni
dichiara di sentire spesso un senso di isolamento, un livello che scende al 21%
tra chi ha più di 55 anni. Non è l’assenza di contatti, ma la loro fragilità:
interazioni rapide, legami intermittenti, rapporti che si consumano senza
consolidarsi, in un contesto sociale in cui tutti sono disponibili e
raggiungibili, ma nessuno si sente davvero raggiunto. È proprio in questo problematico contesto che la Single Economy continua svilupparsi! Che ne sarà del futuro
sociale delle Nuove Generazioni?
A domani.
Mario










































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