mercoledì, gennaio 07, 2026

LA GENERAZIONE Z NON CREDE NEL FUTURO: PER L LORO IL MONDO È UN CAOS SENZA FINE E “SENZA PROSPETTIVE”.


Oristano 7 gennaio 2026

Cari amici,

Che nella società umana “IL CAMBIAMENTO” sia una costante che non si arresta mai è una verità indiscutibile. Col passare del tempo la società lentamente ma inesorabilmente cambia, si evolve. Si, addirittura con l’arrivo nel Terzo Millennio, connotato da una tecnologia galoppante, i cambiamenti avvengono sempre più in fretta, dato il costante avanzare della rivoluzione tecnologica che sembra scavare solchi enormi tra una generazione e l’altra. Ebbene, in un contesto così effervescente, vediamo come vivono questi velocissimi cambiamenti le nuove generazioni.

Un’interessante analisi del CDC (Center for Disease Control) statunitense ha di recente effettuato uno studio, in cui vengono ripercorsi tutti i trend più importanti sui comportamenti delle nuove generazioni nell’arco degli ultimi trent’anni. Dal fumo all’uso di alcol e droghe, dall’educazione sessuale alle ore di sonno, dal binge watching (maratona televisiva o abbuffata di serie TV) all’ uso dei dispositivi elettronici e della salute mentale; questi sono solo alcuni degli aspetti più rilevanti analizzati nei vari sondaggi effettuati all’interno delle scuole statunitensi.

Amici, ma la cosa che più sconcerta (in quanto molto diverso da quello delle precedenti generazioni) è il comportamento passivo delle nuove generazioni, in particolare quelli della cosiddetta Generazione Z, che comprende (all’incirca) gli individui nati negli anni 1997-2012 (quindi di età compresa tra 12 e 28 anni), considerati i primi veri «nativi digitali». Secondo una recente indagine, presentata a Washington alla Conferenza 2025 della Society for Risk Analysis, un'organizzazione multidisciplinare globale dedicata al progresso della scienza e della pratica dell'analisi del rischio, la Generazione Z vede il mondo attuale come un posto «spaventoso».

L’indagine portata avanti ha spaziato dalla politica alle convinzioni sul mondo, dai diritti alle prospettive future, ma anche a quelle legate all’eventuale percezione del rischio; la maggior parte degli intervistati ha dato risposte che hanno evidenziato che «La Generazione Z vede il mondo come un posto spaventoso» e la maggior parte di loro la pensava così anche in prima persona. Si, per la Generazione Z il mondo sarebbe proprio «spaventoso», a causa dei diversi fattori capaci di creare in loro quel “senso di impotenza” dovuto alla convinzione di non poter cambiare le cose.

Questo scarsa possibilità di controllo sulla propria vita spinge oggi la Generazione Z ad avere una visione negativa del futuro, accompagnata da sentimenti di stress o depressione su temi per i quali non esistono soluzioni facili (come il cambiamento climatico). I rischi più importanti e pressanti identificati dalla Generazione Z sono stati: Le sparatorie a scuola e la presenza di armi da fuoco, Il panorama dei social media e l’uso dei dati personali da parte delle aziende di social networking, La discriminazione e i diritti dell'immigrazione, Le divisioni politiche (in particolare legate alla leadership presidenziale), I problemi di salute mentale, La sicurezza percepita e i tassi di criminalità, Le preoccupazioni economiche.

Gli esiti della ricerca hanno rivelato che la Generazione Z percepisce il rischio in bianco e nero, valutando le situazioni come «sicure» o «pericolose», piuttosto che comprendere che i rischi coprono un ampio spettro di possibilità e possono essere valutati e gestiti. Ciò contribuisce ad avere una visione del mondo in cui i giovani «percepiscono il rischio ovunque si girino». La ricerca ha rivelato impatti particolarmente gravi di percezione del rischio sulle giovani donne: quasi tutte ritengono minacciati o lesi i propri diritti di scelta riguardo alla procreazione.

Sulla base delle sue ricerche precedenti, il gruppo di lavoro ha osservato un reale cambiamento di prospettiva nella Generazione Z, che sarebbe diventata più negativa, cinica e spaventata. «Sono molto sorpreso dal crescente cinismo - ha affermato Gabriel Rubin, Professore di studi sulla giustizia presso la Montclair State University -. Quando ho iniziato questa ricerca nel 2022, le interviste erano ottimistiche, tuttavia, con il passare del tempo, le opinioni della Generazione Z stanno cambiando e c'è la sensazione generale che essere motori di cambiamenti sia difficile».

Cari amici, che le Nuove Generazioni abbiano sempre faticato a trovare la loro strada, sempre diversa da quella della generazione precedente, è una realtà assodata, ma quest’ultima, ovvero la Generazione Z, credo che trovi difficoltà alquanto più serie. 

A domani.

Mario

martedì, gennaio 06, 2026

IL FENOMENO DELL'IPOGAMIA: QUANDO LA RELAZIONE DI COPPIA VEDE DONNE DI ALTA CULTURA SCEGLIERE UOMINI MENO QUALIFICATI E PREPARATI.


Oristano 6 gennaio 2026

Cari amici,

In questo millennio ipertecnologico si sta sviluppando un fenomeno che rovescia in modo forte i dettami del passato sulle unioni matrimoniali. Per millenni, nella dominante cultura patriarcale, in famiglia l’uomo era identificato come la persona più istruita e capace, mentre la donna era una sua succube creatura, a lui devota e da lui dipendente in tutto, anche come cultura. Si, storicamente, l'IPERGAMIA, ovvero il matrimonio di una donna con un uomo di status sociale o di istruzione più elevato, era la norma. Ebbene, in questo millennio questa tendenza si sta gradualmente invertendo.

Sia in Europa che nel Nuovo Mondo, in primis negli Stati Uniti, secondo la sociologa Christine Schwartz, dell'Università del Wisconsin, la percentuale di coppie in cui la donna ha un livello di istruzione più alto del partner è aumentata dal 39% del 1980 al 62% del 2020. In Francia, uno studio dell'Istituto nazionale di studi demografici (INED) indica che, a partire dalle coorti nate alla fine degli anni '50, le donne sono più spesso più qualificate dei loro coniugi, segnando così un'inversione di tendenza. Si, dall’Ipergamia, siamo arrivati all’IPOGAMIA, ovvero alla dominanza culturale femminile.

Questo fenomeno, chiamato appunto IPOGAMIA, riflette un forte cambiamento nelle dinamiche sentimentali e nelle norme sociali. Diversi elementi spiegano questo cambio che potremmo considerare epocale, in quanto, a mio avviso, mette all’angolo la precedente dominanza maschile. Una delle prime cause è certamente la massificazione dell'istruzione superiore, che ha portato ad un aumento significativo del numero delle donne con la laurea. Nel 2024, in Belgio, il 56,9% delle donne di età compresa tra 25 e 34 anni aveva un diploma di istruzione superiore, rispetto al 44,4% degli uomini.

Questa disparità crea, statisticamente parlando, una curiosa situazione: essendo in percentuale le donne istruite più numerose dei loro colleghi maschi, giocoforza risulta necessario, per le donne, prendere in considerazione dei partner meno istruiti; a ciò si aggiunge anche il problema del cambiamento dei ruoli (spesso molti uomini hanno il capo donna), cosa che non fa altro che giocare a favore dell’uguaglianza di genere (per tanto tempo negata) sia nel lavoro che nella relazione sociale.

Questo cambio di ruoli, a dire il vero, non risulta sia stato facilmente digerito dal genere maschile. Nonostante le percentuali prima indicate, le sfide portate avanti dalle donne non appaiono facili. Le norme sociali tradizionali, consolidatesi nel tempo, continuano a resistere, e possono ancora influenzare le dinamiche delle coppie oggi diventate ipogame. Ad esempio, uno studio della sociologa Nadia Steiber evidenzia che "gli uomini meno istruiti tendono ad avere una visione di genere più tradizionale, il che può creare tensioni nella coppia".

Amici, si è combattuto per molto tempo (e si combatte tuttora…) per l’uguaglianza retributiva tra uomini e donne, a parità di funzioni. Ebbene, anche oggi, le disparità di reddito permangono, quindi non sempre favoriscono le donne con un livello di istruzione più elevato. Secondo Christine Schwartz, "queste donne, spesso, guadagnano quanto o più dei loro mariti, ma questa non è la norma". L'Ipogamia, per ora, riflette quindi una ridefinizione dei criteri soprattutto relativamente alla scelta romantica. Le donne di successo danno sempre più priorità alla compatibilità emotiva, ai valori condivisi e al sostegno reciproco, rispetto allo status sociale o al livello di istruzione. Questo cambiamento riflette una ricerca di autenticità e uguaglianza nelle relazioni, nonostante permangano le barriere culturali e sociali prima accennate.

Cari amici, sono i giovani quelli che si adattano meglio alle nuove realtà, e affrontano con disinvoltura anche il passaggio dall’Ipergamia all’Ipogamia. Insomma, cari lettori, l’avanzare dell’IPOGAMIA può davvero essere un forte stimolo al cambiamento, nel senso del raggiungimento di quella parità di genere finora rimasta solo un sogno!

A domani.

Mario

lunedì, gennaio 05, 2026

LA CURIOSA, NUOVA MODA DEGLI “ADULTI INSICURI” (I KIDULT): TORNARE A GIOCARE COME QUANDO ERANO BAMBINI. È SOLO UN VEZZO O QUALCOSA DI DIVERSO?


Oristano 5 gennaio 2026

Cari amici,

In questo millennio ipertecnologico, si sta sviluppando un fenomeno alquanto curioso. Un numero sempre maggiore di Adulti risulta attratto e acquista dei giocattoli non per i propri figli ma per se stessi! Sono persone che vengono definite "KIDULT", e c’è da dire che rappresentano, pensate, il 28% del mercato ludico! Lo strano fenomeno è osservato da diverse angolazioni, cercando di capire perché questa nuova moda si sta sviluppando così velocemente. C’è chi ipotizza che gli adulti che cercano questi giocattoli sono spinti dal bisogno di ridurre lo stress quotidiano, e lo fanno cercando di rivivere con nostalgia quel particolare, gratificante periodo dell'infanzia.

Si, potrebbe essere un cercare di riconnettersi con i ricordi giovanili più cari, quindi, più che una regressione, una ricerca di benessere e creatività, utilizzando il gioco come strumento di self-care e socializzazione. L’analisi sociologica ha evidenziato che le ragioni principali per cui gli adulti riprendono a giocare sono diverse. In primis la gestione dello stress e la ricerca del benessere mentale: Il gioco funge da via di fuga salutare dalle responsabilità e dalle pressioni quotidiane, migliorando in questo modo la salute emotiva e sociale.

A seguire, contano anche la nostalgia e i legami con il passato: molti adulti cercano di riattivare i piacevoli ricordi d'infanzia, riavvicinandosi a passioni mai dimenticate. Anche la creatività e l’espressione di sé risultano importanti: giocare permette di esprimere la propria individualità in modo diverso rispetto al mondo del lavoro. Infine, il gioco facilita la socializzazione: Il gioco diventa un'attività per connettersi con altri adulti, ad esempio attraverso giochi da tavola o comunità di appassionati. Si, tornare ai giochi giovanili ha un indubbio effetto gratificante: Il gioco genera euforia e gratificazione immediata, simile a una scarica di dopamina che aiuta a rilassarsi.

Amici, ci si chiede: questo comportamento può essere considerato una tendenza passeggera, oppure un sintomo di un più profondo disagio generazionale? Essendo una tendenza culturale in rapida espansione, è probabile che prevalga l’ipotesi del disagio generazionale, considerato anche che il fenomeno ha un impatto economico significativo, in quanto sostiene economicamente l'intero comparto dei giocattoli. Tra i prodotti più acquistati dai Kidult si trovano: Giochi da tavolo, Prodotti legati a mondi fantastici e avventurosi, Articoli da collezione come le macchinine Hot Wheels.

I Kidult, oramai, non possono essere considerati un fenomeno marginale, dato il fatto che, come accennato prima, sono in crescita significativa. Nel 2023, secondo uno studio della società britannica Mintel , il 28% degli adulti di età compresa tra 25 e 44 anni ha dichiarato di acquistare giocattoli per sé. Questa cifra è in costante aumento dal 2019. I marchi lo hanno capito chiaramente: Lego, ad esempio, ha lanciato "gamme premium" specificamente progettate per gli adulti, che fondono nostalgia e raffinatezza.

Le analisi sul fenomeno evidenziano anche il fatto che diversi critici lo vedono come un'estensione della società dei consumi, dove tutto è mercificato, persino la nostalgia. Per loro, il fenomeno dei Kidult viene sfruttato dai marchi come strumento di marketing. In effetti, i prodotti mirati – spesso costosi – sono più orientati al collezionismo che all'uso quotidiano e talvolta contribuiscono a un'immagine autopromozionale sui social media.

Amici, questa interpretazione, tuttavia, trascura un aspetto importante: per molti Kidult, questi oggetti non sono solo un capriccio o una tendenza da postare su Instagram; incarnano, infatti, una parte della loro identità. Diventano veicoli di espressione personale, di connessione sociale e talvolta persino di resilienza psicologica. In questo senso, essere un Kidult può anche essere un atto di riappropriazione culturale! Nonostante il riferimento alla "Sindrome di Peter Pan", il Kidulting è riconosciuto come un modo per staccare la spina e riscoprire la gioia e la spensieratezza dell'infanzia.

A domani.

Mario

domenica, gennaio 04, 2026

L'IMPORTANZA DELLA RESPIRAZIONE. REGOLARLA NEL MODO GIUSTO CI LIBERA DALLO STRESS E DALLE EMOZIONI FORTI. PRATICHIAMO IL ” BREATHWORK”.


Oristano 4 gennaio 2026

Cari amici,

Viviamo un inizio di Millennio “perennemente di corsa”, sempre più indaffarati, con sempre meno tempo a disposizione. Nell’attività lavorativa ogni giorno siamo chiamati a risolvere problemi legati ai tempi di esecuzione, quindi da svolgere in gran fretta, subendo continue ondate di stress. Sono situazioni che debbono essere opportunamente valutate, mai ignorate! Le tecniche per rilassarsi sono diverse, e una di queste è proprio il BREATHWORK, che valorizza il potere del respiro, costituito da un insieme di tecniche di respirazione consapevole, che usa il respiro come strumento per contrastare il male del secolo: lo STRESS.

Il BREATHWORK, è dimostrato, è in grado di migliorare il nostro benessere fisico, mentale ed emotivo, riducendo stress e ansia, aumentando l'energia e la chiarezza, e sbloccando le nostre emozioni trattenute, trasformando il nostro automatico respiro in una leva di auto-guarigione e consapevolezza interiore. Questa tecnica serve a calmare il nostro sistema nervoso, ossigenare al meglio il corpo, oltre a mettere in  connessione mente e corpo. Le tecniche di BREATHWORK includono pratiche come la respirazione profonda, la respirazione alternata a narici, oltre ad altri approcci. Queste tecniche sono la prosecuzione migliorata e adattata alle moderne esigenze di benessere, di quelle praticate nell’antichità, tramandate dalla tradizione nei secoli.

Proviamo a vedere insieme come funziona una sessione di Breathwork. Intanto esistono molti approcci diversi, ma l'idea principale è quella di usare il respiro intenzionalmente per influenzare il nostro stato interiore. Questo può includere una respirazione rapida o lenta, a diverse intensità e volumi, attraverso il naso o la bocca, muovendo il petto o la pancia. Ogni sessione viene suddivisa in due fasi: 30 minuti di respirazione circolare, consapevole e connessa, con due inspirazioni e un'espirazione attraverso la bocca, seguita dall'integrazione, un momento essenziale del Breathwork, per tornare alla calma respirazione naturale e lasciarsi andare per integrare completamente l'esperienza.

Il Breathwork, amici, riesce ad avere un impatto diretto sul nostro cervello e sul sistema nervoso, promuovendo uno stato di calma e concentrazione. Aumentando il flusso di ossigeno al cervello, ci aiuta a ridurre stress e ansia, liberando la nebbia mentale che molti di noi sperimentano. Una pratica regolare può portare a una maggiore concentrazione, aiutandoci a elaborare le informazioni in modo più efficiente. Una tecnica da provare è la respirazione diaframmatica. Ci si siede comodamente, si inspira profondamente attraverso il naso, lasciando che l'addome si espanda. Espiriamo lentamente, sentendo il rilascio della tensione. Ripetiamo per diversi minuti e già possiamo sperimentare un cambiamento evidente.

Durante una sessione di Breathwork, il sistema nervoso viene deliberatamente sbilanciato, come spiegano gli esperti. Questo processo crea uno stato di coscienza alterato, che ci permette di accedere a sensazioni profonde e di esplorare dimensioni interne spesso altrimenti inaccessibili. Questo metodo di respirazione ci aiuta a gestire lo stress e l'ansia, indipendentemente dalla loro intensità. Il Breathwork non mira a eliminare lo stress, ma a insegnarci a gestirlo meglio. A differenza dei metodi di rilassamento tradizionali, inizia inducendo deliberatamente lo stress nel corpo, al fine di allenare il sistema nervoso a gestirlo meglio. Questo approccio trasforma il modo in cui percepiamo lo stress e rafforza la nostra resilienza di fronte alle sfide quotidiane.

La pratica regolare del Breathwork, amici, può aiutarci ad accogliere e vivere meglio le nostre emozioni, invece di reprimerle o di lasciarci sopraffare! Gran parte dello stress deriva dal nostro tentativo di controllare ciò che è fuori dal nostro controllo, spiegano gli esperti. Il lavoro sul respiro ci insegna a lasciarci andare, mostrandoci che non abbiamo bisogno di lottare contro tutto. Inoltre, il Breathwork può aiutare a riconnettersi con se stessi, ad ascoltare la propria intuizione, ad avere le idee chiare e soprattutto a metterle in pratica.

Cari amici, praticando il Breathwork, il respiro funge da ponte verso una maggiore chiarezza mentale e creatività, offrendoci benefici che possono migliorare ogni aspetto della nostra vita. Dedicando anche una piccola quantità di tempo ogni giorno alla respirazione consapevole, possiamo uscire dal guado dello STRESS, migliorando i nostri livelli di concentrazione. Proviamo, dunque, a mettere in atto questi esercizi, e scopriremo che queste tecniche miglioreranno le nostre giornate, il nostro rendimento, e, in sintesi, la nostra vita!

A domani.

Mario

sabato, gennaio 03, 2026

COME VIVERE UNA VITA FELICE SECONDO SENECA: VALORIZZARE IL PRESENTE, EVITANDO DI SPERARE PASSIVAMENTE NEL DOMANI.


Oristano 3 gennaio 2026

Cari amici,

Siamo appena entrati nel nuovo anno 2026, e ogni giorno ci rinnoviamo gli AUGURI, sperando che il futuro (il domani) ci riservi più gioie che dolori, ovvero che sia alquanto migliore dell'anno appena trascorso. Se è pur vero che la speranza è quel desiderio che sempre ci accompagna, auspicando giorni migliori di quelli di oggi, è necessario evitare le false speranze, restando - nei liniti del possibile - con i piedi per terra! A questo proposito voglio oggi riflettere con Voi sul pensiero di un grande del passato: LUCIO ANNEO SENECA, il grande filosofo, drammaturgo e politico romano.

Questo eclettico filosofo, più noto come Seneca il Giovane, a Roma svolse anche un’attiva vita pubblica: fu senatore e questore durante l'età Giulio-Claudia. Era un uomo che concepiva la vita dando un grande valore al presente, evitando le facili illusioni e le speranze di un domani migliore. Egli suggeriva di vivere ogni giorno come un nuovo inizio, propiziandolo con buoni pensieri per liberare l'animo, focalizzandosi sulla valorizzazione del tempo presente (essere "padroni dell'oggi"), piuttosto che sperare passivamente nel domani migliore. Il vero augurio, per lui, era quello di trovare ogni giorno la gioia interiore nella proprie virtù e non nei beni esteriori.

Nella sua filosofia pratica i pensieri di Seneca, per l’inizio di un Nuovo Anno, erano questi: Ogni giorno è un nuovo inizio, nel senso che Egli considerava ogni giorno come l'inizio di un nuovo anno, cercando di propiziarselo con pensieri positivi capaci di liberare l'anima dalle meschinità. Dunque era importante Vivere il presente! Era questo un insegnamento chiave, nel senso di non sprecare il tempo, poiché è l'unica cosa che ci appartiene veramente. "Sarai meno schiavo del domani, se ti sarai reso padrone dell'oggi", sosteneva con convinzione.

Quanto alla “Felicità”, questa non dipende mai da ciò che accade all'esterno, ovvero frutto di eventi fortuiti, ma dal lavoro interiore, dalla virtù e dall'armonia con i propri principi morali; "la vera felicità deriva dalla gioia interiore"! Inoltre, la sua convinzione era quella di mai dipendere dagli eventi esterni: per Seneca l’augurio migliore è quello di godere di ciò che è proprio (l'animo e la coscienza) e non dei beni esteriori che possono essere tolti dal caso. Per questo grande filosofo il modo più profondo per fare gli AUGURI, in linea di massima, potrebbe essere questo: «Che tu possa vivere ogni giorno di questo nuovo anno come un inizio, prendendo possesso del tuo tempo e trovando la vera gioia nella forza della tua virtù».

Amici, per Seneca un nuovo anno pieno di gioia è quello privo di ambiguità: “Godi di ciò che è tuo”, che non significa accontentarsi di poco né di rinunciare al mondo. Uno dei suoi più famosi scritti è l’epistolario “LETTERE MORALI A LUCILIO”. Nell'Epistola 31 a lui diretta, il modo di Seneca di fare gli auguri si distingue radicalmente dalle convenzioni sociali del suo tempo (e… del nostro). Ecco i punti cardine del suo pensiero: al primo punto “Il rifiuto dei desideri comuni”: Seneca invita a non augurare ricchezza, piaceri o successo mondano; definisce questi "beni" come ingannevoli e potenzialmente dannosi, poiché incatenano l'anima a bisogni insaziabili [1, 2]. Al secondo punto “L'augurio di autosufficienza”: Il miglior augurio che si possa fare a un amico è che egli "non abbia bisogno di nulla" se non di se stesso. Seneca scrive: "Ti auguro di essere padrone di te stesso" [2, 3]. Al terzo punto: “L'elevazione dello spirito”: Per Seneca, l'unico vero bene è la virtù. Augura quindi a Lucilio di innalzarsi sopra le contingenze umane, cercando una felicità che non dipenda dalla fortuna, ma dalla propria ragione e integrità morale [2, 4].

Al quarto punto “La formula stoica”: Invece di augurare "buona fortuna", Seneca augura la forza interiore per affrontare qualunque sorte. Il vero augurio è che l'anima sia in grado di disprezzare ciò che la folla ammira, e di desiderare solo ciò che è onesto [3, 4]. In sintesi, per Seneca fare gli auguri significa auspicare che l'altro raggiunga la libertà spirituale, l'unico stato in cui l'uomo diventa simile a un dio [2]. Insomma, amici, per Seneca è felice solo chi è contento della propria condizione, qualsiasi essa sia, e gode di quello che ha!

Cari amici lettori, io credo che la filosofia di questo grande personaggio romano, Lucio Anneo Seneca, ci debba far riflettere anche oggi. Egli insegna, oggi come ieri, che la vita felice è l'equivalente di un'esistenza basata sulla concretezza. Non serve, dunque, porsi domande su che cosa siamo, quale senso ha la vita, che cosa ci riserverà il futuro...Perchè la felicità non è un elenco di giudizi ben definiti da applicare alla vita, ma una maniera di viverla. Non aspettiamo, dunque, la fortuna, ma viviamo con gioia la nostra posizione, qualunque essa sia! Questa è la vera felicità.

A domani.

Mario

venerdì, gennaio 02, 2026

L'UOMO E LA RICERCA DEL SUO DIO CREATORE. L'ASCETISMO, CON LA RINUNCIA AI PIACERI TERRENI, EBBE INIZIO MIGLIAIA DI ANNI FA NELLA CIVILTÀ ORIENTALE.


Oristano 2 gennaio 2026

Cari amici,

Nella costante ricerca di un Essere Superiore, del proprio DIO, da parte dell'uomo, la pratica dell'ASCETISMO rappresenta quel desiderio di rinuncia ai piaceri del mondo, ottenuta praticando un individuale, severo autocontrollo (dal greco áskesis, "esercizio"), capace di dominare le passioni, e raggiungere la perfezione spirituale. Questa pratica si sviluppò sia nella civiltà orientale (in India) (Jainismo, Buddismo, Induismo) che nel Cristianesimo, con la motivazione di avvicinarsi all’Entità superiore ultraterrena (Dio/nirvana), distaccandosi dai piaceri materiali del mondo. Praticare l'Ascetismo, o ascèsi, significa prevedere l'abnegazione, la rinuncia al piacere materiale e la pratica delle virtù spirituali.

La storia dell’ASCETISMO parte dunque da lontano, affondando le radici nel millenni. Si presume che già nella civiltà della Valle dell'Indo (III millennio a.C.), venisse praticata all’interno di religioni come il Giainismo, il Buddismo e l’Induismo, come via verso la liberazione spirituale (Nirvana, Moksha). In Occidente, nell’antica Grecia, l'Ascetismo era praticato nelle antiche comunità religiose del pitagorismo, dell'orfismo e delle religioni misteriche. Pensatori come Plotino, lo consideravano come uno sforzo per liberarsi dai sensi e unirsi all'Uno (Dio).

Nel Cristianesimo, l’Ascetismo fu iniziato dai primi cristiani, che lo applicavano operando in povertà e umiltà, in particolare all’interno dei monasteri, e il “monachesimo” era vissuto come "fuga dal mondo" per seguire Gesù e la grazia divina. In linea generale l’obiettivo comune era quello di vincere il desiderio, purificare l'anima, controllare la corporeità e raggiungere un livello superiore di esistenza spirituale e/o di perfezione. L’Ascetismo era praticato in diverse forme: dai digiuni alla castità, dalla  povertà alla meditazione, dall’isolamento alla preghiera, tutte pratiche  svolte come "esercizio" (áskesis). Nel cristianesimo l’Ascetismo monastico non veniva praticato solo dagli uomini: con lo sviluppo del Monachesimo femminile, in epoca bizantina anche le monache lo praticavano.

I ricercatori archeologici dell’Istituto Weizmann, nel 2021 identificarono lo scheletro di una monaca le cui braccia, gambe e collo erano ricoperti da anelli di ferro, mentre sul ventre erano appoggiate delle piastre di metallo. «Una pratica ascetica comune a quel tempo era quella di avvolgere pesanti catene di metallo attorno al corpo per limitarne la mobilità. Questo ritrovamento è la prova che il rituale bizantino dell’auto-tormento era praticato anche dalle donne e non esclusivamente dagli uomini», come hanno spiegato i ricercatori in un articolo pubblicato sul Journal of Archaeological Science.

Come hanno avuto modo di precisare Zubair ʼAdawi e Kfir Arbiv, direttori degli scavi per l’Autorità israeliana per le antichità, che hanno effettuato gli scavi prima indicati, quelle identificate erano pratiche di «estremismo eccessivo». Monaci e monache cercavano costantemente di disciplinare il corpo per rafforzare l’anima. «Tra le forme di afflizione descritte nelle fonti, i monaci si sottoponevano a digiuni prolungati, si cingevano di catene di ferro attorno al corpo, si legavano a rocce, si caricavano di pesi, si costringevano a stare in piedi in cima a pilastri, rifiutavano di dormire…».

Cari amici, come ben sappiamo, col passare del tempo tutto cambia, svanisce, si trasforma. Oggi le forme più estreme di devozione a Dio nel Cristianesimo prevedono la decima, l'astensione dal consumo di carne il venerdì e durante la Quaresima, l'entrata eventuale in un ordine religioso con la consacrazione alla vita celibe e, talvolta, con la professione dei voti di povertà, castità e/o addirittura del silenzio. Tutte queste pratiche impallidiscono di fronte alle forme di ascetismo praticate nel periodo bizantino, quando i monaci più devoti si isolavano dal contatto umano nel deserto, limitavano il cibo e il sonno, si avvolgevano in scomode catene che provocavano dolore, vivendo una vita di sopravvivenza! Cari lettori, ho sempre pensato che, in tutte le cose, il giusto sta sempre nel mezzo: “IN MEDIO STAT VIRTUS” (Aristotele).

A domani.

Mario

giovedì, gennaio 01, 2026

L'ATTUALITÀ DEL PENSIERO DI ERACLITO: «NON SI PUÒ DISCENDERE DUE VOLTE NEL MEDESIMO FIUME». È LA METAFORA ANCHE DELLA NOSTRA VITA DI OGGI, CONDIZIONATA DAL CAMBIAMENTO.


Oristano 1° gennaio 2026

Cari amici,

Oggi è iniziato il nuovo anno: BENVENUTO, dunque, al 2026,  che ha ricevuto il testimone dal 2025, un anno che di preoccupazioni ce ne ha dato tante! I cambiamenti, però, li dobbiamo mettere in conto perchè ci saranno, in quanto "Tutto cambia", nulla resta immutabile; la vita è in lenta e continua evoluzione, per cui l'adattamento e l'accettazione del nuovo sono essenziali per la crescita. Il cambiamento deve essere visto come un processo naturale, per cui va accettato, vincendo  le paure e trovando nuove prospettive e percorsi di vita. Vi invito, pertanto a leggere questa mia riflessione che torna al passato, in particolare a ERACLITO,  il grande pensatore greco.

Il filosofo greco (presocratico) ERACLITO nasce ad Efeso, in Asia Minore, fra VI e V secolo a.C. da una famiglia aristocratica, ma, secondo diverse fonti storiche, tra cui il biografo e storico greco Diogene Laerzio, rinunciò alla propria posizione politica per dedicarsi interamente alla contemplazione filosofica. Il fulcro del suo pensiero filosofico è che l’essenza del mondo sta nel cambiamento, per cui tutti siamo invitati ad accettare il mondo che costantemente cambia, nel senso che il cambiamento è inevitabile e che opporvisi genera solo sofferenza.

Uno degli aforismi a lui attribuiti più citati, è questo: «Non si può discendere due volte nel medesimo fiume», che riassume la sua visione dell’universo come flusso costante, una realtà in cui nulla resta immutato e tutto è in continua trasformazione. La corrente del fiume cambia incessantemente, e così fa anche la vita. Per Eraclito Il fiume è simbolo del movimento. L’acqua non è mai la stessa, e non lo siamo neanche noi. Nella metafora del fiume, ogni volta che ci si immerge nella corrente, il fiume è cambiato, e anche noi siamo cambiati.

Amici, la sua visione del mondo di migliaia di anni fa appare anche oggi di grande attualità: la sua idea vale oggi come ieri, poiché relazioni, pensieri, emozioni e circostanze, erano e sono anche oggi in costante evoluzione. Come ha avuto modo di spiega il filosofo Finn Janning nella sua analisi del romanzo The Nihilist (Il nichilista), in parte ispirato a Eraclito, abbracciare il cambiamento non significa arrendersi, ma compiere un atto di lucidità. Accettare che la vita sia transitoria può risultare liberatorio e persino terapeutico.

Eraclito nella metafora del fiume e del suo paragone con la vita, evidenzia proprio che la vita è come un fiume: scorre e ci trascina, per questo bisogna imparare a lasciare andare, a sciogliere il legame con il passato; il tempo passa e  nulla resta immobile, e aggrapparsi a ciò che è stato è un errore: ci impedisce di avanzare. Invece, lasciare andare, significa riconoscere che il cambiamento esiste e che col passare del tempo non siamo più quelli di prima. Il filosofo greco ci insegna, ci spinge a coltivare la resilienza.

Amici, quando accettiamo che il cambiamento fa parte della vita, sviluppiamo una grande forza interiore: adattarsi non è debolezza, ma intelligenza emotiva. Essere capaci di mutare – come l’acqua – ci consente di affrontare le sfide con maggiore efficacia. Se tutto cambia, allora vale la pena godere del presente, assaporando l’istante prima che svanisca. La sua, in realtà, è una filosofia pratica: invece di aggrapparci a certezze rigide, Eraclito ci propone un atteggiamento di continuo interrogarci e di apertura a nuovi modi di comprendere l’esistenza.

Il grande Eraclito utilizzò anche il fuoco come simbolo di trasformazione, e come immagine del cambiamento. A differenza di altri presocratici che indicarono come principio di tutte le cose l’acqua (Talete), l’aria (Anassimene) o l’apeiron (Anassimandro), Eraclito scelse il fuoco. Per il sapiente di Efeso, questo elemento è il principio della trasformazione continua: tutto nasce dal fuoco e ad esso ritorna. È un elemento che trasforma, rinnova, consuma e crea. Questa metafora può essere applicata alla nostra vita di oggi, alle nostre emozioni, alle decisioni e alle fasi della vita: ciò che oggi brucia, domani può illuminare. Il cambiamento, dunque, lungi dall’essere una minaccia, può diventare un’opportunità per reinventarsi.

Cari amici, credo che il pensiero di questo grande filosofo del passato, sia oggi di estrema attualità. Eraclito, infatti, è ricordato come il «filosofo del divenire», perché proprio sul dinamismo del divenire concentrò la sua ricerca. Riteneva che la realtà fosse in continuo movimento: nulla resta immobile ma tutto si muove, cambia, trasmuta senza eccezione (panta rhei, tutto scorre). Ecco la sua straordinaria modernità.

A domani.

Mario