sabato, luglio 18, 2026

LA FILOSOFIA ANTICA PER I PROBLEMI DELL'UOMO DEL TERZO MILLENNIO. LA METAFORA DI SENECA, DEL VENTO E DELLE VELE.


Oristano 18 luglio 2026

Cari amici,

Lucio Anneo Seneca (noto come Seneca il Giovane) è stato il massimo filosofo latino dell'età imperiale; grande studioso dell’animo umano, fu anche un influente politico, drammaturgo e consigliere dell'imperatore Nerone. Vissuto tra il 4 a.C. e il 65 d.C., fu il principale esponente dello stoicismo a Roma. Il suo pensiero si focalizzò in particolare sull'etica, sull'introspezione e sulla ricerca della saggezza interiore. Per Seneca, l’uomo doveva smettere di cercare di “voler controllare l'incontrollabile” per raggiungere la serenità interiore, lasciandoci una bussola infallibile per i momenti di caos: Una massima chiara e forte: «Non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele».

Questa metafora esprime perfettamente il cuore della filosofia stoica: l’uomo deve accettare ciò che non si può controllare (il vento/gli eventi), concentrandosi, invece, su ciò che dipende dalla sua volontà: ovvero “orientare le vele/le nostre reazioni”. Un monito valido anche oggi per l’uomo del Terzo Millennio ossessionato dalla pianificazione, indubbiamente utile, da utilizzare come un potente antidoto all'ansia. Seneca ci ricorda che la vita è fatta di variabili esterne (il vento) su cui non abbiamo potere, per cui la nostra vera forza risiede altrove: nella capacità di gestire la nostra reazione (le vele). Imparare questa distinzione significa smettere di subire gli eventi e iniziare a navigare utilizzando la nostra resilienza, trasformando ogni tempesta in un'opportunità di crescita.

Amici, l’insegnamento di Seneca ci ricorda che, anche nelle giornate più instabili, possiamo ritrovare equilibrio e consapevolezza. Nella vita, proprio come in mare, il vento rappresenta tutto ciò che non dipende da noi: il destino, le circostanze, gli imprevisti. Orientare le vele, invece, è la parte che possiamo controllare: il nostro atteggiamento, le nostre scelte, la direzione che decidiamo di prendere. Seneca ci invita ad accettare la realtà con saggezza e a non sprecare energie nel tentativo di cambiare ciò che è fuori dal nostro controllo. È, come accennato prima, un invito alla serenità e alla resilienza: non possiamo decidere la forza del vento, ma possiamo sempre scegliere come navigare orientando le vele.

Questa frase, seppure scritta duemila anni fa, è incredibilmente moderna. Oggi più che mai ci troviamo di fronte a situazioni che non possiamo prevedere: esami, relazioni, scelte di futuro. Seneca ci insegna che la vera forza non è nel controllo, ma nell’adattamento. Chi sa “orientare le vele” è colui che riesce a trasformare un ostacolo in opportunità, chi non si lascia abbattere dagli eventi, ma impara a usarli per crescere. Seneca, in realtà, ci invita a diventare padroni delle nostre vele: a non lamentarci del vento, ma a imparare a navigare con fiducia, anche quando il mare è in tempesta.

Amici lettori, tutti noi, uomini e donne del Terzo Millennio, come possiamo applicare – oggi - il pensiero di Seneca nella vita quotidiana? Applicare questa filosofia non significa arrendersi, ma trovare equilibrio e lucidità anche nei momenti difficili, che praticamente tutti attraversiamo. Ecco alcuni esempi pratici, capaci di applicare, giorno dopo giorno, di volta in volta, questo illuminato pensiero del grande, antico pensatore.

Tutti, a tutte le età, in un modo o nell’altro, siamo sottoposti ad “Esami”. Ebbe, quando un esame va male, inutile arrendersi, ma cercare di capire come e dove migliorare la nostra preparazione, anziché colpevolizzarci. Allo stesso modo, quando una situazione cambia all’improvviso, mai gettare la spugna, ma imparare a rimodulare i nostri obiettivi, invece di piangerci addosso. Insomma, accanirsi a cercare di cambiare ciò che non dipende da noi, è solo fiato e tempo sprecato! Bisogna decidere, in vece, di concentrarci su ciò che possiamo controllare.

Cari amici, ho sempre apprezzato il lucido e lungimirante pensiero di Seneca, valido oggi quanto e più di ieri! Tutti noi, dovremmo ogni giorno applicare la sua metafora prima ricordata: e, come un buon marinaio, che sa che non può fermare il vento ma ha imparato ad usare le vele, anche noi usiamo lo stesso sistema per “navigare” nell’impetuoso mare della vita, usando con capacità le vele giuste!

A domani.

Mario

venerdì, luglio 17, 2026

ANTICHE PROFESSIONI ARTIGIANE CHE SCOMPAIONO: UNA DI QUESTE È L'ARTE DELL'INTRECCIO. IL RAMMARICO DI UNA DELLE ULTIME PROTAGONISTE: ROSALBA PIRAS.


Oristano 17 luglio 2026

Cari amici,  

Un tempo L’ARTE DELL’INTRECCIO, in particolare per la confezione dei cestini, realizzati in giunco e altre fibre, era diffusa in tanti paesi della Sardegna, tanto da costituire una buona integrazione del reddito delle famiglie. Un’arte che, però, la crescente industrializzazione ha messo al tappeto, facendo morire un settore artigianale di grande valore e pregio. Al giorno d’oggi sono pochissimi gli artigiani ancora in attività, tanto che se ne contano proprio un paio, tra cui Rosalba Piras, una delle ultime a custodire questo antico sapere: un lavoro impegnativo, lento e preciso, che racconta la storia della Sardegna e difende il valore dell'artigianato.

L'artigiana Rosalba Piras, che ha acquisito questo  sapere dalla sua famiglia, tramandato di generazione in generazione, è di  San Vero Milis, paese posto nel cuore dell’Oristanese, oggi più famoso per le sue meravigliose spiagge poste nella Penisola del Sinis, ma in passato più noto per la tradizione millenaria dell’intreccio, che per secoli ha alimentato botteghe e famiglie. Intervistata, per il fatto di continuare a praticare questa nobile arte, oramai in estinzione, si è così espressa: “Siamo rimaste in due in tutta la Sardegna”. Nelle sue parole, alquanto dolenti, c’è l’immagine di una donna che ama il suo lavoro, che realizza opere con le sue abili mani, china sui fasci di giunco essiccato, mentre il ritmo dell’intreccio si confonde con il respiro lento del territorio.

Il suo più che un  lavoro è una missione, quasi un servizio svolto per la conservazione dei saperi del passato, anche se alle conoscenze del passato Lei aggiunge una certa innovazione. Oggi Rosalba crea borse sartoriali che uniscono l’intreccio tradizionale a tessuti prodotti esclusivamente in Sardegna, trasformando un oggetto prima domestico in un pezzo di design contemporaneo. Tra corsi professionali, laboratori e mostre – come quelle realizzate a Sa Manifattura di Cagliari o durante i “Cammini della Sardegna” – Rosalba tenta di tenere viva una pratica che, senza interventi e formazione, rischierebbe di sparire.

Amici lettori, l’Artigianato dell’intreccio è un’arte millenaria, che parla di orgogliosa identità, che può ancora rappresentare una fonte interessante di economia locale, di Comunità e di futuro: ogni cesto è un’opera unica, un intreccio delicato, tra cultura, territorio e persone. L’industrializzazione, per quanto necessaria, non può e non deve cancellare il lavoro artigiano, perché anche nell’innovazione i valori del passato sono la linfa vitale di ogni Comunità che si rispetti: il passato non può essere cancellato dal presente, ma, anzi, deve essere l’ingrediente necessario per aspirare ad un futuro degno di essere vissuto.

Oggi, purtroppo, si vive nella logica dell’omologazione e dell’USA E GETTA”. Tutto ciò che ci circonda non è fatto per durare, per essere trasmesso alle generazioni successive, ma usato e gettato via. Eppure un oggetto fatto a mano, realizzato con lentezza, tempo e maestria, è qualcosa di meravigliosamente unico, da usare con cura e, poi, trasmettere a chi verrà dopo di noi. È possibile che in in un mondo che si muove senza sosta, che corre tra digitale, algoritmi e Intelligenza Artificiale, non ci sia più spazio per  la lentezza, per la manualità, per una vita calma e serena?

In questo mondo angosciato e frastornato dalla fretta, dall’ansia e dallo stress, Rosalba Piras è riuscita eroicamente a dare vita alla sua piccola impresa sartoriale: “Erre di Rosalba”. È solo da una decina d’anni che l’artigiana sanverese si dedica esclusivamente alla produzione di borse, accessori femminili e suppellettili per la casa, come lampade e paralumi. Non solo, Rosalba collabora anche con altri laboratori e designer che rivendono borse e accessori che spesso varcano non solo i confini regionali ma anche quelli nazionali. Ecco uno straordinario modo di mettere insieme TRADIZIONE E INNOVAZIONE!

Cari amici, l’impegno di Rosalba ha anche una prospezione futura: cercare di tramandare quest’antica arte alle generazioni successive. Ecco il suo pensiero: “Per questo continuo nel mio lavoro, perché sento dentro di me la voglia di tramandare quest’arte alle generazioni future. Credo che l’arte dell’intreccio non possa e non debba mai morire: nel mio piccolo, poi, cerco sempre di fare dei pezzi quanto più possibile unici, non omologati, ma sempre legati in qualche modo ai fili della tradizione sarda e dell’arte dell’intreccio del mio paese d’origine che fa parte di me”. Grazie di cuore, carissima Rosalba, ti apprezzo e ti stimo per essere una vera, valida e determinata donna sarda!

A domani.

Mario

giovedì, luglio 16, 2026

I MILLENNIALS E IL MANCATO ABBANDONO DELLA CASA DEI GENITORI. QUALI LE MOTIVAZIONI? IN PRIMIS, LA MANCATA INDIPENDENZA ECONOMICA.


Oristano 16 luglio 2026

Cari amici,

Oggi si potrebbe dire, con una certa nostalgia, che... “C’era una volta…” che i giovani, addirittura anche prima del compimento della maggiore età, non vedevano l’ora di abbandonare la casa dei genitori, desiderosi di crearsi una nuova vita ed una nuova famiglia. Quelli di oggi, invece, notoriamente definiti “Millennials”, addirittura anche dopo aver superato la soglia dei 40 anni, continuano a vivere nella casa dei genitori.  L'età media per l'indipendenza abitativa in Italia, infatti, supera i 30 anni, a causa di un mercato del lavoro caratterizzato da precariato e salari bassi, e un mercato immobiliare inaccessibile.

Indubbiamente quella evidenziata è una condizione di dipendenza obbligatoria di natura economica, dimostrata chiaramente dai dati ISTAT e EUROSTAT: In Italia, i giovani lasciano il nido familiare a un'età media di circa 30 anni, quasi quattro anni in più rispetto alla media europea (fissata attorno ai 26 anni). Quasi un giovane su due (circa il 50%) nella fascia tra i 25 e i 34 anni continua a vivere con i genitori, rispetto a una media UE del 30%. L'Emergenza Abitativa: Secondo recenti indagini di mercato (come i dati diffusi da Idealista), sono oltre un milione i Millennials che vorrebbero acquistare casa ma ne sono impossibilitati. La difficoltà nel sostenere i costi di affitto e l'impossibilità di accedere ai mutui senza l'aiuto dei genitori bloccano l'emancipazione.

Questa necessaria "Dipendenza Economica", altro non è che un "Boomerang": Molti giovani-adulti che risiedono in famiglia appartengono a un ceto medio-basso. Si registra anche il fenomeno dei "figli boomerang", con oltre il 21% dei giovani che torna a vivere con i genitori dopo un tentativo fallito di emancipazione, a causa della perdita del lavoro o dell'insostenibilità economica dell'affitto. Insomma, amici, la percezione diffusa è che costruire la propria stabilità economica oggi sia molto più complicato rispetto alle generazioni precedenti.

Amici, per le nuove generazioni raggiungere l‘indipendenza economico-finanziaria è diventato significativamente così difficile da sembrare una chimera; questa convinzione è condivisa anche da due terzi dei Baby Boomers. Tra coloro che dipendono ancora economicamente dalla famiglia emergono però differenze generazionali. L’82% dei membri della Generazione Z si dice convinto di riuscire prima o poi a camminare con le proprie gambe, mentre questa fiducia scende al 56% tra i Millennials e al 51% tra gli appartenenti alla Generazione X.

Questa tendenza può avere effetti a catena sulla società nel suo complesso. Ad esempio, il ritardo nell’indipendenza può influenzare il mercato immobiliare, proprio perché i giovani ritardano l’acquisto di case proprie. Ma questo può influire non poco sulla natalità, poiché i giovani tendono a rimandare la formazione di una famiglia fino a quando non raggiungono una maggiore stabilità economica. Quali le possibili soluzioni? Per affrontare il problema del ritardo nell’indipendenza dei giovani italiani, è importante considerare differenti alternative. Tra queste vi sono: Migliorare le opportunità di lavoro per i giovani, creando posti di lavoro stabili e ben retribuiti, cosa che potrebbe aiutarli a diventare economicamente indipendenti più rapidamente. Poi attivare politiche abitative: Favorire politiche abitative accessibili può facilitare l’acquisto di case per i giovani e ridurre la dipendenza dalla casa dei genitori.

Anche promuovere l’imprenditorialità giovanile può essere utile: Sostenere con appositi sostegni i giovani imprenditori può creare nuove opportunità di lavoro e incoraggiare l’indipendenza economica. Infine, creare strumenti per cambiare la mentalità culturale: Promuovere una cultura che valorizzi l’indipendenza giovanile e la crescita personale può aiutare i giovani a prendere decisioni più consapevoli riguardo al momento in cui lasciare casa.

Cari amici, affrontare questa sfida, che può rendere i giovani più autonomi, aiutandoli a volare da soli, richiede ovviamente un forte impegno da parte del Governo, della società e delle famiglie stesse, per creare un ambiente favorevole, tale da supportare i giovani nel loro percorso verso l’indipendenza e l’autosufficienza. Sarà qualcosa di possibile? C’è da ben sperare!

A domani.

Mario

mercoledì, luglio 15, 2026

COME RINFRESCARE LE CITTÀ NELLE ESTATI SEMPRE PIÙ CALDE? A ROMA SI SPERIMENTA L'ALBERO BIOCLIMATICO.


Oristano 15 luglio 2026

Cari amici,

Che il clima stia pericolosamente cambiando è una realtà inequivocabile! Di colpe l'uomo ne ha tante, tra le quali la grande distruzione delle superfici boschive. Le conseguenze sono, ormai, tanto note e difficili da rimediare. In particolare nei grandi centri urbani il conseguente cambiamento climatico sta amplificando le “ondate di calore estivo”, arroventando le città che, di giorno in giorno, d’estate, stanno diventando invivibili. Queste isole di calore, oramai insopportabili, sono conseguenza dell'asfalto e del cemento presente, che assorbono l'energia solare rilasciandola poi lentamente di notte, portando spesso a temperature percepite fino a 10°C superiori rispetto alle aree rurali e causando disagi, rischi per la salute e notti tropicali.

Nelle metropoli questo fenomeno si aggrava ulteriormente per diverse cause strutturali. Uno di questi è L’EFFETTO CANYON: L'altezza degli edifici ostacola la ventilazione, impedendo all'aria calda di disperdersi; un altro è L’IMPERMEABILIZZAZIONE: La mancanza di suolo nudo, privo di vegetazione, che impedisce il naturale raffreddamento per evaporazione (evapotraspirazione); poi le ATTIVITÀ ANTROPICHE: Il traffico veicolare, gli impianti industriali e l'uso continuo dei condizionatori, che rilasciano ulteriore calore nell'atmosfera. Come cercare di rimediare a questo circolo vizioso che rende le nostre città in determinati periodi praticamente invivibili?

Un recente esempio ci viene dalla Città di Roma, che sperimenta una soluzione alquanto innovativa per mitigare le isole di calore presenti nella nostra capitale. In Piazza dei Cinquecento (davanti alla Stazione Termini), è stata proposta l'installazione di un ALBERO BIOCLIMATICO. L'albero bioclimatico è un'installazione tecnologica ispirata all'architettura antica, progettata per abbassare le temperature nelle isole di calore urbane. Sfruttando il principio del raffrescamento adiabatico, queste strutture offrono un'oasi di refrigerio nelle aree cementificate senza l'uso di energia elettrica per i compressori.

Il funzionamento si basa su meccanismi naturali: Struttura porosa: Un cilindro centrale in materiali naturali e porosi (come laterizio riciclato o bambù) viene mantenuto costantemente umido; Evaporazione: L'aria calda della città attraversa il cilindro. L'acqua evapora, assorbendo il calore e raffreddando l'aria; Rinfresco: L'aria più densa e fresca viene convogliata verso il basso (effetto downdraft), riducendo la temperatura percepita; Autonomia: L'acqua e i sistemi di ricircolo possono essere alimentati tramite piccoli pannelli fotovoltaici integrati. Questi dispositivi sono progettati per abbassare la temperatura dell’aria fino a 10° C rispetto alle aree circostanti senza consumare elettricità. Come accennato, in cima alla torre sono previsti pannelli fotovoltaici che alimentano sia il sistema di ricircolo dell'acqua sia l'illuminazione.

L'idea (in corso d’opera al Comune di Roma) non è, comunque, una novità: il principio fisico utilizzato è noto da millenni. Nell'antico Egitto i palazzi di nobili e faraoni sfruttavano le alte pareti con finestre strette e lunghe collocate in cima: l'aria calda entrava da lì e, scendendo, si raffreddava. Lo stesso concetto si ritrova nel Castello della Zisa di Palermo, residenza estiva dei re normanni. Il Campidoglio sta completando gli approfondimenti tecnici ed economici necessari a sostenere l'investimento, stimato in circa 500 mila euro. Solo al termine di queste verifiche si saprà se e quando l'opera diventerà realtà. In caso positivo, sarebbe il primo esemplare del genere installato in Italia.

Amici, l'albero bioclimatico nasce anche come risposta all’errata impostazione dello sviluppo delle città negli ultimi decenni, considerata la mancanza di progettazione di aree di verde pubblico: l’albero bioclimatico, dunque, sarebbe un modo per offrire refrigerio in tempi rapidi, dove il verde vero manca, o comunque fatica ad arrivare. Ovviamente l'albero bioclimatico è una soluzione temporanea, che va integrata con altre strategie di raffrescamento urbano, a partire da quanto detto prima: aumentare considerevolmente le superfici alberate. Amici lettori, che gli alberi contribuiscano notevolmente a rinfrescare l’aria, è ben noto. Uno studio del Joint Research Centre su oltre 600 città europee ha rilevato che gli alberi urbani abbassano la temperatura dell'aria in media di circa 0,8 °C, con effetti ben maggiori in contesti favorevoli. Ricercatori del CNR, insieme alla State University of New York, indicano nel 30% di copertura arborea una soglia in grado di ridurre sensibilmente gli effetti delle ondate di calore. E non solo.

Usare Pavimentazioni drenanti e "città spugna". Superfici permeabili e materiali che non trattengono il calore permettono all'acqua di infiltrarsi e di alimentare il verde, riducendo l'accumulo termico. Usare materiali riflettenti. Pavimentazioni, rivestimenti e coperture chiare respingono la radiazione solare invece di assorbirla, abbassando la temperatura superficiale di edifici e strade e riducendo anche i consumi energetici per il condizionamento. Infine, Acqua e raffrescamento evaporativo. Fontane, nebulizzatori e installazioni come l'albero bioclimatico, che sfruttano l'evaporazione per creare zone di comfort mirate negli spazi più esposti.

Cari amici, ho appreso con molto piacere l’idea che sta portando avanti la Città di ROMA, ma in futuro credo che dovremmo rivedere gli spazi delle nostre città, aggiungendo quel verde che per troppo tempo abbiamo ignorato.

A domani.

Mario

martedì, luglio 14, 2026

I GIOVANI E LA SERIA PREOCCUPAZIONE PER IL LORO FUTURO: SONO ALLA VANA RICERCA DEL LAVORO CHE NON C'È!


Oristano 14 luglio 2026

Cari amici,

In questo millennio ipertecnologico, che ha cambiato in modo drastico l’avvicendamento nel mondo del lavoro, si è incredibilmente interrotto il passaggio generazionale; molti giovani, infatti, crescono preoccupati, sviluppando la percezione che il loro futuro risulta fumoso e imprevedibile, molto diverso dalla generazioni del passato. Si, nonostante gli ottimi percorsi di studio effettuati, che in passato garantivano sicuri ingressi nel mercato del lavoro, oltre ad una buona carriera, oggi, a prescindere dalle lauree conseguite con il massimo dei voti il lavoro per loro sembra diventato una chimera.

Terminati gli studi, l’inserimento nel mondo del lavoro, spesso, resta solo un sogno. Quelle ricevute, infatti, sono solo offerte poco remunerate e precarie, incapaci quindi a garantire una certa stabilità socio-economica. Questa percezione appare sempre più diffusa, ed è alimentata da diversi elementi concreti che si possono riscontrare all’interno del mondo lavorativo, che sembra offrire loro, nonostante la preparazione acquisita, solo le briciole.  Alla grande precarietà e alle remunerazioni modeste si deve aggiungere, inoltre, la maggiore difficoltà economica derivata dall’aumento costante del costo della vita. Per loro, in realtà, un futuro nebuloso.

Amici, a leggere con attenzione le statistiche sul mondo del lavoro giovanile, si rileva che il tasso di disoccupazione giovanile in Italia (fascia 15-24 anni) si aggira intorno al 16,9%. Sebbene questo dato segni un modesto trend in miglioramento su base nazionale, la situazione rimane critica soprattutto nel Mezzogiorno, dove la precarietà, i salari bassi e la fuga di cervelli all'estero alimentano una seria preoccupazione per il futuro delle nuove generazioni.

Focalizzando la nostra attenzione sulla Sardegna, la nostra isola sconta un forte divario strutturale, con tassi di disoccupazione under 35 elevati (che viaggiano storicamente vicino o superiori alla soglia del 18%) e un preoccupante tasso di spopolamento giovanile che impoverisce in modo alquanto pericoloso il tessuto sociale dell'isola. Una percentuale significativa di giovani è classificata come NEET (non studia, non lavora e non fa formazione), un fenomeno legato al disallineamento tra i percorsi di studio e le reali richieste del mercato. Per cercare di contrastare questa emergenza, la Regione Sardegna ha attivato fondi e bandi specifici finalizzati al miglioramento dell’occupazione Giovanile ma, per ora, con modesti risultati.

In un simile contesto negativo, il futuro delle Nuove Generazioni appare alquanto fragile e interrogativo, non solo nei riguardi del mondo del lavoro, ma più in generale per la programmazione della loro vita futura, che, oltre il lavoro, significa creare una famiglia e contribuire a realizzarsi come cittadini onesti e laboriosi. Se la visione del futuro continuerà ad apparire loro sempre più instabile, diventa molto complesso immaginarsi come potranno gestire il mondo e la vita sociale dopo di noi.

Amici, nei sogni dei giovani di oggi, non risulta dominante solo la necessità di costruire la propria identità esclusivamente attorno alla carriera, ma essi sognano anche un maggior equilibrio tra lavoro e vita privata, immaginando questa orientata a godere spicchi importanti della loro vita, con la realizzazione di nuove esperienze, maggior tempo libero, maggiori relazioni sociali, e, soprattutto, orientata a tutelare la propria salute e il benessere mentale. Nel loro concetto il lavoro non deve occupare il centro assoluto della loro vita, ma avere a disposizione spazi per soddisfare anche bisogni e desideri non orientati solo alla carriera e alla produttività.

Cari amici, i giovani di oggi, rispetto alle precedenti generazioni, vedono la loro vita da ben altra angolazione! Questo loro importante cambiamento di prospettiva, per quanto desiderabile, può rappresentare per alcuni la fonte di conflitti interni che vedono da un lato il desiderio di equilibrio, dall’altro la costante pressione sociale a essere performanti, produttivi e sempre competitivi. Che ne sarà delle generazioni future? Credo che una giusta via di mezzo, tra la situazione attuale e le loro aspettative, sarebbe la soluzione ottimale!

A domani.

Mario

 

 

lunedì, luglio 13, 2026

I TRADIZIONALI MENU POVERI DELLE PICCOLE ISOLE: A LAMPEDUSA, LA STRAORDINARIA INSALATA DI MARE ALLA LAMPEDUSANA.


Oristano 13 luglio 2026

Cari amici,

Se oggi l’isolamento delle piccole isole può essere considerato solo un ricordo, in passato la vita in questi piccoli e isolati lembi di terra era di certo molto più difficile di oggi. Questo fatto, dal punto di vista alimentare, riuscì a creare, utilizzando i soli prodotti locali, delle ricette diventate col tempo di grande bontà, tanto che oggi possiamo considerarle di grande eccellenza. Per questo, oggi, fedeli lettori, voglio parlarvi di una gran bella ricetta elaborata tanto tempo fa dagli abitanti dell’isola di LAMPEDUSA.

L’ISOLA DI Lampedusa è la più meridionale d'Italia; fa parte dell'Arcipelago delle Pelagie (che comprende anche la vicina isola di Linosa e l'isolotto di Lampione), arcipelago legato alla Sicilia, e che appartiene amministrativamente alla provincia di Agrigento. Vicinissima all’Africa, in quanto dista poco più di 100 chilometri, l’isola di Lampedusa ha spiagge d'incanto, con acqua e fondali paradisiaci, oltre ad una natura rimasta selvaggia, e oggi è meta di visitatori e turisti anche di alto livello.

Ebbene, amici, in questa isola meravigliosa, i visitatori possono, oltre che godere di un mare unico, gustare prodotti d’eccellenza, come ad esempio un piatto straordinario di antica fattura: “L’INSALATA ALLA LAMPEDUSANA”.  È un tipico piatto della tradizione dei pescatori dell’isola, che il visitatore deve assolutamente provare una volta arrivato sull’isola. Indubbiamente è un piatto gustosissimo, che assomma i profumi e i sapori dell’isola; un piatto non solo da mangiare sull’isola, ma anche da ricreare in casa, una volta rientrati, per non dimenticare quei meravigliosi sapori e poter così continuare a sognare lo straordinario mare di Lampedusa.

So che Voi lettori siete curiosi, per cui ora cerchiamo di vedere insieme come realizzare questa meravigliosa ricetta con i profumi del nostro mare! L'insalata lampedusana è un trionfo di sapori mediterranei. Questo piatto, di norma consumato come piatto unico, può essere utilizzato anche come contorno; esso unisce la semplicità degli ingredienti poveri della tradizione isolana: patate lesse, pomodori, cipolla rossa, tonno sott'olio, olive nere e capperi. Il tutto esaltato da un'emulsione di olio extravergine d'oliva, aceto e origano. Per un tocco ancora più esclusivo, i pescatori di Lampedusa “sostituiscono spesso il tonno con la bottarga (di tonno o di muggine)” tagliata a fettine o a dadini. In questo caso, il sapore diventa più intenso e salmastro.

Il segreto di questa insalata risiede nell'eccellente materia prima utilizzata, e poi nella possibilità di farla riposare, permettendo ai sapori di amalgamarsi alla perfezione. Ed ecco Gli Ingredienti Tradizionali utilizzati: 4 patate a pasta gialla, 2-3 pomodori maturi (o pomodorini), 1 cipolla rossa (preferibilmente di Tropea), 150g di tonno di qualità (meglio se in filetti), o bottarga, Una manciata di capperi dissalati, Olive nere (denocciolate o intere), Olio extravergine d'oliva, aceto di vino bianco e origano q.b., Sale e pepe.

LA PREPARAZIONE. 1. Lessa le patate: Fai bollire le patate con la buccia finché non risultano tenere ma sode. Scolale, lasciale raffreddare, sbucciale e tagliale a tocchetti. 2. Preparate ora le verdure: Tagliate i pomodori a spicchi o a cubetti, affettate la cipolla sottilmente (se preferite un gusto più delicato, lasciala in ammollo in acqua e aceto per 10 minuti prima di scolarla). 3. Unite poi il tutto in un'ampia insalatiera; mettete le patate, i pomodori, la cipolla, le olive e i capperi, poi aggiungete il tonno sgocciolato e spezzettato grossolanamente, oppure la bottarga a fette o a cubetti.

A questo punto siete quasi arrivati al termine: Ora c’è da condire il tutto. Preparate un'emulsione sbattendo l'olio, l'aceto, il sale, il pepe e l'origano. Appena l’emulsione è pronta, versatela sull'insalata e mescolate delicatamente. Avete terminato, ma prima di portare in tavola, dovete lasciare riposare l'insalata in frigorifero per almeno un'ora prima di servirla. In questo modo i succhi si amalgameranno per bene fondendosi in un unico meraviglioso sapore, rendendo questa insalata davvero speciale! A Lampedusa di certo avrebbero consigliato di accompagnare il piatto con un bianco sapido: come un Grillo o un Catarratto.

Cari amici, devo dirvi con grande sincerità che questa ricetta mi tenta non poco! Credo che si possa realizzare anche qui in Sardegna, che quanto a ricette non è da meno! Io qui ad Oristano e dintorni realizzerei la ricetta utilizzando la bottarga di muggine, e a tavola accompagnerei questo piatto con un bianco d’eccellenza: un Karmis della Cantina Contini, fresco e sapido! Provare per credere!

A domani, amici lettori!

Mario

domenica, luglio 12, 2026

IL SENTIMENTO DELL'AMORE NELLETÀ SENILE, CHE OSCILLA TRA SOLITUDINE E RIFLESSIONE. I DIVERSI CAMBIAMENTI DELL’AMORE NELLA TERZA ETÀ.


Oristano 12 luglio 2026

Cari amici,

Col passare degli anni, quando anche l’età adulta diventa SENILITÀ, il sentimento dell'amore subisce una lenta ma costante trasformazione; variazione importante, nel senso che evolve, passando da una passione travolgente ad un legame più sereno e riflessivo, più intimo, perdendo la focosità e assestandosi sulla condivisione, sulla cura, sul rispetto verso l’altro. Insomma, quel bollente sentimento, paragonabile ad un mare in tempesta, diventa placido, calmo, diventando un sereno stare insieme, un placido rifugio contro la solitudine, capace anche di migliorare il benessere psicofisico e favorendo l'equilibrio emotivo.

Si, cari lettori, nella senilità, l'amore evolve verso una dimensione meno irruente  ma più profonda, più selettiva e disinteressata. Col il passare alla fase senile, il cambiamento è guidato da una maggiore consapevolezza del tempo limitato, che spinge la persona a concentrarsi sulle relazioni autentiche, scartando quelle “usa e getta”, in quanto cresce e si consolida un forte bisogno emotivo di reciprocità, nella consapevolezza che l’amore vero è quello autentico, capace di curare e trasmettere i valori alle nuove generazioni.

Ci domandiamo: perché avviene questa “Trasformazione amorosa”, nella Terza Età? Le motivazioni sono alquanto diverse. Intanto l’avanzare dell’età ci fa diventare più Maturi e Profondi: I sentimenti perdono l'ansia e i tormenti tipici della giovinezza. L'esperienza di vita accumulata porta a relazioni più serene, fondate su una profonda complicità. Avviene, poi, la trasformazione della "Tenerezza Ardente" in “Tenerezza placida”: Il desiderio fisico da irruente si calma, si trasforma, mancando l'urgenza della procreazione o la pressione delle aspettative sociali; l'intimità focosa si placa, esprimendosi attraverso la tenerezza, il contatto fisico e la vicinanza emotiva.

Col passare degli anni, anche le coppie più affiatate riservano importanti spazi personali da godere: alcune coppie over 60 o 70 scelgono di non convivere pur amandosi, per preservare i propri spazi e le abitudini consolidate in una vita, mentre altre, invece, trovano sicurezza nel condividere ogni momento della quotidianità. È, amici, una vita senile vissuta tra ampi spazi di solitudine e molti altri di serena riflessione.

Cari amici, è “LA SOLITUDINE” una delle sfide più grandi dell'età senile, che può derivare da varie cause: da vedovanza, dall’allontanamento dei figli o da un certo isolamento sociale. È questa una solitudine derivata, una solitudine subita: Quando vissuta senza progetti o relazioni gratificanti, può portare a tristezza e malinconia, diventando un fattore di rischio per il declino cognitivo. Se è vissuta, invece, con una serena riflessione e consapevolezza, la solitudine può trasformarsi in un'opportunità preziosa per la crescita personale. Permette, infatti, di dedicarsi ai propri interessi, di riscoprire il valore del proprio tempo e di elaborare il passato.

Per trascorrere una vecchiaia serena, tale da favorire un invecchiamento sano, è importantissimo mantenere vivo il sentimento dell'amore! Che esso sia rivolto ad un partner, verso i familiari o verso gli amici, poco importa, sarà sempre un vero e proprio elisir di lunga vita. Nutrire l'affettività e la socialità aiuta a non sentirsi mai inutili o invisibili. Nella senilità l’amore passa dalla manifestazione focosa e spesso esagerata, a quella placida, serena, nella quale si riduce il tempo per le interazioni superficiali e aumenta il desiderio di godere appieno della famiglia stretta, in particolare dei figli e dei nipoti.

Si, il ruolo dei nonni nei confronti dei nipoti è basilare e costruttivo: l'amore per i nipoti diventa un affetto di tipo generativo; i nonni offrono un supporto emotivo ed educativo unico, spesso mediato da una minore ansia da prestazione rispetto al ruolo genitoriale. Cambia anche, con l’avanzare dell’età, il rapporto con i figli, con una vera “inversione dei ruoli”: l'amore si esprime attraverso l'accettazione della propria vulnerabilità, affidandosi all'aiuto dei figli senza perdere la propria dignità.

Cari amici, è, come accennato prima, la consapevolezza che il tempo che si ha da vivere è diventato limitato a creare i cambiamenti più importanti: è questa consapevolezza ad agire come un filtro naturale (teoria della selettività socio-emotiva), eliminando le relazioni tossiche o superflue per privilegiare quelle che offrono un immediato benessere emotivo. Con l’avanzare dell'età si tende a dare maggiore peso alle emozioni positive e si sviluppa una migliore capacità di regolare i propri stati d'animo, rendendo i legami più stabili e pacifici. Insomma, possiamo dire con serena ironia, che, in realtà, la vera saggezza arriva sempre quando il tempo sta per finire!

A domani.

Mario