Oristano 3 agosto 2026
Cari amici,
Se è pur vero che l’uomo
è un soggetto alquanto “sociale”, nato per vivere non da solo ma con gli altri
membri della Comunità, è altrettanto vero che le relazioni sociali con l’evolversi
dell’età subiscono una profonda evoluzione nel corso della vita, passando dalla
forte espansione giovanile al consolidamento nell'età adulta, ma arrivando alla
progressiva e consapevole "contrazione" nella senilità. L'andamento delle
amicizie nell'invecchiamento è regolato da particolari meccanismi di protezione emotiva, per il mantenimento del benessere psicofisico.
La psicologia da tempo
studia con attenzione questo fenomeno, analizzando i vari passaggi con l’aumentare
dell’età. Superato il caotico periodo giovanile, nell’Età Adulta avviene l’operazione
di consolidamento e di selezione. Nella prima età adulta, la rete sociale è
orientata ancora all'espansione e all'integrazione (lavoro, accoppiamento,
genitorialità), ma con l'avanzare della maturità, si assiste ad un fenomeno di “potatura
relazionale”, involontaria ma funzionale. È il periodo della “Competizione di
ruoli”: Tempo ed energia vengono assorbiti da carriera e famiglia, e le
amicizie non basate su una frequentazione quotidiana o su contesti condivisi
tendono a diradarsi.
Si, amici, con il passare
del tempo, in particolare con l’avanzare dell’età, la nostra cerchia sociale
tende a restringersi. Meno persone intorno a noi sembrano equivalere ad un maggiore
isolamento, che viene spesso associato ad una condizione di disagio.
Eppure, osservando la realtà con attenzione, emerge un quadro più complesso e,
per molti aspetti, diverso. Ci sono persone che, con il passare degli anni, non percepiscono
di perdere relazioni, ma piuttosto di consolidarle. Come se la vita fosse un
editor severo, che elimina il superfluo per lasciare spazio a ciò che conta
davvero. In realtà non si tratta di una riduzione, ma di una selezione. Ma
vediamo ora nello specifico cosa dice esattamente la psicologia dell'amicizia
in età adulta.
Il percorso sociale delle
amicizie e lungo e variegato. Si passa dalle amicizie basate sulla semplice
prossimità (come nell'adolescenza) a legami fondati sulla condivisione di
valori profondi e stima reciproca. Arrivati alla Senilità, l'Analisi
Psicologica della Rete Sociale, ovvero l'andamento delle amicizie nella terza e
quarta età, mette in evidenza la Teoria della Selettività Socio-emozionale
(SST) di Laura Carstensen. Con il ridursi della prospettiva temporale
percepita, cambiano le motivazioni che spingono a interagire con gli altri.
Vediamo insieme le vere motivazioni.
In primis la Priorità
emotiva: Si prediligono rapporti intimi e gratificanti che offrono un
supporto affettivo immediato, riducendo al contempo le interazioni superficiali
o conflittuali. Poi la Rete di supporto e reciprocità: Amicizie di lunga
data, spesso definite "compagni di vita", diventano fondamentali per
contrastare la solitudine e favorire la resilienza. Infine il Senso di identità:
Mantenere legami significativi aiuta l'anziano a preservare il proprio senso di
coerenza e di appartenenza, offrendo spazi in cui condividere la propria storia
di vita e i ricordi.
Indubbiamente, nella
selezione, non mancano i rischi. Il primo è il Rischio dell'Isolamento. Mentre la
selettività è un indice di maturità e benessere, il rischio, in età avanzata, è quello dell'isolamento involontario, spesso causato da lutti o problemi di salute. La
psicologia contemporanea suggerisce, per ovviare a ciò, di mantenere il contatto
attraverso un'apertura a nuove dinamiche sociali (come i centri di aggregazione
o le attività di volontariato), fondamentali per proteggere il declino
cognitivo ed emotivo.
Una ricerca pubblicata
sulla rivista Psychology and Aging, guidata da Wändi Bruine de Bruin, ha
analizzato le reti sociali - non quelle virtuali, ma quelle reali - e il
benessere psicologico nelle diverse fasi della vita. Dalla ricerca è emerso un
elemento fondamentale: ciò che influenza davvero il benessere dell’anziano non
è il numero di persone che frequenta in amicizia, ma il significato che hanno,
per lui, queste relazioni. Quando i
ricercatori hanno preso in considerazione il grado di soddisfazione percepito
nei rapporti interpersonali, il numero di amici stretti ha perso gran parte
della sua importanza statistica. Ciò che faceva la differenza era la qualità
dell'esperienza relazionale.
Cari amici, seppure la
cultura contemporanea continui a premiare l'accumulo di relazioni: agende
piene, reti sempre più estese, presenza costante, le evidenze scientifiche
suggeriscono una direzione molto diversa. Il benessere derivante dalle
relazioni sociali in senilità non è dato dal numero dei contatti (ovvero degli
amici), ma dalla qualità e validità dei rapporti che abbiamo scelto di
coltivare.
A domani.
Mario
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