Oristano 18 ottobre 2026
Cari amici,
Marco Tullio Cicerone, nato
ad Arpino il 3 gennaio del 106 a.C., apparteneva ad una agiata famiglia
equestre e presto, grazie ai suoi studi, intraprese con successo la vita
politica, raggiungendo l’apice di Console nel 63 a. C. Fu uno più celebri avvocati, politici,
scrittori, filosofi e oratori dell'antica Roma. Personaggio illuminato, fece
della modestia uno dei pilastri della
sua filosofia morale e politica, espressa magistralmente nel suo celebre
trattato DE OFFICIIS (Sui doveri). Durante la sua carica politica, da
Console, sventò la congiura di Catilina, meritandosi il titolo di pater patriae
(padre della patria). La Potenza di Catilina, però, gli creò grossi problemi: fu
esiliato nel 58 a.C. per aver fatto giustiziare i catilinari senza appello, ma
rientrò l'anno seguente. Nelle lotte di potere della crisi della Repubblica, si
oppose a Marco Antonio con le sue celebri Filippiche. La potenza di Marco
Antonio, però, gli fu fatale: fu ucciso dai sicari di Antonio il 7 dicembre 43
a.C. a Formia.
La saggezza di Cicerone
sapeva bene che Il potere inebria. Quando un essere umano raggiunge l’apice
della propria carriera, qualunque sia il campo in cui opera, il suo ego tende a
gonfiarsi come una mongolfiera sul punto di esplodere. Questo suo concetto lo
mise per iscritto, ipotizzando un antidoto contro questa superbia. Marco
Tullio Cicerone, il grande filosofo, giurista e politico romano, lo
riassunse in questa citazione: «Quanto più in alto ci troviamo, tanto più
dobbiamo abbassarci verso chi è al di sotto di noi, con umiltà».
Vediamo meglio che cosa intendeva dire con questa massima.
Cicerone, da uomo colto
qual era, sapeva perfettamente che cosa significasse arrivare «in alto»; era
però anche un erudito profondamente influenzato dalle scuole filosofiche
greche, in particolare dallo stoicismo moderato e dall’Accademia platonica.
Comprendeva che la fortuna è capricciosa e che persino il potere politico è
effimero. Dopo l’assassinio di Giulio Cesare, nel caos che stava divorando
Roma, Cicerone si rifugiò nella filosofia per trovare conforto.
La sua celebre citazione prima
riportata sull’umiltà, che abbiamo scelto tra quelle più importanti del filosofo romano,
proviene dalla sua opera De Officiis (Sui doveri), un trattato etico scritto
nel 44 a.C. sotto forma di lettera indirizzata al figlio Marco, che all’epoca
studiava nella grande Atene. Nel Libro I, sezione 90, Cicerone affronta il tema
di come dovremmo comportarci quando la vita ci sorride. Il filosofo ci mette in
guardia: quando il corso degli eventi è favorevole, dobbiamo evitare a ogni
costo di diventare arroganti e orgogliosi. Al contrario, Cicerone sostiene che
lasciarsi travolgere dalle emozioni, tanto nelle avversità quanto nei momenti
di successo, è un segno di debolezza.
Per chiarire meglio il
concetto, mette a confronto Filippo di Macedonia, re di Macedonia, con suo
figlio Alessandro Magno. Mentre Alessandro fu spesso vittima della propria
superbia e della propria cattiva condotta, Filippo, nonostante l’immenso
potere, seppe mantenersi affabile. La conclusione di questo saggio romano è
chiara: quanto più in alto ci troviamo, tanto più umilmente dobbiamo camminare.
Cicerone ci ricorda che gli esseri umani, quando si inebriano di prosperità,
diventano ostinati ed eccessivamente sicuri di sé. È proprio in quel momento
che abbiamo più bisogno della "palestra" della ragione e della
filosofia, per comprendere quanto siano fragili le nostre vicende umane e
terrene.
Gli stoici, dai quali
Cicerone attinse ampiamente il proprio pensiero, attraverso figure come Panezio
di Rodi, maestro di Posidonio di Apamea ed Ecatone di Rodi, ritenevano che la
vera grandezza d’animo non risiedesse nel sopraffare il prossimo, bensì nell’autocontrollo
e nella giustizia. «Quanto più in alto ci troviamo, tanto più dobbiamo
abbassarci» significa che il vero saggio utilizza la propria posizione
privilegiata non per guardare gli altri dall’alto in basso, ma per aiutarli a
elevarsi. Ricorda: se un giorno riuscirai a raggiungere la vetta, non
dimenticare che il suolo si trova ancora esattamente nello stesso posto.
Cari amici, ho sempre
apprezzato Cicerone, che pur avendo scalato le vette del potere, non ha mai
dimenticato l’umiltà (termine etimologicamente legata alla parola humus ‘terra’);
umiltà che non è mai sinonimo di debolezza. Come la definiscono gli psicologi
contemporanei, è la virtù che consiste nel riconoscere i propri limiti e le
proprie debolezze, comportandosi di conseguenza. In altre parole, significa
esercitare la temperanza, essere sempre modesti e prudenti.
A domani.
Mario





















































