Oristano aprile 2026
Cari amici,
Oggi è il "Lunedì dell'Angelo", giornata più nota come PASQUETTA! Tante le persone "fuori porta" per una seppur breve scampagnata, con amici e parenti. Eppure questo "stare insieme" fisicamente è, ormai una vera rarità, sostituito dai SOCIAL! Che i SOCIAL siano ormai LUOGO DI RITROVO e di incontro, seppure virtuale, è un'amara realtà. Sono sempre più frequentati da un grande numero di persone, che cresce ogni giorno che passa. Spesso si rimane impressionati dall'ondata di commenti e dai like
che contornano ogni pezzo postato, anche se i frequentatori sono ben più numerosi. Si, sui Social un gran numero di utenti partecipa senza interagire, non partecipando in alcun modo. In realtà questa è una
scelta ragionata, frutto praticamente di una strategia. Il "non esporsi" significa evitare
conflitti, fraintendimenti o giudizi, in un ambiente percepito sempre più come un grande spazio performativo, dove ogni contenuto diventa una rappresentazione di sé.
Questi personaggi, che
decidono di osservare in silenzio, sono definiti “LURKER” (dall'inglese to
lurk, "appostarsi" o "nascondersi"), non pubblicano ne
commentano, decidendo di sottrarsi a quella logica comune di “esposizione continua”.
Il loro silenzio, la loro invisibilità, è comunque “Presenza”, ovvero un curioso partecipare senza lasciare tracce. È un mondo numeroso e popolato, se pensiamo
che rappresentano una vastissima percentuale degli utenti dei social network,
spesso stimata attorno al 90% in alcune piattaforme.
Per molti anni questo
popolo silenzioso è stato liquidato con un termine alquanto riduttivo: “LURKER”, ovvero
osservatori passivi, ma la psicologia contemporanea sta progressivamente
ribaltando questa interpretazione. La maggioranza silenziosa dei social in
realtà non è passiva: è selettiva! È questa, in sintesi, la lettura, che oggi va per
la maggiore, su chi scorre contenuti senza mai pubblicare o commentare. Dietro
questa apparente invisibilità si nasconde, secondo gli esperti, un profilo
psicologico preciso e tutt’altro che banale.
Gli studi più recenti
sull’argomento affermano che i Lurker non sono persone disinteressate né
marginali, anzi, al contrario, esse hanno compiuto una scelta precisa:
rinunciare alla dimensione performativa dei social, mantenendo però accesso
pieno alle informazioni. A sottolinearlo è anche la psicologa Susan Krauss
Whitbourne, docente emerita di psicologia all’Università del Massachusetts
Amherst, che da anni studia i comportamenti online e i processi di identità
digitale. Il suo contributo aiuta a leggere il fenomeno in modo più
sofisticato: non si tratta di passività, ma di una forma diversa di
partecipazione.
La psicologa Whitbourne,
unitamente ad altri ricercatori, richiama un concetto noto in psicologia
sociale e dell’apprendimento: la «partecipazione periferica legittima». In
pratica, si può essere parte di una Comunità anche senza intervenire
attivamente. Osservare, leggere e analizzare sono modalità di coinvolgimento a
tutti gli effetti, spesso preliminari – o alternative – all’esposizione
diretta. Questo approccio trova riscontro in diversi studi pubblicati su
riviste scientifiche, tra cui ricerche apparse su Computers in Human
Behavior e Technological Forecasting and Social Change, che evidenziano
come il comportamento silenzioso online sia frequentemente legato a strategie
di gestione dell’identità e della reputazione. Non intervenire significa
ridurre il rischio di fraintendimenti, conflitti o giudizi negativi.
A questo, amici, si
aggiunge quell'aspetto alquanto più sottile prima accennato. Negli ultimi anni, infatti, sempre più
studiosi descrivono le piattaforme social come spazi ad alta intensità
performativa, in cui ogni contenuto è implicitamente una messa in scena di sé.
In questo contesto, chi sceglie di non pubblicare non si sta sottraendo alla
relazione, ma piuttosto rifiuta di trasformarla in spettacolo! Non va infine
trascurata la dimensione più propriamente individuale. Diversi studi
suggeriscono che gli utenti che non pubblicano tendono ad avere livelli più
alti di introversione o cautela sociale, ma anche una maggiore propensione
all’osservazione e all’elaborazione interna delle informazioni. In altre
parole, privilegiano la comprensione rispetto all’espressione.
Cari amici, personalmente condivido in
toto i pensieri prima espressi. Stare sui social con una presenza discreta, non
significa essere presenti a livello marginale. Se è pur vero che i Lurker non
contribuiscono al rumore visibile della rete, ne fanno comunque parte in modo
sostanziale. La conclusione, sempre più condivisa in ambito psicologico, è
chiara: la distinzione tra utenti attivi e passivi è ormai superata. Chi
partecipa silenziosamente ha una sua logica, una sua intenzionalità e,
soprattutto, una sua coerenza psicologica. In un ambiente che premia la
visibilità, scegliere di restare in secondo piano non è assenza, ma, piuttosto,
un diverso modo di esserci!
A domani, amici lettori.
Mario

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