mercoledì, gennaio 28, 2026

ECCO DEI GIOVANI CHE CI RICORDANO CHE IL CIBO NON SI SPRECA. SONO EMANUELE E FRANCESCA, CHE RECUPERANO LA FRUTTA “BRUTTA MA BUONA” PER FARNE OTTIME MARMELLATE.


Oristano 28 gennaio 2026

Cari amici,

Di Emanuele e Francesca ho già avuto modo di parlare su questo blog. L’ho fatto il 12 di ottobre del 2021, quando, questi due ragazzi, al rientro dal Mozambico dove entrambi avevano svolto un anno di servizio civile, crearono ad Oristano, forti dell’esperienza vissuta, “NOSTOS”, una star-up alimentare eco-solidale. Chi di Voi ha piacere può andare a leggere quanto scrissi andando a cliccare sul seguente link: https://amicomario.blogspot.com/2021/10/la-bella-storia-di-emanuele-e-francesca.html.

Ebbene, oggi “NOSTOS”, che in greco antico significa il "ritorno a casa", ad evidenziare un concetto legato alla resilienza e al viaggio, è una felice realtà che offre prodotti locali, come marmellate, composte e mieli, promuovendo il legame con la terra. Il negozio dei due ragazzi è a chilometro zero, che si identifica “come una bottega che propone prodotti naturali locali”, celebrando un forte legame con la terra e le cose semplici. L’attività, ben avviata e gestita da questi due straordinari giovani, già nel 2024 cercò di trovare nuovi spazi di vendita, andando anche alla conquista del Giappone con le meravigliose marmellate preparate da Francesca Bina ed Emanuele Pinna!

L’impegno dei due giovani nella preparazione di prodotti genuini della terra sarda è cresciuto di giorno in giorno: anche una troupe della seconda tv di Stato andò nel loro laboratorio di “prodotti a chilometri zero” per conoscere e diffondere la loro attività; un’attività che consentiva, e che consente oggi più di ieri, di evitare gli immensi sprechi alimentari che contraddistinguono questa nostra era, fatta di sperperi in ogni dove! Per confezionare le loro straordinarie marmellate a chilometro zero, i due ragazzi recuperano dai produttori la “frutta brutta ma buona”, quella poco elegante, poco appariscente, ma ugualmente buona per essere trasformata in ottime marmellate!

Si, amici, dai fertili campi della Sardegna l’eccellenza agroalimentare sarda è andata anche alla conquista il Sol Levante! Nel loro laboratorio e rivendita "NOSTOS", in via Beato Angelico, i due giovani propongono un’ampia gamma di confetture, marmellate, mieli e creme di verdure. I loro prodotti sono stati presentati anche a Torino, nel Salone del Gusto Terra Madre, un evento organizzato da Slow Food dove erano presenti oltre 600 aziende espositrici provenienti da tutto il mondo. Il meraviglioso lavoro fatto dai due ragazzi è stato seguito anche da NHK Educational, che ha voluto fare delle riprese sull'attività svolta da Nostos.

La piccola azienda NOSTOS, giorno dopo giorno, sta portando a casa diversi riconoscimenti importanti. Questa, seppure modesta ma capace azienda familiare, che con Slow Food condivide impegno e prospettive per il rispetto della natura e la produzione sostenibile, opera con la convinzione che il cibo deve essere sempre genuino, evitando gli sprechi! «Grazie al cibo possiamo riscoprirci parte della natura», è il motto applicato! È  promuovendo il cibo sano, pulito e giusto, evitando gli sprechi che continuamente vengono effettuati, che possiamo dare un futuro vivibile alla nostra terra e alle nuove generazioni.

Cari amici lettori, NOSTOS, frutto dell’impegno di questi due straordinari ragazzi, è nato con lo scopo principale di diffondere i valori determinanti per l’alimentazione umana: produzione che deve evitare gli sprechi, avere il massimo rispetto del lavoro agricolo e il consumo a chilometro zero, stabilendo il contatto diretto con i produttori di frutta e verdure del territorio. Insomma, quanto da loro svolto dovrebbe costituire un forte stimolo per altri giovani a cercare di impegnarsi per salvaguardare la produzione della nostra terra, evitando gli immensi sprechi che nel settore alimentare continuano.

Amici che mi leggete, trovare ragazzi seri, preparati, volenterosi, disposti ad impegnarsi in prima persona per migliorare la produzione agricola sarda che è eccellente sotto tanti aspetti, è davvero una scoperta straordinaria! Un grande plauso e un immenso augurio, ad Emanuele e Francesca, che stanno portando avanti un progetto davvero straordinario!

A domani.

Mario

martedì, gennaio 27, 2026

L'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ HA DICHIARATO LA SOLITUDINE UNA VERA EPIDEMIA MONDIALE.


Oristano 27 gennaio 2026

Cari amici, LA "SOLITUDINE", secondo L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ (OMS), rappresenta attualmente una minaccia alla salute globale degli individui e delle Comunità. Secondo gli esperti, infatti, gli effetti della solitudine sulla mortalità sarebbero equivalenti al fumo di 15 sigarette al giorno e persino peggiori degli effetti dell’obesità e dell’inattività fisica (Holt-Lunstad, Robles, Sbarra, 2017). Il problema è diventato di estrema gravità, tanto che l’isolamento sociale e la solitudine, pur essendo fenomeni differenti, risultano altamente interconnessi.

Si, amici, la carenza di “connessioni sociali” mette a rischio la salute psicofisica e la longevità degli individui: secondo alcuni studi la solitudine e l’isolamento sociale aumentano il rischio di morte prematura rispettivamente del 26% e del 29% (Holt-Lunstad, Smith, et al., 2015). E non è tutto. Dagli ultimi studi è emerso che la solitudine e l’isolamento sociale sono fattori di rischio per la salute mentale, associati ad un maggior rischio di esordio e mantenimento di disturbi d’ansia, depressione e demenza (Mann et al, 2022; Penninkilampi et al, 2018).

I disturbi d’ansia e depressivi sono spesso caratterizzati dalla tendenza al ritiro sociale, che porta la persona ad isolarsi restando in solitudine. E d’altro canto, queste condizioni di solitudine e isolamento sociale aumentano il rischio di sviluppare disturbi depressivi e disturbi d’ansia, o di peggiorare sintomi ansiosi-depressivi già in essere (Domènech-Abella, et al., 2019; Loades et al., 2020). Al contrario, il supporto sociale e la presenza di condizioni di connessione sociale sono fattori protettivi essenziali anche in popolazioni caratterizzate da altri fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi depressivi.

Il problema, amici, è davvero serio, se pensiamo che sia la solitudine che l’isolamento sociale superano i confini geografici e generazionali: si riscontra, infatti, in modo trasversale in diverse età e in diversi Paesi, e ha impatti gravi sulla salute mentale e fisica e sul benessere degli individui e delle Comunità. Negli anziani, la solitudine è associata ad un aumento del rischio del 50% di sviluppare demenza e a un aumento del 30% di probabilità di avere ictus o episodi di coronaropatia (Kuiper, Zuidersma, Oude Voshaar, 2015; Valtorta, Kanaan, Gilbody, 2016).

La solitudine non un male riservato alla Terza Età, in quanto impatta anche sulle nuove generazioni. Secondo alcuni studi, tra il 5 e il 15% degli adolescenti sarebbero isolati socialmente e vivrebbero elevati livelli di solitudine (Surkalim et. Al, 2022), con una percentuale in ulteriore ascesa nei Paesi africani rispetto ai Paesi europei. I giovani che riferiscono elevati livelli di solitudine a scuola sono più a rischio di abbandono scolastico, anche universitario, così come la sensazione di sentirsi poco connessi agli altri sul lavoro si riflette su una scarsa soddisfazione e performance lavorativa.

Come affrontare, dunque, l'epidemia di solitudine che appare sempre in aumento? Vediamo le indicazioni fornite dall'OMS per gestire il rischio di solitudine e isolamento sociale. Per affrontare l’epidemia di solitudine, in quanto una condizione che si sta espandendo in maniera preoccupante, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha istituito per il triennio 2024-2026 una commissione specifica, chiamata Commission on Social Connection, per mettere a punto un’agenda e una serie di azioni volte a promuovere consapevolezza e affrontare il rischio di isolamento sociale e solitudine nella popolazione.

L’epidemia di solitudine e isolamento sociale, esacerbata e resa più visibile nelle fasi della scorsa pandemia da COVID-19, permane ad oggi come un tema di minaccia globale alla salute psico-fisica. Ricostruire le connessioni sociali sfilacciate deve diventare oggi una priorità per la salute pubblica globale; sarà pertanto necessario sia riorientare noi stessi, ma soprattutto le nostre Comunità e le nostre Istituzioni per dare priorità al ripristino delle connessioni umane e delle relazioni sociali sane (Vivek Murthy, US Surgeon General, Advisory, 1° Maggio 2023).

Cari amici, combattere la solitudine è un impegno inderogabile, se vogliamo che la società riprenda quel vivere sociale, quello stare insieme che è la vera essenza della vita relazionale dell’uomo. La solitudine non è un male inevitabile, ma un segnale di grande fragilità collettiva. Possiamo ancora evitare che la solitudine diventi la nuova epidemia del futuro, ma per prevenirla dobbiamo operare con determinazione per costruire Comunità resilienti e instaurare con gli altri relazioni autentiche. In un’epoca di iperconnessione più virtuale che reale, riprendiamo a praticare la grande la vera “Connessione fisica”, quella della vera vicinanza umana, fisica e spirituale!

A domani.

Mario

 

lunedì, gennaio 26, 2026

LA STRAORDINARIA COLLABORAZIONE IN NATURA TRA MONDO VEGETALE E ANIMALE. LE QUERCE INGANNANO LE FORMICHE CON LE GALLE, IMITANDO IL SISTEMA DI DISPERSIONE DEI SEMI.


Oristano 26 Gennaio 2026

Cari amici,

Di recente, frutto di un’osservazione casuale, si è dato l’avvio ad una ricerca scientifica che ha messo in luce lo straordinario connubio tra mondo vegetale e animale.  Casualmente un bambino di otto anni ha notato in un bosco delle formiche che erano intente a trovare un sistema per portare nel loro alveare quelle piccole palline cadute dalle querce (le galle) per il loro approvvigionamento invernale dei semi per la loro nutrizione. Il comportamento insistente delle formiche lo ha meravigliato,  allertando anche i presenti, e proprio questo curioso comportamento delle formiche ha dato il via ad uno studio scientifico che ha fornito un nuovo tassello fondamentale per comprendere l’evoluzione e le complesse relazioni tra insetti e piante.

Il bosco in parola si trovava nella parte occidentale dello Stato di New York e della Pennsylvania centrale. I ricercatori, guidati da Robert J. Warren II, professore di biologia alla State University of New York a Buffalo, specializzato nella dispersione dei semi mediata dalle formiche, hanno cercato di approfondire il curioso comportamento delle formiche, che, cercavano di portare nel formicaio, queste galle che però in realtà non erano dei semi!  Le GALLE, queste piccole protuberanze, sono prodotte dalle querce come reazione alle punture effettuate dalle vespe cinipidi, che depongono le uova nel loro tessuto vegetale. La pianta reagisce creando una escrescenza anomala che avvolge le larve delle vespe dando loro, in questo modo, protezione e nutrimento fino al completo sviluppo.

Questa simbiosi tra la quercia e le vespe è un processo naturale ben noto, e, alla fine dell’estate, molte di queste galle cadono sul suolo della foresta, dove rimangono esposte a predatori come uccelli e roditori. Ma la natura, per la salvaguardia delle specie, trova sempre il giusto rimedio, creando una straordinaria collaborazione tra mondo vegetale e animale! Per salvaguardare le uova delle vespe, racchiuse nelle galle, la pianta interviene con un curioso, particolare stratagemma.

In diverse galle, vere e proprie nursery per lo sviluppo delle nuove vespine, le piante di quercia si preoccupano di creare un piccolo “cappello” di aspetto rosato e consistenza grassa. È proprio questo elemento aggiuntivo che scatena il comportamento delle formiche. Questo “cappello” grasso, infatti, costituisce per le formiche un ottimo prodotto nutriente, essendo ricco di grassi, quindi per loro del buon cibo da portare in riserva al formicaio.  Un sistema ingannevole dunque per le formiche, che in questo modo portano le galle nel formicaio considerandole utili come i semi, e, di conseguenza, proteggendone il contenuto dai predatori!

Amici, è un mutuo sistema tra i due mondi, quello vegetale e quello animale, dove la quercia utilizza la mirmecochoria, un sistema che imbroglia le formiche, che trasportano le galle (scambiate per semi) grazie a quella curiosa appendice nutritiva ricca di grassi. In cambio del cibo, dunque, le galle vengono portate all’interno del formicaio, dove rimangono protette. Le analisi chimiche effettuate dal team hanno dimostrato che la particolare appendice delle galle contiene acidi grassi, come l’acido palmitico, oleico e stearico, identici a quelli presenti negli altri semi raccolti, come ricompensa alimentare. Le formiche rilevano queste molecole e reagiscono allo stesso modo.

Gli approfonditi esperimenti sul campo e in laboratorio hanno dimostrato, nei test comparativi, che le formiche ignoravano le galle simili che non avevano il cappello grasso, ma manipolavano e trasportavano solo quelle che lo avevano, come se fossero dei  semi veri. Le telecamere installate nella foresta hanno confermato che le galle “travestite” arrivavano più spesso intatte nei formicai. I formicai, dunque, diventati luogo di vera protezione per lo sviluppo delle nuove vespine che in questo modo possono regolarmente svilupparsi, in un ambiente protetto, asciutto e difficile da raggiungere per i predatori.

Amici, lo studio ha rivelato un chiaro caso di evoluzione convergente. Piante e vespe, senza alcuna relazione diretta tra loro, hanno sviluppato strategie quasi identiche per sfruttare il comportamento di un piccolo gruppo di formiche raccoglitrici, in particolare del genere Aphaenogaster, dominante nelle foreste dell’America settentrionale orientale. Questo parallelismo aiuta a spiegare perché le formiche rispondono in modo così efficace ai segnali grassi in contesti diversi e rafforza l’idea che queste interazioni si siano evolute in modo indipendente in più lignaggi.

Cari amici, la scienza continua sempre a osservare e studiare quanto di straordinario la natura ci riserva, confermando, se mai ce ne fosse bisogno, che la natura è ricchissima di regole naturali di collaborazione anche straordinaria, perché tutto vada sempre a buon fine, rispettando il meraviglioso, perfetto funzionamento dei mondi, sia vegetale che animale! Impariamo dunque dalla natura, amici lettori, perchè la natura è sempre "Maestra di vita"!

A domani.

Mario

domenica, gennaio 25, 2026

ATTENZIONE ALLA NUOVA, PERICOLOSA TRUFFA TELEFONICA, COSÌ DIFFICILE DA RICONOSCERE CHE INGANNA PERSINO GLI ESPERTI!


Oristano 25 gennaio 2026

Cari amici,

Grazie al costante progresso fatto dalla tecnologia, in particolare dei sistemi di telefonia via internet, si sta diffondendo una nuova truffa telefonica, così pericolosa che sta mettendo in difficoltà anche gli esperti. Riconoscerla, infatti, non è semplice e proprio per questo basta poco per cadere nel raggiro messo in piedi dai malintenzionati. Alla base di questo nuovo raggiro-inganno c’è proprio la più moderna tecnologia telefonica; le chiamate al malcapitato apparentemente arrivano infatti da numeri che lui ben conosce, spesso presenti nella sua rubrica.

Sul display del cellulare, infatti, può comparire il nome di una banca, di un ente pubblico, pensionistico oppure di un centro della salute. Questa apparente normalità toglie le paure, per cui spesso si risponde nella convinzione che la chiamata arrivi proprio dal vero numero che appare nel display. Si risponde, dunque, senza esitazioni, convinti di trovarsi di fronte ad una comunicazione ufficiale. Il meccanismo utilizzato è studiato alla perfezione, capace di colpire rapidamente. La conversazione viene impostata in modo da generare urgenza, facendo leva su temi che toccano tutti da vicino, come contributi, pensioni o presunte anomalie amministrative.

Una delle chiamate preferite - ad esempio - è quella che simula il funzionario INPS: il truffatore si presenta come un operatore, utilizza un linguaggio tecnico e rassicurante e spinge l’interlocutore a fornire dati personali o ad accedere a link e procedure apparentemente legittime. Il vero rischio emerge quando il truffatore riesce a ottenere le credenziali di accesso ai servizi online. In quel momento, le conseguenze non si limitano alla sottrazione di informazioni personali. Chi controlla l’account può intervenire su dati sensibili, arrivando perfino a modificare l’IBAN associato alle prestazioni, con danni economici diretti e immediati.

Amici, questa moderna truffa telefonica "tecnologica" risulta non solo molto ingegnosa ma altamente pericolosa, alquanto temuta anche dagli addetti ai lavori, perché non lascia segnali evidenti fino a quando il danno non è già stato fatto. A rendere il tutto ancora più complesso è il fattore emotivo che colpisce il malcapitato. Le chiamate sono costruite da veri professionisti, tanto da sembrare credibili; sono effettuate senza esercitare pressioni eccessive, ma capaci di creare quel tanto di allarme necessario a spingere la vittima ad agire subito.

Il maggior alleato di questi capaci truffatori è il tempo, mentre diventa un vero nemico di chi riceve la chiamata. In queste situazioni, apparentemente reali, anche persone più esperte o tecnicamente preparate possono arrivare a non nutrire sospetti, abbassando di conseguenza la guardia. Proprio per questo motivo, l’attenzione deve essere massima anche quando il numero sembra affidabile. La diffidenza, al giorno d’oggi, con una tecnologia che è capace di tutto (anche di clonare la voce), deve essere sempre massima.

Cari amici, oggi essere sospettosi è "una reale, concreta necessità". Una telefonata non richiesta, che chiede conferme, dati o accessi ai nostri dati riservati, dovrebbe sempre accendere in noi un forte campanello d’allarme. Al giorno d’oggi non è più possibile dare peso e corpo all’apparenza, e questa nuova truffa lo dimostra in maniera inequivocabile! La tecnologia, oggi, è in grado di clonare tutto: dai numeri di telefono alla voce, dai nomi dei nostri amici alle strutture pubbliche e private. il pericolo, amici, è multiforme, e può nascondersi dietro una voce educata, un numero apparentemente a noi noto e un nome che ci è molto familiare! Dobbiamo diffidare sempre, solo così possiamo salvarci.

A domani.

Mario

sabato, gennaio 24, 2026

PLASTICA: ARRIVA DAL GIAPPONE LA PLASTICA ECOLOGICA: È IN GRADO DI DISSOLVERSI IN MARE SENZA FARE DANNI. UNA NUOVA SPERANZA PER L’INQUINAMENTO DEGLI OCEANI.


Oristano 24 gennaio 2026

Cari amici,

Forse la PLASTICA, oramai nota come la peste del nuovo millennio, ha i giorni contati. A tutt’oggi la plastica è uno dei materiali più problematici per  la salute dell’ambiente, in quanto in gran parte finisce negli oceani. Si cercano soluzioni di ogni tipo, ma anche le plastiche così delle alternative, definite “biodegradabili”, spesso non mantengono le promesse: molte resistono a lungo in mare oppure si frammentano lentamente, generando le pericolose microplastiche che entrano nelle catene alimentari e, alla fine, anche nel corpo umano.

Il problema è alquanto difficile da risolvere, ma nessuno demorde. Un gruppo di ricercatori giapponesi, per esempio, sta cercando di ripensare da zero il modo in cui una plastica dovrebbe degradarsi nell’ambiente marino. Il gruppo di lavoro coordinato da Takuzo Aida, presso il Riken Center for Emergent Matter Science, uno dei più importanti centri scientifici del Giappone che opera con l’Università di Tokyo, ha concepito un nuovo materiale a base vegetale, capace di unire due caratteristiche che finora sembravano difficili da conciliare: robustezza durante l’utilizzo quotidiano e decomposizione rapida in acqua di mare, senza lasciare residui microscopici.

Amici, alla base di questa “Nuova Plastica” c’è la cellulosa, il composto organico disponibile in abbondanza sul pianeta, presente in moltissime piante. Non è la prima volta che si tenta di realizzare plastiche partendo da questo materiale, ma la maggior parte delle soluzioni finora tentate richiede condizioni industriali specifiche per degradarsi, come alte temperature e impianti di compostaggio avanzati. In mare, invece, restano quasi intatte per anni. Come aggirare il problema? Il team giapponese ha scelto un approccio diverso, sfruttando una particolare chimica “sensibile al sale”.

Questo innovativo materiale è composto da due elementi principali: Il primo elemento deriva dalla carbossimetilcellulosa, una sostanza già utilizzata in ambito alimentare e farmaceutico e considerata sicura, il secondo è un agente legante caricato positivamente, selezionato dopo numerosi test per garantire stabilità e sicurezza. In acqua dolce, questi due componenti si attraggono e formano una rete solida e flessibile. Quando però entrano in contatto con l’acqua salata, come quella marina, il sale rompe i legami che tengono insieme la struttura, avviando una decomposizione rapida e completa!

Durante lo studio, uno dei problemi iniziali da risolvere era la fragilità; i primi campioni risultavano molto rigidi e trasparenti, ma tendevano a spezzarsi facilmente. La soluzione è arrivata con l’aggiunta di un plastificante ben noto e già approvato per l’uso alimentare: il cloruro di colina. Regolando la quantità di questa sostanza, i ricercatori sono riusciti a controllare con precisione le proprietà meccaniche del materiale. La nuova plastica può essere dura come il vetro oppure allungarsi fino al 130% della sua lunghezza iniziale, mantenendo trasparenza e resistenza. Indubbiamente quello ricavato è un materiale alquanto interessante, in quanto può essere trasformato in film sottilissimi, spessi appena 0,07 millimetri, adatti per imballaggi come sacchetti o involucri protettivi. Per evitare che l’umidità o il sale presenti nell’ambiente causino una degradazione prematura, è sufficiente applicare un sottile rivestimento superficiale, che protegge la plastica durante l’uso e può essere rimosso o degradato a sua volta.

Secondo i ricercatori, uno dei punti di forza di questa soluzione è la scalabilità. La natura produce ogni anno circa mille miliardi di tonnellate di cellulosa, una risorsa rinnovabile e ampiamente disponibile. Trasformarla in una plastica che non contribuisce all’inquinamento da microplastiche potrebbe ridurre il problema alla fonte, prima ancora che i rifiuti arrivino negli oceani. Certo, non si tratta di una soluzione immediata a tutta la crisi della plastica, ma di un esempio di come la chimica dei materiali possa essere ripensata partendo dal comportamento nell’ambiente reale, e non solo dalle esigenze industriali. Ci vorrà del tempo, per dare lo stop all'attuale plastica, ma la nuova strada sembra percorribile!

Cari amici, personalmente mi sembra una scoperta di grande interesse, potenzialmente eccezionale, capace di tamponare il problema della plastica che inquina gli oceani e mette a rischio la vita marina. Secondo le previsioni del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, l’inquinamento causato dalla plastica triplicherà entro il 2040, riversando ogni anno negli oceani del mondo dai 23 ai 37 milioni di tonnellate di rifiuti (nella foto l'isola di plastica più grande del mondo). Questa scoperta sicuramente apre una nuova via, a mio avviso tutta da seguire!

A domani.

Mario

venerdì, gennaio 23, 2026

LA GROENLANDIA È OGGI AL CENTRO DEGLI INTERESSI DEL MONDO. MA PERCHÈ RISULTA COSÌ IMPORTANTE UNA TERRA COSÌ FREDDA E INOSPITALE?


Oristano 23 gennaio 2026

Cari amici,

La GROENLANDIA è la più grande isola del mondo. Situata in gran parte sopra il Circolo Polare Artico; è ricoperta per oltre l’80% di ghiacci, mentre la parte restante è coperta principalmente da muschio nero e licheni, in quanto non vi cresce molto altro. Nei periodi più caldi, però, dei fiori colorano lievemente il terreno. I pochi abitanti, che vivono sull’isola, soprattutto in prossimità delle coste (sono solo 56.865), vivono in gran parte di pesca e sono i discendenti, in maggioranza, dal popolo Inuit. Quanto alla scarsa presenza umana, si tratta della densità abitativa più bassa di tutta la Terra: solo 0,03 abitanti per chilometro quadrato.

Per i groenlandesi, vivere su quest’isola risulta essere un’esistenza segnata irrimediabilmente da una natura implacabile, in quanto vissuta tra montagne di ghiaccio. Questa enorme isola, seppure posta geograficamente in Nord America, è ufficialmente parte del Regno di Danimarca, anche se gode di una vasta autonomia come "territorio speciale"; l’Amministrazione locale gestisce autonomamente i propri affari interni, ma per la difesa e le relazioni estere dipende dalla Danimarca, in quanto, seppure con un status costituzionale di autonomia, fa parte integrante del Regno della Danimarca.

Su questa terra, apparentemente alquanto inospitale, si sono, però, recentemente scatenati gli appetiti internazionali, a partire dagli USA che la reclamano e vorrebbero acquisirla (anche con la forza) per aggiungerla – come Stato – agli Stati Uniti. Il forte interesse per questa terra artica è legato in modo cruciale alla grande quantità e varietà di materie prime presenti (terre rare, litio), oltre alla sua posizione strategica, per la possibilità, a causa del cambiamento climatico in atto, che, sciogliendone i ghiacci,  predispone all’apertura di nuove rotte, oltre anche alla necessaria sorveglianza strategica dell’Artico.

Amici, l’interesse degli USA nei confronti della Groenlandia non è maturato solo oggi. Già nel 2019 l’allora Presidente Donald Trump aveva espresso la volontà di acquistare la Groenlandia, un tentativo che gli USA avevano già fatto altre due volte in passato, e che oggi Trump ha riproposto in maniera ancora più forte nel suo secondo mandato presidenziale. Attualmente l’isola ospita una base NATO ed è una piattaforma naturale perfetta per il controllo della Rotta Artica, in prospettiva delle nuove rotte commerciali marittime (e non solo) più importanti del Pianeta.

In Europa, però, le mire di Donald Trump non sono viste di buon occhio, e nemmeno gli abitanti della Groenlandia appaiono interessati a diventare parte degli Stati Uniti. Essi, infatti, stanno mantenendo un atteggiamento particolarmente indipendentista, sia nei confronti sia della Danimarca sia degli USA: un atteggiamento confermato anche dai risultati delle elezioni tenutesi a marzo 2025. Oggi, con il crescente interesse geopolitico per l’Artico, la Groenlandia si trova, volente o nolente, al centro delle mire dei potenti del mondo: non solo degli Stati Uniti, ma anche di Cina e Russia.

Sicuramente Donald Trump cerca di battere tutti sul tempo; gli USA già nel 2023 siglarono un accordo con la Danimarca in materia di difesa, per rafforzare la presenza NATO sul territorio danese. Oggi anche l’Unione Europea sta cercando di aumentare la propria vicinanza all’isola nordica: a marzo 2024, la Commissione Europea ha infatti aperto un ufficio nella capitale Nuuk, per rafforzare la presenza europea nel Paese. Al momento però la Groenlandia sembra voler mantenere la sua indipendenza, con apertura anche nei confronti del governo di Pechino; indipendenza mantenuta pure nei confronti della Danimarca, soprattutto dal punto di vista commerciale e politico.

Cari amici, come potrà andare a finire la corsa mondiale ad accaparrarsi la Groenlandia? Chissà! Non è facile fare sicure previsioni! Nel recente incontro di Davos, seppure Donald Trump abbia attaccato l'Europa, dopo aver dialogato con Mark Rutte, Segretario generale della NATO, ha annunciato la nuova intesa concordata con la Nato sulla Groenlandia: nessun attacco verrà portato da parte USA, ovvero nessuna conquista della Groenlandia con la forza, ma l’avvio di un serio dialogo per il futuro di questa terra, la Groenlandia, molto fredda ma ricca e strategica, indispensabile per il futuro del mondo. C’è da ben sperare!

A domani.

Mario

 

 

giovedì, gennaio 22, 2026

ANTIBIOTICI E FORMICHE: ALCUNE SPECE CUSTODISCONO UN SEGRETO CHE AIUTA L'UOMO A PRODURRE NUOVI ANTIBIOTICI.


Oristano 22 gennaio 2026

Cari amici,

Che IL MONDO DELLE FORMICHE sia un “universo straordinario” è una realtà ogni giorno più evidente. La loro organizzazione, la difesa collettiva, l’organizzazione dell’alveare, concepito in maniera straordinaria, sono tutte realtà che sorprendono ogni giorno che passa. Sulle formiche ho già avuto modo di scrivere più volte su questo blog, e oggi riprendo l’argomento per parlare con Voi, cari lettori, di una nuova scoperta che sorprende non poco: alcune specie sono in grado di produrre un COCKTAIL DI ANTIBIOTICI sempre diversi, in grado di sorprendere gli agenti patogeni e di rallentare la loro capacità di evolversi e di opporre resistenza.

Sono stati dei ricercatori dell’Università di Auburn a scoprire che alcune specie di formiche potrebbero custodire il segreto per lo sviluppo di farmaci, e più precisamente degli antibiotici. La scoperta, riportata sulle pagine del Biological Journal of the Linnean Society, ha evidenziato che  questi insetti sarebbero molto più avanti di noi nell'innovazione antibiotica: usano infatti gli antibiotici da decine di milioni di anni e potrebbero detenere la chiave per usare questi potenti farmaci in modo più saggio, prevenendo l'antibiotico-resistenza. "Nel nostro studio, abbiamo testato il modo in cui le formiche usano i composti antibiotici per combattere i patogeni e ci siamo chiesti perché le loro difese chimiche rimangano efficaci nel corso dell'evoluzione", ha affermato l'autore Clint Penick. "Gli esseri umani fanno affidamento sugli antibiotici da meno di un secolo, eppure molti agenti patogeni hanno già sviluppato una resistenza, dando origine ai 'superbatteri'”.

Il ricercatore Clint Penick, si è così ancora espresso: "Alcuni degli antibiotici più potenti che abbiamo trovato provengono da formiche che normalmente consideriamo infestanti, come le formiche di fuoco". Da qui, abbiamo testato due ipotesi su come queste specie di formiche potrebbero utilizzare gli antibiotici senza promuoverne la resistenza. "Esaminando le modalità con cui questi insetti sono in grado di produrre più tipi di antibiotici, si è visto che utilizzano, se servono, composti chimici diversi, scoprendo quelli che di volta in volta hanno il giusto effetto”. "È come quando vai dal medico e ti prescrivono un antibiotico: se non funziona, ne provano un altro", ha detto Penick. "Proprio come noi, le formiche sembrano avere diversi medicinali nel loro armadietto che possono provare se il primo non funziona".

I ricercatori, tuttavia, sono riusciti anche ad andare più a fondo. I ricercatori hanno voluto testare se le formiche fossero in grado di produrre composti "mirati a microbi specifici", una delle nostre più grandi sfide attuali. "Se ci limitiamo a usare antibiotici per uccidere tutto, non stiamo solo uccidendo il nostro patogeno bersaglio, ma anche tutti gli altri microbi che non ci stanno danneggiando", ha ricordato Penick. "In questo modo, stiamo contribuendo a generare geni resistenti in popolazioni non bersaglio, il che può portare a una resistenza ai farmaci in futuro".

Ebbene, dalle successive analisi il team ha scoperto che queste straordinarie formiche producono composti specifici per diversi agenti patogeni: alcuni che prendono di mira i funghi, altri che prendono di mira i batteri Gram-negativi e altri ancora che agiscono sui batteri Gram-positivi. "Si tratta di qualcosa che interessa molto alla medicina umana: scoprire antibiotici più mirati", ha commentato Penick. "E sembra che le formiche lo facciano da milioni di anni".

Cari amici, ll prossimo passo sarà quello di studiare nel dettaglio quali tipi di composti producono le formiche e come li utilizzano. "Potrebbe aiutarci a orientare le nostre pratiche o potenzialmente a scoprire nuovi composti di importanza medica", ha concluso Penick. "I nostri risultati suggeriscono che le formiche potrebbero rappresentare una vasta e in gran parte inutilizzata fonte di nuovi antibiotici, compresi quelli in grado di combattere le infezioni resistenti ai farmaci più pericolose di oggi". Credo che sia, davvero, una ricerca straordinaria!

A domani.

Mario