mercoledì, dicembre 06, 2023

ECCO COME PRODURRE IN QUANTITÀ L'ENERGIA RINNOVABILE PER IL FUTURO: CON IL LANCIO IN ORBITA DEI PANNELLI SOLARI SPAZIALI.


Oristano 6 dicembre 2023

Cari amici,

La crescente richiesta di energia prodotta da fonti rinnovabili sta aguzzando la mente di ricercatori e scienziati di tutto il mondo. Indubbiamente, riempire il suolo e il mare con immense distese di pale eoliche e di pannelli solari non è certo un buon affare, per cui è necessario trovare sistemi di produzione alternativi che possano arrivare a produrre l’energia necessaria senza deturpare l’ambiente. Ebbene, una delle proposte più innovative è quella di produrre l’energia utilizzando dei pannelli solari particolari: lanciati in orbita intorno alla terra. Si chiama Space Solar Power System ed è una tecnologia che raccoglie energia solare fuori dall'atmosfera per rimandarla sulla Terra sotto forma di microonde.

Per quanto l’idea possa sembrare fantascientifica, a detta degli esperti è certamente realizzabile e le prime prove pratiche pare abbiano già dato risultati apprezzabili. Ma vediamo meglio di cosa si tratta. In Europa si è già mossa l’ESA, l’Agenzia spaziale europea, che ha già chiesto ai Paesi dell’Unione di finanziare un progetto che prevede l’installazione di pannelli solari in orbita nello spazio. L’idea, che in realtà fa parte del programma SOLARIS, mira a fornire energia pulita ai Paesi dell’UE e contribuire alla decarbonizzazione dell’economia di questi Paesi, ora alquanto carbon-dipendenti.

Secondo quanto pubblicato sul sito dell’ESA, entro il 2050 le energie rinnovabili, soprattutto solare ed eolico, dovranno rappresentare quasi il 90% della produzione di elettricità. Questa prospettiva aprirà un divario nell’offerta, data la natura intermittente di queste fonti. Una lacuna che non potrà essere colmata in maniera affidabile da soluzioni di storage come le batterie. Per questo motivo l’ESA ha deciso di puntare sul solare spaziale, una soluzione definita “promettente”, che potrebbe fornire energia “pulita, scalabile, conveniente e disponibile in qualsiasi parte del mondo”.

Ma come funzionerebbero questi pannelli solari spaziali? La cattura e raccolta dell’energia solare dovrebbe avvenire per il tramite di enormi pannelli -satelliti in orbita geostazionaria, all’altitudine di circa 36mila chilometri. Ognuno di questi pannelli dovrebbe avere una superficie di circa 15 chilometri quadrati. Ma come trasportare l’energia raccolta nello spazio sulla Terra? L’ESA presume di trasportarla attraverso un sistema wireless che però presenta alcune problematiche; la prima è che c’è da testare la resa del sistema wireless, la seconda i tempi di costruzione (si presuma circa 20 anni) e la terza i costi che presumibilmente supereranno i 20 miliardi di dollari.

Nel frattempo, comunque, la macchina si è già messa in moto. L’ESA ha affidato all’azienda franco-italiana Thales Alenia Space uno studio di fattibilità dell’opera, da condurre seguendo una specifica roadmap. Non è solo l’Europa, comunque, a pensare seriamente al solare spaziale: la Cina, per esempio, ci sta già lavorando concretamente col programma ZHURI, che significa caccia al Sole, così come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. E proprio da questi ultimi due Paesi giungono notizie di progressi importanti che dimostrano quanto l’obiettivo sia realizzabile. A giugno del 2023, infatti, l’Università americana di Caltech è riuscita a trasportare l’energia prodotta da un piccolo pannello orbitante fino alla Terra.

Ancora più notevole è quanto realizzato nel Regno Unito, dove le Università di Surrey e Swansea hanno testato in orbita, per ben 6 anni, delle celle al tellururo di cadmio (CdTe) di ultima generazione. L’esperimento, che in principio sarebbe dovuto durare soltanto dodici mesi, ha fornito degli ottimi risultati, dimostrando che il fotovoltaico a film sottile utilizzato è in grado di resistere al vuoto, alle difficili condizioni termiche spaziali e alle radiazioni ionizzanti.

Il professor Craig Underwood, dell’Università del Surrey, ha dichiarato con entusiasmo: “Siamo molto lieti che una missione progettata per durare un anno funzioni ancora dopo sei anni. Questi dati dimostrano che i pannelli hanno resistito alle radiazioni. E la loro struttura a film sottile non si è danneggiata nelle dure condizioni termiche e di vuoto dello spazio. Questa tecnologia potrebbe portare alla realizzazione di grandi centrali solari a basso costo dispiegate nello spazio, inviando energia pulita sulla Terra. Adesso abbiamo la prima prova che la tecnologia funziona in modo affidabile in orbita”.

Cari amici, credo davvero che in futuro il mondo dovrà percorrere questa via per far fronte alle crescenti richieste di energia; come tutti noi ben sappiamo, il sole è una fonte di energia inesauribile e pulita, tanto che avrebbe il potenziale per risolvere tutte le sfide che l'umanità deve quanto prima iniziare ad affrontare per combattere il cambiamento climatico e la domanda di elettricità sempre crescente. Forse la meta è vicina!

A domani.

Mario

martedì, dicembre 05, 2023

IL MIRTO DI SARDEGNA: UNA PIANTA ARBUSTIVA SEMPREVERDE DALLE NOTEVOLI PROPRIETÀ DIGESTIVE E TERAPEUTICHE.


Oristano 5 dicembre 2023

Cari amici,

La Sardegna è proprio una terra dove “IL MIRTO” abbonda, trovando un clima assai favorevole e gradito. È un arbusto sempreverde, appartenente alla famiglia delle Mirtacee, il cui nome botanico è il suo nome latino: Myrtus communis L. Il mirto è una pianta che si presenta con un fusto ricoperto da una corteccia che varia di colore in base all’età della pianta: in quelle giovane la corteccia è rossastra, mentre in quelle più mature vira verso il grigio. Ha foglie lucide e lanceolate, mentre i fiori sono bianchi o rosa pallido, delicatamente profumati.

La fioritura è primaverile, e i frutti, le bacche (o coccole) vengono raccolti dopo la piena maturazione, a cominciare dalla fine di novembre. Queste bacche bluastre, simili a quelle del prugnolo o del mirtillo, sono però di forma leggermente più allungata, anche se alcune varietà mantengono la forma rotondeggiante.  L'habitat del mirto si estende in tutto il bacino Mediterraneo, e di norma cresce allo stato spontaneo. In Sardegna le piante di mirto crescono in modo spontaneo e sono alquanto diffuse in tutta l’isola, considerato il clima alquanto favorevole alla sua proliferazione.

Le bacche della pianta del mirto sono uno scrigno di contenuti benefici: esse contengono Zuccheri; Vitamina C; Antociani (responsabili del colore) e Olio essenziale. Alcuni contenuti importanti li possiamo trovare anche nelle foglie. Le proprietà e i conseguenti benefici del mirto sono innumerevoli, per cui, sia i frutti che le foglie vengono utilizzati in erboristeria e fitoterapia, oltre che in cucina, per le eccellenti proprietà terapeutiche; proprietà che derivano dalla presenza di olio essenziale - contenuto sia nelle foglie sia nelle bacche - e dei tannini, che si trovano nelle foglie.

Riepilogando, le bacche e le foglie di mirto, sapientemente utilizzate, svolgono in modo eccellente le seguenti azioni benefiche: azione stimolante, astringente, antibatterica, antimicotica, antivirale, balsamica e aromatizzante. I benefici che ne derivano sono tanti, per cui questa pianta è alquanto usata nella medicina popolare; alcuni esempi: per migliorare la digestione, calmare la tosse e curare la bronchite, contro la leucorrea, la diarrea e le emorroidi. Inoltre, i preparati a base di foglie e bacche di mirto, come infusi e decotti, sono usati anche esternamente per le problematiche della pelle e delle mucose.

Di questa meravigliosa pianta, amici, si usano anche i fiori. Quando la pianta è in fiore, quindi a partire dal mese di marzo, vengono raccolti i giovani rami fioriti, da cui si ricava l'olio essenziale di mirto, utilizzato principalmente in profumeria e in erboristeria contro la tosse, per le sue proprietà bechiche, espettoranti e antisettiche. Grazie all'azione antimicotica, l'essenza è attiva anche contro le infezioni fungine, ad esempio contro la Candida albicans. Inoltre, infusi e decotti di mirto sono utilizzati per frizioni utili in caso di gengiviti, psoriasi, dermatiti e infiammazioni della pelle.

Oltre gli interessantissimi usi terapeutici, Il mirto viene felicemente utilizzato anche in cucina, sia per conferire un sapore fresco a determinate pietanze, che per migliorare la digestione. Le bacche di mirto vengono usate, ad esempio, per aromatizzare piatti di carne, pesce, selvaggina, salumi e formaggi freschi.  Esistono anche vere e proprie ricette con il mirto, tra cui la marmellata e il famoso e straordinario “liquore di mirto”.

È questo un prodotto tipico sardo, che si prepara macerando in alcool le bacche di mirto raccolte tra novembre e febbraio. La ricetta del liquore si tramanda di famiglia in famiglia e ognuno ha i propri trucchi e segreti per ottenere un buon digestivo a base di mirto. In linea generale, per preparare il liquore occorre pulire le bacche e lasciarle appassire per un paio di giorni per poi sistemarle a macerare in alcool per un periodo che può andare dalle due settimane a oltre un mese.


Al termine del periodo di macerazione, si prepara uno sciroppo sciogliendo lo zucchero in acqua e riscaldandolo a fuoco basso. Lo sciroppo, una volta raffreddato, andrà aggiunto all'estratto alcolico di mirto filtrato e poi lasciato riposare per circa due settimane. Infine, il liquore di mirto va imbottigliato in bottiglie di vetro scuro; lo si consuma in piccole quantità come digestivo dopo pasti abbondanti.

Cari amici lettori, in Sardegna il mirto è quasi un simbolo di sardità. Siamo una terra antica, e nella nostra isola l’utilizzo del mirto, sia in cucina che come rimedio nella medicina popolare, si perde nella notte dei tempi. Storicamente anche gli antichi romani amavano il mirto: lo consideravano una pianta simbolo di gloria, prosperità e amore eterno; pianta sacra a Venere, il mirto fiorito era spesso presenti durante i banchetti nuziali, come segno bene augurante e propiziatorio. Viva il mirto, e le sue gradi virtù!!!

A domani, amici cari.

Mario

 

lunedì, dicembre 04, 2023

IL SERIO PROBLEMA DELLO SPOPOLAMENTO E DELLA FUGA DEI CERVELLI. UNA GRANDE PERDITA PER L'ITALIA E PER LA SARDEGNA IN PARTICOLARE.

 


Oristano 4 dicembre 2023

Cari amici,

Che la Globalizzazione abbia modificato sostanzialmente la vita economica e sociale delle nazioni è un dato di fatto. In precedenza ogni nazione, aveva gelosamente conservato storia, tradizioni e culture, che, una volta fatto l'ingresso in un mondo globalizzato, stanno lentamente scomparendo. È così iniziato un processo di amalgama, di contaminazione e di movimentazione, che, come prima conseguenza, ha portato allo spopolamento di determinate zone ed alla concentrazione in altre, sia all’interno della propria nazione che di altre. Questo il reale risultato dell'economia globale, che ha creato esodi (con retribuzioni al ribasso) spesso drammatici. L’Italia, in questo processo di “esodo” tra nazioni (anche tra regioni) ha pagato un alto prezzo.

Un processo di esodo, quello relativo all’Italia, che ha creato un drastico spopolamento (particolarmente grave in alcune zone) ed una pericolosa desertificazione demografica. I dati ISTAT hanno messo in luce che lo spopolamento maggiore è avvenuto nei confronti delle nuove generazioni, data l’alta emigrazione di giovani laureati verso l’estero. Questa fuga di molti giovani seri e capaci, per l’Italia è diventato un serio problema!

Le ragioni, però, ci sono tutte: un Paese come il nostro calza troppo stretto ai giovani validi e preparati. Sono ricercatori, studiosi e scienziati, che, viste le enormi difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro qualificato, hanno scelto la cosiddetta “via di fuga”! Sono menti eccelse, che all’estero trovano senza troppa difficoltà lavoro, benessere, opportunità e welfare, trasferendosi così in nazioni dove il loro lavoro è maggiormente apprezzato e retribuito.

I terribili numeri della statistica lo dimostrano: nel decennio che va dal 2008 al 2018, il trend dei laureati in fuga dall’Italia è cresciuto dal 25 al 31 %, pari a più di 400.000 giovani Nel nostro Paese, la Sardegna, che per le sue caratteristiche è una delle Regioni maggiormente colpite dalla desertificazione demografica italiana, il deserto è totale.. La Sardegna non solo è un’isola in termini geografici, ma è una terra “isolata”, lontana e trascurata dall’Italia, sia come collegamenti che in termini sociali, produttivi, infrastrutturali e lavorativi. La Sardegna oggi soffre di uno spopolamento e sradicamento culturale e sociale che impedisce qualsiasi possibilità di sviluppo e parità con le altre regioni.

Amici, dopo lo spopolamento degli anni Sessanta del secolo scorso, dovuto alla crescita dell’industrializzazione e del boom economico di quegli anni (allora, però, la presenza dei giovani era garantita dalle nuove generazioni), adesso l’esodo è frutto della fuga dall’isola proprio dei giovani, che hanno dato vita ad una seconda forma di spopolamento. Una fuga ineludibile, che porta i giovani capaci e titolati a trasferirsi fuori dalla Sardegna, in una regione del nord oppure all’estero.

La fuga e lo spopolamento giovanile appaiono purtroppo in aumento, privando in questo modo la nostra terra delle menti capaci di migliorarla. Sono dati preoccupanti, amici, se pensiamo che ogni anno sono 3.500 i sardi che abbandonano l’isola, secondo i dati recenti. Dal 1995 ad oggi gli emigrati sardi all’estero sono stati oltre 40mila, con oltre 27mila giovani trasferitisi definitivamente. Oramai, buona parte dei giovani validi dopo il diploma o la laurea, manifestano chiaramente la loro volontà di sfruttare la così detta "mobilità internazionale", cogliendo le opportunità presenti all'estero, senza pensare ad un successivo ritorno a casa. 

Purtroppo questa emigrazione intellettuale ha un impatto significativo sulla crescita e lo sviluppo della nostra isola, che evidenzia un futuro sempre più incerto. L'abbandono di validi professionisti, ricercatori, e giovani talentuosi, rappresenta la perdita di risorse umane di alto valore per la nostra terra. Tuttavia, non si tratta solo di una questione numerica di emigrazione, di "fuga", ma anche della perdita di una grande opportunità per il futuro sviluppo della nostra Regione. Questi giovani seri e capaci avrebbero, finalmente, potuto creare le condizioni per quello sviluppo oggi mancante, nonostante le risorse potenziali che in Sardegna esistono.

Cari amici, il potenziale che ha la Sardegna credo che sia di valore inestimabile. La Sardegna è una terra che ha tutto: da una miriade di siti archeologici antichissimi (tanto che l’isola potrebbe essere definita un museo a cielo aperto), alla sua storia, alla sua cultura e alle innumerevoli tradizioni, oltre ad avere un clima meraviglioso; e, cosa di non poco conto, è una terra praticamente priva di veleni. Insomma, credo che non ci manchi nulla! In realtà ecco cosa ci manca: quella spinta importante che potrebbe far muovere le cose, data dai sardi che governano la Sardegna, che finora non hanno lottato! È ora che si battano con forza, perché alla Sardegna sia riconosciuta realmente quella “Continuità territoriale” che ci manca ed alla quale abbiamo diritto! È tempo che la nostra isola perda il ruolo di “COLONIA” che da tempo detiene. I giovani seri e capaci che oggi emigrano, poi, possono fare il resto!

A domani.

Mario

domenica, dicembre 03, 2023

UN ESAME ALQUANTO DIFFICILE: IL COLLOQUIO DI LAVORO. BISOGNA AFFRONTARLO NON SOLO CON COMPETENZA, MA ANCHE CON UN PIZZICO DI FURBIZIA.


Oristano 3 dicembre 2023

Cari amici,

Seppure oggi le competenze non manchino, per tanti giovani trovare un posto di lavoro adeguato alla preparazione ricevuta non è proprio facile. La disoccupazione giovanile resta alta, e le scarse richieste sul mercato vanno affrontate con grande attenzione e preparazione, utilizzando anche dei piccoli accorgimenti che potrebbero fare la differenza. Una volta inviati i curricula e ricevuta una chiamata per un colloquio da un’azienda, è necessario passare sotto le forche caudine di un selezionatore; a questo punto risulta importantissimo arrivare preparati, cercando di evitare anche le possibili “trappole” che un buon selezionatore pone di fronte ai candidati.

Già essere riusciti ad essere convocati significa che il nostro curriculum ha trovato interesse in quell’azienda; ciò è una buona base di partenza, a cui deve però seguire la costruzione, da parte del candidato, di un colloquio soddisfacente con il selezionatore. È questo un momento molto importante, in quanto rappresenta un’opportunità per l’azienda che seleziona; il colloquio serve per acquisire tutta una serie di informazioni sulle capacità di cui il candidato è dotato per poter essere assunto e poter così arrivare a ricoprire la posizione vacante a cui aspira.

Per arrivare preparati al colloquio, il candidato dovrebbe conoscere molto bene determinate “regole”, necessarie per farlo valutare positivamente dal selezionatore. Regole che sinteticamente possono essere riepilogate in un piccolo decalogo comportamentale che, se applicato correttamente, può fargli superare agevolmente “l’esame” a cui verrà sottoposto, da un esaminatore che, quanto a competenza, nella valutazione dei candidati, ne ha certo a sufficienza.

La prima regola del decalogo è quella di arrivare tassativamente in orario (meglio un po’ prima) e con una buona conoscenza dell’azienda che lo vuole selezionare. Mostrarsi preparati sull’attività svolta dall’azienda farà capire al selezionatore l’interesse che il candidato ha di lavorarci; questa conoscenza lo agevolerà anche a superare le domande riguardanti il suo possibile utilizzo nei processi lavorativi di cui lui, in caso di assunzione, dovrebbe occuparsi.

La seconda è quella dell’aspetto fisico. È molto importante la cura della persona (capelli in ordine, barba curata, e l’abbigliamento). Innanzitutto il look dovrebbe essere adeguato all’immagine aziendale, quindi potrebbe essere utile fare in anticipo qualche ricerca per individuare l’eventuale dress code dell’azienda in cui si fa il colloquio. In sintesi, il suggerimento è quello di un abbigliamento sobrio, utilizzando colori possibilmente neutri.

La terza regola è quella di cercare l’occasione, durante il colloquio, di provare a valorizzare gli studi fatti, gli eventuali master e le precedenti esperienze lavorative. Parlare in modo dettagliato del corso universitario seguito, degli stage post laurea effettuati e, se attinente al settore aziendale in parola, accennare al valutatore che la scelta della tesi di laurea, era stata fatta per inseguire il sogno di un lavoro in quel settore. Aggiungere, poi, anche le esperienze fatte in precedenza. Insomma, meglio giocare sempre l’eventuale asso nella manica, per dimostrare che si ha grande interesse per quel lavoro.

Come quarta regola: mostrare vero interesse e motivazione verso le attività svolte dall’azienda e, in particolare, sul tipo di lavoro che, se assunti, si dovrebbe andare a svolgere. L’assenza di motivazione è una delle cause principali del mancato successo nei colloqui; quindi, fare attenzione a quello che si dice e a come lo si dice, per essere sicuri di trasmettere tutto il proprio coinvolgimento per quel lavoro.

La quinta regola riguarda la flessibilità: La flessibilità è un must! Si tratta di una delle soft skills più cercate dalle aziende, nell’attuale mondo del lavoro, che subisce cambiamenti veloci e a volte improvvisi; il lavoro richiede una grande capacità di adattamento. Essere flessibili, senza dare peso a cambiamenti che spesso sono anche faticosi, significa dimostrare lealtà e attaccamento all’azienda. Ciò significa essere disponibili e pronti a modificare gli orari di lavoro o le proprie mansioni in azienda, a fare straordinari, a svolgere trasferte e quant’altro per il buon andamento aziendale.

Ecco la sesta regola. Oltre a saper parlare, bisogna che anche il linguaggio del corpo segua il filo del discorso.  Il linguaggio del corpo è molto importante durante un colloquio di lavoro, in quanto i valutatori vi prestano moltissima attenzione. Bisognerebbe avere un ottimo self control, riuscendo sempre a controllare i possibili segni di tensione; lo si può fare assumendo una postura e un atteggiamento aperti, tali da trasmettere interesse e tranquillità.

La settima regola è mostrare curiosità e apertura all’aggiornamento. Altra cosa importantissima, quando se ne ha l’occasione, è fare domande al selezionatore, per cercare di approfondire gli aspetti pratici del lavoro che si dovrebbe andare a svolgere; questo è un modo per mostrare reale interesse al possibile, futuro lavoro. Per quanto ovvio, evitare in questa fase di fare domande su ferie, stipendi, rimborsi spese, ecc..

Amici, ho lasciato alla fine le ultime 3 regole del piccolo decalogo, che sono davvero particolari. Sono un sincero consiglio a non cadere in alcune trappole che, di norma, i selezionatori pongono. Partiamo dalla prima delle tre, ovvero l’ottava regola: il consiglio è “mentire sulle ragioni” che hanno portato il candidato a lasciare il lavoro precedente. Se, per esempio, lo si è fatto perché non si legava col capo o con i colleghi, non bisogna dirlo: il selezionatore penserebbe che il candidato è un tipo difficile, che non lega col capo e con la squadra. È meglio trovare una scusa esterna!

La nona regola è ancora un “mentire” sul motivo per cui si vorrebbe quel lavoro. Se le ragioni sono l’ottimo stipendio, se è pur vero che tutti quelli che cercano lavoro lo fanno per lo stipendio, mai dirlo. Un’affermazione di questo tipo è per l'azienda un campanello d'allarme, perché si pensa che questa sia l’unica ragione. Bisogna, invece, far credere di essere lì per portare avanti la visione dell'azienda, che l’essere candidati a quel ruolo è il risultato di un sogno da realizzare, sentendosi perfetti per svolgere quel compito.

Anche la decima regola è un altro mentire. Alla domanda «Quali sono, in linea di massima, i tuoi piani per il futuro», mai essere sinceri. Mai esternare il proprio "sogno segreto", che magari è ben lontano dall'attività svolta da quell’azienda, perché magari il sogno è quello di arrivare ben più in alto. La risposta può essere solo una: «Restare tutta la vita in azienda, fare di tutto per vederla crescere, camminando insieme per cogliere tutte le nuove opportunità che si presenteranno». Infatti, tutte le aziende vogliono una persona talentuosa che rimanga con loro e cresca con loro! In chiusura, alla fine del colloquio, ringraziare sempre, qualunque sia stato l’esito.

Cari amici, indubbiamente non è facile, ma viviamo tempi in cui per arrivare alla meta nulla può essere lasciato al caso.

A domani.

Mario

sabato, dicembre 02, 2023

SUPERMERCATI: NEL PROSSIMO FUTURO FAREMO LA SPESA COL CARRELLO DIGITALE. IN ITALIA IL PRIMO È STATO APERTO A VERONA.


Oristano 2 dicembre 2023

Cari amici,

L’innovazione continua imperterrita a cercare di semplificarci la vita. Presto le lunghe code nei supermercati, il tempo perso a scansionare con la macchinetta i codici a barre dei prodotti, saranno solo un ricordo di tempi oramai superati! In un prossimo futuro faremo la spesa nei supermercati senza file, senza code, senza casse e senza cassiere, perché con il nostro carrello digitale risolveremo il problema di fare la spesa in tempi assolutamente oggi impensabili.

La grande catena Amazon aveva cercato di mettere in piedi i primi supermercati iper-tecnologici senza casse né cassieri, già nel 2018 negli Stati Uniti. Inizialmente la loro diffusione non è stata un fulmine, ma in futuro certamente, risolti certi problemi apparsi, queste strutture di mercato ipertecnologiche si diffonderanno a macchia d’olio. Di recente il Italia, precisamente a Verona, ha aperto i battenti il primo Tuday Conad “Prendi&Vai”, il primo Autonomous store d’Italia senza casse ne cassieri. L’iniziativa è stata realizzata da Conad con la cooperativa DAO e la partnership tecnologica di Retail Hub e della tech company portoghese SENSEI.

Ha aperto i battenti l’8 novembre scorso, e l’intenzione è quella di riuscire a cambiare l’attuale sistema di vendita della grande distribuzione in Italia, semplificando tempi e modalità. Ci vorrà certamente del tempo ad abituarci, ma in futuro supermercati di questo tipo li troveremo in ogni città. Amici, senza personale addetto alle casse, alla sorveglianza e alla contabilità, il nuovo sistema promette di far risparmiare tempo ai clienti e soldi alle aziende!

Sarà un sistema altamente computerizzato che si occuperà di gestire l’intero ciclo. L’ingresso al negozio, gestito elettronicamente, è aperto a chiunque vuole entrare a fare la spesa. Il supermercato è dotato di una rete di telecamere e sensori che identificano la posizione dei clienti e dei prodotti sugli scaffali: chi entra riceve un codice identificativo associato; il sistema monitorerà tutti i suoi spostamenti, raccogliendo i prodotti scelti in un carrello virtuale.

Si, il cliente farà la sua spesa utilizzando un “carrello digitale” che, monitorato da telecamere e scaffali intelligenti, è in grado di capire quale prodotto il cliente ha prelevato dalle mensole; farà, prodotto dopo prodotto, il calcolo globale della busta della spesa virtuale effettuata, senza interventi particolari da parte del cliente, facendogli in questo modo risparmiare del tempo, oltre quello passato in precedenza alle casse. Ma, in questo negozio ipertecnologico come avviene il pagamento?

Le modalità di pagamento sono elettroniche. Il calcolo dei prodotti prelevati avviene attraverso dei totem posizionati vicino all’uscita; il carrello virtuale, infatti, è collegato al codice univoco del cliente (assegnatogli all’ingresso) e, in questo modo, è possibile ricontrollare la lista dei prodotti prelevati, che dal cliente vengono pagati in modalità digitale, scansionando il QR code generato dagli stessi totem. Se il cliente lo desidera, il QR code gli consentirà anche di ricevere lo scontrino virtuale sul cellulare. Questo sistema d’acquisto ha un ulteriore vantaggio: può essere eseguito in totale anonimato, senza la necessità di scaricare l’app Conad e senza l’utilizzo del riconoscimento facciale o del corpo.

Cari amici, a Verona credo sia partita anche in Italia una nuova modalità d’acquisto al supermercato. Il primo store sperimentale non è grande: è composto da un'area di 200 metri quadrati; lo potremo definire un punto vendita di taglia medio-piccola, se si considera la grandezza media dei supermercati italiani, ma decisamente innovativo, al quale ne seguiranno certamente non pochi altri. È indubbiamente un progetto che troverà sicuro gradimento e, a mio avviso, si diffonderà rapidamente.

A domani.

Mario

 

venerdì, dicembre 01, 2023

LA “FREGOLA SARDA”, LA PARTICOLARE PASTA FATTA A MANO DI ANTICHISSIMA ORIGINE, CHE ACCOMPAGNA STRAORDINARIE RICETTE DI MARE.


Oristano 1° dicembre 2023

Cari amici,

Voglio iniziare anche il mese di dicembre parlando dei preziosi cibi che la Sardegna possiede. Uno di questi è "LA FREGOLA" (in sardo Sa fregua). Per esempio, per poter gustare il nostro meraviglioso mare anche d’inverno, la “FREGOLA SARDA” è l’ideale! È questa una particolare pasta di semola, la cui origine affonda nella notte dei tempi. La sua è una storia molto antica, se pensiamo che secondo lo Statuto dei Mugnai di Tempio Pausania risalente al XIV secolo, la sua preparazione era particolarmente regolamentata, e, tra l’altro, doveva avvenire esclusivamente dal lunedì al venerdì, per non consumare l'acqua necessaria per i lavori agricoli del sabato e della domenica.

Questa pasta particolare, chiamata “FREGOLA”, deve Il suo nome alla lingua latina, ovvero al vocabolo “ferculum” (che significa briciola), nome associato infatti a verbi come frisare, sfregare e sbriciolare; la fregola effettivamente si prepara proprio in questo modo: sfregando e sbriciolando la semola in piccoli granelli. Questa pasta per secoli si è preparata in casa, utilizzando tre semplici ingredienti: farina di semola di grano duro, acqua e sale. Vediamo ora come si prepara questo semplice impasto, che però richiede una grande abilità delle mani.

Ecco un esempio. Si prendono 400 g di farina di semola di grano duro, 200 ml di acqua e un pizzico di sale. Si versa su una spianatoia la farina di semola e al centro, lentamente, l’acqua tiepida leggermente salata. Poi, con un movimento circolare dei polpastrelli, bisogna sfregare per amalgamare il composto e poi formare, sempre con il movimento delle mani, delle piccole palline. Non importa se avranno dimensioni leggermente diverse! La fregola ottenuta deve essere poi lasciata asciugare e riposare per una notte su un canovaccio. L’indomani la fregola va tostata in forno a 200° per circa 15 minuti: in questo modo assumerà il suo tipico colore bruno e il sapore che la rende unica. Ora non resta che cuocerla seguendo la ricetta prescelta.

Amici, con questa fregola possiamo realizzare un’infinità di ricette buonissime: da quelle di mare a quelle di terra! La fregola con le vongole, per esempio, è un grande classico, ma sono straordinarie anche le ricette con le cozze, le arselle, i gamberi, etc. Oltre alle ricette di mare, in Sardegna ne esistono tante altre: tipiche anche quelle a base di carne, oltre a zuppe e minestre. La fregola in brodo di carne oppure la fregola con la salsiccia sono ricette di terra molto gustose; si può addirittura optare anche per fantasiose ricette vegetariane e addirittura servire la fregola fredda, come un'insalata di riso o di couscous. Ecco ora per Voi due ricette di mare che dovete assolutamente provare.

LA RICETTA DELLA FREGOLA CON LE ARSELLE.

Ingredienti (per 4 persone) 1 kg di arselle; 250 gr. di fregola sarda; 300 gr. di pomodori pelati 3 cucchiai di olio EVO extravergine d’oliva; 2 spicchi d’aglio; prezzemolo, sale e pepe q.b.

Preparazione Innanzitutto lavate bene le arselle sciacquandole prima sotto l’acqua corrente e mettendole poi a bagno in una bacinella di acqua tiepida leggermente salata per qualche ora. Tiratele fuori dalla bacinella e mettetele in una casseruola su fuoco vivace per farle schiudere. Solitamente questo procedimento dura pochi minuti e rilascerà un pochino di liquido. Mettetelo da parte: servirà dopo! Usando una schiumarola tiratele fuori dalla casseruola a poco a poco, scartando quelle che non si sono aperte. Tritate aglio e prezzemolo in maniera molto fine e fatelo soffriggere in una casseruola con un filo d’olio per due-tre minuti. Successivamente unite i pomodori pelati. Consiglio gustoso: dopo uno-due minuti aggiungete un paio di bicchieri d’acqua più il liquido delle arselle prima conservato (ovviamente filtrato dalle impurità) per dare un ulteriore “sapore di mare” al vostro sughetto! Fate bollire il sugo per qualche minuto, versate la fregola e lasciate cuocere per circa un quarto d’ora, unendo le arselle solo negli ultimi minuti della preparazione.

LA RICETTA DELLA FREGOLA CON BOTTARGA E VONGOLE.

Ingredienti (per 4 persone) 400 gr. di fregola; 250 gr. di vongole veraci (potete usare anche le arselle); bottarga di muggine; 3 pomodorini Camone o Pachino; 1/2 bicchiere di vino bianco (meglio se usate la Vernaccia); 1 foglia di alloro fresco; 1 spicchio di aglio; un pezzetto di peperoncino, prezzemolo, olio extra vergine di oliva, sale q.b.

Preparazione Fate un soffritto con olio, aglio, peperoncino e alloro. Attenzione: togliete il tutto non appena avrà preso colore, altrimenti rischierete di fare prendere all’olio un leggero retrogusto di bruciato. Aggiungete le vongole (lavate come abbiamo descritto nella ricetta precedente), fate sfumare il vino. Intanto che il vino sfuma, mettete a bollire l’acqua. Una volta raggiunto il bollore, aggiungete il sale e fate cuocere la fregola per 5 minuti. Unite i pomodorini tagliati a pezzi. Aggiungete anche un paio di cucchiaini di bottarga grattugiata per dare al sughetto un buon sapore di pesce. Scolate la fregola (avendo l’accortezza di conservare un mestolo di acqua di cottura) e versatela nella padella dove state cuocendo tutti gli altri ingredienti. Lasciate cuocere per circa un quarto d’ora, mescolando con un cucchiaio di legno: fate attenzione a non fare attaccare al fondo la fregola! Se necessario aggiungete a poco a poco l’acqua di cottura che avete tenuto da parte. Impiattate, grattugiando generosamente altra bottarga “a crudo” e condendo con un ciuffetto di prezzemolo e un filo d’olio extravergine d’oliva.

Cari amici, credo che gustandolo questo piatto vi riporterà all’estate appena trascorsa! Nell’augurarvi buon appetito, Vi suggerisco di accompagnare questi due deliziosi piatti di mare con del vino bianco profumato: o un Karmis, della cantina Contini di Cabras, o un Vermentino di Gallura. Buon appetito!

A domani.

Mario