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venerdì, aprile 18, 2014

ORISTANO: I SACRI RITI DELLA SETTIMANA SANTA.



Oristano 18 Aprile 2014
Cari amici,
oggi è il Venerdì Santo, giorno della passione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo; Settimana, questa che stiamo vivendo, che ripercorre, partendo dalla precedente Domenica delle Palme, il grande sacrificio fatto da Gesù Cristo per salvare il mondo. I sacri riti in memoria, che affondano le loro radici nei secoli,  sono anche ad Oristano ancora ben vivi e saldi e suscitano ancora, anche nel terzo millennio, un grande fascino nella popolazione che vi partecipa numerosa. Ecco, per Voi, un riepilogo delle manifestazioni previste anche quest’anno in questa riflessiva Settimana di Passione.
Questi antichi e suggestivi riti ad Oristano sono sempre stati seguiti con molta devozione e grande partecipazione di popolo. Soggetti principali in primo luogo le Confraternite, che in modo suggestivo animano le celebrazioni, catturano il sentimento popolare suscitando grande emozione. Anche il luogo fulcro di queste celebrazioni è suggestivo e particolare: la chiesa di San Martino, la più antica della città (risale al 1.200), sede ufficiale delle antiche Confraternite. 
In un passato ancora più lontano l’organizzazione della Settimana Santa era appannaggio della Cunfraria de Sa Morti, la Confraternita della Morte, i cui membri, in saio e cappuccio bianco, avevano il triste compito di occuparsi dei condannati a morte (che trascorrevano l’ultima notte nella cappella di sinistra della chiesa di San Martino); essi ne raccoglievano i resti e li seppellivano nel cortile interno, a volte anche all’interno, sotto il pavimento della cappella della chiesa. Successivamente le incombenze dell’organizzazione della Settimana Santa passarono alle altre due Confraternite: quella del Santissimo Nome di Gesù e quella del Santissimo Rosario, che vestono, rispettivamente, in abiti bianco-rossi e bianco- neri.

La prima funzione in calendario, che apre i riti della Settimana Santa Oristanese, è la processione de Is Misterius, che si svolge al primo calare delle tenebre la sera del Lunedì successivo alla Domenica delle Palme.  E’ una suggestiva processione, illuminata da mille ceri e scandita da lugubri e lenti colpi, battuti su un tamburo che segna il tempo; si snoda, lugubre e lenta, partendo dalla chiesa di San Martino per raggiungere altre sei chiese: quella dell’Immacolata, S. Efisio, S. Chiara, S. Sebastiano, San Francesco e la Cattedrale. Apre la processione il confratello col tamburo, seguito dai confratelli recanti in spalla le sette statue raffiguranti altrettanti momenti della passione: in una di queste c’è il Cristo che trasporta la sua croce, in un’altra c’è la Madonna, vestita a lutto. Particolarmente suggestiva la presenza del tamburo che suona a morte, accompagnato dai cantori che intonano nenie e versi sacri, che spaziano dal sardo al latino, e da un numeroso pubblico che segue con fede e commozione il sacro rito.
Il Giovedì Santo, di mattina, in Cattedrale si svolge la S. Messa Crismale, concelebrata da tutto il Presbiterio Arborense. Nel pomeriggio, alle ore 18,00 viene celebrata la Messa in Coena Domini, rito che ricorda l'Ultima Cena del Signore e l'istituzione del Sacerdozio e dell'Eucarestia; il rituale prevede anche la lavanda dei piedi (che l’Arcivescovo effettua a 12 esponenti delle Confraternite); il gesto vuole ripetere la manifestazione di umiltà con la quale Gesù insegnò ai propri discepoli la dedizione e l'amore per il prossimo, discepoli oggi rappresentati dai Confratelli. Al termine della funzione segue una processione particolarmente suggestiva: quella de Su Jesus, la tradizionale visita ai sepolcri, che si svolge anch’essa con il favore delle tenebre: con inizio del rito alle 21.00 e termine a mezzanotte inoltrata. Anche questa processione, che parte sempre dalla antica chiesa di San Martino, dopo un lungo percorso orante nelle 7 chiese visitate (l’ultima stazione è la chiesa Cattedrale), rientra a San Martino.
Il Venerdì Santo, a partire dalle ore 8,00, l’appuntamento è in Cattedrale; si inizia con la Celebrazione delle letture e delle lodi, a cui segue “S’incravamentu”: il simulacro del Cristo viene “inchiodato” alla croce. Nel pomeriggio alle ore 17,30 segue la processione de Sa Maria: è il rito che accompagna la Madonna che va alla ricerca del figlio morto; la processione, più breve delle altre, parte dalla chiesa di San Martino per portare il simulacro della Madonna in Cattedrale. Durante questo rito, anch’esso molto partecipato, in tanti assistono con commozione al passaggio della statua della Vergine, totalmente vestita a lutto, preceduta da una lettiga vuota; sia la Madonna che la lettiga vuota vengono posizionate in Cattedrale, dirimpetto al Cristo in Croce. Nella lettiga vuota verrà successivamente deposto il corpo del Cristo. Alle 18,00, sempre in Cattedrale, avviene la Celebrazione della Passione del Signore con la lettura del “Passio”, a cui segue il rito de “Su Scravamentu”: Cristo viene calato giù dalla croce e deposto nella lettiga. Sono momenti toccanti: il numeroso pubblico partecipante può alla fine toccare e baciare il simulacro del Cristo, prima che inizi la processione de “S’Interru”, che dalla Cattedrale raggiunge la chiesa di San Martino, che funge, ora, da Sepolcro.

I riti religiosi della Settimana Santa proseguono il Sabato con la lunga Veglia Pasquale della Notte Santa, che inizia in Cattedrale alle ore 21,00, per concludersi la Domenica, giorno della Pasqua di Resurrezione, con l’ultima processione, quella de “S’Incontru”. 
Quest’ultima, non più triste ma felice e gioiosa per la resurrezione, è un rito composto da due diversi cortei: uno, col simulacro del Cristo Risorto, che segue un percorso, e l’altro con il simulacro della Vergine che ne segue un altro. L’incontro e l’unificazione in un'unica processione avviene nel piazzale antistante la Cattedrale di Oristano, dove i partecipanti, esprimendo motti di gioia e applausi, entrano nella Cattedrale per partecipare al Solenne Pontificale della Santa Pasqua, celebrato alle 10,30 dall’Arcivescovo, a cui segue la processione de “Sa Gloria”, rito che festeggia il Cristo Risorto.

Che dirvi, cari amici, riti davvero suggestivi quelli pasquali, tramandati da secoli di generazione in generazione, e che, con grande emozione, ci fanno rivivere la morte e la passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Rievocazioni che ci fanno ricordare le nostre miserie umane, la nostra fragilità, a cui si contrappone la grandezza e la bontà di quel Gesù Cristo, da noi crocefisso e che è morto in croce per noi, perché, nonostante tutto, ci ama sempre e continua a perdonarci, oggi come ieri.

Buona e Santa Pasqua a tutti Voi!

 
Mario

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