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lunedì, luglio 08, 2013

LA CRESCENTE “DIPENDENZA” DAI SOCIAL NETWORK: LE MODERNE PIAZZE VIRTUALI D’INCONTRO SU INTERNET, QUASI UNA DROGA DEL TERZO MILLENNIO.


Oristano, 7 Luglio 2013
Cari amici,
nella mia precedente riflessione del 5 Luglio ho dialogato con Voi sulla forte accelerazione che il processo comunicativo ha avuto soprattutto in questi ultimi 10 anni. La comunicazione che Internet ha sviluppato e allargato in modo esponenziale ha creato un “mondo nuovo”, irreale, fatto di incontri comunicatavi non più fisici ma esclusivamente virtuali, dove  dalla persona si è passati alla sua immagine, dal reale si è passati all’immaginario. Non per niente la nostra società è definita ormai  “società dell’immagine”!
 

L’internauta vive, nella fase iniziale, questa astrazione dalla realtà come qualcosa di “magico”. Nella comunicazione mediata da Internet si scorrazza in un mondo nuovo, tutto da scoprire, dove ciascuno scende in campo non con il proprio carico umano di bellezza o bruttezza, giovane età o acciacchi di vecchiaia, ma può farlo da cavaliere giovane e forte, da principe azzurro o da Biancaneve, da Fata Turchina o da Superman. Con Internet, si scopre una “second life”, una seconda vita virtuale, dove è consentito superare le barriere e i vincoli di tempo e di spazio, di fisicità e di sogno, dove a tutti è consentito di volare con la fantasia.
 

Internet, infatti, annullando la dimensione spazio temporale, consente ciò che nella realtà non si può realizzare o che si può fare in molto più tempo. Nei social network ognuno si dichiara come la sua fantasia gli consiglia: uomo o donna, giovane o vecchio, intrigante o timido, buono o cattivo. Facebook, Twitter, e le varie chat, abbattono le frontiere del reale e consentono agli internauti di recitare, protetti dall’anonimato, nella grande commedia ideale e desiderata. Nell’immenso palcoscenico della rete, in stanze che in realtà difficilmente potrebbero esistere, ognuno da sfogo alle sue fantasie, senza i freni inibitori presenti nella realtà, consentendo discorsi ed incontri solo virtualmente possibili. In queste Community virtuali si creano comunque dei legami, dei vincoli più o meno stabili, delle sensazioni di appartenenza che rispondono a quel grande bisogno umano di socializzare. Nelle stanze virtuali si può sperimentare la propria identità in tutte le sue sfumature: cambiando l'età, la professione e perfino il sesso di appartenenza; ci si propone in modo inusuale, ascoltando le reazioni degli altri e confrontandosi con altre personalità più o meno reali, in un gioco che ricorda le antiche favole tra boschi incantati, principi, principesse e streghe più o meno cattive.


Il computer è ormai diventato una novella “lampada di Aladino”, uno strumento capace di trasformarci a nostro piacimento. Effettuata, poi, questa trasformazione virtuale, come si fa a spegnere il computer e tornare nella realtà dove ci ritroviamo “piccoli e neri”, come quel pulcino della pubblicità? A questo punto le ore passate davanti allo schermo del computer aumentano sempre di più, sottraendoci alla temuta quotidianità. Lentamente ma inesorabilmente ci si allontana sempre di più dalla realtà, privilegiando le relazioni virtuali a scapito di quelle reali, riducendo i contatti fisici, ormai divenuti fonte d'ansia e quindi da evitare! E’ un processo, quello subìto, di lenta assuefazione che, quasi senza traumi crea dipendenza, come una qualsiasi droga. Certo, senza timore si può sostenere che il computer crea una nuova, moderna, forma di dipendenza, definita dagli esperti Internet-dipendenza , Retomania o anche Internet Addiction Disorder (I.A.D.).
Moderna forma di dipendenza che gli studiosi hanno iniziato a radiografare fin dagli anni ’90 del secolo scorso. Il famoso psichiatra Goldberg in quegli anni propose dei criteri diagnostici (allora molto discussi) per accertare la I.A.D., rifacendosi ai sintomi abitualmente osservati per mettere a fuoco le dipendenze più comuni. Egli più precisamente sottolineò che per accertare con sicurezza la “dipendenza” dei soggetti esaminati da Internet era necessario monitorare con attenzione i segni clinici evidenziati: limiti e tempi di tolleranza e di astinenza dal computer, esame dei danni derivati, subiti dalle ordinarie relazioni sociali, occupazionali e familiari. Più recentemente per individuare e distinguere con maggiore chiarezza i segni di rete-dipendenza, anomali rispetto al consumo non patologico di Internet, si fa riferimento ad alcuni comportamenti che rappresentano dei precisi indicatori qualitativi o quantitativi, capaci di differenziare la normalità dalla patologia.
 

Questi indicatori hanno permesso di evidenziare 3 tappe nel percorso di allontanamento dalla normalità verso la forma più stabile della Dipendenza Patologica dalla Rete.
1.         Prima tappa verso la rete-dipendenza o fase iniziale E' caratterizzata dall'attenzione ossessiva e ideo-affettiva a temi e strumenti inerenti l'uso della rete, che genera comportamenti quali controllo ripetuto della posta elettronica durante la stessa giornata, ricerca di programmi e strumenti di comunicazione particolari, prolungati periodi in chat.
2.         Seconda tappa o tossicofilia E' caratterizzata dall'aumento del tempo trascorso on-line, con un crescente senso di malessere, di agitazione, di mancanza di qualcosa o di basso livello di attivazione quando si è scollegati (una condizione paragonabile all'astinenza). Inizialmente ciò era accompagnato anche da un notevole aumento delle spese, che spesso rappresentava un lieve fattore di inibizione della tossicofilia, oggi pressoché irrilevante, date le numerose possibilità di rimanere a lungo collegati a basso costo. Restano, tuttavia, importanti indicatori di tossicofilia il malessere soggettivo off-line e l'abuso on-line, spesso anche nelle ore lavorative e nelle ore notturne, in cui si è disposti a rinunciare anche al sonno.
3.         Terza tappa o tossicomania E' la fase in cui la rete-dipendenza agisce ad ampio raggio, danneggiando diverse aree di vita, quali quella lavorativa, delle relazioni reali e quella scolastico-lavorativa e in cui si rilevano problemi di scarso profitto, di assenteismo scolastico-lavorativo e di isolamento sociale anche totale.
Studiosi importanti (Cantelmi T., Talli M., 1998) hanno evidenziato i sintomi più significativi: nella prima fase è rilevante l'abuso del tempo in rete (in genere anche 60-70 ore settimanali); nella seconda si aggiungono i sintomi di ansia e irrequietezza crescente, nella terza iniziano a compromettersi le relazioni sociali, lavorative o scolastiche, che sopravvivono sporadicamente tra un collegamento e l’altro, estraniando sempre di più il soggetto colpito dalla realtà sociale.

Come disintossicare, come dare un aiuto concreto agli Internet dipendenti? I tentativi sono stati tanti, e, ancora oggi, come per le altre tossicodipendenze, la soluzione non è a portata di mano. Così come hanno fatto discutere i principi-guida adottati inizialmente per la diagnosi della retomania, sono state numerose anche le critiche ai cosiddetti gruppi di auto-aiuto on-line, uno dei primi metodi utilizzati, soprattutto in America, allo scopo di fornire un supporto per superare il problema della rete-dipendenza. Tale modalità di trattamento, infatti, assimilabile al trattamento di un vero e proprio tossicodipendente, curato con la sua stessa droga, sembra non aver avuto sempre successo. La quotidiana “ingestione” di Internet, una droga anch’essa virtuale, è necessario combatterla con le armi psicologiche più che chimiche.



Per prima cosa è necessario ricreare nel soggetto colpito una maggiore “consapevolezza” del reale, passato in secondo piano rispetto al virtuale. Partendo, per esempio, dall’utilizzo dei sempre più diffusi “test e questionari on line” di autovalutazione del proprio rapporto con la Rete, che possono rappresentare un punto di partenza per rendere il soggetto “consapevole del problema”, vissuto a lungo in precedenza in modo non disturbante. Il passo successivo, partendo proprio dalla consapevolezza acquisita, può essere un aiuto professionale individuale o una condivisione reale del problema attraverso l’analisi collettiva, fatta con “un gruppo omogeneo”, che presenta gli stessi sintomi, anche attraverso delle riflessioni guidate sulla necessità di superare le eventuali insicurezze che possono essere alla radice del ricorso ad Internet per socializzare.





Senza arrivare alla “cura del drogato da Internet”, è necessaria una maggiore attenzione allo strumento della prevenzione. E’ questo lo strumento utile a tutti, semplice ed efficace, se usato agli inizi dell’approccio ad Internet, prima che diventi un uso smodato, un abuso. Prevenzione fatta di regole chiare, che possiamo così riepilogare:
a)  limitare la quantità di tempo trascorso quotidianamente on line (non più di una o due ore), possibilmente non instaurando un'abitudine quotidiana che deve essere a tutti i costi rispettata, ma con flessibilità costante;
b)  variare ed integrare le attività on line con altre attività reali (es. acquisti, svaghi o relazioni sociali), poiché in tal modo non si trasforma la Rete nello strumento privilegiato di relax, di evasione e di contatto con se stessi, ma una delle possibili varianti al quotidiano;
c)  mai abbandonare la socializzazione reale, che non può essere totalmente sostituita da quella virtuale, da considerarsi integrativa e mai esclusiva;
d)  nel caso si avvertisse una forte necessità poco controllabile di collegarsi ad Internet, non lasciarsi dominare dall’evento ma ricorrere, senza indugio,  ad un aiuto competente.




La rete, cari amici, è uno strumento formidabile, unico ed insostituibile, ma richiede, come molti altri strumenti, saggezza e capacità di utilizzo. Volare, cari amici, è una cosa bellissima! Ma sappiamo tutti che per volare sono necessarie delle ali forti e resistenti, pena la fine di Icaro. Anche  volare in rete richiede capacità e strumenti adeguati.
Grazie a tutti dell’attenzione!
Mario



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