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martedì, aprile 23, 2013

ANGELO GIAGU DE MARTINI: IL GRANDE BANCHIERE SARDO DEL SECOLO SCORSO. IL BANCO DI SARDEGNA GLI DEDICA IL GRANDE SALONE DI VIALE UMBERTO.


Oristano 23 Aprile 2013
Cari amici,
oggi la mia riflessione torna sul mio passato: la mia ultratrentennale vita bancaria trascorsa al Banco di Sardegna. L’occasione che ha riaperto il file dei ricordi mi è stata data dall’Unione Sarda che, con un bell’articolo di Paolo Fadda, riportava la notizia che il grande salotto libery del palazzo di Viale Umberto a Sassari, sede della Direzione Generale del Banco di Sardegna, era stato dedicato al suo indimenticato direttore generale: Angelo Giagu De Martini.
Io l’ho conosciuto la prima volta negli anni ’70, poco tempo dopo il mio ingresso al Banco. Figura carismatica di banchiere vecchio stampo il Dr. Giagu diresse l’Istituto sardo dal 1969 al 1991. Anni particolari quelli, un ventennio che vide il Banco crescere in modo incredibile, aumentando la presenza sul territorio (fu raddoppiata la rete degli sportelli) e facendo crescere non solo gli affari ma, in maniera esponenziale, anche il personale che passò da circa 600 addetti a oltre 2.500. Angelo Giagu può essere considerato, senza ombra di dubbio, il banchiere simbolo della rinascita economica di quegli anni, insomma, uno dei massimi protagonisti della storia economica della Sardegna del secolo scorso.
Quando nel luglio del 1969 avvicendò Sergio Puritz nella carica di direttore generale, il Banco era ancora “Istituto di Credito di Diritto Pubblico”: l’ultimo nato ma anche il più piccolo e fragile. Fu la legge 588 del 1962 a crearlo attraverso la fusione per incorporazione dell’Istituto di Credito Agrario per la Sardegna, ICAS - di cui ereditava il patrimonio e l’organizzazione - ed il Banco di Sardegna di Cagliari, mai diventato operativo per carenza di capitale. Giagu ereditò una banca arcaica, molto vicina al settore agricolo e diffusa capillarmente in tutto il territorio regionale. Era necessario, però, per farla crescere, aprirla all’esterno: l’economia dell’Isola doveva dialogare con il “Continente”, doveva “sprovincializzarsi”, perdere quella connotazione di banca arcaica di periferia e, attraversato il mare,  lanciarsi verso i mercati d’oltre tirreno. Fu un’operazione intelligente che trasformò in modo radicale il Banco: nacquero le sedi di Roma, Genova e Milano. Il Banco perdeva, in parte, la sua provincialità.

Agli inizi degli anni Novanta il Banco, completata la trasformazione delle Casse Comunali di Credito Agrario in dipendenze dirette del Banco, diede attuazione all’importante legge “ Amato-Carli” (legge n. 218 del luglio del 1990), che imponeva agli Istituti di credito di diritto pubblico ed alle Casse di risparmio di trasformarsi in Società per Azioni. Questa importante trasformazione, però, ha riguardato soprattutto il “dopo Giagu”, il lavoro dei suoi successori, che il vecchio banchiere visse più da spettatore che da primo interprete: Lui la sua parte l’aveva già fatta, alla grande! Oggi nel salone libery della storica Sede di Viale Umberto che porta il Suo nome, sembra ancora aggirarsi quella Sua felpata figura di uomo d’altri tempi, con quel suo sguardo curioso e indagatore, che, a ben pensarci, ti mette ancora in soggezione.
La saggia idea dell’attuale presidente del Banco di dedicargli il grande salone di Viale Umberto è un doveroso omaggio ad uno degli uomini migliori del Banco e della Sardegna. Paolo Baffi, Governatore della Banca d’Italia in quegli anni, di Lui disse: “Giagu mostra la discrezione e la prudenza di un Cuccia e la cultura e la creatività di un Mattioli”. Questo era il Dotto Angelo Giagu De Martini!
Cari amici, ho voluto ricordare con questa mi riflessione un uomo che per molti anni ho apprezzato ed ammirato per la Sua coerenza. Negli incontri, pur brevi, che ho avuto con Lui per ragioni di lavoro, ho sempre visto l’uomo “giusto”, capace di ascoltare e sensibile alle istanze di tutto il personale. Nelle mie prossime riflessioni, se avrete la pazienza di leggermi, vorrei ricordare con Voi la lunga storia del sistema creditizio sardo, che parte dalla prima metà del 1600, durante la dominazione spagnola, con la costituzione anche in Sardegna dei Monti frumentari.
Grazie della Vostra sempre gradita attenzione.
Mario

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