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sabato, febbraio 09, 2013

ORISTANO, LA MAGIA DELLA SARTIGLIA.

Oristano 9 Febbraio 2013

Cari amici,

domani è la Domenica della Sartiglia. Un rituale che da secoli si ripete e che affascina sempre. Ho una passione particolare che questo spettacolo che, unico nel suo genere, ripercorre riti che legano la tradizione pagana a quella cristiana. Ho anche sognato di essere, anch’io, protagonista di questa splendida manifestazione. Protagonista virtuale, ovviamente, perché i sogni di cavaliere li fa anche chi a cavallo non ci sa andare...come me. Ecco, invece, il sogno realizzato di un cavaliere vero, che ha vissuto, anche nell’animo, questa splendida opportunità.

                         

IO, “COMPONIDORI”, MESSAGGERO CELESTE.



Avevo cullato un sogno. Un sogno bellissimo e apparentemente impossibile che, quasi per incanto, si era avverato: Avevo guidato la “Sartiglia”, ero diventato Componidori!

Steso sul letto, dopo una intensa e faticosissima giornata, ero ancora come in “trance”, in una dimensione nella quale non mi ero mai trovato. Non solo non provavo il desiderio del sonno ma il mio corpo, pur provato dalla giornata trascorsa in groppa al mio cavallo, non sentiva minimamente la stanchezza. Una marea di emozioni ancora mi pervadeva. Non solo quelle relative alla giornata appena trascorsa ma anche quelle dei preparativi, quelle dei miei sogni di bambino che, affascinato dalla Sartiglia, sognava un giorno di poterla fare, non da semplice cavaliere ma da Componidori!

Immobile sul letto, con gli occhi sbarrati nel buio, mi rivedevo bambino. Il mio sogno, il mio desiderio più grande, era quello di entrare a far parte di quella schiera di cavalieri che si cimentavano in quella corsa fantastica guidata da quel bellissimo essere, vestito come un Dio, che si chiamava Componidori. Di lui tutto mi affascinava ma in modo particolare la maschera. Era per me un vero mistero quella maschera dallo sguardo perso nell’infinito. Una maschera senza sesso, senza identità, come se appartenesse ad un altro mondo. Forse su Componidori era un essere divino: ne uomo ne donna ma un messaggero celeste, inviato sulla terra per portare all’uomo un messaggio soprannaturale. I bambini, i ragazzi sognano: ma sogna anche il ragazzo diventato uomo, nella cui mente il sogno non si spegne. Guai all’uomo che non ha un sogno!

La mia lucida riflessione notturna ripercorreva il sentiero della mia vita. Riassaporai la mia determinata voglia di andare a cavallo. I primi passi, le prime esperienze i primi successi da cavaliere. Intanto la passione cresceva. Gli studi, l’università, le amicizie, i primi amori, tutto quel bagaglio, tutte quelle esperienze di vita, pur appaganti, non intaccarono mai la mia “voglia di Sartiglia” che covava come un fuoco sotto la cenere dentro di me. Il mio sogno fatto da bambino era ancora perfettamente integro, intatto, e, pur abilmente celato, quel fuoco continuava ad alimentarsi.

Con un tuffo al cuore rividi il momento in cui il Gremio mi comunicò di avermi scelto per guidare la corsa: sarei stato io il Componidori. L’emozione di quel momento riapriva ancora il mio cuore togliendomi quasi il fiato. Come in un film accelerato rividi gli abbracci, gli auguri, la consegna del cero, la veglia della notte precedente. La cosa strana e curiosa insieme era che rivedevo tutto questo quasi da spettatore, come se osservassi questi avvenimenti dall’esterno e riuscissi, come in un misterioso sdoppiamento tra me ed il mio “alter Ego”, ad osservarmi.

Lucidamente rivissi, quasi al rallentatore, l’intensa giornata appena portata a termine. Il grande andirivieni delle persone, che mi ruotavano intorno: Il Majorali, i miei primi aiutanti, su segundu e su terzu, sa massaia manna e is massaieddas. Io ero pervaso da qualcosa che non riuscivo, però, a definire. Era una sensazione che non avevo mai provato prima. Non era paura e neanche ansia da prestazione. Dialogavo con gli altri quasi in modo distaccato, anche con quelli con i quali avevo un rapporto di grande affettuosità. Insomma ero diverso dal solito.

                           
Mi rividi all’improvviso sulla sedia della vestizione, attorniato da indaffarate massaias che mi circondavano, ognuna con una parte dei “panni” che avrei indossato. Credo che descrivere cosa si prova in quei momenti non sia umanamente possibile. Il tuo sguardo, non ancora ottenebrato dalla maschera, osserva, quasi come un estraneo, l’immensa folla che ti circonda. E’ un qualcosa che ti intimorisce e ti affascina allo stesso tempo. Mentre il rituale si compie, mentre cento mani ti sfiorano, quasi ti accarezzano, mentre rassettano la camicia bianca , sistemano il corsetto, cuciono, stringono, legano, ti bendano ai lati del viso per appoggiarti la maschera, senti dentro di te, quasi come un rombo di tuono ed un lampo improvviso che ti abbaglia: è la magia della trasformazione. Quel lampo improvviso che ti scuote come un fuscello, che annulla la tua umanità e ti trasforma in creatura divina. La figura che tutti ora guardano con commozione non sei più tu, cavaliere umano, mortale, ma un “Alter Ego” prestato per un giorno agli Dei, trasformato in messaggero celeste, a cui è concessa, anche se solo per un giorno la divinità.
Ora, dall’interno di quella maschera androgina, osservo il popolo osannante, proprio da sovrano, reso forte e capace, per guidare i cavalieri alla sfida della sorte. Mi sento diverso, mi accorgo che i miei gesti sono guidati da una forza superiore: non sono io ma il messaggero celeste che, attraverso la maschera, porta il messaggio divino che comunicherà agli uomini il loro prossimo destino, fausto o infausto che sia.

La sequenza delle immagini si accavalla nella mia mente. Il lento passaggio sotto la stella, l’incrocio delle spade, le veloci discese alla stella. Forse sarà un anno fortunato, ho preso la stella e diversi cavalieri l’hanno infilzata con perizia. Rivedo anche i motti di stizza di chi non ha avuto la spada per cimentarsi nella sfida. Non ho usato simpatie e antipatie: ho operato guidato da una luce e da un impulso che non era il mio ma quello trasmessomi. Al calar della sera, dopo una giornata intensa e tormentata, ho benedetto la folla con “sa pippia de maju”, strumento che, come sacerdote di un antico rito, concede a Su Componidori di portare agli umani la divina benedizione.

                       
Ecco il rito è compiuto. Ora il lungo corteo dei cavalieri mi riaccompagna al luogo da dove siamo partiti: quello della vestizione. Con un balzo lascio il cavallo, mio fedele compagno per tutta la giornata, e risalgo su quel palco che ha visto molte ore prima la mia trasformazione. Seduto sulla stessa sedia le massaias, con abili mani, ritrasformano me, Componidori per un giorno, in cavaliere umano. Sento le mani che si accavallano su di me, mentre, con gli occhi chiusi sento ancora quel tuono, ora lontano, e rivedo quel lampo di luce che velocemente si allontana. Le mani abili della Massaia Manna mi tolgono la maschera e, ancora col viso fasciato, riapro gli occhi mentre un grande applauso, accompagnato dal rullo dei tamburi e dagli squilli di tromba, mi rende omaggio. Il popolo, felice, saluta il suo re ridiventato uomo.

Un grande brindisi con il classico bicchiere di vernaccia augura a tutti una felice Buona Annata!

Credo che un’esperienza cosi grande, unica, resti indelebilmente incisa nel cuore di quelli che hanno avuto la gioia ed il privilegio di vivere, da Componidori, un giorno speciale: un giorno da Semidio, da Messaggero Celeste!

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Spero il racconto Vi sia piaciuto!

Mario

                       


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