mercoledì, settembre 24, 2025

L'A.I. E LE RIPERCUSSIONI SUL LAVORO. ECCO LE PROFESSIONI CHE SCOMPARIRANNO E LE (POCHE) CHE RESTERANNO IN MANO ALL'UOMO.


Oristano 24 settembre 2025

Cari amici,

Che l’INTELLIGENZA ARTIFICIALE darà un duro colpo a tutta una serie di professioni anche di alto livello è, ormai, una realtà difficilmente contestabile. Sull’argomento si ventilano tante ipotesi, ma uno degli esperti del settore come BILL GATES si è espresso in termini abbastanza chiari. Uno studio pubblicato da Microsoft Research ha analizzato oltre 200.000 conversazioni anonime avvenute tramite Bing Copilot negli USA durante lo scorso anno, ricavando dei dati che fanno seriamente il punto sulla situazione.

Questi ricercatori hanno infatti individuato con precisione quali attività lavorative sono più esposte al passaggio all’Intelligenza Artificiale. e quali, invece, risultano meno esposte all’impatto dell’A.I. generativa. Il risultato? Una classifica alquanto sorprendente: almeno sono 40 le professioni ed i mestieri altamente esposti all’automazione, mentre poche altre professioni sono quelle che, per il momento, sembrano apparentemente al sicuro. La mia convinzione è che il pensiero espresso da Bill Gates sull’argomento debba essere preso in seria considerazione! Ma entriamo nel dettaglio dello studio prima accennato.

Lo studio “MEASURING THE OCCUPATIONAL IMPLICATIONS OF GENERATIVE AI“, che per effettuare l’analisi ha introdotto un indice chiamato A.I. Applicability Score, ed ha ricavato i dati utilizzando la classificazione O*NET del mercato del lavoro statunitense; mercato che identifica, per ogni occupazione, le attività svolte e la classifica in Intermediate Work Activities (IWA). Una metodologia chiave dello studio è la distinzione tra: User Goal (l’Obiettivo era monitorare l’attività che l’utente cerca di portare a termine con l’aiuto dell’AI.) e l’AI Action (Azione dell’AI), ovvero l’azione svolta concretamente dall'A.I.

Ed ecco il risultato. Le professioni più impattate dall’AI sono almeno 40! Tra le attività completate con maggior successo da Copilot vi sono la raccolta di informazioni (le ricerche su argomenti scientifici o culturali), la stesura o la modifica di contenuti (report, e-mail, materiali didattici), l’offerta di assistenza tecnica o consulenze, le attività di traduzione e interpretazione di contenuti linguistici, la risposta a richieste del pubblico e dei clienti, etc. Le attività svolte con minore soddisfazione dall’AI includono: analisi complesse di dati, visual design creativo e modellazione statistica o ingegneristica.

Amici, per meglio capire, ne è scaturita una tabella, un elenco che sotto certi aspetti fa un po’ paura, almeno per certe professioni oggi viste come di alto livello! Ecco quelle in serio pericolo. Interpreti e Traduttori, Storici, Assistenti di bordo, Venditori di servizi, Scrittori e autori, Operatori di customer service, Programmatori CNC, Centralinisti telefonici, Agenti di viaggio e biglietteria, Annunciatori e speaker radiofonici, Impiegati di borsa, Educatori per la gestione domestica e agricola, Telemarketer, Concierge, Scienziati politici, Giornalisti e reporter, Matematici, Redattori tecnici, Correttori di bozze,  Host e hostess,  Editor,, Docenti di economia (università), Specialisti in relazioni pubbliche, Promoter e dimostratori, Agenti di vendita pubblicitaria, Impiegati nuovi conti, Assistenti statistici, Impiegati noleggio e sportello, Data scientist, Consulenti finanziari personali, Archivisti, Docenti universitari di economia, Sviluppatori web, Analisti gestionali, Geografi, Modelli e modelle, Analisti di mercato, Operatori centrali emergenza, Centralinisti, Docenti universitari in biblioteconomia.

Amici, secondo Kiran Tomlinson, ricercatore senior presso la Microsoft Research, lo scopo principale dello studio non è dimostrare che l’Intelligenza Artificiale possa sostituire completamente i lavoratori, ma piuttosto evidenziare dove e come l’intelligenza artificiale possa supportare in modo produttivo le attività lavorative. «Il nostro studio analizza quali categorie professionali possono trarre beneficio dall’uso dei chatbot AI», ha dichiarato il ricercatore. Non vi è ombra di dubbio, comunque, che il futuro del lavoro è certamente in attesa di imprevedibili variazioni. Oramai, il dominio dall’automazione sta creando una paura sempre più grande e concreta, con il terrore di essere sostituiti da un’intelligenza artificiale. Ma non tutto, a quanto pare, sembra perduto. Bill Gates, tra i fondatori di Microsoft, ha indicato tre grandi professioni che, nonostante i progressi tecnologici, resteranno saldamente nelle mani degli esseri umani. Ecco quali sono e perché hanno ancora un certo futuro.

Ecco i TRE GRANDI SETTORI PROFESSIONALI che l'intelligenza artificiale non potrà mai sostituire! Il primo è LA PROGRAMMAZIONE, necessaria sempre e ovunque, e chi la sa usare ha un vantaggio competitivo enorme; il secondo Il secondo settore capace di resistere all'automazione è LA BIOLOGIA, presa in esame nel senso più ampio! Biologia intesa scienze della vita, medicina, biotecnologie, etc.. La natura è troppo complessa per essere riassunta in un algoritmo! Servono quelle capacità umane in grado di interpretare i dati clinici, fare diagnosi, elaborare terapie, ma anche affrontare dilemmi etici e comunicare con altri esseri umani. L’intelligenza artificiale può supportare, ma non sostituire queste competenze. E non parliamo solo di laboratori o ospedali: chi lavora sulla salute globale, sull’ambiente o sulla genetica affronta problemi reali, in continua evoluzione. Qui, amici, la flessibilità mentale e l’intuizione contano più di qualsiasi script.

Il terzo settore lavorativo, che secondo Bill Gates resterà in mano umana. è L’ENERGIA. Dalla transizione ecologica alla progettazione di nuovi impianti, serve chi sappia immaginare, testare e gestire soluzioni su larga scala. L’A.I. può aiutare a ottimizzare i progetti, ma non può decidere come rendere sostenibile l’intero sistema. Servono figure capaci di connettere innovazione tecnica, economia e impatto sociale, e la mente umana e l’unica deputata a farlo. E questo vale sia per i grandi impianti, sia per chi lavora su piccola scala nei territori.

Cari amici, credo di avere già espresso la mia opinione sull’Intelligenza Artificiale e sul suo potenziale. Se l’uomo vorrà saggiamente amministrare questa grande possibilità a suo favore, dovrà imparare a gestirla con attenzione, senza lasciarsi andare a voli pindarici che lo potrebbero vedere sicuramente perdente! Il cervello umano è insostituibile, e nessuna intelligenza artificiale potrà mai sostituirlo! Quello umano lo ha creato Dio, mentre quel “cervello artificiale” creato dall’uomo, in realtà è un grandissimo calcolatore, ma freddo e asettico, nato senz’anima e senza coscienza!

A domani.

Mario

              

martedì, settembre 23, 2025

LA “SINDROME DI HUBRIS”: QUANDO IL POTERE RIESCE AD OFFUSCARE LA MENTE DELL’UOMO, CAMBIANDONE LA PERSONALITÀ.


Oristano 23 settembre 2025

Cari amici,

Che il potere riesca ad offuscare la mente dell’uomo è, ormai, una certezza incontestabile. Lo stesso Bertrand Russell ebbe occasione di affermare che “Il potere è dolce, è una droga; e, come per quest'ultima, il desiderio cresce con l'abitudine”. Si, alti livelli di potere causano la così detta SINDROME DI HUBRIS, ovvero quella “Distorsione psicologica” che colpisce le persone che detengono un grande potere; questa sindrome è universale: può, infatti, riguardare gli affari, la politica o qualunque altro campo. È, in realtà, “un sintomo di cui non si parla spesso”, ma è presente più di quanto immaginiamo! Si insinua lentamente “come un contagio”, nel soggetto che ha ottenuto una certa autorità, e, man mano che questo si immedesima nel ruolo, la sua precedente personalità inizia a cambiare. Giorno dopo giorno, infatti, inizia a credersi superiore, infallibile e intoccabile. Questa lenta trasformazione, nota come “SINDROME DI HUBRIS”, ha preso nome da un vocabolo antico: Hubris è, infatti, una parola della lingua Greca e significa “senza misura”. In passato il termine era usato per descrivere quei leader che, presi dall’arroganza, dall’onnipotenza, perdevano il senso dei propri limiti.

Questa sindrome, come accennato detta di Hubris, è stata descritta di recente da Lord David Owen sulla rivista “Brain”. Il quadro è simile a quello di altri tre disturbi della personalità: quello narcisistico, l'istrionico e l'antisociale. Lord David, medico e politico inglese, descrive la sindrome come caratterizzata da comportamenti arroganti e ispirati a presunzione, che si accompagnano ad una preoccupazione maniacale per la propria immagine. Secondo gli psicologi questo quadro mentale si presenta alquanto spesso nelle persone che gestiscono il potere, specie se protratto nel tempo e se al potere detenuto si aggiunge il successo.

Il neurologo Peter Garrard su questo pericoloso male ha pubblicato un interessante libro: THE LEADERSHIP HUBRIS EPIDEMIC, dove, dopo si ricollega agli studi precedenti relativi alla Hubris Syndrome (il libro più importante fu quello pubblicato dal politico Lord David Owen e dallo psichiatra Jonathan Davidson nel 2009), e ad altri successivi elaborati da diversi studiosi (uno successivo è dallo stesso Owen che porta il titolo The Hubris Syndrome: Bush, Blair and the Intoxication of Power - Methuen, York, 2012. II edition). Nel libro Garrard ha evidenziato in dettaglio in che modo questa pericolosa malattia sta diventando una vera e propria epidemia.

Ecco come la Hubris Syndrome si manifesta nelle persone che gestiscono il potere. Il leader (o il manager) affetto da questa sindrome, diviene iper-fiducioso nelle proprie capacità, iniziando a mostrare disprezzo, insolenza o indifferenza verso gli altri, sentendosi onnipotentemente orgoglioso di gestire il proprio potere: una miscela esplosiva, che rende facilmente ciechi di fronte ai possibili rischi. Si tratta di una sindrome pericolosa, che si affianca a molte altre ormai note e studiate, ma, soprattutto, incarnate con fin troppa evidenza da persone che hanno in mano le sorti del mondo o, almeno, di parti di esso.

La triste realtà, amici, è che Politici e Capi di stato non ne sono immuni! E Nick Bouras, nella prefazione al suo libro “Mental Health Services for Adults with Intellectual Disability”, cita giustamente i recenti casi dei crack finanziari in cui la Hubris Syndrome ha rivelato il suo potenziale distruttivo; come nei manager di Lehman Brothers, di Enron e della Royal Bank of Scotland. Questa sindrome opera in tutti i campi: da quello economico a quello militare, da quello della medicina a quello politico. Nessun settore, in realtà ne è immune. Amici, l’uomo di per se nasce ambizioso e desideroso di potere.  Il potere, però, una volta acquisito è una droga che ubriaca, e non tutti i leader hanno un carattere abbastanza forte per dominarla. La sindrome, inoltre, cresce e si rafforza nella permanenza del potere: più è lungo più aumenta il rischio. Il grande Bertrand Russel aveva già intuito un’alterazione dell’equilibrio mentale di una persona al potere. Ciò lo ha portato a descrivere il legame causa-effetto tra il potere e il comportamento aberrante, attribuendogli il nome di “intossicazione del potere”.

Cari amici, considerata la mia età e il lavoro che per 40 anni ho svolto, posso confermare che la “SINDROME DI HUBRIS” era (ed è), anche oggi, una triste realtà, in tutti i campi. Ho avuto modo di osservare persone dall’indole onesta che, una volta acquisito il potere, soprattutto se durato a lungo, si sono trasformate in soggetti dispotici, arroganti e presuntuosi. Alla luce di ciò, sono convinto che il potere dovrebbe sempre essere sempre limitato: “ne troppo ne troppo a lungo”! Il sistema sociale e politico dovrebbe sempre porre dei limiti ai poteri posti nelle mani di una sola persona, in particolare per troppo tempo!

A domani.

Mario

 

lunedì, settembre 22, 2025

EMOZIONI E LACRIME. LA SPIEGAZIONE PSICOLOGICA DEL MOTIVO “PERCHÈ SI PIANGE”. LA FUNZIONE E IL VALORE DELLE LACRIME.


Oristano 22 settembre 2025

Cari amici,

La stragrande maggioranza delle persone “PIANGE”. È questo un dato di fatto, in quanto, dai numerosi studi sull’argomento, sono pochissime le persone che non piangono. Tuttavia ci domandiamo: “PERCHÉ SI PIANGE”? In realtà fin dagli inizi della vita, da bambini, le lacrime sono frequenti, ed hanno un ruolo fondamentale nel sollecitare l’attenzione e la cura da parte delle figure d’accudimento (Trimble, 2012). Ma che dire degli adulti? La risposta a questo quesito è meno chiara.

Molti studi hanno tentato di trovare risposte, e, in un interessante studio, due scienziati esperti in Psicologia del pianto, Rotteberg e Vingerhoets (2012), hanno costruito una narrazione sulle motivazioni del pianto; lo hanno fatto attraverso uno studio sulle varie età e sulle modalità con cui questo pianto viene ad essere sempre più regolato; questo ha permesso di riunire le varie ricerche precedenti, ma anche di individuare le lacune, come il pianto in età adolescenziale o senile, che è stato fortemente trascurato.

Comunque, amici, una cosa è proprio certa: sono le forti emozioni a causare le lacrime! Il pianto, comunque, è ben di più di un semplice sintomo di tristezza, come sostengono con forza Vingerhoets ed altri psicologi. Il pianto è stimolato da una gamma di sentimenti, che vanno dall’empatia alla sorpresa, dalla rabbia all’afflizione e, diversamente da quelle “farfalle nello stomaco” che svolazzano invisibilmente quando siamo innamorati, le lacrime sono un segnale forte che gli altri possono vedere. Questa moderna intuizione risulta centrale nel nuovo pensiero riguardante la psicologia del pianto.

Le lacrime, insomma, servono anche a mostrare agli altri che siamo vulnerabili, e la vulnerabilità, lo sappiamo, è critica per la connessione umana. Le stesse aree neuronali che sono innescate dal vedere qualcuno emotivamente attivato sono le stesse che si innescano quando ci stiamo. a nostra volta, attivando emotivamente (Trimble, 2012). Si pensa che ci deve essere stato qualche momento, nella nostra storia evolutiva, in cui le lacrime sono diventate qualcosa che automaticamente avviava l’empatia e la compassione negli altri. In effetti essere capaci di mostrare la nostra fragilità emotiva col piangere, così come di rispondere ad esso, costituiscono una parte molto importante dell’essere umano.

Amici lettori, se tutti, o quasi tutti, piangiamo, c’è da dire che non tutti piangono allo stesso modo e con la stessa intensità. Ci sono persone che piangono più facilmente di altre, è questo è certamente sintomo di una più elevata sensibilità emotiva. Questo non significa essere più “fragili”, ma avere una maggiore capacità di entrare in contatto con ciò che proviamo e con ciò che accade intorno a noi. Il pianto, in questo senso, agisce come una via per sfogarsi, che aiuta a ridurre la tensione e a ritrovare l’equilibrio interiore. Inoltre, alcuni studi indicano che alcune persone sono più inclini a piangere a causa di fattori biologici, come il rilascio di ormoni legati allo stress o all’empatia. La genetica, il contesto sociale e persino il genere, influenzano la frequenza con cui esprimiamo le nostre emozioni attraverso le lacrime.

In sintesi, avere “il pianto facile”, lungi dall’essere un segno di debolezza, può evidenziare, invece, l’essere un soggetto emotivamente forte. Per quale motivo? Quelle dal pianto facile sono persone capaci di riconoscere e scatenare le proprie emozioni, sono soggetti che non le reprimono, e questo fa sì che esse abbiano più risorse per affrontare le situazioni difficili! Inoltre, amici, gli esperti di psicologia positiva spiegano che il pianto può essere un indicatore di resilienza: essere in possesso di una sensibilità in grado di trasformare la vulnerabilità in forza. In altre parole, le cosiddette persone “altamente sensibili” tendono a piangere di più, ma mostrano anche una profonda empatia e una grande capacità di adattamento.

Cari amici, piangere, insomma, fa bene al nostro organismo! Al di là dell’aspetto emotivo, infatti, le lacrime svolgono un ruolo fisiologico: aiutano a liberare le tossine, riducono i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e generano una sensazione di sollievo dopo il pianto. Ecco perché, spesso dopo aver pianto, ci sentiamo più leggeri, con una rinnovata lucidità mentale e pronti a continuare il nostro percorso. La psicologia, amici, conferma che “piangere non è un difetto”, ma una caratteristica della nostra personalità. Alla fine, le lacrime sono un’espressione umana potente, che collega corpo e mente, e ci ricorda che provare emozioni intense è anche un segno di grande forza interiore.

A domani.

Mario

 

domenica, settembre 21, 2025

IL FUTURO DELLA RIPRODUZIONE UMANA. IN CINA SI SPERIMENTA, AD UNO STADIO MOLTO AVANZATO, LA MAMMA ROBOT CHE PARTORISCE.


Oristano 21 settembre 2025

Cari amici,

Una persona su sei nel mondo soffre di INFERTILITÀ. È questo il principale dato emerso da un report pubblicato lo scorso aprile dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Le cause sono molteplici, ma una delle cause più importanti è attribuita all’incidenza degli “inquinanti ambientali”, assunti con l’alimentazione, la respirazione o anche tramite contatto con la pelle, che passano la placenta e incidono sul potenziale di fertilità della coppia. Si, la riproduzione umana, seppure non possiamo ancora considerarla "in serio pericolo", risulta comunque in forte calo.

Focalizzando l’attenzione su quella italiana, il problema fertilità esiste eccome, analogamente a quanto accade nel resto d’Europa. Ebbene, poiché l’umanita vive questo millennio altamente tecnologico, nonostante lo scetticismo di alcuni esperti, nei laboratori sta maturando l’idea di una “maternità surrogata”, affidata a un androide ovvero ad un robot! Questa soluzione è apparsa percorribile, alquanto valida per aggirare l’infertilità, contrastare il mercato degli affitti uterini e regalare a milioni di persone il sogno di diventare genitori senza dover pagare cifre davvero insostenibili.

I laboratori dove la ricerca è più avanzata sono operativi in Cina, dove i ricercatori affermano che l’utero artificiale, è già in grado di riprodurre le condizioni del grembo materno, garantendo al feto i nutrienti necessari alla crescita, tramite un tubo collegato all’addome, che fungerà da cordone ombelicale. La gestazione con l’utilizzo di un Androide durerebbe circa dieci mesi. Il laboratorio protagonista di questa rivoluzione ha annunciato di essere ad uno “stadio avanzato” nello sviluppo di questo particolarissimo robot-mamma.

Questo incredibile, innovativo progetto, è stato presentato ai media cinesi dal dottor QIFENG ZHANG, ricercatore presso la Nanyang Technological University di Singapore e fondatore della start-up Kaiwa Technology, con sede a Guangzhou. Intervistato dal New York Post, Zhang ha spiegato che “La tecnologia dell’utero artificiale è già in una fase matura e ora deve essere impiantata nell’addome del robot in modo che una persona reale e il robot possano interagire per ottenere una gravidanza, consentendo al feto di crescere al suo interno”.

Il passo successivo, ha spiegato ancora il ricercatore, consiste nell’impiantare l’utero artificiale all’interno di un robot umanoide, così da permettere l’interazione tra esseri umani e macchina e la crescita di un feto in un ambiente artificiale che replica quello naturale. L’utero artificiale è un dispositivo riempito con liquido amniotico sintetico in grado di riprodurre le condizioni del grembo materno. L’azienda, al momento, non ha ancora chiarito, in che modo, invece, avverrebbe l’ovulazione. Amici, che il Robot-mamma sia in una “fase molto avanzata”, trova conferma dalle indiscrezioni, secondo cui un prototipo dovrebbe essere disponibile già dal prossimo anno. Ancora più sorprendenti dei tempi, sono i costi previsti per la maternità surrogata affidata ai robot: dalla Cina dicono che l’androide verrà commercializzato a un prezzo di circa 100.000 yuan, poco meno di 12.000 euro. Si tratta di una cifra ben più contenuta rispetto alla maternità surrogata umana, che negli Usa può arrivare fino a 200.000 dollari, circa 171.200 euro, mentre in Italia la maternità surrogata è considerata reato.

Sui social cinesi la notizia ha scatenato un’ondata di reazioni anche molto varie. Su Weibo, l’hashtag dedicato al “primo robot che partorisce” è diventato subito un trend, mentre il video dell’intervista a Zhang Qifeng pubblicato su Douyin (la versione cinese di TikTok) ha scatenato migliaia di commenti, molto diversi tra loro. Alcuni hanno preso la notizia con entusiasmo, sottolineando come in questo modo si potrebbe liberare la donna dalle fatiche e dai rischi del parto, altri, invece, hanno definito il progetto “immorale” o “crudele” perché priva il feto del legame naturale con la madre.

Cari amici, che la Cina sia all’avanguardia anche nel campo della robotica è una realtà incontestabile. Ora la Cina vuole cimentarsi anche in un altro insidioso campo: quello del Robot-Mamma, ovvero capace di portare a termine una gravidanza. Una vera “rivoluzione”, se dovessimo dare credito a quanto affermato dall’azienda che costruisce il Robot, che viene dichiarato dotato di un utero artificiale in grado di replicare il processo di gestazionale umana, dal concepimento al parto! Amici lettori, questo, a quanto pare, è il curioso futuro che ci aspetta, anche se a viverlo saranno le Nuove Generazioni!

A domani.

Mario

sabato, settembre 20, 2025

UNO SGUARDO SUL PROFILO ALIMENTARE DELLE NUOVE GENERAZIONI. IL TRISTE ABBANDONO DELLA DIETA MEDITERRANEA.


Oristano 20 settembre 2025

Cari amici,

La DIETA MEDITERRANEA è un corretto stile alimentare che nel mondo è considerato una vera e propria eccellenza, basata sul consumo dei sani cibi tradizionali dei Paesi del bacino del Mediterraneo. Questa dieta è caratterizzata da un elevato consumo di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, frutta secca e olio extravergine d'oliva, quest’ultimo come principale fonte di grassi; dieta che include anche pesce e pollame da consumare  alcune volte a settimana, e un limitato uso di carne rossa. Riconosciuta come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità dall'UNESCO nel 2010, questa dieta è considerata una vera e propria strategia nutrizionale salutare, consigliata a tutti e da seguire a lungo termine.

Ebbene, ciò nonostante, le abitudini alimentari dei giovani italiani esponenti delle “Nuove generazioni”, si stanno purtroppo allontanando dalla sana Dieta mediterranea, aprendo un pericoloso solco nutrizionale che i numeri rendono evidente: la verdura sta scomparendo dai piatti, così come anche la frutta, i cereali integrali risultano quasi assenti, e anche latte e latticini sono sempre meno presenti. In forte aumento risulta, invece, la carne, in particolare quella rossa, che continua a occupare uno spazio crescente, ben oltre le quantità raccomandate.

Secondo i dati più recenti presentati dalla Società Italiana di Nutrizione Umana, quasi un giovane su dieci non consuma verdura, il 7% non mangia frutta e il 26% non inserisce cereali integrali nella dieta. A ciò si aggiunge un 14% che evita latte e derivati, con possibili conseguenze sull’apporto di calcio e di altri micronutrienti in età di crescita. Sul versante opposto, quasi la metà dei giovani, il 47%, dichiara di consumare carne più di tre volte a settimana, oltre le quantità considerate ottimali per la prevenzione delle malattie croniche. Una situazione indubbiamente poco salutare, uno spostamento silenzioso ma profondo, rispetto agli equilibri alimentari che per decenni hanno caratterizzato il nostro Paese.

L’analisi degli esperti sul cambiamento delle preferenze alimentari delle nuove generazioni mette in evidenza i seri pericoli derivanti. La riduzione di frutta, verdura e cereali integrali comporta un apporto più basso di fibre, vitamine e antiossidanti, nutrienti che svolgono un ruolo protettivo contro malattie metaboliche e cardiovascolari. Allo stesso tempo, il consumo ridotto di latte e latticini può incidere negativamente sull’assunzione di calcio e vitamina D, fondamentali durante la crescita per lo sviluppo delle ossa e la prevenzione di future fragilità. E non è tutto.

L’eccesso di carne rossa, spesso rielaborata e trasformata industrialmente, introduce nella dieta una quantità maggiore di grassi saturi e sale, fattori associati ad un aumento del rischio di obesità, diabete di tipo 2 e ipertensione. Non si tratta quindi di squilibri marginali, ma di un cambio di paradigma, che potrebbe avere conseguenze concrete sulla salute dei ragazzi di oggi e degli adulti di domani. La combinazione di un apporto insufficiente di alimenti protettivi e un eccesso di proteine animali viene considerata dagli specialisti un fattore di forte rischio emergente.

Poi, la carenza di fibre, vitamine e antiossidanti riduce le difese naturali dell’organismo contro l’infiammazione cronica, aumentando la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari in età precoce. Gli esperti sottolineano anche il derivante impatto metabolico: una dieta povera di vegetali e sbilanciata sulle proteine animali favorisce sovrappeso e obesità già in adolescenza, aprendo la strada al diabete di tipo 2 e ad alterazioni del metabolismo lipidico. Non meno rilevante è la salute ossea: l’esclusione di latte e latticini può compromettere l’apporto di calcio in una fase cruciale per la mineralizzazione scheletrica, con possibili ripercussioni future sotto forma di osteopenia o osteoporosi.

In presenza di uno scenario pericoloso, per la salute delle Nuove Generazioni, la SOCIETÀ ITALIANA DI NUTRIZIONE UMANA è intervenuta su uno strumento simbolo della scienza alimentare: LA PIRAMIDE. Questo strumento è stato rielaborato, introducendo alcune modifiche per venire incontro alle esigenze delle Nuove generazioni. Pubblicato sulla rivista Nutrition, Metabolism and Cardiovaluscar Diseases, il nuovo modello alimentare fatto a piramide non si limita a un semplice e restyling grafico, come spiegano gli studiosi, «ma di una revisione sostanziale che tiene conto di tre dimensioni: la salute delle nuove generazioni, la sostenibilità ambientale e la necessità di linee guida più flessibili rispetto al passato».

Al centro della nuova piramide ci sono gli alimenti che risultano più carenti nelle diete dei giovani: frutta, verdura, cereali integrali e legumi. Sono loro a costituire la base quotidiana, perché garantiscono fibre, vitamine e composti bioattivi con effetto protettivo sul metabolismo e sul sistema cardiovascolare. Il ruolo delle proteine animali, al contrario, è stato ulteriormente ridimensionato: la carne rossa e lavorata è collocata in cima, a indicarne il consumo solo occasionale, mentre trovano spazio privilegiato le proteine vegetali e quelle di origine marina, considerate più favorevoli in chiave preventiva e sostenibile.

Cari amici, la Dieta Mediterranea è un vero toccasana, per cui è tempo che i giovani ritornino ad una alimentazione equilibrata! Non saltino più le colazioni equilibrate, non sostituiscano pranzi regolari con hamburger, snack e altri prodotti industriali ad alta densità calorica! Secondo gli epidemiologi, senza queste giuste correzioni, i fattori di rischio come obesità addominale, pressione alta e alterazioni del metabolismo degli zuccheri e dei grassi, continueranno ad aumentare. I giovani maturino la convinzione che la loro qualità di vita è fortemente in pericolo!

A domani.

Mario

venerdì, settembre 19, 2025

LE PROTEINE: SOSTANZE INDISPENSABILI NELL’ALIMENTAZIONE UMANA. LE TROVIAMO IN MOLTI VEGETALI MA ANCHE ANIMALI, LE PIÙ ADATTE PERÒ, LE TROVIAMO NEI PESCI.


Oristano 19 settembre 2025

Cari amici,

Le PROTEINE sono sostanze indispensabili nell’alimentazione umana. Considerate fondamentali per il nostro benessere, contribuiscono alla costruzione della massa muscolare, favoriscono il senso di sazietà e sostengono il corretto funzionamento delle cellule. L’uomo ha a disposizione diverse fonti proteiche, in quanto queste sono presenti sia nel mondo vegetale che animale. Nel mondo animale, le più apprezzate dai nutrizionisti sono, senza dubbio, quelle presenti nei pesci, in particolare in alcuni di questi.  

Si, amici lettori, il pesce è considerato una delle migliori fonti di proteine animali complete, ossia quelle che contengono tutti gli 8 amminoacidi essenziali di cui il nostro corpo ha bisogno, ma che non può produrre da solo, quindi devono essere assunte con l’alimentazione. A differenza delle proteine della carne, le proteine del pesce sono generalmente più facili da digerire, e, in molti casi, apportano anche meno calorie, garantendo così un ottimo rapporto proteine/energia.

C’è anche da dire, però, che non tutti i pesci sono uguali, ovvero non hanno le stesse caratteristiche. In alcuni specie per noi eccellenti, infatti, sono presenti un alto numero di proteine complete; sono pesci che, tra l’altro, sono anche ricchi di acidi grassi omega-3, oltre ad avere un basso apporto di grassi saturi, e contenenti anche preziosi minerali. Quali, allora, sono questi pesci a noi più utili, ovvero così ricchi di Proteine e di altre sostanze utili al nostro organismo? Gli esperti hanno preso in considerazione diversi tipi di pesce, arrivando a selezionare i 7 (sette) pesci ritenuti più idonei alla nostra alimentazione e da inserire nei nostri menu.

Il consumo di pesce (in particolare alcuni di questi) risulta una scelta perfetta per l’alimentazione di chi pratica sport, di chi desidera riequilibrare la propria alimentazione o, più semplicemente, per chi ama una cucina sana e gustosa. Il nostro consumo di pesce, in realtà, ci apporta numerosi nutrienti fondamentali: Omega-3, potenti alleati contro l’infiammazione, Selenio, zinco, iodio e vitamina D, minerali e vitamine preziose per il benessere generale, Il consumo di pesce ha anche un effetto saziante naturale, utile nelle diete dimagranti e nel controllo del peso.

Ecco, amici i 7 (sette) pesci selezionati dagli specialisti, e considerati i migliori in assoluto per l’apporto di proteine e non solo. 1. Tonno (rosso o bianco), che contiene 25-30 g di proteine ogni 100 gr. Il tonno è il re delle proteine marine. Che sia fresco o in scatola (meglio se al naturale), rappresenta un’ottima base per insalate, tartare, sughi e secondi piatti veloci. Attenzione, però, a non consumarlo troppo spesso: può contenere tracce di mercurio.

2. Merluzzo. Questo pesce contiene 23-24 g di proteine ogni 100 gr., è leggero, digeribile, e poverissimo di grassi; il merluzzo è perfetto per chi desidera un pasto nutriente senza appesantirsi. La sua polpa soda lo rende ideale per cotture delicate come il vapore, il cartoccio o la griglia. 3. Salmone. Contiene 20-22 g di proteine ogni 100 gr. Oltre a un buon apporto proteico, il salmone è una miniera di omega-3 e vitamina D, ottimi per la salute del cuore, delle ossa e della pelle. Versatile e gustoso, si presta a mille preparazioni: crudo in sushi o tartare, affumicato, alla griglia o al forno.

4. Pesce spada. Questo pesce contiene 23-25 g di proteine ogni 100 gr. Il pesce spada ha una carne soda e saporita, dal gusto deciso, che lo rende protagonista di grigliate e piatti alla plancha (alla piastra). Come per il tonno, è meglio non consumarlo troppo frequentemente per via del possibile contenuto di metalli pesanti. 5. Sgombro. Contiene 22-24 g di proteine ogni 100 gr. Lo sgombro è un pesce “grasso” ma salutare: ricchissimo di omega-3, vitamina B12 e selenio. Ideale per chi vuole proteggere il sistema cardiovascolare aumentando allo stesso tempo l’apporto proteico.

6. Sardine. Le sardine contengono 20-22 g di proteine ogni 100 gr. Economiche, gustose e pratiche (soprattutto in scatola), le sardine offrono un mix unico di proteine, calcio e vitamina D. Se consumate con le lische, diventano anche una fonte eccellente di minerali per la salute delle ossa. 7. Acciughe. Contengono 28-30 g di proteine ogni 100 gr. Piccole ma potentissime, le acciughe sono tra i pesci più ricchi di proteine in assoluto. Vengono spesso usate come guarnizione (pizze, insalate, salse), ma vanno consumate con moderazione per via dell’alto contenuto di sodio.

Cari amici, l’alimentazione umana, necessitando delle proteine, dovrebbe sempre inserire nella dieta quotidiana il pesce, scegliendo quello preferito, ma possibilmente tra i 7 (sette) prima indicati. Sarebbe un modo eccellente di alimentarsi, visto anche che questi pesci, oltre l’apporto proteico, ci forniscono anche Vitamine, Sali minerali e Grassi buoni. Un ultimo consiglio: per una equilibrata alimentazione,  alternare pesce magro e pesce grasso, così da bilanciare proteine e omega-3; limitare anche il consumo di pesci con possibile contenuto di mercurio (tonno e pesce spada), evitando, infine, anche certe cotture pesanti (meglio  quelle al vapore e alla griglia), oppure al forno.

A domani.

Mario