venerdì, gennaio 10, 2020

L'ARCHITETTO VALENTINA SUMINI: ECCO COME POSSIAMO VIVERE PROSSIMAMENTE SU MARTE. I SUOI PROGETTI DELLE FUTURE CITTÀ SPAZIALI.


Oristano 10 gennaio 2020

Cari amici,

Valentina Sumini, è una trentaquattrenne di Alessandria. Carattere deciso e con grandi capacità professionali, ha una laurea in Architettura conseguita al Politecnico di Torino, una in Ingegneria Edile guadagnata al Politecnico di Milano, un dottorato di ricerca, e varie esperienze internazionali; insomma una tosta e preparata. Oggi Valentina è una delle ricercatrici italiane eccellenti che si è realizzata all’estero. Lavora infatti a Boston, al Massachusetts Institute of Technology (MIT), dove opera dal 2016 e, viste le sue capacità, scelta dalla Nasa per realizzare modelli abitativi speciali, utili a mandare presto l’uomo nello spazio e vivere e lavorare su Marte.
La sua passione è progettare proprio città particolari, non sulla terra ma nello spazio, ideando moduli abitativi molto diversi da quelli terrestri, pensati per un futuro abitativo prossimo su un altro pianeta, considerato anche che in fondo ai suoi desideri c'è pure quello di diventare addirittura astronauta! Lei la sua professione la conosce bene e la sa applicare alla perfezione anche fuori dagli ordinari canoni terrestri, essendosi prima realizzata costruendo grattacieli sulla terra e, di conseguenza, avendo maturato solide esperienze nel campo dell’applicazione del calcolo strutturale; tuttavia Lei, contrariamente ai nostri progettisti, intende applicare le sue eccellenti competenze nella costruzione di ambienti dislocati non sulla nostra terra ma in ambito extraterrestre.
Il suo lavoro negli States, inutile dirlo, risulta essere molto apprezzato, se pensiamo che di recente, con il suo progetto Redwood Forest, ha vinto il Mars City Design Prize, un alto riconoscimento concesso alle migliori idee per la futura realizzazione di una città sostenibile sul Pianeta rosso. E non è tutto. Valentina è ora impegnata nella preparazione, come comandante, di una missione scientifica che dovrà ricreare le condizioni di vita marziane. Insomma Valentina è un genio giovane e straordinario! Ma com’è che Valentina anziché esplicare le sue capacità nelle costruzioni anche avveniristiche sul nostro pianeta si è voluta invece “lanciare nello spazio”? Alla base della sua scelta certamente la grande passione!
Lei, prima di arrivare alla progettazione delle città spaziali, ha maturato esperienze formative in Olanda, a Parigi e all’Illinois Institute of Technology di Chicago, quest’ultimo, com’è noto, è un polo universitario d’eccellenza dell’ingegneria civile mondiale. Ebbene, sono state queste esperienze ad avvicinarla al design computazionale e al coding, ovvero alla scrittura di algoritmi per la progettazione architettonica, disciplina all’epoca ancora poco sviluppata in Italia.
Appassionata da sempre di innovazione, grazie alla sua intelligenza brillante Valentina Sumini ha cercato di realizzare i suoi sogni, di perseguire i suoi obiettivi senza farsi scoraggiare dagli ostacoli e dalle difficoltà incontrate. Del resto la sua naturale mente curiosa e piena di interessi, è stata stimolata fin da bambina da un contesto familiare favorevole, considerato che nella sua famiglia il padre è docente di ingegneria nucleare e sua madre architetto. Con due genitori di tale livello, al momento di iscriversi all’università Lei si è trovata di fronte ad un dilemma: scegliere architettura o ingegneria.
La scelta alla fine è caduta su architettura, con successiva specializzazione negli studi sulla dinamica degli edifici, una materia molto legata al mondo dell’ingegneria. Da tener presente che gli anni dei suoi studi sono stati quelli del post terremoto dell’Aquila, quando la mobilitazione, anche in Italia, per trovare soluzioni relative alla prevenzione dei fenomeni sismici era salita alle stelle. Questi studi sono stati per Lei fondamentali. Nelle numerose interviste rilasciate sulla sua non facile scelta, Lei con un sorriso ha risposto:
“A Chicago ho imparato molto sui grattacieli e questo si è rivelato utile per la progettazione spaziale perché nello spazio le condizioni sono estreme, proprio come nel caso di questi edifici. Per progettare una città spaziale è richiesta una grande attenzione alla struttura, all’ottimizzazione dei materiali, ma anche alla cura degli aspetti psicologici degli astronauti. Molte missioni falliscono perché è duro stare in uno spazio confinato per tanto tempo. Il mio obiettivo è creare un’architettura che sia funzionale e risponda alle direttive della Nasa per le missioni spaziali, ma che sia anche capace di creare un habitat confortevole dal punto di vista psicologico, prendendo spunto da quello che già c’è in natura”.
Valentina, con il suo progetto Redwood Forest che ha vinto il Mars City Design Prize, si è proprio basata sull’osservazione della natura; il suo è un progetto di un’avveniristica città, in cui far vivere fino a diecimila persone su Marte, ma idealmente utilizzabile anche in altre zone ostili del nostro pianeta come i deserti o le aree ghiacciate. Le costruzioni da lei ideate sono in realtà delle calotte emisferiche, autonome dal punto di vista energetico e collegate tra loro da tunnel sotterranei che si diramano come le radici degli alberi; la città progettata dal team di Valentina Sumini ospita bacini d’acqua potabile, coltivazioni idroponiche e ogni altro elemento rivolto al comfort dei suoi abitanti. 

Che dire amici, Valentina è talmente entusiasta del suo lavoro da aver maturato il pallino di diventare pure lei astronauta. Pur non essendo già all’interno di un programma di addestramento per astronauti, sta facendo dei training che preparano chi vuole diventarlo; perciò, se un giorno vorrà davvero proseguire su quella strada, avrà già fatto alcune delle pratiche preparatorie indispensabili, tra cui quella del volo in assenza di gravità. Ovviamente, per ora, lei continua imperterrita con le sue progettazioni, senza sosta.
Un delle sue ultime realizzazioni è uno speciale esoscheletro, progettato in collaborazione con il designer Manuel Muccillo; dotato di una “coda prensile”, ispirata a quella dei cavallucci marini, è inserito in una tuta appositamente progettata per aiutare gli astronauti a muoversi in assenza di gravità. Spiega la giovane scienziata: “Ho condotto l’esperimento io stessa indossando l’esoscheletro durante una simulazione di volo in assenza di gravità. L’ambiente sottomarino per molti versi è simile a quello dello spazio. I cavallucci marini usano la coda per aggrapparsi agli oggetti e per orientarsi e a me questo affascinava molto. A maggio del 2020 ripeterò il training per apportare delle migliorie al programma”.
Cari amici, in presenza di personaggi di questo spessore non resta altro da fare che inchinarsi alla loro grande capacità e alla loro straordinaria bravura. Una cosa dispiace: che menti simili siano costrette ad emigrare per realizzarsi, perché da noi la possibilità di esprimere le proprie capacità purtroppo non c’è! Riusciremo mai in Italia a cambiare un sistema che vede i nostri giovani migliori emigrare?
Ce lo auguriamo, anche se non sarà facile, ma la speranza è sempre l’ultima a morire! Per ora facciamo a Valentina i nostri migliori AUGURI! Ad maiora!!!
A domani.
Mario







giovedì, gennaio 09, 2020

È ARRIVATO NELLE SALE IL FILM DI FRANCESCO AMATO “18 REGALI”, ISPIRATO AD UNA STORIA VERA, QUELLA DI ELISA GIROTTO. STORIA COMMOVENTE E GRANDE LEZIONE DI VITA.


Oristano 9 gennaio 2020

Cari amici,

Viviamo tempi in cui in un mondo sempre più caotico, convulso, passiamo i giorni e le ore a rincorrere il tempo con affanno, più che fermarci un istante a riflettere; è importante inseguire la chimera del successo e del denaro, facendo passare in secondo piano affetti, sentimenti, altruismo e socialità condivisa. Forse è proprio per questo che “chi continua a rimanere legato al passato”, agli affetti più nobili, appare agli occhi di un mondo ormai arido e insensibile, una “mosca bianca”, anzi ben di più: una persona fuori dal contesto, un corpo estraneo.
La premessa che ho usato prima cerca di evidenziare le enormi differenze tra il mondo di oggi e quello di un secolo fa, anzi di soli 50 anni. La mia riflessione di oggi è dedicata ai sentimenti, proprio quelli considerati obsoleti; parlo dell’immenso amore di una madre, Elisa Girotto, che avendo un tumore e nella certezza di non poter vivere la gioia dei primi 18 compleanni della figlia, decide lucidamente di lasciare “18 regali” alla sua bambina, pregando il marito di darglieli (uno all’anno) al compimento dei suoi successivi compleanni. Dei regali non comuni, certo, ma che Lei riteneva preziosi, in quanto contenenti ognuno un suo pensiero speciale, che Lei aveva ritenuto di dover lasciare alla sua piccola, ben più preziosi dei soliti anche costosi regali che la figlia, crescendo, avrebbe avuto di norma.
Una storia vera e toccante, anche se da molti ritenuta superficialmente d’altri tempi, che personalmente definisco una vera lezione di vita, preziosa non solo nei confronti della sua bambina, ma anche per tanti altri. Credo che sulla mia stessa lunghezza d’onda sia stato il regista Francesco Amato, che della commovente storia ha fatto un film, sicuramente adatto a tutte le famiglie, in particolare in questo festaiolo periodo natalizio e di fine anno, in quanto la gran parte delle famiglie sono riunite per le festività.
Il film, "18 regali", nelle sale a partire dal 2 gennaio, racconta la storia di Alessio (il marito di Elisa e padre di Anna) che ogni anno, per rispettare quanto disposto a suo tempo dalla moglie, consegna alla figlia Anna quanto lasciatole dalla mamma. Nel film Alessio (interpretato da Edoardo Leo), Anna (interpretata da Benedetta Porcaroli) ed Elisa (interpretata da Vittoria Puccini), danno vita ad una storia movimentata e molto attinente alla realtà. Anna, infatti, cresce ribelle, in guerra con il mondo e con lo stesso padre, in quanto non ha mai accettato la morte della mamma. 
Gli anni passano e quando Anna compie il suo diciottesimo compleanno, scartando l'ultimo regalo della madre, vede salire la sua rabbia al massimo, tanto da farla scappare dalla festa organizzata per lei dai suoi parenti. Si ritrova così a vagare nella notte per strada, quando un'auto all'improvviso la investe. Al suo risveglio in ospedale si ritrova, in una sorta di crasi spazio-temporale, faccia a faccia con quella madre che non ha mai conosciuto (è proprio lei infatti ad averla investita). Per loro, madre e figlia, è l'occasione finalmente di conoscersi. Inizialmente sono solo due sconosciute, ma piano piano arriva per Elisa e Anna la consapevolezza che le loro vite sono legate da un destino di dolore, gioia e speranza.
Un film che certamente affronta un problema non facile: quello del genitore che non sopravvive neanche alla prima fase di crescita di un proprio figlio. Anche il regista Francesco Amato, che coraggiosamente ha affrontato il problema, ha riflettuto molto prima di dare il via al primo ciak: “Non volevo farlo – ha detto - ero spaventato; poi sono andato a trovare Alessio Vincenzo, il marito di Elisa, che tra l'altro ha partecipato anche alla sceneggiatura, che mi ha svelato qualche segreto della moglie. Soprattutto mi ha fatto leggere le sue lettere, degli scritti per certi versi filosofici in cui c'è un grande messaggio di speranza. E questo, alla fine, mi ha convinto ad andare avanti".
Anche Vittoria Puccini, l’interprete di Elisa, ha dichiarato: "Quando ho visto gli scritti di Elisa e le sue lettere ho capito quanto dentro quelle sue parole ci fosse di positivo. Sono un inno alla vita anche e proprio per la grande semplicità che vi si avverte". E spiega ancora meglio la brava Benedetta Porcaroli, interprete di Anna, capace di essere a suo agio in ogni registro interpretativo: "Non doveva essere un film ricattatorio, dove si piange e ci si dispera; ci siamo sempre contenuti per non cadere in questo errore". 
Amici, in un periodo in cui i buoni sentimenti sembrano diventati davvero obsoleti, io plaudo fortemente a questo film, che racconta in modo positivo una storia vera, che merita rispetto e che ci ricorda che il mondo senza certi buoni sentimenti sta prendendo strade sbagliate. La disgregazione, che appare sempre più marcata sia nelle famiglie che nella società, è tempo che trovi un freno e, non sarebbe male se si tornasse a fare qualche passo indietro! 
Andate e vederlo questo film!
A domani.
Mario



mercoledì, gennaio 08, 2020

CELLULARE E POSSIBILI INTRUSIONI: FAI ATTENZIONE ALL’UTILIZZO DELLE APP E DEI SENSORI, PERCHÈ, ANCHE SE NON TI ACCORGI, SONO IN GRADO DI SPIARTI.


FAI ATTENZIONE A CHI CERCA DI SPIARTI DAL TUO CELLULARE

Oristano 8 Gennaio 2020

Cari amici,

Usando la mia solita ironia posso dirvi che al giorno d’oggi il cellulare “serve anche per telefonare”! In realtà in gran parte è vero, in quanto nell’apparecchio che in tantissimi abbiamo in tasca, vi sono mille altre funzioni oltre al telefono, in quanto lo strumento è un vero e proprio computer. Al suo interno, infatti, sono contenuti diversi sensori ed app a dozzine (dispositivi già installati all’origine oppure successivamente), utili per darci una mano in diverse attività quotidiane, ovviamente se utilizzati correttamente. Poi, a prescindere dalle app, sia quelle presenti all’origine che le molte altre installate successivamente, l’importante è che tutte siano usate correttamente e non in “modo improprio”, in quanto possono diventare degli strumenti invisibili in grado di spiarci. 
Come spiega il professor Domenico Laforenza, ricercatore emerito del Cnr, i sensori del cellulare sono contenuti all’interno dell'apparecchio e si possono classificare in base all'utilizzo dei dati che sono in grado di raccogliere: di movimento (accelerometro, giroscopio), di ambiente (barometro, termometro, telecamera, microfono) e di comunicazione (Gps, Wi-Fi, Bluetooth). I dati raccolti, elaborati da apposite App, forniscono informazioni di vario genere: dal numero di passi effettuati alla messa a disposizione di una guida su una mappa per raggiungere una destinazione sconosciuta, fornendo moltissime altre indicazioni. 
"Prendete, ad esempio - spiega Laforenza - i sensori di comunicazione. Se avete il Wi-Fi o il Bluetooth o entrambi attivati e siete ad esempio in un centro commerciale, i dati trasmessi dal vostro cellulare, alla continua ricerca di un "hot spot" (punto di accesso) per collegarsi a una rete wireless, consentiranno di sapere quali negozi il vostro dispositivo ha visitato, quanto tempo è durata la sosta di fronte ad uno scaffale di prodotti. Il passo successivo è quello di collegare i dati del cellulare alla vostra identità, cosa possibilissima mediante l'incrocio con altre sorgenti di dati, analizzati con sofisticate tecniche di Data Analytics. Ma come fare, allora, per contrastare un utilizzo potenzialmente lesivo della privacy, se non addirittura fraudolento, dei dati personali? "Osservando una scrupolosa 'igiene informatica'", conclude il professor Laforenza.
Un altro consiglio importante è quello di tenere d’occhio i permessi che concediamo, spiega ancora il professore. "Bisogna prestare molta accortezza ai permessi che spesso distrattamente concediamo alle App che utilizziamo (ad esempio, accedere alla telecamera, alle nostre foto, alle email, e che, il più delle volte, sono all'origine di uno sfruttamento non appropriato delle informazioni ricavabili. Ancor prima bisogna prestare attenzione agli 'store' dai quali scarichiamo le applicazioni, preferendo quelli più noti e autorevoli perché si suppone che richiedano agli sviluppatori di App garanzie di qualità e controlli preventivi più approfonditi. Per ultimo, e non solo per risparmiare la batteria dei cellulari, bisogna attivare i sensori, ad esempio quelli del Wi-Fi o del Bluetooth, soltanto quando è necessario”. Per concludere - dice l'esperto - mentre memorizzate questi consigli, ricordate che con il cellulare... potete anche telefonare!
Amici, spiare un cellulare, lo sappiamo bene, non è una cosa bella, ma ci sono un sacco di persone che hanno motivi più o meno leciti per farlo: datori di lavoro che vogliono vedere cosa fanno i loro dipendenti durante le ore di lavoro o se hanno comportamenti non corretti nei confronti della propria azienda, genitori che vogliono monitorare i propri figli, persone che dubitano della fedeltà del partner e così via. Per farlo viene utilizzato uno spyware. Questo marchingegno raccoglie i dati del cellulare spiato, come i video, le foto, le mail, le registrazioni delle telefonate, le chat e gli sms che sono presenti sul cellulare spiato. 
Pensate, può addirittura attivare il GPS, la videocamera o il microfono e diventare gli occhi e le orecchie dello spione nella vita privata della vittima! Uno scenario da incubo, ma molto più diffuso di quanto non si immagini. Non è difficile procurarsi uno spyware, basta chiedere a Google e si trova una moltitudine di software spyware. Il problema è uno solo: per spiare un cellulare è necessario installare sul cellulare della vittima un’apposita app, nel senso che “lo spione” deve ottenere il “permesso”. Questo accesso può essere ottenuto con astuzia, nel senso che è da evitare di “prestare” il cellulare a qualcuno (che magari lamenta la momentanea mancanza del proprio), oppure accettarne uno in regalo se non siamo sicuri della persona in modo totale.
In realtà, lo spione può essere anche un amico, un collega o un parente, per cui la precauzione non è mai troppa. Considerate che le icone delle app possono essere nascoste, per cui il fatto che non compaiano icone di app sconosciute sul vostro display non vuol dire che l’app spyware non ci sia. Inoltre fate sempre attenzione, in quanto anche voi potreste installarvi uno spyware sul cellulare inconsapevolmente: alcune app, infatti nascondo all’interno degli spyware. 
Ma se abbiamo dei dubbi, possiamo sapere se sul nostro cellulare risulta installato uno spyware? In realtà non è proprio facile, anche se possiamo arrivarci per induzione. Per esempio, se il cellulare assume comportamenti strani, come illuminarsi improvvisamente quando nessuno lo sta usando, oppure fa strani rumori (Beep) in modo del tutto casuale e magari si spegne all’improvviso, qualche dubbio nasce. Tutti i cellulari possono fare cose strane, ma se queste si verificano con una certa frequenza, drizzate le antenne! L’accensione improvvisa potrebbe, infatti, essere dovuta al fatto che il cellulare sta “comunicando” con qualche dispositivo esterno, ovvero sta ricevendo comandi o inviando dati, i vostri, allo spione.
Anche se la batteria si consuma più velocemente, fa rumori di fondo, oppure se ricevete strani messaggi di testo contenenti simboli, numeri e lettere, e questo capita con una certa frequenza, allarmatevi! Con molta probabilità sono i comandi che chi controlla lo spyware gli invia. Anche analizzando il vostro traffico di dati, se vi accorgete che questo è particolarmente rilevante, può darsi che sul vostro cellulare ci sia uno spyware.
Cari amici, se è pur vero che tecnologicamente abbiamo fatto enormi passi avanti e che l’informatica ha positivamente rivoluzionato il mondo sia del lavoro che del tempo libero e della socialità, è anche vero che all’interno di questo “mondo moderno” si annidano anche, come nelle foreste del passato, lupi e fiere di ogni genere. Il progresso non si può arrestare, e quindi la battaglia tra buoni e cattivi ci sarà sempre! Proprio per questo tutti debbono essere sempre vigili, attenti ai cambiamenti, e cercare in ogni modo di contrastare che cerca, da furfante, di portarci via le nostre cose. Privacy compresa!
A domani.
Mario

martedì, gennaio 07, 2020

DOMENICA 5 DICEMBRE, NELLA CHIESA DI SANTA CHIARA, L’ULTIMO APPUNTAMENTO DELLA VIII RASSEGNA MUSICALE NATALIZIA, ORGANIZZATO DALLE CLARISSE.


Oristano 7 gennaio 2020

Cari amici,

Per festeggiare le festività di fine anno, dal Natale all’Epifania, e per poter rinnovare gli AUGURI per il nuovo anno 2020, le Suore del Monastero delle Clarisse di Oristano hanno organizzato, come negli anni scorsi, un concerto, una rassegna di Canti di Natale, chiamando la “Polifonica Arborense”  che lo ha tenuto presso l'antica Chiesa annessa al Monastero di S. Chiara, certamente il più antico di Oristano, risalente al Giudicato d'Arborea. 
Si è tenuto Domenica 5 gennaio, e “La Polifonica Arborense” è stata accompagnata dal “Coro Città di Olbia” (una formazione che opera nel campo della musica corale da oltre trent' anni), oggi diretta dal M° Antonio Delitala. Il Coro “Polifonica Arborense”, che è diretto dal M° Carlo Oro, vanta anch'esso una lunga militanza, con oltre 50 anni di attività (è presente ad Oristano fin dal 1964), continuando ininterrottamente in tutti questi anni a deliziare gli oristanesi con la sua gradita musica.
Il concerto, inserito all’interno del calendario di eventi natalizi proposti dal Monastero di Santa Chiara, ha avuto un vero successo: la bella e antica Chiesa risalente come detto al periodo e ai fasti del Giudicato d’Arborea, era stracolma, con molte persone che hanno seguito il concerto in piedi. Era questo l’ultimo appuntamento, relativo alla VIII rassegna di Natale, sapientemente organizzato dalle suore dell’antico Monastero oristanese. 
Si, amici, il concerto, tenuto nella sera del 5 gennaio alle 19, giorno che anticipava l’Epifania, ha visto felicemente esibirsi sia il folto gruppo dei cantori della “Polifonica Arborense” (erano accompagnatati dall’organista Fabio Frigato), che i cantori del “Coro Città di Olbia”; entrambi i cori hanno passato in rassegna numerosi pezzi della tradizione natalizia, in particolare quella sarda, e, in chiusura, i due cori hanno eseguito un pezzo in ensemble, molto applaudito.
Il concerto, per le suore del Monastero, era anche un’occasione per ricordare agli oristanesi che non si dimentichino della loro struttura claustrale, e che la loro vita di clausura richiede anche il supporto possibile degli oristanesi anche dal punto di vista economico. Per l’occasione, oltre alle visite al Presepe, realizzato in modo eccellente, era possibile acquistare anche le arance del Convento, lasciando, a discrezione, l’aiuto che ciascuno riteneva di poter dare. È certamente un dovere aiutare queste degne sorelle, che hanno abbandonato il mondo per pregare Dio costantemente, chiedendo grazie per il bene di tutti noi.
Tra il numeroso pubblico era presente anche l’Arcivescovo emerito di Oristano Mons. Ignazio Sanna, che è stato a lungo festeggiato dai partecipanti al concerto. Monsignor Sanna, ora trasferitosi a Roma dove è Presidente (nominato da Papa Francesco dopo la cessazione del suo incarico come Arcivescovo di Oristano) della Pontificia Accademia di Teologia, della quale in precedenza era Accademico ad honorem, ha scelto in questo suo primo anno di lontananza dalla nostra città, di trascorrervi le festività natalizie. 
Cari amici, ormai le festività di fine anno sono trascorse: l’anno nuovo è arrivato, sollevando il suo predecessore, il 2019, dai tanti problemi di cui si era fatto carico nel suo anno. Incarico pesante, quello che si ritrova a portare sulle spalle il 2020, a tutti i livelli: da quello religioso (mancano delle necessarie vocazioni) a quello laico, con serie problematiche, sia a livello mondiale (basti pensare al possibile conflitto tra gli USA e l’Iran e al pericoloso surriscaldamento del pianeta, che deve trovare soluzione), che europeo (a partire dalla Brexit) e nazionale (una finanziaria che accontenta proprio pochi). Che dire poi della nostra disastrata Sardegna? Tra continuità territoriale mancata, insularità sognata, assistenza sanitaria che fa acqua da tutte le parti, aziende che chiudono e mancanza di lavoro, in particolare per i giovani; uno scenario dove è davvero difficile vedere la luce.
Non possiamo nemmeno dire che la befana ci ha portato Carbone, perché ormai questo è un prodotto in estinzione (solo Trump parla di riaprire le miniere di questo materiale), in quanto altamente anti-ecologico che mette in pericolo il pianeta. In cosa possiamo sperare, allora nel nuovo anno? Sicuramente auspichiamo la soluzione dei molti problemi sul tappeto, di acquisire alcune delle cose positive che ci mancano, ma una sola è più importante di tutte le altre: evitare la guerra!
Auguri di Buon Anno a tutti Voi, cari amici, nella speranza che il Buon Dio, che tutto può, ci liberi dai maggiori pericoli che incombono su di noi come macigni, e ci consenta di continuare con rinnovata speranza il nostro percorso, nell’anno appena iniziato e in quelli successivi…
A domani.
Mario

lunedì, gennaio 06, 2020

AUMENTI BEFFA NELLA FINANZIARIA 2020: 2 MILIONI DI PENSIONATI RICEVERANNO AUMENTI INFERIORI A 2 EURO AL MESE.


Oristano 6 gennaio 2020

Cari amici,

Oggi è l'Epifania. In tanti si aspettano doni e regalini..., ma ahimè, per una bella fetta di anziani che hanno appena preso la pensione quella di oggi non è certo una bella befana!
“Metteremo più soldi nelle tasche degli italiani”, questo è stato il costante, martellante, leitmotiv che ha accompagnato la preparazione della Finanziaria 2020 da parte degli esponenti del Governo. Ebbene, pochi giorni fa, con l’incasso della prima rata di gennaio, ben 2 milioni di pensionati si sono ritrovati aumenti da record: da un minimo di 16 centesimi ad un massimo di 6 euro! Mica male vero?
Come si faccia a strombazzare miglioramenti economici con aumenti di tale tenore resta un mistero, ma la realtà purtroppo così è. Per oltre due milioni di assegni l’aumento ha il sapore della beffa, in quanto più che un modesto beneficio appare una bella presa in giro. Si, anche in linea generale, sul fronte della perequazione globale delle pensioni (ovvero la rivalutazione che annualmente dovrebbe adeguarle al costo della vita) il 2020 appare di una modestia unica per i circa 16 milioni di pensionati italiani; motivazione in larga parte dipendente dalla stessa inflazione, che soprattutto negli ultimi mesi ha rallentato, assestandosi in via provvisoria ad un risicato +0,4 per cento di media nel 2019.
Tuttavia c’è una considerazione da fare, riguardo proprio ai pensionati. Se anche l’andamento generale dei prezzi ha avuto un calcolo inflattivo basso (come prima detto lo 0,4 per il 2019), la spesa dei pensionati è concentrata in gran parte su alimentari, medicine, costi di gestione della casa e non rispecchia necessariamente l'andamento generale dell'indice dei prezzi al consumo, risultando ben superiore. Ma vediamo in dettaglio, in base anche a quanto stabilito nella Legge di Bilancio 2020, come viene effettuato dall’INPS il calcolo di rivalutazione delle pensioni ai 16 milioni di pensionati che la percepiscono.
L’aumento pieno dello 0,40 per cento è calcolato sulle pensioni il cui importo non supera di tre volte il trattamento minimo fissato, per il 2020, a 517,07 euro; un aumento quasi pieno, pari allo 0,38 per cento, in attesa del recepimento dell'Inps dei meccanismi delineati dalla legge di Bilancio 2020 e quindi del passaggio alla rivalutazione piena dello 0,40 per cento, è atteso per le pensioni di importo compreso tra le tre e le quattro volte la pensione minima. Il passaggio all'adeguamento pieno avverrà nel pagamento delle pensioni dei prossimi mesi; aumento dello 0,30 per cento per le pensioni il cui importo sia compreso tra le quattro e le cinque volte il trattamento minimo; aumento dello 0,20 per cento per le pensioni tra le cinque e le sei volte il minimo; aumento dello 0,18 per cento per le pensioni con importi tra le sei e le nove volte la pensione minima; aumento dello 0,16 per cento per le pensioni sopra di nove volte l'importo minimo.
In realtà per tutte le pensioni, anche per quelle di un certo peso, l'aumento si tradurrà in pochi spiccioli! Per chi prende una pensione tra i 1.539 e i 1.542 euro lordi mensili, per esempio, secondo quanto calcolato da “Il Gazzettino”, l'aumento per circa due milioni di pensionati appartenenti a questa categoria corrisponderà ad un incremento dai 12 ai 16 centesimi netti rispetto a quanto avrebbero fruttato gli aumenti fermi al 97 per cento. Complessivamente, gli aumenti medi delle pensioni si attesteranno tra i due e i tre euro mensili con punte di 6 euro.
Cari amici, se per fari ripartire i consumi degli italiani sono questi gli aumenti, credo che la stagnazione durerà ancora a lungo! Proprio in questi giorni si è avuta notizia, dai controlli effettuati dalla Guardia di Finanza che hanno accertato che i “Furbetti del reddito di cittadinanza” sono in aumento, sovvenzione statale che, come ben sappiamo, sta costando alle casse dello Stato cifre paurose, che spesso finiscono anche in cattive mani. E non è tutto. Sempre da notizie recenti risulta che i posti di lavoro offerti dai centri per l’impiego siano stati quasi nulli, per cui questa forma di assistenzialismo anziché preparare e invogliare le persone al lavoro sta producendo l’effetto contrario.
Risanare l’Italia, che è carica di un debito pubblico pazzesco, non sarà facile, ma con questi provvedimenti (presi tra l’altro “in deficit” e quindi aumentando ancora la voragine del debito pubblico) credo che si continuerà a precipitare nell’abisso. Se una parte dei soldi del Reddito di cittadinanza fosse stato utilizzato per invogliare le imprese ad assumere, sgravandole da contributi e oneri che triplicano il costo sostenuto dall’impresa per pagare il dipendente, probabilmente i posti di lavoro sarebbero già aumentati e neanche di poco! A peggiorare le cose c’è poi da mettere in conto la perenne litigiosità dei partiti che ci governano (ci bastino le dimissioni del Ministro per l’Istruzione), che in realtà vuol dire che ogni problema anziché affrontarlo lo si rinvia. Sarà di sicuro un 2020 che ci metterà a dura prova...
Credo che sia arrivato il tempo per ridare la parola agli elettori!
A domani.
Mario