domenica, aprile 05, 2026

GLI STATI E LA GESTIONE FINANZIARIA. COSA SUCCEDE QUANDO UNA NAZIONE NON RIESCE A FAR FRONTE AI DEBITI CONTRATTI, OVVERO VA IN DEFAULT?


Oristano 5 aprile 2026

Cari amici,

Oggi è domenica di "PASQUA"! Rinnovo gli auguri a tutti gli amici, reali e virtuali! Questa domenica dovrebbe essere un giorno di serenità, ma la situazione internazionale credo che non agevoli tutti noi ad avere la necessaria serenità: i venti di guerra portano problematiche serie anche di natura economica, e molte nazioni vivono problematiche anche di sopravvivenza. Si, amici, potrà sembrare anche strano, ma la realtà è che anche GLI STATI, le Nazioni, possono andare in sofferenza economica, ovvero in bancarotta, nel senso di non essere in grado di rimborsare i propri cittadini, o gli altri Stati i prestiti contratti con l’emissione di Obbligazioni o Titoli di Stato. E già successo in passato il così detto “DEFAULT” di uno Stato (o insolvenza sovrana), che altro non è che l'incapacità di un Paese di rimborsare il proprio debito pubblico (interessi o capitale). Certo, è qualcosa di molto diverso dal fallimento di una società, ma è, comunque, un evento che comporta serissimi rischi al Paese, con conseguenze pesanti, che includono crisi economiche, isolamento finanziario e svalutazione.

Il problema DEFAULT, amici lettori, non è nato con l’era moderna, in quanto diversi Paesi hanno una lunga storia di elusione dei debiti contratti! Nel XVI secolo, Filippo II di Spagna fu inadempiente quattro volte, mentre Grecia e Argentina ne hanno fatto un'abitudine negli ultimi due secoli. Ancora oggi, nazioni come lo Sri Lanka affrontano il collasso economico, con un'inflazione alle stelle e beni di prima necessità fuori dalla portata dei cittadini. L’amara realtà è che buona parte dei Paesi nel mondo ha avuto modo di entrare nel circuito dell’insolvenza almeno una volta. Ma vediamo insieme cosa succede realmente quando un Paese arriva a non poter più pagare i propri debiti.

La Grecia andò in default, nel periodo dal 2009-2010, a causa di una combinazione di debito pubblico insostenibile, bilanci accomodati, spesa pubblica eccessiva, evasione fiscale dilagante e bassa competitività economica. La Grecia è riuscita ad uscire dalla crisi dopo oltre un decennio, con l’adozione di drastiche misure di austerità, riforme strutturali e grazie, in particolare, a tre salvataggi internazionali. Per evitare il "Grexit" (l'uscita dall'euro) e il fallimento totale, la Grecia ha accettato tre successivi programmi di salvataggio (bailout) tra il 2010 e il 2018, finanziati da FMI, BCE e Commissione Europea (la cosiddetta "Troika").

L’Argentina, invece, andò in default diverse volte. Nel 2011, dopo essere stata inadempiente su un prestito da 81 miliardi di dollari, accettò di rimborsarne circa un terzo. Tra il 2005 e il 2010, scambiò il 93% del suo debito con titoli in bonis, per poi accordarsi con i fondi avvoltoio (un tipo di fondo di investimento che acquista debito da aziende o Paesi in gravi difficoltà finanziarie), e nel 2016 per il 75% di quanto restava. Con grande coraggio l'Argentina riuscì ad uscire dai ciclici di default ristrutturando il debito estero, spesso tagliando drasticamente la spesa pubblica (austerity) e negoziando con il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Attualmente, il governo Milei punta al pareggio di bilancio, tagliando sussidi e investimenti, liberalizzando l'economia, cercando di abbattere l'inflazione, e cercando di ristabilire la fiducia degli investitori.

Amici, Il rischio di un “default finanziario” per l'Italia è considerato basso nel breve termine, nonostante l'elevato debito pubblico che supera i 3.000 miliardi di euro (oltre il 135% del PIL). Sebbene la fragilità strutturale rimanga, l'Italia beneficia della protezione dell'Eurozona, di una solida ricchezza privata (circa 10.000 miliardi) e di un alto rating creditizio, rendendo il default un'ipotesi remota ma non impossibile, spesso temuta più dai media che dai mercati. L'Italia non è sola nell’affrontare il rischio, in quanto gode del sostegno del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) e le politiche della BCE forniscono una rete di sicurezza, riducendo le probabilità di un default classico.

In sintesi, amici, una volta entrato in DEFAULT, uno Stato deve cercare di tamponare il debito. Si inizia con drastici tagli alla spesa pubblica, con la riduzione degli stipendi pubblici, delle pensioni e degli esborsi per la sanità. A seguire scatta l’aumento delle tasse: aumento dell'IVA e introduzione di nuove tasse patrimoniali e sui redditi. Si interviene anche con la riforma del mercato del lavoro: flessibilizzazione delle assunzioni e licenziamenti, riduzione del salario minimo per aumentare la competitività. A seguire anche le privatizzazioni: vendita di asset statali (porti, aeroporti, infrastrutture) per ridurre il debito, e con una drastica riforma anche della Pubblica Amministrazione: tagli ai dipendenti pubblici e riorganizzazione degli Enti locali. Infine si cerca di “Ristrutturare il Debito (PSI - Private Sector Involvement). Nel 2012, i creditori privati (banche e fondi) hanno accettato una riduzione ("haircut") di oltre il 50% del valore nominale dei titoli di stato greci che detenevano, cancellando oltre 100 miliardi di euro di debito.

Cari amici, riuscire ad uscire onorevolmente da un Default non è facile. Il default, infatti, esclude un Paese dai mercati del credito o lo costringe ad accettare tassi di interesse elevati. Con rating creditizi deteriorati, che scoraggiano gli investimenti esteri, solo il Governo può tentare una difficile ripresa. Ma la storia, cari lettori, dimostra che raramente si tratta di un percorso agevole!

A domani, amici lettori.

Mario

Nessun commento: