venerdì, aprile 03, 2026

IL BISOGNO DI APPROVAZIONE SOCIALE E LA DIPENDENZA TECNOLOGICA STANNO OFFUSCANDO IL NOSTRO PENSIERO. PER PAOLO CREPET «PER RESTARE LIBERI NON CI RESTA CHE DISOBBEDIRE».


Oristano 3 aprile 2026

Cari amici,

In un millennio caratterizzato da una forte tecnologia, governata dall’Intelligenza Artificiale e dagli Algoritmi, siamo sempre più schiavi dei Social! Ciò ci costringe a dipendere sempre più dal pensiero degli altri, ossessionati da un crescente bisogno di approvazione sociale, che ci porta prima a comprimere e poi a rinunciare alle nostre esigenze e e alle nostre decisioni personali. Una pericolosa tendenza, che ci porta ad una forma di "deresponsabilizzazione", dove la responsabilità delle scelte, degli errori o dei fallimenti viene attribuita a fattori esterni.

Il crescente bisogno di approvazione sociale, di omologazione del nostro pensiero a quello degli altri, è un pericolo reale, che può portare alla perdita della nostra autenticità, ovvero all'abbandono dei nostri valori e desideri, per uniformarci a quelli degli altri. Questa dipendenza affettiva o sociale ci rende vulnerabili, caricandoci di stress e di ansia e limitando la nostra crescita personale. A creare una forte dipendenza sono in particolare i social media, che ci portano ad una distorsione sociale preoccupante. Le decisioni quotidiane, infatti, vengono spesso delegate ad algoritmi e all'intelligenza artificiale, strumenti che presentano rischi di opacità e discriminazione.

L’agire in base alle aspettative altrui apparentemente ci permette di rimanere all'interno della nostra "zona di comfort", evitando le ansie legate a decisioni indipendenti. La pressione al conformismo, o "peer pressure", ci spinge a seguire la massa. In contropartita, però, ecco le conseguenze psicologiche: Affidarsi eccessivamente agli altri può portare a bassa autostima, insicurezza e a una riduzione della propria capacità di agire autonomamente. È come se diventassimo automi, delegando l’agire agli altri! Amici, in sintesi, mentre la necessità di sentirsi parte di un gruppo ci spinge verso l'accettazione delle sue regole, nella nostra mente resiste sempre quella “tensione costante”, ovvero quel bisogno di autonomia e di poter esternare il nostro pensiero critico individuale. Come rimediare?  Per contrastare il fenomeno dell’uniformarsi agli altri, risulta importante impegnarsi a sviluppare la nostra autonomia, stare con gli altri si, ma accettando il disaccordo e coltivando la propria visione personale.

Il grande Paolo Crepet, noto psichiatra, sociologo, saggista e opinionista italiano, noto al grande pubblico per il suo approccio diretto e talvolta provocatorio, ragionando sulla libertà personale e sul pensiero autonomo, ribadisce la nostra capacità di scegliere: ovvero quella di prendere posizione e di non farsi trascinare in automatico da mode, algoritmi e abitudini che decidono al posto nostro. Secondo lo psichiatra viviamo nell’era dell’iperconnessione: sempre online, sempre reperibili, eppure spesso più soli. La tecnologia garantisce contatti continui, ma può anche alimentare isolamento, omologazione e dipendenza digitale, con conseguenze reali sulle relazioni reali e su come percepiamo la nostra autonomia. Un rischio che, purtroppo, soprattutto tra i giovani, è diventato parte della quotidianità.

Per Crepet la libertà non è mai comoda né immediata: richiede responsabilità, spirito critico e partecipazione. Informarsi davvero, costruire un’opinione propria, accettare la complessità è faticoso. Ed è proprio questa fatica che molti provano a evitare, affidandosi a scorciatoie e risposte preconfezionate. “Disobbedire”, allora, significa uscire dalla passività e tornare ad essere protagonisti delle proprie scelte, anche nel rapporto con la tecnologia. Il punto, come ribadisce Crepet, non è quello di fare una critica generica alla tecnologia! Il nodo è capire cosa succede quando si abbassano le aspettative culturali e il confronto si riduce a battute rapide. Viviamo un modello economico dove tutto deve essere immediato, comodo, senza attesa. La ricerca continua di semplificazione elimina l’esperienza maturata nel tempo, con l'impegno e lo sforzo. E quando ogni ostacolo viene rimosso, perdiamo anche una parte della nostra capacità di scelta consapevole.

Cari amici, in una società dove tutto è a portata di clic, l’attesa sembra inutile. Eppure è proprio l’attesa che genera desiderio, speranza, emozione! Eliminando l’attesa, rischiamo di appiattire le esperienze, e, senza desiderio, anche la libertà perde intensità. La disobbedienza di cui parla Crepet non è contro qualcuno in particolare: è contro la passività, contro l’abitudine a non approfondire, contro la delega continua del nostro pensiero agli altri. Disobbedire significa togliere la delega, assumersi la fatica di scegliere e costruire un’opinione propria, anche quando farlo ci costa fatica! Disobbedire è vivere responsabilmente!

A domani.

Mario

Nessun commento: