Oristano 3 aprile 2026
Cari amici,
In un millennio
caratterizzato da una forte tecnologia, governata dall’Intelligenza Artificiale
e dagli Algoritmi, siamo sempre più schiavi dei Social! Ciò ci costringe a dipendere
sempre più dal pensiero degli altri, ossessionati da un crescente bisogno di approvazione
sociale, che ci porta prima a comprimere e poi a rinunciare
alle nostre esigenze e e alle nostre decisioni personali. Una pericolosa tendenza, che ci porta ad una forma
di "deresponsabilizzazione", dove la responsabilità delle scelte,
degli errori o dei fallimenti viene attribuita a fattori esterni.
Il crescente bisogno di
approvazione sociale, di omologazione del nostro pensiero a quello degli altri, è un pericolo reale, che può portare alla perdita della nostra autenticità, ovvero all'abbandono dei nostri
valori e desideri, per uniformarci a quelli degli altri. Questa dipendenza
affettiva o sociale ci rende vulnerabili, caricandoci di stress e di ansia e limitando la nostra crescita personale. A creare una forte dipendenza sono in particolare i social
media, che ci portano ad una distorsione sociale preoccupante. Le decisioni
quotidiane, infatti, vengono spesso delegate ad algoritmi e all'intelligenza
artificiale, strumenti che presentano rischi di opacità e discriminazione.
L’agire in base alle
aspettative altrui apparentemente ci permette di rimanere all'interno della nostra "zona di comfort", evitando le ansie legate a decisioni
indipendenti. La pressione al conformismo, o "peer pressure", ci spinge
a seguire la massa. In contropartita, però, ecco le conseguenze psicologiche:
Affidarsi eccessivamente agli altri può portare a bassa autostima, insicurezza
e a una riduzione della propria capacità di agire autonomamente. È come se
diventassimo automi, delegando l’agire agli altri! Amici, in sintesi, mentre
la necessità di sentirsi parte di un gruppo ci spinge verso l'accettazione
delle sue regole, nella nostra mente resiste sempre quella “tensione
costante”, ovvero quel bisogno di autonomia e di poter esternare il nostro pensiero
critico individuale. Come rimediare? Per
contrastare il fenomeno dell’uniformarsi agli altri, risulta importante impegnarsi
a sviluppare la nostra autonomia, stare con gli altri si, ma accettando il
disaccordo e coltivando la propria visione personale.
Il grande Paolo Crepet, noto
psichiatra, sociologo, saggista e opinionista italiano, noto al grande pubblico
per il suo approccio diretto e talvolta provocatorio, ragionando sulla libertà
personale e sul pensiero autonomo, ribadisce la nostra capacità di scegliere: ovvero quella
di prendere posizione e di non farsi trascinare in automatico da mode,
algoritmi e abitudini che decidono al posto nostro. Secondo lo psichiatra
viviamo nell’era dell’iperconnessione: sempre online, sempre reperibili, eppure
spesso più soli. La tecnologia garantisce contatti continui, ma può anche
alimentare isolamento, omologazione e dipendenza digitale, con conseguenze
reali sulle relazioni reali e su come percepiamo la nostra autonomia. Un rischio che, purtroppo, soprattutto tra i giovani, è diventato parte della quotidianità.
Per Crepet la libertà non
è mai comoda né immediata: richiede responsabilità, spirito critico e
partecipazione. Informarsi davvero, costruire un’opinione propria, accettare la
complessità è faticoso. Ed è proprio questa fatica che molti provano a evitare,
affidandosi a scorciatoie e risposte preconfezionate. “Disobbedire”, allora,
significa uscire dalla passività e tornare ad essere protagonisti delle proprie
scelte, anche nel rapporto con la tecnologia. Il punto, come ribadisce
Crepet, non è quello di fare una critica generica alla tecnologia! Il nodo è
capire cosa succede quando si abbassano le aspettative culturali e il confronto
si riduce a battute rapide. Viviamo un modello economico dove tutto deve
essere immediato, comodo, senza attesa. La ricerca continua di semplificazione
elimina l’esperienza maturata nel tempo, con l'impegno e lo sforzo. E quando ogni ostacolo viene
rimosso, perdiamo anche una parte della nostra capacità di scelta consapevole.
Cari amici, in una
società dove tutto è a portata di clic, l’attesa sembra inutile. Eppure è
proprio l’attesa che genera desiderio, speranza, emozione! Eliminando l’attesa,
rischiamo di appiattire le esperienze, e, senza desiderio, anche la libertà perde
intensità. La disobbedienza di cui parla Crepet non è contro qualcuno in
particolare: è contro la passività, contro l’abitudine a non approfondire,
contro la delega continua del nostro pensiero agli altri. Disobbedire significa
togliere la delega, assumersi la fatica di scegliere e costruire un’opinione
propria, anche quando farlo ci costa fatica! Disobbedire è vivere responsabilmente!
A domani.
Mario







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