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venerdì, novembre 02, 2012

DEMOCRAZIA E RAPPRESENTANZA: QUANDO RINUNCIARE AL VOTO SIGNIFICA RAFFORZARE IL PROFESSIONISMO POLITICO. L’EFFETTO PONZIO PILATO ORMAI DILAGA.

Oristano 2 Novembre 2012


Cari amici,

da pochi giorni si sono chiuse le urne in Sicilia per il rinnovo del Consiglio Regionale. Il dato più evidente in queste elezioni regionali siciliane, che hanno visto prevalere il candidato del centrosinistra Rosario Crocetta, è senza dubbio quello dell’astensione record.
A votare è andato solo il 47,42% dei siciliani: ciò significa che più della metà degli elettori ha preferito restare a casa, e che il vero partito di maggioranza nell’isola è rappresentato dagli astenuti. Lo sconcertante dato è il risultato di una disaffezione sempre più marcata degli elettori verso quella politica ormai logora e marcia, in grado di erodere le fondamenta democratiche dell’intero Paese. per comprendere meglio la realtà del voto siciliano si precisa che il vincitore, Rosario Crocetta, sostenuto da Pd e Udc ha messo insieme un 30,5% dei voti espressi, ma in realtà, considerata l’altissima astensione, governerà la Sicilia attraverso l’espressione in suo favore di un modestissimo 15% dell’intero elettorato siciliano. Dato sconcertante se pensiamo che è la somma dei voti di due partiti importanti: PD e UDC.

L’analisi di questo voto mette in luce una situazione politica di una pericolosità impressionante! Senza contare che ai dati prima indicati si deve aggiungere il risultato raggiunto dal partito di nuova formazione capitanato da Grillo, il Movimento 5 Stelle, che risulta il primo partito oggi in Sicilia con l’acquisizione di un 14,90% dei voti espressi. Tra un PDL che predica un neo populismo, un PD incapace di conciliare vecchio e nuovo e un Centro indeciso se allearsi a destra o a sinistra l’Italia è precipitata in pieno caos: anziché andare avanti sembra quasi tornata indietro, con situazioni simili al caotico periodo prebellico di non lontana memoria. L’errore più grande, però, a mio avviso è quello del disimpegno, del lavarsene le mani, del “vedetevela Voi”.
 
A me, che amo riflettere sui comportamenti umani, sembra di rivedere la scena del processo a Gesù, chiamato a difendersi di fronte al Governatore romano Ponzio Pilato. Quando alla fine una decisione doveva essere presa, ed era necessario farlo, Pilato volle disimpegnarsi, decidendo di “Non decidere”, trincerandosi dietro quel comportamento che, poi, da lui preso il nome di “Pilatesco”. Per gli amanti delle note riporto cosa scrisse Matteo nel suo Vangelo, al capitolo 27: “Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla e disse: "Non sono responsabile di questo sangue; vedetevela voi!".
Cari amici, credo che anche quell’abbondante 52% di siciliani che non è andato alle urne si è comportato proprio come Pilato, perché davanti ad una decisione importante per la democrazia in Sicilia e di riflesso anche in campo nazionale, ha codardamente pensato: “Vedetevela Voi”, delegando agli altri, ai pochi andati alle urne, il compito di prendere la decisione. Delegare un diritto-dovere importante come il voto è qualcosa di molto preoccupante; significa che chi lo fa si trova in uno stato di totale sfiducia nei confronti delle Istituzioni, considerandosi inutile e quindi delegittimandosi! Se pensiamo che per secoli si è lottato con sudore e sangue per far  valere questo sacrosanto diritto, unico modo reale e concreto per garantire una seria democrazia rappresentativa, il comportamento di astensione prima evidenziato fa un effetto terribile. Esso fa capire che il malessere che attraversa l’Italia in lungo e in largo ha raggiunto dimensioni molto preoccupanti. Quando il cittadino elettore arriva alla rassegnazione, a pensare che “non gli importa più nulla”, che “succeda quel che succeda”, la baracca diventa cosi instabile, così traballante, da far pensare che sia in procinto di cadere.
L’Italia ha necessità di una forte dose di ottimismo e di una massiccia iniezione di credibilità. Gli scandali ultimi, che hanno evidenziato un generale coinvolgimento di quasi tutte le forze politiche in campo, sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La corruzione, che come un cancro ha corroso tutti gli strati e tutti i livelli delle strutture pubbliche, ha talmente impressionato la gente da scoraggiarla, da far gettare la spugna anche ai più caparbi. Il dato che ha interessato oggi la Sicilia potrebbe non essere un caso isolato di protesta. Lo scenario che si affaccia sulle prossime elezioni politiche non solo non è sereno ma rischia di essere più complesso di quello che apparentemente sembra. Se la disaffezione che ha colpito oggi la Sicilia non fosse un caso isolato ma come un pesante sasso lanciato nello stagno allargasse i suoi cerchi concentrici al resto d’Italia, potremo vivere una situazione e dir poco terrificante. Se oltre il 50% degli italiani non andasse a votare, se il neonato movimento 5 Stelle, dando retta alle previsioni spuntasse percentuali tra il 20ed il 25% diventando il primo partito, il caos sarebbe imperante. Le altre forze in campo di destra, di centro e di sinistra vedrebbero non solo ridotto il loro potere ma soprattutto continuerebbero una lotta interna ed esterna capace di ricreare nella nostra nazione quel caos politico-istituzionale anticamera del totalitarismo, già vissuto in Italia negli anni ’30 e che portò al fascismo ed in Germania, invece, portò alla nascita del nazismo.
Non voglio aggiungere altro. Senza un serio esame di coscienza da parte di tutti anche il “salvataggio” economico portato avanti dal governo Monti finirebbe nel cestino. E’ ora che si smetta di litigare a destra ed a sinistra. E’ ora che sia portata avanti la nuova legge elettorale, le leggi che vietino ai corrotti di candidarsi e che si metta fine agli sprechi pazzeschi che continuano, “nonostante le apparenze”, in tutti gli ambienti della pubblica amministrazione, a partire dal ridimensionamento degli emolumenti dei parlamentari ed, a cascata, di tutti i componenti le altre Istituzioni intermedie: dai grandi dirigenti, ai manager pubblici, magistratura inclusa. Risanare l’Italia è un dovere di tutti, nessuno può tirarsi indietro, a nessun livello.
Nel chiudere questa mia riflessione penso ai giovani, ai tanti che pur in possesso di validi titoli di studio sono senza lavoro. Senza questo nostro sforzo comune, senza un risanamento serio, il loro futuro non esisterà. Dovranno emigrare, toccare con mano “quanto sa di sale il pane altrui”, e noi della vecchia generazione continueremo a restare qui, a piangere sul latte versato, ad alimentare la bassa forza lavoro degli emigrati.

Riflettiamo senza rassegnazione e con la voglia di cambiare! Obama nella precedente campagna elettorale diceva “YES, WE CAN!”, Si, Noi possiamo; qualcuno oggi dice “IL CAMBIAMENTO, ADESSO!

Grazie della Vostra attenzione.

Mario



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