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martedì, novembre 07, 2006

MASSIMO MATTIOLI E LA "NARRAZIONE IMPAZZITA"

MASSIMO MATTIOLI E LA NARRAZIONE IMPAZZITA

- Saturday, 28 October 2006, 22:35

Il famoso caso del Ciclamino di Massimo Mattioli

Mario Virdis (GattoMario) del gruppo Gatto Gattivo.

L’analisi fatta sul fumetto di Mattioli evidenzia l’importante funzione che svolge il fumetto nella costruzione di quell’immaginario di cui l’uomo ha bisogno. Il Medium fumetto, lungi dall’essere staccato, autonomo, dagli altri strumenti di comunicazione, prima assorbe le stimolazioni ricevute dagli altri Media poi le trasforma nel nuovo immaginario richiesto. Immaginario che ? allo stesso tempo mezzo e prodotto(personaggio) insieme. L’esame che poi andiamo a fare del fumetto in questione evidenzia proprio questa metafora di equivalenza: circuito espressivo ed espressione sono in effetti la stessa cosa. Equazione che riporta al gi? conosciuto“ Il medium ? il messaggio” di Marshall McLuhan.
Mattioli gi? a partire da titolo “ il famoso caso del ciclamino” ci fa intendere che trattasi di un non-titolo, che pu? essere tutto e nulla: pu? essere “Peperoni” o, se volete, qualsiasi altra cosa, nella logica che anche il cambiamento passa attraverso un immaginario incerto, indefinito, frutto di mille contraddizioni. Il futuro ? un mix “meticciato” di presente e di passato: fatto di ansia e di desiderio di cambiamento, di rifiuto dell’esistente, visto come piatto e non stimolante, e di un forte bisogno di nuovo, condito per? di paure e di incertezze.
L’esame delle tavole a partire dalla prima evidenzia quest’ansia: desiderio di evasione( “ ndo vado in vacanza?) e paura della repressione della contestazione (bagno contro lo Stato? mi segua senza tante storie..), ma anche bisogno del passato (immagine di Tex) e della forza del mezzo di comunicazione( presente e futuro) evidenziato da una enorme penna.
Ma ?, soprattutto, nella seconda tavola che la contraddizione del nuovo e del vecchio sono maggiormente evidenziati: l’accostamento dell’impiegato secchione, terrorizzato dal capoufficio, al mezzo televisivo, nuova arma di forte impatto sulle masse, sia attuale che futuro. Contraddizione che porta alla maturazione dell’idea del “rifiuto”, della fuga da un presente non accettato: “ me ne vado all’estero!”
Cavalcando questa necessit? di cambiamento il “fumetto”, si veste di panni nuovi, cresce e si trasforma, diventa “adulto”. Come? Cannibalizzandosi, nutrendosi delle sue stesse carni, fagocitando il fumetto preesistente. Operazione da alchimista-stregone, che utilizzando un medium esistente, conosciuto, lo frulla, con l’aggiunta dei nuovi ingredienti e lo mette a bollire nel crogiuolo. Cosi trasformato, il fumetto non ? pi? lo stesso: magari rivisitato, ? un prodotto nuovo, diverso. Un cannibalismo dell’immaginario che pur non distruggendo il medium fagocitato lo rende diverso, modificato e adattato ai bisogni del nuovo lettore/fruitore.
In questo contesto possiamo osservare i personaggi, disneiani e non, rivestiti di nuovi panni, spesso sporchi e laceri, con atteggiamenti sconosciuti, inconsueti, volgari e irrispettosi, tutto il contrario del loro originario ruolo educativo: personaggi noti trasformati da eroi positivi in elementi negativi.
Le tavole osservate evidenziano infatti situazioni e luoghi “sporchi”: il water, il linguaggio scurrile, il cantare sguaiato, le espressioni “ubriache” e le allusioni volgari al sesso nudo e libero, altro “sporco” tab?, unito alla contestazione e alla ricerca di nuovi piaceri. Il forte desiderio del libero amore ? meglio evidenziato nelle vignette a seguire dove GattoGattivo non solo ammazza l’autore, ma mette in atto un’azione di rapina e stupro. Il seguito di queste bravate del Gatto mette in evidenza il piacere dell’ “ebbrezza” della velocit?, che si conclude, come spesso ben sappiamo, con lo scontro e l’ipotesi di morte del protagonista.
Un ulteriore commento a queste tavole. Oltre agli eccessi giovanili ben noti ? evidente nelle tavole un atteggiamento “ particolare” della coppia rapinata: il mancato dolore per la violenza subita ( “arrivederci! Torni a trovarci!” di lui, accompagnato dallo sventolio dello slip e dal sorriso di lei), dove si pu? ravvisare la tolleranza dei genitori, dei benpensanti, sui comportamenti anche molto negativi delle nuove generazioni.
Nelle ultime vignette si intravedono i nuovi sintomi di “noia” che attanagliano i giovani fin dalla pi? tenera et? (“ che palle giocare sempre con lo stesso giocattolo”) e la mancata comprensione anche delle lezioni pi? dure (“ me la sono vista brutta, gente”, dice il gatto riprendendo la corsa sfrenata) . Anche il finale vede la fragilit? della volont? del gatto (che incarna quella dei giovani di oggi) che, al primo incontro con i balordi di vecchie marachelle non resiste alla tentazione e ci si ributta a capofitto.
Massimo Mattioli anche il questo fumetto racconta, a modo suo, il forte cambiamento in atto nella Societ? dell’epoca. Il mondo giovanile era, allora, impegnato su tre fronti: la contestazione ( accompagnata dalla forte repressione poliziesca) di un mondo piatto, ipocrita e perbenista, la ricerca di una nuova libert? sessuale, ed, a seguire, una maggiore apertura della famiglia alle nuove esigenze della societ? dei consumi: libert? di svago, moto, auto, etc.
L’ultima vignetta le riassume tutte: Il gatto, solo sul palcoscenico, ? Medium e Messaggio insieme.
Il passato ( chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quello che lascia) ed il futuro (sa quello che trova) si incontrano e si fondono insieme.

GattoMario.


Mario Virdis

virdismario@tiscali.it