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lunedì, giugno 10, 2013

PER SMETTERE DI FUMARE C’E’ UNA SOLA STRADA DA PRENDERE, UNA MEDICINA UNICA AL MONDO: T U ! LA STORIA DE “SA MEXINA SESI TUI”.

Oristano 10 Giugno 2013
Cari amici,
è proprio di questi giorni la notizia che anche il cosi detto “fumo elettronico” sta per essere messo al bando, dai locali pubblici, anche in Italia. Non è la prima nazione a farlo e non sarà l’ultima. Il problema fumo, che mette in crisi due volte, il portafoglio e la salute, si risolve solo con una soluzione: quella di smettere di fumare, senza sotterfugi o palliativi.
Gli amici che mi conoscono sanno che ho fumato per oltre vent’anni ma che, dopo un episodio che voglio raccontarvi, smisi di colpo, senza nessun antidoto e senza medicine. Ho smesso nell’inverno del 1981, sono passati quindi ben 32 anni e posso garantirvi che mi sembra ancora oggi un successo meraviglioso. Proprio per questo ho deciso di raccontare a tutti Voi il modo con cui sono riuscito a liberarmi di un vizio che mi stava distruggendo. Ecco la mia storia.
Ero un grande fumatore. Avevo iniziato prima dei 16 anni e, man mano, avevo aumentato la dose fino a superare il pacchetto al giorno: ben oltre le venti sigarette. Negli anni della mia vita lavorativa uscivo presto di casa la mattina e anche il mettere in bocca la prima sigaretta cominciava presto.  Nel 1979 dovetti, sempre per ragioni di lavoro, raggiungere Fonni da Ales, dove ero stato trasferito. Non ero mai stato in montagna: Fonni è a oltre mille metri d’altezza e certamente li si respira aria diversa. A quell’altitudine, tra l’altro mi sembrava di respirare meglio e, considerati gli impegni di lavoro, non smisi certo ne diminuii la mia solita razione di tabacco. Andai via da Fonni alla fine del 1981 e rientrai ad Oristano.
Il rientro, dopo una permanenza di tre anni in montagna mi creò dei problemi fin dai primi giorni. Pur non in modo continuativo in certo momenti, anche con temperature non alte, il mio corpo subiva delle sudorazioni fastidiose che non solo mi imperlavano la fronte ma erano cosi abbondanti da bagnarmi la canottiera e la camicia, trasmettendo il bagnato anche alla giacca. In alcune circostanze fui costretto addirittura ad andare velocemente a casa per cambiarmi completamente d’abito. Pensai ad un fatto passeggero ma le sudorazioni anziché diminuire d’intensità aumentavano. Alle sudorazioni spesso si accompagnavano delle fitte alla radice dei bronchi che mi facevano presumere che la causa fosse legata alle sigarette.


Anche mia moglie, preoccupata, mi consigliò di andare a farmi vedere dal medico e, considerato che conoscevo bene il dottor Giuseppe Toriggia, pneumologo che mi aveva conosciuto fin da bambino, in quanto con i miei genitori avevo frequentato non solo il suo ma anche lo studio del padre dottor Raffaele, decisi di consultarlo, e gli chiesi una visita. In quegli anni utilizzava ancora lo studio che era stato in precedenza del padre, dove andai e mi ricevette. Dopo una breve anamnesi del mio stato mi chiese di dettagliargli con precisione sintomi e malesseri che accusavo. Gli spiegai per bene anche il fatto, compreso quello di essere stato in montagna per tre anni e del difficile acclimatamento del ritorno.
Dopo avermi auscultato con attenzione mi fece una radiografia ai polmoni (allora erano in auge quelle antiche macchine che ti facevano mettere in piedi e, appoggiando il petto ad una lastra, consentivano anche al medico di osservare nel corso della visita i polmoni del paziente) e dopo alcune battute sui miei “polmoni ben asfaltati”, mi fece rivestire e sedere nuovamente di fronte alla sua scrivania. Gli chiesi con ansia qual era il male di cui soffrivo e lui mi rispose che tutto derivava dalla precaria mia respirazione, in quanto molti alveoli polmonari erano irrimediabilmente chiusi dal catrame delle sigarette. Aggiunse anche che lo shock della differenza di altitudine, tra Oristano e Fonni aveva accentuato i sintomi del mio malessere. Gli chiesi cosa potevo prendere per migliorare il mio stato, e Lui, guardandomi seriamente mi rispose che non poteva darmi nessuna medicina, in quanto medicine per quei mali non ne esistevano. L’unica cosa che potevo fare era smettere di fumare. Spaventato (credo di essere diventato cereo) gli risposi se scherzava o parlava sul serio.
Lui alzandosi dalla sedia e osservandomi come un padre, mi disse in modo forte e perentorio: pensaci, la vita è la tua, l’unica medicina per il tuo male sei tu. Me lo ribadì in sardo: “Bai, sa mexina sesi tui”. Uscii dal suo ufficio come ubriaco. Le sue parole mi martellavano in testa, facendomi quasi scoppiare il cervello. Una paura terribile mi assalì: pensavo che, forse, non mi aveva voluto dire tutta la verità, che magari avevo un male incurabile e che ormai fosse arrivata la mia ora. Arrivato a casa mia moglie si accorse della mia agitazione e parlammo a lungo. Lei cercò di rasserenarmi, consigliandomi, comunque di seguire il suo consiglio e smettere di fumare.
Impiegai qualche giorno a prendere la decisione ma fu una sola: smettere di fumare. Fu un percorso non semplice: passai in tutte le fasi della disintossicazione, dalle crisi di astinenza a quella del fastidio che solo un filo di fumo mi creava; dai sogni notturni, nei quali immaginavo con gli amici di aver ripreso a fumare (mi svegliavo di soprassalto, madido di sudore), alla assoluta indifferenza a vedere altri fumare o sentire il profumo del tabacco. Sono passati 32 anni e credo che ormai l’opera di disintossicazione sia proprio compiuta!
Non ho più ripreso in bocca una sigaretta. La mia respirazione è tornata di buon livello e anche i sapori ed i profumi, in particolare del cibo, sono tornati ottimali. Con questa mia riflessione voglio solo suggerire agli amici che non ci sono strade intermedie: non ci sono marchingegni elettronici capaci di sostituire, in modo sano, la dipendenza da nicotina; c’è un’unica cosa da fare per salvaguardare la tua salute e quella degli altri: smettere di fumare!
Come ho fatto io.
Grazie della Vostra sempre gradita attenzione.
Mario

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