sabato, febbraio 14, 2009

IL SILENZIO DELLA RIFLESSIONE.










Oristano 14 febbraio 2009.

RIFLETTIAMO ...SENZA PAROLE!


Eluana ha finito di soffrire. E' andata via in silenzio, come in silenzio ha vissuto i suoi ultimi anni. All'esterno, invece, tanto chiasso, tanto clamore.


Ora, dopo tante polemiche, è giunto il momento di tacere: quello in cui il gelido soffio della morte ha portato a compimento la sua opera. E' giunta l'ora della riflessione. Non importa il motivo, ne chi ha ha ragione o torto. Il sottile e tagliente braccio di sorella morte, nel gelo della solitudine, ha impietrito tutti: innocenti e colpevoli.

Giudicare è temerario. Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Solo il tempo, capace di sedimentare anche gli avvenimenti più torbidi, potrà lenire il dolore, rinfrescare gli animi in preda all'ira e collocare, nella giusta luce, questo terribile dramma che lascia tutti attoniti: sia chi è nel giusto che chi non lo è.
Tutti, credenti o atei, buoni o cattivi, saggi od insensati, di fronte alla morte debbono rispettosamente chinare il capo. In silenzio.
Alla mia modesta riflessione aggiungo quella, ben più profonda, di Mons. Ignazio Sanna, Arcivescovo di Oristano, riportata nel n.5 del settimanale “ L’Arborense”.
Credo sia un’utile momento di riflessione, per tutti.

DI FRONTE ALLA MORTE SI DEVE TACERE.
Di Ignazio Sanna, Vescovo.

Non so quali sentimenti esprimere, dei molti che affollano la mia mente e il cuore. Sono sentimenti di dolore, di rabbia, di delusione, di compassione, di preghiera. Non penso valga la pena interrogarsi su quando sia morta effettivamente Eluana, se cioè lei sia morta alle ore 20,10 del 9 febbraio 2009 o diciassette anni prima, il 18 gennaio 1992, quando rimase paralizzata in seguito ad un terribile incidente stradale.
Il presidente della clinica “ La Quiete” non ha saputo dire l’ora precisa del decesso, quasi ad avvolgere nel mistero un evento invocato per diritto di libera scelta e temuto per dovere di compassione. Il buon senso, però, ci dice che le suore misericordine della clinica del “ Beato Luigi Talamoni” assistevano una persona viva, e non vegetale, accarezzavano una ragazza malata e non un albero. La croce della sofferenza la portavano le suore della clinica. Per loro, il vangelo della vita e della speranza la rendeva sopportabile perché credevano alle parole di Gesù: “il mio giogo è dolce e il mio carico leggero”. La croce della sofferenza la portava soprattutto il padre di Eluana. Egli lottava per il diritto all’autodeterminazione, ma non accettava i valori del Vangelo. Per questo il giogo della sua sofferenza era insopportabile e il carico troppo pesante. Non posso non ammirare chi soffre con l’aiuto della fede, e non posso non rispettare chi piange senza il conforto della medesima. La misericordia di Dio, d’altra parte, non è legata al giudizio dell’uomo ma al suo amore infinito. Si può esprimere un giudizio su come si è arrivati alla morte della ragazza, ma si deve tacere davanti alla morte stessa. Oltre quel traguardo pieno di tragedia e di speranza allo stesso tempo c’è il mistero, illuminato dalla fede nella vita eterna per i credenti, oscurato dalla rassegnazione del nulla per chi non ha il dono della fede. In tutti i casi il conforto per chi piange la morte di una figlia viene prima della difesa dei propri principi e delle proprie convinzioni. Chi invoca la morte per difendere un principio dimentica che il Cristo è morto per salvare ogni persona. E’ difficile ricordare Eluana per chi non l’ha conosciuta da viva e non la vedrà da morta. Ritengo bello, tuttavia, ricordarla con l’invito alla preghiera che mi è stato rivolto nella residenza “ Il Gabbiano” durante la Visita Pastorale. Qui, una donna disabile mi ha invitato a pregare per Eluana, perché “ soffre molto e non può parlare”.
Accogliendo quell’invito, prego il Signore della vita e della morte: “ Ricordati, Signore, della nostra sorella Eluana, che hai chiamato a te da questa vita: e come per il battesimo l’hai unita alla morte di Cristo tuo Figlio, cosi rendila partecipe della sua resurrezione, quando farà sorgere i morti dalla terra e trasformerà il nostro corpo mortale a immagine del suo corpo glorioso”.

Sono parole, quelle di Mons. Sanna, che dovrebbero far riflettere. Tutti.

Amicomario.










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