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mercoledì, dicembre 05, 2007

SPES ULTIMA DEA !






Sassari 5 dicembre 2007
Questo articolo è scritto dal caro amico Prof. Gianpiero Gamaleri, Ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università degli Studi Roma tre, (rotariano, Past-President del Rotary Club di Roma, responsabile distrettuale della Comunicazione).

“IL PUNTO” di Gianpiero, tratta un argomento importante: l’apparente tiepida accoglienza alla nuova Enciclica “ SPE SALVI”, del nostro Papa Benedetto XVI, sulla “speranza cristiana”.



IL PUNTO di Gianpiero Gamaleri
(articolo pubblicato per E POLIS, IN Sardegna da “IL SARDEGNA” del 4 dic.2007)

L’enciclica del Papa e i suoi lati positivi.

Cadrà anche questa enciclica di Benedetto XVI nel dimenticatoio, senza neppure essere sfogliata? Rimarrà confinata negli scaffali delle librerie cattoliche di Via Conciliazione a Roma o di Piazza del Duomo a Milano? Molto probabilmente sarà proprio cosi, ma sarà un peccato: non un peccato in senso religioso, ma un peccato in senso laico: un’occasione perduta. Perché il tema stesso dovrebbe richiamare l‘attenzione di milioni di fedeli e non fedeli, in tutte le parti del mondo. Oggi c’ una colossale domanda di speranza, collettiva e individuale.
Spes ultima dea dicevano gli antichi. Un uomo, un anziano, un giovane, senza speranza è già morto. E, il Papa, nella sua lettera scava proprio dentro questa esigenza. E lo fa con grande delicatezza, con una prosa che sfocia inaspettatamente nel racconto di una ragazza africana Giuseppina Bakhita, nata nel Darfur, in Sudan, nel 1869, anche allora come oggi terra travagliatissima. Rapita da trafficanti di schiavi, picchiata a sangue e venduta 5 volte, con 144 cicatrici sul corpo martoriato dalle frustate. Fino a essere comprata da un mercante italiano e ad avviarsi non solo sulla via della libertà, ma anche su quella della santità, con la canonizzazione, disposta da Giovanni Paolo II.
La sua parola-chiave fu “la speranza”. Come fa a scrivere Eugenio Scalfari su La Repubblica di domenica che questa è un’enciclica europea, quando l’esempio più lampante portato dal Papa viene dal centro Africa? E come fa a dire che è un documento solo per i credenti di fronte alla sofferta problematica proposta da Benedetto, quando scrive – interpretando un sentimento che travaglia il pensiero contemporaneo: “ continuare a vivere in eterno appare più una condanna che un dono. La morte la si vorrebbe rimandare il più possibile. Ma vivere sempre, senza un termine, può essere solo noioso e alla fine insopportabile”.
Quindi nessuna facile propaganda fideistica, ma la sottolineatura del comune denominatore di ogni esperienza, posizione, ideologia: il bisogno di speranza. All’inizio del suo pontificato questo Papa, schiacciato dalla statura del predecessore, disse press’a poco: accettatemi per quel che sono, vogliatemi bene senza pregiudizi.
Sta camminando lungo questa strada del farsi conoscere uomo tra gli uomini. Troppi ancora lo ignorano, ma soprattutto alcuni lo inchiodano in un’immagine che non gli appartiene.
Gianpiero Gamaleri

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