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venerdì, novembre 09, 2007

SALVIAMO UN TESORO DEL MEDIOEVO !

La grata che separa il Convento dalla Chiesa.
Chiostro di Santa Chiara

Archivio segreto


Interno della Chiesa




Bifora della Chiesa




L'affresco appena ritrovato, in fase di studio e recupero.




Antico libbro delle Professe.






Facciata della Chiesa







Chiesa e Convento delle Clarisse










Oristano, 5 Novembre 2007

- ARTICOLO PER “VOCE DEL ROTARY”





INTERESSANTE INIZIATIVA CULTURALE DEL CLUB DI ORISTANO

SALVIAMO UN TESORO DEL MEDIOEVO

Nell’antica Chiesa di S. Chiara affiora, dopo secoli di oblio, un interessante dipinto medioevale.


Il Convento di Santa Chiara (con l’annessa Chiesa) in Oristano, secondo alcuni storici, è il più antico monastero di Clarisse sorto in Sardegna e risalirebbe a circa dieci anni dopo la morte di santa Chiara. La presenza delle Clarisse ad Oristano risalirebbe alla seconda metà del 1200, anche se non ci sono documenti che possano provarlo con certezza. Certa è invece la data di "rifondazione": 22 settembre 1343, come si rileva dalla lettera apostolica inviata dal papa Clemente VI al giudice Pietro III. Si legge nella lettera:
“… Al diletto figlio, nobiluomo Pietro, giudice di Arborea, in Sardegna della Diocesi Arborense... La tua lettera a noi presentata diceva che tu, a lode di Dio e per la salvezza tua e dei tuoi genitori, disponi di fondare di nuovo e dotare un certo monastero di suore di Santa Chiara nel luogo e città di Oristano... Con la presente, te lo concediamo per grazia speciale con la (nostra) autorità apostolica. Dato in Villanova, Diocesi di Avignone, il 22 settembre 1343, anno secondo (del nostro pontificato)".
Il giudice Pietro III, poi, per la sua magnanimità otteneva il permesso di accedere al monastero e con lui la madre, la sorella Maria ed altre persone, questo è quanto concedeva papa Clemente VI in una lettera datata 30 giugno 1345. La lettera precisa che il monastero includeva la preesistente chiesa di san Vincenzo martire:
" perché il luogo e il monastero delle monache recluse, San Vincenzo in Oristano, dell'ordine di Santa Chiara…".
Il monastero già nel 1345 era abitato da tredici suore provenienti in parte da Pisa. I nomi delle suore compaiono in lettere papali del 1371 e 1373, ma anche in atto pubblico del giudice Mariano IV del 1368:
“…suor Ceccha de li Stroci badessa, Nicolita Exeo, suor Nicolina d'Arezzo, suor Catherina Doria, suor Clara Passegi, suor Margherita Caton, suor Benedetta de Serra, (appartenente forse alla famiglia giudicale), badessa nel 1371…”.
Oltre alle precedenti lettere apostoliche, quella del papa Clemente VI, concedente indulgenze:
" Desiderando inoltre che la Chiesa del monastero delle suore di Santa Chiara, nella diocesi di Arborea dell'ordine della medesima Santa venga frequentata con i dovuti onori e perché i fedeli vi affluiscano volentieri per devozione, concediamo un anno e quaranta giorni di indulgenze ogni volta che nelle seguenti festività... visiteranno la Chiesa. Dato in Avignone il 12 luglio 1351".
Il giudice Pietro III, che donò vita a questo monastero, morì nel 1347 e sua moglie donna Costanza, figlia di Filippo Aleramici marchese di Saluzzo, si ritirò in monastero trascorrendo qui gli ultimi mesi della sua vedovanza e vita. Una lapide ritrovata nel secolo scorso, scritta in caratteri gotici ci ha lasciato la data della sua morte, 18 febbraio 1348:
" Hic lacet egregia domina Constancla de Saluciis olim Iudicissa arboree quae obiit die XVIII mensis februarii anno domini milleccc quadragesimo octavo".
Di donna Costanza di Saluzzo resta pure il testamento col quale donò al monastero di Santa Chiara la Villa di Molins de Rey, città situata nel basso Llobregat in Catalogna, che aveva ricevuto in dono dal marito, e che le suore per la lontananza e la difficoltà di amministrarla, rivendettero alla regina Eleonora d'Aragona, come attestano diverse lettere indirizzate dal pontefice Urbano V ai vescovi di Bosa e di Barcellona ed alla stessa regina d'Aragona per la riuscita della vendita.
Circa questa vendita resta anche l'atto di un bando pubblico, conservato nell'Archivio della Corona d'Aragona, ripetuto ad alta voce in Oristano per ben cinquanta giorni dal banditore cittadino per ordine del "potente signore Mariano IV" (padre di Eleonora D’Arborea) e del podestà della città, don Aquano de Tola:
"…Ascoltate: Da parte del signor Giudice di Arborea si rende noto che se qualche persona di qualsiasi stato, legge, onore o condizione abbia o creda avere qualche diritto sulla città dei Mulini Reali del fiume Llobregat (Molins de Rey), che l'Abbadessa e il Monastero di Santa Chiara di questa città di Oristano ha e possiede in franco diritto in Catalogna, nel viscontato di Barcellona, presso il fiume Llobregat, da rilascio fatto dall'egregia donna Costanza di Saluzzo, di buona memoria, che comparisca entro i trenta prossimi giorni innanzi al podestà e alleghi le ragioni che ha, poiché, trascorso questo periodo non potrà più reclamare. Dato nella città di Oristano, capoluogo della giudicatura di Arborea, ai ventitré giorni di Luglio dell'anno del Signore milletrecentosessantasette. Giovanni Serra, notaio".
L’Oristanese nel Medioevo fu teatro di tante guerre. Il Giudicato d’Arborea fu tra i più resistenti regni indipendenti della Sardegna. Cadde dopo una sconfitta dell’esercito nella zona in cui oggi si trova Sanluri; il combattimento è ancora oggi ricordato come Sa Battalla, una ricostruzione, con i costumi dell’epoca, dell’epico scontro. Il Giudicato, dopo l’arrivo degli aragonesi, divenne, poi, un marchesato.
Il Monastero di S.Chiara e la sua Chiesa ricchissima di storia sono, dunque, fra i gioielli più preziosi della nostra città di Oristano. E’ proprio in questo antico complesso medioevale che ora è venuto alla luce un tesoro di inestimabile valore: un dipinto di circa sei metri quadri, rimasto per secoli nascosto da un “ …palchetto, impiegato come affaccio, che lo ha protetto dagli attacchi del tempo e dall’invecchiamento…”, come ha scritto recentemente, nella pagina culturale de “ L’Unione Sarda”, il giornalista Nikolaj Frigo.
La scoperta è recente, anche se alcuni ben informati sostengono che la prima ad accorgersi dell’esistenza di quel tesoro è stata suor Celina Pau, suora del convento, talmente affezionata alla storia della Sua Chiesa da diventare un’appassionata studiosa di storia dell’arte e che con le Clarisse del suo convento ha dato alle stampe una bella pubblicazione “ Chiesa e Monastero di S. Chiara in Oristano”, recentemente uscito sulla rivista Biblioteca Francescana sarda.
L’interesse per l’eccezionale ritrovamento ha mobilitato studiosi ed esperti. Roberto Coroneo, docente di Storia medioevale e direttore del Dipartimento di Scienze archeologiche e storico-artistiche dell’Università di Cagliari, afferma:
“…dalle prime indagini che siamo riusciti a svolgere sul posto è possibile intravedere un crocefisso, una figura inginocchiata e degli angeli… ma per avere qualche informazione più precisa è necessario svolgere studi particolari, utilizzando non soltanto metodi tradizionali ma anche scientifici e di diagnostica con strumenti tecnologici. La scoperta, comunque, è importante perché non esistono testimonianze medioevali paragonabili a questa in Sardegna…”.
Un pool di esperti di valore, gli architetti Rossella Sanna e Federica Pinna, con gli storici dell’arte Andrea Pala e Nicoletta Pinna, è già all’opera per definire un piano di ricerca e recupero.
Oristano, pur ricca di storia, ha perso con il tempo non poche testimonianze del proprio glorioso passato: la città, patria di Eleonora D’Arborea, cerca oggi di ritrovare e valorizzare quanto si è salvato dall’incuria del tempo e degli uomini. Sostiene, ancora, il docente e studioso Roberto Coroneo:

“…in Sardegna con il trascorrere del tempo queste opere si sono perse per tante ragioni; trovare quindi una parete dipinta in una città come Oristano, un riferimento per l’architettura, ha una grande importanza…”. Conclude, poi, dicendo: “…Purtroppo (il dipinto) non è in buono stato di conservazione, quindi è necessario utilizzare nuove tecnologie e nuovi sistemi d’avanguardia, prima di tutto per ricostruire il dipinto al computer e poi recuperarlo…”.
Gli esempi di pittura medioevale non sono tanti in Sardegna. Le poche tracce visibili sono a Sant’Andrea Priu a Bonorva, nella cripta di S.Lussorio a Fordongianus e, come arte romanica, a Saccargia, S.Nicola di Trullas, a Semestene e a Galtellì.
Il problema più importante ora è recuperare i fondi necessari a salvare l’opera.
Il nostro club, unitamente agli altri due club di servizio cittadini, Lions e Soroptimist, ha deciso di intervenire finanziariamente per restituire alla città uno dei suoi tesori. L’iniziativa, definita nello scorso anno rotariano, prosegue quest’anno con la speranza di vedere completata l’opera proprio nell’anno del nostro quarantennale. Chissà!

Mario Virdis
virdismario@tiscali.it

all.foto del dipinto e del complesso medioevale.

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