Oristano 1° febbraio 2026
Cari amici,
Voglio iniziare i post di febbraio parlando di "ALTRUISMO", perchè viviamo, oramai, in una
società che ha come regola base di vita l’EGOISMO. Eppure, sappiamo bene che essere egoisti è un
modo di vivere errato, dannoso anche per la propria salute fisica e mentale, in
quanto porta all'isolamento sociale, e ad avere relazioni superficiali e
inappaganti. Il suo contrario, invece l’ALTRUISMO, è generalmente positivo, perché
consente felici relazioni sociali, appaganti e gratificanti. Sì, amici, aiutare gli
altri, svolgendo attività altruistiche e di volontariato, risulta alquanto
appagante, arrivando a creare quel benessere mentale capace anche di rallentare
il declino cognitivo, specialmente nelle persone over 50, migliorando anche
l'umore e promuovendo una sensazione di confortante benessere psicologico.
Il nostro cervello ricava
benefici notevole dalla disponibilità del soggetto ad occuparsi degli altri, grazie
alla stimolazione sociale e al senso di scopo. Questo tipo di disponibilità
meglio definita "altruismo terapeutico", si affianca ad altre
strategie preventive per scongiurare il declino cognitivo, come l’esercizio
fisico, la dieta sana e la stimolazione cognitiva. In sintesi, avere piacere ad
interessarsi agli altri e al loro bene, innesca processi positivi nel cervello,
legati alla ricompensa e al senso di autoefficacia.
Aiutare gli altri,
insomma, non è soltanto un banale gesto
di altruismo, ma ha, invece, sicuri effetti positivi sulla salute del proprio
cervello e sul suo funzionamento. Ciò è emerso chiaramente da un nuovo vasto
studio condotto dall'Università del Texas di Austin e dell'Università del
Massachusetts di Boston su oltre 30.000 persone over 50, che ha evidenziato
come l’aiutare gli altri, sia individualmente che facendo attività di
volontariato, sul lungo periodo contribuisce a ridurre il tasso del declino
cognitivo di circa il 15-20%.
L’altruismo praticato con
costanza, che parte dall’avere regolari e costanti interazioni sociali, è
dimostrato che risulta fondamentale per prevenire il declino cognitivo che
sfocia nel rischio di una possibile demenza,
dimostrando chiaramente che aiutare gli altri ha ricadute positive sul nostro
benessere, in particolare nella fase dell'invecchiamento. Nello studio prima
citato i ricercatori hanno osservato l'andamento del declino cognitivo dei
partecipanti lungo due decenni, e lo hanno confrontato con le loro abitudini
legate all'aiutare gli altri. Hanno preso in considerazione sia forme di aiuto
strutturato, come attività di volontariato, sia azioni individuali, come ad
esempio l'aiutare vicini, amici o familiari in modo costante e regolare.
In questo modo i
ricercatori hanno potuto constatare che il declino cognitivo, che è normalmente
associato all'invecchiamento, sembrava rallentare man mano che i partecipanti
svolgevano azioni per aiutare gli altri in modo costante e regolare. I benefici
più significativi sul rallentamento del declino cognitivo sono stati osservati
nei partecipanti che erano abituati a dedicare tra le due e le quattro ore alla
settimana ad aiutate gli altri. In questi partecipanti la riduzione del declino
cognitivo è stata anche del 15%-20%. Al contrario, chi con l'avanzare dell'età
aveva smesso completamente di dedicare tempo ad aiutare gli altri (in qualsiasi
forma), mostrava un peggioramento della funzione cognitiva.
Amici, questo studio credo
faccia riflettere non poco. Direi che stimolare, man mano che l’età avanza, le
persone ad aiutare gli altri, può essere alquanto terapeutico “come misura
preventiva”, per riuscire a limitare il forte aumento dei casi di demenza
previsti nei prossimi anni, complice anche il progressivo invecchiamento della
popolazione mondiale. "Ciò suggerisce l'importanza di mantenere gli
anziani impegnati in qualche forma di aiuto il più a lungo possibile, con
supporti e sistemazioni adeguate", ha spiegato il professor Sae Hwang
Han, a capo dello studio.
Cari amici, il problema è
davvero molto serio. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Salute (OMS)
infatti la demenza, che nella maggior parte dei casi è causata dalla malattia
di Alzheimer, oggi colpisce circa 55 milioni di persone in tutto il mondo, ma
si stima che entro il 2050 questo numero potrebbe quasi triplicare,
raggiungendo la soglia di 139 milioni di persone. Operiamo allora per far sì
che l’ALTRUISMO si diffonda sempre più, perché i primi a goderne sono quelli
che lo praticano! SENECA, molti secoli fa, ammoniva: “Chi aiuta gli altri, aiuta se stesso”!
A domani.
Mario







