giovedì, agosto 25, 2022

TROVATI IN ITALIA GRANDI GIACIMENTI DI LITIO, IL PETROLIO DEL FUTURO. A ROMA È PRESENTE IN QUANTITÀ, CON UNA CONCENTRAZIONE DI OLTRE 350 MILLIGRAMMI PER LITRO, UNA DELLE PIÙ ALTE AL MONDO.


Oristano 25 agosto 2022

Cari amici,

La rivoluzione tecnologia in atto, sempre più avanzata, necessita di nuovi materiali; una rivoluzione che, come è sempre successo, manda in obsolescenza materiali che invece, in passato, furono essenziali per lo sviluppo dell’epoca. Uno dei materiali che oggi va per la maggiore, non per niente già chiamato “Il petrolio del futuro” è il “LITIO”, componente essenziale della nuova tecnologia, a partire dalle batterie.

Ebbene, il litio, chiamato anche “Oro bianco”, è un metallo essenziale per l’accumulo energetico, e, fortunatamente, risulta alquanto presente nel sottosuolo italiano, addirittura in buona quantità e concentrazione. Queste riserve rappresentano la chiave di volta per lo sviluppo della mobilità elettrica, come anche per altri importanti servizi. Teniamo presente che l’Enel già nel 1975 trovò importanti quantità di litio in un’area a Nord di Roma, addirittura con una concentrazione mineraria è di oltre 350 milligrammi per litro, una delle più alte al mondo.

Per avere un’idea più precisa delle potenzialità del litio geotermico italiano, come spiega il geologo Marcello De Angelis, amministratore dell’italo austriaca "Energia Minerals", intervistato da “Il Messaggero”, «Il litio è un materiale di alto interesse. Ci basti osservare che i valori presenti nei giacimenti romani sono circa il doppio di quelli riscontrati nelle salamoie del campo geotermico californiano di Salton Sea, considerato dagli statunitensi come la fonte che permetterà agli Usa di raggiungere l’indipendenza dai mercati esteri del litio». In questo millennio ipertecnologico il litio è diventato un metallo essenziale per l’accumulo energetico, rappresentando la chiave di volta per la mobilità elettrica ma anche uno strumento sempre più importante per fornire importanti servizi per la flessibilità, la stabilità e la sicurezza della rete elettrica nazionale. Si stima che il fabbisogno europeo di litio crescerà nel giro di pochi anni del 3.535%, ma il problema è che ad oggi l’Europa produce solo il 3% delle batterie. Al contrario, la Cina detiene circa il 10% delle risorse mondiali di litio ma soprattutto controlla direttamente o indirettamente una buona parte delle miniere mondiali, dominando al contempo la raffinazione del metallo e la produzione di batterie.

Come spiega il ricercatore del CNR Andrea Dini, intervenendo nell’ambito degli Stati generali della geotermia svoltisi a Roma, «Alla luce di questo contesto internazionale è chiaro che l’Italia, seguendo le indicazioni europee, dovrebbe provare a smarcarsi dal dominio cinese, cercando sul proprio territorio risorse da estrarre con tecnologie a basso impatto ambientale, in quanto l’estrazione di litio geotermico rappresenta un’opportunità particolarmente interessante per il nostro Paese». E i giacimenti intorno alla nostra Capitale appaiono come il ritrovamento dell’oro bianco in casa nostra!

Amici, come è successo in passato con l’oro nero, il petrolio, questo moderno “oro bianco” potrebbe diventare la materia prima più richiesta e più preziosa del pianeta, almeno per il mondo delle industrie. Questa materia prima potrebbe cambiare gli equilibri economici mondiali, e rendere più forti i Paesi che hanno dei giacimenti al loro interno e che, ovviamente, riescono a sfruttarli. L’Italia, con il ritrovato giacimento poco distante da Roma, ha acquisito una importante risorsa, il cui valore è certamente altissimo, in quanto il prezzo è costantemente in crescita, ed è arrivato a superare i 75 mila dollari per tonnellata (+280% rispetto a gennaio 2021).

Il litio, amici, potrebbe trainare la “Transizione energetica” in corso nel nostro Paese, grazie soprattutto alla crescente diffusione di auto elettriche. I veicoli di ultima generazione, a trazione elettrica e non più a combustione, con le loro potenti batterie potrebbero essere la risposta al riscaldamento globale. L’Italia ha tra le mani una carta vincente, ma dovrà giocarsela con intelligenza, preparando con immediatezza le strutture necessarie all’estrazione e trasformazione di questo moderno oro bianco, capace di agevolare in modo concreto la sostenibilità ambientale.

Cari amici, indubbiamente questo minerale spopolerà alla grande nei prossimi anni e l’Italia potrà certamente trovarsi avvantaggiata. Un’ultima curiosità.  Il Litio è anche un farmaco antidepressivo. Il principale nome commerciale del litio è il Carbolithium®. Serve come stabilizzante dell’umore, è in grado di controllare la fase maniacale della depressione bipolare.  Il Litio agisce limitando le oscillazioni dell’umore, prevenendo gli stati maniacali e la depressione. Amici, a quanto pare è proprio un vero “ORO BIANCO”!

A domani.

Mario

mercoledì, agosto 24, 2022

LE VONGOLE, UN PROFUMATO PRODOTTO DEL NOSTRO MARE. ALCUNI CONSIGLI SU COME CONSUMARLE AL MEGLIO, ELIMINANDO LA SABBIA CHE CONTENGONO.


Oristano 24 agosto 2022

Cari amici,

In particolare durante l’estate, le vongole (così come le nostre "Arselle di Marceddì") sono un frutto di mare particolarmente ricercato, considerato che il profumo dei piatti che le contengono sanno tanto di mare e di vacanze! Ebbene, a quanti di noi è successo di mangiare un bel piatto di spaghetti alle vongole e di trovarsi in bocca della sabbietta così fastidiosa da togliere la voglia di gustarli che prima avevamo? Credo in tanti. Si, nonostante il sapore unico delle vongole, è sempre molto fastidioso ritrovarsi in bocca dei minuscoli granelli di sabbia.

Ebbene, amici, per evitare tutto questo, per poter cucinare e servire a tavola delle vongole con grande sicurezza e tranquillità, oggi voglio riportare per Voi quel semplice procedimento necessario per poter servire a tavola, a noi ed ai nostri ospiti, dei piacevolissimi piatti con le vongole senza il pericolo di ritrovarci della sabbia in bocca. Ecco il segreto di come pulire le vongole attraverso dei semplici passaggi e godere del piacevolissimo sapore di questi frutti di mare.

Per prima cosa è molto importante scegliere le vongole. Una volta acquistata una bella retina piena di vongole (stiamo sempre attenti al luogo di provenienza e dove sono state stabulate), la prima cosa da fare è scegliere le vongole una per una, controllando che non abbiano un cattivo odore ed eliminando quelle aperte o rotte che, essendo praticamente morte, potrebbero avere un cattivo sapore e rovinare la vostra ricetta. Una volta scelte, passare alla fase di ammollo. Dopo aver riempito una bacinella d’acqua fredda, sistemateci le vongole da Voi selezionate, aggiungendovi un cucchiaio di sale grosso per ogni litro di acqua.

Ricordatevi di lasciarle in ammollo per alcune ore in frigorifero: al contatto con l'acqua salata, le vongole inizieranno ad aprirsi e cacceranno fuori la sabbia ancora contenuta al loro interno, che andrà a posarsi sul fondo della bacinella. A questo punto è ora di spurgarle: risciacquatele in acqua fredda corrente, facendole cadere, una per volta, nel lavandino da un'altezza di circa 30 centimetri: quest'ultima operazione servirà ad eliminare qualunque eventuale residuo di sabbia rimasto. A questo punto mettetele dentro uno scolapasta nel lavandino per un ultimo risciacquo.

Ora aprite, ad una ad una, le vongole: un ultimo controllo accerterà la qualità del vostro lavoro. A questo punto le vostre vongole ben pulite vanno sistemate in un tegame, che va messo sul fuoco con l’aggiunta di un filo d’olio e uno spicchio d’aglio. Dopo aver coperto il recipiente con un coperchio, tenetelo a fuoco vivo, e fiamma alta per qualche minuto. Le vongole si apriranno quasi subito e, appena raggiunto l'obiettivo, dovrete spegnere la fiamma e scolarle; potrete anche usare il liquido di cottura, filtrandolo con un colino a maglie strette, per insaporire le vostre ricette. Amici, a questo punto non vi resta che trovare la ricetta che più gradite per utilizzarle in quella giornata!

Amici, prima di chiudere Vi ricordo una delle ricette che, personalmente, gradisco maggiormente: spaghetti alle vongole, oppure con la variante delle arselle di Marceddì. È una ricetta alquanto semplice ma che piace tantissimo. Eccola.

SPAGHETTI ALLE VONGOLE.

Per 4/5 persone servono 5oo grammi di spaghetti o linguine. Dopo aver messo dell’acqua a bollire, preparate una padella dove farete soffriggere due spicchi d’aglio in olio EVO e peperoncino; quando l’olio è ben caldo versateci le vongole spurgate coprendole con un coperchio e tenendo viva la fiamma, in modo che le vongole inizino ad insaporirsi. Queste vanno fatte cuocere solo per qualche minuto, condendo, infine, con del prezzemolo fresco tritato. Cuocendole in questo modo le vongole si presenteranno belle aperte e ben impregnate del condimento.

A questo punto, amici, vi basta scolare la pasta e condirla con le vongole ed il loro sughetto. Per i più sfiziosi potrete aggiungere nel piatto una spolverata di prezzemolo fresco ben tritato. Il vino da servire a tavola che Vi consiglio è un Karmis, bello fresco! Buon appetito!

A domani, amici.

Mario

martedì, agosto 23, 2022

BONORVA RENDE OMAGGIO AL “PANE ZICHI”, UNO DEI PANI PIÙ ANTICHI E TIPICI DELL’ISOLA. REALIZZATI UN LIBRO E UN MONUMENTO SIMBOLO.


Oristano 23 agosto 2022

Cari amici,

In Sardegna il comune di Bonorva è situato sulla parte settentrionale dell'altopiano di Campeda. Una zona popolata fin dall'epoca nuragica, in quanto nella zona sono numerosi i nuraghi presenti, così come le domus de janas. Di queste la tomba più importante è la cosiddetta "Tomba del capo" che ha un estensione di 250 m quadri ed è formata da diversi ambienti che che successivamente vennero utilizzati ininterrottamente da tutte le culture successive. A Bonorva le antiche tradizioni si sono perpetuate nel tempo, in particolare la tessitura e la panificazione. Uno degli antichi pani tipici di Bonorva è su “PANE ZICHI”, antico pane di grano duro, che già in passato fu protagonista di interessanti convegni.

Ebbene, quest’anno grazie al forte interessamento dell’Amministrazione comunale e di diversi bonorvesi DOC, tra cui Salvatore Fozzi, proprietario della nota “Editrice Della Torre”, questo pane antico e straordinario ha avuto due grandi onori: quello di avere dedicato un libro, “Pane Zichi di Bonorva, viaggio tra tradizione contadina e ritualità della panificazione“, scritto dall’agronomo Angelo Morittu ed edito da “Editrice Della Torre” e di un monumento che, posizionato al centro del Paese, che ricorda ai visitatori e lettori la bontà e la antica storia cdi questo pane.

L’autore del libro, Angelo Morittu, è un agronomo che, da tanti anni, porta avanti studi sul grano sardo e la panificazione. Su trigu biancu bonorvesu, nel 2017, è stato iscritto nel Registro nazionale delle varietà agrarie e Angelo è stato nominato responsabile della conservazione in purezza di questa varietà di grano. Il libro, presentato a Bonorva giovedì 11 agosto nella Sala Consiliare “Valentino Fozzi”, è frutto della sua grande ricerca sul campo: nel libro, interviste, fotografie, esperienze laboratoriali per riprodurre le diverse procedure della panificazione.

Amici, il pane Zichi appena fatto e uscito dal forno risulta morbido, ma poi diventa duro e friabile. Gli studiosi di antichità e archeologia hanno sottolineato che molti pani di questo tipo, dalle forme circolari, sono stati e sono ancora presenti nell'isola, a simboleggiare il sole; pani simbolo delle culture più antiche della nostra isola, a partire da quella nuragica. Nel Nord Sardegna, queste pagnotte avevano una circonferenza di circa 40 centimetri, in gran parte di consistenza morbida, tanto che qualcuno li ha paragonati alla fresa e alla piada.

Lo Zichi, quello tipico di Bonorva, viene preparato con farina di grano duro, pasta madre, acqua di fonte e sale. Lo si usa morbido oppure tostato. Può essere affettato e inzuppato in sughi vari, abbinato a pomodoro e pecorino, fatto lesso in brodo di pecora, farcito con salsicce fresche o stagionate e finocchietto selvatico, fatto bollire con aglio, prezzemolo e pomodoro secco, tanto per citare i modi più usati. Il suo uso è molteplice e si presta ad essere accostato ai frutti di mare, al nero di seppia, con i carciofi e la bottarga di muggine. Con queste caratteristiche, un pane tipico e antichissimo come su Zichi, è  passato dalla cultura religiosa e agropastorale alle composizioni gourmet più moderne.

Alla presentazione del libro di Angelo Morittu, avvenuta davanti ad un folto pubblico, erano presenti, oltre l’autore e l’editore Fozzi (Salvatore Fozzi e la casa editrice Edizioni Della Torre da quasi cinquant'anni, raccontano la Sardegna in modo serio ed elegante), Laura Di Settimio, assessora alla cultura, Susanna Paulis, curatrice dell'introduzione del libro, che, da antropologa, con il suo intervento ha evidenziato quanto è prezioso il pane: che, essendo vita, è tutto. Presente anche Aldo Salaris, Assessore regionale ai lavori pubblici, e Padre Salvatore Morittu, il famoso e straordinario frate che gestisce "S'Aspru". Il gruppo Muristene ha tradotto in musica le emozioni della serata.

Il 12 agosto, invece, il sindaco Massimo D'Agostino ha inaugurato il monumento al “PANE ZICHI”, una grande scultura celebrativa realizzata dall’artista Giuseppe Carta che da tempo omaggia il potere e la bellezza del cibo, ritraendolo in grandi sculture protagoniste di eventi e mostre in giro per l'Italia. Va precisato che il gigantesco Zichi di Bonorva (è proprio grande: è alto oltre tre metri (la cui immagine in poche ore ha fatto il giro di Web e social), è una scultura a forma proprio di pane Zichi, ed è realizzata in acciaio e resina policroma.

Cari amici, personalmente approvo con entusiasmo entrambe le iniziative. Valorizzare usi costumi, tradizioni, saperi e sapori del nostro passato, è senz’altro molto positivo, anzi potrebbero essere tanti i Comuni che dovrebbero comportarsi allo stesso modo. La nostra Sardegna ha tanti valori poco noti, sta a noi farli conoscere e valorizzare: sarebbero un ottimo veicolo che porterebbe benessere, turismo, ricchezza e posti di lavoro.

A domani.

Mario

lunedì, agosto 22, 2022

IL PROSSIMO MESE DI SETTEMBRE ANDREMO A VOTARE PER IL RINNOVO DEL PARLAMENTO. MA SAPPIAMO QUANTO GUADAGNANO QUESTI NOSTRI RAPPRESENTANTI?


Oristano agosto 2022

Cari amici,

Il prossimo mese andremo a votare per eleggere i nostri rappresentanti in Parlamento: DEPUTATI E SENATORI. La legge costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1 “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 261 del 21 ottobre 2020, ha, dopo tante battaglie, ridotto il numero dei parlamentari: quanto alla Camera dei Deputati i membri passeranno da 630 a 400, mentre al Senato, composto da 315 senatori, il numero dei componenti calerà a soli 200 senatori elettivi.

Indubbiamente una “dimagrimento” di non poco conto, forse esagerato, che tra l’altro lascerà scoperte di rappresentanza diverse zona del nostro Paese. Quello che, invece resta invariato (mentre sarebbe dovuto essere il primo da tagliare) è il trattamento economico dei nostri rappresentanti che, salvo possibili ulteriori modifiche, resta uno dei più alti se confrontato con quanto percepito dai rappresentanti di altri Paesi. Così, mentre ci prepariamo a tornare alle urne il 25 settembre, diamo uno sguardo a quanto guadagnano i nostri rappresentanti, deputati e i senatori

Ecco i dati, reperiti in rete, con evidenziato in dettaglio il costo mensile, sia dei Deputati che dei Senatori.

CAMERA DEI DEPUTATI.

I Deputati italiani guadagnerebbero circa 13.971 euro al mese, così ripartito:

         indennità di circa 5.000 euro al mese

         diaria di 3.503 euro

         rimborsi e spese di mandato, pari a 3.690 euro

         rimborsi telefonici annuali, di circa 1.200 euro

         rimborso trasporti (trimestrali) variabili, dai 3.323,70 ai 3.995,10 euro

  SENATO DELLA REPUBBLICA

Per quanto riguarda i senatori italiani invece, lo stipendio mensile si aggirerebbe intorno ai 14.634 euro, così suddiviso:

         indennità pari a 11.555 euro lordi al mese (circa 5.304 netti al mese)

         diaria di 3.500 euro

         rimborsi per spese di mandato di circa 4.180 euro al mese

         rimborsi telefonici e rimborsi sul trasporto di circa 1.650 euro al mese.

E questo non è tutto. Quanto ai servizio offerti loro da Camera e Senato ci sarebbe da scrivere un libro: dai pasti a prezzi irrisori al barbiere, al bar, e ai tanti altri servizi. Inoltre, durante l’esercizio del mandato, i Deputati e i Senatori usufruiscono di tessere strettamente personali per i trasferimenti sul territorio nazionale, mediante viaggi aerei, ferroviari e marittimi e la circolazione sulla rete autostradale. Da considerarsi comunque quisquilie, in rapporto ai due incredibili benefici, al termine del loro mandato parlamentare (una specie di corposa liquidazione), a cui si aggiunge la maturazione del diritto alla pensione dopo soli 4 anni, sei mesi e un giorno di servizio. Che ne dite, non c'è da restare a bocca aperta?

Cari amici, se proprio devo esprimere la mia opinione, Vi dico che per me si poteva fare una riduzione inferiore del numero dei nostri rappresentanti, ma un taglio ben consistente sugli emolumenti percepiti, con forte riduzione anche dei numerosi benefici di cui godono.

A domani.

Mario

domenica, agosto 21, 2022

IL RITORNO DELLA POLIOMIELITE TERRORIZZA IL MONDO OCCIDENTALE. NONOSTANTE GLI SFORZI FATTI (IL ROTARY È IN PRIMA LINEA CON L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ), IL VIRUS HA RIPRESO A COLPIRE.


Oristano 21 agosto 2022

Cari amici,

Uno degli impegni più importanti presi dal Rotary International è, da anni, quello di liberare il mondo dalla POLIO. Uno sforzo enorme, una sfida che, lanciata ormai oltre 20 anni fa dalla Fondazione Rotary voleva debellare una delle cause primarie di morte infantile nel mondo. Un ambizioso progetto, che prese vita nel lontano 1985 e che oggi, dopo tanti sforzi, continua a svolgere gli ultimi significativi passi per un completo successo in tutto il mondo.

Col programma del Rotary POLIOPLUS, oltre due miliardi di bambini hanno ricevuto il vaccino orale e cinque milioni di bambini hanno evitato la malattia grazie al programma di immunizzazione mondiale. I dati finora noti hanno evidenziato che la poliomielite era considerata definitivamente debellata in ben 210 Paesi del mondo, di cui ben 134 hanno ricevuto una certificazione medica in tal senso e dichiarati “Polio free”. Per definire eradicata una malattia, infatti, occorre che per tre anni consecutivi non si registri alcun caso epidemico. Pochi gli Stati che risultavano ancora colpiti: l’Afghanistan, l’India, la Nigeria e il Pakistan, ma con registrazioni di Poliomielite davvero effimere.

Ebbene, mentre il mondo aspettava la fine di questa pandemia, ci si è accorti che, purtroppo, il virus della POLIOMIELITE non era scomparso nei Paesi “Polio free”: nei giorni scorsi è riapparso in USA, e precisamente a New York City. Si pensava che la Polio fosse già stata debellata, invece, a quanto pare, non è così: è tornata proprio negli Stati Uniti, nello Stato di New York! Un uomo adulto è stato paralizzato in modo irreversibile dal virus della polio, e, secondo gli scienziati, questo caso potrebbe essere solo "la punta dell'iceberg". 

Gli Usa erano considerati polio free dal 1994. Dopo un primo allarme (nei giorni precedenti il ricovero dell’uomo il virus della polio era stato trovato nelle acque fognarie di New York), ora si cerca di trovare un rimedio-tampone. I CDC, (i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie), dopo il primo caso di polio con paralisi, hanno immediatamente ribadito l'urgenza della vaccinazione. "Chi non è completamente vaccinato contro la poliomielite è a rischio di infezione e paralisi", ha sottolineato l'Ente governativo americano in un report che analizza la situazione e valuta le risposte approntate. Nella contea dell’uomo colpito da paralisi polio i vaccinati sono al 60% (ne serve almeno il 95%).

Il verificarsi di questo caso, combinato con l'identificazione del poliovirus anche nelle acque reflue della vicina Orange County, sottolinea l'importanza di mantenere un'elevata copertura vaccinale per prevenire la poliomielite paralitica nelle persone di tutte le età, avvertono i CDC. "Le persone non vaccinate negli Stati Uniti rimangono a rischio continuato di poliomielite paralitica se sono esposte a poliovirus selvaggio o derivato da vaccino". Dunque "tutte le persone negli Stati Uniti dovrebbero rimanere aggiornate sulla vaccinazione raccomandata contro il poliovirus".

Secondo il New York State Immunization Information System, la copertura vaccinale antipolio a 3 dosi tra neonati e bebè sotto i 24 mesi nella contea di Rockland era del 67,0% a luglio 2020 ed è scesa al 60,3% entro agosto 2022. Per evitare la circolazione del virus - e quindi la malattia - serve una percentuale di almeno il 95%. Ora il Dipartimento della salute della contea si è impegnato nel lancio di una campagna per recuperare le vaccinazioni.

Amici, dopo New York, anche a Londra è scattato l’allarme poliomielite, dopo l’aumento di tracce del virus nelle acque reflue. Come riporta l’agenzia di stampa Adnkronos, le autorità sanitarie hanno deciso di offrire il vaccino a tutti i bambini di età compresa tra 1 e 9 anni. La “BBC” aggiunge che “il poliovirus derivato dal vaccino è stato rilevato nelle acque reflue di Barnet, Brent, Camden, Enfield, Hackney, Haringey e Waltham Forest. Al momento non sono stati confermati casi di poliomielite e il Joint Committee on Vaccination and Immunisation (Jcvi) ha precisato che "il rischio per la popolazione è basso”.

Cari amici, la poliomielite è una malattia davvero grave e invalidante e perciò non deve restare nulla di intentato per evitare che riprenda a colpire come in passato. Sono certo che l’Organizzazione mondiale della Sanità e tutte le altre organizzazioni, a partire dal Rotary International aumenteranno i loro sforzi per cercare di debellare questa insidiosa malattia.

A domani.

Mario

 

sabato, agosto 20, 2022

IL CAIP DI ABBASANTA SI CANDIDA A DIVENTARE UN CENTRO DI FORMAZIONE EUROPEO. POTRÀ OSPITARE I CORSI DI PREPARAZIONE DELLE DIVERSE POLIZIE EUROPEE.


Oristano 20 agosto 2022

Cari amici,

Il C.A.I.P. (Centro Addestramento e Istruzione Professionale) di Abbasanta è oggi una struttura di formazione militare di alto livello. Questa struttura, nata alla fine del 1970, come centro di addestramento e istruzione professionale della Polizia di Stato, trovò sede nel vecchio quartiere generale del Reparto di Polizia Anti-abigeato, ma con il passare del tempo si perfezionò, adeguando le sue strutture alle articolate esigenze formative dei nuovi allievi. L’attività di formazione professionale si sviluppa su due direttrici, la prima finalizzata alla formazione delle squadriglie antisequestro eli-trasportate e del personale per la vigilanza e la sicurezza degli aeroporti, la seconda, in ambito interforze e internazionale, riguarda i servizi di protezione e di sicurezza di individui e personalità a rischio.

Col passare degli anni questo Centro di Formazione è cresciuto non poco, fino ad arrivare a ricoprire un ruolo importantissimo a livello nazionale, occupandosi della formazione di base dei futuri poliziotti, ovvero coloro i quali saranno chiamati a svolgere il delicato compito di salvaguardare la sicurezza dei cittadini. Oggi la scuola è considerata come Istituto di primo livello, dando un’alta formazione e specializzazione ai novelli poliziotti. Collocato al centro della Sardegna, nell’altopiano di Abbasanta, questo Centro Addestramento e Istruzione Professionale in poco tempo ha subito un’evoluzione straordinaria, passando da Centro Provinciale e Centro Nazionale, diventando una sorta di costola della Scuola Tecnica della Polizia di Castro Pretorio, a Roma.

Oggi il C.A.I.P. di Abbasanta insiste su un’area di 18.000 mq la stessa che in passato era occupata dai militari nel periodo delle grandi guerre. La scuola ospita la 1^ shooting House che venne utilizzata in primis dal NOCS come casa delle perquisizioni. Nella sede è presente il reparto cinofili e Reparto prevenzione crimine. Dal 1970 ad oggi il centro ha ospitato circa 1200 allievi all'anno. Ebbene, amici, con questo eccellente curriculum questa struttura si candida ora ad ospitare i corsi per le polizie europee.

Per il prossimo autunno il Centro Addestramento e Istruzione Professionale della Polizia di Stato di Abbasanta è pronto ad accogliere gli agenti di alcune polizie europee che devono frequentare i corsi sui servizi di scorta e sicurezza, così come avvenuto in passato. Fin dalla fine degli anni Settanta, infatti, il Centro aprì le porte alle Polizie straniere, tra cui l’F.B.I. che, dopo il sequestro del generale Dozier nel 1981 a Padova, aveva necessità di allargare le proprie competenze in una materia poco conosciuta come il sequestro di persona.

L'attuale Direttore del Centro, Primo Dirigente Roberto Pietrosanti, è in attesa della conferma ufficiale. Intanto la struttura si prepara a predisporre al meglio i locali, mettendo in atto alcuni interventi di ristrutturazione e ammodernamento. “È quasi ultimato l’impianto di illuminazione di tutta la struttura e poi si procederà al rifacimento completo della parte superiore del corpo di guardia”, ha spiegato ai cronisti il direttore Pietrosanti, che ha annunciato anche di aver richiesto ulteriori fondi per la ristrutturazione di altre palazzine. Un progetto per il quale è in attesa di una risposta dal Ministero e che permetterebbe di ammodernare i vecchi edifici e aumentare i posti per i corsisti da 180 a 200.

Da alcuni giorni il centro di addestramento del Guilcer è anche più facilmente raggiungibile, grazie alla presenza di due nuovi cartelli stradali. “Sono stati installati sulla Statale 131 all’uscita per Abbasanta e sulla Statale 131 DCN all’uscita per Abbasanta – Fordongianus”, ha commentato ancora il Direttore del CAIP. “È la prima volta da quando il centro è stato creato che sulla 131 ci sono i cartelli che indicano la direzione per raggiungerlo”. Un segno – anche questo – dell’importanza che il Centro di Addestramento del Guilcier riveste ormai nel panorama regionale e nazionale. Il Centro è sempre in piena attività. Alla fine di giugno si è chiuso il secondo corso allievi agenti della Polizia di Stato e non si esclude che possa ospitare anche un terzo corso per allievi agenti di polizia.

Cari amici, conosco bene la zona (sono sposato e ho abitato a Norbello, dove ho ancora casa, per diversi anni) e posso dirvi che questa struttura è ben gradita dalla popolazione locale, non solo di Abbasanta ma anche di Ghilarza e Norbello. La presenta di allievi di altre Regioni e Nazioni, comporta movimento anche di natura economica e le attività commerciali della zona ne beneficiano certamente, in particolare oggi, in quanto dopo la chiusura delle fabbriche di Ottana, l'economia risente fortemente della mancanza di lavoro. Ben venga dunque lo sviluppo ulteriore del CAIP di Abbasanta!

A domani.

Mario

venerdì, agosto 19, 2022

TORNARE ALL’ALLEVAMENTO CASALINGO DELLE GALLINE OVAIOLE A TERRA? SAREBBE UN RITORNO AL PASSATO DI GRANDE POSITIVITÀ PER ALLEVATORI E ANIMALI.


Oristano 19 agosto 2022

Cari amici,

La produzione industriale di uova, con eserciti di galline tenute in modo barbaro in gabbie o a terra, non pensa certo al benessere animale nella produzione di uova. Un branco di galline maltrattate, in allevamenti sovraffollati, dove trascorrono una vita terribile, schiave di un consumismo esasperato. Sono loro a produrre la quasi totalità delle uova che troviamo in vendita nei supermercati, uova utilizzate anche come ingrediente in numerosi prodotti dolciari. Eppure, potremo ribellarci a questi allevamenti lager, cercando, nei limiti del possibile, di essere meno egoisti, di tornare ad allevamenti rispettosi del benessere animale.

Lentamente, però, si intravede un ritorno di molte famiglie, abitanti in centri minori, a questo tipo di allevamento, dove la casa è circondata da un pezzo di giardino, dove è possibile ripristinare un piccolo allevamento domestico di galline ovaiole, e avere tutti i giorni a disposizione uova fresche e sane e animali in salute e benessere. L’allevamento di galline ovaiole a terra è oggi una interessante opportunità, in particolare per i giovani che intendono tornare all’agricoltura e all’allevamento. Si, amici, questa possibilità negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede e sono già numerosi gli allevamenti che rispettano gli animali.

La gallina è un volatile docile e simpatico. Appartiene alla specie del gallus-gallus e alla sottospecie del gallus-gallus domesticus e, ormai da millenni, viene allevata dall’uomo con molteplici scopi, quali uova, cibo, compagnia o ornamento. È un animale onnivoro, che generalmente mangia ciò che trova nel suo habitat naturale, ovvero il terreno in cui può razzolare senza alcuna restrizione: semi, erbe, lombrichi, vermi o insetti vari. Anche se può sembrare strano, nell’alimentazione della gallina rientrano anche i sassolini (ovviamente non macigni, ma pietroline di piccole dimensioni) che aiutano il volatile a digerire il cibo con più facilità.

Le galline ovaiole hanno bisogno di poco per essere felici: basterà uno spazio recintato in cui razzolare liberamente, un riparo in caso di pioggia, mangiatoie, abbeveratoi e nidi. Una volta creato l’habitat, sarà possibile introdurvi le galline che, con il dovuto tempo e la dovuta educazione, capiranno come muoversi nell’ambiente, sfruttando i nidi per deporre le uova senza romperle. Le galline ovaiole sono generalmente molto produttive nel primo anno di vita e, quando la loro capacità riproduttiva scema (dopo circa 4/5 anni), avviene la sostituzione dei vecchi elementi e l’introduzione dei nuovi, operazione che di norma di effettua una volta all’anno tra settembre e ottobre.

Un allevamento di piccole dimensioni può essere alimentato con gli scarti di cibo della propria cucina (solo quelli di origine vegetale, come pane ammorbidito nell’acqua, verdure e frutta), mentre per allevamenti più grandi bisognerà creare delle apposite miscele a base di cibo per pulcini e altre sostanze nutritive, per cui viene raccomandato di consultarsi con un veterinario. Durante la muta, che solitamente avviene a fine estate/inizio autunno, le galline impiegano tutte le loro energie nel cambio del piumaggio e dunque sospendono totalmente, per un certo periodo, la deposizione delle uova. Durante la muta, oltre che attendere il completo cambio del piumaggio, l’unica cosa che possiamo fare è aiutarle a superare il duro sforzo fisico fornendo un mangime più proteico e vitamine disciolte nell’acqua.

Se una gallina ad un certo punto si mette a covare e si fa chioccia, allora cesserà la deposizione delle uova, che riprenderà soltanto dopo che avrà terminato il suo periodo di “mamma” con i pulcini (quindi, in totale, per un arco temporale di circa 2/3 mesi). Cosa possiamo fare? In questo caso, se vogliamo far nascere i pulcini, non possiamo fare altro che attendere i tempi naturali di mamma-chioccia.

Cari amici, se davvero siamo in grado di realizzare un pollaio artigianale, è consigliabile farlo: sarebbe una cosa davvero utile e potremo avere uova fresche e genuine. Sarebbe anche un modo per avere animali sani che vivono con noi in un certo benessere; con loro è possibile creare un certo feeling reciproco!  Se nel corso del tempo dovete aggiungere nuove galline, fatelo con molta cura, pazienza e attenzione, inserendo le nuove in un recinto separato, ma che consenta comunque agli animali di vedersi, di conoscersi senza scontrarsi, e di cominciare a capire il loro posto nella gerarchia. Fatelo, Vi divertirete!

Che ne dite, amici, Vi tenta l’idea di ricreare un piccolo allevamento di galline ovaiole?

A domani.

Mario