domenica, settembre 06, 2026

LE CAPACITÀ DEL CERVELLO UMANO E LA “TRAPPOLA DI PLATONE”. IL NOVELLO TIMORE DELL’AVANZARE DELL’A.I., RITENUTA CAPACE ADDIRITTURA DI DISTRUGGERE LA NOSTRA MEMORIA.


Oristano 6 SETTEMBRE 2026

Cari amici,

Da che mondo è mondo, quando un nuovo strumento utile all’uomo si inserisce tra quelli prima esistenti, si scatena sempre un certo panico. Succedeva migliaia di anni fa e succede ancora oggi. Duemila quattrocento anni fa, il grande filosofo Platone, visto l’avanzare dello sviluppo della scrittura sulla cultura orale, ebbe a scrivere nel suo “FEDRO” che questo nuovo strumento avrebbe distrutto la memoria e dato solo l'apparenza della sapienza. Platone, però, in questo caso, aveva ragione soltanto su un aspetto marginale della sua tesi: la memoria; questa, col progredire della scrittura, smise di essere l’unico archivio del sapere, ma senza perdere la propria capacità e potenza! Egli sottovalutò il cambiamento, perchè  la scrittura non solo non impoverì affatto la mente, ma addirittura la ristrutturò.

Il pensiero scritto contribuì alla sviluppo della logica, dell'analisi e della filosofia stessa. È indubbiamente la paura del nuovo che crea, oggi come ieri, ansia e preoccupazione, per cui alla comparsa di ogni nuovo medium cresce il timore del cambiamento. Questo timore è stato definito “LA TRAPPOLA DI PLATONE”: per  evidenziare quel parziale, errato giudizio espresso dal filosofo nel giudicare una nuova tecnologia come “Dannosa” solo per il fatto che sembrava danneggiare lo status quo precedente, ignorando lo sviluppo, in positivo, che avrebbe potuto avere.

Amici, l’innovazione ha sempre creato scompiglio, ansie e trasformazioni. Nel primi del Novecento, Il “Fordismo” con  le “catene di montaggio”, mise fuori gioco gli artigiani delle carrozze, ma non fu di certo un danno, ma un guadagno. La meccanizzazione che continuava ad avanzare continuò a ridurre la fatica fisica dell’uomo, ma il lavoro, così riorganizzato, migliorò anche qualitativamente. Nel suo libro, “L'inizio dell'infinito”, il fisico ed epistemologo David Deutsch scrive che i problemi sono inevitabili, ma sono anche risolvibili, e che ogni soluzione genera a sua volta nuovi problemi, in un ciclo senza fine.

Il “Cambiamento” non è da considerare mai un “Fallimento”. Cambiare significa aumentare la conoscenza, oggi come ieri. Ai giorni nostri siamo un po’ tutti terrorizzati dall’avanzare dell’Intelligenza Artificiale. Se anche l'I.A. generasse problemi nuovi per la formazione o il pensiero critico, non è detto che automaticamente la nostra mente entrerebbe in declino cognitivo; certo, come in passato, allo shock iniziale seguirebbero correttivi, come già avvenuto in passato con la meccanizzazione.

Oggi già un gran numero di studenti scrive con ChatGPT, ma questo non dimostra che le loro capacità critiche si indeboliscano, così come leggere non atrofizza la mente solo perché è meno impegnativo che scrivere. ChatGPT è uno strumento che, usato con capacità, può essere d’ aiuto a chi lo usa, ma sempre “Cum Judicio”, ovvero usando discernimento, controllo, attenzione e quant’altro. In questo modo il nostro cervello non potrà subire nessun declino cognitivo, dall’uso e dall’aiuto dell’Intelligenza Artificiale.

Cari amici, la realtà è che nell’uomo la paura del cambiamento c’è sempre stata. Ogni nuovo mezzo viene accolto come una minaccia al pensiero, finché, poi, non scopriamo che, invece, ne ha ampliato le possibilità. Il punto, allora, non è demonizzare l’avanzare e l'uso dell'Intelligenza Artificiale, ma accettare il cambiamento continuando a svolgere il compito che la scuola assolve da millenni e l'università da secoli: educare al pensiero critico, cioè alla capacità di valutare fonti, argomenti e affermazioni, qualunque sia il mezzo che li trasmette.

A domani.

Mario

 

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