sabato, gennaio 31, 2026

UNA SERIA RIFLESSIONE SUL FUTURO DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE. PER FRANCESCO BRANDA, “LA PROSSIMA GRANDE SFIDA SARÀ CAMBIARE IDENTITÀ ALL’A.I…”


Oristano 31 gennaio 2026

Cari amici,

Voglio chiudere i post di Gennaio di questo nuovo anno 2026, dedicando la mia quotidiana riflessione all'INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Oggi si parla tanto, e spesso impropriamente, di INTELLIGENZA ARTIFICIALE, capace secondo alcuni non solo di raggiungere le capacità dell’intelligenza umana ma anche di superarla. Chi vede in questi termini, l’A.I. non fa altro che darne una valutazione fuorviante. Chi ne parla come se fosse dotata di coscienza, comprensione o intuizione, commette un errore concettuale che può avere serie conseguenze concrete. Come puntualizza il professor Francesco Branda, “L'A.I. non è intelligente nel senso umano, perché non prova empatia, non comprende le sfumature, non ha esperienza”.

Il professor Francesco Branda, calabrese del 1994, attualmente ricopre la posizione di Professore a contratto presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Campus Bio-Medico di Roma, dove è docente di diversi corsi di statistica medica. La sua attività di ricerca si focalizza sull’integrazione tra statistica medica, epidemiologia digitale e sistemi di epidemic intelligence, con particolare attenzione alla sorveglianza genomica ed epidemiologica delle malattie infettive emergenti.

Per il suo importante contributo alla promozione della scienza aperta all’applicazione dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario, è stato inserito da Fortune Italia nella lista dei “40 Under 40” del 2024 e ha ricevuto il Premio Magna Grecia Awards 2024, in riconoscimento della qualità della sua ricerca e del suo impegno nella diffusione della conoscenza scientifica. Per il professore, focalizzando l’attenzione sull’Intelligenza Artificiale, “Serve un salto culturale. Non è sufficiente introdurre etichette o segnalazioni (“contenuto generato da AI”), né basarsi su regole giuridiche o tecniche. È necessario costruire una nuova ecologia del giudizio, fondata sulla capacità critica, sul discernimento, sulla responsabilità personale e collettiva”.

Il professor Branda, fresco socio della Società europea per l’etica e la politica dell’intelligenza artificiale (Sepai), è convinto che “la prossima grande sfida sarà cambiare identità all’A.I., a partire dal nome, attribuendole il peso e il significato che merita, cioè un sistema statistico avanzato che funziona solo grazie alla progettazione umana, in quanto non un’entità autonoma”. “Non facciamoci ingannare: l’AI non è intelligente in senso umano”, sostiene con convinzione.

Il professor Branda non vuole certo sminuire lo straordinario apporto dato dall’A.I. alla conoscenza umana. “Le sue capacità di elaborare enormi quantità di dati, generare previsioni e suggerire soluzioni in pochi secondi, compiti che in passato richiedevano mesi o anni di lavoro umano, pongono interrogativi cruciali: fino a che punto possiamo delegare decisioni complesse a sistemi intelligenti? Quali equilibri etici e sociali dobbiamo stabilire? E soprattutto, come garantire che questa tecnologia amplifichi l’umanità e non la sostituisca?”, ecco i dubbi e le domande che il professore si pone e pone agli altri!

L’A.I. – puntualizza il professore – “Non è intelligente nel senso umano, non prova empatia, non comprende le sfumature, non ha esperienza”. È un’interfaccia statistica sofisticatissima, capace di analizzare dati, riconoscere pattern, generare previsioni e suggerire decisioni. "MA RESTA UNO STRUMENTO", certo, potentissimo, ma pur sempre un mezzo”. Riconoscere questo “significa riaffermare la centralità dell’uomo. Il Test di Turing, spesso evocato come misura dell’intelligenza artificiale, non deve essere letto come un traguardo che rende la macchina “umana”, bensì come un promemoria della nostra responsabilità”, ribadisce la seria riflessione dello scienziato.

Amici, come conferma il grande ricercatore, “la tecnologia avanza più rapidamente della nostra capacità di comprenderne le implicazioni sociali, etiche e politiche. L’A.I. non è solo, dunque, il protagonista delle rivoluzioni presenti, è l’architetto di scenari futuri. La sua capacità di anticipare focolai epidemici, prevedere la diffusione di varianti virali e supportare decisioni strategiche nella gestione delle emergenze sanitarie la rende uno strumento essenziale per affrontare le sfide poste dalla mobilità globale, dai cambiamenti climatici e dalle malattie emergenti.

Ma attenzione, ribadisce con forza il professore: “Il timone deve restare in mano all’uomo. Senza una guida etica, senza un progetto umano che dia senso e finalità, la macchina rischia di diventare un automa potente ma cieco, capace di produrre risultati ma incapace di giudicare il loro valore”. Insomma, nel 2026 la sfida non è più solo tecnologica, ma “sociale, culturale ed educativa. Cambiare identità all’A.I., comprenderne la reale natura, riaffermare la centralità dell’uomo e guidare le persone ad un uso sapiente e consapevole della tecnologia sarà la sfida del futuro. "Solo così – conclude – la promessa del futuro potrà trasformarsi in un progresso sostenibile, equo e umano”.

Amici, credo che non ci sia altro da aggiungere…

A domani.

Mario

 

venerdì, gennaio 30, 2026

IL PREOCCUPANTE FENOMENO DELLA “PAURA”. QUESTO MECCANISMO, PROTETTIVO, CHE SPESSO SALVA LA VITA, CI METTE IN ALLERTA PER REAGIRE IN SITUAZIONI DI PERICOLO.


Oristano 30 gennaio 2026

Cari amici,

La PAURA è un meccanismo emozionale, elaborato dal nostro cervello, che risulta assolutamente necessario per la nostra sopravvivenza. In sintesi è una reazione protettiva, una risposta ad una possibile minaccia (reale o percepita), tale da metterci in allerta e prepararci a fronteggiarla, con l'attacco, la fuga o l'immobilità per proteggerci e salvarci. È una specie di campanello d’allarme, che serve a riconoscere i pericoli e agire di conseguenza, per imparare a fronteggiare i rischi, insegnandoci a distinguere ciò che può danneggiarci, permettendoci così di valutare le possibili situazioni avverse per la nostra sopravvivenza.

Come ha avuto modo di spiegare la dott.ssa Marzia Targhettini, psicologa psicoterapeuta, tesoriera dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, la PAURA è un meccanismo prezioso, persino salvavita in determinati contesti, perché permette al nostro organismo di reagire a situazioni potenzialmente pericolose. Quando però la paura smette di essere una risposta funzionale e diventa un timore costante verso le proprie stesse reazioni emotive e fisiologiche, può trasformarsi in un circolo vizioso capace di condizionare la vita quotidiana.

La dott.ssa Targhettini, da esperta del problema, ha approfondito anche il tema (spesso poco discusso) che riguarda “LA PAURA DELLA PAURA STESSA”, un meccanismo emozionale che trova origine anch’esso nel nostro cervello, per ipotizzarne le possibili soluzioni. Alla domanda “Che cosa si deve intendere per paura della paura, e quando questo meccanismo si verifica, la dottoressa Targhettini così risponde: “La paura viene spesso interpretata come un’emozione negativa, ma è una risorsa fondamentale. È ciò che ci permette di reagire prontamente a uno stimolo pericoloso, mettendoci nelle condizioni di salvarci. La paura della paura, invece, non riguarda un pericolo esterno, bensì le sensazioni e le reazioni fisiologiche ed emotive che la paura produce. Poiché tali sensazioni non sono piacevoli, possono diventare esse stesse fonte di timore”.

Alla domanda: “Quando questo pericoloso meccanismo si verifica”, ecco la sua risposta: “Il circolo vizioso si innesca quando le reazioni emotive diventano così intense da risultare travolgenti, come accade negli attacchi di panico. La persona percepisce la propria risposta fisica come una minaccia e sviluppa avversione verso quelle sensazioni. Anche la cultura e la società di cui facciamo parte ha sicuramente un ruolo: viviamo in un contesto che esalta il controllo e considera ancora oggi il manifestarsi delle emozioni come una debolezza. In questo senso, il fatto di non riuscire a controllare la propria paura alimenta ulteriormente la paura stessa”.

Amici, considerato che la Paura della Paura porta inevitabilmente ansia, ciò può portare ad evitare la socialità, con pesanti limitazioni della vita quotidiana. Può succedere che, dopo il verificarsi di uno di questi spiacevoli episodi, diverse persone, nel timore che possano ripetersi, iniziano a evitare contesti simili o scenari che potrebbero innescare quelle brutte sensazioni vissute. Tuttavia, diminuire, rallentare il rapporto sociale, può solo offrire un sollievo momentaneo, ma, nel tempo, restringe sempre più lo spazio di relazione. Se si smette di fare la spesa perché si teme un nuovo attacco, anche solo il pensiero di entrare in un supermercato può diventare insostenibile. E più si evita, più la paura cresce.

Cari amici, quando la paura interferisce con la quotidianità è fondamentale rivolgersi a un professionista, che conosce bene gli strumenti mirati che permettono alle persone di tornare ad essere autonome e libere di scegliere. Un passaggio importante è lavorare seriamente accettando tutti i suggerimenti. Lentamente, le situazioni diventano affrontabili, utilizzando, però, il giusto impegno. È un percorso graduale che permette di riallenarsi, pronti ad affrontare ciò che ci faceva paura. La paura è innata, mentre il coraggio è appreso. Ecco un pensiero di Martin Luther King: “Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno”.

A domani.

Mario

giovedì, gennaio 29, 2026

L'EDUCAZIONE GENITORIALE NEL TERZO MILLENNIO. CHI È CRESCIUTO NEL SECOLO SCORSO, HA RICEVUTO UN’EDUCAZIONE MOLTO DIVERSA E BEN PIÙ VALIDA DI QUELLA DI OGGI…


Oristano 29 gennaio 2026

Cari amici,

Chi, come me, è nato nella prima metà del secolo scorso ha ricevuto dai genitori un’educazione alquanto diversa da quella oggi somministrata alle nuove generazioni. Indubbiamente era un'educazione definita oggi "VECCHIO STILE", ma che ha contribuito a formare adulti stabili, empatici e forti, in grado di affrontare nella giusta maniera le sfide poste dalla vita. Si, la formazione delle Nuove Generazioni passa inderogabilmente dagli insegnamenti e dalle regole trasmesse dai genitori, regole che restano, poi, un vero, radicato e sicuro bagaglio per tutta la vita.

In un mondo che, come ben sappiamo, cambia in continuazione, l’educazione genitoriale risulta basilare per lo sviluppo personale dei minori; sono regole comportamentali ben definite, quelle impartire sia dai genitori (e, spesso, anche dai nonni), e valgono tanto oro quanto pesano. Questi famosi insegnamenti del passato, spesso ripetuti con fermezza ma sempre con amore, non erano semplicemente delle regole rigide, ma norme necessarie, rispettose della vita sociale, che i giovani avrebbero dovuto conoscere per applicarle in futuro.

Si, amici, erano delle vere e proprie “pietre miliari” che servivano a costruire il futuro equilibrio dei figli diventati adulti. Chi è cresciuto con questi valori (e io sono uno di questi), posso garantirvi che ha ricevuto molto più di un'istruzione: ha ricevuto uno straordinario codice comportamentale, vero e proprio manuale di sopravvivenza, da applicare, giorno dopo giorno, nello svolgersi della propria vita, sia emotiva che sociale, percorrendo nel modo migliore il proprio sentiero di vita.

Queste regole, sempre applicate prima di oggi, erano un vero e proprio decalogo, che, fin dalla più tenera età, erano la base della formazione delle nuove generazioni. Un DECALOGO che possiamo andare a rileggere e che, sarebbe alquanto utile oggi come ieri. Ecco le 10 “REGOLE-BASE” utilizzate: Chiedere scusa quando si sbaglia, Rispettare gli anziani, Conoscere il valore del denaro, Avere fiducia in se stessi, Capire gli sbagli fatti e saper rimediare, Pensare prima di parlare, Condividere ciò che si ha, Agire rispettando sempre gli altri, Imparare a fare le cose senza dipendere dagli altri, Saper ascoltare gli altri. Vediamolo in dettaglio questo importante Decalogo.

1-Chiedere scusa quando si sbaglia. Imparare a comprendere gli sbagli fatti e chiedere sincere scuse, era la dimostrazione di aver maturato il dovuto rispetto verso gli altri. 2-Rispettare gli anziani. Rispettare le persone mature era un segno di doveroso rispetto verso chi ci ha dato la vita e degli altri che ci accompagnano nella nostra. 3-Conoscere il valore del denaro. Far capire che nella vita l’economia è importante, era un problema da affrontare subito: imparare a gestire anche la propria paghetta, senza sprechi. 4-Avere fiducia in se stessi.  Essere sempre consci delle proprie capacità, serviva a dare sicurezza e aiutava ad affrontare le sfide che la vita riserva.

5-Capire gli sbagli fatti e saper rimediare. Accettare di aver sbagliato (come dopo aver avuto un brutto voto a scuola) significava accettare il fallimento ma anche sapersi rialzare, ponendo rimedio all’errore commesso. 6-Pensare prima di parlare. Imparare fin da subito che le parole, dette in un momento d’impeto, di rabbia, possono fare davvero male, e che poi era impossibile rimediare; per cui era giusto imparare a pensare le cose da dire, prima di pronunciarle. 7-Condividere ciò che si ha. Imparare a godere con gli altri ciò che si ha, ovvero applicare la condivisione, significa spogliarsi dell’egoismo passando all’altruismo.

8- Agire rispettando sempre gli altri. Qualsiasi comportamento deve essere sempre improntato al rispetto per l’altro. "Ciò che facciamo quando nessuno ci guarda dice molto su di noi". Questa semplice riflessione deve sempre guidarci come una vera bussola interiore. Rispettare gli altri significa saper sempre distinguere il bene dal male, non per paura della punizione, ma per il rispetto dei valori. 9- Imparare a fare le cose senza dipendere dagli altri. Arrivare a possedere una buona autonomia significa sapersi gestire sempre, anche nelle emergenze, evitando di dipendere troppo dagli altri. 10- Saper ascoltare gli altri.  Saper ascoltare è un’abilità davvero preziosa. Ascoltare gli altri significa dare rispetto e importanza, far sentire gli altri allo stesso nostro livello. È la base della sana relazione sociale.

Cari amici, crescere in una famiglia che applica questo modello di educazione significa aver ricevuto molto di più di una buona istruzione. Significa aver ricevuto radici sane e forti, essere stati formati come persone rette, gentili, forti e con i piedi per terra. Una formazione che ci accompagnerà per tutta la vita! Io lo so bene perché ho ricevuto questa educazione!

A domani.

Mario

mercoledì, gennaio 28, 2026

ECCO DEI GIOVANI CHE CI RICORDANO CHE IL CIBO NON SI SPRECA. SONO EMANUELE E FRANCESCA, CHE RECUPERANO LA FRUTTA “BRUTTA MA BUONA” PER FARNE OTTIME MARMELLATE.


Oristano 28 gennaio 2026

Cari amici,

Di Emanuele e Francesca ho già avuto modo di parlare su questo blog. L’ho fatto il 12 di ottobre del 2021, quando, questi due ragazzi, al rientro dal Mozambico dove entrambi avevano svolto un anno di servizio civile, crearono ad Oristano, forti dell’esperienza vissuta, “NOSTOS”, una star-up alimentare eco-solidale. Chi di Voi ha piacere può andare a leggere quanto scrissi andando a cliccare sul seguente link: https://amicomario.blogspot.com/2021/10/la-bella-storia-di-emanuele-e-francesca.html.

Ebbene, oggi “NOSTOS”, che in greco antico significa il "ritorno a casa", ad evidenziare un concetto legato alla resilienza e al viaggio, è una felice realtà che offre prodotti locali, come marmellate, composte e mieli, promuovendo il legame con la terra. Il negozio dei due ragazzi è a chilometro zero, che si identifica “come una bottega che propone prodotti naturali locali”, celebrando un forte legame con la terra e le cose semplici. L’attività, ben avviata e gestita da questi due straordinari giovani, già nel 2024 cercò di trovare nuovi spazi di vendita, andando anche alla conquista del Giappone con le meravigliose marmellate preparate da Francesca Bina ed Emanuele Pinna!

L’impegno dei due giovani nella preparazione di prodotti genuini della terra sarda è cresciuto di giorno in giorno: anche una troupe della seconda tv di Stato andò nel loro laboratorio di “prodotti a chilometri zero” per conoscere e diffondere la loro attività; un’attività che consentiva, e che consente oggi più di ieri, di evitare gli immensi sprechi alimentari che contraddistinguono questa nostra era, fatta di sperperi in ogni dove! Per confezionare le loro straordinarie marmellate a chilometro zero, i due ragazzi recuperano dai produttori la “frutta brutta ma buona”, quella poco elegante, poco appariscente, ma ugualmente buona per essere trasformata in ottime marmellate!

Si, amici, dai fertili campi della Sardegna l’eccellenza agroalimentare sarda è andata anche alla conquista il Sol Levante! Nel loro laboratorio e rivendita "NOSTOS", in via Beato Angelico, i due giovani propongono un’ampia gamma di confetture, marmellate, mieli e creme di verdure. I loro prodotti sono stati presentati anche a Torino, nel Salone del Gusto Terra Madre, un evento organizzato da Slow Food dove erano presenti oltre 600 aziende espositrici provenienti da tutto il mondo. Il meraviglioso lavoro fatto dai due ragazzi è stato seguito anche da NHK Educational, che ha voluto fare delle riprese sull'attività svolta da Nostos.

La piccola azienda NOSTOS, giorno dopo giorno, sta portando a casa diversi riconoscimenti importanti. Questa, seppure modesta ma capace azienda familiare, che con Slow Food condivide impegno e prospettive per il rispetto della natura e la produzione sostenibile, opera con la convinzione che il cibo deve essere sempre genuino, evitando gli sprechi! «Grazie al cibo possiamo riscoprirci parte della natura», è il motto applicato! È  promuovendo il cibo sano, pulito e giusto, evitando gli sprechi che continuamente vengono effettuati, che possiamo dare un futuro vivibile alla nostra terra e alle nuove generazioni.

Cari amici lettori, NOSTOS, frutto dell’impegno di questi due straordinari ragazzi, è nato con lo scopo principale di diffondere i valori determinanti per l’alimentazione umana: produzione che deve evitare gli sprechi, avere il massimo rispetto del lavoro agricolo e il consumo a chilometro zero, stabilendo il contatto diretto con i produttori di frutta e verdure del territorio. Insomma, quanto da loro svolto dovrebbe costituire un forte stimolo per altri giovani a cercare di impegnarsi per salvaguardare la produzione della nostra terra, evitando gli immensi sprechi che nel settore alimentare continuano.

Amici che mi leggete, trovare ragazzi seri, preparati, volenterosi, disposti ad impegnarsi in prima persona per migliorare la produzione agricola sarda che è eccellente sotto tanti aspetti, è davvero una scoperta straordinaria! Un grande plauso e un immenso augurio, ad Emanuele e Francesca, che stanno portando avanti un progetto davvero straordinario!

A domani.

Mario

martedì, gennaio 27, 2026

L'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ HA DICHIARATO LA SOLITUDINE UNA VERA EPIDEMIA MONDIALE.


Oristano 27 gennaio 2026

Cari amici, LA "SOLITUDINE", secondo L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ (OMS), rappresenta attualmente una minaccia alla salute globale degli individui e delle Comunità. Secondo gli esperti, infatti, gli effetti della solitudine sulla mortalità sarebbero equivalenti al fumo di 15 sigarette al giorno e persino peggiori degli effetti dell’obesità e dell’inattività fisica (Holt-Lunstad, Robles, Sbarra, 2017). Il problema è diventato di estrema gravità, tanto che l’isolamento sociale e la solitudine, pur essendo fenomeni differenti, risultano altamente interconnessi.

Si, amici, la carenza di “connessioni sociali” mette a rischio la salute psicofisica e la longevità degli individui: secondo alcuni studi la solitudine e l’isolamento sociale aumentano il rischio di morte prematura rispettivamente del 26% e del 29% (Holt-Lunstad, Smith, et al., 2015). E non è tutto. Dagli ultimi studi è emerso che la solitudine e l’isolamento sociale sono fattori di rischio per la salute mentale, associati ad un maggior rischio di esordio e mantenimento di disturbi d’ansia, depressione e demenza (Mann et al, 2022; Penninkilampi et al, 2018).

I disturbi d’ansia e depressivi sono spesso caratterizzati dalla tendenza al ritiro sociale, che porta la persona ad isolarsi restando in solitudine. E d’altro canto, queste condizioni di solitudine e isolamento sociale aumentano il rischio di sviluppare disturbi depressivi e disturbi d’ansia, o di peggiorare sintomi ansiosi-depressivi già in essere (Domènech-Abella, et al., 2019; Loades et al., 2020). Al contrario, il supporto sociale e la presenza di condizioni di connessione sociale sono fattori protettivi essenziali anche in popolazioni caratterizzate da altri fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi depressivi.

Il problema, amici, è davvero serio, se pensiamo che sia la solitudine che l’isolamento sociale superano i confini geografici e generazionali: si riscontra, infatti, in modo trasversale in diverse età e in diversi Paesi, e ha impatti gravi sulla salute mentale e fisica e sul benessere degli individui e delle Comunità. Negli anziani, la solitudine è associata ad un aumento del rischio del 50% di sviluppare demenza e a un aumento del 30% di probabilità di avere ictus o episodi di coronaropatia (Kuiper, Zuidersma, Oude Voshaar, 2015; Valtorta, Kanaan, Gilbody, 2016).

La solitudine non un male riservato alla Terza Età, in quanto impatta anche sulle nuove generazioni. Secondo alcuni studi, tra il 5 e il 15% degli adolescenti sarebbero isolati socialmente e vivrebbero elevati livelli di solitudine (Surkalim et. Al, 2022), con una percentuale in ulteriore ascesa nei Paesi africani rispetto ai Paesi europei. I giovani che riferiscono elevati livelli di solitudine a scuola sono più a rischio di abbandono scolastico, anche universitario, così come la sensazione di sentirsi poco connessi agli altri sul lavoro si riflette su una scarsa soddisfazione e performance lavorativa.

Come affrontare, dunque, l'epidemia di solitudine che appare sempre in aumento? Vediamo le indicazioni fornite dall'OMS per gestire il rischio di solitudine e isolamento sociale. Per affrontare l’epidemia di solitudine, in quanto una condizione che si sta espandendo in maniera preoccupante, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha istituito per il triennio 2024-2026 una commissione specifica, chiamata Commission on Social Connection, per mettere a punto un’agenda e una serie di azioni volte a promuovere consapevolezza e affrontare il rischio di isolamento sociale e solitudine nella popolazione.

L’epidemia di solitudine e isolamento sociale, esacerbata e resa più visibile nelle fasi della scorsa pandemia da COVID-19, permane ad oggi come un tema di minaccia globale alla salute psico-fisica. Ricostruire le connessioni sociali sfilacciate deve diventare oggi una priorità per la salute pubblica globale; sarà pertanto necessario sia riorientare noi stessi, ma soprattutto le nostre Comunità e le nostre Istituzioni per dare priorità al ripristino delle connessioni umane e delle relazioni sociali sane (Vivek Murthy, US Surgeon General, Advisory, 1° Maggio 2023).

Cari amici, combattere la solitudine è un impegno inderogabile, se vogliamo che la società riprenda quel vivere sociale, quello stare insieme che è la vera essenza della vita relazionale dell’uomo. La solitudine non è un male inevitabile, ma un segnale di grande fragilità collettiva. Possiamo ancora evitare che la solitudine diventi la nuova epidemia del futuro, ma per prevenirla dobbiamo operare con determinazione per costruire Comunità resilienti e instaurare con gli altri relazioni autentiche. In un’epoca di iperconnessione più virtuale che reale, riprendiamo a praticare la grande la vera “Connessione fisica”, quella della vera vicinanza umana, fisica e spirituale!

A domani.

Mario

 

lunedì, gennaio 26, 2026

LA STRAORDINARIA COLLABORAZIONE IN NATURA TRA MONDO VEGETALE E ANIMALE. LE QUERCE INGANNANO LE FORMICHE CON LE GALLE, IMITANDO IL SISTEMA DI DISPERSIONE DEI SEMI.


Oristano 26 Gennaio 2026

Cari amici,

Di recente, frutto di un’osservazione casuale, si è dato l’avvio ad una ricerca scientifica che ha messo in luce lo straordinario connubio tra mondo vegetale e animale.  Casualmente un bambino di otto anni ha notato in un bosco delle formiche che erano intente a trovare un sistema per portare nel loro alveare quelle piccole palline cadute dalle querce (le galle) per il loro approvvigionamento invernale dei semi per la loro nutrizione. Il comportamento insistente delle formiche lo ha meravigliato,  allertando anche i presenti, e proprio questo curioso comportamento delle formiche ha dato il via ad uno studio scientifico che ha fornito un nuovo tassello fondamentale per comprendere l’evoluzione e le complesse relazioni tra insetti e piante.

Il bosco in parola si trovava nella parte occidentale dello Stato di New York e della Pennsylvania centrale. I ricercatori, guidati da Robert J. Warren II, professore di biologia alla State University of New York a Buffalo, specializzato nella dispersione dei semi mediata dalle formiche, hanno cercato di approfondire il curioso comportamento delle formiche, che, cercavano di portare nel formicaio, queste galle che però in realtà non erano dei semi!  Le GALLE, queste piccole protuberanze, sono prodotte dalle querce come reazione alle punture effettuate dalle vespe cinipidi, che depongono le uova nel loro tessuto vegetale. La pianta reagisce creando una escrescenza anomala che avvolge le larve delle vespe dando loro, in questo modo, protezione e nutrimento fino al completo sviluppo.

Questa simbiosi tra la quercia e le vespe è un processo naturale ben noto, e, alla fine dell’estate, molte di queste galle cadono sul suolo della foresta, dove rimangono esposte a predatori come uccelli e roditori. Ma la natura, per la salvaguardia delle specie, trova sempre il giusto rimedio, creando una straordinaria collaborazione tra mondo vegetale e animale! Per salvaguardare le uova delle vespe, racchiuse nelle galle, la pianta interviene con un curioso, particolare stratagemma.

In diverse galle, vere e proprie nursery per lo sviluppo delle nuove vespine, le piante di quercia si preoccupano di creare un piccolo “cappello” di aspetto rosato e consistenza grassa. È proprio questo elemento aggiuntivo che scatena il comportamento delle formiche. Questo “cappello” grasso, infatti, costituisce per le formiche un ottimo prodotto nutriente, essendo ricco di grassi, quindi per loro del buon cibo da portare in riserva al formicaio.  Un sistema ingannevole dunque per le formiche, che in questo modo portano le galle nel formicaio considerandole utili come i semi, e, di conseguenza, proteggendone il contenuto dai predatori!

Amici, è un mutuo sistema tra i due mondi, quello vegetale e quello animale, dove la quercia utilizza la mirmecochoria, un sistema che imbroglia le formiche, che trasportano le galle (scambiate per semi) grazie a quella curiosa appendice nutritiva ricca di grassi. In cambio del cibo, dunque, le galle vengono portate all’interno del formicaio, dove rimangono protette. Le analisi chimiche effettuate dal team hanno dimostrato che la particolare appendice delle galle contiene acidi grassi, come l’acido palmitico, oleico e stearico, identici a quelli presenti negli altri semi raccolti, come ricompensa alimentare. Le formiche rilevano queste molecole e reagiscono allo stesso modo.

Gli approfonditi esperimenti sul campo e in laboratorio hanno dimostrato, nei test comparativi, che le formiche ignoravano le galle simili che non avevano il cappello grasso, ma manipolavano e trasportavano solo quelle che lo avevano, come se fossero dei  semi veri. Le telecamere installate nella foresta hanno confermato che le galle “travestite” arrivavano più spesso intatte nei formicai. I formicai, dunque, diventati luogo di vera protezione per lo sviluppo delle nuove vespine che in questo modo possono regolarmente svilupparsi, in un ambiente protetto, asciutto e difficile da raggiungere per i predatori.

Amici, lo studio ha rivelato un chiaro caso di evoluzione convergente. Piante e vespe, senza alcuna relazione diretta tra loro, hanno sviluppato strategie quasi identiche per sfruttare il comportamento di un piccolo gruppo di formiche raccoglitrici, in particolare del genere Aphaenogaster, dominante nelle foreste dell’America settentrionale orientale. Questo parallelismo aiuta a spiegare perché le formiche rispondono in modo così efficace ai segnali grassi in contesti diversi e rafforza l’idea che queste interazioni si siano evolute in modo indipendente in più lignaggi.

Cari amici, la scienza continua sempre a osservare e studiare quanto di straordinario la natura ci riserva, confermando, se mai ce ne fosse bisogno, che la natura è ricchissima di regole naturali di collaborazione anche straordinaria, perché tutto vada sempre a buon fine, rispettando il meraviglioso, perfetto funzionamento dei mondi, sia vegetale che animale! Impariamo dunque dalla natura, amici lettori, perchè la natura è sempre "Maestra di vita"!

A domani.

Mario