domenica, maggio 03, 2026

“METATHESIOFOBIA”: QUANDO LA PAURA DEL CAMBIAMENTO SI SCONTRA CON IL NOSTRO BISOGNO DI CAMBIARE. PREDOMINA LA PAURA DI SBAGLIARE, E IL PANICO DI RESTARE DA SOLI.


Oristano 3 maggio 2026

Cari amici,

Il desiderio di CAMBIAMENTO, ovvero di trovare soluzioni migliori all'esistente, ha dei freni potenti: il panico di lasciare il certo per l’incerto, che ha sempre condizionato le persone, paventando pericolose, possibili conseguenze, tra cui, in primis, la solitudine derivante. È, questa, una condizione psicologica molto diffusa, alquanto bloccante, definita in termine medico “METATHESIOFOBIA” (paura del cambiamento), che, unita all'atelofobia (paura di sbagliare o di non essere perfetti), blocca le nostre decisioni. Quando non siamo soddisfatti, e sentiamo il desiderio di evolvere, questo si scontra con il terrore di fallire e la paura di restare soli (anuptafobia),

La nostra mente è un computer complesso, che spesso si scontra con la logica, in quanto tende a preferire l'infelicità conosciuta rispetto all'incertezza del cambiamento; il nostro super computer preferisce la prevedibilità, anche se dolorosa, rispetto all'angosciante ignoto. Un ignoto dove giganteggia la trappola della "Solitudine", ovvero il panico di restare soli. Una paura motivata, spesso, da una bassa autostima o dalla credenza di non essere abbastanza forti da farcela da soli. È proprio quest’ansia che ci porta a tollerare situazioni insoddisfacenti (relazioni o lavori) pur di non affrontare il vuoto.

Amici, credo proprio che questa paura colpisca più di quanto appare. Molti di noi, spesso, soprattutto nel silenzio della notte, quando siamo soli con noi stessi e il sonno tarda ad arrivare, ci domandiamo, dopo un primo rifiuto a cambiare, «E se avessi deciso in modo diverso?». Dubbi, quesiti che di norma restano senza risposta e ansiano le nostre giornate togliendoci la necessaria serenità. Gli studi psicologici sull’argomento sono numerosi, e oggi voglio riportare la riflessione di Maria Beatrice Alonzi, scrittrice ed esperta di etica della comunicazione, contenuta nel suo libro, “Hai ancora paura. Ciò che ti ha salvato ora ti sta fermando” edito da (Sperling & Kupfer).

Maria Beatrice Alonzi è un’esperta dell’argomento, avendo conseguito, oltre la laurea in Scienze Umanistiche, un master in Tecniche e Metodi di Analisi Comportamentale e Analisi Scientifica del Comportamento non-verbale. È anche speaker di TEDx, relatrice per l'Università Sapienza di Roma e autrice di tre bestseller, con oltre 250.000 copie all'attivo. Nel suo libro prima citato, analizza a fondo quel meccanismo invisibile che spesso ci tiene bloccati: la paura di sbagliare, di non essere abbastanza forti, della paura di restare soli, elencando e spiegando i meccanismi che ci tengono fermi, tra errori che si ripetono e pensieri che si sedimentano, per arrivare a un punto cruciale: non siamo colpevoli del nostro passato, ma responsabili del nostro futuro.

In questo libro la Alonzi parte da un'idea: spesso pensiamo di aver scelto liberamente, ma in realtà è stata la paura a guidarci. «C'è una domanda che in tanti ci facciamo: “Cosa farei se non avessi paura?”. Se la risposta è diversa da quello che stiamo per fare, stiamo scegliendo per paura. La maggior parte delle nostre scelte non è consapevole, è condizionata dalla paura, lo afferma la scienza. Le nostre sono risposte condizionate, e le nostre decisioni sono prese prima che la mente razionale abbia il tempo di intervenire.

Amici, la realtà è che quella che chiamiamo “libera scelta”, ma è spesso una razionalizzazione a posteriori: «una storia che costruiamo per dare senso a qualcosa che il nostro sistema aveva già deciso, perché la maggior parte delle scelte sono prese in reazione». In sintesi, “le origini delle nostre decisioni prese per paura risalgono alla nostra infanzia:  quando chi doveva insegnarci a stare con le emozioni difficili non era presente, o era imprevedibile, o era lui stesso pauroso, da allora la nostra mente impara a stare in allerta costante, e qualunque stimolo che assomigli anche lontanamente a qualcosa di pericoloso come un silenzio, una critica, o una risposta fredda attiva la stessa risposta che si attivava quando il pericolo risulta reale. Il corpo, oggi, non distingue tra allora e adesso”.  Tutto questo troviamo in questo interessante libro.

Cari amici, scrive la Alonzi: “Come si può smettere di restare intrappolati nel rimpianto di una decisione condizionata dalla paura? Risulta fondamentale provare a dimostrare all’inconscio che ci sono altre strade da percorrere”. La scelta mancata continua a rimanere nella nostra mente in uno stato di sospensione permanente, e quello che non viene elaborato ritorna. Proprio per questo il dialogo con il nostro inconscio deve essere forte, portandolo a ragionare senza troppi condizionamenti. La decisione giusta è: “Ora che so, cosa scelgo?”. Allora, seppure ci appaia difficile, scegliamo senza condizionamenti, «Non restiamo ancorati al nostro lontano passato, perché il passato non si riscrive, ma il presente, sì».

A domani, cari lettori.

Mario

 

sabato, maggio 02, 2026

IL SEDANO E LE SUE ECCELLENTI PROPRIETÀ NUTRIZIONALI. QUESTO ORTAGGIO È PROPRIO UN SUPERFOOD: CON PROPRIETÀ DETOX E OTTIMO ALIMENTO IDRATANTE.


Oristano 2 maggio 2026

Cari amici,

Il “SEDANO” (Apium graveolens), è una specie erbacea biennale appartenente alla famiglia delle Apiacee; il sedano è originario della zona mediterranea, ed è conosciuto come pianta medicinale fin dai tempi di Omero. Le varietà più utilizzate in cucina sono il "sedano da costa" (Apium graveolens var. dulce) di cui si utilizzano i piccioli fogliari lunghi e carnosi, e il "sedano rapa" (Apium graveolens var. rapaceum) di cui si consuma la radice. Le sue eccellenti qualità alimentari fanno sì che il sedano possa essere considerato molto più di un semplice ingrediente per il soffritto o il pinzimonio! Questa pianta croccante, dal sapore fresco e leggermente amarognolo, è, infatti, considerata un superfood naturale grazie al suo profilo nutrizionale unico, al bassissimo apporto calorico e alle numerose sostanze bioattive che contiene.

Partiamo dal suo profilo nutrizionale. Un gambo di sedano crudo fornisce circa 16 calorie, rendendolo uno degli alimenti più leggeri in assoluto. È composto per oltre il 95% di acqua, il che lo trasforma in un eccellente alimento idratante. Contiene quantità significative di vitamina K, vitamina A, vitamina C e folati. Tra i minerali spiccano potassio, manganese e calcio. Il sedano è inoltre ricco di fibre solubili e insolubili che supportano la regolarità intestinale. Queste caratteristiche fanno del sedano un alleato ideale per chi desidera perdere peso senza sacrificare volume e sazietà. Uno degli aspetti che rende il sedano un alimento eccezionale è costituito dai suoi antiossidanti. Contiene luteolina, apigenina, acido caffeico e acido ferulico, composti in grado di contrastare lo stress ossidativo. La luteolina in particolare ha dimostrato proprietà antinfiammatorie e neuroprotettive. Questi fitochimici rendono il sedano un vero e proprio vegetale anti-età e un supporto naturale contro infiammazioni croniche di basso grado.

Che dire, poi, sugli effetti benefici per la nostra salute cardiovascolare? Il sedano contribuisce al benessere del cuore grazie all’alto contenuto di potassio, minerale essenziale per il controllo della pressione arteriosa. Diversi studi indicano che i composti ftalidi presenti nel sedano possono rilassare i muscoli lisci delle arterie, favorendo una migliore circolazione sanguigna. Consumare regolarmente questo ortaggio croccante può quindi rappresentare una strategia naturale per mantenere valori pressori ottimali e ridurre il rischio cardiovascolare. Come accennato prima il sedano ha importanti proprietà detox e depurative. Grazie alla combinazione di acqua, fibre e antiossidanti, il sedano è considerato un eccellente alimento detox. Aiuta il fegato e i reni nell’eliminazione delle tossine e favorisce la diuresi leggera senza stressare l’organismo. Molti esperti di nutrizione lo consigliano all’interno di succhi verdi o centrifugati proprio per le sue capacità depurative. Il sedano diventa così un pilastro delle diete disintossicanti e dei protocolli di benessere intestinale.

Il sedano risulta utilissimo anche per la digestione e il microbiota. Le fibre del sedano, in particolare la pectina e la cellulosa, nutrono il microbiota intestinale e migliorano il transito. Questo vegetale detox riduce gonfiore e sensazione di pesantezza, rendendolo prezioso per chi soffre di disturbi digestivi lievi. Includere il sedano crudo o cotto nella routine alimentare quotidiana può contribuire a una digestione più efficiente e a un intestino più sano. Importantissimo il ruolo del sedano anche nel controllo del peso. Con sole 16 calorie per 100 grammi e un alto potere saziante, il sedano è uno degli alimenti più amati da nutrizionisti e dietologi per la gestione del peso. La sua croccantezza stimola la masticazione, aumentando il senso di sazietà, mentre il basso indice glicemico evita picchi insulinici. Chi vuole dimagrire o mantenere la linea trova nel sedano un alleato fedele e versatile: bastoncini da pinzimonio, base per smoothie o ingrediente principale di insalate.

I benefici del sedano si estendono anche nel confronti della nostra pelle e dell’aspetto estetico. Il contenuto di vitamina C e di antiossidanti rende il sedano un alimento di bellezza naturale. Questi nutrienti supportano la produzione di collagene e proteggono la pelle dai danni dei radicali liberi. L’idratazione fornita dall’elevato contenuto d’acqua contribuisce a mantenere la pelle luminosa e turgida. Molte persone notano miglioramenti nella texture cutanea dopo aver aumentato il consumo regolare di questo ortaggio croccante.

Amici, il sedano ci aiuta notevolmente anche nello svolgimento dell’attività fisica. Atleti e appassionati di fitness apprezzano il sedano per il suo effetto alcalinizzante e per il ricco apporto di elettroliti naturali, soprattutto potassio e sodio in equilibrio. Dopo un allenamento intenso, un succo di sedano può favorire il recupero muscolare e reintegrare i liquidi persi con il sudore. Per questo motivo è diventato un alimento molto popolare tra chi pratica sport e segue uno stile di vita attivo. Per massimizzare i benefici del sedano è preferibile consumarlo crudo, perché alcuni composti sono termolabili e si conservano meglio.

Amici lettori, come per tanti altri vegetali, anche per il sedano osserviamo alcune precauzioni. Sebbene il sedano sia generalmente sicuro, chi è allergico alle Apiaceae dovrebbe prestare attenzione. Inoltre, in caso di terapia con anticoagulanti, l’alto contenuto di vitamina K richiede un consumo costante per evitare oscillazioni dell’INR. In gravidanza e allattamento il sedano è ben tollerato nelle quantità alimentari normali. Come per ogni alimento eccezionale, la moderazione e l’inserimento all’interno di una dieta varia restano la chiave.

Cari amici, in conclusione possiamo dire che il sedano è proprio un alimento eccezionale, considerato un superfood naturale. Come indicato prima, il suo consumo offre idratazione, antiossidanti, fibre e minerali con pochissime calorie, supportando salute cardiovascolare, digestiva e cutanea in modo completo. Vi sembra poco? Io credo di no! Allora consumiamolo senza timore!

A domani.

Mario

venerdì, maggio 01, 2026

NELLA VITA CAOTICA DI OGGI, CARICA DI STRESS E DI CONTRATTEMPI, ECCO COME SOPRAVVIVERE: MIGLIORANDO LA NOSTRA FLESSIBILITÀ PSICOLOGICA.


Oristano 1° maggio 2026

Cari amici,

Voglio iniziare i post del mese di maggio parlando di lavoro e di stress. Il 1° maggio è dedicato al lavoro, motivo principale della nostra vita, anche se oggi qualsiasi lavoro è fonte di stress e di pesante logorio dell'organismo, perchè viene svolto con ritmi esagerati, spesso assurdi. Che la vita che conduciamo in questo Terzo Millennio sia svolta all’insegna del tutto e subito, è, purtroppo, una realtà inequivocabile. Si lavora, si corre, sempre più carichi di Stress, con la giornata inframmezzata di  contrattempi difficili da assorbire, che rappresentano una delle principali minacce alla nostra salute. La nostra flessibilità psicologica, infatti, fa fatica a trovare le giuste soluzioni quando ci troviamo in condizioni difficili. Quando queste situazioni esplodono, mettendoci in seria difficoltò, tendiamo a reagire con una certa rigidità cognitiva, che mette a rischio la nostra flessibilità psicologica.

La giusta flessibilità psicologica, amici, non è altro che la nostra capacità di adattare pensieri, emozioni e comportamenti, verso le difficili situazioni mutevoli che ci troviamo di fronte, in modo equilibrato e costruttivo. Insomma, invece di andare in tilt, quando ci troviamo di fronte ad un contrattempo inatteso che ci stressa, se siamo persone psicologicamente flessibili, riusciamo a dominare la situazione, facendo un passo indietro, elaborando le nostre emozioni e rispondendo al problema in maniera costruttiva.

Certo, amici, che non è facile rimanere calmi quando all’improvviso ci troviamo “sotto pressione”, come spiega la dottoressa Lina Begdache, professoressa della Binghamton University (USA), in un suo recente studio. “Il tipo di persona che, ad esempio, perde un volo e, invece di farsi prendere dal panico, si adatta con calma alla situazione. Questa persona può comunque sentirsi stressata, ma è più capace di gestire lo stress grazie alla flessibilità psicologica”. “Si dice spesso che queste persone siano resilienti, ma possiedono anche quella che viene definita flessibilità psicologica. Sono persone in grado di modificare il proprio modo di pensare di fronte a una situazione difficile, utilizzando le risorse del cervello per gestire lo stress”, aggiunge l’esperta.

In questo senso, i dati emersi dallo studio condotto dalla professoressa Begdache, pubblicato sul Journal of American College Health, suggeriscono che abitudini sane come un buon riposo, l’esercizio regolare e una buona colazione riescono a migliorare la flessibilità psicologica, che a sua volta rafforza la resilienza mentale e aiuta ad affrontare lo stress. Insomma, quando dovessimo trovarci ad affrontare un imprevisto che ci crea un blocco mentale, incapaci nell'affrontare una situazione stressante, una colazione sana, un po’ di esercizio fisico e una buona notte di sonno potrebbero essere esattamente ciò di cui si ha bisogno per migliorare la nostra flessibilità psicologica.

Amici lettori, cervello e corpo sano (ben alimentato e riposato) sono strettamente legati. L'importanza di una buona colazione e di un buon sonno, per la lucidità del nostro cervello, è determinante: fare una colazione sana cinque o più volte a settimana è infatti associato a una maggiore resilienza attraverso i processi di flessibilità psicologica. Al contrario, chi dorme meno di sei ore tende ad avere minore resilienza e minore flessibilità psicologica, mentre anche una piccola quantità di esercizio fisico - persino solo 20 minuti - è associata a livelli più alti di entrambe.

Al contrario, una bassa flessibilità psicologica - ovvero una nostra forte rigidità, sia nel pensiero che nel comportamento - è legata all'esistenza di cattive abitudini, come il consumo di fast food e la mancanza di sonno. La flessibilità psicologica, invece, consente a una persona di “fare un passo indietro” e utilizzare le risorse del cervello per comprendere ed elaborare meglio le proprie emozioni. Flessibilità che può essere aumentata seguendo alcuni miglioramenti nella dieta e nello stile di vita.

Cari amici, ecco in sintesi le conclusioni della professoressa Begdache. “Quando siamo sotto stress, abbiamo la sensazione di fonderci con esso. Viviamo lo stress in prima persona. La flessibilità psicologica, invece, è come fare un passo indietro. Identificare le proprie emozioni a volte aiuta a trovare una soluzione. Dieta e stile di vita non ci rendono resilienti da soli: ci aiutano a sviluppare la flessibilità psicologica, che a sua volta ci rende persone resilienti”. Credo che abbia proprio ragione!

A domani.

Mario  

 

giovedì, aprile 30, 2026

I MILLE VOLTI DELLA RICCHEZZA: CHI NASCE RICCO E CHI FATICA PER ARRIVARE AD ESSERE RICCO. COME DISTINGUERE UN RICCO DALL'ALTRO.


Oristano 30 aprile 2026

 Cari amici,

Chiudo i post di aprile riflettendo su un argomento che ogni giorno che passa fa più tristezza: la vera ricchezza è sempre di più in poche mani, mentre aumenta lo stuolo dei poveri! Il mondo diventa sempre più iniquo! Si, è proprio vero, c'è chi fortunatamente nasce ricco, nel senso che i genitori erano già ricchi, e chi, poi, riesce a diventarlo. Chi, con capacità ed ingegno, riesce a diventare ricco, una volta arrivato alla ricchezza, ha comportamenti alquanto diversi: c'è chi la “OSTENTA”, chi la “NASCONDE”, e c’è anche chi se ne VERGOGNA. Insomma, essere ricchi, ovvero avere molto di più di quello che sarebbe necessario per vivere, ha diversi modi comportamentali, nel senso che applica diversi sistemi per convivere con i soldi. La ricchezza, amici, è davvero vissuta in tanti modi diversi, tant’è che chi osserva da fuori, impara presto a distinguere un ricco dall’altro.

Si, amici, La ricchezza è un fenomeno complesso che va ben oltre la disponibilità economica, influenzando profondamente la psicologia e il comportamento sociale. Come prima evidenziato, l'atteggiamento verso il denaro si divide principalmente in tre categorie: chi lo ostenta, chi lo nasconde e chi se ne vergogna. Sono davvero tanti i modi in cui i ricchi vivono la loro fortunata vita, con curiose posture, codici comportamentali e innumerevoli manie dettate della ricchezza; c’è chi vive l’abbondanza con fastidio, e chi, invece, gode della sua forza, che consente di togliersi ogni desiderio.

La ricchezza, amici, non è qualcosa nata nei nostri tempi, ma è di antica origine, perdendosi nella notte dei tempi. Nell’antichità Faraoni, Re e imperatori, con il vasto seguito di potenti al loro servizio, accumulavano grandi ricchezze, mentre il popolo che amministravano produceva per loro in schiavitù. Col passare dei secoli, una parvenza di equità riuscì a mitigare la distribuzione della ricchezza, ma per quanto si osanni la DEMOCRAZIA, oggi come ieri c’è chi è enormemente ricco e chi fatica a sfamare la famiglia. Come ben scisse Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne "Il Gattopardo", per mantenere lo Status Quo, "Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente",

Quanto alle varie facce della ricchezza, come prima accennato, ne abbiamo davvero di semplici ma anche di molto curiose, che vanno da chi è nato ricco a chi, invece, lo è diventato nei modi più particolari. Vediamo, dunque, con grande ironia, i diversi comportamenti adottati dagli attuali “RICCHI”, sia quelli di nascita che quelli arrivati alla ricchezza per le favorevoli, successive occasioni. Dal ricco di nascita al “PARVENU”, i comportamenti adottati sono davvero interessanti e curiosi!

Partiamo da “CHI NASCE RICCO”. Per questi privilegiati il denaro non è nulla di strano. Loro lo vivono in modo sobrio, per loro i soldi abbondanti sono pane quotidiano. Si potrebbe dire che nemmeno vivano con gioia la loro bella vita, perché semplicemente nati ricchi. Essi vivono la ricchezza con naturalezza, in modo gentile, sobrio, tant’è che, spesso, sono delle piacevoli persone. Sono anche attenti, comprano con molto tatto, e seppure vivono in ville o case esageratamente belle, la loro non è una ricchezza esibita.

Arriviamo al “PARVUNU”. Il termine parvenu dal francese parvenir "pervenire, arrivare") indica una persona di umili origini che ha ottenuto rapidamente un elevato status economico o sociale, senza tuttavia acquisire lo stile, la cultura o i modi adeguati al nuovo ceto. È spesso usato con disprezzo come "arricchito" o "arrampicatore sociale. Per questi il denaro, considerato che se lo sono dovuto sudare, appare come una manna da esibire, tant’è che viene vissuto in un’atmosfera frizzante. La gente arricchita ci tiene all’epopea personale del far soldi, e quindi addio leggerezza. Il parvenu-plutocrate ha bisogno di esibire, di raccontare la propria formidabile ascesa.

Il denaro accumulato in realtà non lo fa rilassare! Semplicemente perché ogni acquisto, ogni successo, in lui conserva qualcosa della rivincita. C’è una specie di fervore molto volgare, il denaro (che prima doveva solo assolvere la funzione di: comprare) smette di essere elastico ed è caricato di un significato ulteriore: deve anche certificare una persona che ha avuto successo. Per questo il Parvenu-Plutocrate tende sempre, più o meno consapevolmente, a sovra-interpretare il proprio benessere leggendolo come merito. Per questa sua insicurezza si circonda di cose sbagliate: mogli vistose, macchinone, orologi di grande marca, costosi abiti su misura fatti troppo accuratamente.

Amici, c’è anche, come accennato prima, chi del molto denaro accumulato se ne vergona. Si, questi sono i “QUIET LUXURY” o Sobri-per-calcolo. Da un lato ci tengono a sembrare di quel mondo, ricchi, eleganti, ma esibendo austerità.  A volte viene loro tanta voglia di postare dalla barca, dall’hotel di lusso, per ostentare le loro piccole vittorie di classe, ma si trattengono, perché sarebbe una macchia di unto nel loro curriculum. Il problema, però, è che non hanno stile, perché non capiscono il momento in cui si può esagerare, che è il corredo di chi ricco lo è di nascita; inutile comprare Loro Piana chiari, non tingersi i capelli, non farsi troppa piega liscia dal parrucchiere, arredare casa con l’incredibile divano design; inutile indossare vesti che non si possiedono! Basterebbe la sincerità: dire pubblicamente e senza nascondimenti: “Io i soldi li ho fatti, e allora??”

Cari amici,  non so Voi, ma a me questo mondo appare proprio strano, e anche mi infastidisce… la mia mente pensa che una maggiore equità, non guasterebbe!!

A domani.

Mario

 

mercoledì, aprile 29, 2026

TRA SOGNI, PAURE E REALTÀ: I DUBBI DELL’UOMO SULLE NOSTRE ORIGINI. MA GLI ALIENI SONO GIÀ TRA DI NOI? UN PROBLEMA DI CUI DA TEMPO SI PARLA…


Oristano 29 aprile 2026

Cari amici,

L’uomo ha sempre pensato, fin dagli albori della sua presenza sulla terra, che le sue origini derivassero da altri mondi, e per questo iniziò a venerare il sole, la luna e le stelle.  Il dubbio, col passare del tempo, si concretizzò in altre possibili provenienze, in quanto il bisogno umano di dare spiegazioni sulla sua presenza nel mondo sfociò in diverse alternative, come le diverse religioni presenti sul pianeta confermano. Tra le tante narrazioni fantascientifiche, che tormentano anche l’uomo del Terzo Millennio, ci sono quelle della possibile presenza sulla terra di “INDIVIDUI ALIENI”, che, indossate vesti simili a quelle degli umani, circolano tra di noi senza farsi riconoscere.

Ovviamente, come tutti possiamo immaginare, siamo nel campo della fantascienza, che, tuttavia, alimenta dubbi e paure, creando un terreno fertile per teorie di complotto, ipotizzando che siano presenti tra di noi elementi di altri pianeti venuti sulla terra per manipolare l’umanità e utilizzarla al proprio scopo. Risulta interessante, a questo proposito, leggere il saggio di Robert Scholes ed Eric S. Rabkin, Fantascienza. Storia-Scienza-Visione, una curiosa rappresentazione della forma estrema di filosofia sociale e di indagine antropologica, capace di dar voce alle nostre inquietudini più profonde, traducendo in archetipi visibili quelle zone d’ombra della natura umana destinate altrimenti a rimanere inespresse.

In questo saggio, tra le intuizioni più interessanti della fantascienza, possiamo ragionevolmente annoverare la figura del “RETTILIANO“: un essere che, sotto parvenza umana, nasconde una natura predatrice, sostanzialmente priva di empatia e, in definitiva, aliena rispetto alla nostra specie. Una fantasia antica, quella del serpente o del drago, che risale al rettile tentatore del Paradiso Terrestre, che decreta la caduta dell’umanità felice. Nel Cristianesimo la vittoria sulla bestia partì dalle origini, e successivamente l’espressione dei monaci medievali di “sconfiggere il drago”, altro non era che una metafora per indicare il risanamento del caos primordiale, rendendo il mondo atto a ospitare la civiltà.

Amici, nella lunga storia dell’uomo l’elemento fantasioso dell’ALIENO,  meglio noto come Rettiliano, venuto sulla terra per predarla, è sempre stato presente. Gli interessanti studi psicologici portati avanti da Paul Babiak e Robert Hare mettono in prima linea il “rettiliano in forma umana”, rappresentato dai top manager e leader politici spesso accomunati a dei criminali sociopatici. La ricerca da loro effettuata, significativamente intitolata SNAKES IN SUITS, evidenzia come la differenza risieda unicamente nel contesto sociale e nel livello di istruzione: laddove il sociopatico comune finisce spesso ai margini della legalità, il “sociopatico di successo” ottiene soldi e potere. È una dinamica che trova una rappresentazione realistica nel Gordon Gekko di Wall Street e la sua iperbole più visionaria nel personaggio di Patrick Bateman in American Psycho.

Come, dunque, non considerare “RETTILIANI”, i leader che massacrano bambini in nome di una pace fittizia, oppure chi gestisce nell’ombra il traffico di droga, armi, organi e migranti? Sono pensabili in termini di “umanità” quei manager che, come in un macabro safari, sparano a gente inerme? Né possono sfuggire al timore dei “rettiliani tra noi” personaggi come Elon Musk, Mark Zuckerberg o Jeff Bezos, i quali promuovono progetti di ingegneria sociale in cui le persone sono ridotte a pacchetti di dati e macchine da pascolo?

È proprio davanti a simili mostruosità, che la fantascienza si è rivelata più profetica e penetrante di tanti esperti in cattedra, sapendo offrire quella che Lévi-Strauss avrebbe definito una “soluzione logica”, capace di soddisfare esigenze della mente apparentemente contraddittorie: attivare, cioè, un meccanismo di difesa che cerca di allontanare un male di cui conserviamo una scintilla, intensa quanto basta per percepirlo, e ascriverlo contemporaneamente a una figura aliena che possiamo individuare e tenere a distanza.

Cari amici, indubbiamente la fantascienza altro non è che quel “dare corpo” alle nostre paure, alle nostre ansie e ai nostri timori. L’idea che tra di noi convivano i pericolosi “Rettiliani”, sarà pure mitologia, per quanto visionaria, ma che affonda sempre le proprie radici nelle inquietudini concrete e nelle zone d’ombra della Comunità umana.

A domani.

Mario

martedì, aprile 28, 2026

MA TU PRATICHI L'AUTOIRONIA? È LA CAPACITÀ DI SAPER RIDERE DI SE STESSI, TRASFORMANDO I PROPRI DIFETTI IN PUNTI DI FORZA.


Oristano 28 aprile 2026

Cari amici,

Credo che ciascuno di noi, nel pesante bagaglio della propria vita, abbia, oltre ad un certo numero di pregi, anche non pochi pericolosi difetti. Questi, però, non debbono mai condizionare, in senso negativo, la nostra vita, per cui è davvero necessario saperli sdrammatizzare; si, questo è possibile e lo possiamo fare attraverso L'AUTOIRONIA.  È questa la capacità di saper sorridere di se stessi, dei propri difetti e delle proprie sventure, accettandole sempre, senza se e senza ma, in quanto essere ironici con se stessi è un positivo modo per migliorare la qualità della propria vita.

L’autoironia, amici, è un’arte che può cambiare la nostra vita, per cui non la dobbiamo mai sottovalutare. Essere ironici con se stessi non è semplicemente un modo di “non prendersi troppo sul serio”, ma è la capacità di riuscire ad alleggerire i propri difetti e trasformarli in punti di forza. Insomma, l’Autoironia funziona come un “cuscinetto emotivo”: riduce l’ansia, crea empatia e ci rende più flessibili mentalmente. Ovviamente, come ogni strumento psicologico, può diventare un’arma a doppio taglio, se usata per svalutarsi o per nascondere le proprie fragilità.

Questo interessante concetto è ribadito dalla dottoressa Lara Pelagotti, psicologa e psicoterapeuta, che si occupa di psicologia clinica e formazione, e che attraverso la sua attività divulgativa online racconta in modo chiaro e accessibile i meccanismi della mente. Ecco come l’esperta psicoterapeuta chiarisce i benefici di questa preziosa risorsa emotiva, con i possibili i rischi e le strategie da adottare, per poterla utilizzare con successo nella nostra vita quotidiana. Alla domanda: “Cos’è, secondo lei, l’autoironia? Ecco cosa risponde: «Più intima dell’ironia, cioè il ridere cioè delle cose del mondo, quella rivolta verso noi stessi ci mostra i nostri limiti e consente di riderci sopra. Non è solo scherzare di sé, ma condividere consapevolmente ciò che ci rende imperfetti».

Quanto ai benefici psicologici che può avere, ecco la sua risposta: «L’autoironia  è un grande strumento di forza interiore. Chi è autoironico ha un’autostima stabile e riesce a ridere dei propri difetti senza crollare. L’autoironia riduce l’ansia, crea risonanza con gli altri e può essere persino curativa. In terapia, la considero un segnale di guarigione». Poi così continua: «Alcuni hanno una predisposizione naturale, ma si può coltivare. Non è una capacità che si sviluppa nei primi anni di vita, ma crescendo sì. Molto dipende anche dall’ambiente: vivere in famiglie, o in contesti sociali che sdrammatizzano, aiuta. Se i genitori mostrano autoironia, i figli imparano ad affrontare meglio errori e difetti: è una forma di resilienza che si trasmette con l’esempio. Ma ci sono anche esercizi psicologici che aiutano a ridimensionare i pensieri e ad alleggerirli, favorendo l’autoironia».

Alla domanda se le Nuove Generazioni sono più o meno autoironiche, la Pelagotti così risponde: «Non è tanto un discorso generazionale, quanto di modalità, che sono diverse. Oggi l’autoironia viaggia molto sui social: è più diffusa, ma anche meno intima. A volte rischia di trasformarsi in autosvalutazione, usata per ottenere approvazione». Quanto al confine con l’autodenigrazione, ecco la risposta: «L’autoironia sana alleggerisce e crea legami, quella negativa svaluta e diventa continua. Se ci si prende sempre in giro senza valorizzarsi, non è più una risorsa ma un sabotaggio di se stessi».

Amici, la dottoressa Lara Pelagotti ritiene l’autoironia utile praticamente in tutti i contesti. «Purché calibrata – chiarisce -. Nelle relazioni scioglie tensioni, sul lavoro rende più umani. Ma serve intelligenza emotiva: non tutte le situazioni o le persone sono pronte a coglierla e accettarla. In alcuni casi può apparire come superficialità». Conferma anche che può avere dei rischi. «Sì, se diventa una maschera per nascondere problemi o un modo per evitare di affrontarli. Oppure se è mal interpretata: a volte viene scambiata per debolezza».

Cari amici, personalmente sono sempre stato favorevole all’autoironia (noi europei, che facciamo parte della cultura mediterranea siamo propensi all’autoironia, mentre in Asia prevale la serietà). In Gran Bretagna è più sottile e sarcastica. Quello che diverte in un Paese può non essere capito in un altro». La dottoressa, che ovviamente è ironica con se stessa, da a tutti noi un ultimo consiglio: “SE SEI IRONICO CON TE STESSO, VIVI MEGLIO”!

A domani cari amici lettori.

Mario