mercoledì, ottobre 28, 2026

LE ORIGINI GEOLOGICHE DELLA SARDEGNA. L'ISOLA E LA CORSICA ERANO IN PASSATO PARTE DEL MARGINE CONTINENTALE EUROPEO, ACCOSTATE ALLA PROVENZA NESSUN LEGAME CON IL SUOLO ITALICO.


Oristano 28 ottobre 2026

Cari amici,

Che noi sardi abitiamo in una terra che poco o niente ha mai avuto da spartire con il resto dell’Italia è ampiamente dimostrato “Geologicamente parlando”. Come ha di recente pubblicato Andrea Moccia, Geologo e divulgatore scientifico, in data 19 Ottobre 2026, anche nel lontano passato la Sardegna non è mai stata parte della penisola italiana. Dati paleomagnetici e ricostruzioni geologiche mostrano che l'isola sarda e la Corsica erano parte del margine continentale europeo, accostate alla Provenza.

Tra Oligocene e Miocene il Mediterraneo occidentale attraversò una profonda riorganizzazione tettonica. La crosta si fratturò separando progressivamente Sardegna e Corsica dal margine provenzale. Il movimento avvenne sui lunghi tempi geologici: pochi centimetri all'anno, moltiplicati per milioni di anni, che nel complesso sono sufficienti a spostare interi blocchi di litosfera di centinaia di chilometri. La Sardegna nel tempo non ‘galleggiò' come un'isola: si mosse, invece, insieme alla litosfera di cui faceva parte.

La storia della Sardegna mette insieme tettonica delle placche, vulcanismo, formazione dei giacimenti minerari e storia delle comunità umane. L'isola è un frammento di crosta europea che ha cambiato posizione e orientamento, ma è anche un territorio in cui centinaia di milioni di anni di sedimentazione, collisioni, magmatismo, fluidi idrotermali, metamorfismo e alterazione hanno concentrato risorse diverse. È questo intreccio, non un singolo evento, a spiegare perché la Sardegna abbia avuto una delle storie minerarie più importanti d'Europa. Le antiche eruzioni in Sardegna e la rotazione di 90°: un caos primordiale che va dai vulcani all'ossidiana.

La fase di rottura e rotazione si accompagnò a un intenso ciclo magmatico. Tra circa 29 e 13 milioni di anni fa la Sardegna fu interessata da vulcanismo oligo-miocenico con lave andesitiche e prodotti piroclastici, comprese grandi ignimbriti; le principali successioni affiorano in aree come Anglona-Logudoro-Bosa, Arcuentu, Sarroch e Sulcis-Cixerri. Non si tratta quindi soltanto di un paesaggio di colate laviche: alcune fasi furono fortemente esplosive.

Oggi la Sardegna non ospita vulcani attivi, ma conserva numerose testimonianze di vulcanismo. Per leggerle correttamente bisogna distinguere almeno due grandi cicli cenozoici. Il primo, oligo-miocenico, è quello contemporaneo alla grande riorganizzazione tettonica e interessa soprattutto la fascia occidentale dell'isola. Il secondo, plio-pleistocenico, è più giovane e comprende complessi come Monte Arci e gran parte del Montiferru. Nel Monte Arci il vulcanismo ha prodotto anche le celebri ossidiane, sfruttate e scambiate dalle comunità neolitiche nel Mediterraneo occidentale.

Dire che la Sardegna è ricca di minerali è corretto nel linguaggio comune, ma geologicamente il punto è un altro: l'isola è ricca di giacimenti, cioè di zone in cui determinati elementi sono stati concentrati in quantità anomale. Un giacimento nasce quando processi geologici prendono elementi normalmente dispersi nella crosta e li selezionano, trasportano e accumulano. I fluidi caldi possono sciogliere metalli e depositarli quando cambiano temperatura o chimismo; la sedimentazione può concentrarli in specifici strati; metamorfismo, alterazione e carsismo possono poi rimobilizzare e riconcentrare mineralizzazioni preesistenti.

Amici lettori, la notizia portata da Andrea Moccia (che fino ad oggi ignoravo) che la Sardegna – geologicamente parlando – non ha mai avuto legami con il territorio italiano, non solo non mi crea dispiacere, ma sotto certi aspetti mi piace. Sono un sardo verace, che vede l’attuale appartenenza della Sardegna all’Italia sotto una veste spiacevole di “sudditanza”, che stento a digerire. Una regione come la Sardegna, seppure senza entrare nei dettagli, dovrebbe avere ben altro trattamento! E qui mi taccio!

A domani.

Mario

Nessun commento: