sabato, ottobre 03, 2026

UNA SERIA RIFLESSIONE SUL VALORE DELL’AMICIZIA. PARTENDO DA QUELLA VERA, SANA, FATTA DI RECIPROCITÀ, FIDUCIA, RISPETTO DEI CONFINI E AUTONOMIA.


Oristano 3 ottobre 2026

Cari amici,

Al giorno d’oggi, purtroppo Il termine “AMICIZIA”  è come un grande elastico, così estensibile da essere in grado di poter essere utilizzato per comprendere anche quei rapporti di conoscenza e di formali relazioni che nulla hanno a che vedere con la vera Amicizia. L’amicizia, quella vera, è un legame forte: scelto e mai imposto. È molto differente, per esempio, dei rapporti familiari, ovvero quelli della famiglia in cui si nasce, o della coppia, dove entrano in gioco anche attrazione e progettualità; l’amico, invece, è qualcuno che viene attentamente selezionato e confermato nel tempo. Nell’amicizia non si cerca il possesso, perché in realtà si nutre della libertà dell'altro. L’amico vero offre un rifugio sicuro, dove sentirsi se stessi senza paura di essere giudicati, arricchendo la vita di entrambi attraverso una condivisione autentica e silenziosa.

I forti “Pilastri” dell'AMICIZIA AUTENTICA sono: La Reciprocità: Il dare e il ricevere trovano un equilibrio naturale e spontaneo. La Fiducia: è fondata sulla certezza di esserci l'uno per l'altro, in particolare nel momento del bisogno. Il Rispetto dei confini: L’accettazione dei limiti altrui, senza mai pretendere di invadere gli spazi personali. L’Autonomia: Promuove la crescita personale e l'indipendenza di entrambe le persone coinvolte. Il Valore del Silenzio e della Presenza: Saper stare insieme anche senza parlare, evidenzia la profondità del legame.

Amici, lo stare insieme in "vera amicizia" non soffoca nessuno, perchè lascia spazio alla vita privata e ai progetti di ciascuno. In questa amicizia non esistono obblighi pesanti, ma si gusta il piacere sincero di condividere il cammino portato avanti. A differenza dei legami tossici, l’amicizia autentica non è contaminata dalla gelosia e dal controllo ossessivo; inoltre, non chiederà mai all’altro di annullarsi per compiacere se stessi. Infine, l’amico vero accetta i cambiamenti e le distanze temporanee che dovessero sorgere, mantenendo l’amicizia senza rompere l'affetto di fondo.

Come ho accennato prima, il termine amicizia è molto largo, in teoria. Infatti, non tutte le persone che di norma frequentiamo possiamo considerarli nostri amici. Spesso la frequentazione riguarda soggetti con i quali abbiamo rapporti basati solo sulla condivisione di attività (colleghi con cui si parla solo di lavoro, compagni di palestra, compagni di corso); poi avvengono i contatti, prevalentemente virtuali, che non sempre evolvono in un legame profondo; infine, ci sono anche diverse altre relazioni che chiamiamo impropriamente “di amicizia”, ma in cui, però, mancano fiducia o parità.

Fedeli lettori, l’amicizia vera è una cosa tremendamente seria. In un’ottica psicologica, le amicizie vere risultano alquanto limitate, perché non conta il numero delle persone che abbiamo nella propria rubrica, ma la qualità ed il senso di sicurezza che si prova vicino al vero amico. Anche un solo amico autentico può avere un impatto significativo sul benessere emotivo! Le eccellenti relazioni amicali non sono solo “belle da avere”: sono un vero e proprio fattore di protezione per la salute mentale e fisica.

È ampiamente dimostrato che una buona rete di amici può: ridurre lo stress: condividere pensieri difficili o paure con qualcuno di cui ci fidiamo abbassa la tensione e rende più gestibili le emozioni; gli amici ci aiutano a sostenere l’autostima: sentirsi apprezzati, cercati e considerati, aumenta la percezione del proprio valore; l’amico vero ci aiuta a favorire la nostra regolazione emotiva: un amico che ci ascolta con attenzione, è un valido aiuto a riorganizzare le idee, a dare un nome alle emozioni e a ridimensionare i pensieri a volte catastrofici; inoltre l’amico vero alimenta il senso di appartenenza: percepire di avere un posto nella vita di qualcuno contrasta il vissuto di inutilità e isolamento.

Cari amici, avere un’amicizia autentica è un vero dono nella vita, anche se le amicizie hanno bisogno di essere coltivate e di essere mantenute; certo, ci vuole tempo, continuità e piccole, positive azioni ripetute. Al contrario, invece, le amicizie false ci feriscono, creando intorno a noi solitudine, ansia sociale e stress. Allora, sappiamole distinguere da subito, eviteremo pericolose delusioni!

A domani.

Mario

venerdì, ottobre 02, 2026

LA STORIA DELLA MISURAZIONE DEL TEMPO. ANCORA OGGI LA MISURAZIONE ATTUALE È A BASE 60, E RISALE ALLA CIVILTÀ SUMERA DI OLTRE 4MILA ANNI FA.


Oristano 2 ottobre 2026

Cari amici,

L’uomo, fin dagli albori della sua esistenza, ha cercato di organizzare la misurazione del tempo, e le ricerche più recenti hanno messo in evidenza che i più avanzati in questo campo sarebbero stati i babilonesi. Già grazie a loro la divisione dell'anno fu di dodici mesi, così come le dodici fasi lunari, e quindi risultava logico dividere anche il giorno e la notte in dodici fasi di luce e dodici di buio, cioè le ventiquattro ore come noi oggi le conosciamo. A questo i babilonesi aggiunsero la divisione del tempo in ore di sessanta minuti e i minuti in sessanta secondi, perché sessanta era il numero più grande a cui i babilonesi avevano dato un nome (sistema sessagesimale).

Si, amici lettori, i Sumeri scelsero la base sessanta (sistema sessagesimale) oltre 4.000 anni fa in Mesopotamia. Il motivo principale fu la straordinaria divisibilità del 60, che facilitava enormemente i calcoli astronomici, le divisioni in parti uguali e la gestione commerciale senza l'uso di numeri decimali periodici. Il numero 60, infatti, è divisibile per un numero altissimo di interi: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 10, 12, 15, 20 e 30; niente, dunque, resti complessi: poter dividere facilmente un intero per 3 o per 4 senza ottenere virgole o cifre periodiche (come invece accade nel sistema decimale) era perfetto per le suddivisioni di beni, tasse e terreni.

Questo semplificato metodi di calcolo consentiva l’utilizzo del sistema manuale: secondo una teoria anatomica, si può contare fino a 60 usando la mano destra: il pollice tocca le 3 falangi delle altre 4 dita (12 parti). Le 5 dita della mano sinistra servono invece a contare quante volte si è arrivati a 12 (5 × 12 = 60). Amici, ancora adesso noi, uomini e donne del Terzo Millennio, usiamo l'eredità dei Sumeri nella vita di tutti i giorni: il tempo calcolato con 60 minuti in un'ora e 60 secondi in un minuto. Anche la geometri segue il sistema sessagesimale: 360 gradi in un cerchio (6 × 60).

La storia, però, ha cercato anche altri sistemi di misura. Nel 1793, fu fatto un tentativo per utilizzare il sistema decimale anche per le ore e i minuti. Il Consiglio della Repubblica francese decise che il giorno andava diviso in due fasi di dieci ore ciascuna, ogni ore divisa in cento minuti di cento secondi. L'anno cominciò nell'anniversario della fondazione della Repubblica, l'equinozio autunnale, ed era composto da dodici mesi di trenta giorni, più cinque giorni (sei negli anni bisestili) “complementari” che non facevano parte di nessun mese in particolare. La riforma abolì anche la settimana in favore della decade, tre decadi componevano un mese. Furono anche prodotti orologi con la divisione decimale, ma dopo tredici anni, il 31 dicembre 1805, Napoleone abolì la riforma facendo tornare tutto alla normalità.

L'ora decimale, ossia l'uso di decimi, centesimi, millesimi di giorno, venne riproposta alla fine 1998 dalla Swatch che la ribattezzò "Beat" per misurare il tempo su Internet. Anche questo esperimento, però, non ha funzionato. Insomma, l’idea dei Sumeri, nata oltre 4mila anni fa, era qualcosa di ineguagliabile, e ciò è confermato anche dai grandi matematici dell’era moderna. Questo capacità matematica, indubbiamente di altissimo livello, fa presumere che i Sumeri potessero essere arrivati alla scoperta del teorema di Pitagora, ovvero circa 1.300 anni prima di Pitagora stesso.

Cari amici, fra tutti i materiali che sono stati usati per scrivere dalle civiltà del passato (carta, pergamena, papiro) l'unico che ha resistito all'usura del tempo è l'argilla, in particolare le tavolette d'argilla sulle quali gli scribi incidevano i documenti, ora uniche tracce della loro millenaria cultura! Ecco perché la matematica dei Sumeri ci è arrivata integra. A New York, presso l'Institute for the Study of the Ancient World della New York University, di recente sono state esposte tredici tavolette dell'antica Mesopotamia, risalenti al 1900-1700 a.C., nelle quali sono riportati gli studi di Matematica degli scribi basati su testi della civiltà Sumera. Indubbiamente una civiltà davvero avanzata!

A domani fedeli lettori.

Mario

giovedì, ottobre 01, 2026

VIVIAMO IN UN MILLENNIO IPERTECNOLOGICO, MA PRIVO D’AMORE. PER UMBERTO GALIMBERTI, SENZA AMORE PERDAIAMO UNA PARTE DI NOI.


Oristano 1° ottobre 2026

 Cari amici,

La MODERNITÀ sempre più avanzata, dominata dalla razionalità tecnica e dall'efficienza, ha influito alquanto negativamente sull’uomo e i suoi sentimenti. La razionalità e l’efficienza hanno soffocato un sentimento chiave dell’essere umano: L’AMORE! Questa la ragione più importante: perché l'amore, è per sua natura irrazionale, imprevedibile e ingovernabile, quindi inconciliabile con l’efficienza razionale. È la vittoria della dittatura della ragione e dell'efficienza: La società moderna si basa sull'utilità e sul calcolo, mentre l'amore, al contrario, risulta apparentemente improduttivo!

A sostenere con forza questo ragionamento è il grande filosofo, psicologo e saggista Umberto Galimberti. Per Galimberti, viviamo in una società sempre più orientata alla produttività, dove l’uomo rischia di perdere centralità; da ciò ne deriva “un collasso dei sentimenti, delle relazioni autentiche, dell’umanità, perché le categorie prevalenti della tecnica e dell’economia globalizzata sono quelle della ragione strumentale: ‘raggiungere il massimo obiettivo con il minimo utilizzo di mezzi’. Al di fuori di questo non c’è pensiero: tutto il resto appare come sovrabbondanza, come eccesso, come spreco. Ma la dimensione umana non è solo razionalità, è anche sentimento che finisce invece per essere trascurato come valore”.

Amici, come sostiene Galimberti, “La vita non è solo razionalità: è anche sentimento, ed è proprio questo che oggi rischia di scomparire.” Ognuno di noi dovrebbe impegnarsi per rendere la propria vita degna di essere vissuta, facendo rifiorire le proprie passioni ed ambizioni, sperimentando le proprie attitudini personali, esaudendo i propri sogni, così da vivere pienamente ed intensamente senza mai voltarsi indietro ma volgendo lo sguardo in avanti dove tutto è ancora possibile. Ecco, per raggiungere questo obiettivo, per continuare a vivere da uomini e non da automi, c’è un solo antidoto: L’AMORE!

L'aveva detto bene il grande Sigmund Freud, uno dei pensatori più influenti: “La vita funziona se qualcuno ci ama”. Amore è tutto ciò che aumenta, allarga, arricchisce la nostra vita, verso tutte le altezze e tutte le profondità. Noi viviamo finché c'è qualcuno che ci ama. L’amore non è uno strumento oneroso, nasce e vive totalmente gratuito, mentre oggi mancano le condizioni dell’amore perché siamo dominati dall’interesse come valore! la gratuità viene derisa e vista con sufficienza, come qualcosa di patetico”, queste le significative parole utilizzate da Umberto Galimberti per continuare la sua ragguardevole disamina.

L’amore appartiene alla sfera del sacro, del folle e dell'improduttivo. Quando cerchiamo di inserire l'amore nei ritmi efficienti della vita quotidiana, lo svuotiamo della sua forza eversiva. Nell’individuo prevale il narcisismo e l’individualismo; oggi l'individuo è spinto a mettere al centro se stesso, la propria autorealizzazione e la propria carriera. L'amore vero richiede invece un "esproprio" di sé: significa fare spazio all'altro, accettare la vulnerabilità e la possibilità di soffrire. Spesso, oggi, cerchiamo nell'altro solo una conferma del nostro valore (narcisismo), anziché un incontro reale.

Per l’uomo, secondo Galimberti, la condizione fondamentale ed imprescindibile per continuare a vivere è proprio l’amore: si tratta di un sentimento profondo, capace di arricchire la nostra vita, rendendola degna di essere vissuta. D’altronde “l’amore è un’opera d’arte, è scoprire il segreto dell’altro, essendone curioso, nella sua continua cangianza”. Perdere l’amore significa perdere se stessi!

Cari amici, ho apprezzato molto il pensiero di Umberto Galimberti, perché lo condivido in toto. Spesso, se ci pensiamo, basta un piccolo gesto d’amore per permettere a chi ci sta accanto di rifiorire: si pensi, ad esempio, agli anziani che alle volte avrebbero solo bisogno di un caldo abbraccio o di una dolce carezza per continuare a vivere serenamente, perché l’amore riempie il cuore di gioia e può salvarci veramente; anche i bambini hanno bisogno di sentirsi amati, protetti, desiderati dai propri genitori, perché ciò che conta è l’affetto ricevuto ed ogni attenzione è una forma di amore. L’amore, anche oggi, in piena tecnologia, deve continuare a vivere!

A domani.

Mario