martedì, settembre 24, 2024

LA SARDEGNA E LE SUE BONTA'. “SU GIODDU”, UNO DEI PRODOTTI DELLA TRADIZIONE AGRO-PASTORALE DELLA NOSTRA ISOLA, OGGI UNA DELLE 7 “BLUE ZONE” DEL MONDO!


Oristano 24 settembre 2024

Cari amici,

Sappiamo bene che la qualità e la lunghezza della vita dell’uomo sono strettamente legate all’alimentazione, ed io, su questo blog, lo ribadisco in ogni occasione, come ben sanno i lettori che mi seguono quotidianamente. La verità è che “una sana alimentazione” è alla base della nostra vita, che prevede il consumo di cibi naturali (in particolare cereali e verdure) semplici e non artefatti, il consumo di poca carne, il giusto movimento e una vita di relazione serena e senza stress.

Di recente su questo blog, precisamente il 31 agosto, ho postato questa riflessione: http://amicomario.blogspot.com/2024/08/la-sardegna-isola-dei-centenari-e-una.html. Si tratta proprio di una riflessione sul cibo che aiuta a diventare centenari, precisamente il “Minestrone sardo dei centenari”, e chi vuole può andare a leggere quanto scrissi. Ebbene, oggi voglio riflettere con Voi su un altro eccellente cibo sardo, frutto della nostra antichissima cultura agro-pastorale, e precisamente “SU GIODDU”, una specie di Yogurt prodotto esclusivamente con latte sardo di pecora o capra.

Prodotto da secoli in tutta l’isola, Su Gioddu  è maggiormente utilizzato proprio in  Ogliastra e Barbagia, che rispettivamente utilizzano il latte di capra e di pecora nostrane. Il maggior consumo in queste zone, ovvero quelle ben note come “BLUE Zone”, dove vi è la maggiore concentrazione di centenari e ultracentenari, non fa altro che confermare la bontà del prodotto. Ebbene, la gran parte di noi conosce lo Yogurt, e addirittura è convinta che, in realtà, siano esattamente la stessa cosa, ma le differenze ci sono eccome!

Questo latte fermentato, “Su Gioddu”, ha origini antichissime e probabilmente, come per altri latti fermentati, la sua scoperta è stata casuale. Trasportando il latte dall’ovile a casa, (spesso un lungo viaggio), sarà capitato che si sia avviata una fermentazione involontaria.  Una volta assaggiato il composto cremoso e acidulo ottenuto, si è sicuramente arrivati alla conclusione che era buono e nutriente, e si poteva conservare meglio del latte fresco!  Un alimento salubre, dunque, in quanto l’ambiente acido non è confortevole a molti patogeni, oltre  ai benefici rinvenienti dalla fermentazione del latte, cioè la trasformazione del lattosio in acido lattico, che determina una maggior digeribilità dell’alimento.

Amici, per capire meglio la bontà e salubrità di questo prodotto,  ci può venire in aiuto la Dott.ssa Nicoletta Mangia, ricercatrice in microbiologia presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, che ha condotto in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, l’Università Politecnica delle Marche e l’Università di Torino, uno studio sulla comunità microbica presente nel nostro GIODDU. Il Gioddu – precisa la dottoressa Mangia - è un latte fermentato ottenuto da latte di pecora o capra di razza sarda, dopo la fermentazione acido-alcolica.

Infatti, a concorrere allo sviluppo della fermentazione sono dei batteri lattici e dei lieviti, microrganismi autoctoni, provenienti dal latte, dal contenitore e dall’ambiente di lavorazione. Per cercare di mantenere una certa stabilità ed ottenere prodotti finiti analoghi, in casa o presso anziani pastori, il Gioddu viene realizzato prendendo parte del prodotto precedente (chiamato madrighe o mardighe) e inoculandolo nel latte da fermentare. Come per lo yogurt, il latte va prima pastorizzato o, meglio, nel contesto casereccio-familiare, viene bollito.

L’interessante studio della Dr.ssa Mangia, innamorata del suo territorio e dei frutti che esso genera, ha deciso di portare avanti questo progetto (che non è ancora ultimato), che è già disponibile sulla rivista scientifica canadese International Journal of Food Microbiology, con il titolo “Microbiological characterization of Gioddu, an Italian fermented milk”. La ricerca è stata condotta in modo totale, ovvero partendo dagli albori del processo, ovvero realizzando praticamente il Gioddu. Amici, uno studio davvero interessante, se pensiamo che i risultati hanno rilevato la presenza di tutta una serie di batteri lattici, tra cui i più importanti sono: il Lactobacillus delbrueckii, lo Streptococcus thermophilus e il Lactobacillus kefiri; per quanto concerne i lieviti è stata accertata la presenza di Kluyveromyces marxianus, Galactomyces candidum e Geotrichum galactomyces, come nucleo fondamentale.  

La presenza di Lactobacillus kefiri, batterio lattico principale del Kefir, è significativa, in quanto si tratta di un microrganismo alquanto benefico per la salute umana, il che andrebbe ad avvalorare la credenza popolare sarda sul positivo contributo del Gioddu nei confronti dell’organismo. Probabilmente poi, come molti altri latti fermentati, anche nel Gioddu proliferano probiotici e prebiotici.

Cari amici, “SU GIODDU”, come tanti altri prodotti sardi, è davvero un prodotto di eccellenza, che dovremmo non solo utilizzare di più, ma farlo conoscere e utilizzare anche ai nostri visitatori!

A domani.

Mario

lunedì, settembre 23, 2024

L'UOMO E LE SUE PATOLOGIE: SCOPERTO UN NUOVO BIO-MATERIALE CHE RINNOVA LE CARTILAGINI USURATE, IN PARTICOLARE QUELLE DEL GINOCCHIO.


Oristano 23 settembre 2024

Cari amici,

La notizia non è mica di quelle di poco conto: nei laboratori della Northwestern University (ad Evanston, Illinois), una delle università private più famose e prestigiose degli Stati Uniti, è stato realizzato un nuovo biomateriale in grado di rinnovare le cartilagini usurate, in particolare capace di riparare la cartilagine del ginocchio. È una scoperta che potrebbe rivoluzionare il trattamento di patologie come l’osteoartrite, le lesioni del menisco e della cartilagine del ginocchio, oggi affidate unicamente alla chirurgia.

Gli esperti di medicina e chirurgia sanno bene che, quando la cartilagine si deteriora per il naturale processo di invecchiamento o per un trauma, questo tessuto non sempre riesce ad autoripararsi. Ebbene, oggi gli studi più recenti, stanno sviluppando nuove tecnologie per “riparare” questo particolare elemento che, spesso, porta ad invalidità. Un team di ricercatori della Northwestern University, per esempio, potrebbe essere vicino alla soluzione del problema: la realizzazione di un nuovo biomateriale che può riparare la cartilagine consumata!

Come spiega il professor SAMUEL I. STUPP, fondatore e direttore del Simpson Querrey Institute for BioNanotechnology, ricercatore della Northwestern University che ha guidato lo sviluppo del nuovo biomateriale, “Le cartilagini sono una componente critica delle nostre articolazioni. “Quando le cartilagini vengono danneggiate o si degradano a causa del tempo, gli effetti sulla salute generale e la mobilità delle persone possono essere molto gravi. E il problema è che negli adulti le cartilagini non hanno la capacità innata di rigenerarsi. La nostra nuova terapia può quindi indurre la riparazione in un tessuto che non guarisce naturalmente, e per questo pensiamo che aiuti a rispondere ad un importante bisogno terapeutico insoddisfatto”.

L’innovativo biomateriale realizzato nei laboratori della Northwestern University, capace di indurre la ricrescita delle cartilagini articolari danneggiate da incidenti e patologie degenerative come l’osteoartrite, è stato, per ora, sperimentato con successo sulle pecore, animali con articolazioni estremamente simili a quelle della nostra specie; se gli esperimenti, in futuro, confermeranno la loro efficacia anche sull’uomo, questo biomateriale potrebbe offrire una rivoluzionaria opzione terapeutica per patologie che fino ad oggi potevano essere trattate unicamente per via chirurgica.

Il bio materiale recentemente scoperto, è stato di recente descritto in uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, e risulta realizzato dall’unione di due componenti: un peptide bioattivo capace di legarsi ad una proteina essenziale per la crescita ed il mantenimento delle cartilagini – chiamata TGFb-1, o  transforming growth factor beta-1 – e un tipo di acido ialuronico modificato chimicamente. Il risultato è un gel che può essere iniettato nelle articolazioni, e una volta al loro interno attira le cellule necessarie per rigenerare le cartilagini e fornire loro un sostrato perfetto per agire.

Come accennato prima, questo bio materiale è stato sperimentato su pecore che presentavano una degenerazione delle cartilagini articolari, e, in circa sei mesi, ha permesso agli animali di tornare a camminare senza dolore, promuovendo la formazione di nuovo tessuto cartilagineo in sostituzione di quello degradato. Ora inizieranno le prove anche nella nostra specie, e, in futuro, i ricercatori sperano che il materiale aiuterà a trattare le patologie invalidanti come l’osteoartrite, a migliorare l’efficacia degli interventi artroscopici per la risoluzione di lesioni al menisco e alla cartilagine del ginocchio, e, almeno in alcuni casi, potrebbe evitare completamente la necessità di ricorrere alle protesi del ginocchio.

Cari amici, personalmente credo che questo studio sia davvero un grande traguardo raggiunto: ovviamente, però, come accade in ogni studio scientifico, i risultati su un modello animale devono essere seguiti da ulteriori sperimentazioni e verifiche. In ogni caso, i ricercatori sono fiduciosi. Se il successo verrà, come tutti auspichiamo,  i problemi di mobilità delle persone, ne beneficeranno alla grande.

A domani.

Mario

domenica, settembre 22, 2024

SI È SVOLTO IN PIAZZA DUOMO AD ORISTANO IL CONCERTO PER RICORDARE L'INDIMENTICABILE PRESIDENTE DELL'UNICEF BIANCA MUSCAS.


Oristano 22 settembre 2024

Cari amici,

Lo scorso Venerdì 20 settembre si è svolto in Piazza Cattedrale ad Oristano un concerto per ricordare la figura di BIANCA FANTONI MUSCAS, Presidente del Comitato Provinciale UNICEF di Oristano per oltre 35 anni. Ad organizzare il concerto suo nipote Andrea Muscas, musicista, che ha voluto dedicare la serata all’indimenticabile nonna, che, per una vita intera, è sempre stata in prima linea nell'assistenza, dedicando tutto il suo tempo libero alla grande associazione umanitaria che si occupa dei bambini e delle loro madri in tutto il mondo.

Al concerto dedicato all’infaticabile Presidente Unicef è stato dato il titolo “Note per Bianca”, ed ha coinvolto diversi artisti, a partire dalla White Lady band, il gruppo di Andrea Muscas, e, a seguire, il gruppo Ambarbà creato da Antonello Palmas Cotogno, musicista bauladese che, dopo molti anni trascorsi  in diverse parti d’Italia, è recentemente rientrato a Bauladu; sono saliti poi sul palco anche il Duo di Giambattista Longu e Riccardo Zinzula, con violino e pianoforte, oltre ai due grandi amici di Andrea Muscas Mino Mereu e Patrick Abbate, entrambi importanti nomi della musica oristanese. A chiudere il cerchio il compositore e docente di musica Alessandro Bellati, piemontese, che vanta collaborazioni con diversi, grandi nomi della musica Italiana come Tullio de Piscopo e i gemelli di Guidonia, nonché ideatore del festival “Impronte jazz”.

L’idea di Andrea Muscas è stato accolta con entusiasmo dal Comitato UNICEF oristanese, oggi guidato da Paola Brai, e condivisa da Comune di Oristano, Pro Loco e tanti altri sponsor, che hanno così permesso di realizzare la splendida serata. L’amore di Andrea per la nonna è sempre stato grande! “Da tempo pensavo di creare un evento musicale che la ricordasse ai tanti che l’avevano conosciuta e apprezzata, ed è così che ho voluto portare sul palco tanti musicisti amici che, come me, condividono la passione per la musica”. Ha commentato con commozione e orgoglio Andrea Muscas.

Bianca Fantoni Muscas, moglie del grande oculista Mario Muscas, è deceduta lo scorso anno, nel mese di maggio a 92 anni. Oltre che Presidente del Comitato Unicef per 30 anni, fu per lungo tempo dirigente della Pro loco oristanese, e anche socio-fondatore dell’Ente Concerti di Oristano. Bianca, persona profondamente altruista, ha voluto dedicare tutta la sua vita al sociale, operando sempre in prima linea per aiutare gli altri. Oltre agli incarichi prima elencati, fu anche Patronessa nel Centro di Cura S. Maria Bambina, nel primo periodo unico luogo di riabilitazione per i bambini colpiti da grave disabilità, e pure sostenitrice del carnevale dei bambini “Sa Sartill’e Canna”, organizzata dal quartiere Su Brugu!

Amici, Venerdì 20 settembre la Piazza Cattedrale si è presto riempita di tante persone che l’avevano conosciuta, apprezzata e stimata; Lei, dal carattere sempre gioioso e accogliente, in passato aveva sempre dato aiuto e assistenza a tutti, senza distinzione alcuna di diversità sociale, perché per lei i valori umani erano sempre considerati al primo posto! Sul palco, oltre le parole commoventi del nipote, organizzatore dell’evento, sono risuonate le commosse parole di sua figlia Adriana, medico, che, seguendo le orme del padre Mario, socio fondatore del Rotary Club di Oristano, è entrata nel club Rotary oristanese con grande amore, orgoglio e determinazione; il suo grande impegno è stato apprezzato: nel prossimo Anno Rotariano sarà il Governatore del Distretto 2080 (che comprende l’Area Metropolitana di Roma, il Lazio e la Sardegna); sarà la prima socia del Club oristanese a raggiungere il prestigioso incarico!

Cari amici, plaudo alla bella iniziativa di Andrea Muscas, che ha voluto ricordare quella sua straordinaria nonna, che per tutta la vita ha voluto dedicare gran parte del suo tempo agli altri, in particolare ai bambini meno fortunati, di cui l’UNICEF si prende cura in tutto il mondo!

A domani, amici lettori.

Mario

sabato, settembre 21, 2024

LA IVI PETROLIFERA HA INAUGURATO AD ORISTANO IL PRIMO DISTRIBUTORE DI METANO DELLA SARDEGNA.


Oristano 21 settembre 2024

Cari amici,

Dopo il primo deposito costiero di gas naturale, realizzato dalla HIGAS nel porto industriale di Oristano, la IVI PETROLIFERA, ha messo in funzione il primo "Distributore di metano" in Sardegna. La IVI è un'azienda che fa capo a Oreste De Valle, un analista chimico nato a Torino nel 1935 e che fin da giovane decise di occuparsi di produzione, distribuzione ed erogazione di prodotti petroliferi e bitumi. Arrivato ad Oristano negli anni Sessanta del secolo scorso, si innamorò subito della Sardegna, trasferendosi nell'isola. Ad Oristano, precisamente a Torre Grande, realizzò la. SARDABITUMI un'azienda che per molti anni fornì bitume per le strade sarde.

I RUDERI DELL'EX SIPSA

De Valle nel 2000 rilevò dal Gruppo Cameli lo stabilimento della SIPSA (da tempo operativo sempre a Torregrande) che rilanciò e incorporò poi nella IVI, trasformata successivamente in IVI Petrolifera spa. Con il rilevamento della Sipsa l’attività si espanse, reinvestendo costantemente i profitti in Sardegna. Considerato che la ex SIPSA possedeva un'ampia zona di terreno fronte mare nella pineta di Torregrande, ipotizzò di utilizzare l'area trasformandola con un progetto di valorizzazione turistica.

Con i prodotti petroliferi sempre in primo piano, De Valle, una volta incorporata la SIPSA nella Ivi Petrolifera, fermamente convinto che il metano era un combustibile abbastanza ecologico, decide di  realizzare nell'area industriale del porto di Oristano un deposito di GNL all’interno dell’area del Consorzio Industriale, seguendo le orme della HIGAS, che tempo prima aveva realizzato il primo deposito costiero di GNL in Sardegna. Ora la IVI PETROLIFERA ha reso operativo il primo distributore di metano in Sardegna.

Detto fatto. Martedì 10 settembre è stato inaugurato, nell’area industriale di Oristano, il primo impianto di distribuzione di metano, destinato al rifornimento dei mezzi pesanti, autovetture e imbarcazioni che utilizzano come combustibile il metano. Indubbiamente questo impianto costituisce un passo importante per le esigenze della Sardegna, ponendo la nostra Regione all’avanguardia nell’adozione di soluzioni energetiche sostenibili e in realtà anche compatibili con la necessità di incrementare, in tutti i modi possibili, l’esigenza di una mobilità più pulita.

Oristano ha accolto con favore questa iniziativa che la Ivi Petrolifera ha portato avanti; Quello inaugurato è il primo dei distributori che, portano il marchio “Blu Plus”, dato dall’azienda e riservato a questo particolare tipo di distributori, sia allo stato liquido (GNL) che gassoso (GNC). Questi distributori consentono il caricamento anche di flotte di veicoli specializzati nel trasporto su strada di gas metano all’interno di bombole o cisterne.

Amici, dal punto di vista ambientale, l’uso del metano comporta una drastica riduzione delle emissioni inquinanti rispetto ai combustibili fossili tradizionali. In particolare, le emissioni di Anidride Carbonica (CO2) saranno ridotte del 20-30% rispetto al diesel, mentre gli Ossidi di Azoto (NOx) vedranno una diminuzione dell’85%. Il Particolato (PM) e gli Ossidi di Zolfo (SOx) saranno praticamente eliminati, con una riduzione del 100% delle emissioni di tali sostanze.

Altro importante beneficio, derivante dall’uso del metano, che si spera si possa presto estendere in maniera capillare su tutto il nostro territorio regionale, è quello di ordine economico, per il costo inferiore rispetto agli altri gas, oltre che ambientale per la notevole riduzione delle emissioni di CO2 e di particolati rispetto agli altri combustibili fossili. Estendere l’uso del metano rappresenta, pertanto, un ulteriore, fondamentale passo verso un futuro energetico più sostenibile e competitivo, rafforzando le opportunità di crescita e sviluppo per il territorio della nostra isola.

Cari amici, uscire dai combustibili fossili è non solo importante ma determinante per il nostro futuro, ma è urgente e necessario usare particolare attenzione nell’installazione di dispositivi che producono l’energia rinnovabile utilizzando il vento e il sole perché, se per produrla dobbiamo sacrificare beni di alto valore, come il paesaggio, la storia e la nostra cultura millenaria, andremo certamente a cadere dalla padella nella brace!

A domani.

Mario

venerdì, settembre 20, 2024

LE BONTA' DEI FRUTTI DEL FICO, L'ALBERO ANTICAMENTE SACRO DEDICATO AL DIO DIONISIO. QUESTI DOLCI FRUTTI SONO CONSIDERATI DA SEMPRE ALQUANTO BENEFICI.


Oristano 20 settembre 2024

Cari amici,

Il FICO (Ficus carica L.) è considerato uno dei fruttiferi più antichi del pianeta. Ampiamente diffuso nella zona mediterranea e in diversi Paesi del Medio Oriente, è una pianta che fu molto apprezzata dalle popolazioni dell'antichità, sia per la bontà dei suoi frutti che per il suo valore simbolico. Nel Vecchio Testamento il fico viene citato spesso come simbolo di abbondanza, mentre in India è considerato un albero sacro. Le foglie di fico furono il primo “indumento” della storia. Si legge infatti nella Genesi 3,7: «Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture».

Nell'antica Grecia il fico era particolarmente apprezzato, protagonista anche di molti miti: lo stoico Zenone di Cizio era un grande estimatore di fichi, come pure lo era anche Platone, tanto da vedersi attribuito il soprannome di “mangiatore di fichi”. Platone, oltre ad esserne particolarmente ghiotto, asseriva che i fichi erano in grado addirittura di rinvigorire l'intelligenza. Omero scriveva che il ciclope Polifemo produceva formaggi nella sua grotta, probabilmente utilizzando anche succo di fico per far cagliare il latte, mentre Aristotele documentava la tecnica della coagulazione del latte con il succo di fico e con caglio di origine animale.

Nella civiltà dell’antica Roma il fico era una “pianta sacra”, alla stessa stregua dell'ulivo e della vite. Il poeta Publio Ovidio Nasone racconta che in occasione del Capodanno era usanza offrire, ad amici e parenti, frutti di fico e del miele come augurio per il nuovo anno. Secondo Plinio, mangiare fichi «aumentava la forza dei giovani, migliorava la salute dei vecchi e riduceva le rughe». Insomma, il gradimento dei frutti del fico non è mai cessato, tanto che anche oggi , in particolare nelle regioni meridionali, questa pianta è ancora alquanto in auge.  

Il fico è una pianta alquanto robusta e tenace: resiste all’aridità e ai venti salini del mare, tollera bene le elevate temperature estive (fino a 40 °C), temendo solo le temperature molto basse,  quelle oltre gli 8 gradi sotto zero. Cresce bene nei terreni permeabili, freschi, profondi, leggeri, ciottolosi, ricchi di sostanza organica, e alcalini con pH compreso tra 7 e 8,5. I frutti sono molto sensibili all’elevata umidità in prossimità della maturazione. I fichi vengono in genere gustati freschi, ma si prestano molto bene anche all’essiccazione. Nel mese di agosto è consuetudine procedere all'essiccazione dei fichi. Per una corretta essiccazione, è necessario che i fichi siano perfettamente maturi, selezionando esclusivamente quelli di qualità migliore.

I fichi, poi, sono un frutto alquanto benefico per il nostro organismo, in quanto contenenti uno scrigno di sostanze utilissime, proprietà, queste, ben note da secoli. Secondo alcuni studi più recenti, si sarebbe addirittura scoperto che la prima pianta che l’uomo è stato in grado di coltivare, ottenendo dei frutti, sarebbe stata proprio quella del fico. Insomma, i fichi sono un antico frutto delizioso e nutriente, apprezzato da secoli per il suo sapore dolce e le sue numerose proprietà benefiche. Tanti, davvero, i benefici che regalano al nostro organismo, in quanto, oltre ad essere ricchi di fibre, sono una fonte preziosa di vitamine e minerali, di numerosi antiossidanti e, infine ma non per importanza, per il forte potere lassativo.

I fichi hanno questo importante effetto lassativo in quanto alquanto ricchi di fibre, soprattutto quelle insolubili, capaci di assorbire acqua nell’intestino, oltre alla presenza di zuccheri naturali, che stimolano la peristalsi intestinale, favorendo l’evacuazione e alleviando la stitichezza. Quindi, se da un lato le fibre aiutano a facilitare la digestione, gli zuccheri naturali attirano liquidi nell’intestino, ammorbidendo le feci e facilitandone l’evacuazione. E ancora di più: le stesse fibre presenti nei fichi nutrono i batteri buoni dell’intestino, favorendo un microbiota sano ed equilibrato, essenziale per una corretta funzione intestinale.

Amici, il fico è davvero un frutto speciale, tanto che alcuni non ne possono proprio fare a meno! Un consiglio, per chi ha bisogno dell’effetto lassativo: consumare i fichi a stomaco vuoto, meglio se si tratta di 2-3 fichi al mattino. Se poi il consumo avviene con un certa regolarità, magari inclusi nella prima colazione, il risultato è assicurato! Come sempre, però, mai eccedere: perché un consumo eccessivo di fichi può causare diarrea e forti dolori addominali.

Cari amici, questo antichissimo frutto, considerato tra i più buoni che l’uomo ha a disposizione, oltre che mangiato fresco, si presta ad essere consumato lavorato in molte ricette, sia dolci che salate: dalla confettura alla cheesecake, fino alla preparazione di  sfiziosi antipasti, abbinati a crostini e prosciutto! Il fico, insomma, è proprio una gran bella risorsa!

A domani.

Mario

giovedì, settembre 19, 2024

LE NUOVE NORME PER GLI “AFFITTI BREVI”, VALIDE DAL PROSSIMO 2 NOVEMBRE. LA NORMATIVA È ORA ALLINEATA A QUELLA DEGLI HOTEL.


Oristano 19 settembre 2024

Cari amici,

Se è pur vero che il nostro Paese ha un flusso turistico di grande importanza, è altrettanto vero che chi usufruisce dei nostri servizi e delle nostre strutture venga adeguatamente protetto durante il soggiorno. Ebbene, le ultime disposizioni normative emanate, hanno voluto ulteriormente ribadire la sicurezza, imponendo ulteriori vincoli a tutti: sia a chi svolge attività turistica in modo imprenditoriale o anche non professionale. Ecco le principali novità che riporto, pubblicate nel Web  dalla Dr.ssa. ADRIANA CHIEPPA, e riferite principalmente agli affitti brevi.

A partire dal prossimo mese di novembre anche le case destinate agli affitti brevi dovranno seguire specifiche norme di sicurezza. Vediamo insieme quali sono e quali sanzioni si rischiano per il mancato rispetto. Dal prossimo 2 novembre tutte le strutture adibite agli affitti brevi, che sino ad oggi non avevano l'obbligo di possedere il CIN (c.d. Codice Identificativo Nazionale), dovranno ora seguire le norme previste per alberghi, hotel e strutture ricettive in generale, nello specifico ottenendo il CIN e adattandosi alle norme di sicurezza previste per il settore turistico, seppur con alcune differenze. L'obbligo sarà valido per tutti coloro che svolgono l'attività di locazione breve o attività turistica, in modo imprenditoriale o meno.

Partendo dal CIN, vediamo che il Ministero del Turismo, già dal mese di giugno, ha iniziato la fase sperimentale della nuova piattaforma BDSR (Banca Dati Strutture Ricettive) per il rilascio del CIN provvisorio che, dal mese di novembre, diventerà obbligatorio per tutti i titolari di strutture ricettive. L'art. 13-ter del D.L. 145/2023 stabilisce che, per ottenere il CIN, è necessario inviare l'apposita domanda in via telematica al Ministero del Turismo, attraverso la piattaforma BDSR. La domanda deve contenere una dichiarazione sostitutiva, attestante i dati catastali dell'unità immobiliare o della struttura. Tutti i locatori che non siano in regola con la ricezione del CIN entro il 2 novembre subiranno gravi sanzioni, che possono variare dalla multa al divieto di pubblicazione di annunci pubblicitari.

Una volta ottenuto il CIN, lo stesso dovrà essere esibito sia all'esterno dell'immobile in cui si trova l'appartamento o la struttura, sia all'interno dell'annuncio pubblicitario riguardante l'immobile. Dovrà essere esibito anche nel caso in cui l'annuncio sia pubblicato tramite intermediari online (quali AirBnB o Booking). L'obbligo del CIN non è, però, l'unica novità prevista per questa tipologia di locatori. Infatti questi dovranno adattarsi anche a tutta una serie di norme in materia di sicurezza degli impianti.

Nello specifico, queste strutture dovranno essere dotate di:

         estintori portatili;

         dispositivi per rilevare gas combustibili e monossido di carbonio;

         allarme.

Va specificato che, se l'unità abitativa adibita agli affitti brevi non possiede un impianto a gas, si è esonerati dall'installazione dei relativi dispositivi. Queste disposizioni valgono sia per coloro che svolgano questa attività in modo imprenditoriale, sia per coloro che la svolgano in modo non imprenditoriale. Però, per coloro che rientrino nella prima classificazione, ci sono altri obblighi come l'essere muniti dei requisiti di sicurezza degli impianti, prescritti dalla normativa statale e regionale vigente.

In merito agli estintori portatili, il Ministero del Turismo ha chiarito che gli stessi debbano essere collocati in posizioni accessibili e ben visibili agli ospiti, in prossimità delle aree a maggior rischio di incendio. Inoltre devono essere installati un estintore ogni 200 metri quadrati e almeno un estintore per piano. Devono, inoltre, possedere determinate caratteristiche quali:

         capacità estinguente minima non inferiore a 13A;

         carica minima non inferiore a 6 kg o 6 litri;

         controlli periodici.

Nel caso in cui non ci si dovesse adeguare alle suddette disposizioni riguardanti il CIN e la sicurezza degli impianti, scatterà la sanzione pecuniaria da euro 600 a euro 6.000 per ciascuna violazione accertata, a cui si aggiungeranno le sanzioni previste dalla normativa statale e regionale.

Cari amici lettori, indubbiamente, in particolare per chi svolge questa attività in maniera non professionale, risulta un ulteriore appesantimento dei costi, che certamente faranno lievitare il prezzo del soggiorno. Forse, per i casi degli operatori non professionali, le norme avrebbero potuto essere un po’ più leggere…

A domani.

Mario