mercoledì, maggio 24, 2023

LE STRAORDINARIE INNOVAZIONI PORTATE DALLA “REALTÀ VIRTUALE”: LA COSTRUZIONE DEL DIGITAL TWIN, il “GEMELLO DIGITALE”, CHE IN CAMPO MEDICO RIVOLUZIONERÀ LA NOSTRA VITA.


Oristano 24 maggio 2023

Cari amici,

Il termine Digital Twin, letteralmente gemello digitale, sta ad indicare una perfetta rappresentazione virtuale di un oggetto, di un sistema, così come di una persona, che risulterà collegata, proprio come un gemello, conoscendone tutti i dettagli. Frutto dell’intelligenza artificiale (AI), questa realtà virtuale consentirà interessanti miglioramenti in tutti i campi. L’utilità di un gemello digitale, infatti, spazia dal campo della didattica a quello dell’industria, dal campo commerciale a quello sanitario; è, in realtà, un importante strumento che consentirà all’uomo di vivere meglio e più a lungo.

L’idea alla base dei “gemelli digitali” o digital twin (espressione è comunemente usata nell’industria e nella comunità scientifica) è infatti quella di replicare un oggetto fisico analogico in bit (cioè copiare un sistema fisico in un sistema digitale, che, seppure non risulta simile all’oggetto o alla persona nella forma, lo è nella sostanza), mantenendo la replica in bit sincronizzata con quella fisica. Ciò consente vari tipi di analisi, retrospettive e predittive, sul gemello digitale che possono fornire una visione migliore (anticipata) rispetto al soggetto analogico, consentendo così l’utilizzo di azioni correttive, quando necessarie.

Quanto al Gemello Digitale nel settore sanitario, c’è da dire che i progressi fatti dalla tecnologia già oggi consentono di “copiare” la nostra realtà umana, trasportandola nei mondo virtuale. Nel settore sanitario, l’elenco dei vantaggi del gemello digitale è già incredibilmente ampio ed in continua crescita. Si va dalla creazione di un modello virtuale del corpo di una persona, anche a livello molecolare, alla decisione della procedura chirurgica più efficace da praticare, fino alla capacità di anticipare la risposta di un paziente a terapie sperimentali senza metterne a rischio la vita.

I gemelli digitali possono offrire un ambiente sicuro per testare l’impatto delle modifiche sulle prestazioni di un sistema, consentendo la valutazione e il monitoraggio senza la presenza dell’originale. I problemi, infatti, possono essere previsti prima che si verifichino, dando il tempo di apportare le modifiche o gli interventi necessari in anticipo. La medicina personalizzata, detta anche medicina di precisione, consente di adattare più facilmente i trattamenti medici agli individui, in base alla loro particolare composizione genetica, all’anatomia, al comportamento e ad altri aspetti.

La medicina di precisione sta guadagnando popolarità, perché soddisfa le esigenze di individui specifici in base alle decisioni mediche e alle terapie. I gemelli digitali vengono utilizzati in medicina per replicare il corpo reale e creare modelli di organi virtuali e personalizzabili; per valutare l’evoluzione delle malattie nel tempo o la risposta a nuovi farmaci, terapie o interventi chirurgici. Una volta che sono note tutte le informazioni sanitarie disponibili di un paziente, comprese le cartelle cliniche, i risultati di esami e test diagnostici, la storia dei farmaci prescritti e i dati provenienti da dispositivi indossabili e altre fonti, queste possono essere raccolte e archiviate per costruire un gemello digitale del paziente.

Per questo motivo, sono sempre più numerose le app che aiutano a tenere traccia dei cambiamenti di salute di una persona nel corso del tempo. I sensori indossabili e gli algoritmi all’avanguardia possono anticipare l’inizio di infezioni, infiammazioni e resistenza all’insulina. Il gemello digitale potrebbe essere utilizzato per identificare cambiamenti nello stato di salute e i possibili pericoli che richiedono ulteriori ricerche, se abbinato a informazioni preesistenti sulla progressione della malattia e all’analisi dei dati.

Grazie alla rappresentazione virtuale, è possibile scoprire quale trattamento specifico o quale soluzione sarà la migliore per il paziente, prima di testarla sul paziente stesso. La prova viene fatta sulla replica virtuale del suo corpo o organo. Anche l’analisi predittiva, fatta attraverso la simulazione sul gemello virtuale, consente di individuare i sintomi in una fase precoce e, soprattutto, nel caso di alcune malattie, consente di prevenire e riconoscere le patologie al momento giusto, contribuendo a salvare la vita del paziente.

Cari amici, è proprio grazie all’assistenza del gemello digitale che i medici hanno accesso alle informazioni sul paziente in tempo reale. L’utilizzo del gemello virtuale in futuro diventerà uno strumento di importanza basilare in campo medico, contribuendo a salvare molte vite umane con la prevenzione di patologie che saranno diagnosticate ben prima che sia troppo tardi per intervenire. Col gemello digitale la vita potrà essere davvero allungata!

A domani.

Mario

martedì, maggio 23, 2023

CON LA PRIMAVERA RIPARTE L’INCUBO ZANZARE: OLTRE I SOLITI RIMEDI, SCOPERTA LA LORO AVVERSIONE AD UN PROFUMO CHE LE ALLONTANA.


Oristano 23 maggio 2023

Cari amici,

Con l’arrivo della primavera, le belle giornate tiepide di una stagione soleggiata che allontana i rigori dell’inverno, si allungano e ci consentono di stare di più all’aria aperta godendo del tepore e della gioia di stare all’esterno, a contatto con la natura. Però, a turbare questo nostro gioioso relax, c’è un insetto che ci turba non poco: LA ZANZARA. Sopravvissuta durante l’inverno, nascosta negli anfratti del nostro giardino, o anche in casa, negli angoli del salotto o dello studio, con i primi caldi è pronta a riprendere la sua vita, uscendo dal letargo e pronta a riprodursi cibandosi del nostro sangue.  

In realtà nel mondo delle zanzare a pungere sono solo le femmine, che cercano senza sosta il nostro sangue, in particolare dopo l'accoppiamento, quando hanno bisogno dei suoi nutrienti per lo sviluppo delle loro uova. Negli altri periodi le zanzare si nutrono di fiori dolcemente profumati. La presenza di questi piccoli insetti, che si cibano del nostro sangue, pregiudica purtroppo i nostri momenti di tranquillità, creandoci non pochi disagi. Cosa fare, quindi, per tenerle lontane? C’è qualcosa in particolare che le zanzare odiano e che quindi le tiene lontane da noi? Su questo blog ho affrontato diverse volte il problema, con consigli e suggerimenti sui vegetali da tenere vicino a noi, anche se spesso l’efficacia è risultata limitata. Ecco ora per Voi qualche pratico consiglio, ricavato dalle ultime ricerche, che mette in evidenza “cosa le infastidisce” e che, di conseguenza, ci può salvare dalle loro punture.

Ad attirare le zanzare verso una persona anziché un’altra, è il profumo che questa emana. L’odore emanato da una persona deriva da una combinazione unica di oltre 350 sostanze chimiche, alcune delle quali sono prodotte dal corpo e altre prodotte da batteri che vivono sopra e dentro di noi. Ognuno di noi ha le stesse sostanze chimiche, ma miscelate in rapporti diversi; la risultante è che alcuni di noi risultano più attraenti per le zanzare rispetto ad altri. Un recente studio effettuato al Virginia Tech University ha messo in luce queste differenze, scoprendo, in particolare, quali sono gli odori che allontanano le zanzare, che, tra l’altro per noi non solo non sono fastidiosi ma risultano anche buoni.

Di conseguenza, la domanda che ci poniamo è: “Qual è l’odore che rende una persona particolarmente ripugnante per una zanzara che deve nutrirsi col nostro sangue? "È una domanda semplice, ma con una risposta molto complessa", ha affermato l'autore principale dello studio, il professor Clement Vinauger, un assistente professore di biochimica del Virginia Tech che studia la genetica molecolare, sapere come le zanzare scelgono la loro preda. Inoltre, "Ciò che conta davvero è come le sostanze chimiche contenute nel sapone che usiamo si combinano con le sostanze chimiche della singola persona", ha detto il professore.

Amici, uno degli odori che lo studio ha rivelato essere particolarmente ripugnante per le zanzare, tanto da allontanarle e respingerle dal soggetto che lo emana, è l’odore del cocco, mentre i profumi agrumati, noti per essere in grado di respingere i fastidiosi insetti sembravano invece attirarli. Che il profumo del cocco sia così fastidioso per le zanzare è stata una delle scoperte più curiose dello studio prima richiamato, pubblicato sulla rivista “Science”, che ha esaminato e cercato di capire se diversi saponi profumati rendessero le persone più o meno attraenti per le zanzare. La risposta non era così semplice, e l'interazione dei profumi tra i corpi umani e i prodotti che essi usano si è rivelata molto complicata ma alla fine vincente.

La ricerca ha anche messo in luce che il profumo emanato dal nostro corpo non è stabile, ma cambia in relazione a tutta una serie di variabili. nella gravidanza o la malattia, per esempio, si possono modificare i rapporti chimici e alterare l'odore emanato; anche bere della birra crea modifiche (a favore delle zanzare), così come i prodotti che usiamo per pulire la nostra pelle, a partire dal sapone.  I risultati della ricerca, comunque, hanno appurato che il profumo del cocco resta quello più temuto dalle zanzare. La conferma viene proprio dal professor Vinauger: "la recente scoperta conferma ciò che gli studi precedenti avevano già scoperto, che alle zanzare non piacciono i prodotti al profumo di cocco, quindi la nostra scommessa più sicura in questo momento è usarli".

Cari amici, il problema zanzare, purtroppo esiste ed è difficile da debellare. Inoltre, non è chiaro se il profumo al cocco allontani tutte le circa 200 specie di zanzare che si nutrono del nostro sangue, o solo le zanzare Aedes aegypti, utilizzate nello studio. Per ora credo che abbiamo un ulteriore strumento che ne potrà respingere almeno una parte (oltre che circondarci dei vegetali che naturalmente dovrebbero aiutare a respingerle), nella speranza che domani si possa trovare un soluzione definitiva!

A domani.

Mario 

lunedì, maggio 22, 2023

L'ITALIA È IL REGNO DELLA BUROCRAZIA! SE RIPARI UNA BUCA PERICOLOSA NON SOLO PAGHI LA MULTA LA DEVI PURE RIAPRIRE. LA CURIOSA STORIA DI CLAUDIO TRENTA FINITO ANCHE SU “THE GUARDIAN”.


Oristano 22 maggio 2023

Cari amici,

Che in Italia la “BUROCRAZIA” sia peggio di un elefante in un campo di margherite, pronta a calpestare ogni iniziativa, seppure presa a fin di bene dal cittadino, senza che abbia prima ricevuto i numerosi, necessari timbri apposti dai sacri uffici burocratici, è una realtà così triste che se non ci fosse da piangere farebbero pure fare una smorfia di sorriso. Si, amici oggi voglio parlare con Voi di un fatto realmente accaduto nel Comune di BARLASSINA, un comune italiano della provincia di Monza di 6 853 abitanti.

In questo centro della Brianza vive un pensionato di nome Claudio Trenta. L’uomo, che ama fare spesso delle sue belle passeggiate col cane, vede su una via di Barlassina una buca di 30 cm., posta tra l’altro su un trafficato passaggio pedonale all’incrocio tra via Monte Santo e via Trieste. Convinto che questa buca risulti alquanto pericolosa, decide di fare la segnalazione in Comune. L'uomo, da sempre portato verso il sociale, ama la cittadina ed i suoi abitanti e l'idea che ci sia un pericolo, in particolare verso le persone più fragili, lo angustia e, avendo del tempo, cerca di dedicarlo alla collettività dove vive.

Nonostante le ripetute segnalazioni, nessuno, però, sembra occuparsene. Data l’assenza di risposta da parte dei competenti uffici comunali, dopo aver aspettato invano che gli operai del comune provvedessero alla riparazione, decide di agire. Vista l’inerzia, ad un certo punto decide di provvedere personalmente. Dopo essersi procurato il materiale necessario, prende catrame, cazzuola e gli attrezzi necessari e, con il suo paziente lavoro, provvede a tappare per bene la buca, convinto di aver risolto il problema ai suoi concittadini. Mai l’avesse fatto! La riparazione “fai da te” arriva alle orecchie del Comune, e il lavoro fatto da Claudio Trenta, infastidisce di certo i responsabili degli uffici del Comune di Barlassina, che, dopo pochi giorni, gli recapitano un verbale di ben 882,00 euro! Il povero pensionato, così attento alla vita comunitaria, si è così ritrovato multato per aver effettuato un intervento “non autorizzato” sul manto stradale, violando così le norme del codice della strada. La multa non ha sconcertato solamente il Trenta ma la gran parte della popolazione.

Dal canto suo, il sindaco di Barlassina Pier Mario Galli ha dichiarato di essere stato costretto ad agire in tal modo perché la “riparazione di una buca è un intervento che non può essere fatto da un semplice volontario, ma deve essere eseguito dall’ufficio tecnico e dalla polizia locale con le ditte specializzate”. Amici, l’episodio in un Paese burocratizzato come il nostro, insegna che è pericoloso sostituirsi all’inerzia della Pubblica Amministrazione, che evidentemente si sente così forte e potente da non poter essere minimamente delegittimata nel suo ruolo di potere. La BUROCRAZIA, infatti, si concretizza nel manifestare la potenza del suo ruolo, che nessuno può mai mettere in discussione, nemmeno quando un cittadino di buon cuore cerca di mettere una pezza alle lungaggini e alle negligenze.

Amici, la storia della buca riparata dal pensionato di Barlassina oltre ad essere stata ripresa dalle cronache nazionali è arrivata anche all’estero: è finita anche in Inghilterra pubblicata sul giornale The Guardian. Il noto quotidiano inglese in un articolo ha raccontato con grande ironia la vicenda, precisando che il povero pensionato dovrà pagare quasi 900 euro di multa per aver chiuso una buca molto pericolosa sia per i pedoni che per i ciclisti e motociclisti.

La cosa ancora più ridicola è che la buca riparata dovrà essere riaperta! Oltre la multa da 900 euro, infatti, il pensionato dovrà immediatamente adoperarsi per riaprirla, come previsto dall’ingiunzione ricevuta! Insomma, una storia che ricorda i nostro vecchi film comici. Dopo che l’opinione pubblica è apparsa sconcertata, si spera che la Pubblica Amministrazione recuperi un po’ di buon senso. Il Sindaco ha dichiarato che
“auspica la cancellazione della multa, dandogli in alternativa un periodo di lavoro da effettuare per i servizi sociali”, quasi che, quello che il pensionato di Barlassina aveva fatto non fosse già, in tutta la sua interezza, proprio un lavoro a “destinazione sociale”!

Cari amici, oggi non voglio aggiungere nessun commento, perché credo che ci sia davvero poco da aggiungere…

A domani.

Mario
Ecco l'incrocio, dove si trova la buca riparata

 

 

 

domenica, maggio 21, 2023

LE MERAVIGLIE DELLA GALLURA. NELLE “CONCHE” DEL MONTE PULCHIANA, ESISTE UNA CASA UNICA AL MONDO: È CHIAMATA LA “CASA DEI PUFFI”. ECCO LA SUA ANTICA E CURIOSA STORIA.


Oristano 21 maggio 2023

Cari amici,

La Gallura è di certo una delle parti più antiche della Sardegna. Nella rocciosa parte centrale, proprio a causa della natura geologica di queste rocce, i numerosi “tafoni”, rocce tondeggianti naturali, sono state scavate dall’erosione, creando così numerose cavità rocciose naturali dette “CONCHE”, che nel tempo sono state utilizzate per i più svariati usi. Già a partire dalle popolazioni nuragiche (i primi insediamenti in Sardegna sono datati a partire dal 10.000 A.C.), le conche venivano usate come rifugio, come luogo per accudire gli animali e anche come riparo per le vivande.

Nei tempi antichi la Gallura era terra alquanto abitata, almeno fino al 1600 circa, quando un’epidemia di peste decimò tutti gli abitanti che vennero, successivamente, sostituiti da coloni corsi, provenienti dalla vicina isola. Nel XIX secolo, che fu un periodo alquanto turbolento per la Sardegna, gli omicidi e le faide tra famiglie erano diventati comunissimi: anche un semplice furto poteva innescare una reazione a catena tra i familiari delle rispettive vittime che entravano così in un vortice di vendetta che poteva durare anni. Fino alla metà del 1900, il fenomeno del banditismo imperversò nell’Isola, e numerosissimi latitanti trovarono rifugio nelle conche galluresi, diventando il perfetto nascondiglio.

Oggi viviamo certamente tempi diversi, ma la bellezza aspra e selvaggia di questi luoghi non ha perso nulla del suo antico fascino! Sul Monte Pulchiana, per esempio, c’è un grande monolite di proporzioni gigantesche: è il più grande dell’isola! Nel 1927 un grande masso si staccò dal monolite principale e, essendo a conca, venne trasformato in una vera e propria abitazione, con l’aggiunta di blocchi di granito. Per la forma del tafone a conca, che somiglia a quella di un fungo, questa curiosissima abitazione venne chiamata “La casa dei puffi”.

Amici, questa “casa dei Puffi”, è davvero una graziosa abitazione: minuscola e tondeggiante, sembra proprio una di quelle che ha nutrito la fantasia di intere generazioni di piccini! Le famiglie che oggi la visitano con i figli fanno la gioia di ogni bambino che la vede! È una casetta dove loro, nei loro giochi d’infanzia, hanno sempre immaginato di dimorare. A loro, osservandola, pare proprio che da un momento all’altro, dall’uscio di quella minuscola dimora, faccia capolino un esserino blu, vestito in calzamaglia e dal buffo cappello a punta, e che, sorridendo, li inviti a entrare!

Chiunque vada a visitare questi luoghi, si rende conto di essere in uno dei posti più belli della Sardegna, dove vegetazione mediterranea e numerose formazioni rocciose, scolpite dal vento e dall’acqua, fanno da cornice ad un paesaggio davvero fiabesco. Ed al centro di questo paesaggio fatato, spicca, come in una favola, la “casa dei Puffi”. Si rimane incantati ad ammirarla: con il suo tetto liscio e tondeggiante, un piccolo uscio sul davanti e una deliziosa finestrella; manca solo il tipico comignolo fumante, anche se, a differenza del celebre cartone animato, la “casa dei Puffi” isolana non è ricavata da un fungo, bensì da una roccia!

Amici, come ho accennato prima, queste cavità rocciose naturali dette “CONCHE”, sono state utilizzate nei secoli per i più svariati usi. In epoca nuragica furono impiegate come luoghi di sepoltura, aree sacre protette da muretti a secco che chiudevano gli ambienti funerari, i cui resti si conservano ancora oggi. Successivamente gli impieghi di queste cavità furono alquanto differenti: non più usati con finalità spirituali, ma anche come incantevoli dimore. In dialetto gallurese, il termine impiegato per identificare questo genere di piccole caverne granitiche è “Conca Fraicata”, ovvero cavità naturale successivamente fabbricata, ovvero chiusa con blocchi di granito, ricavando, così, un piccolo edificio, spesso impiegato come abitazione dai pastori, o come deposito per derrate alimentari e rifugio per animali.

Cari amici, credo che, da persone curiose come penso che siate, sarete in tanti spinti ad andare a visitare la “Casa dei puffi”.

A domani.

Mario

sabato, maggio 20, 2023

ANCHE IL GIAPPONE VIVE IL DRAMMA DELLO SPOPOLAMENTO. TANTE LE CASE RURALI ABBANDONATE (LE AKIYA) CHE SONO IN VENDITA A POCO PREZZO.


Oristano 20 maggio 2023

Cari amici,

Il dramma dello spopolamento delle campagne non colpisce solo le nostre zone rurali, dove i piccoli centri (sono tanti in Sardegna) sono a rischio estinzione, ma sta diventando luogo comune in tante altre parti del mondo. La concentrazione delle popolazioni nei grandi centri urbani sta depauperando un patrimonio immenso, fatto di usi, costumi e tradizioni millenarie. L’abbandono delle campagne, poi, sta creando anche non pochi problemi gi gestione del territorio, che, in balìa degli eventi e senza il controllo delle popolazioni, rischia di creare situazioni di pericolo per frane, smottamenti e quant’altro.

Questo dramma lo sta vivendo anche il Giappone, dove le campagne sono sempre più abbandonate e i villaggi con le case ogni giorno più vuote, rompendo così l’antica, millenaria tradizione rurale. Secondo i dati del Governo, registrati dall'indagine Housing and Land nel 2018, la nazione registra infatti almeno 8,5 milioni di "AKIYA", termine con cui vengono indicate queste particolari abitazioni spopolate, che equivalgono a circa il 14% del patrimonio residenziale del Paese del Sol Levante. Un dato, secondo le statistiche più recenti, destinato ad aumentare più del doppio entro il 2033, come conferma il Nomura Research Institute.

Anche il Giappone, amici, sta registrando un calo demografico pericoloso, che ha portato le nascite al minimo storico; questa pericolosa situazione ha spinto il Governo a cercare di concretizzare dei piani di ri-popolamento delle campagne giapponesi: con l'obiettivo di rivitalizzare i centri abitati minori, falcidiati anche dal vivere nelle grandi città. Per fare questo le autorità del Sol Levante hanno deciso di sovvenzionare i lavori di ristrutturazione di queste vecchie strutture e di vendere gli immobili anche a cifre irrisorie, che in certi casi arrivano anche alla modestissima cifra di 500 euro.

L’intento principale del Governo è quello di cercare di riportare nei centri dell’interno soprattutto i connazionali, trasferitisi, nel corso del tempo, nelle grandi metropoli; tuttavia, a rispondere meglio all’offerta è stato il pubblico straniero, che ha risposto con entusiasmo, allettato dall’incentivo finanziario. "Gli akiya mal tenuti possono rovinare il paesaggio e mettere in pericolo la vita e le proprietà dei residenti in caso di crollo", ha riferito a The New York Times Kazuhiro Nagao, un funzionario di Sakata, città situata lungo la costa occidentale. "Stiamo in parte incoraggiando le demolizioni, raccogliendo i rapporti delle associazioni di quartiere dedicate a questa tipologia di casa e cercando di sensibilizzare i proprietari sul problema dell'abbandono".

La rivitalizzazione dei piccoli centri dell’interno, attraverso l’incentivo statale, ha catturato, però, l’attenzione di una schiera di agenti immobiliari, interessati dai possibili profitti, certamente non indifferenti. Mentre i comuni di tutto il Giappone si stanno impegnando a compilare lunghi elenchi di case sfitte in vendita o in affitto, l'iniziativa dei privati, invece, sta predisponendo delle banche dati, consultabili online, da cui attingere per capitalizzare l'eccesso di residenze non occupate. Ecco, è in questo modo che entrano in gioco gli acquirenti stranieri, tra cui americani, australiani e molti altri. Un affare certamente lucroso, che porta profitti, oltre che rigenerazione dei centri abbandonati.

L’operazione in corso in Giappone è senz’altro positiva. Rivalutare il passato, ristrutturando, recuperando e rigenerando le antiche case giapponesi, in precedenza abbandonate e cadute nell’oblio, con buona perdita degli antichi valori nazionali, significa far rifiorire l’antico fascino ancestrale del passato; per chi compra e ristruttura, è un modo per rivivere di persona gli antichi spazi del passato, abitando in case dalle ampie metrature oramai dimenticate. È un modo alquanto positivo per trasmettere alle nuove generazioni quell'eredità culturale del passato perché non vada perduta.

Cari amici, delle “Case a 1 euro” di cui tanto si discute nella nostra Sardegna, ho già parlato ampiamente su questo blog, per cui la mia riflessione di oggi sull’identico problema che sta affrontando il Giappone, mi convince sempre più che “Tutto il mondo è paese”. Non disperdiamo, ovunque siamo, il patrimonio costruito dai nostri predecessori, perché il futuro affonda le radici nel passato.

A domani.

Mario

venerdì, maggio 19, 2023

IL SUPRAMONTE DI URZULEI: REGNO DEI GRANDI ALBERI DELLA SARDEGNA. IN QUESTO LUOGO SELVAGGIO, TRA CANYON E RAPACI, VIVE UNO DEI TASSI PIÙ GRANDI E LONGEVI D’ITALIA.


Oristano 19 maggio 2023

Cari amici,

La Sardegna, terra di formazione antichissima, in passato è stata ricchissima di alberi, e anche oggi, nonostante i disboscamenti del 1.800, è una delle Regioni che è riuscita a conservare una superficie boschiva di prim’ordine. Questo ha consentito la sopravvivenza nella nostra isola di un gran numero di alberi monumentali, dei veri giganti per dimensioni e per longevità. Le superfici boschive, come sappiamo, sono da sempre i polmoni della terra, che, oltre a difendere l’ambiente, creano quel contatto psico-fisico tra l’uomo e l’albero, all’interno di una empatica dimensione spirituale. Uno dei punti dell’isola dove i giganti ultracentenari sono più presenti è senza dubbio il “Supramonte”, in particolare il Supramonte di Urzulei.

Amici, il Supramonte Urzulei si estende per 4.830 ha nella parte montana e per 1180 ha in quella marina. Nella parte orientale il rio Flumineddu ha scavato per 22 km un canyon che origina la gola di Gorroppu, al confine con i territori di Orgosolo. Le pareti in verticale sono alte circa 450 m, ed è una delle gole più profonde d'Europa. Altra gola che sprofonda nella grotta - inghiottitoio chiamata S' Ingurtidorgiu de Orbisi, è il letto asciutto della Codula Orbisi. Durante le abbondanti piogge invernali vi convogliano le acque provenienti dal bacino del Supramonte di Urzulei e dalle montagne di Talana. Le piene torrentizie dopo aver percorso circa tre km all'interno dell'omonima grotta, riaffiorano in superficie formando una cascata alta circa 70 metri chiamata Su Cunnu e s'Ebba e, circa un chilometro più a valle, la cascata conosciuta come Sa Giuntura.

Si, amici, il Supramonte di Urzulei è una straordinaria meraviglia della natura, dove in passato albergava una delle zone boschive più folte della Sardegna (abitate da pastori che vivevano in "Su Pinnetu"), anche se i dissennati tagli boschivi effettuati nel XIX secolo hanno decimato questo patrimonio. Oggi questo patrimonio forestale che si è salvato è comunque importante, e le ampie distese circostanti di nuda roccia fanno sembrare gli antichi alberi superstiti dei testimoni sopravvissuti al glorioso passato. Ora, però, molte nuove piante stanno lentamente crescendo, cercando di ripopolare quell’aspro territorio per ricreare una nuova, lussureggiante foresta.

In questo straordinario ambiente, il visitatore, mentre cammina sui bellissimi ciottoli bianchi chiamati “sa codula manna”, che altro non sono che il letto pietroso di un antico fiume scavato nella roccia che, solo pochi chilometri più a valle, si unirà al canyon di Gorropu, vedrà volteggiare nell’aria numerosi colombacci e piccioni selvatici, seguiti, però, incessantemente da una sagoma inconfondibile: l’astore sardo che sta iniziando la sua caccia. Questo rapace, presente nell’isola con la sottospecie Accipiter gentilis arrigonii, ha trovato nei boschi del territorio di Orgosolo l’habitat ideale per la nidificazione. L’astore, per sua natura, è una specie schiva ed elusiva, e il suo avvistamento è sempre emozionante.

Ebbene, amici, in questo fantastico territorio, si erge ancora maestoso e forte uno dei tassi più grandi e longevi d’Italia. Si, amici, si trova proprio nel Supramonte di Urzulei un antichissimo “Tasso”. albero unico e raro: vive da centinaia di anni in questo aspro territorio ed è un vero e proprio monumento vivente: longevo e spettacolare, con il suo fusto maestoso e le sue fronde rigogliose. Il suo tronco nodoso e ingarbugliato è lungo ben 28 metri, un vero e proprio spettacolo della natura! Per età e altezza è un esemplare unico in Sardegna; si trova a Neul’a coro, a 1100 metri di altitudine, nel costone di Oddeu, non lontano dal Flumineddu e dal canyon di Gorropu, dove sono presenti diversi altri tassi secolari. I tassi millenari in Sardegna sono dichiarati monumenti naturali.

Il tasso, amici, è purtroppo conosciuto come albero della morte; lo è perché tutta la pianta, escluso l’arillo (molto appetito dagli uccelli) è molto tossica, contenendo una sostanza mortale, la tassina, da cui deriva il nome volgare. Quelli che sembrano i frutti in realtà sono degli arilli: delle escrescenze carnose che ricoprono il vero seme; inizialmente verdi, ma carnosi e rossi a maturità, gli arilli contengono un solo seme, duro e molto velenoso, mentre la polpa, invece. è innocua e commestibile. Albero sempreverde, alto 15-18 m, può raggiungere dimensioni maggiori in esemplari molto vecchi (come nel caso di cui parliamo sito nel Supramonte di Urzulei.

A quest’Albero maestoso vengono attribuiti più di mille anni, anche se in realtà, secondo il parere degli esperti, di anni ne dovrebbe avere all’incirca 500, portati comunque magnificamente. Il tasso è una pianta ornitogama: che significa che il vettore della riproduzione è rappresentato dagli uccelli. I volatili, ghiotti dell’arillo, se ne nutrono quando quest’escrescenza che ricopre il seme è rosa e carnosa; mentre digeriscono la polpa, il seme attraverso con la defecazione viene espulso nel terreno, dando origine a un nuovo esemplare di tasso. Il tasso, pertanto, servendosi degli animali per riprodursi, è una pianta zoofila. Senza gli uccelli gli arilli cadrebbero al suolo e non crescerebbero per la mancanza di luce e la concorrenza della pianta madre.

Cari amici, la nostra amata Sardegna è davvero straordinaria: una miniera ricca e ancora tutta da scoprire!

A domani.

Mario

 

giovedì, maggio 18, 2023

FERTILITÀ IN CALO NELLA SPECIE UMANA: NEGLI ULTIMI DIECI ANNI SI È RIDOTTA NOTEVOLMENTE LA CAPACITÀ RIPRODUTTIVA. È IL PRELUDIO DI UNA LENTA ESTINZIONE?


Oristano 18 maggio 2023

Cari amici,

Il mio post di oggi affronta un argomento che inizia a preoccupare seriamente gli scienziati circa il futuro del mondo: la pericolosa diminuzione della fertilità maschile, che a lungo andare potrebbe minacciare il “futuro della razza umana”. Gli scienziati stanno assistendo a una tendenza allarmante: il numero di spermatozoi degli uomini è in costante diminuzione, i livelli di testosterone continuano a precipitare e la disfunzione erettile risulta anch’essa in aumento. La capacità riproduttiva degli uomini, insomma, sta diminuendo drasticamente, in particolare negli ultimi decenni, tanto che una nuova analisi ha messo in evidenza i maggiori fattori che contribuiscono ad aumentare il rischio della quantità e qualità dello sperma.

Si, amici, la conta degli spermatozoi, effettuata a campione tra le popolazioni di tutto il mondo, risulta dimezzata negli ultimi 50 anni, con un ritmo più che raddoppiato a partire dal 2000; questo il dato ricavato da una recente ricerca sulla fertilità maschile. I ricercatori dell’Università Semmelweis in Ungheria hanno approfondito i risultati di quasi 27.000 studi per determinare le maggiori cause di deterioramento delle cellule spermatiche e hanno scoperto che l'inquinamento, il fumo, l'età e alcune condizioni di salute specifiche ne sono i principali responsabili.

Anche secondo la Dr.ssa Shanna Swan, Ph.D., epidemiologa ambientale e riproduttiva, fra le maggiori esperte mondiali di dinamiche riproduttive, autrice, tra l’altro, del libro “Count Down”, afferma che le sostanze chimiche che interferiscono con il sistema endocrino stanno causando una diminuzione del numero di spermatozoi, un abbassamento dei livelli di testosterone e un aumento dei livelli di disfunzione erettile, che potrebbero mettere addirittura a rischio il futuro della razza umana.

Citando il libro della Dr.ssa Swan, il New York Post ha riferito che il tasso di fertilità globale è sceso del 50% tra il 1960 e il 2016, con il tasso di natalità negli Stati Uniti del 16%, al di sotto di quello necessario per sostenere la popolazione. Quanto alle ragazze, sebbene le femmine stiano vivendo una pubertà precoce e stiano sperimentando un calo della qualità delle uova e più aborti, la scienza emergente sta spostando la sua attenzione sugli uomini, poiché sempre più coppie soffrono di infertilità. Anche il desiderio sessuale tra gli uomini sta diminuendo. La Dr.ssa Swan, che ha studiato l’infertilità per più di 30 anni, afferma che gli uomini cercano aiuto per la disfunzione erettile in media sette anni prima rispetto al 2005, con il 26% degli uomini di età inferiore ai 40 anni. Dati indubbiamente poco confortanti.

Quanto alla ricerca delle cause del calo della fertilità, tra gli agenti responsabili potrebbero esserci proprio gli interferenti endocrini, più noti come ftalati, che imitano gli ormoni del corpo. Gli ftalati sono sostanze chimiche sintetiche utilizzate per rendere la plastica più flessibile e più difficile da rompere. I prodotti chimici sono purtroppo ovunque: plastica, shampoo, cosmetici, mobili, ritardanti di fiamma, prodotti per la cura personale, pesticidi, cibi in scatola e molto altro. In diversi studi, negli ultimi due decenni è stato dimostrato che gli ftalati alterano gli ormoni maschili come il testosterone e causano difetti alla nascita nei genitali dei neonati maschi.

Anche i ritardanti di fiamma trovati nei materassi e nei mobili in schiuma sono stati collegati all’infertilità maschile in uno studio del 2016, pubblicato sul Reproductive Toxicology Journal, le sostanze chimiche presenti in macchine, acqua, imballaggi per fast food, piatti di carta, moquette antimacchia e altri articoli per la casa sono stati collegati a una riduzione della qualità dello sperma, del volume dei testicoli e della lunghezza del pene. Uno studio statunitense del 2017 ha mostrato che 45 sostanze chimiche potenzialmente dannose, inclusi ftalati e ritardanti di fiamma, erano presenti nell’accumulo di polvere nel 90% delle case campionate, come ha riferito il New York Post. È stato anche scoperto che i pesticidi e gli erbicidi influenzano negativamente l’infertilità maschile. L’atrazina, un erbicida utilizzato per impedire la crescita di alcune erbe infestanti nel mais, è stata collegata a una minore qualità dello sperma.

Amici, indubbiamente, per la specie umana, si prevede un futuro che preoccupa non poco. Nel suo ultimo libro, la dott.ssa Swan scrive: “Il problema non è che qualcosa è intrinsecamente sbagliato nel corpo umano come si è evoluto nel tempo; è che le sostanze chimiche nel nostro ambiente e le pratiche di stile di vita malsane nel nostro mondo moderno stanno interrompendo il nostro equilibrio ormonale, causando vari gradi di caos riproduttivo che possono sventare la fertilità e portare a problemi di salute a lungo termine anche dopo che uno ha lasciato gli anni riproduttivi “.

Cari amici, sebbene siano necessarie ulteriori ricerche, la Dr.ssa Swan offre suggerimenti pratici per aiutare la specie umana a bloccare, se non ribaltare i pericoli paventati. Smettere di fumare, non usare il microonde, acquistare prodotti biologici, evitare le saune, i deodoranti per ambienti, i detergenti domestici tossici e la polvere, dove spesso si annidano tante sostanze chimiche; infine, nei limiti del possibile, eliminare lo stress è qualcosa che dovremo proprio fare! La Dr.ssa Swan così conclude l’esposizione del suo pensiero: “Non possiamo più permetterci di comportarci come se fosse tutto come al solito. È giunto il momento per noi di smettere di giocare alla roulette russa con le nostre capacità riproduttive”! Dovremmo pensarci seriamente tutti.

A domani.

Mario