mercoledì, giugno 24, 2020

SCUOLA E PANDEMIA CAUSATA DAL COVID-19. QUELLO IN CORSO È UN ANNO SCOLASTICO PARTICOLARE: PROMOSSI ANCHE CON LA MEDIA DEL 3.


Oristano 24 giugno 2020

Cari amici,

Tra gli innumerevoli danni causati dalla terribile pandemia del Coronavirus, c’è anche il colpo mortale assestato all’istruzione, che ha dovuto giocoforza trovare soluzioni particolari per concludere un anno scolastico che non penalizzasse più di tanto gli studenti. Tuttavia, come accade nei periodi di emergenza, per salvare chi si è dedicato davvero allo studio e alla necessaria preparazione scolastica, ne hanno beneficiato anche quelli che a scuola ci vanno più per “scaldare i banchi” che per studiare.
Si, in realtà ad uno della mia età, nato nella prima metà del secolo scorso, è tornato in mente il periodo del focoso “Sessantotto” e del richiesto “6 politico”, che vide affermarsi un movimento socio-culturale di sinistra, che, contestando fortemente il potere del Governo e le sue ideologie, cercò di combattere l’Università elitaria. Un movimento che, nato negli anni 70, con occupazioni delle facoltà fatte anche in modo violento, pretese la concessione del voto minimo garantito a tutti, indipendentemente dallo studio, dai risultati e dal rendimento.
Ebbene, quello che succede ora seppure per cause diverse, nell’impossibilità per gli studenti di tornare in aula in conseguenza della pandemia in atto, ricrea condizioni un po’ simili, necessarie per trovare una soluzione che non penalizzi gli studenti laboriosi, ma che di conseguenza ne fa beneficiare anche i meno meritevoli, quelli che “scaldano il banco”. Arrivati ormai alla fase degli scrutini, gli insegnanti si sono trovati nella necessità di utilizzare una soluzione ragionevole, stante anche l’input giunto dal Ministero della Pubblica Istruzione. 
Le maggiori difficoltà si sono presentate negli istituti superiori, dove i professori si sono ritrovati a dover ammettere alla classe successiva studenti anche con la media de 3 o del 4, in ossequio a quanto stabilito dagli indirizzi del Ministero. Di fatto, la possibilità di “bocciare” non è mai stata esclusa (è stata prevista nel caso di mancata partecipazione all’attività didattica a distanza), ma in particolare in Sardegna, date le difficoltà di collegamento da remoto, è risultato impossibile adottare una decisione così drastica per le difficoltà di collegamento, e in questa situazione di caos c’è stato chi ovviamente ne ha approfittato. 
Amici, una situazione che, come detto, ha riportato al Sessantotto. Nel Ministero della Pubblica Istruzione il Ministro Lucia Azzolina, in considerazione della particolare situazione venutasi a creare, ha chiarito che la necessaria interruzione dell’attività didattica dovuta al Covid-19 ha creato una conseguente carenza nell’apprendimento e nella successiva valutazione del lavoro svolto dagli studenti, ma che questo non poteva assolutamente penalizzarli. I docenti sono rimasti impegnati per aiutare gli studenti in difficoltà, senza per questo, però, arrivare ad una generalizzata promozione a tappeto degli studenti, seppure in un anno scolastico particolare.
Rispondendo alle domande poste dalla Commissione della Cultura della Camera dei Deputati la Azzolina ha ribadito che la particolare situazione di quest’anno “…non sarà da considerarsi un 6 politico, in quanto le insufficienze in capo agli studenti compariranno nel documento di valutazione. E per chi è ammesso alla classe successiva con votazioni inferiori a 6 decimi o, comunque, con livelli di apprendimento non consolidati sarà predisposto dai docenti un piano individualizzato per recuperare, nella prima parte di settembre, quanto non è stato appreso”.
Cari amici, in situazioni di emergenza non è certo facile trovare soluzioni che possano essere di vera selezione, ovvero premiare i buoni e mettere in castigo i “cattivi”; è sempre stato dimostrato che in casi come questo ad avvantaggiarsene sono, purtroppo, solo gli asini. Ma non è detto che il “vantaggio” gratuitamente ottenuto oggi, possa essere un buon “lasciapassare” domani nella vita: la preparazione scarsa o inadeguata salterà fuori domani, quando le persone cercheranno di realizzarsi nel mondo del lavoro; allora chi merita davvero e chi non merita risulterà ben evidente, e chi sarà giocoforza escluso piangerà sul latte versato in passato e s’accorgerà che a nulla sarà valso il pezzo di carta… immeritatamente conquistato!
A domani.
Mario

martedì, giugno 23, 2020

DOPO I DECRETI SALVAITALIA, CURAITALIA E IL DECRETO RILANCIO, PER CERCARE DI SALVARE L’ITALIA DAL DISASTRO ECONOMICO, ORA ANCHE UN DECRETO PER L’EMERSIONE DEL LAVORO NERO.


Oristano 23 giugno 2020

Cari amici,

Credetemi, il mio carattere abbastanza scettico mi impedisce di essere sereno in un momento di così grande delicatezza per il nostro Paese. Preoccupazione che deriva sia per i serissimi problemi che affliggono la sanità, resi evidenti in modo drammatico dall’arrivo del Coronavirus, che per quelli conseguenti di natura economica, che stanno mettendo in grave pericolo la stabilità sociale, lavorativa e produttiva della nostra amata Italia. 
Seguo tutti i giorni con buona attenzione quanto giornalmente viene portato avanti da questo Governo, che purtroppo però, appare sotto molti aspetti poco consono a questa emergenza. Afflitto da una litigiosità continua, con vedute spesso addirittura opposte tra le diverse forze politiche della coalizione, questo Governo, mostra un comportamento confusionario, fatto di imperizia e approssimazione, cosa che crea pericolo e toglie spesso la necessaria serenità. Ai più il Paese appare spaccato in due parti, ognuna delle quali cerca, spesso in modo egoistico e con poca attenzione ai problemi generali del Paese, di portare l’acqua al proprio mulino a prescindere dall’interesse generale! In un’Italia così divisa e litigiosa, per ricucire il possibile si cerca ogni giorno di aggiungere una pezza ad uno “stivale” che, rammendo dietro rammendo, potrebbe poi fare acqua da tutte le parti.
In un momento così drammatico, con un’Europa “matrigna” che continua a consideraci il “Paese delle cicale”, oltre che patria di mafiosi e corrotti, trovare la quadra per uscire da una situazione che potrebbe portarci allo sfascio non è certo facile. In situazioni di questo tipo tutte le forze politiche (di qualsiasi colore) che siedono in Parlamento dovrebbero fare fronte comune per combattere al meglio la difficile battaglia, ma così purtroppo non è! 
Credo anche che la forte litigiosità in atto, derivi dall’anomala nascita dell’attuale Governo, formatosi unendo forze antitetiche che fino al giorno prima se le davano di santa ragione. Insomma, la convinzione è che farlo nascere sia stato un grosso sbaglio, tanto da far pensare ai più che sia nato solo per convenienza, per non dover lasciare in anticipo la poltrona, da parte di rappresentanti di alcune forze politiche, nella convinzione che tornando ad elezioni, non sarebbero stati rieletti! 
In questa caotica situazione si stanno sfornando decreti governativi a raffica, che, dichiarati “di emergenza”, stanno mettendo in sonno il Parlamento, esautorandolo dalla sua ordinaria funzione: quella di emanare leggi e decreti. Ho già parlato nei giorni scorsi dei Decreti “Salva Italia” e “Cura Italia”, corposi, in quanto contenenti provvedimenti per un ammontare di ben 55 miliardi di euro, ma finanziati in deficit e che porteranno il debito pubblico alla favolosa cifra del 160% per PIL. Come potremo, allora, far fronte a pagare tale immenso debito? Saranno certamente gli italiani a onorarlo, perché non ci regalerà niente nessuno! 
Oggi infine, amici, voglio parlarvi del Decreto Interministeriale del 1° giugno 2020, che ha previsto la possibilità per il datore di lavoro italiano o straniero di regolarizzare i lavoratori così detti “in nero”. Sarà possibile farlo dando vita ad un nuovo rapporto di lavoro subordinato, oppure dichiarandone uno irregolarmente instaurato, con cittadini italiani o stranieri presenti sul territorio nazionale prima dell'8 marzo 2020 (per gli stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019 di chiedere un permesso di soggiorno della durata di sei mesi). La sanatoria è stata voluta dal Governo come misura di contrasto al lavoro sommerso ed al fenomeno del caporalato.
I settori interessati dal provvedimento sono: a) agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura e attività connesse, b) assistenza alla persona per sé stessi o per componenti della propria famiglia, anche non conviventi, affetti da patologie o handicap che ne limitino l'autosufficienza, c) lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare. Secondo la stima, contenuta nella relazione tecnica del DL Rilancio, potrebbero essere circa 220 mila le domande di regolarizzazione di lavoratori stranieri, tra braccianti, badanti e colf, con un’entrata per le casse dello Stato di circa 94 milioni di euro.
Dal 1° giugno, dunque, grazie all’articolo n° 103 del Dl Rilancio è possibile avviare le procedure per regolarizzare i rapporti di lavoro domestico “fantasma”, sia nel caso dei cittadini extracomunitari “senza permesso di soggiorno”, che per colf, badanti e baby sitter italiane e comunitarie che prestano “servizio senza contratto”. Ora una domanda. Sarà conveniente quanto stabilito da questo provvedimento per i “datori di lavoro in nero”?
Per quanto riguarda i lavoratori irregolari extracomunitari la norma appare certamente a favore, non si discute, perché la convenienza sta nell’estinzione dei reati e degli illeciti amministrativi relativi alle violazioni sull’utilizzo di manodopera irregolare; diversa considerazione, invece, va fatta nel caso si tratti di lavoratori italiani o comunitari, seppure in nero; i costi da sostenere per la regolarizzazione previsti dal Decreto sono, infatti, uguali o addirittura maggiori rispetto a quelli che si pagherebbero autodenunciando un rapporto di lavoro in qualsiasi momento dell’anno. La sanzione amministrativa della Direzione territoriale del lavoro va, infatti, da un minimo di 100 ad un massimo di 500 euro, a cui si aggiungerebbe anche una quota a copertura dell’omesso versamento pregresso ma non la maxi sanzione per lavoro nero come previsto in altri settori.
Cari amici, pezza dietro pezza, si cerca di trovare la quadra in quest’Italia sfilacciata e piena di toppe! Ma non sarà né semplice né facile! La speranza che ci rimane è che il virus, che pare si sia dato almeno per il momento una calmata, non riprenda a riempire gli ospedali a fine anno, perché altrimenti, sia dal punto di vista sanitario che economico, sarebbe la fine.
A domani.
Mario

lunedì, giugno 22, 2020

IL MUSEO DIOCESANO ARBORENSE HA RIAPERTO UFFICIALMENTE LE PORTE CON UNA SIGNIFICATIVA MOSTRA: “MISERERE”, UNA RASSEGNA DI EX VOTO, RAPPRESENTANTI LA PREGHIERA DEI SOFFERENTI.


Oristano 22 giugno 2020

Cari amici,

Dopo il lungo Lockdown, che ci ha privato anche delle manifestazioni culturali, ha riaperto ufficialmente i battenti il Museo Diocesano Arborense, che, dopo la prima, significativa prova di riapertura del 18 maggio scorso con la presentazione della mostra “Fictores. I ceramisti di Oristano”, nel pomeriggio del 20 giugno ha inaugurato il ‘nuovo corso’ con una esposizione davvero singolare, intitolata “MISERERE”. Un titolo davvero significativo Miserere, parola usata dai sofferenti per invocare Dio, in quanto colpiti spesso da mali terribili e costretti a cercare la “Misericordia di Dio” per lenire le loro sofferenze e ottenere possibilmente la guarigione.
Inaugurata sabato scorso, la mostra è stata presentata dalla direttrice del museo Arch. Silvia Oppo, con a fianco la curatrice Anna Rita Punzo e Mons. Cenzo Curreli, Rettore della Basilica Madonna del Rimedio, uno dei Santuari dove vengono custoditi i tanti ex voto presenti nella mostra. Dopo la prima presentazione avvenuta nei giardini del Museo, il pubblico si è trasferito ordinatamente nelle sale interne per poter visionare le numerose opere.
“MISERERE”, dunque, si è rivelata una mostra molto particolare, che ha cercato idealmente di legare i tanti mali presenti in passato con quel terribile male corrente che ci perseguita, quel COVID-19 che ancora oggi imperversa nel mondo e che ha creato e crea ancora dolore e morte. 
La Mostra Miserere è stata certamente allestita stimolati anche dalle parole pronunciate da Papa Francesco il 27 Marzo scorso in un'apocalittica Piazza San Pietro deserta, avvolta dall'oscurità e battuta dalla pioggia: «...siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda...».
Ed ecco, allora, la decisione della Direzione del Museo Diocesano Arborense di riaprire al pubblico i suoi spazi con l’allestimento di una mostra (ideata, tra l’altro, per essere presentata nel periodo pasquale, ma inevitabilmente annullata per la pandemia in atto) che coniugasse passato e presente, che unisse noi, "naufraghi di oggi sopravvissuti alla tempesta", con i sofferenti del passato. Insomma, invocazioni di grazia al Signore oggi come ieri, uno stesso modo di chiedere “Miserere” al Dio Salvatore, invocando la sua misericordia!
Si, amici, una mostra davvero carica di intensi significati sociali, culturali e antropologici, capace di far riflettere l’uomo di oggi, sempre più in balia di un mondo corrotto nella carne e nello spirito, per ricordargli che la salvezza non può che venire da Lui, dal Padre Celeste, nostro Sommo Creatore, per l’intercessione della Madonna o dei Santi protettori!
La mostra "MISERERE Racconti Votivi", curata da Anna Rita Punzo con la supervisione della direttrice del Museo Arch. Silvia Oppo, si era proposto uno scopo ben preciso: far riflettere il pubblico sulle sofferenze del passato, rilevabili dai dispositivi che ancora oggi lo testimoniano: quei quadri più noti come ex voto, quelle dichiarazioni di “grazia ricevuta”, espresse nei modi più diversi; supporti reali, concreti, rappresentativi delle preghiere rivolte dal sofferente al Signore, attraverso l’intercessione della Madonna o dei Santi.
Ad ammaliare il pubblico, a creare attorno a questi simboli materici il contorno di parole e canti, le voci narranti di tre sensibili interpreti: Gianni Nieddu, Giovanna Maria Boscani e Giovanni Sanna. Tre grandi artisti: Giovanni Nieddu, algherese, laureato in Giurisprudenza a Sassari, esperto di arti visive, con una eccellente produzione grafica e pittorica; Giovanna Maria Boscani, artista e artigiana, diplomata in oreficeria presso l'Istituto Statale d'Arte “Filippo Figari” di Sassari e laureata in Decorazione all’Accademia di Belle Arti "Mario Sironi"; Giovanni Sanna, sassarese, classe 1977, diplomato presso l’Istituto Statale d’Arte “Filippo Figari” e successivamente anche presso l’Accademia di Belle Arti "Mario Sironi".
A completare il quadro della mostra, a legare passato e presente e congiungere il dolore fisico della malattia con quello della reclusione in carcere, le opere realizzate da alcuni detenuti di diverse case circondariali regionali, autori anche loro di ex-voto realizzati per il progetto "PGNR Per-grazia-non-ricevuta" (di Giovanna Maria Boscani e Joe Perrino). Una mostra, amici, che ha fatto e farà riflettere non poco gli spettatori perché capace di legare il passato con il presente, il dolore fisico e quello dell’anima; dolore particolare quello dei carcerati, la cui riflessione interiore spesso rappresenta la "via di fuga", la speranza di riscatto da una vita trascorsa in precedenza sulla strada della perdizione. 
Il pubblico, che per ragioni inerenti alle nuove norme anti COVID-19 ha dovuto rispettare il distanziamento sociale e l’ingresso a piccoli gruppi per evitare assembramenti, ha particolarmente gradito la mostra, passando in rassegna in silenzio le opere esposte, spesso commentate dalla Punzo, da Silvia Oppo e dagli altri protagonisti della rassegna. Le opere erano tutte particolarmente attrattive, da quelle di vecchia data, spesso naif, a quelle moderne, attuali; come quelle portanti il raffinato tratto grafico di Gianni Nieddu, ora essenziale, ora carico d'intensa densità chiaroscurale, che evidenziavano scene della Via Crucis particolarmente intense.  
Che dire, poi, del tratto rapido, sicuro e vibrante delle figure dipinte da Giovanni Sanna, come le delicate membra e il ricco panneggio del nunzio evangelico che incede tra figure ed elementi architettonici solo abbozzati! Da ammirare poi il ricco campionario di riproduzioni anatomiche, attributi iconografici e repertori figurativi realizzato da Giovanna Maria Boscani, capaci di amplificare ed enfatizzare gli aspetti sacri, macabri e kitsch della devozione popolare. I lavori dell'artista sassarese, in comunione con i cimeli votivi provenienti dai Santuari di Nostra Signora del Rimedio (Oristano), di Nostra Signora di Bonacattu (Bonarcado) e dalla Chiesa di San Palmerio (Ghilarza) sono riusciti a comporre un tripudio di forme, colori, storie e simbologie davvero di grande impatto.

Amici, la mostra, inaugurata Sabato 20 giugno, resterà aperta fino al 20 di settembre e sarà visitabile il giovedì e venerdì dalle 17,00 alle 20,00, il sabato e la domenica dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 17,00 alle 20,00. Credo, amici, che valga davvero la pena visitarla!

Cari lettori, sono sempre stato convinto che il buon giorno si vede dal mattino, e questo mi fa pensare che il Museo Diocesano Arborense sarà nuovamente un protagonista eccellente nella trasmissione della cultura del nostro territorio! 
A domani.
Mario

domenica, giugno 21, 2020

RICICLARE: UN VERBO CHE DOVREBBE AVERE UN PESO SEMPRE PIÙ IMPORTANTE. UNA BUONA INIZIATIVA: IL RICICLO DELLE CAPSULE DEL CAFFÈ.


Oristano 21 giugno 2020

Cari amici,

Passati i tempi del caffè da tostare in casa, da macinare e poi con grande attenzione mettere a cucchiaini nella moka e poi sul fuoco, aspettando il classico gorgoglio della calda bevanda scura che saliva nella parte superiore della caffettiera! Il residuo del caffè, poi, veniva utilizzato nell'orto di casa senza nulla inquinare! Il passare del tempo, però, cambia il vivere corrente, apporta modifiche e variazioni alle abitudini, anche le più consolidate, anche se non sempre quella che comunemente viene chiamata evoluzione modifica “in meglio” l’esistente, apportando spesso variazioni che creano più danni che guadagni.
Nell’ultimo secolo, per esempio, abbiamo creato prodotti di sintesi come la plastica, un prodotto che se agli inizi sembrava qualcosa di straordinario, che avrebbe “alleggerito” la fatica umana, si è poi rivelata una vera peste inquinante! La plastica, un prodotto che si è rivelato molto difficile da smaltire e toglierlo dalla circolazione è diventato un vero rompicapo. E non è solo la plastica il problema che angustia il mondo!. La salvezza di questo nostro mondo, sempre più inquinato, potrà venire solo da un attento riciclo di quel grande numero di materiali che ogni giorno ci circondano: dalla plastica, ai residui di cibo, dai metalli al vetro e alla carta, solo per citare i più presenti. Ed ecco allora che qualsiasi tipo di riciclo è da considerarsi il benvenuto, un piccolo tassello nella concreta necessità di tenere pulito il mondo.
In quest’ottica di recupero e riciclo è comparsa di recente un’interessante iniziativa, portata avanti dalla “Nespresso”, che per il secondo anno consecutivo, ha proposto ai propri clienti l’iniziativa “Da Chicco a Chicco”. In cosa consiste? Tutti i clienti potranno portare le capsule esauste nelle Boutique Nespresso dove è attivo il servizio di raccolta e riceveranno in omaggio un sacchetto di compost da 1 chilogrammo. Un modo intelligente amici, per creare consapevolezza, cercando di coinvolgere ancora una volta i propri clienti nel riciclo, così che anche loro possano contribuire al grande progetto di recupero che favorisce una maggiore pulizia del mondo. 
L’iniziativa portata avanti dalla Nespresso nasce dal presupposto che è necessario sostenere a largo raggio l'idea della circolarità (tutto il riciclo è circolarità) e la messa in atto del suo programma di raccolta, ne è il segno più evidente. Iniziativa valida, che crea conoscenza e coscienza nel consumatore, raccontandogli il viaggio che compie il chicco di caffè lungo tutta la filiera di produzione: dalla sua coltivazione nei territori d'origine fino al suo consumo ed alla sua “finale trasformazione”, come in un curioso gioco di prestigio! Da 'chicco a chicco' trasforma idealmente il chicco di caffè in chicco di riso, che proviene da una risaia dove come fertilizzante è stato utilizzato proprio il compost generato dal caffè delle capsule esauste!
Una volta raccolte, infatti, le capsule vengono portate ad un impianto che permette di separare i residui di caffè dall'alluminio, avviando i materiali a due differenti cicli di recupero. L'alluminio, che viene destinato alle fonderie per avviare il processo di riciclo che lo trasformerà in nuovi oggetti, mentre il caffè, diventato invece compost, viene donato a una risaia. Il riso li prodotto viene riacquistato da Nespresso e successivamente donato al Banco Alimentare della Lombardia.
Amici, se con il caffè usato si ottiene il fertilizzante, con l’alluminio
recuperato si possono realizzare moltissimi oggetti, considerato che il vantaggio dell’alluminio è quello di essere riciclabile al 100%; una volta fuso l'alluminio può essere riutilizzato pressoché all'infinito. Per realizzare il manico di un coltellino, per esempio servono 24 capsule fuse e poi modellate. È nato così il coltello Pioneer realizzato grazie alla partnership con Victorinox. Un esemplare di questo coltellino, realizzato con le capsule esauste, è di norma presente nelle boutique Nespresso, così che i consumatori possano vedere in modo tangibile come viene riutilizzato concretamente l’alluminio.
Un progetto davvero interessante, quello della Nespresso, che intende crescere ancora. Finora il programma risulta attivo in 113 punti di raccolta dislocati in 67 città italiane; oltre a recuperare milioni di capsule esauste che sarebbero finite inevitabilmente nella spazzatura, la raccolta ha permesso di donare qualcosa come 2 milioni 954 mila porzioni di riso al Banco Alimentare della Lombardia (sono stati oltre 1.391 i quintali di riso utilizzati a partire dall’avvio del programma di raccolta). Insomma, una vera, magnifica iniziativa!
Cari amici, il consumo di caffè in capsule sta costantemente aumentando: si parla di circa 10 miliardi di vendite all’anno nel mondo. Questo nuovo mercato ha generato però 120mila tonnellate di rifiuti (capsule di caffè), e nell’era del biologico, dell’ecosostenibile e del riciclo, questo è subito diventato un problema da risolvere con urgenza. Ecco perché l’iniziativa della Nespresso dovrebbe essere presa in considerazione anche dalle tante altre aziende del settore!
A domani.
Mario

sabato, giugno 20, 2020

ORISTANO: IL COMUNE PEDONALIZZA IL CENTRO STORICO PER AIUTARE IL COMMERCIO IN CRISI. POSITIVI, NONOSTANTE ALCUNE PROTESTE, I PRIMI RISULTATI.


Oristano 20 giugno 2020

Cari amici,

Complice il Coronavirus, che ha creato oltre le note problematiche di salute anche seri problemi all’economia, mettendo in ginocchio il settore commerciale, il Comune di Oristano ha deciso di intervenire per “dare una mano” ai vari operatori commerciali della città; lo ha fatto prima consentendo l’assegnazione (gratuita) di ulteriore spazio pubblico, e poi successivamente rendendo pedonale il cuore della città: il suo centro storico.
Decisione, quella presa dalla Giunta guidata dal Sindaco Andrea Lutzu, non certo facile in quanto dopo l’annuncio di voler di chiudere al traffico il centro storico per i fine settimana, ha visto la città spaccarsi in due: da un lato i residenti, furiosi e convinti di essere stati troppo penalizzati dai tre giorni settimanali di blocco della circolazione, e dall’altro gli operatori commerciali, ben favorevoli, che invece hanno gradito. L’iniziativa della pedonalizzazione, unita a quella della concessione di maggiori spazi di suolo pubblico, è stata ritenuta necessaria dalla Giunta in primo luogo per poter rispettare le nuove norme anti Covid-19, e poi per favorire la ripresa dell’attività commerciale messa in ginocchio da un lungo Lockdown. 
Ora, dunque, il "Piano di concessione del suolo pubblico per il rilancio delle attività" messo in piedi dalla Giunta Lutzu, dopo la difficile approvazione è entrato in vigore. La Giunta seppure consapevole  che avrebbe avuto sia favorevoli che contrari, ha ritenuto di ‘andare avanti’, con l’obiettivo primario di agevolare la ripresa delle attività commerciali, penalizzate dalle norme severe emanate per poter evitare il contagio dal Covid-19 (la concessione di maggiori aree esterne su cui sistemare tavolini è stata fatta proprio per consentire ai locali di rispettare le nuove norme sul distanziamento sociale) garantendo in questo modo la sopravvivenza di molte attività.
A questa prima concessione si è ora aggiunta quella della chiusura delle strade del centro storico, dove la circolazione sarà interdetta dalle 20,00 alle 2,00 del mattino successivo ogni venerdì, sabato e domenica, da giugno fino a ottobre. Ciò, come accennato, ha fatto infuriare i residenti, che si sono subito mobilitati presentando al Sindaco ed agli Assessori competenti una “raccolta di firme” che ha accompagnato la richiesta di riesame del provvedimento, ritenuto eccessivamente penalizzante.  
Cari amici, indubbiamente, è la storia che ce lo insegna, accontentare tutti non è mai stato possibile e credo proprio che non lo sarà mai! In questo caso credo che la Giunta abbia scelto “il male minore”, perché tra il disagio, tra l’altro temporaneo, dei residenti e il possibile tracollo di attività commerciali che stentano a tirare avanti e che potrebbero subire un colpo morale con la chiusura, la scelta operata credo sia stata quella giusta. Le polemiche sterili non hanno mai aiutato nessuno e se tutti ci ponessimo sempre un serio problema di coscienza, forse le polemiche le avremo, in gran parte, evitate.
La decisione presa dal Comune, tra l’altro, non sarà a costo zero, perché anche le decisioni come quella di cui parliamo (di chiusura del centro storico) comportano spese che graveranno economicamente sul bilancio comunale, che tra l’altro non appare troppo florido! Se proviamo a fare un po’ di conti, da un calcolo approssimativo l’Amministrazione comunale dovrà far fronte a circa 50 mila euro di spese. In primo luogo per la predisposizione della necessaria segnaletica, indispensabile anche per chi arriva da fuori, e che tra l’altro non è il maggior costo, perché l’acquisto e la sistemazione dei nuovi cartelli stradali può valere una cifra inferiore ai 2 mila euro.
Il costo ben più importante è dato da due altre voci: la sanificazione e la disinfestazione delle zone chiuse al traffico (si prevede una cifra intorno ai 12 mila euro) e quella relativa alla particolare retribuzione spettante al personale coinvolto, per il quale si prevede di spendere circa 36mila euro. Il costo del personale lievita perché gli addetti coinvolti presteranno servizio in “straordinario notturno”, in quanto si calcola che ogni settimana graveranno ben 9 ore di straordinario per ogni dipendente comunale coinvolto. Si tratta di un ufficiale e di otto agenti della polizia locale e di un capo squadra del cantiere comunale più un certo numero di operai.
Amici tutto ha un costo, ma l’Amministrazione comunale deve sempre operare nel pieno interesse della Comunità che amministra! Tutti gli operatori commerciali intanto possono inoltrare domanda (è stato approntato il relativo modulo, disponibile sul sito dell’amministrazione comunale) per la richiesta straordinaria di estensione del suolo pubblico utile per l’attività svolta, e questa facilitazione non riguarderà solo le attività del centro storico ma anche le attività commerciali poste in altre parti della città. 
Auguriamoci dunque che la ripresa, seppure viviamo ancora in condizioni precarie, ci sia e che siano in tanti i titolari di attività commerciali a salvarsi dai danni creati da questa terribile pandemia, che di problemi ne ha già creato abbastanza, non solo dal punto di vista fisico ma anche economico. Che Dio ci aiuti!
A domani.
Mario