lunedì, novembre 02, 2026

DEPRESSIONE E OROLOGIO BIOLOGICO. RECENTI STUDI HANNO TROVATO STRETTI LEGAMI CON IL NOSTRO OROLOGIO BIOLOGICO.


Oristano 2 novembre 2026

Cari amici,

La nostra vita, o meglio dire la nostra giornata, è regolata da un perfetto orologio biologico — tecnicamente chiamato ritmo circadiano — che è un meccanismo interno che regola il nostro ciclo vitale delle 24 ore, comprendendo in particolare l'alternanza tra luce e buio. Il regista-regolatore è il Nucleo Soprachiasmatico. Si trova nell'ipotalamo del cervello e funge da "orologio madre", sincronizzando il corpo tramite i segnali luminosi captati dagli occhi.

L’Ormone chiave è la melatonina (l'"ormone del sonno") che aumenta con il buio per favorire il riposo. Il cortisolo (l'"ormone dello stress e dell'energia") ha un picco al risveglio per attivare l'organismo. La realtà è che siamo un po’ tutti diversi: non siamo tutti uguali: esistono i "mattinieri" (allodole) e i "nottambuli" (gufi) a causa di una predisposizione genetica. Ebbene, a prescindere dai diversi cronotipi, quando per le ragioni più diverse ( dal cambio di fuso orario, agli annuali cambi dell’ora, o per il lavoro particolare che si svolge) questo “Ritmo Circadiano” viene interrotto, il nostro organismo va in tilt, arrivando anche ad avere alcune forme di depressione.

Di recente un gruppo di ricercatori dell’Università di Sydney ha messo in luce diverse forme depressive legate all’orologio biologico. Ci sono persone, infatti, per cui la depressione ha un orario. Nei periodi peggiori vanno a letto a notte fonda e dormono molte più ore del solito, ma al risveglio sono sfinite, come se la notte fosse passata invano. Nei giorni liberi l’orologio scivola ancora più avanti e con il cambio di stagione cambia anche l’umore. A prima vista sembrano disturbi del sonno che si aggiungono alla malinconia, ma gli studiosi propongono di guardarli in altro modo: indicano proprio una forma di depressione legata all’orologio biologico, che compare prima e risponde peggio ai farmaci.

Lo studio, pubblicato sul British Journal of Psychiatry, ha analizzato questionari e DNA di 11.380 adulti con una diagnosi di depressione, in gran parte con episodi gravi e ripetuti. I ricercatori hanno cercato sei tratti legati al ritmo circadiano, il ciclo che regola sonno e veglia: fra questi, orari molto diversi tra giorni di lavoro e giorni liberi, un umore che segue le stagioni, la tendenza spiccata a fare tardi la sera e il sonno che si allunga nei periodi depressivi. Chi ne presentava almeno tre finiva nel gruppo “circadiano”.

La scoperta è che si tratta di quasi una persona su quattro. In loro la depressione è arrivata prima, intorno ai 19 anni invece che ai 23, cioè negli anni dell’università o del primo lavoro, e si è fatta sentire con più forza: più della metà aveva attraversato almeno dieci episodi, contro poco più di un terzo degli altri. Il DNA va nella stessa direzione. Queste persone mostrano un po’ più spesso varianti genetiche associate a depressione e insonnia, ma il legame più forte è con le varianti che fanno di qualcuno un nottambulo (come il protagonista de Il giovane Holden, che afflitto dal mal di vivere vaga per tre notti in una New York cupa e ostile). Un indizio che dietro quei sintomi possa esserci qualcosa di più di un problema di sonno.

Il capitolo che preoccupa di più è quello delle cure. Ai partecipanti è stato chiesto quanto avessero funzionato i dieci antidepressivi più prescritti. Il gruppo circadiano ha riferito meno sollievo dagli SSRI e dagli SNRI, (le due famiglie di farmaci che agiscono sulla serotonina e su altri messaggeri chimici del cervello), e più effetti collaterali come sonnolenza e nausea. Secondo gli autori un farmaco che corregge la chimica del cervello può fare poco se a sballare è l’orologio che scandisce la giornata.

E quando questo quadro passa inosservato nei giovani si accumulano cure iniziali che falliscono ed effetti collaterali, anche perché ai ragazzi vengono proposti quasi sempre per primi proprio gli SSRI. I ricercatori ritengono che per questi pazienti potrebbero essere più indicati i trattamenti mirati al ritmo circadiano, come la terapia con la luce e la melatonina. Ma si pensa anche ad abitudini quotidiane, come abbassare le luci di sera e orari più regolari per dormire e svegliarsi.

Oggi la depressione viene classificata dai medici soprattutto in base alla gravità e a quante volte ritorna, poco in base a ciò che la alimenta, e molti pazienti passano mesi a cambiare farmaco per tentativi. Riconoscere una variante legata all’orologio biologico potrebbe indirizzarne una parte verso altre strade fin dall’inizio. Perché la verità, ammette Emiliana Tonini, ricercatrice del Brain and Mind Centre e prima autrice del lavoro è che “la depressione è tutt'altro che una malattia uniforme”.

A domani, amici lettori.

Mario

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