giovedì, dicembre 25, 2025

PSICOLOGIA DEL DONO: COSA SPINGE LA SPECIE UMANA A FARE E SCAMBIARSI REGALI, QUALI LE MOTIVAZIONI?


Oristano 25 dicembre 2025

Cari amici,

Oggi è NATALE! In primis faccio tanti auguri a Voi, amici che mi leggete, sia per le feste di fine anno che per il NUOVO ANNO in arrivo. È questo un periodo particolare, dove tutti sentono il bisogno di donare, una tradizione che si perde nella notte dei tempi. Non si ha una data precisa, ma certamente era già presente nelle società primitive, dove il dono era un meccanismo fondamentale per creare e consolidare legami, scambiare beni e stabilire relazioni sociali. Sulle origini del dono Marcel Mauss, antropologo, sociologo e storico delle religioni, massimo esponente francese della scuola di Émile Durkheim, ha concentrato i suoi studi, arrivando a creare la “Teoria del dono”, evidenziandone la magia, che si manifesta in quei gesti volontari e altruistici che creano positive relazioni sociali.

Oggi, nella cultura contemporanea, il dono è diventato un rituale onnipresente: compleanni, feste, ricorrenze, celebrazioni, e tante altre occasioni create ad hoc. Si, amici, dietro ogni regalo – dato o ricevuto – si muovono dinamiche psicologiche profonde, spesso inconsapevoli, che rivelano bisogni emotivi, desideri e insicurezze. Capire queste dinamiche permette di avvicinarsi al gesto del donare con maggiore consapevolezza, autenticità e libertà.

In realtà il gesto del donare è molto di più di un semplice scambio di oggetti: è il frutto di un linguaggio emotivo, contenente un codice relazionale che parla di appartenenza, riconoscimento e legame. Il bisogno di donare scaturisce dal desiderio di consolidare la continuità relazionale. Regalare qualcosa a qualcuno potrebbe voler comunicare: “Ti vedo, ti penso, fai parte della mia vita”. Il dono stabilizza il legame, crea un ponte emotivo, conferma uno stare insieme reciproco nel mondo dell’uno nell’altro. È un modo per tenere viva la relazione, per ricordarla e confermarla.

Amici, però, non sempre il dono è un gesto spontaneo. A volte diventa uno strumento per mantenere un certo ruolo importante. Alcune persone regalano per far aumentare la considerazione nei loro confronti, per essere considerate premurose, indispensabili e generose; il regalo allora diventa il veicolo attraverso cui si esprime – o si protegge – o addirittura si cerca di migliorare la propria immagine. Donare, in questi casi, non è solo un gesto affettivo, ma un modo per garantirsi una certa posizione privilegiata all’interno della relazione. Può anche accadere che il dono venga utilizzato dal donante per “compensare” ciò che non è riuscito a comunicare verbalmente. Il regalo allora può diventare una scorciatoia emotiva: “ti faccio un regalo perché non riesco a dirti quello che provo”, oppure “ti compro qualcosa per non affrontare un conflitto”. In questi casi, però, il gesto perde autenticità e si trasforma in una strategia per evitare la vulnerabilità o l’esposizione emotiva.

Un’altra ipotesi di donazione è quella derivante dalla paura di non essere dimenticati: il dono, allora, serve a farsi ricordare, a dire all’altro che ci siamo, che esistiamo, e così evitiamo di essere trascurati, non considerati abbastanza. Offrire qualcosa in dono diventa allora un tentativo di assicurarsi l’affetto dell’altro oppure a mitigare l’ansia di non valere. Il dono assume in questi casi una funzione rassicurante: un modo per “tenere vicino” chi si teme possa allontanarsi.

Amici, anche il bisogno di ricevere un regalo ha una dimensione psicologica profonda. Ricevere conferma la nostra identità: “valgo abbastanza da essere pensato, considerato”, “merito attenzione”. Il dono rafforza l’immagine di sé e contribuisce alla costruzione di un senso di sicurezza affettiva. Il valore percepito del regalo attiva dinamiche legate alla validazione: più il dono viene ritenuto significativo o pensato appositamente per noi, più ci sentiamo importanti.

Cari amici, come accennato in premessa oggi è Natale ed è in arrivo Capodanno, per cui un po’ tutti siamo trafelati per scambiarci gli ultimi regali che ancora non siamo riusciti a fare. Ed è proprio sotto queste feste che la pressione sociale del regalare, aumenta vertiginosamente. In questi periodi, spesso, il reale significato del dono va in soffitta. Per molti, infatti, i regali vengono portati solo per non arrivare a mani vuote, ed è proprio allora che perdono la reale natura affettiva per cui sono nati, diventando un semplice dovere sociale. Sono questi i travisamenti dello scopo originario: quello del dono, nato come simbolo di relazione, che si trasforma in un semplice omaggio, spesso fonte di stress, che impoverisce sia chi lo dona che chi lo riceve.

A domani.

Mario

mercoledì, dicembre 24, 2025

IL NOSTRO CERVELLO? NON FINISCE MAI DI ACQUISIRE NUOVE ABILITÀ, PERCHÉ CONTINUA AD AGGIORNARSI PER TUTTA LA VITA. ALLENIAMO, DUNQUE, OGNI GIORNO IL NOSTRO CERVELLO.


Oristano 24 dicembre 2025

Cari amici,

Il nostro CERVELLO non è un organo statico, che, dopo aver acquisito inizialmente quanto necessario, ovvero aver raggiunto una certa maturità, sta fermo ad osservare il procedere della nostra vita. È proprio tutto il contrario! Questo nostro organo è straordinariamente curioso e creativo, e, come un alunno diligente, è pronto ad imparare sempre nuove abilità. Insomma, il nostro cervello non ha mai pensato di mettersi in pensione, perché continua ad aggiornare, giorno dopo giorno, le sue capacità per tutta la vita.

Sta dunque a noi, amici lettori, utilizzare al meglio le capacità del nostro cervello, sfruttando le sue potenti funzioni cognitive. Si, il nostro compito è quello di «allenare la nostra mente» in vario modo, perchè le sue prestazioni possono essere da noi migliorate durante tutta l’esistenza e, di rimando, noi possiamo usufruire di questa sua capacità di aggiornarsi godendone anche in età avanzata, supportandoci e dandoci anche risultati alquanto gradevoli.

La realtà, amici, è che dovremmo costantemente adottare questo «esercizio cerebrale» allo stesso modo come facciamo con il nostro quotidiano esercizio fisico, che ci consente di tenere in forma il nostro corpo. Il meglio sarebbe abbinare, accoppiare l’esercizio fisico a quello mentale, il cosiddetto «brain endurance training», un allenamento mentale e di resistenza sperimentato di recente da ricercatori dell’Università di Birmingham, nel Regno Unito, con buoni risultati sulle performance cognitive e fisiche anche in chi non è più giovanissimo. I ricercatori hanno utilizzato dei volontari, un gruppo di donne sedentarie di oltre 65 anni; per 8 settimane queste persone si sono allenate con 20 minuti di esercizi cognitivi di vario tipo, seguite da 20 minuti di allenamento di resistenza con pesi e 25 minuti di allenamento aerobico; il miglioramento delle prestazioni cerebrali è stato di circa l’8%, quello delle performance fisiche di circa il 30%, in entrambi i casi superiore a quello che si è ottenuto in chi ha allenato solo il corpo.

Insomma, l’allenamento misto di corpo e mente è risultato alquanto positivo, in quanto anche il cervello si allena proprio come un muscolo, usandolo attraverso lo studio e l’attività cognitiva assidua: grazie agli stimoli a cui è esposto (lettura, conversazioni, danza o altro: tutto è utile); il cervello, dunque, aggiorna di continuo le conoscenze precedenti, formando nuove connessioni e vie di comunicazione fra i neuroni. Quanto più è plastico e veloce nel farlo, in risposta ai nuovi bisogni, tanto più lavora meglio. Come la ginnastica fortifica i muscoli, così una buona e costante attività mentale mantiene in salute il cervello.

Come spiega Alessandro Padovani, Presidente della Società Italiana di Neurologia (SIN), «L’inattività, invece, lo indebolisce. Il cervello è come un atleta: si può nascere con muscoli forti, ma non si diventa campioni senza un allenamento che migliori tutte le caratteristiche indispensabili ad arrivare al traguardo. A un centometrista, per esempio, occorrono muscoli forti ma anche veloci ed elastici, sostenuti da legamenti efficienti e una postura perfetta. Lo stesso vale per il cervello: l’intelligenza intesa come quoziente intellettivo non basta, tutte le componenti si possono e devono allenare con attività intellettive di ogni genere».

Tutto questo, però, entro certi limiti. Gli allenamenti, sia del corpo che della mente, vanno fatti senza esagerare, perché, come per l’allenamento muscolare, il superlavoro cerebrale può avere effetti deleteri: lo stress per richieste eccessive, attraverso ormoni come il cortisolo, impedisce per esempio la sedimentazione della memoria e compromette l’apprendimento. «Guai anche a “intasare” il cervello con troppe informazioni pensando di stimolarlo: se sono continuamente “sovrapposte”, finiamo per creare confusione», dice l’esperto.

Allora ci chiediamo: Quali sono gli esercizi giusti per tenere in forma il nostro cervello? «Così come muscoli diversi devono essere potenziati tramite allenamenti differenti, allo stesso modo il cervello ha varie capacità da esercitare: memoria, attenzione, concentrazione, linguaggio, logica, creatività, ragionamento e così via», afferma Alessandro Padovani. Stimoliamo, dunque ogni giorno il nostro cervello: ad esempio con le parole crociate, leggendo un buon libro, imparando a suonare uno strumento, oppure studiando una nuova lingua; sempre, comunque, senza mai trascurare la relazione sociale.

Cari amici, dobbiamo tenere sempre «impegnato» il nostro cervello ad ogni età, riducendo i comportamenti abitudinari e dedicandoci a nuove esperienze, rafforzando in questo modo la rete delle connessioni fra i neuroni e creando una riserva cognitiva consistente, alquanto utile con l’andare degli anni. È grazie a questa riserva di «contatti» fra cellule, infatti, che è possibile garantire il funzionamento delle connessioni e rimpiazzare (almeno in parte) funzioni venute meno per l’invecchiamento delle cellule nervose. Continuare ad allenare il nostro cervello ci consentirà una vecchiaia attiva, più lunga e sana.

A domani.

Mario

martedì, dicembre 23, 2025

CREATO UN NUOVO MATERIALE DA COSTRUZIONE: MENO IMPATTANTE DEL CEMENTO, UTILIZZA SOLO TERRA, ACQUA E CARTONE RICICLATO.


Oristano 23 dicembre 2025

Cari amici,

Come tutti sappiamo IL CEMENTO è il materiale da costruzione oggi più usato in assoluto, sia per la sua solidità che per la durata; indubbiamente è un prodotto eccellente, ma anche poco economico e, di questi tempi, in cui conta molto l’impatto ambientale creato, questo materiale, secondo l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti, risulta molto inquinante, rappresentando quasi l’8% delle emissioni annuali mondiali di anidride carbonica. Per questi motivi, si è da tempo alla ricerca di un materiale sostitutivo, possibilmente con la stessa resistenza ma che deve essere meno costoso e invasivo.

Ebbene, dopo lunghi studi, i ricercatori del ROYAL MELBOURNE INSTITUTE OF TECHNOLOGY (AUSTRALIA), hanno sviluppato un nuovo materiale da costruzione, realizzato interamente con terra, acqua e cartone riciclato, materiali semplici, capaci di rivoluzionare il settore delle costruzioni, sostituendo il cemento con questo nuovo prodotto. I ricercatori di questa università, dunque, sono riusciti a sviluppare una nuova alternativa al cemento, mettendo sul mercato questo innovativo prodotto definito “terra compattata confinata in cartone(CCRE, dall’acronimo inglese), che, come indica il nome, è un innovativo materiale che fonde terra compattata con tubi di cartone di scarto, capace di formare un sistema di pareti a basso costo ma con una buona resistenza.

Come hanno avuto modo di spiegare i ricercatori, questo nuovo prodotto risulta ideale se utilizzato negli edifici di altezza medio-bassa, ottenendo grandi benefici in termini di impatto ambientale, in quanto genera emissioni di anidride carbonica quattro volte inferiori a quelle del cemento, oltre ad un costo di produzione nettamente inferiore, ovvero per circa un terzo inferiore a quella della produzione cementizia. I test iniziali hanno suggerito che il materiale potrebbe essere molto utile nelle regioni calde e con risorse limitate, dove i materiali da costruzione che consumano molta energia non sono pratici.

Altro importante beneficio derivante dall’uso di questo materiale è il fatto che è anche completamente riciclabile e riutilizzabile, il che significa che i rifiuti generati durante la costruzione potrebbero essere ridotti al minimo o evitati del tutto. Solo in Australia, ogni anno oltre 2,2 milioni di tonnellate di carta e cartone vengono inviate in discarica. Reindirizzare anche solo una parte di questi rifiuti verso l’edilizia con CCRE potrebbe comportare importanti vantaggi ambientali ed economici.

Amici, un’altra ulteriore utilità deriva anche dal fatto che, come ha dichiarato il professore emerito Yi Min Xie, autore dello studio, “Invece di trasportare tonnellate di mattoni, acciaio e cemento, i costruttori dovrebbero trasportare solo cartone leggero, poiché quasi tutto il materiale può essere ottenuto in loco”. A differenza di molte innovazioni ecologiche presentate in altre occasioni, il CCRE sembra essere immediatamente realizzabile. Non dipende, infatti né da materiali rari, e nemmeno da tecnologie costose o da lunghe catene di approvvigionamento.

Cari amici, credo che la scoperta vada vagliata con attenzione e utilizzata ove possibile. I suoi componenti, infatti, sono alla portata di tutti, essendo costituiti da terra, acqua e rifiuti di cartone, tutti materiali facili da trovare, ed è proprio questa semplicità che potrebbe essere il suo punto di forza. Se darà i risultati sperati sarà un doppio vantaggio: minori costi di produzione e minore inquinamento.

A domani.

Mario

 

lunedì, dicembre 22, 2025

PER LEGGE SI DIVENTA ADULTI RESPONSABILI A 18 ANNI CON LA MAGGIORE ETÀ. MA QUANDO UN RAGAZZO DIVENTA UN ADULTO DAVVERO?


Oristano 22 dicembre 2025

Cari amici,

Legalmente, sia in Italia che in molti Paesi del mondo, si diventa adulti responsabili a 18 anni. Ma siamo sicuri che i ragazzi a quell’età sono già arrivati alla piena maturità? In realtà, diventare adulti nel vero senso della parola. è un processo non automatico, che non si conclude ai 18 anni, ma in modo graduale, sviluppandosi con il raggiungimento dell'indipendenza e della responsabilità, a prescindere da quell’ufficiale 18° anno che la legge ha stabilito. Il processo di maturazione è, infatti, ben più complesso.

Secondo gli studi scientifici più approfonditi il cervello completa lentamente il suo sviluppo arrivando fino ai 30 anni. Se è pur vero che legalmente si diventa maggiorenni a 18 anni, con l'acquisizione di diritti e doveri, psicologicamente e socialmente, il giovane è ancora nell’età della maturazione, che si completa nel tempo, andando ben più oltre dei 18 anni e arrivando, come detto prima, anche ai 30 anni. Ai 18 anni un ragazzo può essere definito un "giovane adulto", che sta completando il suo stadio di maturazione.

Nella nostra specie umana il completo sviluppo psicosociale, ovvero il raggiungimento dell’età adulta,  «dipende» dai diversi fattori in gioco, che non sono solo quelli della crescita personale; sono fattori diversi per ciascuno, e a questi dobbiamo aggiungere anche aspetti psicologici, emotivi, sociali e culturali. Il completamento della crescita, nel vero senso della parola, è che diventare “adulti”, è un processo alquanto lungo e complesso, come affermano i diversi studiosi.

Sull’argomento, la dottoressa Elisa Fazzi, Direttrice della Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza ASST Spedali Civili di Brescia, professore ordinario di Neuropsichiatria infantile dell'Università di Brescia e attuale Presidente della Società italiana di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, così si esprime: «È un processo che, sotto certi punti di vista, dura tutta la vita. Sicuramente c'è il tema della maturità emotiva, quello delle responsabilità, delle prospettive di vita e infine della capacità di gestire se stessi e gli altri».

Amici, nella crescita i cambiamenti non avvengono contemporaneamente per tutti: come i segnali della pubertà, che fisicamente compaiono prima nelle ragazze, i mutamenti procedono in modo più o meno rapido a seconda delle persone. «Sicuramente ci sono differenze di genere – conferma la specialista - perché le femmine hanno una maturazione più precoce nelle aree della corteccia prefrontale legate all'autocontrollo, alla pianificazione e all'empatia. Poi ci sono le influenze culturali: le richieste familiari e sociali che facilitano una certa presa di consapevolezza, una certa maturazione nelle ragazze».

«Un aspetto che in ambito neuropsichiatrico infantile viene considerato un cammino per diventare adulti è anche la consapevolezza di sé, di chi si è, di cosa si vuol fare, quali sono i propri valori e gli obiettivi”, aggiunge la dottoressa Elisa Fazzi. La prospettiva del sé si porta dietro la capacità di scegliere e di assumersi le responsabilità delle proprie scelte. Poi c’è il tema del rapporto con gli altri: «È propria dell’adulto la capacità di avere relazioni mature, cioè non collusive o appiattite, ma basate sul rispetto, sulle affinità, sul dialogo e la comprensione degli altri», dice sempre la dottoressa Fazzi.

I segni più evidenti della maturazione neurobiologica, allora, sono gli aspetti comportamentali legati all'autocontrollo: «L'ultima parte del cervello che matura nella tarda adolescenza è la corteccia prefrontale legata proprio all’autocontrollo e al senso del pericolo – chiarisce ancora la specialista -.L'adolescente non ha la chiara visione del limite, questo rende la sua impulsività emotiva potenzialmente pericolosa, ed è un aspetto neurobiologico che cambia nel tempo». Per questo un adolescente non è un adulto in miniatura e deve essere considerato e trattato anche in un approccio medico con modalità e metodi specifici da specialisti in età evolutiva.

Cari amici, in sintesi, quali sono i segnali che ci confermano che nostro figlio è diventato adulto? Ecco il responso della dottoressa Fazzi. «Il modo di porsi a seconda delle richieste che la vita e la società gli fanno; la maturità nelle relazioni, l’aver risolto il “conflitto” familiare, l’avere un obiettivo da raggiungere, un'idea di sé e del proprio futuro, la capacità di gestire le emozioni e l'impulsività, la valutazione del senso del pericolo… sono tutti elementi che ci fanno dire: “è diventato adulto”, anche se Picasso ironicamente diceva anche: “Ci vuole molto tempo per diventare giovani”».

A domani.

Mario

domenica, dicembre 21, 2025

LA BANCA CENTRALE DELL'UNIONE EUROPEA (BCE) HA DECISO L'INTRODUZIONE DELL'EURO DIGITALE. QUALI CAMBIAMENTI COMPORTERÀ QUESTA MONETA VIRTUALE.


Oristano 21 dicembre 2025

Cari amici,

Dopo un tira e molla di ripensamenti, anche la Banca Centrale Europea ha messo in cantiere il progetto dell’euro digitale, certamente un’innovazione monetaria fra le più rivoluzionarie dell’Europa. Oramai, a decisione presa, i motori si stanno scaldando e, con la BCE, anche le banche centrali dei Paesi in zona Euro stanno definendo i dettagli dell’introduzione, così da rendere disponibile il prima possibile per tutti una forma di moneta del tutto complementare ed alternativa al contante. Ma vediamo meglio come si sta predisponendo l’avvio dell’euro digitale e come si inserirà nell’attuale sistema cartaceo.

Calendario delle fasi operative. La fase preparatoria è iniziata nel novembre del 2023, con studi su infrastruttura, privacy, modalità offline e quadro regolamentare. Nel breve termine (2025-2026) si prevede la pubblicazione del regolamento europeo, la selezione dei fornitori tecnici, pilot con alcuni provider in Paesi dell’area euro. Nel medio termine (2027-2029) dovrebbe partire la distribuzione al pubblico, una volta soddisfatti tutti gli step normativi e tecnici. L’evoluzione sarà graduale e affiancata dallo stesso contante.

Secondo la BCE, se il quadro legislativo sarà approvato entro il 2026, la fase pilota potrebbe partire a metà del 2027, e la prima emissione intorno al 2029. Per le imprese, l’euro digitale offre opportunità come costi di transazione ridotti, pagamenti istantanei, integrazione semplificata con sistemi gestionali e una maggiore efficienza nei flussi finanziari digitali. Tuttavia, vi sono anche sfide: modelli di business bancari e intermediari potrebbero dover evolvere, e la compliance normativa dovrà essere adeguata. Per i cittadini, il digitale offre comodità (pagamenti in tempo reale, possibilità offline, compatibilità internazionale), ma solleva questioni chiave: il rispetto della privacy, limiti di detenzione, interoperabilità e la garanzia della libertà di scelta tra contante e digitale.

Infine, una volta definiti gli ultimi dettagli, ovvero una volta a regime, l’euro digitale sarà emesso dalla Banca Centrale Europea come forma di valuta elettronica accessibile sia alle famiglie che alle imprese. Sarà utilizzabile online e offline, con la stessa garanzia della moneta fisica ma con la flessibilità del digitale. L’obiettivo è duplice: da un lato rispondere alla crescente digitalizzazione dei pagamenti; dall’altro rafforzare la sovranità monetaria europea rispetto alle infrastrutture internazionali già dominate da operatori extra-UE.

Per noi italiani cosa cambierà concretamente? Per l’Italia e l’Europa, l’introduzione dell’euro digitale apre la strada a nuovi servizi finanziari, maggiore competizione nei metodi di pagamento, e potenzialmente a un ripensamento dell’assetto monetario e bancario nell’era digitale. Per il mondo business, la preparazione all’euro digitale comporta verifiche su sistemi di pagamento, aggiornamenti infrastrutturali, adeguamenti normativi e valutazione dell’impatto sui conti correnti e sulle modalità di gestione della liquidità. I provider di servizi di pagamento dovranno essere pronti ad aderire alle piattaforme digitali della banca centrale.

Per il cittadino comune non sarà certo facile accettare la nuova moneta virtuale, in quanto rischi, dubbi e temi regolamentari non sono alla portata della sua conoscenza. Tra i principali nodi aperti resta il tema della privacy (ossia come garantire anonimato simile al contante), la tenuta dei depositi presso le banche commerciali (rischio “fuga verso la moneta della banca centrale”), e l’impatto sull’ecosistema bancario. La BCE stima costi di infrastruttura tra 4 e 5,7 miliardi di euro per il settore bancario.

In primis sarà cruciale che siano salvaguardati i diritti di scelta del consumatore, ovvero che rimanga libera la scelta tra la nuova moneta e il precedente sistema di utilizzo del contante, ovvero che la diffusione del digitale non escluda quei segmenti della popolazione meno “connessi”. La fase di comunicazione e di educazione finanziaria dovrà essere intensa. Inoltre, serve un quadro legislativo europeo coerente, prima di procedere con l’emissione. Finché non sarà stabilito, in tutte le sue parti, il progetto dell’euro digitale non dovrà decollare, questa l’opinione diffusa.

A domani.

Mario

 

sabato, dicembre 20, 2025

PREFETTURA DI ORISTANO: INAUGURATA DAL PREFETTO LA MOSTRA “I GIGANTI DI MONT’E PRAMA”, NEL GIORNO DELLA CONSEGNA DEGLI ATTESTATI A 5 NUOVI CAVALIERI DEL LAVORO.


Oristano 20 dicembre 2025

Cari amici,

Preceduta dall’inaugurazione della mostra-esposizione dei “GIGANTI DI MONT’E PRAMA, collocata al piano terra dei locali della Prefettura, si è svolta, il 18 dicembre, nella sala ricevimenti posta all’8° piano dell’edificio, la Cerimonia di consegna, da parte del Prefetto dottor Angieri, delle Onorificenze dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”, recentemente concesse dal Presidente della Repubblica. Il riconoscimento è conferito a cittadini distintisi per il loro particolare impegno svolto nel campo delle lettere, delle arti, dell’economia, oltre che nell’esercizio di pubbliche cariche e in attività sociali, filantropici e umanitarie, ed anche per i lunghi e segnalati servizi nelle carriere civili e militari.

Un pubblico numeroso, tra cui le maggiori autorità della nostra Provincia, sia religiose (era presente l’Arcivescovo Mons. Roberto Carboni) che militari e civili, era presente alla cerimonia, che ha preso il via al piano terra dove era stata allestita la mostra. Gli ospiti, all’arrivo si sono soffermati, con particolare attenzione, sulle statue esposte, fedeli copie degli splendidi originali dei “GIGANTI DI MONT’E PRAMA. La mostra-esposizione è stata inaugurata dal Prefetto, alla presenza del Presidente della Fondazione Mont’e Prama Antony Muroni e del Sindaco di Cabras Andrea Abis. La mostra sarà visitabile dal pubblico fino al 10 gennaio 2026. I numerosi invitati hanno poi raggiunto il salone di rappresentanza dove sono state conferite le onorificenze.

Sono stati insigniti dell’onorificenza di Cavaliere:

•   Sandro Faedda, luogotenente in servizio presso il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Oristano, premiato dal Prefetto Angieri, dal sindaco di Oristano Massimiliano Sanna e dal comandante provinciale della Guardia di Finanza Antonello Urgheghe;

•   Piero Marongiu, luogotenente in quiescenza dal 2011, già in servizio nell’Esercito Italiano, premiato dal Prefetto Angieri e dal sindaco di Oristano Massimiliano Sanna;

•   Antonello Piras, in quiescenza dal 2022, già in servizio presso il Comando della Polizia Locale di Zerfaliu, premiato dal Prefetto Angieri e dal vicesindaco Angelica Perria;

•   Michela Poddigue, direttrice dell’Archivio di Stato, premiata dal Prefetto Angieri, dal Presidente della Provincia Paolo Pireddu e dal sindaco di Solarussa Mario Tendas;

•   Francesco Radaelli, socio, presidente e amministratore delegato della ONDULOR di Santa Giusta e amministratore della società Riso di Sardegna di Oristano, premiato dal Prefetto Angieri, dall’assessore regionale agli Affari Generali Mariaelena Motzo e dal sindaco di Santa Giusta Andrea Casu.

La serata è stata allietata dalla musica del pianista Manuele Pinna, del violinista Fortunato Casu e del coro Interforze “San Michele Arcangelo”, diretto da Marcello Lochi e dal musicista suonatore di launeddas Luca Loria. Al termine della cerimonia, un piacevole rinfresco ha consentito sia di fare gli auguri ai nuovi cavalieri che allo scambio degli auguri per le imminenti festività e per il Nuovo Anno!

A domani, amici lettori.

Mario




venerdì, dicembre 19, 2025

INVERNO E RISCALDAMENTO. LA RISCOPERTA DELLA PIROLISI. LA STUFA PIROLITICA È OGGI UNA SCELTA ANTI-CRISI.


Oristano 19 dicembre 2025

Cari amici,

Con l’economia che stenta a mantenere il valore dei redditi bassi o medio-bassi, con i recenti aumenti di gas e luce, derivanti dalle conseguenti crisi energetiche, riscaldarsi d’inverno sta diventando un vero enigma. Ciò ha aguzzato la fantasia, e certi rimedi usati nel passato stanno tornando in auge. Per potersi riscaldare senza spendere un patrimonio, si sta facendo strada la riscoperta di una tipologia di riscaldamento alquanto utilizzata in passato: l’utilizzo di stufe ad alta efficienza, come la “STUFA PIROLITICA”.

Innanzitutto è giusto precisare cosa è la “PIROLISI”. È questo un particolare metodo di riscaldamento, molto usato nelle zone fredde delle Alpi, dei Paesi dell’Est, della Russia e della Germania, che utilizza la legna in stufe particolari, dove la combustione avvia un processo ad accumulo di calore con rilascio graduale che dura anche 8-10 ore, dopo aver provveduto allo spegnimento del fuoco. La stufa pirolitica non brucia solo legna, in quanto si può utilizzare tutto ciò che è organico: i gusci di noce, gli scarti legnosi, i noccioli di prugne, di pesche e di frutti grandi, gli scarti di produzione agricola e tutti materiali che possono essere trasformati in pellet.

Caratteristica principale di questa stufa sono i bassi consumi, oltre ad un ridotto impatto ambientale, tanto da farla annoverare come “la stufa anti-crisi” di questo particolare periodo. Ma vediamo meglio come funziona questa particolare macchina da riscaldamento domestico. Il principio fondamentale è la “gassificazione del combustibile adottato (legna o pellet); nella stufa, al centro della camera di combustione, è presente un cilindro, all’interno del quale viene posto il combustibile. Per accenderlo, quindi a stufa spenta, si versa una piccola quantità di alcool sullo strato superficiale della legna o pellet e si dà vita alla fiamma. A questo punto il materiale legnoso, acceso in superficie, inizierà a produrre gas.

Una volta iniziato il processo, infatti, quando inizia a bruciare la crosta esterna, il materiale sottostante si scalda senza prendere fuoco. Grazie alla temperatura alta, si innesca il processo di gassificazione (senza fiamma); Il combustibile sottoposto a queste temperature rilascia del gas, che sale verso l’alto; Il gas, salendo, incontra l’ossigeno che entra da appositi fori e alimenta la fiamma; quando la stufa si spegne, la stufa ad accumulo continua a diffondere calore; il calore accumulato si diffonde  per circa 8-10 ore dallo spegnimento della fiamma. Ma vediamo l’efficienza di questa stufa, ovvero “resa e costi” di questo sistema riscaldante. Per riscaldare un ambiente di 30 metri quadrati per 8-10 ore sono necessari all’incirca 3,4 chili di carburante. Per quel che concerne i costi d’acquisto, questi sono molto variabili, a seconda del livello di personalizzazione della stufa scelta. Una stufa ad accumulo pirolitica realizzata artigianalmente, progettata e montata sul posto, completa di tutte le fasi di lavorazione può costare diverse migliaia di euro. Ad esempio, una stufa standard, semplice, costa in media sui 3000-3500 euro.

Amici, il processo di gassificazione riesce a consumare praticamente tutte le sostanze della legna, e, alla fine del ciclo, rilascia soltanto una piccola quantità di cenere minerale. Riguardo ai fumi che vengono rilasciati nell’aria, se si osserva il camino di uscita, si nota come la stufa a pirolisi non produce alcun fumo e nessun odore. Inoltre, la resa della legna è molto alta poiché la fiamma non si raffredda, riuscendo quindi a lavorare con una combustione completa. Si potrebbe dire che la stufa pirolitica è una soluzione ecologica sotto diversi punti di vista.

Cosa la rende davvero ecosostenibile? In primo luogo, non emette fumi e trattiene le emissioni di CO2, evitando di influire sull’inquinamento atmosferico; non necessitando di elettricità, non richiede consumi di combustibili; può anche essere utilizzata per cucinare, e in questo caso, utilizzando la gassificazione anziché la combustione, i cibi cucinati non assorbono i fumi tossici che sono deleteri per la salute; circa i vantaggi in termini di resa ed efficienza, il rilascio graduale di calore è estremamente vantaggioso.

Cari amici, nelle case dove è possibile, credo che l’utilizzo di questa stufa sia davvero un’ottima scelta. Alta efficienza, bassi consumi e ridotto impatto ambientale sono tutte valide ragioni per dire sì alla stufa pirolitica. Tra i buoni motivi per scegliere una stufa pirolitica si trova anche la sua semplicità di utilizzo: l’installazione di questa stufa è, infatti, davvero molto semplice e non richiede grandi lavori di manutenzione. Quanto alla sicurezza, non necessitando di alcun collegamento all’energia elettrica, questo tipo di stufa può certamente essere considerata più sicura di altre opzioni.

A domani.

Mario