sabato, maggio 24, 2025

I GIOVANI E IL MONDO DEL LAVORO. INSOFFERENTI AI SISTEMI DEL PASSATO, RITENUTI “OBSOLETI”, LORO QUEL MONDO LO VOGLIONO VIVERE REGOLATO DALLA “YOLO ECONOMY”!


Oristano 24 maggio 2025

Cari amici,

Che il mondo del lavoro sia oggi visto dai giovani in modo alquanto negativo, addirittura alienante, carico di stress che spesso porta ad un pericoloso burnout, è una realtà tale che non può essere ignorata. I giovani che si affacciano al mondo del lavoro non solo non ne condividono le regole, ma le rifiutano con forza, ipotizzando un “modo alquanto diverso” di impegnarsi nel lavoro. Per loro bisogna cambiare sistema, come quello da loro ideato, che ha già preso il nome di “YOLO ECONOMY”, termine derivato dall'acronimo inglese "You Only Live Once", che significa "si vive una volta sola". Vediamo insieme le principali caratteristiche di questo loro “modo nuovo” di approcciarsi al lavoro.

La Yolo Economy, che sta già cercando di rivoluzionare il mondo del lavoro, ha le seguenti caratteristiche: partendo dal presupposto che coinvolge soprattutto i millennials e la Generazione Z, è basato su  una forma mentis che si basa sulla volontà di cambiare le attuali modalità e condizioni di lavoro, nel senso che si ritiene necessario allentare gli stretti vincoli esistenti, dando un  maggior significato ed una maggiore libertà alla propria giornata lavorativa e professionale. In sintesi, questo nuovo modo di lavorare si traduce in una voglia di vivere una vita lavorativa diversa, dove la propria esistenza conti davvero, con un concreto bilanciamento tra la vita personale e lavoro.

Realizzare questo nuovo “sistema” significa partire da principi molto diversi da quelli attualmente in vigore: Orari flessibili, Luoghi di lavoro meno tradizionali, Svolgimento del lavoro in linea con le proprie attitudini, Avere del Tempo per dedicarsi alle proprie passioni. In poche parole: il lavoro può essere una parte ma non il tutto, ovvero “SI VIVE UNA VOLTA SOLA”. Questo è il monito da cui partono i Millennials e la Generazione Z, che viene rivolto alle aziende che cercano lavoratori, un principio per loro inderogabile, su cui si fonda la Yolo (You Only Live Once) economy.

Le relative perplessità delle aziende sono palesi, e le conseguenze sulla possibile introduzione della Yolo economy, saranno certamente in grado di rivoluzionare il futuro mondo del lavoro. Le aziende per ora provano ad interfacciarsi  con questi giovani che rifiutano il concetto classico di lavoro, con la rigida, stretta dipendenza gerarchica esistente e con molto altro, cercando di trovare una giusta mediazione, un reale punto d’incontro,  capace di soddisfare le richieste di entrambe le parti: azienda e futuri collaboratori. Un confronto non semplice.

Amici, ad innescare questa rivoluzione richiesta in particolare dai giovani, ovvero la loro nuova esigenza dettata dal “Si vive una volta sola”, hanno contribuito anche i due anni di pandemia, quando molti giovani, impegnati nel campo del digitale, hanno modificato le proprie prospettive in merito al lavoro. Il trauma, meglio lo tsunami creato dal Covid, nel bene e nel male, ha creato in tutti seri momenti di riflessione. E a pagarne le conseguenze, con i ritmi alienanti è stato il lavoro, che faceva passare in secondo piano tutte le altre priorità della vita. Sedentarietà, orari fissi, straordinari, lavoro ingolfante, sono stati in particolare i giovani, che hanno spinto per cercare di modificare la propria vita lavorativa.

Tutti fattori, quelli prima elencati, che hanno agito sulla psiche giovanile in maniera decisiva, e che hanno portato a una sorta di presa di coscienza, tanto da determinare una rivalutazione del proprio tempo. Sono stati questi i motivi a spingere molti giovani a scegliere di mettersi in proprio, a lavorare in smart working, dettando i tempi e riservandone una buona parte per sé stessi. Strettamente correlato a questo fenomeno c’è quello delle grandi dimissioni che sta colpendo diversi Paesi nel mondo. Si lascia il proprio posto di lavoro o per mettersi in pausa e riordinarsi la vita, o per cercare qualcosa che sia più stimolante, che offra delle nuove prospettive.

Il New York Times, recentemente, ha raccontato diverse storie di lavoratrici e lavoratori che stanno attraversando in pieno il fenomeno Yolo, e se ne ricava che: in tanti hanno lasciato la grande città per vivere in spazi più avvolgenti, meno frenetici. Altri, poiché insoddisfatti del proprio percorso personale e/o lavorativo, hanno scelto di dare priorità alle proprie passioni o alle proprie famiglie, reinventandosi e cercando soluzioni adeguate per rendere conciliabili vita privata e lavoro. C’è anche chi, banalmente, ha cercato un confronto con il proprio datore di lavoro per dialogare sulla questione. Certo è che si tratta di assumersi un enorme rischio, ma, a quanto pare, gli effetti del Covid prima, e del conflitto in Ucraina poi, sono stati determinanti per compiere scelte radicali e in alcuni casi azzardate. D’altra parte, lo abbiamo detto all’inizio, si parte dall’assunto: “Si vive una volta sola”.

Cari amici, “YOU ONLY LIVE ONCE”, il “Si vive una volta sola”, è ormai diventato il motto delle nuove generazioni. Queste, ben lontane dal progettare e programmare il loro futuro, hanno radicalmente invertito la tendenza: vivere pienamente il presente, in tutte le sue implicazioni, per dare un senso reale alla propria vita, senza preoccuparsi troppo del domani. Avranno ragione loro? Chissà! Forse si…

A domani.

Mario

venerdì, maggio 23, 2025

LAUREARSI UTILIZZANDO L'INTELLIGENZA ARTIFICIALE! ALL’UNIVERSITÀ DI CASSINO LA PRIMA LAUREA CONSEGUITA CON L'AVATAR CHE DISCUTE LA TESI.



Oristano 23 maggio 2025

Cari amici,

Che i tempi stiano cambiando inesorabilmente lo possiamo constatare tutti i giorni! Se ai tanti cambiamenti, poi, ci aggiungiamo che l’Intelligenza Artificiale sta facendo tutti i giorni impressionanti passi da gigante, è più che realistico pensare che anche nel mondo universitario, polo centrale dell'alta formazione, stiano per accadere cose fino a poco tempo fa impensabili! A dimostrarlo un fatto recente: Veronica Nicoletti, classe 1998, si è laureata in un modo inusuale: è la prima studentessa d'Italia ad aver discusso la tesi di laurea col supporto del suo AVATAR, realizzato con l'Intelligenza Artificiale! Originaria di Arpino in provincia di Frosinone, la 26enne si è così laureata con 110 e lode all'Università di Cassino e del Lazio Meridionale.

Si, amici, che l’A.I. stia apportando enormi cambiamenti in tutti gli ambiti della nostra società è ormai un dato di fatto, immaginiamoci, quindi, se proprio il mondo della cultura, in particolare quello universitario, potevano rimanere estraneo a questa trasformazione, che sta rivoluzionando il mondo con cambiamenti epocali! Cambiamenti così macroscopici che non solo stanno creando grandi sorprese, ma anche non poca preoccupazione, perché, certi cambiamenti, analizzati da diversi punti di vista, possono essere visti in modi alquanto differenti; modifiche davvero epocali, che da alcuni sono viste come vere e proprie minacce, mentre da altri, invece, un’opportunità. Ma veniamo al fatto prima richiamato dell'utilizzo dell'Avatar.

La studentessa Veronica Nicoletti ha conseguito all’Università di Cassino (è la prima volta in Italia in assoluto) la laurea magistrale in Scienze dell’educazione, facendo discutere la sua tesi di laurea non personalmente ma utilizzando il suo AVATAR DIGITALE, alimentato da un avanzato motore di A.I.. La studentessa ha preparato e poi presentato la sua tesi di laurea magistrale, addestrando un modello di intelligenza artificiale che l’ha supportata anche nell’utilizzo delle fonti scientifiche utilizzate per redigerla. L’I.A., attraverso il suo avatar virtuale, all’atto della presentazione è stata in grado sia di rispondere alle domande della Commissione, che di argomentare le tesi sostenute nel lavoro, e infine interagire in tempo reale con i docenti presenti alla discussione.

L’esperimento risulta essere alquanto significativo circa il futuro utilizzo dell’A.I. nel campo della preparazione universitaria, segnando un momento storico nel campo dell’educazione e della tecnologia, ipotizzando anche ulteriori, possibili avanzati utilizzi, dell’intelligenza artificiale nel contesto accademico.
“Abbiamo voluto esplorare le potenzialità dell’IA nella formazione e nella comunicazione accademica. Si tratta di una sperimentazione che apre scenari inediti sul rapporto tra studenti e nuove tecnologie“, ha dichiarato il professor Alfredo Di Tore, relatore della tesi.

Il progetto di utilizzo in campo accademico dell’I.A. ha preso forma all’interno di TIRESIA, il Team Interateneo Ricerca Educativa su Intelligenza Artificiale, che riunisce le Università di Cassino e di Salerno e che, da due anni, fa ricerche sulle possibili applicazioni dell’I.A. nel campo dell’educazione e formazione. L’obiettivo del gruppo non è solo quello di integrare le nuove tecnologie nei processi formativi, ma anche di comprenderne gli sviluppi,  ovvero “se e come” l’Intelligenza Artificiale possa  integrare e trasformare le pratiche didattiche, le dinamiche relazionali e le modalità stesse di costruzione della conoscenza.

Il ruolo di Veronica, la studentessa, prima menzionata, è stato determinante: si è occupata dell’addestramento del chatbot e della redazione dei contenuti, dimostrando come la co-progettazione tra studenti e sistemi digitali possa aprire nuove prospettive nel design dell’apprendimento. Il risultato è sorprendente, se si pensa che la tesi è stata discussa interamente dall'avatar addestrato dalla sua creatrice, che è stato capace anche nel rispondere alle domande poste dai professori. Durante l'esposizione il compito di Veronica si è limitato ad assistere alla sua “rappresentazione”, fatta, al suo posto, dall’A.I..

Intervistata,
Veronica si è così espressa: «Abbiamo fornito all'avatar che mi rappresentava tutte le mie principali caratteristiche, sia caratteriali che fisiche, per adattarlo alla mia persona; ho dovuto scegliere anche 'abito giusto, per rappresentare il mio personaggio in questa felice giornata». Poi, ha continuato dicendo: «Lo abbiamo, poi, educato alla discussione della tesi, inserendo tutto il mio piano studi e le indicazioni fondamentali per la discussione della tesi stessa. Questo è un progetto rivolto anche alle future generazioni che spero possano trarne ispirazione».

Cari amici, quest'esperienza che ha utilizzato l’Intelligenza Artificiale per la preparazione universitaria, sicuramente andrà molto più avanti, sperimentando ulteriormente e volando verso nuove frontiere!

A domani.

Mario

giovedì, maggio 22, 2025

LE CURIOSITÀ DELLA NOSTRA MENTE: CHI POCO SA CREDE DI SAPERE MOLTO, CHI SA MOLTO PENSA TUTTO IL CONTRARIO. L'EFFETTO DUNNING – KRUGER.


Oristano 22 maggio 2025

Cari amici,

Per affrontare l’argomento di oggi, ovvero riflettere con Voi su quel male che è noto come “L'EFFETTO DUNNING – KRUGER”, voglio partire con la famosa frase di Socrate, il grande filosofo vissuto ad Atene nel V secolo avanti Cristo, che pronunciò la famosa frase “SO DI NON SAPERE", in quanto riteneva, nonostante la sua grande conoscenza, di essere l'unico a sapere di non sapere. Per lui la conoscenza era un processo di continuo apprendimento, e non una verità definitiva. Questo suo concetto è noto come "paradosso socratico". Socrate, infatti, riteneva che l'uomo potesse raggiungere la verità solo attraverso il dialogo e non con l’imposizione; si rivolgeva in particolare ai politici, che pretendevano di imporre verità assolute, per fini di potere.

Eppure sono in tanti oggi che si illudono di sapere molto senza, invece, sapere niente! Basta dare una sommaria scorsa ai dialoghi sui social, dove tutti risultano esperti nelle materie più svariate! Come scrisse qualche anno fa Francesco Gabbani in una celebre canzone, “Siamo diventati tutti «internettologi», ovvero siamo tutti esperti di qualcosa, in qualsiasi argomento! Insomma, capaci o incapaci, siamo tutti pronti a dire la nostra sia sul computer che sul nostro smartphone, come se conoscessimo perfettamente il tema del momento.

Amici, questo male, che affligge una quantità impressionante di persone, è stato studiato a fondo alla fine del secolo scorso (nel 1999), in particolare dagli psicologi David Dunning e Justin Kruger, che hanno evidenziato come la mancanza di conoscenza sia capace di creare nel soggetto un’eccessiva fiducia nelle proprie capacità. Questo comportamento, definito “EFFETTO DUNNING-KRUGER” in onore dei due studiosi,  è un bias cognitivo che porta gli individui con basse competenze in un determinato ambito a sopravvalutare le proprie capacità, mentre, al contrario, le persone più competenti tendono a sottostimarle.

Ci si domanda: perché succede questa particolare valutazione di se stessi, alquanto superiore in un caso e molto inferiore nell’altro? Questo paradosso deriva dal fatto che, per giudicare correttamente la propria competenza, è necessaria proprio quella conoscenza che le persone inesperte non possiedono! Il risultato? Chi non sa, chi ha competenze limitate, non riesce a riconoscere i propri errori e crede di avere una preparazione più solida di quanto sia in realtà; invece "chi sa", chi è altamente competente, ha una visione più realistica delle proprie capacità, considerandole addirittura ancora insufficienti ad avere piena conoscenza.

L’effetto Dunning-Kruger, amici lettori, è riscontrabile, purtroppo, in diversi ambiti. Succede spesso nel lavoro, dove persone inesperte possono sopravvalutare le proprie competenze, credendo di essere più qualificate di colleghi più esperti. Succede anche nella politica e nei dibattiti pubblici, dove molti rappresentanti con conoscenze limitate su argomenti complessi, come economia o scienza, possono esprimere opinioni con estrema sicurezza, sottovalutando il parere dei veri esperti. Infine, succede alla grande nei social media, considerato il regno dei “finti” sapientoni, luogo dove viene permesso a chiunque di diffondere opinioni con grande sicurezza, anche in assenza di competenze adeguate, che pontificano da soloni senza sapere!

Come si può rimediare a tutto questo? Come si può  contrastare questo pericoloso fenomeno? Indubbiamente non è facile ipotizzare soluzioni, nel senso che chi crede di sapere (pur non sapendo )difficilmente arriverà alla consapevolezza del proprio stato, convinto del proprio sapere! Occorrerebbe arrivare lucidamente all’accettazione della propria ignoranza, convincendosi di essere in errore, ma ciò è possibile solo in presenza di un atteggiamento di grande apertura mentale. Difficile arrivarci, perchè per farlo, bisognerebbe cercare dei feedback da fonti competenti, arrivando, in questo modo, ad avere un quadro più realistico delle proprie capacità.

Cari amici, l’effetto Dunning-Kruger risulta, purtroppo molto diffuso ai nostri giorni. Viviamo un’epoca ipertecnologica che offre un’ampia facilità di accesso all’informazione, per cui il soggetto che ha questa "irrazionale, alta percezione di sé", è portato ad esprimere in modo forte il suo bisogno compulsivo di commentare senza sapere, determinando uno squilibrio ed un impoverimento dell’informazione corretta, in quegli spazi dove la maggior parte degli italiani adulti si aggiorna. Mi viene solo da pensare…QUANTO ERA AVANTI SOCRATE NELLA CONOSCENZA E VALUTAZIONE DELL’UOMO!

A domani.

Mario

 

mercoledì, maggio 21, 2025

IL KIWI, UN FRUTTO ESOTICO DAL SAPORE MOLTO PARTICOLARE, APPREZZATO SIA PER IL GUSTO CHE PER LE PREZIOSE SOSTANZE BENEFICHE CONTENUTE, IDEALI PER LA NOSTRA SALUTE.


Oristano 21 maggio 2025

Cari amici,

Il KIWI è una Liana, pianta appartenente al genere Actinidia (famiglia delle Actinidiaceae). Originario della Cina meridionale, dove si coltiva da circa 700 anni, si coltiva ora in tutto il mondo. Nel Paese del Sol Levante il kiwi era un “frutto prelibato”, molto apprezzato dagli imperatori cinesi, utilizzato anche per adornare i giardini. Agli inizi dell’Ottocento la pianta iniziò a diffondersi nel mondo, arrivando prima in Inghilterra, e successivamente, nel Novecento, in Nuova Zelanda, dove furono impiantate coltivazioni intensive, in quanto l’ambiente fu ritenuto alquanto favorevole. Fu proprio lì che gli fu attribuito il nome Kiwi, ovvero quello dell'uccello simbolo della Nuova Zelanda.

Sempre nel Novecento la coltivazione del Kiwi si diffuse anche in Europa; in Italia questa pianta arrivò portata dalla Nuova Zelanda nel 1979, e anche da noi la coltivazione si estese presto, facendo diventa l’Italia un grande produttore di questo frutto, tanto da collocare la nostra nazione tra i primi produttori al mondo. Il kiwi, amici, è un frutto esotico molto amato, non solo per l’apprezzato sapore particolare, ma anche per le numerose proprietà benefiche e per il basso apporto di calorie.

Di Kiwi, amici, esistono due varietà: il kiwi verde e quello giallo. Il kiwi giallo è più dolce e forse più gradito ai bambini, mentre quello verde, meno dolce, si conserva più a lungo e risulta ideale anche per uno spuntino o una merenda, sia al mattino che al pomeriggio, in particolare quando fa caldo. Come per tutti gli altri frutti, il kiwi acerbo matura a temperatura ambiente. Questo frutto è dissetante, leggero e ricchissimo di vitamina C: insomma, è un frutto eccellente, da inserire nella propria alimentazione.

Vediamolo meglio. È un frutto che ha un elevato contenuto di acqua, con un indice glicemico piuttosto basso, rispetto ad altre varietà di frutta. Per quanto riguarda le calorie, 100 grammi di Kiwi apportano meno di 60 kcal. Quanto alle fibre, invece, i kiwi sono tra i vegetali più ricchi: sia fibre solubili (pectina, per esempio) che insolubili (lignina). Risulta, quindi, un frutto ideale, sia per mantenere in buona salute la funzionalità intestinale, controllare il colesterolo, che per ridurre l’assorbimento di zuccheri nel sangue.

Si, amici, il kiwi è da considerarsi uno dei frutti migliori per fare il pieno di vitamina C fresca: in media contiene molta più vitamina C dell’arancia, se pensiamo che 2 kiwi coprono il 150% del fabbisogno giornaliero. La vitamina C, oltre a migliorare il funzionamento del sistema immunitario, è considerata un antiossidante naturale potentissimo: un corretto apporto di vitamina C aiuta a ridurre lo stress ossidativo a livello cellulare ed è essenziale per garantire il corretto assorbimento del ferro da parte dell’organismo; inoltre, questa vitamina è fondamentale per garantire una perfetta assimilazione di nutrienti quali le proteine e per incrementare la produzione di collagene. A tutto vantaggio del benessere e della bellezza di pelle e mucose.

E non ha solo la vitamina C! Il kiwi è ricchissimo di vitamina K e di vitamina E (quest’ultima è contenuta soprattutto nei semini del frutto), con il vantaggio di ampliare esponenzialmente l’effetto antiossidante del frutto. Presente in ottime quantità anche la vitamina B9 o acido folico: indispensabile soprattutto in gravidanza. Quanto ai minerali, il kiwi è ricco di potassio e di rame, utili per combattere la stanchezza e prevenire i crampi muscolari. Anche il contenuto di potassio rende il kiwi ideale per combattere gonfiori e cellulite. Infine, sono presenti anche luteina e quercetina, due potenti antiossidanti, utili come anti-tumorali, per la prevenzione di patologie cardiache e per migliorare la vista.

Amici, i kiwi sono, davvero, frutti dalle incredibili proprietà benefiche, se pensiamo che: migliorano lo stato delle difese immunitarie, tengono sotto controllo il colesterolo cattivo (prevenendo anche tutte le patologie di tipo cardiovascolare), contrastano la stitichezza, aiutano a ridurre la cellulite e la ritenzione idrica. Non è mica poco! Ci domandiamo: quanti Kiwi possiamo mangiare in un giorno? La porzione giornaliera raccomandata di kiwi è di circa 2 frutti, quantità che garantisce un ottimo apporto di vitamina C e di tutti gli altri nutrienti contenuti.

Come mangiarli? L’ideale è mangiare il kiwi crudo. La vitamina C, infatti, è termolabile e facile all’ossidazione: la cottura o una lavorazione lunga del frutto (per esempio, con lame di acciaio) possono alterare e ridurre notevolmente il contenuto assimilabile. Il kiwi crudo può, però, essere un ingrediente versatile di macedonie, frullati e centrifugati super vitaminici; possiamo anche utilizzarlo in torte e crostate di frutta, oppure cotto (con proprietà anche lassative) in marmellate e conserve.

Cari amici, il Kiwi è dunque un frutto davvero eccellente per il nostro organismo, da utilizzare, però, come per gli altri frutti, mai dimenticando le possibili allergie. Il mio consiglio, prima di consumare un frutto che non si conosce, è sempre quello di accertare, chiedendo al proprio medico (o sottoponendosi a test allergologici), eventuali controindicazioni al suo consumo.

A domani amici lettori!

Mario

martedì, maggio 20, 2025

IL FRENETICO MONDO DEL TERZO MILLENNIO, VA ALLA RISCOPERTA DELLA MEDICINA TRADIZIONALE OLISTICA.


Oristano 20 maggio 2025

Cari amici,

Che la vita dell’uomo del Terzo Millennio sia caratterizzata da ritmi di lavoro così intensi e poco sopportabili da rischiare il burnout, è una realtà innegabile. Lo stress perseguita la gran parte delle persone, e le resistenze fisiche, private del necessario relax, sono spesso ad alto rischio. Ebbene,  in questo caotico mondo, che sta mettendo in secondo piano, il benessere psicofisico, iniziano a riemergere le antiche tradizioni olistiche, che stanno tornando in auge guadagnando popolarità, in quanto capaci di combattere lo stress e migliorare il benessere generale.

Cari lettori, le pratiche olistiche affondano le radici nelle antiche culture, e, nella convulsa vita di oggi, offrono un approccio capace di migliorare la nostra salute, in quanto riconducono l’uomo alla seria riflessione sul suo ruolo,  ovvero quello di essere il principale artefice della sua vita, nel senso che il lavoro dovrebbe SEMPRE essere solo una parte della sua esistenza, e non certo il tutto! Per l’uomo il lavoro deve essere il mezzo per farlo vivere meglio; quindi, il saggio consiglio è:  dobbiamo lavorare per vivere e non vivere per lavorare!

Amici, l’uomo deve tornare a rendersi conto che è composto da tre essenze: MENTE, CORPO E SPIRITO, parti che, perfettamente interconnesse, con il loro giusto equilibrio, consentono di vivere una vita sana e serena. Tornare al passato, ovvero riprendere a praticare le antiche “TRADIZIONI OLISTICHE”,  significa dare nuovamente la giusta importanza alla salute e al benessere, nel senso che ogni persona non è una semplice macchina da lavoro, ma un soggetto complesso, formato, come detto prima, da corpo, mente e spirito. Il termine "olistico", infatti, deriva dal greco ólos, che significa "tutto".

L’uomo del Terzo Millennio, volente o nolente, dovrà re-introdurre nella sua vita quotidiana le tradizioni olistiche; adottarle, in realtà, non richiede un cambiamento radicale: anche piccole aggiunte possono portare grandi benefici. Per iniziare a mitigare lo stress della giornata si possono adottare diversi accorgimenti; per esempio, dedicare cinque minuti alla MEDITAZIONE al mattino o fare una pausa di aromaterapia durante la giornata, hanno l’effetto di migliorare notevolmente il proprio benessere. Questi semplici cambiamenti possono trasformare la vita quotidiana in un’esperienza più equilibrata e soddisfacente.

Anche la “MEDICINA AYURVEDICA” può essere un rimedio alquanto utile. L’Ayurveda è una delle forme più antiche di medicina tradizionale; si basa sulla comprensione che ogni individuo ha una costituzione unica, o dosha. I tre dosha principali—Vata, Pitta e Kapha—rappresentano diversi elementi e influenzano la salute e il benessere. Ad esempio, una persona con un dosha Pitta potrebbe sperimentare irritabilità e infiammazione. L’Ayurveda utilizza una combinazione di dieta, erbe e pratiche come lo yoga, per ristabilire l’equilibrio. Incorporare semplici abitudini ayurvediche, come bere acqua tiepida al mattino, può avere un impatto significativo sulla salute quotidiana.

Anche L’AROMATERAPIA è un’altra pratica olistica che sfrutta gli oli essenziali per promuovere il benessere. Questi oli, estratti da piante, possono essere utilizzati in vari modi: inalati, diffusi o applicati sulla pelle. Ogni olio ha proprietà uniche; ad esempio, la lavanda è nota per le sue qualità calmanti, mentre il rosmarino stimola la concentrazione. Integrare l’aromaterapia nella vita quotidiana è semplice: basta utilizzare un diffusore o aggiungere alcune gocce di olio essenziale ad un bagno rilassante. per godere dei suoi benefici.

La MEDITAZIONE, poi, ha un ruolo importantissimo. Il TAI CHI, spesso definito come “meditazione in movimento”, è una pratica cinese che combina movimenti lenti e fluidi con la respirazione profonda. Praticarla risulta efficace per ridurre lo stress e migliorare l’equilibrio. La pratica regolare non solo favorisce la circolazione dell’energia vitale, ma offre anche benefici per la salute mentale e fisica. È accessibile a persone di tutte le età e può essere praticata anche in brevi sessioni quotidiane, diventando un’ottima opzione per chi cerca di integrare il benessere nella propria routine.

Cari amici, per combattere lo stress della vita quotidiana, proviamo ad adottare le pratiche olistiche prima descritte: non è difficile, e non richiedono un cambiamento radicale nella nostra vita quotidiana. Anche piccoli passi possono portare a grandi benefici. Dedicare pochi minuti alla meditazione, fare una pausa di aromaterapia, praticare il Tai Chi alla fine della giornata, possono aiutare a liberarsi dallo stress accumulato. Il risultato? Indubbiamente positivo, in quanto possono trasformare in positivo la nostra vita quotidiana!

A domani.

Mario

lunedì, maggio 19, 2025

ECCO COME L'INGEGNO DELL’UOMO CREA “FRIGORIFERI NATURALI” (CHE FUNZIONANO SENZA CORRENTE). L’ULTIMO È IDEATO DA DUE STUDENTI MALESI.


Oristano 19 maggio 2025

Cari amici,

Nella civiltà industriale, chi non è vissuto nella prima metà del secolo scorso (come me...) non immagina cosa significa vivere in una casa senza poter contare su un bel “FRIGORIFERO”, dove conservare i cibi, in particolare nei periodi più caldi, quando tutto si deteriora in tempi brevissimi. Io, che ho vissuto quel periodo, ricordo con quale attenzione i miei genitori cercavano di tenere al fresco la carne, messa dentro un contenitore a forma di cubo, con le pareti di reticella di ferro, da esporre all’aria fresca della notte, ritirandolo poi al sorgere del sole.

Di certo, oggi, questo marchingegno farebbe solo sorridere, perché in casa di frigoriferi, congelatori e quant’altro per tenere al fresco i cibi ne abbiamo più d’uno. Abbiamo mai pensato, però, ai tanti villaggi, a partire da quelli dell’Africa, dove, anche nel Terzo Millennio, la corrente è ancora un grande sogno? Non so quanti sappiano che ancora oggi il 16% della popolazione mondiale, circa 1,2 miliardi di persone, non ha accesso all’energia elettrica! Stante questa carenza, nei numerosi villaggi gli abitanti si ingegnano in qualche modo per conservare i cibi e le varie vivande e bevande per poterle conservare sottraendole al clima torrido.

Indubbiamente un problema alquanto serio, ma di recente una curiosa ma straordinaria invenzione si è aggiunta alle preesistenti, per cercare di risolvere in modo egregio questo spinoso problema. L’idea luminosa è venuta a due studenti africani, precisamente della Repubblica del Mali, Kuan Weiking e Theodore Garvindeo Seah, studenti dell’Asian Pacific Institute of Information Technology. Essi hanno messo a punto un particolare frigorifero realizzato con l’argilla, che funziona senza corrente e che fa anche da vaso per le piante. Lo hanno chiamato “KUNO” e l’idea è maturata grazie all’esperienza del passato ed all’osservazione dei modi in cui il cibo veniva prima  conservato.

Si, questo loro progetto di “frigorifero in argilla” funziona davvero, ed è in grado di mantenere i cibi freschi senza l’uso della corrente elettrica! Il progetto, vincitore peraltro del premio James Dyson Award per la Malesia, si ispira alle brocche di argilla utilizzate in passato per conservare naturalmente fresca l’acqua. Kuno è infatti un vero e proprio vaso di argilla, con una parete doppia nella cui intercapedine viene versata sabbia e successivamente acqua; grazie alla porosità dell’argilla, l’acqua attira il calore dall’interno del vaso ed evapora rendendo così fresco l’interno. La parte alta del vaso può accogliere una pianta la cui acqua di innaffiamento, percolando nelle pareti, contribuisce al fenomeno di evaporazione.

Un’idea indubbiamente ingegnosa, non solo utile ma anche bella da vedere, che, tra l’altro risulta, oltre che utile, ad impatto zero sull’ecosistema, in grado di migliorare la qualità della vita nelle zone aride e secche e soprattutto in quelle prive di corrente elettrica. Il KUNO, amici, non è il solo progetto eco-sostenibile che si pone il duplice obiettivo del risparmio energetico e delle fonti alternative. Anche la scienza e la tecnologia possono essere declinate ai principi funzionali della natura come sostiene Mansukh Prajapati, un artigiano indiano che lavora con l’argilla e che ha ideato MITTICOOL, un frigorifero cosiddetto “evaporativo”.

Anche Mitticool è costruito in argilla, funziona anch’esso senza alimentazione elettrica e consente di mantenere i cibi freschi senza il minimo intervento di manutenzione. Mitticool (che nel 2005 ha vinto un Premio nazionale per lo Sviluppo Rurale) utilizza anch’esso il principio dell’evaporazione. Si tratta infatti di un contenitore a doppia camera in cui l’acqua presente all’interno della camera superiore, gocciolando lungo i lati, evapora utilizzando il calore sprigionato dall’interno e raffreddando così la camera inferiore, nella quale vengono conservati gli alimenti (frutta, verdura e latte possono conservarsi inalterati per 2-3 giorni). Le proprietà termoregolatrici dell’argilla consentono inoltre, grazie ad un rubinetto posto sulla parte frontale, di fornire acqua resa potabile grazie ad un processo di osmosi inversa. Il Mitticool è ora venduto non solo in India ma anche in Kenya e in Arabia Saudita, con un costo di circa 50 euro.

Anche la giovane ingegnere marocchina Raowia Lamhar ha provato a risolvere il problema di come conservare i cibi dove non c’è elettricità e fa molto caldo, unendo scienza e tradizione. Il suo progetto si ispira alla Khabia, il vaso di argilla della tradizione marocchina che raffredda l'acqua potabile. Questo frigorifero naturale, chiamato “FRESH’IT”, è stato realizzato in collaborazione con un vasaio locale, il suo design richiama dichiaratamente quello ancestrale della cultura marocchina e delle zone sahariane. L’uso di questo frigorifero di argilla evaporativa permette alle famiglie un risparmio del 20% sull’acquisto del cibo proprio perché il cibo acquistato si mantiene più a lungo. Questo progetto è offerto dalla stessa ideatrice a tutte le comunità a basso reddito o che non hanno accesso all’elettricità ed oggi la start up produce 50 frigoriferi al mese.

Cari amici, l’intelligenza dell’uomo non si è mai fermata, cercando, anche con pochi mezzi, di risolvere i problemi quotidiani che si presentano. Un grande plauso a queste menti illuminate che cercano di trovare le soluzioni, in primo luogo ecologiche. ma anche senza cercare l’arricchimento personale, mettendole a disposizione della comunità con tanto altruismo!

A domani.

Mario