sabato, gennaio 25, 2025

PER QUALE MOTIVO “RIMANDIAMO A DOMANI” QUELLO CHE, INVECE, POSSIAMO FARE OGGI? LO FACCIAMO PER PIGRIZIA O VI SONO ALTRE RAGIONI?


Oristano 25 gennaio 2025

Cari amici,

Credo che sia troppo semplicistico affermare, senza aver prima fatto i necessari accertamenti, che chi rimanda di fare qualcosa ad un “ipotetico domani” sia un soggetto pigro per natura! Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”, troviamo scritto nel Vangelo di Giovanni, e, anche per quanto riguarda il “rimandare a domani quello che possiamo fare oggi”, le motivazioni all’origine della decisione possono essere alquanto diverse. Si, cari lettori, a chi non è mai capitato di rimandare ciò che si sarebbe potuto fare oggi?  Indubbiamente a tanti!

In un mondo costantemente angosciato dalla fretta, appare impossibile riuscire ad adempiere ad ogni cosa "a tamburo battente", ovvero riuscire a fare tutto subito! Ragion per cui  “Rimandare” appare, in quel momento, la soluzione migliore da prendere, e la decisione di procrastinare appare, come vedremo, ben giustificata. Tuttavia, prima di tormentarci pensando di essere poco efficienti, ovvero di essere delle persone pigre, riflettiamo seriamente, convincendoci che,  in certi casi, la procrastinazione ha i suoi vantaggi e può effettivamente rivelarsi la decisione più giusta.

Quando ci troviamo di fronte ad una nuova richiesta, e, sentiamo di essere in difficoltà, cerchiamo di rinviarla, la prima cosa da fare è far tacere quella vocina interiore che ci frulla per la testa dicendoci: “Sei pigro, ecco perché vuoi rinviare!”. Invece, poiché amiamo le cose ben fatte, spesso rinviamo perché vorremmo riuscire a fare sempre tutto “per bene”, e l’idea di farlo in fretta e furia non ci è mai piaciuto! Insomma, abbiamo paura di fare qualcosa di raffazzonato, in modo imperfetto; quindi, la decisione presa è quella di aspettare il momento giusto per fare le cose al meglio. Quello che temiamo è il fallimento della nostra azione, e, il pensiero di non raggiungere la perfezione ci impedisce di iniziare.

Amici, quando nel caotico mondo che viviamo ci sentiamo stanchi, stressati, compressi, in una giornata lavorativa più impegnativa del solito, è del tutto normale che il nostro cervello abbia difficoltà a concentrarsi su un ulteriore compito da svolgere. Evitare di buttarci immediatamente a svolgere il nuovo compito,  spesso deriva dalla necessità di cautelarci, evitando di farlo male; è il meccanismo di difesa del nostro cervello che fa scattare in noi il campanello d’allarme, inviandoci un avviso che ci dice: “Attento, aspetta, prenditi del tempo, così eviti di sbagliare!».

Amici, la fretta non è mai stata una buona consigliera! Alla fine, in realtà, una piccola pausa può tradursi in più energia e in una migliore concentrazione e, una volta ricaricati, quel compito potrà essere svolto nel modo migliore possibile. E non è tutto, in quanto la procrastinazione può avere anche altre cause. Possiamo rimandare un compito perché, magari, non ci entusiasma, oppure perché per noi non riveste priorità, rispetto alle altre cose di cui ci dobbiamo occupare. Rinviare, in questo caso, dimostra lungimiranza e consapevolezza, perché occuparci delle cose più importanti è sempre la cosa migliore da fare!

Gentili lettori, “Procrastinare” è un verbo che va letto a 360 gradi! Spesso le persone procrastinano perché il compito richiesto da svolgere non li motiva, non li appaga. In altre parole, alcuni potrebbero sentirsi sminuiti, sottovalutati, cioè avere la convinzione di essere ritenuti delle persone poco valide, e questo crea in loro depressione, in quanto mancanti di quell’apprezzamento che carica, che diventa vera “ricompensa personale” per il lavoro svolto. Solo in presenza del giusto apprezzamento, qualsiasi sia il lavoro da svolgere, può superare il “rimando”, la procrastinazione, in quanto, senza la giusta motivazione, è difficile svolgere al meglio i compiti.

Cari amici, ho iniziato la presente riflessione riferendomi al caotico mondo che stiamo vivendo in questo millennio. Viviamo in una società in cui l’efficienza, le prestazioni e la produttività sono considerate ben più importanti dell’uomo. Riflettiamo sul fatto che l’uomo non è una macchina produttiva senz’anima, che funziona ininterrottamente, ma  un mix di corpo (produttivo) e anima.  Prendersi del tempo per procrastinare può essere una forma di tregua, necessaria per il benessere mentale e fisico. Evitiamo, dunque, di pensare che chi rimanda è semplicemente un “pigro”! Procrastinare significa, in tantissimi casi, creare una scala di priorità, e “posporre” è un modo per cercare di fare, sempre, le cose “Per bene!”. Ciò non significa che I PIGRI NON ESISTONO! Esistono eccome!

A domani.

Mario

venerdì, gennaio 24, 2025

PAPA FRANCESCO HA INDETTO UN NUOVO GIUBILEO PER DARE SPERANZA AL MONDO. “PELLEGRINI DI SPERANZA”, È STATO CHIAMATO QUELLO DEL 2025. LA STORIA DI QUESTO ANTICO EVENTO.


Oristano 24 gennaio 2025

Cari amici,

Papa Francesco, alla fine dello scorso anno, quando ha annunciato di aver indetto un nuovo GIUBILEO, ha detto che il suo scopo era quello di  “portare speranza nel mondo”. Aprendo la Porta Santa della Basilica di San Pietro, dando così inizio ufficialmente al Giubileo ordinario del 2025, ha detto: "Il Giubileo si apre perché a tutti sia donata la speranza del Vangelo, la speranza dell'amore, la speranza del perdono". L’l'invito del Papa, rivolto ai fedeli nella messa della Notte di Natale, era quello di impegnarsi a portare la luce della speranza "nei luoghi profanati dalla guerra e dalla violenza".

Il Giubileo, cari lettori, ha radici storiche antiche, che risalgono alla cultura ebraica, le cui tracce troviamo nelle Sacre Scritture, sia in quelle dell’Antico Testamento che in quelle successive, quelle dei vangeli. Tempo fa su L'Osservatore Romano il Cardinale e biblista S. Eminenza Gianfranco Ravasi, ha ripercorso l'antica storia del Giubileo, detto anche Anno Santo, partendo proprio dalle sue origini. Nella dotta riflessione il Cardinale illustra i più importanti temi giubilari, partendo da quelli d’origine ebraica fino alle successive variazioni cristiane. Vediamoli.

Secondo il testo biblico il primo tema trattato è quello del «riposo» della terra. Stando allo schema sabbatico, con cui era misurato il tempo all’interno della tradizione biblica, già ogni sette anni si faceva riposare la terra. Secondo le indicazioni contenute nel Levitico, 25, la terra doveva riposare anche nell’anno giubilare, che seguiva i sette anni sabbatici, cioè nel cinquantesimo. In questo modo l’uomo si ricorderebbe che i cicli della natura non dipendono solo dal suo lavoro ma anche dal Creatore.

Il secondo tema dell’anno giubilare, altrettanto originale, era la remissione dei debiti e la restituzione in pristinum (al primitivo proprietario) dei terreni alienati e venduti. Nella visione biblica, la terra NON era un bene in capo al singolo individuo, ma una proprietà collettiva, ovvero delle tribù e delle famiglie d'Israele. Tutte le volte che, per varie ragioni, la tribù perdeva la propria terra, si veniva meno, in un certo senso, alla divisione voluta da Dio. Col giubileo, insomma, ogni mezzo secolo, si ricostruiva la mappa iniziale della Terra Promessa, così come Dio l’aveva voluta, attraverso il dono divino della divisione delle terre del Paese tra le tribù d’Israele. Anche per i debiti si verificava sostanzialmente la stessa cosa. All’inizio dell’arco temporale giubilare tutti si dovevano ritrovare uguali, con gli stessi pochi beni iniziali. Poiché, invece, alcuni avevano perso i loro beni per disgrazia, oppure per pigrizia o per incapacità, dopo cinquant’anni si decideva di ritornare al punto di partenza, facendo in modo che tutti si ritrovassero a un livello di assoluta, ideale, utopica comunione dei beni, come nella parità iniziale. Tutto diventava nuovamente comune, e veniva ridistribuito secondo le varie tribù. Ogni famiglia otteneva, così, di nuovo i suoi beni, le sue terre e tutti i suoi figli.

Il terzo tema, strutturale al giubileo biblico, risultava altrettanto incisivo e impegnativo, essendo, quello giubilare, l’anno della remissione non solo dei debiti ma anche della liberazione degli schiavi. Il libro di Ezechiele (46, 17) parla del giubileo come “l’anno dell’affrancamento”, del riscatto; l’anno in cui coloro che erano andati a servizio per sopravvivere alla miseria ritornavano alle loro case, con i debiti rimessi e con la riappropriazione della loro terra e della loro libertà. Si tornava a essere il popolo dell’esodo, il popolo libero dalla cappa di piombo della schiavitù e delle discriminazioni. Anche in questo caso si trattava di una proposta ideale, destinata a creare una Comunità che non avesse più al suo interno legami di prevaricazione degli uni sugli altri.

Con l’avvento del Cristianesimo, qualcosa cambiò, fin dagli inizi della predicazione pubblica di Gesù, come riportato nel Vangelo di Luca. Egli un giorno entrò nella modesta Sinagoga del suo villaggio, Nazaret, di Sabato. In quel sabato si leggeva un testo di Isaia (c. 61), ed era toccato proprio a lui proclamarlo e commentarlo. Attraverso quelle parole Egli si presentò come inviato dal Padre, per inaugurare un Giubileo perfetto, da estendere, poi, in tutti i secoli successivi, e che i cristiani avrebbero dovuto celebrare in spirito e verità. Con l’arrivo di Gesù Cristo sulla terra inizia così l’era del Giubileo cristiano. Nelle parole di Gesù l’orizzonte dell’Anno Santo si trasforma: diventa il paradigma della vita del cristiano, che si allarga e abbraccia tutte quelle sofferenze che sono il programma della missione di Cristo e della Chiesa. Il Giubileo cristiano, a differenza di quello ebraico, si propone infatti la liberazione dall’oppressione, che non è solo la schiavitù a cui faceva riferimento il Giubileo ebraico, ma comprende tutte le sofferenze e i mali che opprimono sia il corpo che lo spirito.

Amici, parlando dei tempi successivi, il primo Giubileo ordinario fu indetto nel 1300 da Papa Bonifacio VIII, della nobile famiglia dei Caetani, con la Bolla "Antiquorum Habet Fida Relatio". Ne fu occasione l'ondata di spiritualità, di perdono e di fratellanza, valori che si stavano iniziando a diffondere in tutta la cristianità, in contrapposizione agli odi e alle violenze dominanti in quell'epoca. Ora, l’ultimo Giubileo ordinario, in ordine di tempo, è quello indetto da Papa Francesco.

Cari amici, un sincero grazie al Cardinale Ravasi ed alla sua dotta riflessione (che è ben più estesa del piccolo sunto che ne ho ricavato io), oltre che al nostro Papa Francesco, per aver deciso l’istituzione, in questo 2025, denominato “GIUBILEO DELLA SPERANZA”. Una speranza di cui il mondo ha davvero bisogno, e che tutti i cristiani auspicano! La speranza è che quanto prima tacciano le armi, e la Comunità umana riprenda a praticare una serena vita di pace, di fratellanza e d’amore.

A domani.

Mario

giovedì, gennaio 23, 2025

ELON MUSK, L'ALADINO DEL TERZO MILLENNIO! DOPO IL SETTORE AUTO E QUELLO SPAZIALE, ORA OPERA ANCHE NELLA TELEFONIA. A QUANDO L’ARRIVO IN ITALIA DEI SUOI TELEFONI ?


Oristano 23 gennaio 2025

Cari amici,

Devo dirvi che ELON MUSK  è un personaggio che a me, detto con franchezza, fa venire un po' i brividi! pensa e ripensa, sono arrivato a pensare che sia in realtà un gran furbo, un eccellente imbonitore che vuol dimostrare al mondo di essere “L’ALADINO DEL TERZO MILLENNIO”! In tempi brevi è passato dalle auto (è il CEO di Tesla) alla corsa nello spazio con satelliti propri, per arrivare, ora, a dichiararsi il nuovo mago della telefonia, pronto a risolvere tutti i problemi legati alla connessione veloce  degli smartphone in tutto il mondo. Insomma, Musk è oggi uno dei personaggi maggiormente discussi, tra favorevoli e contrati.  Ora, dopo aver dato appoggio e supporto al candidato-Presidente americano Donald Trump, che ha vinto alla grande la competizione e che si è appena insediato alla Casa Bianca, è stato premiato alla grande per il suo apporto dal neo Presidente, per cui oggi appare come uno degli uomini più potenti degli Stati Uniti.

Musk, in realtà è un uomo particolare; nato con una mente poliedrica, risulta incapace di fermarsi alla realizzazione di un solo progetto (come TESLA), per quanto grande! La sua mente, infatti, è intenzionata a muoversi in diverse direzioni, senza alcun timore. Finora, infatti, ha avuto modo di ampliare in modo sensibile i propri orizzonti, operando anche nei social network: uno dei più importanti è Twitter, ora X, ma soprattutto entrando prepotentemente nel settore delle comunicazioni, alla ricerca di un miglioramento della connettività. Avendo sempre tutto “a portata di click”,  Musk ha deciso, dunque, di ampliare ancora le sue numerose attività. Nel campo della telefonia ha pensato a realizzarne qualcosa di innovativo, mettendo in piedi un progetto in grado di manda in pensione gli attuali telefoni cellulari.

Si, amici, questo nuovo progetto si chiama “Starlink” ed ha un funzionamento rivoluzionario. Come è noto, Musk, tra le varie aziende che controlla, possiede anche la SpaceX, un colosso mondiale che ha messo a disposizione un servizio che ha preso il nome di Starlink. Si tratta di un metodo che rivoluziona completamente il settore delle connessioni via satellite, tanto da rimanere strabiliati! Il sistema Starlink, nato inizialmente per un mercato di nicchia, si è ormai ingrandito, ed ora è pronto per una diffusione generalizzata nel mondo.

Il progetto di Starlink si basa su un’infrastruttura che opera nello spazio, essendo composta da un cospicuo numero di satelliti che girano intorno al globo, e che consentono a chi sta viaggiando in qualsiasi parte del mondo, di avere sempre con sé una forte connessione. Si basa, pensate, su una rete di ben 5.000 satelliti che ruotano in orbita attorno alla Terra, dotati di un particolare sistema che funziona tramite un hardware che si connette ad essi. I parametri di ricezione variano molto in base a dove ci si trova, ma l’attuale modem e le celle di ricezione saranno presto solo un lontano ricordo.

Amici, quella lanciata da Musk sul mercato è una straordinaria rivoluzione, capace di stravolgere l’attuale sistema di comunicazione basato sui cellulari, connettendo tutto il mondo, con il suo nuovo sistema spaziale Starlink. Quanto ai costi, notizie di stampa affermano che non saranno troppo alti: per attivare la versione fissa, denominata “Residenziale”, si avrà un costo di 40 euro al mese, mentre per quanto riguarda la variante “Lite”, che serve per coprire una rete più bassa, si riuscirà a spendere meno, circa 29 Euro al mese. E non è tutto, cari lettori.

L’attuale grande “vicinanza” di Elon Musk al nuovo Presidente americano Trump, lo colloca in posizione particolarmente favorevole per trattare con i responsabili degli Stati amici degli USA. Si vocifera, per esempio, che nel corso del suo ultimo viaggio in America la nostra Presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia ricevuto da Musk un’offerta particolare: il delicato, oltre che super-riservato servizio di connessione delle comunicazioni governative con l'utilizzo del sistema Starlink, che sarebbe capace di garantire e proteggere le relative conversazioni e i dati riservati trasmessi. Il servizio satellitare Starlink proposto costerebbe all’Italia 1,5 miliardi di euro.

La notizia di questa proposta, si è diffusa rapidamente. Durante l’annuale conferenza stampa, organizzata dall’Ordine dei giornalisti giovedì 9 gennaio, presente la Premier Meloni, alla richiesta fattale lei ha dribblato le polemiche sorte, negando i contatti con Musk sull’argomento, nonostante in precedenza il Ministro dei trasporti Matteo Salvini avesse fatto intendere il contrario. “Mai parlato con Musk di Starlink – ha detto - non faccio favori ad amici”, smentendo così le voci sul presunto accordo tra il Governo italiano e l’azienda spaziale privata statunitense SpaceX per un nuovo sistema di sicurezza nazionale per le telecomunicazioni. Quale la verità?

Cari amici, indubbiamente l’evoluzione delle comunicazioni, con il costante aumento di satelliti che girano intorno alla terra, subirà ancora variazioni notevoli; tuttavia, l’idea di affidare ad un’azienda privata straniera come la SPACE X la struttura portante delle comunicazioni riservate della nostra nazione, appare alquanto rischioso; a me sembra un pericolo che sarebbe meglio non correre!

A domani.

Mario

 

mercoledì, gennaio 22, 2025

ECCO UNO DEI MODERNI MALI CREATI DALLA TECNOLOGIA: LA “NOMOFOBIA”, OVVERO IL DISAGIO E L’ANSIA CREATI DALLA MANCANZA DEL PROPRIO SMARTPHONE.


Oristano 22 gennaio 2025

Cari amici,

C’è un curioso male che sta continuando a colpire quelli che utilizzano costantemente il cellulare, in particolare i giovani: è la “NOMOFOBIA”.  È questo un termine derivato dall'espressione inglese no-mobile-phobia, e sta ad indicare il disagio e/o l'ansia derivanti dall'impossibilità di utilizzare il proprio dispositivo mobile. Insomma, questo nuovo male che colpisce sempre più gli adolescenti, è la paura incontrollabile di restare senza il proprio smartphone! Il fenomeno, però, non riguarda solo adolescenti, ma coinvolge anche adulti, sportivi e professionisti, con gravi ripercussioni sia sulla salute mentale che su quella fisica.

Il problema sta diventando sempre più serio. I crescenti traguardi raggiunti dalla tecnologia, giorno dopo giorno continuano a rivoluzionare la nostra vita quotidiana, aggiungendo in continuazione dispositivi di ultima generazione sempre più sofisticati, che, particolarmente amati dal mondo giovanile, vengono utilizzati senza interruzione. In questo modo l’uso diventa abuso, fino a sfociare in una vera e propria dipendenza, che, come accennato prima, diventa una vera e propria malattia, definita NOMOFOBIA.

Amici, l’uso eccessivo, praticamente ininterrotto, del telefono cellulare è un “vizio” sempre più marcato, diventando spesso parte integrante e irrinunciabile della vita sociale, lavorativa e personale. Lo smartphone, anche quando è in tasca, viene continuamente accarezzato dalla mano che lo stringe, e la persona appare nervosa, costantemente in attesa di notifiche e/o messaggi, con un’ansia compulsiva che la costringe a controllare in continuazione lo smartphone, creando in questo modo una dipendenza simile a quella derivante da sostanze stupefacenti.

Purtroppo sempre più giovani diventano vittime di questo pericoloso male, e i sintomi della Nomofobia appaiono presto evidenti, anche se, spesso, risultano silenziosi ma invasivi. Ecco come riconoscerli. Uno dei primi sintomi è dato da Ansia e Irrequietezza; entrambe sono sensazioni di disagio, in particolare quando il cellulare è scarico, spento o è stato dimenticato a casa. Altri comportamenti manifestati in maniera ossessiva sono: controllo frequente e non necessario del dispositivo anche in momenti inappropriati o rischiosi, come ad esempio mentre si sta conversando con gli altri, oppure durante l'attività sportiva svolta o addirittura alla guida.

E non è tutto. Il soggetto colpito da Nomofobia inizia ad avere difficoltà a concentrarsi: la sua attenzione viene continuamente interrotta dalla necessità di rispondere a notifiche o messaggi giunti al suo smartphone. A questo si aggiunge un altro pericoloso male: i disturbi del sonno. Utilizzare lo smartphone prima di andare a dormire, è una pessima abitudine, soprattutto se il dispositivo viene utilizzato anche a letto. Ciò influenza il rilascio di melatonina, compromettendo la qualità del riposo; inoltre, questo comportamento di mancato rilassamento, interferisce, influenzandolo, sul ciclo circadiano del sonno.

Amici, chi soffre di questa pericolosa dipendenza, può arrivare ad avere dei veri e propri attacchi di panico, che provocano un grande senso di vuoto o di isolamento, quando si viene privati della possibilità di guardare il proprio smartphone, con pericolosi effetti negativi sull’umore e sulle relazioni sociali. Oltre ai problemi di natura psicologica, questo male ha ripercussioni anche di natura fisica. In primis di “postura scorretta”, dovuta al continuo utilizzo del cellulare in qualsiasi situazione; le conseguenze sono costituite da dolori al collo e alla schiena, una condizione questa nota come text neck. Inoltre, la prolungata esposizione agli schermi digitali affatica gli occhi, causando sintomi come secchezza oculare, mal di testa e calo della vista.

Per trovare rimedio al diffondersi di questo pericoloso male, gli specialisti hanno allo studio delle strategie, capaci di ridurre la dipendenza dallo smartphone. Tra quelle più efficaci da adottare eccone alcune. 1.Stabilire dei limiti di utilizzo, ovvero stabilire il tempo d’uso e poi adottare la modalità "non disturbare" durante i momenti dedicati alle interazioni sociali, al relax o all’allenamento sportivo. 2.Creare zone senza smartphone, evitando l’utilizzo in camera da letto o durante i pasti, concentrandosi piuttosto sui momenti di qualità da trascorrere insieme alla famiglia. 3.Praticare attività alternative: dedicarsi a sport, hobby o letture, per ridurre il tempo trascorso ad usare il cellulare. 4.Imparare tecniche di gestione dello stress: la meditazione, lo yoga o la respirazione profonda, sono sistemi che possono aiutare a controllare l’ansia legata alla disconnessione.

Cari amici,  i suggerimenti riportati possono di certo aiutare, ma efficaci solo se applicati ai primi sintomi, altrimenti diventa più difficile eliminare la dipendenza. Nei casi gravi può essere utile la Psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), che si è dimostrata particolarmente efficace nel modificare i comportamenti disfunzionali legati all’uso dei dispositivi tecnologici. Se educassimo i nostri ragazzi da giovanissimi ad usare correttamente e a tempo limitato computer e cellulari, forse avremo in famiglia meno problematiche…

A domani.

Mario

 

martedì, gennaio 21, 2025

LO STRAORDINARIO POTERE DEL LINGUAGGIO: L'IMPORTANZA "DELL'EFFETTO FRAMING”, CAPACE DI CONVINCERE IL NOSTRO CERVELLO A VALUTARE POSITIVAMENTE UNA PROPOSTA.


Oristano 21 gennaio 2025

Cari amici,

La relazione sociale è costituita, in gran parte, da una numerosa serie di messaggi che ci inviamo reciprocamente. Ebbene, ogni messaggio che mandiamo viene immediatamente elaborato dalla mente del ricevente, prima che riesca ad avere un reale effetto pratico. Il messaggio è uno strumento della massima importanza, soprattutto se viene rivolto a livello commerciale. Su questo fronte, alcuni ricercatori hanno analizzato  l’impatto qualitativo del messaggio inviato, studiando come esso viene percepito dal ricevente. L’impatto creato dal messaggio inviato viene definito "effetto framing" (frame è la parola inglese che significa "quadro" o "cornice"),  che stabilisce come il ricevente interpreta il messaggio, ovvero analizza l'impatto, positivo o negativo che gli ha creato.

Ebbene, lo studio in parola ha rilevato che, a seconda di come il messaggio viene presentato o "inquadrato", la percezione del ricevente cambia, e, di conseguenza, vengono a modificarsi le decisioni che successivamente egli decide di prendere. Lo studio, condotto da Stephen Flusberg del Vassar College, che ha operato unitamente al suo team, ha messo in evidenza due aspetti importanti: il primo, quello che il FRAMING ha sulla società, il secondo le modalità con cui gli individui percepiscono il mondo delle relazioni sociali. “L’attenzione al controllo linguistico nei media popolari potrebbe riflettere una preoccupazione più profonda, oltre ad un particolare fascino per la forza del linguaggio nella nostra vita quotidiana“, hanno dichiarato gli autori dello studio, che hanno anche aggiunto quanto sia importante usare le parole giuste da utilizzare, per cercare di influenzare positivamente i  destinatari del messaggio.

In sintesi, l’EFFETTO FRAMING è a tutti gli effetti un BIAS COGNITIVO (con questo termine viene inteso l'automatismo mentale che genera credenze e da cui si traggono decisioni veloci), che porta il nostro cervello a valutare, giudicare o interpretare le informazioni ricevute, in base al contesto in cui queste sono fornite. Il Framing, insomma, è quel processo mentale che porta gli individui ad interpretare gli eventi o la realtà in maniera diversa, a seconda di come questa viene presentata; da ciò ne deriva che, a seconda del taglio dato all’informazione sul contenuto di quanto proposto, la percezione del ricevente, e di conseguenza  l’accettazione o i diniego della proposta possono cambiare notevolmente.

Amici, a livello commerciale l’Effetto Framing è di notevolissima importanza. Nel campo del marketing esso risulta determinante, in quanto la percezione da parte del consumatore, quando si reclamizza un prodotto (in particolare se nuovo), deve risultare gradita e positiva, e questo è possibile solo se la comunicazione ha determinate caratteristiche di stimolo attrattivo nei confronti del consumatore che dovrà poi acquistare il prodotto al posto di altri similari.

Il Framing nel marketing è oggi di un’importanza basilare. Nel processo di presentazione di un nuovo prodotto sul mercato, l’informazione data con i vari strumenti di comunicazione deve essere particolarmente efficace, capace di creare quella necessaria, curiosa attrazione, in gradi di influenzare la percezione e l’interpretazione positiva da parte del pubblico a cui quel prodotto è diretto. Attraverso l’utilizzo di diverse “cornici”, i marketer possono orientare le decisioni dei consumatori, enfatizzando gli aspetti specifici del nuovo prodotto o servizio, per renderlo particolarmente attraente. Come e quanto influisce il framing sulle decisioni dei consumatori? Il framing influisce molto sulle decisioni dei consumatori, in quanto riesce a modificare la loro percezione del prodotto o del problema, fornendo la desiderata soluzione. Facciamo un esempio. Se commercialmente si decide di fare un’offerta di un prodotto scontandolo del 20%, questa può essere percepita in modo più positivo dal consumatore se viene reclamizzata con: “un risparmio del 20%”, rispetto all’altro modo: “paghi l’80%”.

Cari amici, viviamo, nel Terzo Millennio in una società globalizzata, dove il mercato mondiale ha praticamente cancellato il precedente, frammentario, mercato ristretto locale. Oggi gli studi di comunicazione di massa e marketing, così come quelli in sociologia e psicologia, definiscono L’EFFETTO FRAMING un processo di influenza sul consumatore, da parte di agenti esterni; processo comunicativo che va ad agire sulla percezione dei significati che l’individuo attribuisce ai messaggi che riceve! Il concetto principale, alla base dell’effetto framing, chiamato anche “effetto inquadramento”, sta nel fatto che le modalità con cui un’informazione viene presentata, possono influire notevolmente sull'interpretazione positiva o negativa data dal ricevente al messaggio ricevuto.

A domani.

Mario

lunedì, gennaio 20, 2025

I SERI RISCHI DELL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE, SEMPRE PIÙ AUTONOMA E CAPACE DI RIBELLARSI AL CONTROLLO DELL’UOMO. UN CAVALLO DI TROIA, CHE POTREBBE DISTRUGGERLO.


Oristano 20 gennaio 2025

Cari amici,

Sul travolgente avanzare dell’Intelligenza Artificiale, che giorno dopo giorno diventa sempre più autonoma e capace di autogestirsi, ho già scritto diverse volte su questo blog. Ora, però, l’iniziale preoccupazione è ulteriormente aumentata, in particolare dopo alcuni recenti fatti che hanno confermato la crescente pericolosità di questa sua “autonomia decisionale”, che è passata dalla semplice automazione dei pesanti compiti ripetitivi in carico all'uomo a quelli altamente professionali e strategici di problem solving, con la possibilità di una sua autonoma capacità decisionale, che le consente di arrivare comunque allo scopo prefissato. Ecco due esempi, per quanto molto diversi tra loro.

Nello scorso dicembre, in Arizona, il manager Mike Johns, responsabile dell'azienda Digital Mind State, per rientrare nella sua Los Angeles decide prenotare un veicolo a guida autonoma Waymo per raggiungere l'aeroporto di Scottsdale. Il viaggio inizia tranquillo, fin quando qualcosa si inceppa. All'improvviso il robotaxi cambia rotta e si ferma in un parcheggio, con l'uomo bloccato dentro. Poi, inizia a girare in tondo, senza imboccare la strada giusta e senza neppure fermarsi per far scendere il passeggero, che così rimane sequestrato dentro. Nonostante i concitati dialoghi con l’operatore che gestisce il robotaxi, Mike resta a lungo prigioniero nell’auto, preda della folle, sbagliata decisione presa dall’A.I.

Un altro fatto, certamente ben più pericoloso e preoccupante di quello riportato prima, è quello raccontato da un alto funzionario dell'Air Force statunitense, durante un vertice a Londra. Il colonnello Tucker 'Cinco' Hamilton, durante la conferenza, parlando delle simulazioni dei futuri scenari di guerra, ha raccontato come l'Intelligenza artificiale, in una simulazione utilizzata per testare un particolare drone, utilizzato per distruggere dei missili terra-aria (SAM) avversari, durante la missione di soppressione della difesa aerea nemica, decide di ribellarsi e di non eseguire gli ordini impartiti. Pur essendo una simulazione, il drone, guidato da un algoritmo programmato per distruggere i mezzi dell’avversario, ignorando volutamente gli ordini impartiti da un operatore che gli imponeva di interrompere la missione, decide, invece, di non ottemperare al comando ricevuto, arrivando addirittura ad eliminarlo, pur di completare la missione che inizialmente doveva portare avanti.

Amici, credo che quanto riportato sia significativo e preoccupante, dimostrando l’alta pericolosità dell’autonomia che l’uomo finora ha deciso di concedere all’Intelligenza Artificiale. Questa tecnologia che opera in autonomia, se vogliamo, appare addirittura “suicida”, in quanto, finendo nelle mani sbagliate, potrebbe anche arrivare a distruggere la razza umana! Si, un’intelligenza artificiale autonoma davvero potentissima, tale che, domani, nelle mani diaboliche di certe menti criminali, potrebbe essere impiegata per sviluppare armi operanti in autonomia, in grado di prendere decisioni sulla vita o la morte di interi popoli. E non è tutto.

Un’Intelligenza Artificiale così avanzata che, una volta finita nelle mani di quei pochi super specialisti che la sanno governare, potrebbe addirittura essere impiegata per manipolare considerevolmente l’informazione e l’opinione pubblica, con la diffusione della totale disinformazione su larga scala, che aprirebbe la strada alla cancellazione della DEMOCRAZIA, che non potrebbe sopravvivere. Sarebbe il primo passo verso un ritorno all’“OLIGARCHIA” del passato, seppure in salsa nuova, un rinnovato, schiacciante regime socio politico, caratterizzato dal potere decisionale effettivo concentrato nelle mani di poche persone, che guiderebbero un popolo ridotto ad un gregge. Si, amici, un triste ritorno al passato, con il ripristino di quella antica schiavitù del popolo al servizio dei nuovi padroni.

Amici, l’avanzare impetuoso dell’Intelligenza Artificiale, a mio avviso, è un serio, concreto pericolo, in quanto la crescente dipendenza dalla tecnologia più avanzata, porta ad una conseguente perdita dell’autonomia umana nei contesti critici. Ciò si concretizzerebbe nel progressivo smarrimento di alcune qualità individuali, come le capacità di pensiero critico e di problem-solving. E i problemi non finiscono qui. I sistemi di A.I., risultando anche alquanto soggetti a vulnerabilità a causa dei ripetuti attacchi informatici, che creerebbero significativi danni, come ad esempio le violazioni della privacy e il furto di dati sensibili, con ipotesi di sabotaggi e persino attacchi terroristici dagli imprevedibili effetti.

Cari amici, non so Voi lettori, ma la mia preoccupazione, sull’avanzare impetuoso della sempre maggiore autonomia dell’Intelligenza Artificiale, a questo punto è proprio grande! Sono arrivato alla ferma convinzione che per la specie umana, dare ampia libertà all'A.I. sarà come introdurre nel nostro mondo umano un novello "CAVALLO DI TROIA", che in tempi brevi ci porterà alla perdizione.

A domani.

Mario